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Telegrammi. 1258



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1258 del 28 aprile 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Il capolavoro

2. A Viterbo un incontro di studio su Ernst Bloch, il filosofo dello Spirito dell'utopia e del Principio speranza

3. Segnalazioni librarie

4. Alcuni testi del mese di gennaio 2001 (parte prima)

5. La politica necessaria

6. L'eta' atomica e i compiti dell'ora

7. La solita inutile lettera aperta

8. L'almanacco del Criticone: pacifisti, come un'invettiva

9. Meditazione su un frammento di Gandhi: Ora abbiamo visto la nuda verita'

10. La solita lagna del nostro Criticone: grandi scoperte

11. Il ritorno di Scarpantibus: lotta di classe

12. Uscire dalla subalternita' (un appello con due male parole)

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: IL CAPOLAVORO

 

Queste brevi considerazioni a mero beneficio di coloro che ancora una volta si lasciano ipnotizzare dalla propaganda totalitaria.

*

Dopo le elezioni di febbraio era possibile un governo se non pienamente democratico perlomeno ampiamente antifascista, con Berlusconi all'opposizione. Era possibile un governo se non pienamente democratico perlomeno ampiamente antifascista, che realizzasse alcune cose buone in materia di diritti e difesa dell'ambiente. Ma i burattini grillini in parlamento si sono rivelati del tutto asserviti al loro burattinaio padre-padrone, che guida totalitariamente un partitino totalitario la cui azione politica (palesemente ispirata alla cinica strategia del "Tanto peggio, tanto meglio") da quando e' in parlamento ha ottenuto:

a) che Monti restasse a governare per altri due mesi continuando in politiche scellerate;

b) che i berlusconiani sconfitti alle elezioni potessero tornare al governo;

c) che la destra piu' corrotta e trasformista del Pd potesse massacrare Bersani e sfasciare la coalizione di centrosinistra;

d) che a capo dello stato restasse il Napolitano che sulle decisive questioni della guerra e del razzismo e' stato complice di crimini contro la Costituzione e contro l'umanita';

e) che il nuovo governo sia l'ennesimo ignobile governo dei ricchi contro i derubati, degli sfruttatori contro gli sfruttati, degli impuniti complici della guerra e del razzismo, guerra e razzismo che continuano a perseguitare ed uccidere esseri umani innocenti.

Congratulazioni vivissime.

*

Quel risultato elettorale ottenuto in forza dell'ideologia fascista della cosiddetta antipolitica ha ovviamente ancora una volta favoreggiato la politica peggiore, quella reazionaria e golpista.

A Grillo la democrazia puo' non piacere. E' un suo problema. Ma quando con l'uso sistematico della menzogna e con una ripugnante politica politicante decisivamente coopera ai bei risultati di cui sopra, ebbene, tutto cio' diviene un problema di tutti.

So che al peggio non c'e' mai fine. Queste cose occorre pur dirle. Parlare e' il primo dovere.

 

2. INCONTRI. A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO SU ERNST BLOCH, IL FILOSOFO DELLO  SPIRITO DELL'UTOPIA E DEL PRINCIPIO SPERANZA

 

Si e' svolto sabato 27 aprile 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "All'ascolto di Ernst Bloch, il filosofo dello Spirito dell'utopia e del Principio speranza".

Nel corso dell'incontro e' stato ripercorso l'itinerario filosofico ed esistenziale del grande pensatore e militante del movimento di liberazione dell'umanita', leggendo e commentando vari passi delle sue opere principali.

*

Ernst Bloch (1885-1977) e' il grande filosofo dello "spirito dell'utopia", del "principio speranza", dell'"ortopedia del camminare eretti" (per citare alcuni titoli ed espressioni delle sue opere che sono altrettante proposte di riflessione e di lotta per la dignita' umana); ad oltre trent'anni dalla scomparsa la sua riflessione e la sua testimonianza (come quelle - ad un tempo in tensione dialettica e complementari - di Guenther Anders e di Hans Jonas, di Hannah Arendt e della scuola di Francoforte, delle opere piu' aggettanti di Karl Korsch e di Gyorgy Lukacs) apportano decisivi contributi all'elaborazione di una teoria e una prassi politica della nonviolenza in cammino adeguata alla situazione presente, che costituisca un progetto di alternativa economica, politica e culturale capace di fondare una societa' liberata e solidale che sappia riconoscere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani e la piena, consapevole, responsabile difesa della biosfera.

 

3. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Carlos M. Madrid Casado, Laplace. La meccanica celeste, Rba Italia, Milano 2013, pp. 168, euro 9,99.

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Riedizioni

- Lydia Davis, Creature nel giardino, Rcs Libri, Milano 2011, Il sole 24 ore, Milano 2013, pp. 336, euro 9,90.

 

4. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI GENNAIO 2001 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di gennaio 2001.

 

5. LA POLITICA NECESSARIA

 

Il 24 settembre scorso si e' svolta forse l'unica manifestazione in Italia nel corso di un intero anno che ha saputo dire una parola chiara, una parola di verita', sulla questione decisiva: la necessita' di opporsi alla guerra, e quindi la necessita' di opporsi agli eserciti ed alle armi. In modo netto, limpido, intransigente. Con la nonviolenza.

Nel 1999 la guerra dei Balcani ha chiuso il secolo dell'unicita' dell'orrore di Auschwitz e di Hiroshima ed ha sancito il trionfo dell'apartheid planetario e della quotidianizzazione di Auschwitz ed Hiroshima: un "nuovo ordine mondiale" che non sara' ne' millenario ne' secolare, poiche' distruggera' la civilta' umana e danneggera' irreversibilmente la biosfera in un lasso di tempo assai piu' breve.

La guerra "uscita per sempre dalla sfera della razionalita'" (Ernesto Balducci); la guerra "flagello" contro cui tutti i popoli del mondo nel '45 seppero di doversi coalizzare (l'incipit della Carta delle Nazioni Unite); la guerra della "eta' atomica" di Günther Anders, la guerra dell'appello di Albert Einstein e Bertrand Russell, la guerra che puo' distruggere l'umanita' tutta; la guerra e' ancora la prima e piu' grave minaccia che l'umanita' deve fronteggiare: e il tempo stringe.

La guerra va contrastata e sconfitta: con la nonviolenza. Non vi sono altre possibilita' di contrastare efficacemente, coerentemente, costruttivamente la guerra; occorre la posizione, la scelta, la prassi (metodo, azione, progetto) della nonviolenza, della lotta nonviolenta, della rivoluzione nonviolenta.

Contrastare la guerra significa opporsi a tutti gli eserciti. A cominciare da quello del nostro paese. Sono maturi i tempi perche' la "difesa" del paese non solo sia sottratta al monopolio militare, ma diventi tutta e solo popolare, civile, non armata, nonviolenta. Sia pure in modo laterale, il grande tema della difesa popolare nonviolenta e' entrato due anni fa nel corpus legislativo italiano: e' giunta l'ora di sottrarre la difesa ai militari, e di praticare un antimilitarismo radicale e coerente nelle istituzioni, nella legislazione, nella pratica democratica: assumendo l'onere della difesa appunto in forme civili, togliendo tutto ai poteri militari, cancellando l'esercito. Carlo Cassola lo scriveva chiaro qualche decennio fa. E' ora di farlo.

Contrastare la guerra significa opporsi a tutte le armi. A tutte: a quelle nucleari, a quelle chimiche, a quelle batteriologiche, a quelle convenzionali, a tutte. Le armi, tutte le armi, servono per uccidere. E' ora di imporre il blocco totale non solo dell'uso, non solo del commercio, ma anche della produzione delle armi.

Contrastare la guerra significa una politica di giustizia per tutti gli esseri umani: nel villaggio globale ogni essere umano ha diritto alla dignita', all'accoglienza e all'assistenza: "nessuno sia respinto nel nulla" (Elias Canetti); nel villaggio globale l'aiuto umanitario (il vero aiuto umanitario, rigorosamente nonviolento: consistente in alimenti, risorse, servizi, diritti; in educazione, casa, salute, sicurezza, assistenza; in dignita' e integrita' personale, democrazia e solidarieta') e' un dovere che tutti riguarda; nel villaggio globale la difesa della biosfera e' un compito di tutti: unica e' la casa, ed essa sta gia' bruciando (e sta bruciando per l'azione perversa di chi impone sfruttamento, inquinamento, guerra).

Detto in breve, questo e' cio' per cui riteniamo necessario ed urgente lottare, la politica necessaria.

 

6. L'ETA' ATOMICA E I COMPITI DELL'ORA

 

Questo nuovo atroce binomio: uranio impoverito, cosi' evocativo dello stato del mondo oggi.

La guerra: che non solo uccide, che non solo distrugge, ma che contamina, ovvero distrugge ed uccide in uno spettro piu' largo, in una prospettiva piu' vasta: omicidio, ecocidio, onnicidio.

La guerra: la guerra atomica, il dottor Stranamore che nell'ultimo decennio ha infine trionfato, sciolto ormai dall'ossequio alla dottrina dell'equilibrio del terrore, deciso ormai ad applicare il principio hitleriano "Dio e' con noi", e per i reprobi la piu' atroce delle morti, e se tra i reprobi vi sono in primo luogo le vittime delle autocrazie e delle dittature, se tra i reprobi vi sono le persone che sui mass-media si cicaleccia di soccorrere, se tra i reprobi vi sono gli stessi soldati della potenza imperiale, ebbene, dice il potere imperiale, alla malora, alla malora anch'essi, "à la guerre comme à la guerre", ed anche l'argomento di Mussolini aggredendo la Francia torna in auge; e il vessillo spiegato reca l'agghiacciante mozzicone di verso del Belli: "avanti, alo', chi more more".

Questa e' la guerra, la guerra rilegittimata nell'ultimo decennio del secolo morto, la guerra che e' oggi la chiave di volta dell'ordine mondiale, ancora una volta, ancora una chiave.

Questo e' dunque cio' contro cui occorre battersi, subito, con ogni energia: impedire nuove guerre, abolire gli eserciti, distruggere le armi e mai piu' costruirne. Se vi sono persone ragionevoli, se vi sono persone di volonta' buona, se vi sono culture ed istituzioni ed organizzazioni all'umanita' fedeli, a questo oggi sono chiamate.

Una lotta integrale e intransigente, limpida e nitida, concreta e cogente, contro tutte le armi e tutti gli eserciti: se non siamo capaci di far questo, l'umanita' va inesorabilmente alla rovina. Con lo schianto, e col piagnisteo.

Il programma della marcia per la nonviolenza di quattro mesi fa, "mai piu' eserciti e guerre", e' oggi il programma fondamentale dell'azione che l'ora richiede: in questo kairos, in questa epifania, in questo collasso, in questa distretta dell'umanita', sul crinale apocalittico di cui ci diceva il buon padre Balducci.

 

7. LA SOLITA INUTILE LETTERA APERTA

[Oggi il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha diffuso la seguente lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana]

 

Nulla restituira' la vita ai morti, ma si operi subito per evitare altri orrori.

Abolire guerre, eserciti ed armi: un dovere di civilta'.

Signor Presidente,

la contaminazione radioattiva, incubo dei decenni in cui era coscienza comune l'orrore per la guerra condotta con armi nucleari, e' un dato di fatto, frutto di guerre cui anche l'Italia, facendo strame della sua legge fondamentale, ha preso parte nell'ultimo decennio.

Si fermi a considerare.

La guerra, "flagello dell'umanita'" e' scritto nella Carta delle Nazioni Unite.

La guerra, la guerra che "l'Italia ripudia" e' scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana.

La guerra che uccide e distrugge, molto oltre le illusioni di chi pensa di esserne uscito vincitore.

Si fermi a considerare.

La guerra, che e' sempre omicidio di massa.

Gli eserciti, che sono lo strumento principe della guerra.

Le armi, che servono a uccidere.

Occorre impedire le guerre. E per impedire le guerre bisogna sciogliere gli eserciti e distruggere le armi, cessare di usarle, di commerciarle, di produrne.

Si fermi a considerare.

La difesa sia vera difesa: salvare le vite, difendere le liberta': questa vera difesa e' possibile, e' la difesa popolare nonviolenta, da tre anni introdotta nell'ordinamento giuridico e nel corpus legislativo del nostro paese ma tuttora inattuata.

I diritti umani: il primo diritto umano e' il diritto a vivere. E dunque: l'intervento umanitario e' tale solo se e' di pace e di aiuto, solo se e' soccorritore e disarmato. L'accoglienza: a tutti gli esseri umani e' dovuta, a tutti senza eccezione, quando non accogliere altri esseri umani significa condannarli alla fame, alle torture, alla morte.

Si fermi a considerare.

Nulla restituira' la vita ai morti, ma si operi subito per evitare altri orrori.

Abolire guerre, eserciti, armi, e' un dovere di civilta'.

Si assuma le sue responsabilita': cosa intende fare, signor Presidente?

 

8. L'ALMANACCO DEL CRITICONE: PACIFISTI, COME UN'INVETTIVA

 

Caro il mio,

detesto i pacifisti da convegno e da parata, le prefiche a tempo pieno, i damerini delle serate di beneficenza, il controcanto flebile e danzante e mellifluo e complice delle guerre. Le belle mascherine, le belle statuine, le anime belle.

Detesto i pacifisti parastatali, finanziati dal governo per starsene in salotto e in tribuna e non disturbare il conducente; detesto i pacifisti che il sabato urlano come ossessi nei cortei, la domenica scodinzolano negli studi televisivi, e il lunedi si presentano col cappello in mano nell'anticamera della federazione, nella sala della giunta o nell'ufficio del dirigente a pietire una prebenda o una cattedra o un avanzamento di carriera.

Detesto i pacifisti masochisti, innamorati del dolore. Detesto i pacifisti compatibili e cerimoniosi. Detesto i pacifisti sussiegosi e subalterni. Detesto i pacifisti caciaroni e totalitari. Detesto i cretini che spaccano le vetrine, ed i bronzei immoti furbastri, e i narcotici addetti ai lavori.

Voglio dei pacifisti che siano combattenti nonviolenti: che alla guerra, ai suoi apparati, ai suoi strumenti, alle sue logiche, si oppongano operativamente, contrastandoli sul terreno, nel modo piu' rigoroso e intransigente; che invece di fare ciance, sagre e bollettini (anche il tuo, caro il mio), si decidano a chiamare e a passare all'azione diretta nonviolenta: che blocchino i decolli dei bombardieri, che impongano di svuotare gli arsenali e distruggere tutte le armi, che incitino alla diserzione di tutte le guerre e tutti gli eserciti, che denuncino e boicottino chi si arricchisce con la morte, che contrastino tutti gli assassini, che amino la vita e il mondo, e quello che gli e' stato detto in un orecchio lo gridino dai tetti.

Voglio dei pacifisti combattenti nonviolenti: addolorati senza requie per non essere stati capaci nel 1999 di fermare la guerra e salvare delle vite innocenti; voglio dei pacifisti nonviolenti che non ci dormano la notte, che ne sentano il morso e la spina; voglio dei pacifisti nonviolenti che non dimentichino che due anni fa se fossimo stati meno cialtroni, piu' coerenti e limpidi e persuasi, potevamo bloccare la guerra: con la forza della nonviolenza. E non lo abbiamo saputo fare, e quindi anche noi siamo nel novero dei complici delle stragi.

Voglio dei pacifisti combattenti nonviolenti: che qui e adesso lottino per rendere concreta, come stoffa della nostra esistenza, come carne della nostra carne, come pane quotidiano, quella parola d'ordine limpida e persuasa, quella proposta necessaria e urgente: mai piu' guerre, mai piu' eserciti, mai piu' armi.

Voglio dei pacifisti combattenti nonviolenti: che alla violenza si oppongano a viso aperto con tutta la loro intelligenza e la loro forza, ogni ora del giorno e ogni giorno della vita, con la chiarezza e nettezza di Mohandas Gandhi e di Danilo Dolci, con la forza della verita', con la forza dell'amore. Che assumano su di se' la responsabilita' di salvare il mondo.

La nonviolenza in cammino e' questa lotta, o non e' nulla.

Sono e mi professo il suo affezionato

Criticone

 

9. MEDITAZIONE SU UN FRAMMENTO DI GANDHI: "ORA ABBIAMO VISTO LA NUDA VERITA'"

 

In uno testo comparso su "Harijan" del 7 luglio 1947 (e' il testo che conclude la fondamentale antologia italiana di Gandhi curata da Pontara per Einaudi, Teoria e pratica della nonviolenza) Gandhi scrive: "Ora abbiamo visto la nuda verita'". Parla della verita' accecante di Hiroshima, e svolge alcuni ragionamenti e pone alcuni interrogativi inesorabili; si chiede "che cosa e' avvenuto nell'animo della nazione che ha impiegato la bomba atomica", e formula questa analogia: "Un padrone di schiavi non puo' possedere uno schiavo senza entrare egli stesso o far entrare qualcun altro al suo posto nella cella dove e' rinchiuso lo schiavo". E' una considerazione che mi toglie il fiato, poiche' io ho vissuto nel secolo di Auschwitz e di Hiroshima, e so che l'umanita' da quel recinto non uscira' mai piu', e so che dopo Auschwitz ed Hiroshima il compito di ogni persona di volonta' buona, l'imperativo categorico, la legge morale fondamentale e': agisci in modo che tutto cio' non accada mai piu', agisci in modo che tutto cio' resti un unicum indimenticato ed indimenticabile, agisci affinche' l'umanita' si salvi.

Scrive Gandhi: "La morale che si puo' legittimamente trarre dalla spaventosa tragedia provocata dalla bomba atomica e' che una bomba non puo' essere distrutta da un'altra bomba, come la violenza non puo' essere eliminata dalla violenza. Il genere umano puo' liberarsi dalla violenza soltanto ricorrendo alla nonviolenza. L'odio puo' essere sconfitto soltanto con l'amore. Rispondendo all'odio con l'odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondita' dell'odio stesso".

Ne deduco: abolire le guerre, abolire gli eserciti, abolire le armi: e' la consegna del secolo vecchio al secolo nuovo, e' il compito dell'ora che tutti ci riguarda.

 

10. LA SOLITA LAGNA DEL NOSTRO CRITICONE: GRANDI SCOPERTE

 

Caro, carissimo direttore,

mi congratulo con me stesso per il fatto di far parte di un popolo di cosi' fervido intuito e fertile ingegno, del resto ben noto per essere composto di santi, poeti, navigatori ed altre professioni che adesso non ricordo ma tutte onorevoli, non come quei lazzaroni di oltremare (adriatico).

Apprendo infatti dalle cronache giornalistiche e dai proclami ufficiali di questi giorni che in Italia le piu' alte cariche dello stato ed i comuni cittadini esperti non solo di calcio e di grande fratello hanno annunciato di aver effettuato, e da se medesimi senza neanche un aiutino, una scoperta sensazionale: che le armi uccidono.

Questo si' che mettera' a rumore l'accademia universale degli ingegni..

Attendo adesso che se ne compia un'altra: che si cessi di usarle, di metterle in circolazione, di produrle. Questa seconda scoperta renderebbe meno amara la prima, e sarebbe essa si' di qualche conforto.

Mi dia, caro amico, la sua benedizione e mi creda suo obbedientissimo

Criticone

 

11. IL RITORNO DI SCARPANTIBUS: LOTTA DI CLASSE

 

Lotta di classe 1: non si capisce perche' oggi in Italia la lotta di classe hanno diritto di farla solo i capitalisti. Che la fanno con tutte le armi a loro disposizione, e (come dice uno che se ne intende, loro avvocato) senza fare prigionieri.

Postilla prima: che esistano condizioni sociali diverse, raggruppabili in classi caratterizzate da diversi e correlati livelli di potere e ricchezza, non dovrebbe essere un mistero. E che esistano dei ricchi che si appropriano dei frutti del lavoro altrui, e che esistano degli sfruttati il cui lavoro arricchisce altri mentre essi restano poveri, neanche questo dovrebbe essere un mistero. E che le risorse siano ripartite cosi' iniquamente che vi siano singoli individui che dispongono di piu' beni che una intera nazione, e che persone che come unica attivita' maneggiano titoli di credito divengano ogni giorno piu' ricche mentre chi per l'intera vita ha lavorato producendo beni e servizi diviene ogni giorno piu' povero, anche questo si sa. E che a un dipresso il 20% della popolazione mondiale divori l'80% delle risorse mondiali, condannando l'80% della popolazione mondiale alla fame, alla violenza e a una morte precoce e fra i tormenti, nessuno lo ignora.

*

Lotta di classe 2: alcuni decenni fa tal Giuseppe Giugasvili detto Acciaio, di professione assassino ed aspirante deita', emise un decreto che dichiarava che nel suo Paese del Freddo la lotta di classe era stata abolita per legge. In nome del cielo, perche' i dirigenti della sedicente "sinistra di governo" italiana di questo misero torno di tempo, vogliono imitare proprio quella farneticazione, proprio quel personaggio? Non bastava che il Grande Fratello, orrore di Orwell, sia stato assunto esplicitamente e sfacciatamente come l'idolo e il destriero della destra italiana piu' corrotta e corruttrice, fascista, razzista e mafiosa, in procinto di andare al potere grazie anche all'altrui compiacente vilta'?

Postilla seconda: che la televisione sia il trionfo di Stalin lo sapeva Orwell e lo ridisse Bradbury (ma piu' fini sono le analisi di Günther Anders nel primo volume, splendido di genio, de L'uomo e' antiquato). E' una curiosa ironia che in Italia eccetera eccetera.

*

Lotta di classe 3: da giovani, certi vecchi amici che hanno fatto carriera, credevano nella lotta di classe come motore della storia e come dovere degli oppressi, ed incitavano gli operai allo studio e al lavoro, ed appunto alla lotta di classe contro gli sfruttatori. Cresciuti, pasciuti, masaniellizzati ben benino, continuano oggi la lotta di classe, per conto ed al fianco ed al soldo dei vecchi vampiri. Non sono incoerenti nelle idee, no, hanno solo cambiato collocazione sociale, e quindi lato della barricata. Come diceva quel vecchio ebreo errante, "l'essere sociale determina la coscienza". Parole sante, compare mio.

*

Lotta di classe 4: prendiamo un vecchio slogan ("lotta di classe, vincono le masse; pace sociale, vince il capitale", ah, quella fiducia taumaturgica nelle equazioni e nella coralita' che i giovani avevano un tempo...) e spacchiamolo come una mela, per suscitare ulteriori perplessita'.

Primo mezzo vecchio slogan: "lotta di classe, vincono le masse": ma le avete viste le masse di costi', che brandiscono i loro telefonini come fossero scuri o fasci littori, che investono in borsa nei titoli che tirano (abbattendo il costo della forza lavoro s'impennano i dividendi), che rivendicano la "sicurezza" che consiste nello scannare sul bagnasciuga o stuprare sui bordi delle strade i profughi in fuga da altri profondi orrori (quei profondi orrori di quattro quinti del mondo che consentono gli alti dividendi di cui sopra); le avete viste le masse fameliche dei sazi?

Postilla terza: c'e' un articolo di Antonio Gramsci che qui cade a fagiuolo: e' del 2 gennaio 1921 e s'intitola: Il popolo delle scimmie.

L'altro mezzo vecchio slogan: "pace sociale, vince il capitale": pace sociale? Ma se la guerra e' l'affare piu' redditizio; se le armi e l'eroina sono le merci col piu' elevato tasso di profitto; se la mafia e' la punta di lancia del capitalismo finanziario e la globalizzazione consiste nel violare ogni principio di legalita' e fin di umanita' pur di massimizzare il profitto e le rendite; se Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale ed Organizzazione Mondiale del Commercio sono i principi, maestri e donni, di tutti gli strozzini e gli schiavisti; se la gran parte dell'umanita' e' allevata "a scorpioni e frustate", come diceva la Rosa rossa (che, come e' noto, "poiche' ai poveri diceva la verita', i ricchi l'hanno spedita nell'aldila'"). Altro che pace sociale, la guerra che i poteri economici (e i loro bracci armati, ufficiali ed occulti) stanno conducendo contro l'umanita', in Africa come sotto casa tua, e' tale che davvero io oggi dico: la lotta della classe degli oppressi per la giustizia e la dignita', la lotta per la pace e il disarmo, la lotta per la legalita' e la solidarieta' tra tutti gli esseri umani, oggi coincidono, e tutti ci convocano all'impegno.

*

Lotta di classe 5: ma tu, caro Scarpante, sei sempre piu' barboso: di grazia, questo veteromarxismo quanto e' sciatto; e questo veterogandhismo, quanto e' sdato ("sdato" e' una di quelle parole che fanno venir l'orticaria al vecchio Scarpa, ed i suoi contraddittori apposta gliela propinano).

Al che Scarpantibus s'alza in piedi in tutta la sua obesa mole, con un sol colpo divergente a spatola delle due manone pulisce il tavolo da tutte le carte da gioco (ungendosi ben bene delle scolature dei gotti trincati, a questo mondo non c'e' verso di riuscir solenni neppure quando proprio servirebbe), e strabuzzando le ruote di fiamma che divorano lo sguardo, con voce di basso rimbomba quella saggia espressione del marchese Basilio Puoti, da cui fummo a scuola giovinetti, che per chi non lo sapesse e' la seguente: "E non fatemi dire la parola disonesta".

Postilla quarta (o della metacomunicazione che si smaschera da se'): qui il sagace lettore s'attendeva forse chissa' qual eminente sproposito; ma e' proprio dell'intento di queste scritture scarpantine invitare ad evitare inferenze affrettate, e - proprio mentre si esorta all'indignazione - a cercar di non essere volgari, che gia' lo e' abbastanza di per se' questo tristo consorzio del mondo abbassato, della vita scaduta.

*

Lotta di classe 6: la lotta di classe non e' un'invenzione di Marx; il diritto e dovere degli oppressi di ribellarsi contro l'oppressione negando il consenso agli oppressori non e' un'invenzione di Gandhi. Quando cessera' l'oppressione, quando tutti gli esseri umani saranno rispettati nella loro splendente dignita', allora si' che la nostra lotta finira', e potremo tornare a giocare a scacchi ed a comporre versi sulla bellezza di un ciliegio in fiore o del lieve e meraviglioso trascorrere e trascolorar delle nuvole.

Diciamolo ancora una volta: cosi' come l'astuzia piu' grande del diavolo e' far credere che non esiste (lo diceva Baudelaire? non ricordo piu' bene, e' passato tanto tempo), l'astuzia piu' grande degli ideologi totalitari e' predicare la morte delle ideologie per imporre la loro come unica e indiscutibile, come scienza del bene e del male, come criterio che giudica e strozza. Proprio chi opprime e sfrutta e denega altrui con ferocia indicibile, proprio lui pretende che l'altro accetti questo stato di cose come eterno e naturale.

La lotta di classe un'invenzione dei comunisti, un vecchio arnese da defunti agit-prop, una roba da soffitta della storia? Chiedetelo a quel prete di Barbiana. E chiedetelo ai quattro quinti dell'umanita', la classe di coloro che non hanno nulla se non patimenti, e che non hanno nulla se non patimenti per il semplice banale abominevole fatto che il quinto residuo di umanita' rapina e divora le risorse di tutti, in questo gigantesco ed orgiastico trionfo hitleriano.

La lotta di classe, la Resistenza, la nonviolenza: il dovere degli oppressi di negare il consenso agli oppressori, il dovere delle persone di volonta' buona di opporsi alla guerra e alla rapina, il dovere di contrastare la violenza, il dovere di seguire virtu' e conoscenza: la conoscenza, senza cui la virtu' e' cieca; la virtu', senza cui la conoscenza e' muta.

Quando attacca a concionare cosi', la commozione invade e sopraffa Scarpantibus, e sapete com'e', alla sua eta' l'occhio si vela di lacrime e la voce prende a tremare, e noi, suoi fedeli compagni di tressette (di quintiglio, a onor del vero), lo dobbiamo convincere con le buone e le brusche, a strattoni e pacche sulle spalle, a rimettersi seduto e riprendere la partita, vogliamo mica che lo uccida un infarto. Qui all'osteria della sora Amalia, dove l'asino fischia e il suo padrone raglia.

 

12. USCIRE DALLA SUBALTERNITA', UN APPELLO CON DUE MALE PAROLE

 

I frutti della guerra. E la nostra responsabilita'. E la nostra effettuale complicita'.

Nostre di noi che siamo persuasi che alla guerra occorre opporsi.

Nostre di noi che lo scriviamo, che ne parliamo nelle riunioni, che promuoviamo le fiaccolate e le marce, che diffondiamo i volantini, che facciamo le veglie e i digiuni, che inondiamo noi stessi di riviste e di lettere aperte, di appelli e di notiziari, di registrazioni e filmati, di siti internet e di e-mail, e di libri ed opuscoli. La nostra responsabilita', la nostra complicita' con la guerra.

Di noi studiosi, di noi retori, di noi oranti e peroranti, di noi militanti, di noi aderenti e rappresentanti di questa e quella struttura, di noi che "non siamo stati certo noi", di noi che "ci siamo sempre opposti", di noi che "lo avevamo detto a suo tempo", di noi che "abbiamo da sempre sostenuto, indicato, proposto", di noi inutili, anzi utili suppellettili da esibire in vetrina (sorridono distesi i governanti dell'economia e della politica, i signori della guerra, i macellatori di carne umana dismesso il grembiule delle basse opere ed indossato il doppiopetto telegenico: "vedete quanto siamo democratici? abbiamo anche i pacifisti che ci contestano, e garbatamente ci dialoghiamo, cinguettiamo con loro, li finanziamo addirittura: non e' forse questo il migliore dei mondi possibili?").  La nostra responsabilita', la nostra complicita' con la guerra.

Noi dobbiamo uscire dalla complicita', uscire dalla subalternita'.

Piantarla di piangerci addosso, piantarla di arrivare a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, piantarla di essere solo le prefiche ed i barellieri.

Noi oggi dobbiamo avere la forza di riprendere la riflessione di Gandhi su questo punto: si e' complici della guerra anche come prefiche e come barellieri, ed a maggior ragione come ben rimpannucciati dissenzienti non perseguitati (altra cosa e' il dissenso quando se ne paga duro lo scotto) o dispensatori di elemosine piccine (di una ricchezza che abbiamo come ricaduta di una rapina di cui siamo, seppur afflitti, compartecipi ed usufruttuari).

 La nostra responsabilita', la nostra complicita' con la guerra: uscire dalla subalternita'.

*

In una vicenda come quella emersa in questi giorni, in una riflessione come quella che ribolle in questi giorni, vogliamo dirla una parola chiara?

Che la guerra e' sempre omicidio di massa, che gli eserciti sono sempre organizzazioni assassine, che le armi servono sempre e solo per uccidere e uccidere e uccidere.

E che siamo nel cuore dell'eta' atomica: che si sta distruggendo ad un tempo la civilta' umana e la biosfera. Che occorre porre rimedio al piu' presto, occorre urgente un'alternativa profonda, un profondo cambio di rotta.

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E vogliamo farlo un gesto, un gesto chiaro, netto (e non meramente simbolico, e non stupidamente esibizionistico, e non per rosicchiare l'osso offerto dai mass-media, e non per arpionare uno spazio sulle tv o nelle segreterie o nei pubblici onori)?

Occorre hic et nunc iniziare a praticare, nelle nuove ed assai piu' difficili condizioni date dallo scenario squadernatosi con la guerra del 1999 e con il passaggio all'esercito unicamente di mestiere (e quindi ancor piu' separato), un ancor piu' intransigente ed efficace antimilitarismo, una ancora piu' nitida e concreta opposizione alle armi.

Occorre un movimento risoluto ed una campagna di massa esplicita per lo scioglimento della Nato stragista, per il disarmo unilaterale del nostro paese, per bloccare la produzione ed il commercio oltre che l'uso delle armi, per l'abolizione delle forze armate, per una politica della difesa che sia tutta ed esclusivamente incentrata sulla Difesa Popolare Nonviolenta (dal '98 entrata nella legislazione italiana, ma restata ancora del tutto sulla carta). Niente di meno di questo puo' bastarci.

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Utopia? No, e' il programma semplice e chiaro che la situazione attuale richiede.

Impraticabile? Lo e' finche' siamo timidi, subalterni, imbambolati, chiacchieroni, prezzolati, ed in definitiva poco limpidi dentro noi stessi.

Cosa occorre? Prendere sul serio la nonviolenza.

Quelli di noi che il 24 settembre scorso si sono riconosciuti nella proposta della marcia per la nonviolenza, nella parola d'ordine "mai piu' eserciti e guerre", cosa abbiamo fatto da allora ad oggi?

Quante fabbriche d'armi abbiamo picchettato? dinanzi a quante caserme siamo andati a ragionare coi ragazzi e i piu' maturi signori che li' studiano da assassini? Di quante banche ed imprese che ingrassano sulla morte abbiamo organizzato un concreto e massiccio boicottaggio? Quanti e quali affaristi, politici, media, abbiamo denunciato e smascherato come complici ed usufruttuari dei massacri? Quando, dove, come e quante volte ed in quali forme e con quali esiti abbiamo contrastato la macchina bellica ed i poteri suoi complici, suoi mandanti, suoi beneficiari? Quante manifestazioni di propaganda militare abbiamo contestato, bloccato, impedito, denunciato all'opinione pubblica (ed alle autorita' locali ed alle magistrature per quanto di competenza)?

Cosa abbiamo detto ai parlamentari ed ai ministri in questi mesi? Quali iniziative di pressione costante e progressiva abbiamo intrapreso? Siamo stati chiari nel dire all'area democratica del panorama politico italiano che non siamo disposti a dar loro alcuna delega in bianco ma che esigiamo che subito, adesso, prima delle elezioni, facciano atti legislativi ed amministrativi inequivocabili contro la guerra, i suoi strumenti ed i suoi apparati? Quelli di noi che si trovano ad avere responsabilita' nelle istituzioni cosa hanno fatto oltre produrre mozioni e consimili atti cartacei? Quelli di noi che li hanno votati e sostenuti cosa hanno fatto per orientarli, chieder loro conto, aiutarli ad opporsi alla guerra e al fascismo?

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Quando diciamo nonviolenza, sappiamo di cosa stiamo parlando?

Quante persone abbiamo in questi mesi aiutato ad accostarsi alla nonviolenza, alle sue tecniche, ai suoi valori?

Quante e quali lotte nonviolente sono state promosse, con quale partecipazione, con quali risultati?

Quali energie, quali azioni nonviolente sono state suscitate, progettate, condotte?

O abbiamo fatto solo accademia e fervorini, predicozzi e filologia?

La catastrofe del movimento pacifista italiano nel 1999 cosa ci ha insegnato?

Vogliamo continuare a tollerare questa caricatura del pacifismo subalterno e complice, parastatale e propagandistico, non limpido e non persuaso, intorbidito e parassitario, ossequioso e ciarlatano? Vogliamo continuare a riempirci la bocca di "pace, pace" ma intanto ben attenti a non disturbare il manovratore perche' si sa che le elezioni si avvicinano?

Cosa e' tutto questo? Chi siamo? Dove ci troviamo? A che punto e' la notte?

*

Cosa occorre? Prendere sul serio la nonviolenza.

Che vuol dire anche uscire dalle ambiguita', dire chiaro che non sono nostri compagni di lotta coloro che riproducono la guerra nel loro agire politico e sociale; dire chiaro che non esiste una "guerra giusta"; e che ogni militarismo e' nostro avversario. Prendere sul serio la nonviolenza: senza questo passo nulla di buono puo' farsi per contrastare la guerra.

Questo occorre: prendere sul serio la nonviolenza.

Oppure continueremo a fare i nostri plumbei o policromi notiziari, le nostre lacrimevoli collette, i nostri grotteschi festini, le nostre allucinate predicazioni, il nostro confabulare e discettare e produrre rumore di fondo, e la guerra giorno dopo giorno progredira' fino a divorare il mondo. La casa brucia, signori.

*

Postilla: ovviamente le male parole annunciate nel titolo invece non c'erano: era un flebile escamotage per adescare altri e diversi lettori; un goffo trucco che qui denunciamo, e che, se avesse funzionato, sia anch'esso occasione di riflessione.

 

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

14. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1258 del 28 aprile 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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