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Archivi. 182



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 182 del 28 aprile 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di luglio 2001 (parte prima)

2. Un'opinione. Contro il militarismo, contro la manipolazione, contro l'autoritarismo: la nonviolenza

3. Tre antipoesie piu' una

4. La scelta della nonviolenza

5. Come l'Orco ti soggioga

6. Genova per me e' Rosanna Benzi

7. Una politica rivoluzionaria nonviolenta

8. Siamo gia' maggioranza

9. Le vittime di un vertice che non si doveva fare

10. Una lettera aperta al Ministro dell'Interno

11. Cessate il fuoco!

12. Chi semina denti di drago

13. Quattro regole di condotta obbligatorie per l'azione diretta nonviolenta

14. Cosa e' l'amico della nonviolenza

15. Nuove antipoesie

16. Una legge per formare e addestrare le forze dell'ordine alla nonviolenza

17. Sul dovere e la necessita' per tutti di scegliere la nonviolenza

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2001 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di luglio 2001.

 

2. UN'OPINIONE. CONTRO IL MILITARISMO, CONTRO LA MANIPOLAZIONE, CONTRO L'AUTORITARISMO: LA NONVIOLENZA

 

Sapendo gia' di riuscire noiosi e sgradevoli una volta di piu', diciamola ancora una volta la nostra modesta e ruvida opinione.

Occorre che chi si batte contro il disordine costituito per affermare qui e adesso la dignita' di tutti gli esseri umani, per salvaguardare la biosfera, perche' possa esservi un mondo vivibile per le generazioni future, faccia la scelta teorica e pratica della nonviolenza.

Occore che chi si oppone alla manipolazione e all'inquinamento ed all'annichilimento della natura come delle coscienze, faccia una scelta di limpidezza e rigore morale e intellettuale: affermi la coerenza tra mezzi e fini, si rifiuti di trattare altri esseri umani come strumenti, come cose, come "pezzi", e riconosca a tutti il diritto alla verita', alla partecipazione, alla decisione in comune su cio' che tutti concerne. Occorre la scelta metodologica e progettuale della nonviolenza.

Occorre che chi vuole contrastare i poteri che uccidono ad essi si contrapponga nel modo piu' radicale, rifiutando del tutto la logica della violenza. Occorre la scelta morale e politica della nonviolenza.

Poiche' la violenza non puo' fondare una societa' di liberi ed eguali, poiche' la violenza e' subalterna al potere oppressivo e lo riproduce, poiche' la violenza corrompe ogni fine e tutto infine travolge verso la denegazione della dignita' umana, l'altrui come la propria; poiche' la violenza e' nemica dell'umanita', occorre la scelta concreta, meditata, consapevole, sperimentale, aperta, solidale, difficile, profonda della nonviolenza. La scelta rivoluzionaria della nonviolenza.

Chi invece e' cosi' subalterno ai potentati vampiri da imitarne i metodi e le logiche, il delirio di potere e l'ideologia narcisista e alienata, la pretesa di infallibilita' ed insieme quella di irresponsabilita'; chi si atteggia a capo militare e commissario politico e soubrette mediatica; chi si pretende detentore della verita' assoluta, chi ha introiettato e sia pur specularmente ed inconsciamente il totalitarismo dominante fino al punto che disprezza l'altrui dignita' e incolumita', ed insensatamente e fin ebbro mette in pericolo la vita altrui; chi pensa di essere lo spirito del mondo e di farsi strada incurante di teste rotte e fin di cadaveri, ebbene, chi si riconosce in questa certo rozza descrizione, e di siffatte gesta e posture giunge persino a menar vanto, non e' ne' un nostro interlocutore ne' tantomeno un nostro compagno di lotta, ma un nostro avversario, e non deve trovare in noi alcuna complicita', alcuna ambiguita', alcuna legittimazione.

Occorre parlar chiaro, occorre agire limpidamente: la nonviolenza o e' nonmenzogna, o non e'.

E solo con la nonviolenza - questo e' il nostro materialistico convincimento - ci si puo' opporre in modo limpido ed intransigente alla ferocia di un ordine del mondo che governa "a scorpioni e frustate" (la formula e' di Rosa Luxemburg) e condanna la massima parte dell'umanita' alla schiavitu' e alla morte, e la biosfera al collasso, e le generazioni future all'inesistenza, e persino l'umanita' passata tutta ad un secondo e definitivo annientamento.

 

3. TRE ANTIPOESIE PIU' UNA

 

In un covo di Genova otto

potentati stragisti a giorni

si riuniranno in combutta tra loro,

e il resto del mondo tenuto a distanza.

 

E' bene che questa distanza vi sia.

Cosa abbiamo in comune noi con quegli otto?

 

*

 

Nessuno deleghi nessuno; nessuno

s'illuda di essere foglia, nessuno

si lasci ridurre a pezzo di ferro, nessuno

accetti di essere meno di un essere umano

che ha scienza del bene e del male.

 

*

 

Contrastare il militarismo,

anche dentro di noi.

 

contrastare l'autoritarismo,

anche dentro di noi.

 

La violenza del potere che opprime contrastarla

anche dentro di noi.

 

Come puoi contrastare il fascismo

se non lo contrasti anche dentro di te.

 

*

 

Non moltiplicare le carte, il gioco

e' gia' cosi' difficile.

 

Non moltiplicare le grida, le grida

che assordano.

 

Non moltiplicare le merci, le pseudopersone

che assediano e spengono la vita.

 

Non moltiplicare le piaghe, al male

si puo' si deve resistere.

 

Non moltiplicare altro

che il pane, che i pesci.

 

4. LA SCELTA DELLA NONVIOLENZA

 

Noi abbiamo conosciuto il secolo di Auschwitz e di Hiroshima.

Qualcuno ancora crede che la violenza possa liberare l'umanita'? Di certo uccide gli esseri umani.

Qualcuno ancora pensa che le armi e gli eserciti possano essere usati a fini di liberazione? Di certo le armi servono a uccidere, di certo gli eserciti servono a fare la guerra, di certo la guerra e' sempre omicidio di massa.

Qualcuno ancora ritiene che si possano contrastare i poteri assassini imitandoli? Qualcuno ancora sostiene di poter lottare contro l'ingiustizia commettendo ingiustizie a sua volta?

Qualcuno ancora sostiene di lottare per la dignita' umana mentre la calpesta e violenta ed annichilisce nelle concrete persone che ha vicino e di fronte?

Noi abbiamo conosciuto il secolo di Auschwitz e di Hiroshima e sappiamo cosa l'uomo possa fare all'uomo e come l'umanita' intera possa essere distrutta.

E' perche' lo sappiamo che sentiamo il dovere di resistere all'inumano; e' perche' lo sappiamo che dobbiamo costruire, cominciando con il nostro agire quotidiano e con un impegno morale ed intellettuale e politico energico e nitido, una societa' diversa, di liberi ed eguali e solidali.

Questa scelta radicale di resistenza, questa esigenza inestinguibile di dignita', questo bisogno di limpidezza e di coerenza, di riconoscimento e di comunicazione, rendono necessario abbracciare la nonviolenza.

La nonviolenza nella sua complessita' e pluridimensionalita', nella sua costitutiva incompiutezza, nella sua provocazione gnoseologica ed esistenziale, nella sua percezione ed ascolto dell'altro, nella sua essenza e mobilita' comunicativa e conflittuale, dialettica e materiale: la nonviolenza come teoria e pratica sperimentale e aperta, come memoria e disamina critica di esperienze storiche e culturali e psicologiche, come campo di valori, di ragionamenti e giudizi morali, come insieme di tecniche di azione e deliberazione, come prospettiva e strategia politica, come progetto economico e sociale, come opzione concreta per il diritto e la democrazia, come ricerca e speranza condivisa, come decisione e cammino, come riconoscimento e suscitamento del conflitto, come radicale interrogazione, come principio responsabilita'.

La nonviolenza non e' ne' un'ideologia ne' un esercizio di bricolage, ma un campo di esperienze e riflessioni di straordinaria vastita' ed apertura: e' la possibilita' e la decisione di lottare per affermare la dignita' umana, quella tua e quella di tutti, senza vilta', senza illusioni, senza menzogne.

 

5. COME L'ORCO TI SOGGIOGA

 

Come l'Orco ti soggioga: ti rende uguale a lui, e solo allora si fa vincere, e divorare. E tu diventi l'Orco.

 

6. GENOVA PER ME E' ROSANNA BENZI

 

Genova per me e' Rosanna Benzi, mia maestra di rivoluzione, mia maestra di nonviolenza.

Rosanna Benzi dentro il polmone d'acciaio.

Questa e' la nonviolenza: Rosanna Benzi donna e rivoluzionaria che lotta, che pensa, che vive una vita calda intensa e preziosa da dentro un polmone d'acciaio; Rosanna Benzi che pensa e vuole la verita' e la giustizia e che trasforma il mondo.

Questa e' la nonviolenza: la scelta e la lotta che a tutti richiede, ed a tutti consente, di partecipare a decidere e ad agire; la scelta e la lotta che si contrappone radicalmente al militarismo, al maschilismo, all'autoritarismo, alla sopraffazione dell'altro; la scelta e la lotta che e' insieme conflitto e cooperazione, comunicazione e apertura, ascolto dell'altro e ricerca comune, rigore morale e intellettuale, presa di coscienza e solidarieta', principio responsabilita'.

Sono dieci anni che Rosanna ci ha lasciato; ed anche quel suo strumento privilegiato di lotta, la rivista da lei fondata "Gli altri. Periodico di tutti gli emarginati della societa'", col fascicolo dello scorso dicembre ha cessato dopo venticinque anni le pubblicazioni (ma resta l'"Associazione gli altri" - per informazioni e contatti: www.glialtri.it - che la lotta e la riflessione e l'eredita' di affetti e convincimenti di Rosanna prosegue).

Rosanna e' piu' viva e presente che mai, ne sento la voce e ne vedo il volto nel movimento che ovunque, ovunque, ovunque si oppone al disordine costituito, che si oppone alla violenza globale, che rifiuta e contrasta la guerra e quella forma cronica e cristallizzata di guerra che e' l'ingiustizia; e che a tutti propone di sognare ancora, di cercare ancora, di pensare ancora, di prendersi cura ancora, di lottare ancora per una societa' di liberi ed eguali, di persone diverse e solidali, perche' il potere sia di tutti.

La nonviolenza: il potere di tutti.

 

7. UNA POLITICA RIVOLUZIONARIA NONVIOLENTA

 

Proviamo a proporre alla discussione questo carente, frettoloso elenco di alcune caratteristiche di una politica rivoluzionaria nonviolenta.

Essa deve essere:

* Antimilitarista: integralmente antimilitarista, poiche' ci sta a cuore la vita e la dignita' di ogni essere umano. Il rifiuto dell'uccidere (e quindi dei suoi strumenti, dei suoi apparati, della sua logica) e' alla base di ogni lotta di liberazione che voglia essere limpida e coerente.

* Antimperialista: cosi' come occorre lottare contro la violenza nel suo scatenamento e nella sua acuzie, ugualmente occorre contrastarla nella sua cronicita' e cristallizzazione: nei rapporti economici, politici, sociali, culturali, internazionali. I diritti umani non possono essere affermati in astratto e lasciare che siano violati in concreto; prendere sul serio la dichiarazione dei diritti umani del 1948 implica una lotta costante contro ogni forma di dominazione, sfruttamento, sopraffazione.

* Antiautoritaria: la stessa lotta e' da condurre nei rapporti sociali, nella vita quotidiana, nelle relazioni interpersonali. La nonviolenza afferma il potere di tutti, il diritto di tutti a deliberare in comune, ad agire in comune, nel reciproco rispetto, nel reciproco riconoscimento, nel reciproco ascoltarsi e prendersi cura. Opporsi al principio gerarchico, opporsi al sistema della delega, opporsi al maschilismo, opporsi allo spreco, opporsi all'egoismo, opporsi ai sistemi di casta e al dominio di classe, sono tutte esigenze di una politica orientata all'affermazione della dignita' umana, una politica che si incarna o si annienta nella condotta concreta di ogni individuo in ogni momento ed aspetto della sua vita.

Essa deve implicare:

* Il principio responsabilita': fare solo quelle azioni che non danneggino esseri umani e che non danneggino la biosfera. Naturalmente ricordando che anche le omissioni sono azioni, che di fronte alla violenza occorre lottare poiche' il non agire e' complicita'.

* Il principio della solidarieta': farsi carico dell'altro nella condivisione.

* Il principio della verita': rifiutare radicalmente la menzogna, poiche' la menzogna e' gia' negazione della dignita' umana in cio' che e' piu' proprio degli esseri umani: la facolta' di conoscere e di capire.

* Il principio dell'eguaglianza: a tutti riconoscere uguali diritti, comuni e peculiari esigenze, infinite potenzialita'.

* Il principio del rispetto delle differenze: riconoscere l'unicita' di ognuno ed accettare tutte le differenze, a condizione che esse non infliggano sofferenze ad altri.

Essa deve ereditare:

* La tradizione umanistica, che afferma la dignita' e l'originalita' di ogni essere umano, cosi' come pensata ad esempio dai tragici greci.

* Le tradizioni universaliste e solidali, proprie di tutte le grandi culture religiose.

* La tradizione delle lotte civili per l'affermazione della liberta' di coscienza e della dignita' dell'individuo, propria delle culture liberali.

* La tradizione delle lotte sociali dei movimenti degli oppressi e le "correnti calde" delle culture e delle esperienze del movimento operaio e del socialismo nelle sue varie articolazioni.

* La tradizione delle lotte dei popoli per affermare la propria identita', dignita' e cultura, in un orizzonte internazionalista.

* La tradizione ecologista, che afferma il fondamentale rapporto tra uomo e natura e l'urgente impegno di rispetto e difesa della biosfera.

* La tradizione femminista, che riassume e criticamente riarticola il meglio di tutte le precedenti tradizioni e ad esse aggiunge la coscienza profonda della differenza come fondamento e radice dell'affermazione dell'uguaglianza e della costruzione della convivenza.

Molto altro ancora sarebbe da dire, certamente. Il dibattito e' aperto ed urgente.

 

8. SIAMO GIA' MAGGIORANZA

 

La nonviolenza e' gia' maggioranza tra gli esseri umani, nella loro condotta quotidiana, nel loro saper discernere il bene dal male e volere il bene, nel loro impegno e sollecitudine per gli altri, nei loro sogni e nelle loro speranze, nella loro ribellione al male e alla morte, nel loro interrogarsi e comunicare, nella loro fecondita'. La nonviolenza e' gia' maggioranza, solo che non ce ne siamo ancora accorti. Quello che occorre e' rendercene consapevoli ed organizzarla.

 

9. LE VITTIME DI UN VERTICE CHE NON SI DOVEVA FARE

 

Mentre scriviamo questo vertice dei G8 a Genova e' gia' costato troppo: esso e' stato l'occasione per il ferimento di un giovane carabiniere, di una giovane segretaria di una rete televisiva, di lesioni a ragazzi in divisa e senza ad Ancona, e speriamo che i crimini e le violenze terminino qui.

Certo, il vertice genovese ha anche costituito l'occasione per dare visibilita' al movimento che ad esso (ed alla globalizzazione neoliberista che condanna al dolore e alla miseria i quattro quinti dell'umanita') si oppone; un movimento che nell'incontro di Porto Alegre in Brasile qualche mese fa ha dato prova di avere idee ed esperienze piu' che sufficienti a proporre e costruire un'alternativa globale rispetto al modello attualmente dominante cosiddetto neoliberista (ma meglio sarebbe dire, con una formula che  ci pare efficace, di "rimondializzazione capitalista") che sta portando il pianeta all'orrore e al collasso.

Ma la visibilita' sui mass-media non vale una goccia di sangue umano, e chi pensa il contrario e' un cannibale.

Ragionevolezza e dignita' avrebbero voluto che questo vertice non si svolgesse, poiche' il G8 e' insieme un futile fantasma esibizionista e un piede di porco illegale che scardina quel foro internazionale che in mancanza di meglio e con tutti i suoi limiti e' l'ONU, che una sua legittimita' invece ce l'ha.

Ragionevolezza e dignita' avrebbero voluto che non si militarizzasse e incarcerasse una citta' come Genova per consentire di gozzovigliare e combuttare a otto capi di stato e di governo di paesi che si sono macchiati e si macchiano ogni giorno di palesi violazioni di diritti umani e che or non e' guari hanno condotto una guerra stragista nei Balcani, o continuano la carneficina in Cecenia.

Questo vertice non si doveva fare, e trepidanti speriamo che non provochi altre vittime.

A tutti, istituzioni e movimento, governanti e cittadini, forze dell'ordine e manifestanti, speranzosi e disperati, rivolgiamo a un dipresso l'invito che Heinrich Boell rivolgeva ai partecipanti alla grande manifestazione di Bonn contro il riarmo nucleare dell'ottobre del 1981: che si abbia intelligenza e umanita', e che se anche ci fossero a Genova in questi giorni - e certo ci saranno - agenti provocatori, servizi segreti, infiltrati ed ossessi et similia, essi rinuncino a scagliare le loro pietre, rinuncino a provocare altre vittime, e vengano piuttosto poi se vogliono, ma in modo discreto e non arrogante, a chiederci un rimborso per il loro mancato guadagno. Saremo comprensivi.

 

10. UNA LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL'INTERNO

[Il 18 luglio il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha diffuso la seguente lettera aperta al Ministro dell'Interno recante una "proposta che gli appartenenti alle forze dell'ordine siano formati e addestrati alla conoscenza e all'uso dei valori e delle tecniche della nonviolenza"]

 

Egregio signor Ministro,

rinnovo a lei la proposta che gia' avanzai al precedente governo: che nel percorso formativo e di aggiornamento di tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine sia prevista la formazione e l'addestramento ai valori e alle tecniche della nonviolenza.

In altri paesi, e localmente anche nel nostro, simili esperienze formative sono gia' state sperimentate con successo. E' evidente la loro utilita' ed importanza sia formativa che applicativa.

In Italia vi sono gia' straordinarie esperienze e competenze di formazione alla nonviolenza che potrebbero essere valorizzate in tal senso; esperienze e competenze presenti sia in ambito universitario, sia negli enti di servzio civile, sia in varie altre istanze istituzionali ed associative.

La esorto pertanto a voler prendere in cosiderazione la proposta che con specifico provvedimento normativo la formazione e l'addestramento ai valori ed alle tecniche della nonviolenza diventi bagaglio culturale ed operativo di quanti sono impegnati nel garantire la sicurezza pubblica e nell'assistenza ai cittadini fin nelle situazioni piu' difficili.

 

11. CESSATE IL FUOCO!

 

A tutti diciamo: cessate il fuoco.

Lasciateci raccogliere, lavare, piangere le vittime.

All'orrore del mondo altro orrore non aggiungete.

 

12. CHI SEMINA DENTI DI DRAGO

 

Ogni vittima ha il volto di Abele, ha detto una volta Heinrich Boell.

E dunque ogni volta che un essere umano cade, di nuovo il fratello ha ucciso il fratello, di nuovo Caino ha inabissato il mondo.

Tutti sappiamo, sappiamo da mesi, che questo raduno dei capi degli otto paesi piu' obesi e vampiri del mondo non si doveva fare. Perche' futile e tracotante, perche' nemico dell'Onu e dei popoli, perche' cinico e menzognero.

E tutti sappiamo, da mesi e da anni, che le manifestazioni di contestazione dei consessi dei potenti del mondo devono essere rigidamente nonviolente, altrimenti aggiungono violenza a violenza, dolore a dolore, e servono solo a fare nuove vittime.

E tutti sappiamo, da mesi e da anni, che il sistema dei mass-media ha sete di idiozia e di sangue per le strade, ed e' infame chi per comparire in tv questo foraggio gli procura.

E tutti sappiamo, sappiamo da sempre, che e' necessario che le forze dell'ordine siano formate e addestrate ai valori e alle tecniche della nonviolenza.

E tutti sappiamo che occorre che tutti siano disarmati: poiche' da se stesse le armi provocano la morte.

Tutti sapevamo, eppure pochi hanno levato la voce, i piu' sono stati inerti, molti sono stati ipocriti ed irresponsabili ed hanno congiurato a questo esito.

 

13. QUATTRO REGOLE DI CONDOTTA OBBLIGATORIE PER L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA

[Riportiamo qui, diffondendolo ancora una volta, un paragrafo della nostra "Guida pratica all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri", che diffondemmo in migliaia di copie nel 1999 durante la guerra dei Balcani, opuscolo nel quale presentavamo il ragionamento, la sperimentazione e la proposta dell'azione diretta nonviolenta che per alcune ore bloccò i decolli dei bombardieri ad Aviano]

 

Quattro regole di condotta obbligatorie per partecipare all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace

I. A un'iniziativa nonviolenta possono partecipare solo le persone che accettano incondizionatamente di attenersi alle regole della nonviolenza.

II. Tutti i partecipanti devono saper comunicare parlando con chiarezza, con tranquillita', con rispetto per tutti, e senza mai offendere nessuno.

III. Tutti i partecipanti devono conoscere perfettamente senso e fini di questa azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", vale a dire:

a) fare un'azione nonviolenta concreta:

- per impedire il decollo dei bombardieri;

- opporsi alla guerra, alle stragi, alle deportazioni, alle devastazioni, al razzismo;

- chiedere il rispetto della legalita' costituzionale e del diritto internazionale che proibiscono questa guerra;

b) le conseguenze cui ogni singolo partecipante puo' andare incontro (possibilita' di fermo e di arresto), conseguenze che vanno accettate pacificamente e onestamente, ed alle quali nessuno deve cercare di sottrarsi.

IV. Tutti devono rispettare i seguenti principi della nonviolenza:

- non fare del male a nessuno (se una sola persona dice o fa delle stupidaggini, o una sola persona si fa male, la nostra azione diretta nonviolenta e' irrimediabilmente e totalmente fallita, e deve essere immediatamente sospesa);

- spiegare a tutti (amici, autorita', interlocutori, interpositori, eventuali oppositori) cosa si intende fare, e che l'azione diretta nonviolenta non e' rivolta contro qualcuno, ma contro la violenza (in questo caso lo scopo e' fermare la guerra, cercar di impedire che avvengano altre stragi ed atrocita');

- dire sempre e solo la verita';

- fare solo le cose decise prima insieme con il metodo del consenso ed annunciate pubblicamente (cioe' a tutti note e da tutti condivise); nessuno deve prendere iniziative personali di nessun genere; la nonviolenza richiede lealta' e disciplina;

- assumersi la responsabilita' delle proprie azioni e quindi subire anche le conseguenze che ne derivano;

- mantenere una condotta nonviolenta anche di fronte all'eventuale violenza altrui.

Chi non accetta queste regole non puo' partecipare all'azione diretta nonviolenta, poiche' sarebbe di pericolo per se', per gli altri e per la riuscita dell'iniziativa che e' rigorosamente nonviolenta.

 

14. COSA E' L'AMICO DELLA NONVIOLENZA

[Pubblicando queste rapsodiche opinioni sappiamo che esse recano qualche forzatura d'intonazione e meritano di essere discusse, e dialettizzate: Giobbe Santabarbara, si sa, scrive cosi', cosciente dell'unilateralita' delle sue vedute e felice di trovare chi le discuta sul serio e aspramente]

 

L'amico della nonviolenza (non "il nonviolento", che non esiste) non e' una persona piacevole che da' ragione a tutti, e' uno che porta il conflitto, che esce di casa deciso a combattere e a non tornare indietro finche' non avra' cambiato il mondo ingiusto.

L'amico della nonviolenza non e' una persona facile, tutto sottopone a critica, e' quel rivoluzionario brechtiano che chiede alla proprieta' di dove venga, chiede alle opinioni a chi servano. Ed e' intransigente nel volere verita' e giustizia, e non e' compagno di lotta di chi non lotta in modo coerente per la liberazione e la dignita' di tutti. E' una persona esigente: solidale e generoso nell'azione, fermo e nitido sui principi.

L'amico della nonviolenza esorta a rompere la complicita', anche con gli amici quando sbagliano.

L'amico della nonviolenza esorta a rinunciare ai privilegi e ad uscire dalla subalternita': e' per questo che chi vuol fare il leader, chi vuol far carriera, chi ama le cattedre o le sciabole o i comitati centrali o altre simili chincaglierie, non lo sopporta proprio. E vede giusto.

L'amico della nonviolenza (non "il nonviolento", che non esiste) e' uno che sa ascoltare ma che sa anche parlare, e quando e' il momento sa che si puo', come quell'antico filosofo di fronte al tiranno, troncarsi coi denti la lingua e sputargliela contro.

L'amico della nonviolenza sa che c'e' sempre un'alternativa.

L'amico della nonviolenza sa che c'e' sempre la possibilita' di lottare.

L'amico della nonviolenza combatte il fascismo innanzitutto dentro se stesso, poi tra i suoi compagni di vita e di lotta, e solo allora, forte di questo illimpidimento, combatte il fascismo dei potenti, e nessuna delle molte oscene lusinghe del fascismo lo seduce e confonde ed attrae, e nessun compromesso sui principi e' disposta ad accettare.

L'amico della nonviolenza essendo deciso a non arrendersi, puo' certo essere colpito, o anche privato della liberta', o anche della vita che e' la cosa piu' bella e preziosa: ma non puo' essere costretto alla resa, e quindi non puo' essere vinto.

 

15. NUOVE ANTIPOESIE

 

Leggo sul giornale che Solana dice no

a pietre e bastoni. Capisco

le stragi si fanno assai meglio con i bombardieri.

 

*

 

Leggo di illusi che sperano che i ricchi

possano fare qualcosa di buono per i poveri:

come potrebbero essere ricchi

se non derubassero i poveri?

 

*

 

Il volto dell'altro che nudo ti appare

e tu non divorarlo il nudo volto

dell'altro doloroso che ti appare.

 

*

 

A cosa servono le parole

se non a contrastare la morte?

 

A cosa serve il linguaggio

se non a impedire le uccisioni?

 

16. UNA LEGGE PER FORMARE E ADDESTRARE LE FORZE DELL'ORDINE ALLA NONVIOLENZA

 

Da anni sosteniamo la necessita' che tutti i membri delle forze dell'ordine siano formati e addestrati alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie interpretative, comunicative ed operative della nonviolenza.

Crediamo che sia necessario che al piu' presto si faccia una legge a tal fine, che stabilisca che nel curriculum formativo e nell'aggiornamento di tutto il personale delle forze dell'ordine, istituzionalmente preposto alla sicurezza pubblica ed alla protezione dell'incolumita' di tutte le persone, sia prevista la formazione alla nonviolenza.

Chiediamo al parlamento italiano di prendere coscienza della necessita' e dell'urgenza di questo provvedimento.

Lo diciamo da anni, non si puo' piu' attendere.

 

17.  SUL DOVERE E LA NECESSITA' PER TUTTI DI SCEGLIERE LA NONVIOLENZA

 

Questo va detto subito: che l'uccisione di un essere umano e' catastrofe per cui il mondo intero si deve fermare, e considerare, in dolore e pieta'. Per dirla con Eliot: "Pulite l'aria! sciacquate il cielo! lavate il vento! smurate pietra da pietra e lavatele tutte". Per noi una vita umana vale piu' del G8, del Genoa Social Forum, di tutti i vertici, i cortei, i mass-media del mondo.

E sei considerazioni vogliamo adesso aggiungere.

Primo: nulla giustifica le violenze commesse dalle forze dell'ordine, il cui fine istituzionale dovrebbe essere di salvare la vita e l'incolumita' delle persone, non di massacrarle.

Secondo: nulla giustifica le violenze e i vandalismi commessi da alcuni manifestanti, quale che sia la bandiera di cui si ammantano, quale che sia il pretesto di cui si servono.

Terzo: nulla giustifica i governanti (del governo precedente e di quello attuale) che hanno voluto il G8 a Genova sapendo di star preparando un massacro.

Quarto: nulla giustifica i mass-media che hanno voluto e costruito con una campagna ossessiva durata per mesi le condizioni affinche' il sangue scorresse per le strade a beneficio dell'occhio vampiro e voyeur della barbarie televisiva di massa.

Quinto: nulla giustifica l'uso della menzogna e della falsificazione, nulla giustifica le ambiguita', le ipocrisie, l'irresponsabilita' e i deliri (presenti anche nel Genoa Social Forum, al cui interno grande visibilita' e una prolungata e diffusa, scandalosa e tristissima, insensata complicita' hanno ottenuto taluni portatori di tendenze militariste e sciagurati e farneticanti proclami di guerra e di invasione) che hanno contribuito a preparare la tragedia.

Sesto: la parte piu' ampia e migliore del movimento che si e' incontrato a Porto Alegre (e che ha una lunga storia di esperienze e riflessioni, ed intreccia in dialogo diverse tradizioni e culture), e in Italia in particolare la Rete di Lilliput, hanno proposte precise di grande valore per affrontare la tragica situazione attuale del mondo, un mondo che il sistema dominante (usiamo la terminologia scientifica per designarlo: il modo di produzione capitalistico, ordinato alla massimizzazione del profitto) sta portando alla catastrofe umana ed ecologica, un mondo che si trova sul "crinale apocalittico" di cui ci parlava l'indimenticabile padre Balducci. Occorre che il movimento che si batte per tutti i diritti umani per tutti riesca ad illimpidirsi ed a persuadere sempre piu' persone che un'alternativa di giustizia e' possibile oltre che necessaria, opponendosi ai crimini e ai criminali dai piu' grandi ai piu' piccoli, contrastando la menzogna con la nonmenzogna, contrastando la violenza con la nonviolenza.

*

Trovo delirante che qualcuno parli di vittoria quando si lascia un cadavere e centinaia di feriti a sanguinare per le strade.

Riflettiamoci tutti. E ricaviamone qualche insegnamento: se non altro per rispetto di chi e' deceduto e dei tanti percossi, feriti, umiliati.

E tra gli insegnamenti metterei in evidenza i  quattro seguenti.

Primo: che il movimento che dal punto di vista dell'umanita' si oppone alla cosiddetta globalizzazione neoliberista deve scegliere la nonviolenza (oggi tanti ciarloni anche alla testa del movimento parlano di nonviolenza ma non sanno cosa dicono, poiche' della nonviolenza, che implica altresi' la nonmenzogna, la loro condotta e' l'esatto contrario); e c'e' molto da lavorare per costruire un movimento nonviolento di massa che capisca e s'impadronisca della teoria-prassi nonviolenta nella complessita' delle sue dimensioni (la nonviolenza e' un insieme di ricerche logiche e valori morali, un insieme di tecniche deliberative e d'azione, una strategia politica, un progetto sociale, un  campo di ipotesi filosofiche e di concreti "esperimenti con la verita'", ed altro ancora: chi si appropria di un solo aspetto di essa non ha diritto di dire che pratica la nonviolenza) e nella profondita' delle sue conseguenze esistenziali, culturali, politiche.

Secondo: che anche le forze dell'ordine devono mutare profondamente, ed anch'esse devono essere formate ai valori, alle tecniche, alle strategie comunicative ed operative della nonviolenza.

Terzo: che occorre un impegno di tutti per la democrazia e la legalita'; ripeto: per la democrazia e la legalita' (la quale legalita' si afferma ovviamente anche contrastando le leggi ingiuste per cambiarle o abolirle: ad esempio affermare la legalita' oggi in Italia implica il dovere di abolire i campi di concentramento istituiti dalla legge 40/98 sull'immigrazione).

Quarto: che occorre un impegno di tutti per il disarmo: le armi sono il nostro piu' grande nemico.

*

Occorre opporsi alla violenza dei poteri che stanno devastando il mondo, ma occorre farlo in modo coerente ed efficace, inverando qui e adesso nel nostro sentire ed agire i fini della difesa della dignita' umana di tutti gli esseri umani e della difesa della biosfera.

Occorre contrastare gli apparati del dominio e le istituzioni della violenza, ma in nome del diritto e per costruire una convivenza piu' giusta, piu' umana (e' la lezione grande di Franco Basaglia).

Occorre opporsi all'attuale "disordine costituito" (la formula e' di Mounier), ma non per sostituirvi altra barbarie, bensi' per piu' giustizia, maggiore civilta'.

La nonviolenza e' la via.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

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Numero 182 del 28 aprile 2013

 

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