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Archivi. 183



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 183 del 29 aprile 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di luglio 2001 (parte seconda e conclusiva)

2. Una lettera aperta ai parlamentari democratici

3. Gli squadroni della morte e l'eversione dall'alto

4. Un atto dovuto: che il Ministro dell'Interno si dimetta

5. Lettera aperta al Presidente della Repubblica

6. Borbottando tra se', parlando fra noi

7. La nonviolenza nei centri sociali

8. Una lettera al Ministro dell'Interno giusto un anno fa

9. Elogio dell'anarchia

10. Appello per una campagna di sensibilizzazione per sostenere la proposta della formazione e addestramento delle forze dell'ordine alla nonviolenza

11. In una riga

12. Ancora una lettera di un anno fa, a vari parlamentari

13. Per invigilare se stessi

14. Per la chiarezza

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2001 (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di luglio 2001.

 

2. UNA LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DEMOCRATICI

[Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo ha diffuso ieri la seguente lettera aperta a tutti i parlamentari democratici recante la richiesta di presentazione di una proposta di legge che preveda per tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine la formazione e l'addestramento alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie comunicative ed operative della nonviolenza]

 

Egregi signori,

gia' in passato formulammo alle istituzioni italiane la proposta che nel curriculum formativo e nell'attivita' di aggiornamento delle forze dell'ordine venisse specificamente prevista  la formazione e l'addestramento alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie comunicative ed operative della nonviolenza.

Rinnoviamo ancora una volta tale proposta, nuovamente sottoponendola anche alla vostra attenzione, e chiedendo a voi di voler redigere e presentare una proposta di legge in tal senso.

 

3. GLI SQUADRONI DELLA MORTE E L'EVERSIONE DALL'ALTO

 

Devo scrivere opinioni nette e dure, occorre quindi che faccia tre premesse: primo, che sui fatti della notte tra sabato e domenica dispongo unicamente delle informazioni diffuse dai mezzi d'informazione pubblici e su esse quindi mi baso; secondo, che ho amici carissimi tra le forze dell'ordine come tra i manifestanti antiglobalizzazione rigorosamente nonviolenti, che mi sta a cuore la vita e l'incolumita' di tutti senza distinzioni, che propugno la nonviolenza da parte di tutti e non voglio essere complice di violenza alcuna da chicchessia compiuta; terzo, che ho precisa nozione del fatto che basta un nonnulla per uccidere un uomo a botte e provo orrore e ripugnanza alla sola idea che qualcuno possa picchiare un'altra persona.

*

L'assalto brutale e insensato compiuto dalle forze dell'ordine nella notte tra il 21 e il 22 luglio nella scuola che ospitava la sede del Genoa Social Forum sembra avere le lugubri caratteristiche di un'agressione teppistica, di un atto di guerra, di un episodio golpista.

Nessuno contesta all'autorita' di pubblica sicurezza che si possano fare perquisizioni, ma devastazioni e pestaggi no. Nessuno contesta alle forze dell'ordine l'esercizio delle loro funzioni, ma esse sono ordinate alla difesa della legalita', sono vincolate al rispetto della dignita' umana, consistono nel proteggere le persone dal crimine e nel contrastare i delitti.

C'e' una differenza tra una istituzione legale e uno squadrone della morte; quando se ne smarrisce il senso viene meno il fondamento della civile convivenza, si infrange il patto sociale e l'ordinamento giuridico, si produce un evento di eversione dall'alto.

Chi in un paese democratico fondato sul diritto ha responsabilita' pubbliche non puo' assumere comportamenti barbarici; chi avendone il potere ha permesso o non ha impedito che quella notte di Valpurga accadesse deve dimettersi.

I responsabili di questa barbarie, come i responsabili di tutte quelle che la hanno preceduta, come anche tutti i complici delle violenze da chiunque commesse, devono essere giudicati e puniti ai sensi di legge, e la legge deve essere uguale per tutti.

*

E' proprio perche' da mesi andiamo predicando che tutti dovevano essere limpidi nell'assumere a Genova esclusivamente comportamenti nonviolenti; e' proprio perche' non abbiamo avuto esitazioni a condannare tutte le violenze da chiunque compiute; e' proprio perche' ci teniamo che le forze dell'ordine facciano bene il loro dovere (difendere la sicurezza pubblica e l'incolumita' di tutti); e' proprio per tutto questo che dobbiamo pronunciare queste severe parole: a nesuno sia concesso commettere abusi e pestaggi, a nessuno sia concesso compiere atti di aggressione e vandalismo; a nessuno sia concesso di infliggere percosse e umiliazioni, di far scorrere il sangue, di lacerare corpi, di troncare vite.

 

4. UN ATTO DOVUTO: CHE IL MINISTRO DELL'INTERNO SI DIMETTA

 

Proprio perche' non siamo stati in alcun modo conniventi o indulgenti con nessuno di coloro che portano responsabilita' di vario genere e misura nello scatenamento della violenza a Genova, e proprio perche' riteniamo che le forze dell'ordine abbiano una funzione giuridicamente ed amministrativamente definita nel quadro di una societa' democratica e di un sistema istituzionale che si configuri come stato di diritto, diciamo chiaramente, senza ipocrisie e senza tema di strumentalizzazioni, che dopo quanto accaduto vi e' un atto dovuto, preliminare e necessario, da parte del Ministro dell'Interno: le sue dimissioni.

 

5. LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

[Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo ha diffuso ieri la seguente lettera aperta al Presidente della Repubblica avente a oggetto la proposta di "formare e addestrare le forze dell'ordine alla nonviolenza: una ragionevole proposta per migliorare la sicurezza pubblica e per meglio difendere la vita e l'incolumita' di tutti"]

 

Egregio Presidente,

vorremmo segnalare alla sua attenzione la seguente proposta:

che tutti gli operatori delle forze dell'ordine, cui incombe il gravoso ed importantissimo impegno di difendere la sicurezza pubblica, l'incolumita' delle persone, la legalita', siano specificamente formate e addestrate alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie di comunicazione e di intervento della nonviolenza.

Data la delicatezza del servizio pubblico dalle forze dell'ordine prestato, e dato che esse per funzione istituzionale si trovano sovente ad agire in situazioni fortemente critiche e d'emergenza, e' assolutamente necessario che la formazione e l'addestramento del personale in esse impiegato prevedano anche questa grande risorsa che e' la conoscenza e la capacita' di applicazione di tecniche comunicative e relazionali, di strategie di intervento e di interpretazione, di solido radicamento in fondamentali valori giuridici e morali, tecniche, strategie e valori che la teoria-prassi della nonviolenza nel corso della storia ha esplorato, elaborato, tematizzato, sperimentato e che mette a disposizione di tutti gli operatori sociali, come di tutti gli esseri umani.

In Italia esistono esperienze formative alla nonviolenza, tradizioni culturali della nonviolenza, illustri studiosi ed educatori alla nonviolenza (sia in ambito accademico che nel servizio sociale), che possono essere adeguatamente valorizzati a tal fine.

Tra le esperienze formative vi sono prestigiose ed ormai consolidate tradizioni di corsi tenuti in universita', in scuole, in istituzioni, in enti di servizio sociale e di servizio civile, in tante sedi dell'associazionismo democratico e della societa' civile.

Tra le tradizioni culturali della nonviolenza in Italia bastera' ricordare la riflessione e la proposta di Aldo Capitini, con il suo richiamo a Francesco d'Assisi, a Giuseppe Mazzini, a Mohandas Gandhi; le esperienze e riflessioni di Danilo Dolci ed il suo straordinario intervento sociale e lavoro maieutico; ed ancora le cospicue ricerche di Guido Calogero e Norberto Bobbio; l'esperienza di don Lorenzo Milani; l'elaborazione di Ernesto Balducci, e molte altre figure esemplari si potrebbero citare tra quanti nel nostro paese hanno dato un grande contributo alla promozione della teoria e della pratica della nonviolenza.

Tra gli studiosi, formatori ed educatori oggi attivi in Italia vi sono prestigiose figure accademiche come Alberto L'Abate, Antonino Drago, Giuliana Martirani, Giuliano Pontara, Giovanni Salio, Giovanni Scotto e molti, molti altri illustri docenti e ricercatori, riconosciuti ed apprezzati a livello internazionale.

Ebbene, poiche' queste risorse esistono e sono dunque a disposizione, che siano valorizzate al fine indicato.

Egregio Presidente,

si faccia autorevole patrocinatore della proposta di un necessario ed urgente intervento delle istituzioni competenti (il parlamento se con una legge, il governo se con un decreto, il ministero se con una circolare, organi di direzione delle forze dell'ordine se con un mero provvedimento amministrativo interno) affinche' tutti i membri delle forze dell'ordine vengano formati alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie nonviolente.

Questo aumenterebbe la loro professionalita', e sarebbe certo di grande utilita'.

 

6. BORBOTTANDO TRA SE', PARLANDO FRA NOI

 

La mia barba rossa da anni e' sbiadita e s'imbianca

io passo i miei giorni a osservare formiche

in una enigmatica corsa furiosa ai miei piedi

apparendo scomparendo tra la ghiaia

alla base di questa assolata panchina, ahime'.

 

Sento ancora dire, io vecchio e il rimbombo

mi duole di queste parole frammiste a ricordi

gia' cupi, che sia una vittoria

un morto e centinaia di feriti. Cosi'

i generali parlano, tutti assassini.

 

Dico a voi, amici lontani con cui

il pane abbiamo talvolta diviso

(per questo diciamo che siamo compagni, con parola

antica latina), dico a voi:

la nostra lotta deve continuare

ma nessuno si macchi le mani di sangue:

nessuno organizzi una trappola suicida

nessuno ne meni vanto.

 

Vi chiede questa voce appannata

e vetrosa: rompete

le ambiguita', uscite

dalla subalternita', scegliete

la nonviolenza.

 

La resistenza oggi necessaria

deve essere ancora piu' forte, tutto

del potere oppressivo rifiutare deve,

la resistenza oggi necessaria

nonviolenta ha da essere.

 

Oggi io dico che la rivoluzione

egualitaria e libertaria deve essere

nonviolenta, o non sara' affatto.

 

7. LA NONVIOLENZA NEI CENTRI SOCIALI

 

Ho sempre trovato che attribuire ai centri sociali occupati autogestiti (per abbreviare: csoa) un'etichetta di violenti a tutti i costi fosse una colossale mistificazione.

Sicuramente in alcuni centri sociali prevalgono comportamenti irresponsabili e ideologie ambigue, o peggio, sulla violenza (ideologie e comportamenti spesso legati ad un modo semplificato di analizzare le questioni ed al riprodursi, anche li' come in molti altri ambiti della societa', di culture gerarchiche e militariste ed atteggiamenti viriloidi ed irrazionalisti), ma non e' affatto sempre cosi'.

Porto un esempio personale: sono tra le persone che nel 1993 occuparono un'area abbandonata di Viterbo (che diversi decenni fa era l'officina che produceva il gas per l'illuminazione della citta') ed ho avuto l'onore e il piacere di essere stato, povero vecchierello tra ragazzi di parecchi anni piu' giovani di me, rappresentante delle istituzioni che partecipava ad un'occupazione, il primo dei denunciati per quell'iniziativa; dico l'onore e il piacere perche' il centro sociale occupato autogestito di Viterbo e' da quasi un decennio uno dei luoghi piu' vivi ed umani e accoglienti della mia citta'.

Nel centro sociale "Valle Faul" di Viterbo si e' svolta una approfondita riflessione sulla violenza e sulla nonviolenza, riflessione che ha visto prevalere la scelta della nonviolenza come convizione autentica di quanti partecipano dell'esperienza di questo csoa. Merito, credo, anche del fatto che soprattutto le donne impegnate in questa esperienza, ed egemoni nella riflessione, vi hanno portato la saggezza, l'intelligenza, la concretezza e la generosita' proprie delle culture femministe, e merito anche del fatto che di questa esperienza partecipino anche persone molto anziane e bambini molto piccoli.

Sta di fatto che questo centro sociale ha piu' volte organizzato nel corso degli anni prolungati corsi di formazione alla nonviolenza (corsi non di qualche ora o qualche giorno, ma in alcuni casi proseguiti per mesi con decine di incontri ed esercitazioni: il primo training nonviolento si svolse all'inizio stesso dell'occupazione); ed ha organizzato molte iniziative tutte caratterizzate dalla scelta esplicita e cogente della nonviolenza come metodo e come valore. Qui abbiamo sperimentato la scrittura collettiva sul modello della scuola di Barbiana. Qui si e' organizzata la preparazione dell'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace che nel 1999 per qualche ora contrasto' efficacemente il decollo dei bombardieri stragisti di Aviano. Insieme abbiamo organizzato la campagna nonviolenta contro la schiavitu'. Insieme abbiamo realizzato la protesta rigorosamente nonviolenta ad un convegno a Viterbo di filonazisti. In questo centro sociale si sono svolte numerose e straordinarie iniziative culturali, sociali e politiche e si e' offerta ospitalita' a chiunque ne avesse bisogno. Perche' il centro sociale, almeno quello di Viterbo, e' anche questo: a tutti offrire accoglienza, un pasto, un tetto, il diritto di parola e di ascolto.

Nei centri sociali la nonviolenza puo' ben essere quindi di casa: a Viterbo essa e' convincimento profondo e sentire comune, esperienza concreta e quotidiana; certo, molto spesso in altri centri sociali prevalgono invece quelli che gridano piu' forte, prevalgono quelli che (talvolta senza rendersene conto) riproducono l'autoritarismo, il militarismo, il maschilismo, la violenza, la menzogna e l'ipocrisia piu' beceri. E tuttavia in tutti i centri sociali la nonviolenza ha infinite occasioni, trova cuori aperti all'invito, puo' divenire la base o "l'aggiunta" (per dirla con Capitini) di una nuova cultura politica rivoluzionaria limpidamente egualitaria, limpidamente liberatrice, limpidamente rispettosa della dignita' di ogni essere umano.

Sarebbe bene che gli amici della nonviolenza lavorassero nei centri sociali; contendessero in un dibattito esplicito ed intransigente ai confusi, ai cialtroni ed ai violentisti l'egemonia; facessero conoscere a tutti i frequentatori la ricchezza (la vastita', l'incompiutezza, la sperimentalita', l'apertura) della nonviolenza come lotta e come riflessione, come strategia e come progetto, come scelta morale ed azione politica. Senza farne un dogma, senza farne un'ideologia (poiche' la nonviolenza non e' ne' l'uno ne' l'altra, essa e', per dirla con Gandhi, "adesione alla verita, forza della verita', storia di esperimenti con la verita'": ovvero ricerca, lotta, solidarieta'.

Io credo, per personale esperienza, che nei centri sociali la nonviolenza puo' molto crescere ed insieme farebbe maturare persone, le renderebbe piu' limpide e piu' consapevoli, piu' responsabili e quindi migliori nell'agire e nel discutere. E le doterebbe di strumenti ermeneutici ed operativi assolutamente necessari in vista dei compiti morali e civili che a tutti incombono.

I centri sociali sono uno straordinario laboratorio sociale, culturale e politico; in molti dei migliori animatori e delle migliori animatrici di essi la nonviolenza, seppur inconsciamente, e' gia' un valore radicato e una pratica vissuta: perche' aver paura di dirlo? Perche' soggiacere a certe grottesche caricaturali ideologie ed ai soliti leaderini che senza saperlo fanno le scimmie di Sorel e gli epigoni di Dulcamara, gonfi di tracotanza e retorica tanto intollerante e sciovinista quanto dereistica e subalterna, di inquietante ipocrisia, di palese obnubilamento morale e intellettuale?

Ragioniamoci, e diamoci da fare.

 

8. UNA LETTERA AL MINISTRO DELL'INTERNO GIUSTO UN ANNO FA

[La seguente lettera aperta al Ministro dell'Interno e' stata diffusa dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo il 25 luglio dello scorso anno; in essa si tematizzava la proposta di formare e addestrare ai valori, alle strategie e alle tecniche della nonviolenza tutti gli operatori pubblici addetti alla pubblica sicurezza. Non ebbe allora praticamente alcun riscontro. Riproponendo oggi quella idea, speriamo che possa avere, col sostegno dell'opinione pubblica democratica e l'impegno di deputati e senatori coscienti della necessita' di tale provvedimento, un esito positivo]

 

Proposta di prevedere la formazione e l'addestramento ai valori, le strategie e le tecniche della nonviolenza per tutti gli operatori pubblici addetti alla pubblica sicurezza

Signor Ministro,

la crescita della violenza va contrastata nel modo più rigoroso e coerente: ovvero promuovendo quanto più possibile la nonviolenza.

* La nonviolenza, intervento attivo per promuovere diritti e dignità di tutti

La nonviolenza è il portato delle scelte assiologiche e giuriscostituenti inscritte nei princìpi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana.

La nonviolenza è l'applicazione dei princìpi etici e giuridici promulgati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

La nonviolenza è proposta operativa fondamentale e fondante per la civile convivenza in un'epoca, come quella attuale, di grandi conflitti, di grandi opportunità evolutive come di immani pericoli di regresso e catastrofe.

La nonviolenza ovviamente non è passività, ma opposizione alla violenza la più nitida, intransigente ed efficace; non è un sottrarsi ai conflitti ed alle situazioni di crisi, ma un farvi fronte e gestirli con chiaroveggenza ed energia affinché essi producano acclaramento e ricomposizione, evolvano in esiti di maggiore giustizia, di maggiore umanizzazione; la nonviolenza non è contemplazione atterrita o inerme ritrarsi, ma presenza viva e operante per affermare sempre ed ovunque, e quindi in primo luogo ove più occorra, la dignità della persona e i diritti umani; la nonviolenza è il dispiegarsi del principio di legalità in quanto esso fonda la convivenza e difende e promuove i diritti di tutti.

* Una proposta pratica: formare e addestrare tutto il personale addetto alla pubblica sicurezza ai valori, le strategie e le tecniche della nonviolenza

E' necessario che tutto il personale addetto alla pubblica sicurezza conosca e sia in grado di utilizzare nello svolgimento delle sue mansioni le tecniche, le strategie, i valori, e dunque le acquisizioni e gli strumenti conoscitivi, ermeneutici ed operativi della nonviolenza.

E' infatti assai penoso che proprio le persone che, per il lavoro di altissima responsabilità che svolgono, più hanno bisogno di disporre di una formazione, un addestramento ed una strumentazione (teorica ed applicativa) adeguati a difendere e promuovere sicurezza, convivenza, rispetto dei diritti delle persone tutte, proprio queste persone siano private di una opportunità formativa massimamente adeguata all'incombenza che la legge e le istituzioni loro attribuiscono.

E' assurdo che proprio quegli operatori dei pubblici servizi che devono intervenire in situazioni di massima crisi ed emergenza, non abbiano a disposizione gli strumenti più adatti alla bisogna: le tecniche operative, le strategie comunicative, gli strumenti interpretativi, i valori di riferimento che la nonviolenza propone.

E', quello qui segnalato, un paradosso gravido di conseguenze pericolose: è un paradosso che deve cessare. Si ponga rimedio istituendo al più presto la prassi e l'obbligatorietà della formazione e dell'addestramento alla nonviolenza per tutti gli operatori addetti alla sicurezza pubblica.

Beninteso: questa non è una panacea, ma senza ombra di dubbio costituirebbe un contributo di grande valore e di sicura utilità.

* Benefiche ricadute

Non vi è dubbio, infatti, che la formazione e l'addestramento alla nonviolenza per il personale addetto alla difesa e promozione della sicurezza e dei diritti di tutti avrebbe immediati effetti benefici sia per i lavoratori destinatari di tale formazione e addestramento, sia per gli utenti tutti del loro intervento, includendo tra gli utenti anche le persone oggetto dei loro interventi: persone che anche quando commettono crimini  e pertanto debbono essere perseguite e punite ai sensi di legge, restano comunque esseri umani ed in quanto tali non possono essere fatti oggetto di trattamenti degradanti, di minacce, di violenze e lesioni.

La Costituzione è chiara: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" (art. 2); non sono ammessi "trattamenti contrari al senso di umanità" (art. 27, comma secondo); e naturamente "non è ammessa la pena di morte" (art. 27, comma quarto).

La nonviolenza, è una constatazione empirica e non un'asserzione ideologica o fideistica, degnifica le parsone che vengono in contatto con essa; la conoscenza della nonviolenza, dei suoi valori e concetti, come delle sue strategie comunicative e delle sue tecniche relazionali, umanizza le persone e i rapporti, adegua l'agire a valori e fini che sono quelli fondanti la civiltà giuridica, che sono quelli sanciti dalla Costituzione, che sono i valori ed i fini che rendono degna la vita e civile la convivenza.

A tutti andrebbe garantita, fin dalle scuole di base, la conoscenza e la formazione alla nonviolenza; ebbene, che si cominci intanto a mettere questo patrimonio di risorse a disposizione almeno di chi, per il lavoro che svolge, più ne ha bisogno.

Che le istituzioni democratiche si adoperino affinché proprio nelle situazioni in cui di contrastare la violenza si tratta, si abbia a disposizione la ricchezza di strumenti teorici e pratici che la nonviolenza offre.

Signor Ministro,

le saremmo grati se, preferendo riconoscersi nella Costituzione della Repubblica Italiana e  nella civiltà giuridica, anziché nelle correnti obbrobriose ideologie della violenza, del deliro, della barbarie, lei volesse prendere in considerazione tale proposta e farne oggetto di un intervento operativo in forma o di decreto, o di disegno di legge da proporre con la maggior tempestività all'organo legislativo.

 

9. ELOGIO DELL'ANARCHIA

 

No e poi no. Che i mass-media scatenino oggi la caccia all'anarchico come intrinsecamente, metafisicamente violento e brunovestito, questo poi no. Che tanti vandali e picchiatori e loro complici addossino tutte le responsabilita' per lo scatenamento delle violenze di Genova ad un ideale, anziche' al concreto scellerato comportamento di concrete persone folli e criminali, questo poi no. Che tanti ipocriti che con la violenza sono stati conniventi e peggio, scarichino ogni responsabilita' su fantomatici anarchici mentre tutto il resto del mondo sarebbe di buone maniere e spassosa compagnia, questo poi no.

Non c'e' alcun bisogno di essere anarchici per sapere che l'anarchia e' un grande ideale politico e un generoso movimento di esseri umani in lotta per la liberta', l'uguaglianza, la fraternita'.

Il valore dell'anarchia sul piano della storia delle idee e' immenso: lo riconosce ogni persona onesta.

La grandezza morale di molti militanti anarchici e' nota e indiscutibile, e fin proverbiale. Si puo' non condividere in tutto o in parte la loro riflessione teorica o la loro pratica sociale e politica, ma negarne la dignita' non e' possibile.

Che vi siano idioti e violenti che si proclamano anarchici e' un fatto; come e' un fatto che vi siano idioti e violenti che si proclamano liberali o comunisti, cattolici o islamici, patriottici o cosmopoliti, e cosi' via. Diciamo di piu': si puo' essere idioti e violenti anche essendo sinceramente fautori di una qualunque convinzione politica o fede religiosa.

Quante brave persone nel nostro paese hanno fatto il servizio militare? Non capivano che lo stato le  stava addestrando ad uccidere in caso di guerra persone del tutto innocenti?

Quanti paesi mantengono bande armate in addestramento permanente effettivo, che chiamano eserciti? E il fine degli eserciti non e' proprio fare la guerra, ovvero commettere omicidi di massa? Tutti coloro che sono sinceramente contro la pena di morte, come possono tollerare che lo stato mantenga con grandi spese una struttura il cui scopo e' la preparazione e l'esecuzione dell'omicidio di massa e senza processo di persone che hanno la sola responsabilita' di essere di un altro paese?

In cosa consiste il cosiddetto sport del pugilato se non nello spettacolo atroce di esseri umani che si picchiano ferocemente per la gioia di spettatori paganti?

Quante persone vengono ridotte alla miseria, alla fame e alla morte dall'azione di persone elegantissime che amano definirsi operatori economici e finanziari e che coprono di candidi guanti i loro artigli?

Quante allegre famigliole contribuiscono con i loro consumi dissennati alle forme piu' atroci di sfruttamento di esseri umani e di devastazione della biosfera?

Quanti benpensanti usufruiscono dei servigi di persone ridotte in schiavitu'?

Molti sono i lupi.

E tutti i lupi occorre contrastare, a tutte le violenze occorre opporsi, di ogni essere umano deve starci a cuore la vita, l'incolumita', la dignita'. Occorre scegliere la nonviolenza, la nonviolenza che e' lotta la piu' limpida ed intransigente contro ogni sopraffazione.

 

10. APPELLO PER UNA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER SOSTENERE LA PROPOSTA DELLA FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA NONVIOLENZA

[Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo ha diffuso due giorni fa il seguente appello; chiediamo l'attenzione e l'aiuto di tutti i nostri interlocutori]

 

Vorremmo proporvi, anche raccogliendo alcuni suggerimenti da piu' parti pervenutici, alcune possibili iniziative che ciascuno puo' intraprendere per sostenere la campagna di sensibilizzazione finalizzata ad ottenere un provvedimento che istituisca per tutti i membri delle forze dell'ordine la formazione e l'addestramento alla conoscenza e all'uso dei valori, le tecniche e le strategie della nonviolenza.

1. scrivere lettere o e-mail al Presidente della Repubblica (presidenza.repubblica at quirinale.it), e per opportuna conoscenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (urpdie at palazzochigi.it) ed al Ministero dell'Interno (cittadinitalia at mininterno.it) e per riscontro al nostro indirizzo (nbawac at tin.it) recanti il seguente testo, o uno equivalente (beninteso: chi scrive un testo proprio deve comunque astenersi nel modo piu' assoluto da espressioni che il destinatario potrebbe considerare offensive o irricevibili):

"Signor Presidente della Repubblica,

esprimo il mio sostegno alla proposta che con apposito provvedimento si istituisca per tutti i membri delle forze dell'ordine la formazione e l'addestramento alla conoscenza e all'uso dei valori, le tecniche e le strategie della nonviolenza.

Sollecito un suo autorevole interessamento a tal fine.

Distinti saluti,

Firma e data".

2. scrivere lettere ai mezzi d'informazione per sollecitare attenzione su questa proposta.

3. sollecitare i parlamentari del vostro territorio affinche' si impegnino a proporre, possibilmente in collaborazione con altri parlamentari ed ovviamente senza atteggiamenti settari o strumentali, una proposta di legge a tal fine.

4. proporre agli enti locali del vostro territorio di prendere pubblicamente posizione su questo tema.

5. proporre alle associazioni democratiche, i movimenti e le istituzioni con cui siete in contatto di prendere pubblicamente posizione su questo tema.

6. Segnalarci studi ed esperienze, e/o inviarci contributi di riflessione su questo tema.

7. Far conoscere questa proposta ad altre persone.

Vi segnaliamo che sono disponibili alcuni materiali informativi essenziali e che altri ne stiamo predisponendo: potete richiederceli e provvederemo ad inviarveli per posta elettronica nel piu' breve tempo possibile.

L'iniziativa e' appena agli inizi, contiamo di strutturarla meglio in un prossimo futuro, cosi' da addivenire, insieme a quanti vorranno collaborare, alla organizzazione di una vera e propria campagna d'opinione (che abbia tempi, forme, tappe ed obiettivi precisi e verificabili, ovvero che non corra il rischio di trascinarsi all'infinito ma ottenga risultati osservabili e concreti in tempi certi); fermo restando che a nostro avviso chiunque voglia sostenere questa proposta che riteniamo utile alla civile convivenza, alla legalita', al miglioramento del servizio di sicurezza pubblica e di difesa dell'incolumita' di tutte le persone, ed alla promozione della nonviolenza, e' liberissimo di impegnarvisi nella sua piu' completa autonomia.

Ringraziandovi per l'attenzione e per la collaborazione, vi saremmo assai grati se ci faceste sapere se e quali iniziative intraprenderete; naturalmente ogni consiglio, ogni critica ed ogni raccomandazione sono apprezzati e desiderati.

 

11. IN UNA RIGA

 

Occorre formare e addestrare le forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della nonviolenza.

 

12. ANCORA UNA LETTERA DI UN ANNO FA: A VARI PARLAMENTARI

[La seguente lettera fu inviata dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a vari parlamentari "impegnati per i diritti umani, la legalita' costituzionale e la civile convivenza" ed a vari mezzi d'informazione, un anno fa, il 24 luglio 2000]

 

Una proposta di legge per stabilire che tutto il personale addetto alla pubblica sicurezza sia educato e addestrato ai valori ed alle tecniche della nonviolenza

Cari amici ed egregi signori,

con questa lettera aperta vi formuliamo la proposta di voler promuovere, d'intesa con gli altri parlamentari a cio' disponibili, una proposta di legge finalizzata a stabilire che tutto il personale addetto alla pubblica sicurezza, all'attivita' di repressione del crimine, all'intervento delle istituzioni in situazioni di conflitto e di crisi, abbia nel suo curriculum formativo lo studio dei valori e delle esperienze della nonviolenza, e l'addestramento all'uso delle strategie e delle tecniche della nonviolenza.

Gia' mesi addietro, in una lettera inviata ad alcune figure istituzionali locali, proponevamo ad esse "di voler promuovere un corso di formazione ai valori ed alle tecniche della nonviolenza per tutto il personale preposto alla pubblica sicurezza".

E gia' cola' chiarivamo che "la nonviolenza non e' passivita', ma contrasto efficace ed opposizione integrale alla violenza; e le sue specifiche tecniche comunicative, di accostamento psicologico, di interpretazione sociologica e di intervento sociale, costituiscono strumenti sia di formazione morale e intellettuale di se stessi, sia di interazione adeguata e costruttiva con gli altri; particolarmente in situazioni di conflitto, di tensione e di crisi le tecniche della nonviolenza sono di grandissima utilita', e pressoche' insostituibili.

E' evidente la necessita' che particolarmente coloro che svolgono il delicatissimo e difficilissimo compito di contrastare crimine e violenza, di promuovere e difendere con la legalita' la serenita' e il benessere di tutti, devono avere conoscenze e capacita' tali da saper intervenire adeguatamente in primo luogo in aiuto di chi e' in difficolta'.

Conoscere le tecniche della nonviolenza, ed essere addestrati al loro uso, significa avere a disposizione una strumentazione interpretativa ed operativa di grande valore ed efficacia.

Contrastare la violenza significa contrastare effettivamente ed efficacemente il crimine (che sulla violenza si fonda), significa altresi' garantire autentica sicurezza, che solo può nascere dal rispetto piu' scrupoloso dei diritti della persona, di ogni persona, dal rispetto e dalla promozione della dignita' umana, dall'aiuto a chi di aiuto ha bisogno".

E' nostra ferma convinzione che la conoscenza della nonviolenza, dei suoi valori, delle sue tecniche, delle sue strategie di intervento comunicativo, sociale, solidale e umanizzante, sia indispensabile per ogni operatore pubblico e soprattutto per quelli addetti alla sicurezza ed alla protezione dei diritti.

Naturalmente non si tratta di "convertire" delle persone, bensi':

- in primo luogo, di mettere a disposizione strumenti interpretativi ed operativi adeguati per agire in modo costantemente legale, efficace e rispettoso della dignita' umana nello svolgimento delle proprie mansioni;

- in secondo luogo, di fornire agli operatori addetti al controllo del territorio ed alla protezione dei diritti, un quadro di riferimento categoriale ed applicativo coerente con la Costituzione, e quindi con la fonte stessa della legalita' nel nostro paese; e con la Dichiarazione universale dei diritti umani, che costituisce un comune orizzonte di riferimento per le codificazioni giuridiche e le prassi amministrative dei paesi democratici;

- in terzo luogo, di offrire un'occasione di riflessione sulle dinamiche relazionali e sulle strategie operative e cooperative nel rapporto interpersonale e particolarmente nel conflitto con la persona o le persone nei cui confronti si interviene e con cui quindi si interagisce;

- in quarto luogo di mettere a disposizione indicazioni utili ad un approfondimento delle problematiche non solo giuridiche, procedurali, amministrative e tecniche, ma anche psicologiche, sociologiche, comunicative e antropologico-culturali connesse ed implicate dall'attivita' che si svolge.

I valori teoretici, le strategie d'intervento e le tecniche operative della nonviolenza, e quindi l'educazione e l'addestramento ad essi ed esse, costituiscono una opportunita' formativa che a nostro parere sarebbe necessario ed urgente che entrasse nel bagaglio di conoscenze, nei curricula studiorum e nell'addestramento di tutti gli operatori addetti alla sicurezza pubblica.

Vi saremmo assai grati se voleste prendere in considerazione questa proposta, e - qualora la riteneste persuasiva ed opportuna - se voleste impegnarvi per tradurla in una proposta di legge o in altro atto legislativo equipollente.

 

13. PER INVIGILARE SE STESSI

 

La proposta di un atto legislativo (o amministrativo, o regolamentare) che istituisca una specifica formazione e addestramento alla nonviolenza per tutto il personale delle forze dell'ordine e' una urgente necessita'.

Gli operatori delle forze dell'ordine hanno nel nostro paese il compito istituzionale di difendere la sicurezza pubblica: e quindi l'incolumita' e la dignita' e i diritti di tutte le persone (si noti: tutte le persone, non solo i cittadini italiani), poiche' questa e' la legalita' in uno stato di diritto, poiche' questo e' scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondamento del nostro ordinamento giuridico.

Gli operatori delle forze dell'ordine si trovano a svolgere un compito delicato e difficile: contrastare i poteri criminali (e sappiamo quanto le mafie nel nostro paese siano potenti e feroci), garantire le condizioni per una civile convivenza, far rispettare le leggi vigenti.

Occorre che abbiano gli strumenti teorici (i saperi: anche quelli assiologici ed ermeneutici) ed operativi (dall'organizzazione alle metodologie, dalle strategie alle risorse materiali) necessari.

Tra questi strumenti la formazione e l'addestramento ai criteri, i metodi, le tecniche e le strategie elaborate dalla teoria-prassi nonviolenta sono di fondamentale importanza.

I valori morali, le analisi psicologiche e sociologiche, le acquisizioni teoretiche, gli strumenti ermeneutici, le modalita' comunicative e relazionali, il bagaglio operativo e la memoria storica della riflessione nonviolenta costituiscono una "cassetta degli attrezzi" che ogni operatore sociale (e quindi, e soprattutto, anche quegli operatori sociali che agiscono nel campo della difesa dei diritti e della sicurezza pubblica) dovrebbe avere a disposizione; dovrebbero essere un retroterra condiviso, un curriculum formativo comune per tutti gli attori della scena pubblica.

La nonviolenza si insegna: non si tratta di richiedere una fede, ma di far conoscere teorie, metodologie, esperienze che hanno una lunga storia e una sistemazione scientifica notevoli. Da Mohandas Gandhi a Aldo Capitini a Ernesto Balducci, da Johan Galtung a Giuliano Pontara a Gene Sharp, da Martin Luther King a Danilo Dolci a Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto, da Alberto L'Abate a Hildegard Goss-Mayr a Jean Marie Muller, da Hannah Arendt a Franco Basaglia ad Hans Jonas, da Nanni Salio a Enrico Peyretti ad Alessandro Zanotelli, da Ivan Illich a Susan George a Vandana Shiva, vi sono molteplici esperienze e riflessioni che possono e devono essere valorizzate e condivise, studiate e discusse, apprese e utilizzate.

E dunque per formare e addestrare le forze dell'ordine (e sarebbe bene, certo, tutti i cittadini) alla conoscenza e all'uso degli strumenti teorici e pratici della nonviolenza si faccia subito un provvedimento; noi riteniamo che dovrebbe essere una legge: ma che sia legge, che sia decreto, che sia regolamento, che sia atto amministrativo, quel che piu' conta e' che si faccia subito e subito abbia applicazione.

Poi magari ci sara' lo stesso il teppista che si copre di una divisa per dar sfogo alla sua brutalita' (il quale, ovviamente, va individuato e punito come tutti coloro che delinquono); ma ci sara' una grandissima parte di operatori della sicurezza pubblica che saranno persone piu' mature e piu' consapevoli, piu' qualificate e piu' responsabili, piu' adeguate al loro compito istituzionale. E tutti staremo meglio.

 

14. PER LA CHIAREZZA

 

La scelta della teoria-prassi nonviolenta

Ho una visione del mondo materialista (appresa da giovanissimo leggendo Leopardi, incontrato assai prima di Karl e di Groucho): cosicche' penso che se a un essere umano si toglie la vita gli si e' tolto tutto, ed il resto sono chiacchiere.

E' dagli anni settanta che, sviluppando un'esigenza di limpidezza intellettuale e morale che era stata alla base della scelta dell'impegno politico nel movimento per la liberazione degli oppressi, per l'affermazione integrale e concreta della dignita' umana, sono arrivato alla conclusione teorica e pratica che chi vuole lottare qui e adesso per la dignita' e la liberazione dell'umanita' (intesa nella realta' empirica delle concrete persone esistite, esistenti e venture, non come feticcio astratto) deve scegliere la nonviolenza come linea di condotta.

Non ho della nonviolenza una visione religiosa, dogmatica, ideologica; la concepisco invece come una teoria-prassi sperimentale e aperta, dialettica e combinabile con idee filosofiche e politiche diverse e plurali; e per averne studiato le vicende storiche e la riflessione dei protagonisti, e per aver cercato di ragionarci sopra, so che di essa si danno interpretazioni assai diverse (e su aspetti anche cruciali fin contraddittorie), il che mi rallegra.

*

Elogio del limite e dell'errore

Come Brecht, sono felice di non avere una risposta e una ricetta su tutto. Come Leopardi, diffido dei profeti e dei propagandisti, e so che l'esistenza umana e' segnata dal dolore, dalla malattia, dalla morte e non c'e' da farsi illusioni (ma proprio questa consapevolezza fonda la solidarieta' e la lotta contro il male storico prodotto dalla violenza degli uomini che si aggiunge al male biologico radicale). Come Montaigne ed Erasmo credo al diritto e alla possibilita' di una convivenza civile, di una vita sobria e degna, di una felicita' serena e ragionevole a tutti dovuta, da tutti costruita. Da Primo Levi ho imparato che al male, alla menzogna, alla barbarie, occorre resistere sempre.

Alla scuola di Voltaire, e ancor piu' di Diderot, ho appreso a detestare ogni pretesa dogmatica, autoritaria, totalitaria, di qualunque casacca si ammanti. Siamo, per fortuna, fallibili; possiamo, tutti, sbagliarci; ed e' proprio su questa possibilita' di errore che si fondano le pratiche democratiche.

Abbiamo dei limiti, abbiamone contezza.

*

Io mi ricordo

Io mi ricordo gli anni del sangue per le strade: la strategia della tensione, le bombe fasciste e le stragi di stato; ma poi ed anche: l'ubriacatura di ampi settori del movimento giovanile di trent'anni fa per la violenza e l'irrazionalismo, e poi l'orrore del terrorismo di sinistra. Chi e' giovane non sa, chi c'era e ha fatto carriera non ricorda, ma noi c'eravamo, sappiamo, ricordiamo. E non vogliamo che tornino i giorni del sangue e del delirio. Come cercammo di contrastarli allora, dobbiamo contrastare chi li sta preparando, e piu' che preparando, oggi.

*

E dunque

Cosicche' non basta denunciare le violenze teppistiche commesse da ragazzi disperati nel gorgo del vuoto di senso e da settori delle forze dell'ordine, non basta denunciare un quadro politico (e culturale, e sociale) in cui sempre piu' il fascismo di sempre (quello dell'"Uomo nell'astuccio" di Cechov e della "Fuga dalla liberta'" di Fromm) pervade ed inquina tanto le istituzioni quanto i mondi vitali quotidiani. Non basta. Occorre smascherare e denunciare anche le tendenze militariste, autoritarie, ipocrite, totalitarie e irresponsabili nello stesso campo di coloro che pure si battono, o credono di battersi, contro un ordine del mondo iniquo e inquietante in nome di ideali di giustizia, tra coloro che pure come noi si pensano (e non sono) sinistra egualitaria.

La verita', ebbe a scrivere Gramsci, e' sempre rivoluzionaria. Abbiamo bisogno di verita', abbiamo bisogno di nonmenzogna, abbiamo bisogno di nonviolenza. Tutti, sempre, ora piu' che mai.

*

Dove il sermoncino va a finire

E dunque: nessuno si lasci irretire dalla pretesa totalitaria di unanimismo; nessuno si lasci ingabbiare nel gioco delle mezze verita'; nessuno deleghi nessuno; ognuno deve sentirsi responsabile di tutto (che e' una citazione milaniana, che mi pare ci stia bene per chiudere questo accorato sermoncino).

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

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Numero 183 del 29 aprile 2013

 

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