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Telegrammi. 1291



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1291 del 31 maggio 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Una lettera aperta alla Ministra dell'Integrazione Cecile Kyenge

2. Un incontro di studio su Leone Ginzburg

3. Segnalazioni librarie

4. La "Carta" del Movimento Nonviolento

5. Per saperne di piu'

 

1. APPELLI. UNA LETTERA APERTA ALLA MINISTRA DELL'INTEGRAZIONE CECILE KYENGE

 

Gentilissima Ministra dell'Integrazione,

innanzitutto le rinnoviamo la nostra gratitudine ed il nostro sostegno per il suo impegno in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Ma le scriviamo anche per inviarle copia, allegata in calce, della lettera aperta che abbiamo inviato ieri alla sua collega Ministra degli Esteri, con la richiesta che cessi l'illegale partecipazione italiana all'atroce guerra afgana.

La ringraziamo fin d'ora per il suo impegno - che con questa lettera sollecitiamo ed in cui vivamente confidiamo - affinche' cessi immediatamente la criminale e insensata partecipazione italiana alla guerra assassina, e l'Italia si adoperi finalmente per la pace che salva le vite, contro la guerra e le uccisioni, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per la solidarieta' tra tutti i popoli e tutti gli esseri umani.

Esprimendole ancora una volta viva gratitudine e piena solidarieta' per il suo impegno, voglia gradire distinti saluti,

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 30 maggio 2013

*

Allegato: Una lettera aperta alla Ministra degli Esteri Emma Bonino

Gentilissima Ministra degli Esteri,

da oltre dieci anni l'Italia prende parte alla guerra in Afghanistan, in flagrante violazione del diritto internazionale e della Costituzione della Repubblica Italiana.

Da oltre dieci anni l'Italia e' corresponsabile di una guerra che ogni giorno provoca morti e distruzioni.

Cessi la partecipazione italiana alla guerra.

E si adoperi finalmente l'Italia per la pace, per il disarmo, per la smilitarizzazione dei conflitti, per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Il primo diritto umano e' il diritto a non essere uccisi.

La guerra e' sempre nemica dell'umanita'.

Solo la pace salva le vite.

Voglia gradire distinti saluti,

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 29 maggio 2013

 

2. INCONTRI. UN INCONTRO DI STUDIO SU LEONE GINZBURG

 

Si e' svolto giovedi' 30 maggio 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sulla figura, gli scritti, il pensiero e la testimonianza di Leone Ginzburg, il martire antifascista assassinato dai torturatori nazisti nel 1944.

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni dei testi raccolti nel volume degli Scritti (Einaudi, Torino 1964, 2000).

*

Una breve notizia su Leone Ginzburg

Leone Ginzburg, eroe antifascista, nato a Odessa nel 1909 e trasferitosi ben presto a Torino, fu fin da giovanissimo punto di riferimento morale ed intellettuale per l'antifascismo attivo. Mori' a Roma nel carcere di Regina Coeli il 5 febbraio 1944 a seguito delle torture naziste. Dal sito dell'Anpi (www.anpi.it) riprendiamo la seguente scheda: "Nato a Odessa (Ucraina) il 4 aprile 1909, morto nel carcere di Regina Coeli a Roma il 5 febbraio 1944, letterato. Di famiglia ebrea di origine russa ma naturalizzato italiano, Leone aveva frequentato tra il 1914 e il 1919 le scuole elementari a Viareggio, localita' di vacanza dei Ginzburg. I primi anni delle secondarie li aveva pero' seguiti in una scuola russa di Berlino, dove la famiglia si era trasferita, per continuare poi al liceo d'Azeglio, quando i Ginzburg si stabilirono a Torino. Leone frequenta ancora il liceo quando comincia a scrivere lunghi racconti, traduce da Gogol Taras Bul'ba, scrive un saggio su Anna Karenina. Non sorprende, quindi, che dopo essersi iscritto alla facolta' di Legge, l'abbia abbandonata l'anno dopo per Lettere. Non sorprende nemmeno se le frequentazioni con Norberto Bobbio, Augusto Monti e altri intellettuali torinesi (a Parigi, dove si era recato per completare la tesi di laurea, aveva anche avuto modo di incontrare Croce, Carlo Rosselli, Salvemini), hanno in qualche modo influenzato i suoi orientamenti politici. E' cosi' che Leone Ginzburg, che dopo la laurea in lettere moderne aveva subito ottenuto la libera docenza e che con Giulio Einaudi aveva appena costituito l'omonima casa editrice, viene estromesso dall'Universita': l'8 gennaio del 1934, infatti, rifiuta di prestare giuramento di fedelta' al regime fascista. Non solo: intensifica l'attivita' clandestina nel movimento di Giustizia e Liberta' e poche settimane dopo viene arrestato con Carlo Levi, Augusto Monti ed altri. Il Tribunale speciale condanna Ginzburg a quattro anni di reclusione. Un'amnistia gliene risparmia due, e lui esce dal carcere di Civitavecchia il 13 marzo del 1936. Come sorvegliato speciale non puo' svolgere attivita' pubblicistica, cosi' svolge, con Cesare Pavese, un intenso lavoro alla Einaudi. Si sposa nel '38 e lo stesso anno, a causa delle leggi razziali, perde la cittadinanza italiana. Quando, nel 1940 l'Italia entra nel conflitto Ginzburg e' arrestato e confinato, come "internato civile di guerra" in Abruzzo, a Pizzoli. Con la caduta del fascismo il giovane intellettuale ritorna a Roma ed e' tra gli organizzatori del Partito d'Azione e poi delle formazioni partigiane di Giustizia e Liberta'. Lavora alla sede romana dell'Einaudi e, durante l'occupazione, adotta il nome di copertura di Leonida Gianturco. Dirige "Italia Libera", giornale del Partito d'Azione, sino a che viene sorpreso nella tipografia clandestina. E' il 20 novembre del 1943. A Regina Coeli i fascisti scoprono presto chi e' davvero Leonida Gianturco e il 9 dicembre Leone Ginzburg viene trasferito nel braccio controllato dai tedeschi. Interrogatori, torture, una mascella fratturata. Nel gennaio del 1944 il prigioniero e' trasferito, quasi incosciente, nell'infermeria del carcere. Un mese dopo, mentre i suoi compagni stanno organizzando un'improbabile evasione, Leone Ginzburg viene trovato morto". Opere di Leone Ginzburg: Scritti, Einaudi, Torino 1964, nuova edizione 2000. Opere su Leone Ginzburg: AA. VV. (a cura di Nicola Tranfaglia), L'itinerario di Leone Ginzburg, Bollati Boringhieri, Torino 1996.

 

3. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Friedrich Engels, La guerra dei contadini in Germania, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 152.

- Friedrich Engels, L'origine della famiglia, della proprieta' privata e dello Stato, Editori Riuniti, Roma 1963, 1976, pp. 224.

- Friedrich Engels, L'origine della famiglia, della proprieta' privata e dello Stato, Savelli, Roma 1973, 1977, pp. 224.

- Friedrich Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca, Editori Riuniti, Roma 1950, 1976, pp. 96.

 

4. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

5. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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