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Nonviolenza. Femminile plurale. 414



 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 414 del 29 giugno 2013

 

In questo numero:

1. Scioperiamo. Per fermare la cultura della violenza

2. Peppe Sini: Il cuore congelato

3. Sosteniamo la ministra Cecile Kyenge, opponiamoci al razzismo

 

1. INIZIATIVE. SCIOPERIAMO. PER FERMARE LA CULTURA DELLA VIOLENZA

[Riproponiamo ancora una volta il seguente appello che abbiamo ricevuto alcuni giorni fa da Barbara Romagnoli (per contatti: duepunti2 at yahoo.it) e dal centro interculturale "Trama di terre" (per contatti: info at tramaditerre.org). Per contattare le promotrici dell'appello e aderire ad esso: scioperodonne2013 at gmail.com]

 

Scioperiamo. Per fermare la cultura della violenza

*

Alla presidente della Camera, Laura Boldrini

Alla ministra delle Pari Opportunita', Josefa Idem

Alla segretaria della Confederazione Generale del Lavoro, Susanna Camusso

A tutte le donne delle istituzioni, delle arti e dei mestieri

A tutte noi

*

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che e' stato rivolto alla ministra Cecile Kyenge - da un'altra donna - dice molto piu' di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta.

Non basta piu' il lavoro dei centri antiviolenza, fondamentale e prezioso. E non bastano le promesse di leggi che neanche arrivano. La ratifica della convenzione di Istanbul? Un passo importante, ma bisogna aspettare e aspettare. E noi non vogliamo piu' limitarci a lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo sulla carta; a proclamarci indignate per una violenza che non accenna a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri. Adesso chiediamo di piu'.

Chiediamo di poter vivere in una societa' che vuole realmente cambiare la cultura che alimenta questa mentalita' maschilista, patriarcale, trasversale, acclarata e spesso occulta, che noi riteniamo totalmente responsabile della mancanza di rispetto per le donne, e che non fa nulla per fermare questo inutile e doloroso femminicidio italiano.

Chiediamo che la parola femminicidio non venga piu' sottovalutata, svilita, criticata. Perche' racconta di un fenomeno che ancora in troppi negano, o che sia qualcosa che non li riguarda. O addirittura che molte delle donne uccise o violate, in fondo in fondo, qualche sbaglio lo avevano fatto. Quanta disumanita' nel non voler vedere il nostro immenso lavoro, quello pagato e quello non pagato, il lavoro di cura e riproduttivo, il genio, la creativita', il ruolo multiforme delle donne.

Chiediamo di fermarci. A tutte: madri, sorelle, figlie, nonne, zie, compagne, amanti, mogli, operaie, commesse, maestre, infermiere, badanti, dirigenti, fornaie, dottoresse, farmaciste, studentesse, professoresse, ministre, contadine, sindacaliste, impiegate, scrittrici, attrici, giornaliste, registe, precarie, artiste, atlete, disoccupate, politiche, funzionarie, fisioterapiste, babysitter, veline, parlamentari, prostitute, autiste, cameriere, avvocate, segretarie.

Fermiamoci per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo. Proclamiamo uno sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto paese. Perche' sia chiaro che senza di noi, noi donne, non si va da nessuna parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro corpo non c'e' societa' che tenga. Perche' la rabbia e il dolore, lo sconforto e l'indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno bisogno di un gesto forte.

Scioperiamo per noi e per tutte le donne che ogni giorno rischiano la loro vita. Per le donne che verranno, per gli uomini che staranno loro accanto.

Unisciti a noi, firma e diffondi questo appello. Insieme, poi, decideremo una data.

scioperodonne2013 at gmail.com

*

Barbara Romagnoli (giornalista freelance)

Adriana Terzo (giornalista freelance)

Tiziana Dal Pra (presidente del centro interculturale Trama di Terre)

 

2. EDITORIALE. PEPPE SINI: IL CUORE CONGELATO

 

Neanche questo orrore ci e' stato risparmiato.

Dopo il corpo femminile massacrato e chiuso in un sacco dell'immondizia; dopo quello sigillato in uno scatolone e poi abbandonato lungo la strada; dopo quello murato in una parete; ora quello incassato in un congelatore.

E un mese fa la ragazza bruciata viva, ed ogni giorno - ogni giorno - un femminicidio.

E' davvero necessario l'appello promosso da tre donne impegnate per i diritti umani che invita a uno sciopero delle donne contro la cultura della violenza, appello cui si puo' aderire scrivendo all'indirizzo di posta elettronica scioperodonne2013 at gmail.com

Ed e' davvero urgente che la Convenzione di Istanbul, approvata all'unanimita' dal Parlamento italiano, diventi immediatamente operativa in tutti i provvedimenti adeguati che essa prevede per contrastare la violenza contro le donne.

*

Ma e' altrettanto necessaria ed urgente una presa di coscienza ed un ingresso nella lotta degli uomini che non vogliono essere complici della furia femminicida e dell'ideologia e della prassi della violenza maschilista e patriarcale, dell'organizzazione sociale maschilista e patriarcale, dell'universo simbolico maschilista e patriarcale, del sistema di dominio maschilista e patriarcale, che del femminicidio e' l'evidente radice, e che e' la prima radice altresi' del sistema politico, economico, sociale e culturale dello sfruttamento, dell'inquinamento e della guerra.

Sono gli uomini che commettono i femminicidi. Sono gli uomini che agiscono e riproducono un potere sessista di spietata violenza. Sono gli uomini che impongono la cultura della schiavitu', dello stupro e dell'assassinio.

Ed io sono uno di quegli uomini che da lungo tempo, postisi alla scuola del femminismo, hanno capito la decisivita' di contrastare il maschilismo e il patriarcato, e che tutto si tiene. So quindi che e' primo dovere di noi uomini denunciare e contrastare a tutti i livelli ed in tutte le circostanze questa violenza che ci contamina. So quindi che e' primo dovere di noi uomini smascherare e contrastare ogni complicita', ogni subalternita', ogni acquiescenza, ogni atteggiamento di passiva accettazione, di torpida indifferenza, di ignava resa, ovvero di effettuale - per quanto pretesamente inconsapevole - favoreggiamento nei confronti di questa violenza nazista che comunque ci coinvolge.

Non so quale possa essere un'azione efficace che specificamente come uomini possiamo aggiungere a sostegno della lotta delle donne, un'azione che sia efficace innanzitutto nel contrasto immediato della violenza maschilista e patriarcale, ma che sia anche concretamente educativa ed autoeducativa, che trasformi e liberi ad un tempo i nostri costumi e linguaggi, i rapporti sociali e le forme istituzionali, le modalita' di essere nel mondo; ma occorre pur pensarle queste azioni efficaci contro il fascista che e' in noi, e praticarle; occorre pur schierarsi non solo a parole ma con gesti concreti ed atti positivi. Ed anche a non saper fare di meglio si puo' comunque iniziare col sostenere le lotte delle donne e le loro forme organizzate di intervento, nel porsi all'ascolto e al servizio delle loro esperienze di lotta e di solidarieta'; e col contrastare il maschilismo e il patriarcato nel proprio personale condursi nella vita quotidiana, nella trama delle relazioni esistenziali e dell'agire morale e politico quotidiano - puntuale e complessivo - nei luoghi sociali ove si e' collocati. Alcune indicazioni preziose sono quelle dell'associazione "Maschile Plurale" (se ne veda il sito: www.maschileplurale.it).

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Per scongelare i nostri cuori, per fare della lotta contro il maschilismo e il patriarcato non il proseguimento, ma la chiave della lotta contro la guerra e contro lo sfruttamento, poiche' maschilismo e patriarcato sono appunto la radice e il modello paradigmatico dello sfruttamento e della guerra, del potere schiavista, del potere mafioso, del potere assassino.

Per uscire da questa preistoria dell'umanita' in cui meta' del genere umano massacra l'altra meta' e spaccando l'umanita' in due tutto disumanizza, tutto riduce all'onnidistruttiva relazione carnefice-vittima, impedendo cosi' di costruire la societa' giusta in cui ogni essere umano sia d'aiuto ad ogni altro essere umano, in cui da ciascuno sia dato secondo le sue capacita' ed a ciascuno sia dato secondo i suoi bisogni, in cui s'inverino gli immortali principi dell'89: liberta' di espressione e di partecipazione, dalla paura e dal bisogno; eguaglianza di diritti nel riconoscimento della diversita' di ogni persona; rispetto e solidarieta' tra tutte le persone e tra l'umanita' e tutto il mondo vivente.

 

3. REPETITA IUVANT. SOSTENIAMO LA MINISTRA CECILE KYENGE, OPPONIAMOCI AL RAZZISMO

[Riproponiamo ancora il seguente appello dal titolo "Per i diritti umani di tutti gli esseri umani" diffuso il 12 maggio 2013]

 

La difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e' il primo dovere di ogni persona decente.

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Chiediamo che siano al piu' presto approvate leggi che riconoscano:

- che ogni persona che e' nata in Italia deve avere i diritti di ogni persona che e' nata in Italia;

- che ogni persona ha diritto a votare nel luogo in cui vive, lavora, paga le tasse, contribuisce al bene comune;

- che una persona puo' essere perseguita penalmente solo se commette un effettivo reato, non per il solo fatto di esistere;

- che i campi di concentramento vanno aboliti;

- che tutti gli esseri umani fanno parte dell'umanita';

- che vi e' una sola umanita' in un unico mondo casa comune dell'umanita' intera.

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Chiediamo ancora una volta che siano al piu' presto abolite tutte le abominevoli misure razziste imposte in anni passati da precedenti governi, che violano la Costituzione della Repubblica Italiana e i diritti umani di tutti gli esseri umani.

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Esprimiamo la nostra piena solidarieta' alla ministra Cecile Kyenge che sta subendo una ignobile e delinquenziale campagna di aggressione razzista.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

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Numero 414 del 29 giugno 2013

 

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