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[Nonviolenza] Telegrammi. 1458



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1458 del 16 novembre 2013

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Il 25 novembre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

2. Vinoba Bhave, "il primo satyagrahi"

3. Benito D'Ippolito, Sette commenti a Vinoba nel XX anniversario della scomparsa (2002)

4. Alla scuola di Emile Durkheim

5. In memoria di Georges Friedmann

6. Per Stokely Carmichael / Kwame Ture, quindici anni dopo

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. INIZIATIVE. IL 25 NOVEMBRE LA GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

 

Ovunque si promuovano iniziative.

Sosteniamo la proposta dello sciopero contro il femminicidio. Per contatti: sito: www.scioperodelledonne.it, http://scioperodonne.wordpress.com/, e-mail: organizza.scioperodonne at gmail.com

 

2. INCONTRI. VINOBA BHAVE, "IL PRIMO SATYAGRAHI"

 

Si e' svolto nel pomeriggio di venerdi' 15 novembre 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio commemorativo di Vinoba Bhave, nell'anniversario della morte - avvenuta il 15 novembre 1982 - del grande studioso e combattente nonviolento che Gandhi scelse - e chiamo' - come "il primo satyagrahi".

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Vinayak Bhave, detto Vinoba, 1895-1982, discepolo e collaboratore di Gandhi, ne prosegui' l'impegno. Promosse grandi campagne nonviolente, la "Societa' per l'elevazione di tutti" (Sarvodaya Samaj), il movimento per il dono della terra ai contadini. Tra le opere di Vinoba: Gandhi. La via del maestro, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1991; I valori democratici, Gabrielli, Verona 2008. Tra le opere su Vinoba: Shriman Narayan, Vinoba, Cittadella, Assisi 1974; Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, Jaca Book, Milano 1980. Nella rete telematica: www.mkgandhi-sarvodaya.org/vinoba

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Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati vari testi di e su Vinoba.

Le persone partecipanti all'incontro hanno espresso ancora una volta pieno sostegno all'appello al parlamento italiano affinche' "faccia cessare le stragi nel Mediterraneo legiferando il diritto per tutti gli esseri umani ad entrare in Italia - ed attraverso l'Italia in Europa - in modo legale e sicuro. Ogni essere umano ha diritto alla vita. Ogni essere umano ha diritto alla libera circolazione sull'unico pianeta casa comune dell'umanita' intera. Vi e' una sola umanita' e tutti gli esseri umani ne fanno parte".

 

3. MEMORIA. BENITO D'IPPOLITO. SETTE COMMENTI A VINOBA NEL XX ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA (2002)

 

"Vinoba e' un fuoco che brucia e una lampada accesa"

(Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, Jaca Book, Milano 1980, p. 212)

 

I. Disse Vinoba: "Quando parla un re si muovono gli eserciti. Quando parla un fakir si muove soltanto la sua barba" (in Shriman Narayan, Vinoba, Cittadella, Assisi 1974, p. 267).

 

Felice colui la cui parola

solo muove una barba, felice

colui la cui parola e' solo balsamo

ed agli eserciti tutti si oppone.

 

II. Disse Vinoba: "In democrazia la pistola e' stata sostituita dal voto" (in Shriman Narayan, Vinoba, cit., p. 163).

 

Lo sciopero e il voto, diceva il priore

di Barbiana; e per stringere ancora:

l'esempio, e null'altro.

 

III. Disse Vinoba: "si deve agire: 1) civilmente, cioe' entro i limiti che ci si e' posti; 2) in una forma ordinata, non ammettendo alcuna infrazione di disciplina da alcuna parte; 3) apertamente, cioe' senza nascondere nulla e senza alcuna simulazione o inganno; 4) con fermezza, presentando le proprie richieste minime in relazione alla questione controversa e non cedendo finche' non sono state soddisfatte. Qualunque punizione venga inferta per una tale infrazione all'ordinamento giuridico dovrebbe venire subita con animo lieto e senza alcun sentimento di odio. Una formazione di questo tipo dovrebbe entrare nel cuore della gente e a questo fine dovrebbe trovare un posto stabile nella pedagogia e nei codici etici della nazione" (in Shriman Narayan, Vinoba, cit., p. 115; ed anche in Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, Jaca Book, Milano 1980, p. 218).

 

La scienza dell'attaccamento alla verita'

(ma anche: del contatto con l'essere,

dell'adesione al buono che e' vero, la forza

dell'amore) questo richiede, e non altro:

responsabilita'

il rispondere al volto muto e sofferente

dell'altro, il rispondere della sofferenza

altrui, che diviene la tua:

il sentire che tutti siamo uno

(che una e' la carne, diceva Danilo).

 

IV. Disse Vinoba: "Sto cercando di camminare sulle orme del Budda e di Cristo. Voglio soltanto che il fiume di compassione - oggi asciutto - torni a scorrere" (in Shriman Narayan, Vinoba, cit., p. 222).

 

Lo appresi da Sancho, ed ero ancora giovane:

la misericordia e' quella giustizia

che invera la giustizia

ed oltre la giustizia apre una via

e lungo questa via si puo' salvare il mondo.

 

V. Disse Vinoba: "Che cosa e' il satyagraha? Senza rimanere scossi da piacere e dolore cerchiamo di portare alla luce cio' che vi e' di buono nell'avversario. Questo e' il senso di cercare il buono in ogni essere umano, questa e' la base del satyagraha. Tutti i programmi di dono sono basati su questa fede. L'intero programma del sarvodaya (elevazione di tutti) e' basato sul vedere il buono in ogni essere umano" (Vinoba, Gandhi. La via del maestro, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1991, p. 36).

 

In ogni essere umano la favilla

ancora arde dell'umanita'

la nostra lotta e' questo riscattare

l'umanita' di tutti, ed in ognuno.

 

VI. Disse Vinoba: "Gandhiji ha spiegato la differenza tra 'resistenza passiva' e satyagraha nei termini seguenti: 1) l'amore non ha posto nella resistenza passiva. La malevolenza non ha posto nel satyagraha. 2) La resistenza passiva sovente precede la resistenza armata. Il satyagraha preclude la resistenza armata. 3) Non si puo' opporre resistenza passiva ai propri amici e parenti. Si puo' rivolgere il satyagraha anche verso chi si ama. 4) L'idea soggiacente alla resistenza passiva e' di preoccupare e mettere in imbarazzo l'avversario. Il satyagraha preclude idee di questo genere" (Vinoba, Gandhi. La via del maestro, cit., pp. 60-61).

 

La nonviolenza e' attiva

e' lotta e contemplazione a un tempo

e' riconoscimento e suscitamento del conflitto, e via

a piu' alte e fraterne e sororali

contraddizioni, a piu' profondi

sororali e fraterni incontri.

 

VII. Disse Vinoba: "Se verro' a sapere che un uomo ha dato cedendo alla minaccia o a qualche altra costrizione, gli rendero' subito cio' che e' suo" (in Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, cit., p. 102).

 

Il dono vince la violenza

la generosita' sconfigge la paura.

Lo vedi da te, la nostra lotta

convincere vuole, che e' vincere insieme.

 

4. INCONTRI. ALLA SCUOLA DI EMILE DURKHEIM

 

Si e' svolto nella serata di venerdi' 15 novembre 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione sulla figura e l'opera di Emile Durkheim, deceduto il 15 novembre 1917.

Emile Durkheim (Epinal, 1858 - Parigi 1917) e' uno dei classici della sociologia. Tra le sue opere fondamentali: La divisione del lavoro sociale (1893); le regole del metodo sociologico (1895); Il suicidio (1897); Le forme elementari della vita religiosa (1912).

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni brani dalle opere fondamentali di Durkheim.

 

5. ANNIVERSARI. IN MEMORIA DI GEORGES FRIEDMANN

 

Rileggendone e commentandone alcuni testi, venerdi' 15 novembre 2013 abbiamo ricordato a Viterbo anche Georges Friedmann nell'anniversario della morte, avvenuta il 15 novembre 1977.

*

Georges Philippe Friedmann (Parigi, 13 maggio 1902 - 15 novembre 1977) e' stato un illustre filosofo e sociologo francese, antifascista e pacifista.

Tra le opere di Georges Friedmann: La crise du progres, Gallimard, 1936; Problemes humains du machinisme industriel, Gallimard, 1946; Leibniz et Spinoza, Gallimard, 1946; Ou' va le travail humain?, Gallimard, 1950; Le Travail en miettes, Gallimard, 1956; Fin du peuple juif?, Paris, Gallimard, 1965; La puissance et la sagesse, Gallimard, 1970; Les merveilleux instruments. Essais sur la communication de masse, Denoel-Gonthier, 1988.

Tra le opere su Georges Friedmann: Pierre Gremion et Francoise Piotet, Georges Friedmann. Un sociologue dans le siecle. 1902-1977, Paris 2004; Une nouvelle civilisation? Hommage a' Georges Friedmann, Paris, 1973.

Dalla "Treccani on line" riprendiamo la seguente breve scheda: "Sociologo francese (Parigi 1902 - ivi 1977). Professore di storia del lavoro al Conservatoire national des arts et metiers di Parigi e di sociologia industriale all'universita' di Parigi. Ha partecipato, anche come organizzatore, alla Resistenza nella regione di Tolosa. Si e' occupato particolarmente dei problemi del lavoro, della tecnica, del macchinismo, nei loro riflessi umani e sociali. Opere: Problemes du machinisme en Urss et dans les pays capitalistes (1934); De la Sainte Russie a' l'Urss (1938; trad. it. 1949); Problemes humaines du machinisme industriel (1946; trad. it. 1949); Ou' va le travail humain? (1951; trad. it. 1955); Le travail en miettes (1956; trad. it. 1960); Problemes d'Amerique latine (2 voll., 1961-62); Fin du peuple juif? (1965); Sept etudes sur l'homme et la technique (1966); La puissance et la sagesse (1970); Les merveilleux instruments (postumo, 1979). E' stato fra gli organizzatori della scuola sociologica francese, specialmente mediante la costituzione del Centre d'etudes sociologiques, dove vari specialisti collaborano nel quadro delle stesse ricerche attuando un'impostazione interdisciplinare".

Per un minimo approfondimento riportiamo anche la voce a lui dedicata nella Enciclopedia Italiana (IV Appendice, 1978) scritta da Franco Ferrarotti: "Georges Friedmann, sociologo, nato a Parigi il 13 maggio 1902, ivi morto il 15 novembre 1977. Specialmente interessato all'analisi e alla comprensione del fenomeno dell'industrializzazione, in particolare appare attento, contrariamente all'indirizzo prevalente nella sociologia degli Stati Uniti, alla dimensione storica dei problemi sociali e dei fenomeni tecnico-aziendali. E' stato, alla fine del secondo conflitto mondiale, fra gli organizzatori della scuola sociologica francese, specialmente mediante la costituzione del Centre d'etudes sociologiques, nel quale vari specialisti collaborano nel quadro delle stesse ricerche attuando un'impostazione interdisciplinare che dovrebbe garantire la comprensione globale dei fenomeni sociali studiati e non soltanto la determinazione specifica e settoriale degli stessi. Partito da preoccupazioni tipicamente aziendali, caratteristiche della sociologia industriale in senso specifico, Friedmann e' presto giunto a considerare criticamente il destino e le forme evolutive della societa' industriale come processo sociale globale, ossia come struttura economico-tecnica ma nello stesso tempo come sistema di significati e realta' culturale tendenzialmente omogenea. Nelle sue opere e' sempre presente l'intento di fissare le ripercussioni culturali, politiche e generalmente umane del progresso tecnico e del modo di produzione. In cio' egli si ricollega all'insegnamento dei classici della sociologia, da Saint-Simon a Marx e a Durkheim. Fra le opere principali si segnalano: Problemes humains du machinisme industriel, Parigi 1945 (trad. it. Torino 1949, 1972); Ou' va le travail humain?, ivi 1950; Le travail en miettes, ivi 1954 (trad. it. Milano 1960); Fin du peuple juif?, ivi 1965 (trad. it. Milano 1969)".

 

6. MEMORIA. PER STOKELY CARMICHAEL / KWAME TURE, QUINDICI ANNI DOPO

 

Quindici anni fa, il 15 novembre 1998, moriva di cancro a Conakry, in Guinea, Stokely Carmichael / Kwame Ture.

Era nato a Port of Spain, a Trinidad, il 29 giugno 1941, ed era stato uno dei leader del movimento antirazzista negli Stati Uniti. Laureato in filosofia, dirigente dello Student Nonviolent Coordinating Committee (Sncc), propugnatore del "black power" e figura simbolo del Black Panther Party, oppositore della guerra del Vietnam, sostenitore delle lotte di liberazione delle oppresse e degli oppressi, coniuge per alcuni anni di Miriam Makeba, fu duramente perseguitato, sistematicamente calunniato, piu' volte incarcerato, anche lui nel mirino del famigerato programma Cointelpro dell'Fbi che facendo ampio uso di metodi illegali e criminali letteralmente massacro' attivisti ed organizzazioni dei movimenti per i diritti civili e della sinistra. Dal 1969 si trasferi' a Conakry in Guinea, assunse il nome di Kwame Ture, proseguendo nel suo impegno antirazzista, antimperialista, socialista e panafricanista.

In molti lo incontrammo in una indimenticabile pagina di quell'indimenticabile libro scritto dalla Scuola di Barbiana che e' Lettera a una professoressa (Libreria Editrice Fiorentina, 1967).

Nel 1968 Laterza pubblico' la traduzione italiana del libro di Carmichael e di Charles V. Hamilton, Strategia del Potere Negro (ed. or. Black Power. The Politics of Liberation in America, Random House, New York 1967), un libro la cui lettura e' ancor oggi assai utile.

E nel 1969 presso Einaudi apparve la traduzione del volume che raccoglieva gli atti del congresso "Dialettica della liberazione" che si era svolto a Londra nel 1967, volume che comprendeva un appassionato, tumultuoso e acuminato intervento di Carmichael.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta gli scritti sia dei movimenti anticoloniali (e delle figure piu' vive di quelle esperienze: da Frantz Fanon ad Amilcar Cabral) sia dei movimenti antirazzisti americani (e delle figure piu' rappresentative di essi, da Martin Luther King a Malcolm X, da George Jackson a Leroi Jones / Amiri Baraka, ad Angela Davis) ebbero ampia circolazione anche in Italia e contribuirono significativamente ad una cultura e una pratica della solidarieta' internazionale e della concreta lotta per i diritti umani di tutti gli esseri umani, cultura e pratica che resta di grande valore, ed e' efficiente a non lasciarsi irretire dalle trappole dell'ideologia dominante che attraverso l'accecamento sulle effettuali radici della sofferenza nel mondo inducono sovente gli ignari e gli smemorati a variegate e pur ferrigne forme di complicita' col disordine costituito.

Dal nostro punto di vista, dal punto di vista della nonviolenza in cammino che ad ogni oppressione e violenza si oppone, e che al movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta propone la scelta nitida e intransigente della nonviolenza come unica forma di lotta realmente adeguata a contrastare la violenza dei potenti, la violenza dei poteri criminali, la violenza degli sfruttatori e degli oppressori tutti; dal nostro punto di vista, dal punto di vista della nonviolenza in cammino che sa che le strategie e le azioni violente portano sempre in ultima analisi alla vittoria degli oppressori anche perche' esse disumanizzano chi le adotta e quindi non possono mai essere intrinsecamente e realmente liberatrici (si ingannava su questo punto decisivo Fanon, che pure e' stato e resta uno dei nostri maestri maggiori); dal nostro punto di vista, dal punto di vista della nonviolenza in cammino che sa che solo come estrema forma di legittima difesa personale e collettiva - la Resistenza antifascista anche nelle sue modalita' armate, ad esempio - le strategie e le azioni violente sono ammissibili, come male necessario (che piu' grave male contrasta e limita e impedisce) e non come bene in se'; dal nostro punto di vista, dal punto di vista della nonviolenza in cammino che sa che solo la nonviolenza invera nei mezzi come nei fini la teoria e la prassi dell'integrale liberazione e dell'integra solidarieta'; dal nostro punto di vista, dal punto di vista della nonviolenza in cammino, Stokely Carmichael / Kwame Ture, quali che possano essere stati i suoi limiti, i suoi errori, le sue contraddizioni (e sarebbe utile una approfondita ricognizione del suo lavoro politico dagli anni Settanta agli anni Novanta, su cui manca a chi scrive queste righe un'adeguata documentazione per poter esprimere con sufficiente cognizione di causa una valutazione accurata), ha apportato un generoso contributo alla lotta contro l'oppressione, alla lotta per la liberazione dell'umanita'; ed a quindici anni dalla scomparsa lo ricordiamo come un compagno nel comune impegno di solidarieta' e di liberazione, i cui scritti, discorsi e interviste, storicamente situati e quindi contestualmente e criticamente letti, costituiscono ancora strumenti efficaci di interpretazione della realta' e di riflessione sui compiti dell'ora.

Tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

La nonviolenza e' in cammino.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Agnes Heller, L'uomo del Rinascimento, La Nuova Italia, Firenze 1977, pp. VI + 686.

- Sofia Vanni Rovighi, Storia della filosofia moderna dalla rivoluzione scientifica a Hegel, La Scuola, Brescia 1976, 1981, pp. 880.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1458 del 16 novembre 2013

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