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[Nonviolenza] Per un'Europa nonviolenta. 14



 

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PER UN'EUROPA NONVIOLENTA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XV)

Numero 14 del 21 maggio 2014

 

In questo numero:

1. Eufemio Straccarecchi: Mercoledi', e una salamandra

2. Francesco Gesualdi: Debito pubblico, decido anch'io

3. Francesco Gesualdi: "I Care"

4. Peppe Sini: Una proposta

5. Un modello di lettera alle persone amiche

6. Un modello di lettera ai mezzi d'informazione

7. Alcune pubblicazioni di Francuccio Gesualdi e del "Centro nuovo modello di sviluppo"

8. Per promuovere incontri con Francuccio Gesualdi

 

1. EDITORIALE. EUFEMIO STRACCARECCHI: MERCOLEDI', E UNA SALAMANDRA

 

Tra due giorni la campagna elettorale ufficialmente si conclude.

Tra quattro giorni si vota.

Noi che vorremmo portare la nonviolenza al parlamento europeo, e che per questo votiamo Francuccio Gesualdi e quindi la lista "L'altra Europa con Tsipras" che lo candida e che occorre raggiunga in tutta Italia almeno il 4% dei voti per superare la soglia di sbarramento, noi dobbiamo valorizzare questi ultimi giorni che restano per far circolare l'informazione sulla candidatura di Francuccio Gesualdi.

E dobbiamo farlo contando sulle nostre forze, e sulla ragionevole convinzione che se riusciamo a raggiungerle tante altre persone possono a loro volta impegnarsi a ridiffondere ancora questa informazione e questo invito a votare Francuccio Gesualdi e portare cosi' la nonviolenza nelle istituzioni europee.

*

Su questo foglio ripubblichiamo ancora alcuni materiali che speriamo utili. A chi ci legge chiediamo tre cose:

1. scrivere ai mezzi d'informazione e - chi puo' e sa - nei social media per far conoscere questa candidatura e cosa significa;

2. parlarne e scriverne alle persone amiche chiedendo loro un voto utile al fine dell'elezione di Francuccio Gesualdi: nelle quattro regioni della circoscrizione dell'Italia centrale dandogli la preferenza; in tutte le altre regioni votando comunque la lista Tsipras, poiche' occorre raggiungere il 4 per cento a livello nazionale affinche' possa essere eletto;

3. non perdere tempo e non lasciarsi distrarre e irretire dal soffocante vaniloquio e dalle recitate zuffe con cui la societa' dello spettacolo narcotizza ed abbrutisce le sue vittime; occorre uscire dalla subalternita' e dalla rassegnazione, spegnere la televisione da cui parlano i gangster, abolire il turpiloquio che reca gia' incistato in se' il fascismo, e dire in modo semplice e chiaro e gentile cio' che ci sembra sia vero, giusto e necessario.

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Per chi non sa come cominciare, suggeriamo di prendere un foglio di carta e fare un elenco di parenti ed amici e colleghi che stima e cui vuole bene. Poi uno ad uno li cerchi e parli con loro.

Chi ha un sito, un blog, una pagina facebook ed altre simili diavolerie, le usi per dare notizia; chi ha la possibilita' di usare la posta elettronica o di inviare messaggi e cinguettii dal telefono, lo faccia.

Chi e' timido, di voce fievole, di mano tremante, vacillante nell'incedere, mortalmente stanco, e vecchio e sdentato come noi, sussurri comunque a una persona amica questa sua volonta', questo nostro bisogno, questo bene comune: portare le esperienze e le proposte della nonviolenza nell'unica istituzione europea eletta dalla popolazione europea: col voto a Francuccio Gesualdi, il Francuccio allievo di don Milani nella scuola di Barbiana, l'animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, il fondatore con padre Alex Zanotelli della "Rete di Lilliput"; la persona che ha fatto crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'; la persona che ha scritto libri utilissimi come ad esempio il "Manuale per un consumo responsabile" e "Le catene del debito".

Il tempo e' poco; orsu', al lavoro.

*

E la salamandra? Eccola, in premio a chi ha voluto legger tutto.

 

2. RIFLESSIONE. FRANCESCO GESUALDI: DEBITO PUBBLICO, DECIDO ANCH'IO

[Ringraziamo di cuore Francuccio Gesualdi (per contatti: tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it, blog: http://blog.francescogesualdi.eu/) per averci consentito di ripubblicare questo suo intervento.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nell'esperienza della scuola di Barbiana, e' animatore dell'esperienza del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito in misura decisiva a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, della solidarieta' dei consumatori del Nord del mondo con i lavoratori del Sud contro la violenza sfruttatrice delle multinazionali, dell'impegno contro la trappola del debito che dopo averli rapinati affama e strozza i popoli, dell'azione per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita']

 

Da piu' parti si sente dire che faremo la fine della Grecia: disoccupazione alle stelle, servizi soppressi, poverta' dilagante. Ma se cosi' sara' per gli effetti, non altrettanto si puo' dire per le strategie.

Quando, nel 2010, la Troika atterro' ad Atene, i conti della finanza pubblica greca facevano tremare i polsi ai creditori. Le entrate fiscali non coprivano neanche la spese della macchina pubblica, figurarsi se c'erano soldi per gli interessi. Il rischio era che la Grecia diventasse un debitore insolvente, procurando guai non tanto al suo popolo, quanto alle banche di mezza Europa che avevano i cassetti pieni di titoli del debito greco. Percio' intervennero i mastini del capitalismo finanziario mondiale per costringere Atene a organizzarsi affinche' i soldi per gli interessi venissero trovati. Non importa se per riuscirci bisognava affamare i bambini, costringerli all'analfabetismo e alla morte per tetano. L'importante e' che da qualche parte i soldi saltassero fuori. Perche' l'unico obiettivo perseguito dal Fondo Monetario Internazionale, dall'Unione Europa e la Banca Centrale Europea, la troika appunto, e' garantire gli interessi ai creditori, che poi sono quel famoso 1% della popolazione mondiale che da sola controlla il 40% dell'intero patrimonio privato mondiale. E benche' strutture pubbliche, che funzionano con i soldi di tutti (per cui dovrebbero prendere le nostre difese, non delle banche), non appena uno stato e' in affanno i tre gendarmi gli saltano addosso per imporgli la solita camicia di forza: piu' tasse e meno spese in modo da generare un avanzo da destinare agli interessi. Eppure lo sanno che per questa strada si arriva a quel disastro economico che oltre a creare disoccupazione e poverta' mette sempre piu' a repentaglio la finanza pubblica. Perche' se l'economia si contrae si riduce anche il gettito fiscale e i conti dello stato entrano in un circuito perverso che impone altri aumenti fiscali e altri tagli alle spese come unico modo per recuperare le somme da dare ai creditori. I signori della Troika lo sanno che in fondo a questo percorso non c'e' che la morte del paese, ma vanno avanti imperterriti come lupi attratti dal sangue. E di fronte a una Grecia con un buco di bilancio colossale, non hanno sentito ragioni: hanno messo i greci in catene ed hanno saccheggiato le loro case per prendersi tutte le cibarie possibili da consegnare ai creditori.

Mossa rischiosa, perche' quando un popolo e' sottoposto a sacrifici pesanti puo' anche ribellarsi nell'impeto dell'esasperazione. E allora addio sogni di gloria, perche' nei conflitti sociali non si sa chi ne uscira' vittorioso. Non a caso le elezioni greche del 2012, con Syriza diventato secondo partito del paese, hanno tenuto il potere finanziario col fiato sospeso. Il che conferma che quando le condizioni lo permettono, il potere preferisce le mazzate per piccole dosi, perche' inducono i popoli alla sottomissione per la nostra innata propensione ad adattarci alle piccole malversita'. Se non fosse che di malversita' in malversita' si puo' arrivare alla morte.

In Italia si adotta la strategia delle piccole mazzate, anche detta del rospo bollito, da una trentina di anni, ed e' anche per questo se ci pieghiamo con estrema docilita' alle politiche di austerita' imposte dall'Unione Europea. Controllando i numeri ci accorgiamo che l'Italia in austerita' c'e' dal 1992, come dimostrano gli avanzi primari che da allora produciamo ogni anno. Detta in un altro modo, dal 1992 le nostre spese per servizi e investimenti sono sempre state al di sotto del gettito fiscale. Cio' non di meno continuiamo a ripetere come un mantra che siamo indebitati perche' abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita' e che i sacrifici a cui siamo sottoposti sono la giusta punizione per i nostri stravizi. Qualcuno dovra' ben raccontarlo agli italiani che dal 1992 abbiamo risparmiato 672 miliardi di euro e se abbiamo oltrepassato i 2000 miliardi di debito non e' per effetto delle nostre serate galanti, ma degli interessi che dal 1980 ci sono costati 2230 miliardi di euro. Ma chi lo fara'? Non certo i partiti, le televisioni o i giornali. A loro i cittadini servono acefali. La nostra unica speranza risiede in noi stessi, nella nostra capacita' di auto-organizzarci. Per questo il Centro Nuovo Modello di sviluppo ha lanciato la campagna "Debito pubblico decido anch'io" con lo scopo di favorire l'attivita' dei gruppi locali decisi a promuovere sul proprio territorio l'informazione e l'attenzione sul debito pubblico attraverso le iniziative piu' varie: dalle rappresentazioni teatrali ai giochi di strada, dai momenti informativi ai dibattiti in consiglio comunale, dal controllo popolare sui bilanci comunali, alle verifiche sulle gare d'appalto.

Il primo obiettivo della campagna e' favorire i contatti.

Spesso le iniziative stentano a decollare semplicemente perche' i militanti di uno stesso territorio non si conoscono fra loro. Per questo, il Centro invita chiunque condivida la campagna a segnalare la propria disponibilita' tramite il formulario approntato nella pagina della campagna "Debito pubblico decido anch'io" pubblicata nel sito www.cnms.it

I dati raccolti serviranno a facilitare la formazione dei nodi locali, a partire dai quali potranno essere organizzati corsi e scambi di esperienze a livello regionale e nazionale.

 

3. RIFLESSIONE. FRANCESCO GESUALDI: "I CARE"

[Ringraziamo di cuore Francuccio Gesualdi (per contatti: tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it, blog: http://blog.francescogesualdi.eu/) per averci consentito di ripubblicare questo suo intervento]

 

Erano gli anni Sessanta e benche' in cima a un monte, la scuola di Barbiana era diventata talmente famosa che richiamava visitatori da ogni dove. E accanto a esponenti della resistenza algerina e congolese, capito' anche un professore americano. Si chiamava Eric e fu lui a raccontarci che negli Stati Uniti era scoppiata una protesta giovanile che poi risulto' anticipatrice del '68 parigino. Rivendicavano una societa' piu' giusta, pacifica, libera da discriminazioni razziali. Come segno di riconoscimento usavano lo slogan "I care".

"Spiega meglio", gli chiese il Priore (cosi' noi ragazzi chiamavano don Lorenzo parroco e maestro). La sua richiesta non ci stupi'. Era convinto che la lingua rende liberi, che la dignita' si conquista sapendosi esprimere e capire il pensiero altrui, non solo per farsi le proprie ragioni a livello individuale, ma soprattutto per organizzarsi collettivamente e uscire, tutti insieme, da situazioni di oppressione. Dunque dedicava alla lingua moltissima attenzione. Le parole le sezionava, ce ne spiegava l'etimologia, ce ne illustrava la storia, le trasformazioni, le applicazioni nelle varie discipline. E si arrabbiava tantissimo se lasciavamo passare una parola difficile senza chiederne la spiegazione.

Dunque quella richiesta ci sembro' normalissima, addirittura scontata. Ci stupi' piuttosto l'esitazione di Eric. L'italiano lo sapeva bene, ma tergiversava: "Non e' facile da tradursi. Ogni formulazione e' riduttiva. Si potrebbe tradurre 'mi interessa, mi sta a cuore'. Ecco, si': e' la somma dell'uno e dell'altro, perche' I care coinvolge testa e cuore. E' una forma di interesse che esprime passione, coinvolgimento, non darsi pace finche' il problema non e' stato risolto. Forse la traduzione piu' appropriata e' 'Me ne sento responsabile'".

Di quell'espressione il Priore se ne innamoro' subito: rappresentava la sua filosofia di vita. Da quando era uscito di seminario si dedicava corpo e anima ai suoi parrocchiani. Si sentiva responsabile della condizione umana, sociale, intellettuale, spirituale, di ognuno di loro. Si chiedeva di continuo cosa poteva fare per aiutare ciascuno a ritrovare la propria dignita'.

Per questo prese pennarello e cartoncino e ci scrisse sopra, a lettere cubitali, la parola I care. Quindi lo fisso' con quattro cimici alla porta di camera sua che dava sulla stanza dove facevamo scuola. Lo appese per ricordarci che al tempo stesso era la filosofia della scuola, e l'obiettivo di formazione al quale tendere. Lavorare su di noi fino a sentirci responsabili di tutto cio' che avviene attorno a noi. Un concetto che poi riprese nella sua lettera ai giudici, il documento che scrisse per difendersi nel processo che lo vedeva imputato per apologia di reato, per avere difeso gli obiettori di coscienza: "C'e' un solo modo per uscirne: avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non e' ormai piu' una virtu', ma la piu' subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne' davanti agli uomini ne' davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto".

E lo affermava non solo per convinzione morale, ma anche per convinzione politica e analisi sociologica. E niente le convalida meglio dei processi di impoverimento, che, diciamocelo subito, sono il risultato di una profonda ingiustizia. Basti dire che il 20% piu' ricco della popolazione del mondo arraffa l'86% della ricchezza prodotta. Il 20% piu' povero deve accontentarsi appena dell'1%. Le statistiche ci informano ancora che il reddito del 5% piu' ricco e' 114 volte piu' alto del 5% piu' povero. Purtroppo ci dicono anche che le distanze crescono di giorno in giorno. Basti dire che mentre nel 1913 il divario fra il 20% piu' ricco e il 20% piu' povero era 11 a 1, nel 1960 lo troviamo a 30 a 1 e oggi addirittura a 86 a 1.

Le stesse disparita' esistenti nella distribuzione del reddito, naturalmente si riscontrano anche a livello dei consumi. Da questo punto di vista, l'umanita' si puo' dividere in tre classi: i derelitti, i "me la cavo" e gli opulenti.

La classe dei derelitti e' la piu' numerosa e comprende tutte quelle persone che vivono con meno di 700 dollari all'anno. Non mangiano piu' di una volta al giorno e si alimentano con una dieta costituita quasi esclusivamente da farinacei e legumi. Molti di loro bevono acqua di pozzo o di fiume. Vivono in baracche costruite con materiale di recupero o in capanne costruite con materiale naturale trovato nei dintorni. Hanno scarsi indumenti e un bassissimo livello di scolarita'. In caso di malattia non possono curarsi e sono costretti ad indebitarsi per fare fronte a qualsiasi necessita' che esce fuori dalla pura e semplice sopravvivenza. Non producono rifiuti oltre i loro escrementi.

I derelitti sono circa tre miliardi e rappresentano la meta' della popolazione mondiale. Sono sparsi in tutto il Sud del mondo, ma raggiungono punte particolarmente elevate in Asia Meridionale e nell'Africa sub-sahariana dove sono il 78% e il 76% della popolazione.

La classe dei "me la cavo" e' formata da persone che vivono con redditi compresi fra i 700 e i 7.500  dollari all'anno. Introducono calorie a sufficienza, ma si alimentano prevalentemente con farinacei, legumi e verdure. Solo ogni tanto mangiano carne, pesce e uova. Vivono in costruzioni in muratura che pero' sono rudimentali e solo raramente dispongono dei servizi igienici. Dispongono di corrente elettrica e alcuni hanno anche il frigo e la televisione. Riescono a muoversi con i mezzi pubblici, la bicicletta o la motoretta. Hanno cinque-sei anni di scolarita' e posseggono alcuni risparmi che li mettono in condizione di affrontare gli imprevisti meno gravi. Producono rifiuti limitati.

I "me la cavo" sono circa due miliardi e si trovano prevalentemente nel Sud del mondo. Ma non dobbiamo dimenticare che a questa categoria appartengono anche i 300 milioni di poveri che abitano nella parte ricca del mondo.

La classe degli opulenti e' la piu' piccola, con poco piu' di un miliardo di persone che hanno redditi pro capite superiori ai 7.500 dollari all'anno. Ingurgitano calorie in eccesso e si nutrono con una dieta a base di carne e cibo confezionato. Vivono in case riscaldate, dotate di tutti gli elettrodomestici. Godono in media di 13 anni di scolarita' e hanno soldi a sufficienza per curare almeno le malattie ricorrenti. Si muovono prevalentemente in auto e all'occorrenza con treni veloci e aerei.

Ormai tutti sanno che il club dei ricchi e' globalizzato e se esaminiamo da chi e' formata quella minoranza che fa man bassa della ricchezza mondiale, scopriamo che uno su tre abita nel Sud, ossia in quella parte di mondo che ha redditi pro capite medio bassi. In effetti come il Nord opulento ha i suoi miserabili anche il Sud povero ha i suoi benestanti. Il che rende sempre piu' difficile dividere il mondo in maniera netta. Ma dobbiamo ammettere che il gruppo dei privilegiati e' formato prevalentemente da noi abitanti del Nord ossia dell'Europa occidentale, del Nord America, del Giappone, dell'Australia. In tutto siamo 840 milioni e rappresentiamo solo il 14,2% della popolazione terrestre, ma incidiamo sui consumi mondiali per il 78,5%. A titolo d'esempio consumiamo il 55% dell'energia totale, il 70% della carta, il 40% della carne. Possediamo il 74% delle automobili e il 55% di telefoni e cellulari. Nel  contempo produciamo il 50% di anidride carbonica e mediamente produciamo una quantita' di spazzatura pro capite di 560 chili all'anno, contro i 180 di un abitante di Tunisi.

Chi ci governa, parla della poverta' come di una fatalita'. Ma la poverta' non e' una fatalita'. Al contrario e' scientificamente organizzata come lo era l'olocausto da parte dei nazisti. La poverta' e' il risultato di un sistema economico che non e' pensato per servire i bisogni della gente, ma gli interessi dei mercanti, non a caso si autodefinisce economia di mercato. Il sistema ha trasformato il mercato in un idolo pretendendo che abbia la capacita' di risolvere tutti i problemi del mondo. In realta' e' uno dei meccanismi che sta alla base dell'impoverimento perche' il mercato divide la gente in due: gli utili e gli inutili. Gli utili sono quelli che hanno dei soldi da spendere. Gli inutili tutti gli altri. I primi li coccola, li circuisce e addirittura ha interesse ad arricchirli ancora di piu' affinche' possano comprare sempre piu'. I secondi, invece, li esclude e addirittura ha interesse ad impoverirli sempre di piu' privandoli anche del poco che hanno. La categoria degli inutili si puo' dividere ulteriormente in tre sottogruppi. Il primo e' quello degli impoveriti, una massa di tre miliardi di persone di cui tutti si disfarebbero volentieri perche' sono considerati solo zavorra. Il secondo gruppo e' quello degli sfruttati, braccianti, contadini e operai che stanno dentro al sistema solo come manodopera da sfruttare. Il terzo gruppo, infine, e' quello degli autosufficienti, gente, cioe', che  riesce a vivere di autoproduzione senza  entrare mai in un negozio o in un supermercato. Si tratta di piccoli contadini, pescatori, abitanti della foresta che vivono lavorando un pezzetto di terra, pescando nel mare che bagna la loro costa, raccogliendo i frutti della natura. E' proprio contro di loro che il sistema si accanisce di piu' perche' se da una parte non hanno soldi per comprare, dall'altra hanno la colpa di basare la propria sopravvivenza su risorse che possono essere utilizzate dai mercanti per produrre beni da vendere a ricchi consumatori lontani. Per convincercene basta guardare agli indios dell'Amazzonia che sono buttati fuori dalle loro foreste quando si scopre che nel loro sottosuolo ci sono dei minerali o del petrolio da saccheggiare. Basta guardare ai pescatori delle coste africane che non riescono a pescare piu' un pesce perche' i grandi pescherecci stanno facendo razzia. Basta guardare ai contadini dell'isola di Santo Domingo che sono derubati dei loro terreni al fine di costruirci alberghi e campi da golf per i turisti europei.

Sfruttamento e spossesso sono due meccanismi chiave dei processi di impoverimento, e immediatamente salgono alla ribalta dei soggetti che rimangono sempre nell'ombra. Quando si analizzano le relazioni internazionali solitamente chiamiamo in causa solo i governi e le istituzioni internazionali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, ma i veri protagonisti dell'economia sono le imprese. Esse infatti gestiscono le filiere produttive ed hanno la responsabilita' dei prezzi e dei salari. Nestle' e Kraft, che assieme controllano il 25% di tutto il caffe' che transita a livello mondiale, hanno la loro responsabilita' per il crollo del prezzo del caffe' che oggi e' il 75% piu' basso di quello pagato negli anni Sessanta.

Un tempo il Sud del mondo interessava solo per le materie prime. Oggi interessa soprattutto per la manodopera a buon mercato, tant'e' che le imprese stanno riscrivendo la mappa della divisione internazionale della geografia del lavoro. Nessuno sa dove sia stata fabbricata l'auto su cui viaggiamo: il motore puo' essere stato costruito in Corea, la carrozzeria in Polonia, gli pneumatici in Malesia. Per contro sappiamo che scarpe, vestiti e giocattoli provengono quasi esclusivamente dall'Estremo Oriente e sono fabbricati da giovani operaie che quando va bene guadagnano 70 euro al mese. La responsabilita' delle paghe delle operaie bengalesi che guadagnano 40 euro al mese e' anche di Zara e di tutti gli altri grandi marchi dell'abbigliamento che cercano di trasferire la produzione nei paesi del mondo dove la licenza di sfruttamento e' piu' alta.

Quando parliamo di istituzioni come la Banca Mondiale o delle multinazionali, siamo assaliti dal senso di impotenza. Cosa possiamo fare noi cosi' piccoli di fronte a questi colossi? Eppure proprio da Barbiana, da don Milani ci arriva il messaggio che nella nostra piccolezza siamo molto potenti. Per rendercene conto basta analizzare la struttura del potere. E' un luogo comune che il potere stia in piedi da solo. In realta' e' sostenuto dal basso. La forza del potere si basa sul consenso popolare e sull'obbedienza. Il potere sta in piedi perche' noi lo sosteniamo attraverso i gesti del vivere quotidiano: il lavoro, il consumo, il risparmio, il pagamento delle tasse. E' proprio consumando come vuole lui, lavorando come vuole lui, risparmiando come vuole lui, votando come vuole lui e addirittura pensando come vuole lui che noi collaboriamo con il sistema alla stregua di veri e propri complici. Ecco perche' anche noi tutti siamo responsabili dei misfatti del sistema.

Ma la nostra responsabilita' e' solo una faccia della medaglia, l'altra e' il nostro potere.

Infatti, il nostro lavoro, il nostro consumo, il nostro risparmio, il nostro voto, non sono accessori di cui il sistema puo' fare a meno. Sono i pilastri portanti della sua struttura. Dal momento che questi nostri gesti sono cosi' importanti per la sopravvivenza del sistema, noi possiamo usarli per ricattarlo ed obbligarlo a comportamenti diversi. Proviamo ad immaginare cosa succederebbe se smettessimo di comprare i prodotti di Coca Cola, che e' accusata in Colombia di non rispettare i diritti sindacali, in India di prosciugare le falde acquifere e di mettere in vendita bevande con tassi elevati di sostanze chimiche.

Essa dovrebbero adeguarsi alle nostre richieste, pena il fallimento. Per tutte queste ragioni padre Zanotelli, un missionario comboniano, paragona il potere alla statua di Nabucodonosor. Le sue dimensioni erano imponenti ed incuteva in tutti un grande terrore. Ma la statua aveva un difetto: aveva i piedi di argilla e come tutti sanno l'argilla e' un materiale che sotto i raggi del sole diventa molto dura e regge un peso molto grande sopra di se'. Ma se riceve qualche goccia d'acqua diventa un'ammasso di fango e fa crollare cio' che ci sta sopra. Noi rappresentiamo i piedi del sistema e sta a noi decidere se vogliamo che quell'argilla diventi dura come l'acciaio o morbida come il fango. Il mezzo si chiama pensiero critico e comportamento coerente. Se pensiamo prima di agire e se agiamo confrontandoci con i nostri valori, possiamo mettere il sistema in ginocchio. Ecco perche' e' importante insegnare ai ragazzi che la politica non si fa solo nella cabina elettorale, ma ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all'edicola, in cucina, nel tempo libero, quando ci si sposa. Scegliendo cosa leggere, quale lavoro svolgere, cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o vampiresche, contribuiamo a costruire la democrazia o a demolirla, sosteniamo un'economia solidale e dei diritti o un'economia animalesca di sopraffazione reciproca. In effetti la societa' e' il risultato di regole e di comportamenti e se tutti ci comportassimo  in maniera consapevole, responsabile, equa, solidale, sobria, non solo daremmo un altro volto al nostro mondo, ma obbligheremmo il sistema a cambiare le sue regole perche' nessun potere riesce a sopravvivere di fronte ad una massa che pensa e che fa trionfare la coerenza sopra la codardia, il quieto vivere, le piccole avidita' del momento.

 

4. REPETITA IUVANT. PEPPE SINI: UNA PROPOSTA

 

Alle persone amiche che sentono come me l'esigenza di impegnarsi affinche' una persona rappresentativa della nonviolenza come Francuccio Gesualdi possa essere eletto al parlamento europeo, cosa che sarebbe un bene per tutti, propongo di scrivere delle lettere alle persone loro amiche ed ai mezzi d'informazione - i media locali, nazionali, "social" - per segnalare la candidatura di Francuccio Gesualdi.

Allego due modelli di lettera che chiunque puo' utilizzare con le eventuali modifiche che riterra' opportune.

E ricordo che occorre che la lista raggiunga almeno il 4 per cento a livello nazionale per superare la soglia di sbarramento, cosicche' anche se Francuccio Gesualdi e' candidato solo nella circoscrizione dell'Italia centrale, affinche' possa essere eletto occorre votare la lista "L'altra Europa per Tsipras" anche nel resto d'Italia, poiche' i soli voti dell'Italia centrale non possono bastare.

Mancano pochi giorni al voto. Adesso occorre fare il massimo sforzo. E grazie fin d'ora.

La nonviolenza e' in cammino.

 

5. MATERIALI. UN MODELLO DI LETTERA ALLE PERSONE AMICHE

 

Carissime e carissimi,

vorrei farvi sapere che nella circoscrizione dell'Italia centrale nella lista "L'altra Europa con Tsipras" e' candidato Francuccio Gesualdi.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, e' animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'. Ha scritto libri utilissimi come ad esempio il Manuale per un consumo responsabile (1999), Sobrieta' (2005), Le catene del debito (2013).

Vi proporrei sia di votarlo, sia di far circolare l'informazione.

Con Francuccio Gesualdi possiamo portare al parlamento europeo le esperienze, le riflessioni, le lotte e le proposte veramente necessarie.

Grazie dell'attenzione, grazie della solidarieta'.

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6. MATERIALI. UN MODELLO DI LETTERA AI MEZZI D'INFORMAZIONE

 

Gentili signori,

vorrei farvi sapere che nella circoscrizione dell'Italia centrale nella lista "L'altra Europa con Tsipras" e' candidato Francuccio Gesualdi.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, e' animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'. Ha scritto libri utilissimi come ad esempio il Manuale per un consumo responsabile (1999), Sobrieta' (2005), Le catene del debito (2013).

Per informazioni e contatti: Centro nuovo modello di sviluppo, via della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pisa), tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it

Grazie dell'attenzione e distinti saluti.

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Data

Indirizzo del mittente

 

7. MATERIALI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI FRANCUCCIO GESUALDI E DEL "CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO"

 

- Franco Gesualdi, Signorno', Guaraldi, Rimini-Firenze 1972.

- Franco Gesualdi, Economia: conoscere per scegliere, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982.

- Franco Gesualdi e Pierangelo Tambellini del Centro nuovo modello di sviluppo (Vecchiano - Pi), Energia nucleare. Cos'e' e i rischi a cui ci espone, Movimento Nonviolento, Perugia 1997.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Lettera ad un consumatore del Nord, Emi, Bologna 1990, 1994.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Boycott! Scelte di consumo scelte di giustizia. Manuale del consumatore etico, Macro/edizioni, San Martino di Sarsina (Fo) 1992.

- Francuccio Gesualdi, Jose' Luis Corzo Toral, Don Milani nella scrittura collettiva, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1992.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Sulla pelle dei bambini, Emi, Bologna 1994, 1995.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Nord/Sud. Predatori, predati e opportunisti. Guida alla comprensione e al superamento dei meccanismi che impoveriscono il Sud del mondo, Emi, Bologna 1993, 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al consumo critico. Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, Emi, Bologna 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Sud-Nord. Nuove alleanze per la dignita' del lavoro, Emi, Bologna 1996, 1997.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Geografia del supermercato mondiale. Produzione e condizioni di lavoro nel mondo delle multinazionali, Emi, Bologna 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Ai figli del pianeta. Scelte per un futuro vivibile, Emi, Bologna 1998.

- Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli, Milano 1999.

- Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Paola Costanzo, Te', infusi e tisane dal mondo, Sonda, Torino-Milano 2001.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al risparmio responsabile. Informazioni sui comportamenti delle banche per scelte consapevoli, Emi, Bologna 2002.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al telefono critico. Il mondo della telefonia messo a nudo, Terre di mezzo, Milano 2002.

- Willy Mutunga, Francesco Gesualdi, Stephen Ouma, Consumatori del nord lavoratori del sud. Il successo di una campagna della societa' civile contro la Del Monte in Kenya, Emi, Bologna 2003.

- Francesco Gesualdi, Acquisti trasparenti, Emi, Bologna 2005.

- Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Tutti i tipi di te', Sonda, Torino-Milano 2005.

- Francesco Gesualdi, John Pilger, Comprare con giustizia, Emi, Bologna 2005.

- Francesco Gesualdi, Centro nuovo modello di sviluppo, Sobrieta'. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti, Feltrinelli, Milano 2005.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Ai giovani figli del pianeta. Scegliamo insieme un futuro per tutti, Emi, Bologna 2005.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al vestire critico, Emi, Bologna 2006.

- Francesco Gesualdi, Acqua con giustizia e sobrieta', Emi, Bologna 2007.

- Francesco Gesualdi, Il mercante d'acqua, Feltrinelli Milano 2007.

- Francesco Gesualdi, Lorenzo Guadagnucci, Dalla parte sbagliata del mondo. Da Barbiana al consumo critico: storia e opinioni di un militante, Terre di mezzo, Milano 2008.

- Francesco Gesualdi, Vito Sammarco, Consumattori. Per un nuovo stile di vita, La Scuola, Brescia 2009.

- Francesco Gesualdi, L'altra via. Dalla crescita al benvivere, programma per un'economia della sazieta', Terre di Mezzo, Milano 2009.

- Francesco Gesualdi, Dario Bossi, Il prezzo del ferro. Come si arricchisce la piu' grande multinazionale del ferro e come resistono le vittime a livello mondiale, Emi, Bologna 2010.

- Francesco Gesualdi, Cercatori del regno. Cammino missionario verso la Pasqua 2011. Una Quaresima per crescere nella spiritualita' dei nuovi stili di vita, Emi, Bologna 2011.

- Francesco Gesualdi, I fuorilega del nordest, Dissensi, 2011.

- Centro nuovo modello di sviluppo, I mercanti della notizia. Guida al controllo dell'informazione in Italia, Emi, Bologna 2011.

- Francesco Gesualdi, Facciamo da soli. Per uscire dalla crisi, oltre il mito della crescita: ripartiamo dal lavoro e riprendiamoci l'economia, Altreconomia, Milano 2012.

- Francesco Gesualdi, Le catene del debito. E come possiamo spezzarle, Feltrinelli, Milano 2013.

- Francesco Gesualdi, L'economia del bene comune, Feltrinelli, Milano 2013.

- Francesco Gesualdi, Cambiare il sistema. La storia e il pensiero del padre del consumo critico, fondatore del "Centro nuovo modello di sviluppo", Altreconomia, Milano 2014.

*

Ovviamente cfr. inoltre anche almeno:

- Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1967.

- AA. VV., La Rete di Lilliput. Alleanze, obiettivi, strategie, Emi, Bologna 2001.

 

8. RIFERIMENTI. PER PROMUOVERE INCONTRI CON FRANCUCCIO GESUALDI

 

Contattare il Centro nuovo modello di sviluppo, via della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pisa), tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it

 

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PER UN'EUROPA NONVIOLENTA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 14 del 21 maggio 2014

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