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[Nonviolenza] Telegrammi. 1646



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1646 del 23 maggio 2014

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Francesco Gesualdi: 25 aprile, percorsi di Liberazione

2. Francesco Gesualdi: Le nuove frontiere del Primo Maggio

3. Francesco Gesualdi: Perche' ho accettato di candidarmi

4. Una breve nota biografica su Francuccio Gesualdi

5. Alcune pubblicazioni di Francuccio Gesualdi e del "Centro nuovo modello di sviluppo"

6. Per promuovere incontri con Francuccio Gesualdi

7. Un modello di lettera alle persone amiche

8. Un modello di lettera ai mezzi d'informazione

9. Una conferenza a Viterbo: "Costruire l'Europa nonviolenta"

10. "Economia, biosfera, democrazia". Un incontro di studio

11. Segnalazioni librarie

12. La "Carta" del Movimento Nonviolento

13. Per saperne di piu'

 

1. RIFLESSIONE. FRANCESCO GESUALDI: 25 APRILE, PERCORSI DI LIBERAZIONE

[Dal blog http://blog.francescogesualdi.eu riprendiamo il seguente testo scritto in occasione del 25 aprile. Ringraziamo di cuore Francuccio Gesualdi (per contatti: tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it, blog: http://blog.francescogesualdi.eu/) per averci consentito di ripubblicare questo suo intervento.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nell'esperienza della scuola di Barbiana, e' animatore dell'esperienza del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito in misura decisiva a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, della solidarieta' dei consumatori del Nord del mondo con i lavoratori del Sud contro la violenza sfruttatrice delle multinazionali, dell'impegno contro la trappola del debito che dopo averli rapinati affama e strozza i popoli, dell'azione per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita']

 

Il 25 aprile si festeggia la liberazione dalla dittatura fascista. Ma una domanda sorge spontanea: siamo veramente in un sistema libero? Di certo abbiamo liberta' d'espressione, abbiamo diritto di voto e liberta' di associazione. Ma i dubbi sono sulla qualita' della democrazia.

L'articolo 1 della Costituzione afferma che la sovranita' appartiene al popolo.

Come dire che il popolo definisce le scelte e le istituzioni politiche le trasformano in leggi. Ma a giudicare dai fatti si direbbe che oggi avviene il contrario. La casta decide e il popolo subisce. Non a caso nel vocabolario politico la parola "partecipazione" e' sempre piu' sostituita dalla parola "consenso". Il nuovo testo di riferimento non e' piu' la Costituzione, ma il libro di Vance Packard sui persuasori occulti.

Che il progetto sia quello di trasformare il popolo in suddito lo si vede anche da altri segnali. L'attacco alla scuola, prima di tutto. Piero Calamandrei definiva la scuola "organo costituzionale" perche' sapeva che dalla qualita' della scuola dipende la qualita' della democrazia. Anche don Lorenzo Milani comincio' a fare scuola perche' aveva capito che l'ignoranza e' la madre di tutte le miserie. Stando accanto agli operai e ai contadini aveva capito che la miseria e' figlia dell'inganno e del raggiro, possibile fra chi non capisce la realta', ed e' figlia del senso di impotenza tipico di chi non sa esprimersi. E nella Lettera a una professoressa si afferma che compito della scuola e' formare cittadini sovrani. Dal che ne deriva che la scuola deve essere universale, ossia aperta a tutti, come prevede l'articolo 34 della Costituzione. Ne deriva anche che deve essere piu' attenta agli ultimi che ai primi. Deve dare di piu' a chi e' piu' indietro, perche' l'obiettivo non e' selezionare, ma fornire a tutti gli strumenti di partecipazione. Oggi invece che il principio di riferimento e' la meritocrazia, la scuola e' stata trasformata in un'aula di tribunale che annota chi sono i bravi da mandare avanti e i somari da respingere. Il risultato e' che una gran massa di persone non e' piu' in grado di capire, ne' di pensare. Percio' e' totalmente vittima dei mezzi di informazione che rappresentano l'altro corno della costruzione o distruzione della democrazia.

Non si finira' mai di sottolineare il ruolo strategico dei mass-media: quotidiani, settimanali, mensili, ma soprattutto televisioni, che entrando nelle nostre case modellano a loro piacimento la nostra percezione della realta'. Questo sistema mercantilista pretende di considerare l'informazione una merce qualsiasi, addirittura un substrato da usare come veicolo della pubblicita'. Ma l'informazione, al pari della scuola, e' un pilastro portante della democrazia: la gente pensa in un modo o in un altro, quindi vota in un modo o in un altro, a seconda dell'idea che si fa della realta', dei modelli culturali in cui si identifica, dei principi sociali in cui crede. Ed ecco l'importanza della proprieta' dei mezzi di informazione, che in Italia desta grande preoccupazione.

In ambito televisivo, nonostante Berlusconi, Murdoch, Cairo, una parvenza di informazione pubblica e' rimasta con la Rai. Ma nel campo della carta stampata, con l'eccezione di poche testate minoritarie, e' tutta nelle mani di imprese o grandi famiglie: La Stampa alla Fiat, La Repubblica a De Benedetti, Il Corriere della Sera a Mediobanca , L'Unita' a Fago, La Nazione a Monti Riffeser, Il Messaggero a Caltagirone, Libero ad Angelini, Il Giornale a Berlusconi. In definitiva tutti i piu' grandi quotidiani italiani esprimono un'unica visione culturale: il punto di vista del capitale privato.

Vanno trovati dei modi per consentire a tutte le componenti politiche e popolari, ricche di idee ma povere di mezzi, di esprimere la propria voce, altrimenti avremo sempre una liberta' di stampa formale, ma non sostanziale. Ne sono convinte anche numerose organizzazioni europee che hanno lanciato un'iniziativa di cittadinanza europea (http://www.mediainitiative.eu/it) per chiedere alla Commissione Europea provvedimenti che limitino la concentrazione della proprieta' dei media e della pubblicita'. Non un'iniziativa risolutiva, ma pur sempre un avvio.

 

2. RIFLESSIONE. FRANCESCO GESUALDI: LE NUOVE FRONTIERE DEL PRIMO MAGGIO

[Dal blog http://blog.francescogesualdi.eu riprendiamo il seguente testo scritto in occasione del Primo Maggio. Ringraziamo di cuore Francuccio Gesualdi (per contatti: tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it, blog: http://blog.francescogesualdi.eu/) per averci consentito di ripubblicare questo suo intervento]

 

La festa del Primo Maggio trae origine da una manifestazione sindacale organizzata a Chicago nel 1886 per ottenere la giornata di otto ore. Ci furono scontri che lasciarono sul terreno dodici morti fra cui sette poliziotti uccisi da fuoco amico. Da allora il Primo Maggio e' diventato l'emblema della lotta dei lavoratori per i propri diritti.

Nel secondo dopoguerra i diritti dei lavoratori erano riusciti a farsi strada, ma la globalizzazione e l'avanzata della cultura mercantilista stanno corrodendo molte conquiste. Lo dimostra il numero di contratti che non riescono ad essere rinnovati, l'aumento dell'orario di lavoro, gli arretramenti salariali, l'aumento della precarieta'.

L'arma piu' potente oggi usata dalle imprese per tenere i lavoratori sotto scacco e' la minaccia della delocalizzazione. Nel gennaio 2014 Electrolux ha chiesto una forte riduzione dei salari come condizione per rimanere in Italia, altrimenti avrebbe trasferito tutto in Polonia. Analogamente ha fatto la Fiat a Pomigliano, mentre molte altre aziende hanno semplicemente chiuso.

Ma la delocalizzazione e' solo una delle strategie utilizzate per mettere i lavoratori in guerra fra loro e costringerli ad accettare salari e diritti di livello sempre piu' basso. In Europa ci siamo inventati anche il lavoro distaccato che consiste in un processo di trasferimento alla rovescia. Sono le imprese dei paesi a bassi salari che si trasferiscono, con tutto il loro carico umano, nei paesi a salari piu' alti. Il tutto e' regolamentato dalla direttiva 96/71/CE del 1996.

L'ambito di applicazione e' quella dell'appalto. Considerato che per spendere meno, le aziende hanno preso l'abitudine ad appaltare pezzi importanti di produzione a ditte esterne, l'Unione Europea ha permesso di rivolgersi anche a ditte estere purche' residenti in paesi dell'Unione. E nel 2013 si e' scoperto che molti mattatoi tedeschi appaltano fasi di macellazione a imprese rumene che usano lavoratori fatti venire direttamente dalla Romania. Ma a quali condizioni? Purtroppo quelle in vigore in Romania.

Per la verita' la direttiva pone dei paletti per evitare che il trattamento sia troppo distante da quello previsto dal paese ospitante. Ad esempio prevede che il salario non possa essere inferiore a quello minimo fissato dalla legge e che siano rispettate le norme in materia di orari, riposi, ferie e sicurezza. Ma in Germania, tanto per dire, non esiste salario minimo fissato per legge e un servizio televisivo del giugno 2013 ha scoperto mattatoi tedeschi che usano operai rumeni pagati 600 euro per 150 ore di lavoro. Nessuna tutela e la minaccia di essere rispediti a casa in caso di malattia. Sara' anche per questo se i salumieri tedeschi riescono ad esportare in Italia prosciutti a prezzi che mettono fuori gioco i produttori italiani?

Ma a peggiorare il quadro di una legislazione lassa, si aggiungono le violazioni. Il servizio televisivo mandato in onda in Germania ha riportato il caso di una lavoratrice rumena ingaggiata a chiamata, e alloggiata in un casolare di fortuna assieme ad altre colleghe della stessa nazionalita', che e' stata licenziata quando ha chiesto le ferie. Alla richiesta di riottenere i documenti di lavoro per presentarli all'ufficio di collocamento, la ditta ha temporeggiato, e quando la lavoratrice ha manifestato l'intenzione di rivolgersi a un avvocato e' stata minacciata di morte: "Pensaci bene", le e' stato detto, "potresti essere accidentalmente investita da un'auto o potrebbe accadere qualcosa di spiacevole ai tuoi figli rimasti in Romania".

Nel dicembre scorso, la pratica del lavoro distaccato ha suscitato una rivolta popolare in Francia. Nella cittadina di Dunkerque centinaia di famiglie guardavano con speranza al nuovo cantiere aperto per costruire il quarto porto metanifero di Loon-Plage. Ma molte aspettative sono andate deluse, perche' gran parte dei posti sono stati ricoperti da lavoratori stranieri al seguito delle imprese appaltate: tecnici italiani e spagnoli, operai rumeni, saldatori portoghesi. Ai francesi sono toccati solo 500 posti su un totale di 1200 assunzioni. Dolce musica per le orecchie di Marine Le Pen che ha subito tuonato contro gli stranieri che rubano lavoro ai francesi. La solita storia di chi si scaglia contro le vittime invece che contro i profittatori. Ad esempio non e' stata spesa una parola su Total, proprietaria del cantiere che ha appaltato i servizi.

Visti i tanti casi di lavoro indegno denunciati dal sindacato e dalla stampa, il 16 aprile 2014 il Parlamento Europeo ha approvato un provvedimento teso ad intensificare i controlli nell'ambito degli appalti. Ma il vero problema e' alla fonte. E' una legislazione che consente alle imprese di scegliersi appaltate al ribasso. Eppure basterebbe introdurre il principio secondo il quale il lavoratore estero al seguito di una ditta appaltata gode del trattamento nazionale di miglior favore, per mettere definitivamente fuori gioco una pratica organizzata per fare soldi sullo sfruttamento dei piu' miserabili. Ma per un passo del genere bisogna considerare il lavoro come persona, non come merce. Ecco la vera sfida culturale del Primo Maggio.

 

3. RIFLESSIONE. FRANCESCO GESUALDI: PERCHE' HO ACCETTATO DI CANDIDARMI

[Dal blog http://blog.francescogesualdi.eu riprendiamo il seguente testo. Ringraziamo di cuore Francuccio Gesualdi (per contatti: tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it, blog: http://blog.francescogesualdi.eu/) per averci consentito di ripubblicare questo suo intervento]

 

Altre volte mi era stato chiesto di presentarmi candidato, ma non avevo mai accettato per preservare la mia indipendenza. Questa volta e' stato diverso.

Non solo per i connotati della lista Tsipras, nata dal basso, senza mezzi ne' padrini, al di fuori di ogni logica di potere. Ma soprattutto per la proposta che la lista sostiene e per la posta in gioco che l'Europa racchiude.

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Un brutto risveglio

Abbiamo sempre considerato l'Europa un'istituzione lontana che si occupa di temi apparentemente marginali: norme commerciali, contributi all'agricoltura, rapporti con i consumatori. Certo non la politica sociale, ne' la salute, ne' la scuola, ne' tutto il resto che ha un impatto diretto sulla qualita' delle nostre vite. Finche' non e' arrivato l'euro che abbiamo accolto con un misto di curiosita' e di orgoglio. Curiosita' per la novita' che rappresentava. Orgoglio per la convinzione di entrare a far parte di una potenza economica che ci avrebbe offerto solo vantaggi.

E tuttavia la partenza non fu delle migliori, considerato che bottegai e supermercati ne approfittarono per imporci un rialzo di prezzi su beni di largo consumo. Ma i tassi di interessi scesero ai minimi storici con sollievo non solo per lo stato, perennemente indebitato, ma anche per famiglie ed imprese che potevano ottenere credito a buon mercato.

La luna di miele, pero', non fu di lunga durata, almeno per medie e piccole imprese, che ben presto sentirono il fiato sul collo della concorrenza tedesca e capirono che senza altri provvedimenti di tipo fiscale, doganale, creditizio, atti a colmare le differenze, le unioni monetarie si trasformano in una ghigliottina al servizio dalle imprese piu' forti per decapitare quelle piu' deboli. Tant'e' che in Italia le importazioni dalla Germania crebbero fino a un piu' 10%, nel 2006, con danno per le imprese nostrane.

Poi sopraggiunse la crisi mondiale e assieme ad essa l'attacco speculativo ai governi piu' indebitati, che invece di essere difesi dall'Europa vennero presi per il collo affinche' pagassero a costo di qualsiasi sacrificio. E mentre la Grecia agonizzava sotto i colpi mortali dell'austerita', abbiamo scoperto che l'Europa e' stata progettata non per promuovere i nostri diritti, bensi' per difendere gli interessi dei potentati economici, primo fra tutti quello della finanza.

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Non l'euro, ma l'assenza di regole

Inevitabilmente si e' sviluppata una grande avversione verso questo tipo di Europa, e all'ordine del giorno si e' imposta con forza la domanda "che fare?".

La risposta di parte della popolazione e' l'uscita dall'euro. Ma non tutti con la stessa motivazione. Alcuni solo per recuperare la possibilita' di svalutare e riconquistare, per questa via, il vantaggio competitivo che abbiamo perduto. Dunque un obiettivo tutto interno alla logica mercantilista che mi lascia perplesso anche per la spinta nazionalista che puo' alimentare.

Naturalmente non sottovaluto l'esigenza dell'equilibrio commerciale con l'estero, ne' le pressioni esercitate dal mondo imprenditoriale per vincere la battaglia della competitivita' comprimendo salari e diritti. Ma fra chi propone di recuperare competitivita' svalutando i salari e chi propone di recuperarla svalutando la moneta, c'e' una terza via, ben piu' ambiziosa, che e' quella di svalutare la competitivita'.

Non possiamo continuare a concepire l'economia come un campo di battaglia dominato dalle imprese in perenne lotta fra loro e mentre combattono riducono in poltiglia diritti, dignita', sicurezza, salute, ambiente. Esiste un'altra possibilita' che e' quella di sottomettere l'attivita' delle imprese al rispetto di regole invalicabili di tipo salariale, previdenziale, occupazionale, ambientale. Se avessimo accompagnato la globalizzazione con regole condivise a livello mondiale, non avremmo assistito al ritorno del lavoro minorile, ne' al proliferare di salariati con paghe al di sotto della soglia della poverta'.

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Strumenti nuovi per obiettivi nuovi

A livello globale la partita l'abbiamo persa, ma possiamo impegnarci per vincerla a livello europeo. Non allontanandoci fra noi, ma rafforzando il progetto di unione europea su basi totalmente diverse. La sfida e' cambiare anima all'Europa, traghettarla dal credo mercantilista a quello sociale. Spingerla a farsi paladina dei diritti tramite provvedimenti che frenano l'aggressivita' delle imprese piu' forti e misure che creano uniformita' salariale, fiscale, previdenziale, a livello europeo.

Dobbiamo sbarazzarci della logica della sopraffazione per sostituirla con quella della cooperazione, della programmazione, della sostenibilita'. E piu' che puntare alla conquista dei mercati esteri dobbiamo puntare al rafforzamento dei mercati interni perche' nella logica della sostenibilita' le merci debbono viaggiare il meno possibile. Non ha senso mangiare patate irlandesi o indossare scarpe indonesiane. Non serve a noi e non serve all'ambiente. Le economie dovrebbero produrre in via prioritaria per la gente del luogo. Per cui, piu' che il ripristino di monete nazionali servirebbe l'esplosione di monete a km zero. Tante monete locali che convivono con una moneta continentale, questa potrebbe essere la via che conduce alla sostenibilita' ambientale e alla stabilita' occupazionale.

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Meno concorrenza, piu' accordi

Ed oggi che la logica espansiva ci ha procurato seri danni sul piano occupazionale, dobbiamo stare attenti a non cercare la soluzione negli stessi meccanismi che hanno provocato il problema. La nostra occupazione va difesa, questo e' certo, ma non a detrimento dell'occupazione degli altri. E non e' certo affidandoci alla spontaneita' del mercato, che possiamo sperare di raggiungere la piena occupazione a livello europeo. Troppo a lungo abbiamo confidato nelle capacita' miracolistiche del mercato, per poi prendere atto dei suoi fallimenti. I problemi si risolvono con la progettazione, come d'altronde si fa in ogni impresa e in ogni famiglia.

Anche per la piena occupazione serve un piano programmatico europeo che definisca chi fa cosa e con quali risorse, avendo ben chiaro che per mantenere un certo equilibrio bisogna saper frenare i piu' forti e rafforzare i piu' deboli. Questo dovrebbe fare un'Europa a vocazione sociale: vigilare che nessuno si espanda a tal punto da danneggiare gli altri e intervenire con misure fiscali, doganali, creditizie per rendere il contesto europeo piu' omogeneo da un punto di vista salariale, normativo, contributivo. Se invece si incaponira' a voler fare il custode della guerra di tutti contro tutti, lasciando che i piu' forti sopraffacciano i piu' deboli, beh allora non solo scomparira' l'euro, ma la stessa Unione Europea che si trasformera' in una polveriera di odio reciproco.

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Rifondare la Bce per un'altra sovranita' monetaria

E mentre alcuni sostengono l'uscita dall'euro in nome della competitivita', altri rivendicano il ritorno alla lira per recuperare quella sovranita' monetaria che ci potrebbe permettere di risolvere il problema del debito pubblico in alternativa all'austerita'. Se disponessimo di una banca centrale al servizio della collettivita', invece che al servizio del sistema bancario, potremmo attivare varie procedure per liberarci del debito pubblico in maniera indolore. Dunque dobbiamo recuperare con urgenza una sovranita' monetaria finalizzata alla piena occupazione e al sostegno dell'economia pubblica, tramite finanziamenti diretti allo stato. Ma la domanda e' se perseguirla in maniera collettiva, come eurozona, o individualmente come Italia che si stacca dall'euro. La mia posizione e' che dobbiamo fare di tutto per recuperarla come eurozona riformando la Banca Centrale Europea. Prima di tutto per una ragione strategica. Il sistema finanziario mondiale e' infestato da lupi lasciati liberi di assalire qualsiasi preda facilmente braccabile, e quanto piu' ci isoliamo tanto piu' ci esponiamo al rischio di essere sbranati se compiamo scelte a loro sgradite. Molto piu' saggio rimanere nel branco per resistere al loro attacco e poterli respingere.

*

Insieme per un'Europa solidale e sostenibile

Ma la ragione piu' profonda per cui opto per un recupero di sovranita' monetaria socialmente orientata, all'interno dell'eurozona, e' di tipo politico. Per attaccamento a un precetto della scuola di Barbiana che dice: "Il problema degli altri e' uguale al mio. Sortirne tutti insieme e' la politica. Sortirne da soli e' l'avarizia". Le conseguenze negative di questa Europa liberal-masson-speculativa (austerita', riduzione salariale, distruzione delle economie piu' deboli) sono un problema non solo nostro, ma anche di greci, spagnoli, portoghesi, perfino delle classi piu' povere tedesche.

Fuggire da soli dal carcere e' individualismo. Batterci insieme per la liberazione e' solidarieta'. Questa Europa va riformata in profondita' prima ancora che nella sua impostazione organizzativa, nella sua visione politica. Il suo centro gravitazionale non puo' piu' essere il profitto, il mercato, la concorrenza, l'espansione degli affari qualsiasi essi siano. Il fulcro dell'Europa deve essere la persona e l'ambiente in modo da promuovere forme di investimento, di produzione, di consumo, di fiscalita', di spesa pubblica, che tutelino l'interesse generale, la pace, la salute, la qualita' della vita, il soddisfacimento dei bisogni fondamentali per tutti, i beni comuni, i diritti dei lavoratori, l'inclusione sociale e lavorativa, il superamento degli squilibri territoriali, le economie locali, la cooperazione internazionale, la partecipazione, la democrazia.

Nel programma della lista Tsipras ho colto questa visione. Percio' ho accettato di candidarmi: per offrire una rappresentanza a chi vuole battersi per farle strada.

 

4. MATERIALI. UNA BREVE NOTA BIOGRAFICA SU FRANCUCCIO GESUALDI

[Dal blog http://blog.francescogesualdi.eu riprendiamo il seguente testo]

 

Nato nel 1949 nei pressi di Foggia giunge a Barbiana nel 1956 ed e' allievo di don Milani fino al 1967.

Partecipa alla stesura di "Lettera a una professoressa". Nel 1968 frequenta il corso annuale per quadri sindacali della Cisl, che gli offre una formazione in campo economico.

Dal 1971 al 1974 insegna alla Scuola di Servizio Sociale a Calenzano (Fi). Poi e' in Bangladesh per un servizio di volontariato di due anni.

Nel 1983 si trasferisce a Vecchiano (Pi) per vivere un'esperienza semi-comunitaria con altre famiglie decise a dare solidarieta' concreta a situazioni di difficolta'. All'interno di questa iniziativa fonda il Centro Nuovo Modello di Sviluppo per affrontare da un punto di vista politico i temi dell'insostenibilita' ambientale, della poverta', della fame, del disagio nel Nord come nel Sud del mondo.

Lungo questo percorso matura la proposta del consumo critico, di nuovi stili di vita, di nuovi assetti sociali ed economici capaci di coniugare sobrieta' con piena occupazione e diritti fondamentali per tutti.

Attualmente e' pensionato. A titolo di volontariato coordina il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, collabora con la Campagna Abiti Puliti, svolge attivita' di formazione sul tema del debito pubblico, del consumo critico, della ricerca di altri modelli economici d'ispirazione ecologica e sociale.

 

5. MATERIALI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI FRANCUCCIO GESUALDI E DEL "CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO"

 

- Franco Gesualdi, Signorno', Guaraldi, Rimini-Firenze 1972.

- Franco Gesualdi, Economia: conoscere per scegliere, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982.

- Franco Gesualdi e Pierangelo Tambellini del Centro nuovo modello di sviluppo (Vecchiano - Pi), Energia nucleare. Cos'e' e i rischi a cui ci espone, Movimento Nonviolento, Perugia 1997.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Lettera ad un consumatore del Nord, Emi, Bologna 1990, 1994.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Boycott! Scelte di consumo scelte di giustizia. Manuale del consumatore etico, Macro/edizioni, San Martino di Sarsina (Fo) 1992.

- Francuccio Gesualdi, Jose' Luis Corzo Toral, Don Milani nella scrittura collettiva, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1992.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Sulla pelle dei bambini, Emi, Bologna 1994, 1995.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Nord/Sud. Predatori, predati e opportunisti. Guida alla comprensione e al superamento dei meccanismi che impoveriscono il Sud del mondo, Emi, Bologna 1993, 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al consumo critico. Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, Emi, Bologna 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Sud-Nord. Nuove alleanze per la dignita' del lavoro, Emi, Bologna 1996, 1997.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Geografia del supermercato mondiale. Produzione e condizioni di lavoro nel mondo delle multinazionali, Emi, Bologna 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Ai figli del pianeta. Scelte per un futuro vivibile, Emi, Bologna 1998.

- Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli, Milano 1999.

- Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Paola Costanzo, Te', infusi e tisane dal mondo, Sonda, Torino-Milano 2001.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al risparmio responsabile. Informazioni sui comportamenti delle banche per scelte consapevoli, Emi, Bologna 2002.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al telefono critico. Il mondo della telefonia messo a nudo, Terre di mezzo, Milano 2002.

- Willy Mutunga, Francesco Gesualdi, Stephen Ouma, Consumatori del nord lavoratori del sud. Il successo di una campagna della societa' civile contro la Del Monte in Kenya, Emi, Bologna 2003.

- Francesco Gesualdi, Acquisti trasparenti, Emi, Bologna 2005.

- Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Tutti i tipi di te', Sonda, Torino-Milano 2005.

- Francesco Gesualdi, John Pilger, Comprare con giustizia, Emi, Bologna 2005.

- Francesco Gesualdi, Centro nuovo modello di sviluppo, Sobrieta'. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti, Feltrinelli, Milano 2005.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Ai giovani figli del pianeta. Scegliamo insieme un futuro per tutti, Emi, Bologna 2005.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al vestire critico, Emi, Bologna 2006.

- Francesco Gesualdi, Acqua con giustizia e sobrieta', Emi, Bologna 2007.

- Francesco Gesualdi, Il mercante d'acqua, Feltrinelli Milano 2007.

- Francesco Gesualdi, Lorenzo Guadagnucci, Dalla parte sbagliata del mondo. Da Barbiana al consumo critico: storia e opinioni di un militante, Terre di mezzo, Milano 2008.

- Francesco Gesualdi, Vito Sammarco, Consumattori. Per un nuovo stile di vita, La Scuola, Brescia 2009.

- Francesco Gesualdi, L'altra via. Dalla crescita al benvivere, programma per un'economia della sazieta', Terre di Mezzo, Milano 2009.

- Francesco Gesualdi, Dario Bossi, Il prezzo del ferro. Come si arricchisce la piu' grande multinazionale del ferro e come resistono le vittime a livello mondiale, Emi, Bologna 2010.

- Francesco Gesualdi, Cercatori del regno. Cammino missionario verso la Pasqua 2011. Una Quaresima per crescere nella spiritualita' dei nuovi stili di vita, Emi, Bologna 2011.

- Francesco Gesualdi, I fuorilega del nordest, Dissensi, 2011.

- Centro nuovo modello di sviluppo, I mercanti della notizia. Guida al controllo dell'informazione in Italia, Emi, Bologna 2011.

- Francesco Gesualdi, Facciamo da soli. Per uscire dalla crisi, oltre il mito della crescita: ripartiamo dal lavoro e riprendiamoci l'economia, Altreconomia, Milano 2012.

- Francesco Gesualdi, Le catene del debito. E come possiamo spezzarle, Feltrinelli, Milano 2013.

- Francesco Gesualdi, L'economia del bene comune, Feltrinelli, Milano 2013.

- Francesco Gesualdi, Cambiare il sistema. La storia e il pensiero del padre del consumo critico, fondatore del "Centro nuovo modello di sviluppo", Altreconomia, Milano 2014.

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Ovviamente cfr. inoltre anche almeno:

- Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1967.

- AA. VV., La Rete di Lilliput. Alleanze, obiettivi, strategie, Emi, Bologna 2001.

 

6. RIFERIMENTI. PER PROMUOVERE INCONTRI CON FRANCUCCIO GESUALDI

 

Contattare il Centro nuovo modello di sviluppo, via della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pisa), tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it

 

7. MATERIALI. UN MODELLO DI LETTERA ALLE PERSONE AMICHE

 

Carissime e carissimi,

vorrei farvi sapere che nella circoscrizione dell'Italia centrale nella lista "L'altra Europa con Tsipras" e' candidato Francuccio Gesualdi.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, e' animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'. Ha scritto libri utilissimi come ad esempio il Manuale per un consumo responsabile (1999), Sobrieta' (2005), Le catene del debito (2013).

Vi proporrei sia di votarlo, sia di far circolare l'informazione.

Con Francuccio Gesualdi possiamo portare al parlamento europeo le esperienze, le riflessioni, le lotte e le proposte veramente necessarie.

Grazie dell'attenzione, grazie della solidarieta'.

Firma

Data

Indirizzo del mittente

 

8. MATERIALI. UN MODELLO DI LETTERA AI MEZZI D'INFORMAZIONE

 

Gentili signori,

vorrei farvi sapere che nella circoscrizione dell'Italia centrale nella lista "L'altra Europa con Tsipras" e' candidato Francuccio Gesualdi.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, e' animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'. Ha scritto libri utilissimi come ad esempio il Manuale per un consumo responsabile (1999), Sobrieta' (2005), Le catene del debito (2013).

Per informazioni e contatti: Centro nuovo modello di sviluppo, via della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pisa), tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it

Grazie dell'attenzione e distinti saluti.

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9. INCONTRI. UNA CONFERENZA A VITERBO: "COSTRUIRE L'EUROPA NONVIOLENTA"

 

Si e' svolta nel pomeriggio di giovedi' 22 maggio 2014 a Viterbo una conferenza del responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", Peppe Sini, sul tema "Costruire l'Europa nonviolenta di Rosa Luxemburg, di Virginia Woolf, di Simone Weil e di Hannah Arendt".

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Rosa Luxemburg, 1871-1919, e' una delle piu' limpide figure del movimento dei lavoratori e dell'impegno contro la guerra e contro l'autoritarismo. Assassinata, il suo cadavere fu gettato in un canale e ripescato solo mesi dopo; ci sono due epitaffi per lei scritti da Bertolt Brecht, che suonano cosi': Epitaffio (1919): "Ora e' sparita anche la Rosa rossa, / non si sa dov'e' sepolta. / Siccome ai poveri ha detto la verita' / i ricchi l'hanno spedita nell'aldila'"; Epitaffio per Rosa Luxemburg (1948): "Qui giace sepolta / Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca / Che combatte' in difesa dei lavoratori tedeschi, / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi. Oppressi, / Seppellite la vostra discordia". Opere di Rosa Luxemburg: segnaliamo almeno due fondamentali raccolte di scritti in italiano: Scritti scelti, Einaudi, Torino 1975, 1976; Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976 (con una ampia, fondamentale introduzione di Lelio Basso). Opere su Rosa Luxemburg: Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano 1977; Paul Froelich, Rosa Luxemburg, Rizzoli, Milano 1987; P. J. Nettl, Rosa Luxemburg, Il Saggiatore, Milano 1970; Daniel Guerin, Rosa Luxemburg e la spontaneita' rivoluzionaria, Mursia, Milano 1974; AA. VV., Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista, Mazzotta, Milano 1977.

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Virginia Woolf, scrittrice tra le piu' grandi del Novecento, nacque a Londra nel 1882, promotrice di esperienze culturali ed editoriali di grande rilievo, oltre alle sue splendide opere narrative scrisse molti acuti saggi, di cui alcuni fondamentali anche per una cultura della pace. Mori' suicida nel 1941. E' uno dei punti di riferimento della riflessione dei movimenti delle donne, di liberazione, per la pace. Opere di Virginia Woolf: le sue opere sono state tradotte da vari editori, un'edizione di Tutti i romanzi (in due volumi, comprendenti La crociera, Notte e giorno, La camera di Jacob, La signora Dalloway, Gita al faro, Orlando, Le onde, Gli anni, Tra un atto e l'altro) e' stata qualche anno fa pubblicata in una collana ultraeconomica dalla Newton Compton di Roma; una pregevolissima edizione sia delle opere narrative che della saggistica e' stata curata da Nadia Fusini nei volumi dei Meridiani Mondadori alle opere di Virginia Woolf dedicati (ai quali rinviamo anche per la bibliografia). Tra i saggi due sono particolarmente importanti per una cultura della pace: Una stanza tutta per se', Newton Compton, Roma 1993; Le tre ghinee, Feltrinelli, Milano 1987 (ma ambedue sono disponibili anche in varie altre edizioni). Numerosissime sono le opere su Virginia Woolf: segnaliamo almeno Quentin Bell, Virginia Woolf, Garzanti, Milano 1974; Mirella Mancioli Billi, Virginia Woolf, La Nuova Italia, Firenze 1975; Paola Zaccaria, Virginia Woolf, Dedalo, Bari 1980; Nadia Fusini, Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf, Mondadori, Milano 2006; Liliana Rampello, Il canto del mondo reale. Virginia Woolf, la vita nella scrittura, Il saggiatore, Milano 2005. Segnaliamo anche almeno le pagine di Erich Auerbach, "Il calzerotto marrone", in Mimesis, Einaudi, Torino 1977.

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Simone Weil, nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa, militante sindacale e politica della sinistra classista e libertaria, operaia di fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i fascisti, lavoratrice agricola, poi esule in America, infine a Londra impegnata a lavorare per la Resistenza. Minata da una vita di generosita', abnegazione, sofferenze, muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione meramente esterna come quella che precede non rende pero' conto della vita interiore della Weil (ed in particolare della svolta, o intensificazione, o meglio ancora: radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze mistiche del 1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita vorrebbe imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i propri figli o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la serieta' come vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di Simone Weil: tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte di scritti pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e su periodici (e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in Francia stante la persecuzione antiebraica). Tra le raccolte piu' importanti in edizione italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita', poi Rusconi), La condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima radice (Comunita', SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le intuizioni precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi), Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr. AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985; Gabriella Fiori, Simone Weil. Biografia di un pensiero, Garzanti, Milano 1981, 1990; Eadem, Simone Weil. Una donna assoluta, La Tartaruga edizioni, Milano 1991, 2009; Giancarlo Gaeta, Simone Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna 1997; Eadem, Simone Weil. Un'intima estraneita', Citta' Aperta, Troina (Enna) 2006; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994.

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Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel 1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo l'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dell'edizione originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951), Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen (1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti, Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli, Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e' apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano, 1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975, Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta Responsabilita' e giudizio, Einaudi, Torino 2004; la recente Antologia, Feltrinelli, Milano 2006; i recentemente pubblicati Quaderni e diari, Neri Pozza, 2007. Opere su Hannah Arendt: fondamentale e' la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri, Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella, Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt, Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann, Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001; Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2005; Alois Prinz, Io, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1999, 2009. Per chi legge il tedesco due piacevoli monografie divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono: Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999; Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000.

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La conferenza si e' conclusa con l'invito a votare per Francuccio Gesualdi alle elezioni europee.

Vi e' un'Europa civile, plurale e solidale che si oppone all'Europa brutale degli sfruttatori e degli usurai, del sistema schiavista ed ecocida, delle mafie e del regime della corruzione.

Vi e' un'Europa femminista, ecologista, socialista e libertaria che si oppone all'Europa guerrafondaia e razzista, colonialista ed imperialista.

Vi e' un'Europa sollecita del bene comune che si oppone all'Europa delle multinazionali rapinatrici, del capitale finanziario vampiro, del consumismo onnidivoratore.

Vi e' un'Europa dei popoli oppressi e delle classi sfruttate che lotta per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, che si oppone ai poteri violenti che negano altrui i diritti, la dignita', la vita.

Vi e' un'Europa della nonviolenza in cammino che si oppone all'Europa della barbarie.

Col voto di domenica 25 maggio facciamo prevalere l'Europa migliore, l'Europa dei movimenti di solidarieta' e di liberazione, l'Europa della pace, della giustizia sociale, del bene comune.

Votiamo per eleggere Francuccio Gesualdi al parlamento europeo, portiamo la nonviolenza nelle istituzioni europee.

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Per eleggere Francuccio Gesualdi occorre votare la lista "L'altra Europa con Tsipras", e nelle quattro regioni della circoscrizione dell'Italia centrale (Toscana, Marche, Umbria, Lazio) scrivere il suo cognome sulla scheda rossa a fianco del simbolo della lista; nelle altre regioni occorre votare comunque la stessa lista, poiche' affinche' Francuccio Gesualdi possa essere eletto non basta che sia il piu' votato nella circoscrizione in cui e' candidato, occorre anche che la lista "L'altra Europa con Tsipras" superi la soglia di sbarramento del 4% a livello nazionale.

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Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, e' animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'. Ha scritto libri utilissimi come ad esempio il Manuale per un consumo responsabile (1999), Sobrieta' (2005), Le catene del debito (2013).

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Alleghiamo l'appello "Da Barbiana a Bruxelles":

Invitiamo a votare Francuccio Gesualdi candidato al parlamento europeo nella lista "L'altra Europa con Tsipras" nella circoscrizione nell'Italia centrale (ma perche' possa essere eletto occorre votare la stessa lista anche nelle altre zone d'Italia poiche' si puo' essere eletti solo se la lista in cui si e' candidati supera il 4 per cento dei voti a livello nazionale, e non e' affatto scontato che questa lista - l'unica lista di sinistra - ci riesca).

Invitiamo a votare Francuccio Gesualdi perche' lo conosciamo ed ammiriamo il suo impegno, la sua coerenza, il suo rigore morale, la sua riflessione sociale e politica, la sua lotta costante per la liberazione delle oppresse e degli oppressi, la sua condivisione della vita di chi subisce ingiustizia, di chi soffre, di chi si batte per la dignita' di tutte le persone; la sua nonviolenza realmente vissuta e svolta in pensiero ed azione.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, e' animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, dell'impegno per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita'. Ha scritto libri utilissimi come ad esempio il Manuale per un consumo responsabile (1999), Sobrieta' (2005), Le catene del debito (2013).

Chi condivide la nostra opinione faccia circolare questa informazione: si vota domenica e tantissime persone che sarebbero felici ed orgogliose di votarlo ancora neppure sanno che Francuccio Gesualdi e' candidato.

Portiamo la nonviolenza nell'unica istituzione dell'Unione Europea eletta direttamente dai cittadini.

 

10. INCONTRI. "ECONOMIA, BIOSFERA, DEMOCRAZIA". UN INCONTRO DI STUDIO

 

Si e' svolto la sera di giovedi' 22 maggio 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "Economia, biosfera, democrazia". All'incontro ha preso parte Paolo Arena.

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Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali e comunicazioni di massa, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi mesi ha animato due cicli di incontri di studio di storia della sociologia e di teoria del diritto. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta.

 

11. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Anselmo Palini, Marianella Garcia Villas "Avvocata dei poveri, difensore degli oppressi, voce dei perseguitati e degli scomparsi", Ave, Roma 2014, pp. 272, euro 12.

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Riletture

- Lorenzo Milani, I care ancora, Emi, Bologna 2001, pp. 480, euro 18,08.

 

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

13. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1646 del 23 maggio 2014

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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