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[Nonviolenza] Telegrammi. 1648



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1648 del 25 maggio 2014

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Oggi

2. Educazione come pratica di liberazione. Un incontro di riflessione

3. Segnalazioni librarie

4. La "Carta" del Movimento Nonviolento

5. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. OGGI

 

Oggi votiamo per un'altra Europa: nonviolenta.

Oggi votiamo contro la guerra.

Oggi votiamo per la difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Oggi votiamo per la difesa della biosfera.

Oggi votiamo per eleggere Francuccio Gesualdi al parlamento europeo.

La nonviolenza e' in cammino.

 

2. INCONTRI. EDUCAZIONE COME PRATICA DI LIBERAZIONE. UN INCONTRO DI RIFLESSIONE

 

Si e' svolto nel pomeriggio di sabato 24 maggio 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione sul tema: "L'educazione come pratica di solidarieta' e di liberazione. L'esperienza della scuola di Barbiana".

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati vari testi, tra cui una preziosa testimonianza di Francuccio Gesualdi recentemente ripubblicata sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino".

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Allegato primo. Francuccio Gesualdi: La scuola

Don Lorenzo Milani comincio' a fare scuola perche' aveva capito che l'ignoranza e' la madre di tutte le miserie. Stando accanto agli operai e ai contadini aveva capito che la miseria e' figlia dell'inganno e del raggiro - possibile fra chi non capisce la realta' - ed e' figlia del senso di impotenza tipico di chi non sa esprimersi.

Per questo la sua era una scuola viva di conoscenza della realta', di approfondimento dei nostri diritti, di ricerca della verita'.

Ma soprattutto di arricchimento linguistico perche', come e' scritto in "Lettera a una professoressa", "E' solo la lingua che fa uguali. Eguale e' chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli".

Anche i costituenti avevano chiaro che l'inferiorita' culturale impedisce il pieno sviluppo della persona umana e all'articolo 3 della Costituzione avevano stabilito che "e' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Ed ecco la scuola come uno degli strumenti fondamentali di realizzazione della democrazia e dell'uguaglianza. Non a casa Piero Calamandrei, da giurista qual era, definiva la scuola "organo costituzionale", e chi la demolisce - come stanno facendo l'attuale governo e una lunga teoria di suoi predecessori -, andrebbe giudicato per attentato alla Costituzione.

Usando un linguaggio piu' semplice, il popolo definisce la scuola bene comune, intendendo - con questo termine - tutto cio' che svolge una funzione fondamentale a vantaggio di tutti. La lista dei beni comuni comincia con l'aria,  l'acqua, il clima, le foreste, i mari, i suoli, ma prosegue con la sanita', la nettezza, i trasporti. E, ovviamente, con la scuola in quanto essa adempie a tre funzioni fondamentali: garantisce dignita', garantisce civilta', ma, soprattutto, garantisce democrazia.

La scuola garantisce dignita' perche' fornisce le conoscenze sui propri diritti. Chi non conosce i propri diritti politici e' alla merce' dei potenti di turno. Chi non conosce i propri diritti sindacali e' alla merce' dello sfruttamento padronale. Chi non conosce i propri diritti sociali e' alla merce' dei burocrati. Solo chi ha la consapevolezza di cosa gli spetta come persona, come cittadino, come lavoratore, ha la capacita' di difendere la propria dignita'. Ecco perche' la scuola - cui tocca fornire questo tipo di consapevolezza - e' garanzia di dignita'.

La scuola garantisce civilta' perche' fornisce la consapevolezza dei propri doveri nei confronti della comunita' e dei beni comuni. Se la dignita' attiene a cio' che dobbiamo ricevere dalla comunita', la civilta' attiene a cio' che dobbiamo essere capaci di dare alla comunita'. Sappiamo tutti che e' piu' facile prendere che dare, perche' il senso del dovere, anziche' nascere spontaneo, e' un seme che germoglia solo se si e' interiorizzata una serie di valori: il valore della solidarieta', il valore della responsabilita', il valore della legalita', il valore del bene comune. Questi e non altri, sono i valori su cui misurare il grado di avanzamento civile di una societa'; e poiche' tocca alla scuola trasmetterli, per questo la scuola e' garanzia di civilta'.

La scuola garantisce democrazia perche' fornisce i saperi che mettono in condizione di partecipare. Per partecipare ci vogliono tre capacita': capire la realta', saperla  interpretare, saper formulare proposte di modifica. Il che implica capacita' linguistica e conoscenze storiche, geografiche, politiche, economiche. Senza queste capacita' la democrazia non si esercita: si e' pupazzi nelle mani dei ciarlatani che posseggono i giornali e le televisioni. Non a caso, l'obiettivo perseguito da una certa destra autoritaria e' la demolizione della scuola per poter esercitare l'autoritarismo dietro il paravento di una democrazia apparente.

Affinche' la scuola possa assolvere a queste funzioni si devono verificare alcune condizioni sapientemente elencate in "Lettera a una professoressa":

1. Deve essere universale, ossia deve essere aperta a tutti come sancisce l'articolo 34 della Costituzione.

Quando i costituenti affermarono questo principio, probabilmente pensavano agli emarginati del loro tempo: i figli dei montanari, dei mezzadri, dei disoccupati. Oggi gli emarginati sono altri, principalmente gli immigrati. Pertanto se la scuola vuole essere in linea con la Costituzione  deve spalancare le porte a tutti, indipendentemente dal paese di origine, dalla lingua parlata in famiglia, dal colore della pelle, dal permesso di soggiorno dei genitori. Il diritto allo studio non puo' discriminare fra clandestini e regolari. Tutti i bambini hanno diritto a studiare per il solo fatto di esistere.

2. Deve essere accogliente, nel senso che deve permettere a tutti di sapere.

Oggi la scuola assomiglia piu' a un tribunale che a un luogo di apprendimento: e' organizzata piu' per giudicare che per insegnare. Questa e' la stortura di una scuola improntata pretestuosamente alla cosidetta "meritocrazia". E' tempo di affermare che a scuola si va per imparare e che il suo obiettivo deve essere quello di di mettere tutti in condizione di "sapere". La scuola deve entrare nell'ordine di idee che quando un ragazzo non riesce non va liquidato con un quattro: questa e' la soluzione piu' comoda, quella che assolve la scuola e condanna i ragazzi. La scuola deve convincersi che se i ragazzi non sanno non e' colpa loro, ma della scuola che non si e' impegnata abbastanza. Rifarsela con i ragazzi perche' non sanno e' come prendersela con i malati perche' non guariscono. La scuola deve chiedersi perche' il ragazzo non riesce, deve chiedersi dove ha sbagliato, deve chiedersi quali iniziative particolari devono essere prese e non ha preso. Non deve darsi pace finche' non ha recuperato anche l'ultimo della classe.

3. Deve essere motivante nel senso che deve dare la motivazione per studiare.

Non e' insolito che la scuola dia come stimolo la prospettiva di lavoro e/o il tornaconto personale. Ma in verita', cio' non e' opportuno perche' l'egoismo non e' patrimonio dei giovani. I giovani sono per loro stessa natura generosi e innocenti, i vecchi sono tendenzialmente smaliziati ed egoisti e pur di imporre questo sentimento, la loro scuola fa scattare il ricatto del voto: "se non studi ti metto quattro".

Chi sono i giovani? Tutti - insegnanti ed alunni - coloro che nella scuola si pongano domande e provino a trovare risposte. Chi sono i vecchi? Forse chi pretende di soffocare la fantasia, la creativita', il ragionamento o, piu' in generale, un'opinione... magari a mezzo di un freddo test a quiz - come ad esempio l'Invalsi - secondo una certa logica aziendalista?

A Barbiana la motivazione per studiare era la politica intesa nel senso piu' nobile del termine. Non politica come gestione del potere, ma politica come partecipazione per gestire tutti insieme l'organizzazione della polis, della citta', della comunita'. recita "Lettera a una professoressa": "Ho imparato che il problema degli altri e' uguale al mio. Sortirne insieme e' la politica, sortirne da soli e' l'avarizia". La politica per uscire tutti insieme dalle situazioni che non vanno e costruire tutti insieme un mondo migliore: piu' equo, piu' pacifico, piu' pulito. Questa e' la motivazione giusta per studiare!

4. Deve essere attuale nel senso che deve intrattenere sui temi del tempo presente, perche' il suo scopo deve essere quello di formare dei cittadini sovrani.

Formare dei cittadini sovrani e' un'arte difficile perche' gli strumenti che deve fornire non sono i saperi, ma le capacita'. Fra la trasmissione dei saperi e la costruzione delle capacita' passa la stessa differenza che c'e' fra dare un pesce e insegnare a pescare. Troppo spesso la scuola si attesta sui saperi perche' e' la soluzione piu' semplice. La grammatica, la matematica, la fisica, la chimica, la storia che si ferma a cinquanta anni fa non presentano dubbi di interpretazione o lati nuovi da scoprire. I saperi sono assodati, addirittura mummificati, non hanno bisogno di essere elaborati, ma solo trasmessi senza costringere gli insegnanti alla fatica di pensare, ricercare, mettere in mostra le proprie lacune e le proprie incertezze, come quando debbono aiutare i ragazzi ad esprimersi, ad argomentare, a capire, ad interpretare, a giudicare.

Una scuola concepita come palestra di approfondimento, di discussione, di partecipazione e' faticosa perche' non puo' fare ricorso a manuali o a libri di testo. Espone costantemente l'insegnante al nuovo, all'imprevisto e all'imprevedibile perche' nessuno sa quale piega puo' prendere il confronto, quali argomentazioni emergeranno, quali obiezioni verranno avanzate, quali giudizi verranno espressi. Ne viene fuori una scuola dove i ruoli non esistono piu', perche' non c'e' piu' un insegnante e degli allievi, ma un gruppo di persone con eta' diverse, esperienze diverse, sensibilita' diverse, bagagli culturali diversi che si confrontano su temi, realta' e verita' piu' grandi di ogni singolo partecipante. L'insegnante assume le vesti del fratello maggiore che in virtu' della propria esperienza e delle proprie conoscenze, fornisce gli elementi di comprensione, insegna i segreti della ricerca, svela i tranelli della disinformazione, addestra all'elaborazione di pensiero, conduce il dibattito alla luce dei valori, aiuta a fare intravedere gli scenari futuri e le soluzioni possibili.

"Futuro": ecco un'altra parola chiave della scuola democratica. La scuola dei saperi tiene la faccia rivolta al passato e spesso al passato remoto perche' il suo obiettivo e' il mantenimento dello status quo. La scuola della sovranita' popolare, invece, la tiene rivolta al futuro, perche' il suo scopo e' formare dei ragazzi che sappiano individuare e risolvere i problemi del loro tempo. Per questo la scuola deve concentrarsi sull'attualita' con tre obiettivi di fondo:

1. fare capire le ragioni, gli interessi, le concezioni, i meccanismi che hanno portato alla situazione presente;

2. le conseguenze possibili nel medio e lungo periodo;

3. le possibili soluzioni.

E' triste constatare come a distanza di quarant'anni "Lettera a una professoressa" sia ancora piu' attuale di prima a proposito di una scuola che sta letteralmente tornando indietro, che sta nuovamente diventando classista, autoritaria e selettiva.

Solo la partecipazione puo' interrompere questo processo reazionario. Serve un'opposizione unita e tenace formata non solo da professori, genitori e studenti, ma da tutti i cittadini, perche' la scuola e' un fatto di tutti. Un bene comune da salvaguardare con cura perche' la societa' del domani dipende dalla scuola di oggi.

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Allegato secondo. Una breve notizia su don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana

Lorenzo Milani nacque a Firenze nel 1923, proveniente da una famiglia della borghesia intellettuale, ordinato prete nel 1947. Opera dapprima a S. Donato a Calenzano, ove realizza una scuola serale aperta a tutti i giovani di estrazione popolare e proletaria, senza discriminazioni politiche. Viene poi trasferito punitivamente a Barbiana nel 1954. Qui realizza l'esperienza della sua scuola. Nel 1958 pubblica Esperienze pastorali, di cui la gerarchia ecclesiastica ordinera' il ritiro dal commercio. Nel 1965 scrive la lettera ai cappellani militari da cui derivera' il processo i cui atti sono pubblicati ne L'obbedienza non e' piu' una virtu'. Muore dopo una lunga malattia nel 1967; era appena uscita la Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana. L'educazione come pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l'opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri: sono alcuni dei temi su cui la lezione di don Milani resta di grande valore. Opere di Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana: Esperienze pastorali, L'obbedienza non e' piu' una virtu', Lettera a una professoressa, pubblicate tutte presso la Libreria Editrice Fiorentina (Lef). Postume sono state pubblicate le raccolte di Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori; le Lettere alla mamma, Mondadori; e sempre delle lettere alla madre l'edizione critica, integrale e annotata, Alla mamma. Lettere 1943-1967, Marietti. Altri testi sono apparsi sparsamente in volumi di diversi autori. La casa editrice Stampa Alternativa ha meritoriamente effettuato la ripubblicazione di vari testi milaniani in edizioni ultraeconomiche e criticamente curate. La Emi ha recentemente pubblicato, a cura di Giorgio Pecorini, lettere, appunti e carte varie inedite di don Lorenzo Milani nel volume I care ancora. Altri testi e documenti ha pubblicato ancora la Lef (Il catechismo di don Lorenzo; Una lezione alla scuola di Barbiana; La parola fa eguali). Opere su Lorenzo Milani: sono ormai numerose; fondamentali sono: Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo, Rizzoli, Milano 1993; Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi era costui?, Baldini & Castoldi, Milano 1996; Mario Lancisi (a cura di), Don Lorenzo Milani: dibattito aperto, Borla, Roma 1979; Ernesto Balducci, L'insegnamento di don Lorenzo Milani, Laterza, Roma-Bari 1995; Gianfranco Riccioni, La stampa e don Milani, Lef, Firenze 1974; Antonio Schina (a cura di), Don Milani, Centro di documentazione di Pistoia, 1993. Segnaliamo anche l'interessante fascicolo monografico di "Azione nonviolenta" del giugno 1997. Segnaliamo anche il fascicolo Don Lorenzo Milani, maestro di liberta', supplemento a "Conquiste del lavoro", n. 50 del 1987. E ancora: Gerlando Lentini, Don Lorenzo Milani servo di Dio e di nessun altro, Gribaudi, Torino 1973; Giampiero Bruni, Lorenzo Milani profeta cristiano, Lef, Firenze 1974; Renato Francesconi, L'esperienza didattica e socio-culturale di don Lorenzo Milani, Cpe, Modena 1976; Piero Lazzarin, Don Milani, Edizioni Messaggero Padova, Padova 1984; Francesco Milanese, Don Milani. Quel priore seppellito a Barbiana, Lef, Firenze 1987; Giuseppe Guzzo, Don Lorenzo MIlani. Un itinerario pedagogico, Rubbettino, Soveria Mannelli 1988; Giovanni Catti (a cura di), Don Milani e la pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1988, 1990; Francuccio Gesualdi, Jose' Luis Corzo Toral, Don Milani nella scrittura collettiva, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1992.Tra i testi apparsi di recente: Domenico Simeone, Verso la scuola di Barbiana, Il segno dei Gabrielli, Negarine 1996; Michele Ranchetti, Gli ultimi preti, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1997; David Maria Turoldo, Il mio amico don Milani, Servitium, Sotto il Monte (Bg) 1997; Liana Fiorani, Don Milani tra storia e attualita', Lef, Firenze 1997, poi Centro don Milani, Firenze 1999; AA. VV., Rileggiamo don Lorenzo Milani a trenta anni dalla sua morte, Comune di Rubano 1998; Centro documentazione don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana, Progetto Lorenzo Milani: il maestro, Firenze 1998; Liana Fiorani, Dediche a don Milani, Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 2001; Edoardo Martinelli, Pedagogia dell'aderenza, Polaris, Vicchio di Mugello (Fi) 2002; Marco Moraccini (a cura di), Scritti su Lorenzo Milani. Una antologia critica, Il Grandevetro - Jaca Book, Santa Croce sull'Arno (Pi) - Milano 2002; Mario Lancisi, Alex Zanotelli, Fa' strada ai poveri senza farti strada, Emi, Bologna 2003; Mario Lancisi, No alla guerra!, Piemme, Casale Monferrato 2005; Sergio Tanzarella, Gli anni difficili, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2007, 2008; Jose' Luis Corzo Toral, Lorenzo Milani. Analisi spirituale e interpretazione pedagogica, Servitium, Sotto il Monte (Bergamo) 2008; Frediano Sessi, Il segreto di Barbiana, Marsilio, Venezia 2008.

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Allegato terzo. Una breve notizia su Francuccio Gesualdi

"Nato nel 1949 nei pressi di Foggia giunge a Barbiana nel 1956 ed e' allievo di don Milani fino al 1967. Partecipa alla stesura di "Lettera a una professoressa". Nel 1968 frequenta il corso annuale per quadri sindacali della Cisl, che gli offre una formazione in campo economico. Dal 1971 al 1974 insegna alla Scuola di Servizio Sociale a Calenzano (Fi). Poi e' in Bangladesh per un servizio di volontariato di due anni. Nel 1983 si trasferisce a Vecchiano (Pi) per vivere un'esperienza semi-comunitaria con altre famiglie decise a dare solidarieta' concreta a situazioni di difficolta'. All'interno di questa iniziativa fonda il Centro Nuovo Modello di Sviluppo per affrontare da un punto di vista politico i temi dell'insostenibilita' ambientale, della poverta', della fame, del disagio nel Nord come nel Sud del mondo. Lungo questo percorso matura la proposta del consumo critico, di nuovi stili di vita, di nuovi assetti sociali ed economici capaci di coniugare sobrieta' con piena occupazione e diritti fondamentali per tutti. Attualmente e' pensionato. A titolo di volontariato coordina il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, collabora con la Campagna Abiti Puliti, svolge attivita' di formazione sul tema del debito pubblico, del consumo critico, della ricerca di altri modelli economici d'ispirazione ecologica e sociale". Tra le opere di Francuccio Gesualdi e del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano: Franco Gesualdi, Signorno', Guaraldi, Rimini-Firenze 1972; Franco Gesualdi, Economia: conoscere per scegliere, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982; Franco Gesualdi e Pierangelo Tambellini del Centro nuovo modello di sviluppo (Vecchiano - Pi), Energia nucleare. Cos'e' e i rischi a cui ci espone, Movimento Nonviolento, Perugia 1987; Centro nuovo modello di sviluppo, Lettera ad un consumatore del Nord, Emi, Bologna 1990, 1994; Centro nuovo modello di sviluppo, Boycott! Scelte di consumo scelte di giustizia. Manuale del consumatore etico, Macro/edizioni, San Martino di Sarsina (Fo) 1992; Francuccio Gesualdi, Jose' Luis Corzo Toral, Don Milani nella scrittura collettiva, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1992; Centro nuovo modello di sviluppo, Sulla pelle dei bambini, Emi, Bologna 1994, 1995; Centro nuovo modello di sviluppo, Nord/Sud. Predatori, predati e opportunisti. Guida alla comprensione e al superamento dei meccanismi che impoveriscono il Sud del mondo, Emi, Bologna 1993, 1996; Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al consumo critico. Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, Emi, Bologna 1996; Centro nuovo modello di sviluppo, Sud-Nord. Nuove alleanze per la dignita' del lavoro, Emi, Bologna 1996, 1997; Centro nuovo modello di sviluppo, Geografia del supermercato mondiale. Produzione e condizioni di lavoro nel mondo delle multinazionali, Emi, Bologna 1996; Centro nuovo modello di sviluppo, Ai figli del pianeta. Scelte per un futuro vivibile, Emi, Bologna 1998; Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli, Milano 1999; Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Paola Costanzo, Te', infusi e tisane dal mondo, Sonda, Torino-Milano 2001; Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al risparmio responsabile. Informazioni sui comportamenti delle banche per scelte consapevoli, Emi, Bologna 2002; Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al telefono critico. Il mondo della telefonia messo a nudo, Terre di mezzo, Milano 2002; Willy Mutunga, Francesco Gesualdi, Stephen Ouma, Consumatori del nord lavoratori del sud. Il successo di una campagna della societa' civile contro la Del Monte in Kenya, Emi, Bologna 2003; Francesco Gesualdi, Acquisti trasparenti, Emi, Bologna 2005; Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Tutti i tipi di te', Sonda, Torino-Milano 2005; Francesco Gesualdi, John Pilger, Comprare con giustizia, Emi, Bologna 2005; Francesco Gesualdi, Centro nuovo modello di sviluppo, Sobrieta'. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti, Feltrinelli, Milano 2005; Centro nuovo modello di sviluppo, Ai giovani figli del pianeta. Scegliamo insieme un futuro per tutti, Emi, Bologna 2005; Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al vestire critico, Emi, Bologna 2006; Francesco Gesualdi, Acqua con giustizia e sobrieta', Emi, Bologna 2007; Francesco Gesualdi, Il mercante d'acqua, Feltrinelli Milano 2007; Francesco Gesualdi, Lorenzo Guadagnucci, Dalla parte sbagliata del mondo. Da Barbiana al consumo critico: storia e opinioni di un militante, Terre di mezzo, Milano 2008; Francesco Gesualdi, Vito Sammarco, Consumattori. Per un nuovo stile di vita, La Scuola, Brescia 2009; Francesco Gesualdi, L'altra via. Dalla crescita al benvivere, programma per un'economia della sazieta', Terre di Mezzo, Milano 2009; Francesco Gesualdi, Dario Bossi, Il prezzo del ferro. Come si arricchisce la piu' grande multinazionale del ferro e come resistono le vittime a livello mondiale, Emi, Bologna 2010; Francesco Gesualdi, Cercatori del regno. Cammino missionario verso la Pasqua 2011. Una Quaresima per crescere nella spiritualita' dei nuovi stili di vita, Emi, Bologna 2011; Francesco Gesualdi, I fuorilega del nordest, Dissensi, 2011; Centro nuovo modello di sviluppo, I mercanti della notizia. Guida al controllo dell'informazione in Italia, Emi, Bologna 2011; Francesco Gesualdi, Facciamo da soli. Per uscire dalla crisi, oltre il mito della crescita: ripartiamo dal lavoro e riprendiamoci l'economia, Altreconomia, Milano 2012; Francesco Gesualdi, Le catene del debito. E come possiamo spezzarle, Feltrinelli, Milano 2013; Francesco Gesualdi, L'economia del bene comune, Feltrinelli, Milano 2013; Francesco Gesualdi, Cambiare il sistema. La storia e il pensiero del padre del consumo critico, fondatore del "Centro nuovo modello di sviluppo", Altreconomia, Milano 2014.

 

3. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Carlo Chiurco (a cura di), San Tommaso, Rcs, Milano 2014, pp. 168, euro 5,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

- Nicola Panichi (a cura di), Montaigne, Rcs, Milano 2014, pp. 168, euro 5,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

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Riletture

- Franco Fortini, Un dialogo ininterrotto. Interviste 1952-1994, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pp. LIV + 754.

- Renato Solmi, Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007, pp. 836.

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Riedizioni

- Isabel Allende, Ines dell'anima mia, Feltrinelli, Milano 2006, Feltrinelli-Rcs, Milano 2014, pp. 328.

- Isabel Allende, Ritratto in seppia, Feltrinelli, Milano 2001, Feltrinelli-Rcs, Milano 2014, pp. 270.

 

4. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

5. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1648 del 25 maggio 2014

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