[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 597



 

==============================

VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

==============================

Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XV)

Numero 597 del 25 giugno 2014

 

In questo numero:

1. "Operazione Colomba": Ultime notizie dalla marcia

2. "Operazione Colomba": Un popolo si muove per la pace. Dal 22 giugno al primo luglio la marcia internazionale per la pace in Albania

3. "Operazione Colomba": Un popolo si muove per la pace. Appello per la marcia internazionale per la pace in Albania

4. Francesco Gesualdi: La fine del boom economico

5. Alcune pubblicazioni di Francuccio Gesualdi e del "Centro nuovo modello di sviluppo"

6. Una breve nota biografica su Francuccio Gesualdi

 

1. INIZIATIVE. OPERAZIONE COLOMBA": ULTIME NOTIZIE DALLA MARCIA

[Dalle amiche e dagli amici dell'Operazione Colomba (per contatti: tel. 054129005, cell. 328.5857263, e-mail: albania at operazionecolomba.it, operazione.colomba at apg23.org, web: www.operazionecolomba.it, www.operazionecolomba.com, www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania) riceviamo e diffondiamo]

 

Questa mattina la marcia ha lasciato la citta' di Puke. I marciatori hanno camminato per otto chilometri fino al villaggio di Kcire.

Dopo un piccolo gesto simbolico, con il furgone i marciatori si sono recati nei pressi di Lac Vau Dejes.

Prima di riprendere il cammino si sono concessi una pausa ristoratrice sul lago di Koman.

Poi il gruppo ha percorso gli ultimi quattro chilometri che lo separavano dall'abitato, dove e' entrato camminando nel pomeriggio.

Possiamo dire che anche questa citta' ha marciato per la riconciliazione e contro le vendette di sangue.

Arrivati in citta' abbiamo consegnato al sindaco la maglietta e la bandiera della marcia Nje Popull Leviz Per Paqen, Kunder Gjakmarrjes come segno di partecipazione e condivisione degli ideali proposti dalla marcia.

Abbiamo inoltre consegnato, come nelle tappe precedenti, il testo della legge 9389 del 4 maggio 2005 per la creazione e il funzionamento del Consiglio di coordinamento per la lotta contro le "vendette di sangue".

Dopo l'incontro ci siamo trasferiti in piazza per far firmare l'appello a tutta la popolazione.

Padre Gianfranco Testa ha tenuto due testimonianze sulla riconciliazione nella cattedrale e in piazza. Alla fine delle attivita' la citta' ci ha riservato una graditissima sorpresa.

Il gruppo folcloristico locale ci ha dedicato uno spettacolo, riproponendo in chiave artistica il messaggio della marcia.

Tutto il gruppo dei marciatori e' poi salito sul palco cimentandosi in balli tradizionali albanesi.

La mattina del 25 giugno la marcia partira' da Lac Vau Dejes e i marciatori toccheranno i villaggi di Juban e Guri i Zi; in tarda mattinata raggiungeranno la citta' di Scutari dove ci saranno numerose attivita' di sensibilizzazione.

 

2. REPETITA IUVANT. "OPERAZIONE COLOMBA": UN POPOLO SI MUOVE PER LA PACE. DAL 22 GIUGNO AL PRIMO LUGLIO LA MARCIA INTERNAZIONALE PER LA PACE IN ALBANIA

[Dalle amiche e dagli amici dell'Operazione Colomba (per contatti: tel. 054129005, cell. 328.5857263, e-mail: albania at operazionecolomba.it, operazione.colomba at apg23.org, web: www.operazionecolomba.it, www.operazionecolomba.com, www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania) riceviamo e diffondiamo]

 

Quando? Il periodo di realizzazione della marcia e' dal 22 giugno al primo luglio 2014.

Dove? In Albania, da Bajrami Curri a Tirana.

*

Un popolo si muove contro le vendette di sangue

Abbiamo pensato di organizzare una marcia per la pace che percorra l'Albania toccando le localita' piu' significative al fine di sensibilizzare e coinvolgere la societa' civile presente in tutto il territorio nazionale e contare anche sulla partecipazione di realta' (singoli, associazioni...) internazionali.

*

Iniziative di sensibilizzazione in Albania

Nel marzo 2013 i volontari di Operazione Colomba hanno promosso una campagna di raccolta di firme contro il perpetrarsi delle vendette di sangue, rivolta a tutti i cittadini, denominata "5.000 firma per Jeten", conclusasi nel settembre 2013, nel corso della quale sono state raccolte e consegnate alle principali autorita' albanesi quasi 6.000 firme affinche' fossero prese misure efficaci per contrastare il fenomeno della gjakmarrje.

*

Chi e' Operazione Colomba

Operazione Colomba e' il corpo nonviolento di pace dell'associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII. Fanno parte del progetto tutti coloro che vogliono sperimentare in maniera diretta che la nonviolenza e' la via per ottenere una pace giusta e duratura. I componenti sono volontari che danno una disponibilita' piu' o meno lunga, scegliendo di condividere la vita con le vittime su diversi fronti del conflitto, in maniera disinteressata. Attualmente e' presente e opera in Israele/Palestina, Colombia e Albania, e si sta cercando di aprire una presenza stabile anche in Libano. Dal 2010 Operazione Colomba e' presente in Albania, a Scutari, con una presenza anche a Tropoja, per sostenere il lavoro che la Comunita' Papa Giovanni XXIII svolge dal 2004 sul tema delle "vendette di sangue". I volontari, insieme ai membri della Comunita' e ai volontari del servizio civile internazionale, condividono la quotidianita' con le famiglie in situazioni di vendetta, anche attraverso sostegni nell'assistenza medica e scolastica, con l'obiettivo di giungere a percorsi di riconciliazione (Pajtimi) e perdono fra queste famiglie in primis, ma anche con l'intento di portare all'attenzione dell'opinione pubblica albanese (e non) questo fenomeno drammatico, al fine di contribuire ad avviare percorsi virtuosi tra le genti e con le associazioni, in vista di una riconciliazione a livello nazionale.

 

3. REPETITA IUVANT. "OPERAZIONE COLOMBA": UN POPOLO SI MUOVE PER LA PACE. APPELLO PER LA MARCIA INTERNAZIONALE PER LA PACE IN ALBANIA

[Dalle amiche e dagli amici dell'Operazione Colomba (per contatti: tel. 054129005, cell. 328.5857263, e-mail: albania at operazionecolomba.it, operazione.colomba at apg23.org, web: www.operazionecolomba.it, www.operazionecolomba.com, www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania) riceviamo e diffondiamo]

 

Cambiare? Si puo'. Un popolo si muove per la pace, contro le vendette di sangue.

Marcia internazionale per la pace in Albania, 22 giugno - primo luglio 2014, Bajram Curri - Tirana

La gjakmarrja (vendetta di sangue) e' un fenomeno estremamente lesivo dei diritti fondamentali degli esseri umani, a partire dal piu' importante, quello alla vita. Tale pratica mina, inoltre, l'unita', la stabilita' e il futuro di tutta l'Albania.

Il suo superamento puo' avvenire solo attraverso la promozione di una cultura di pace e nonviolenza che favorisca sia percorsi di riconciliazione tra le famiglie in vendetta, sia percorsi di riconciliazione collettiva: i cittadini albanesi non dovranno mai piu' sentire la necessita' di farsi giustizia da soli, perche' lo Stato sara' presente e in grado di tutelare i loro diritti.

Per fare questo e' indispensabile la mobilitazione della societa' civile nazionale (in primo luogo) ed internazionale, pertanto chiediamo alle Istituzioni albanesi, sottoscrivendo questo appello, di impegnarsi: a dotare il Paese di un sistema giuridico/istituzionale adeguato a sostenere un processo di superamento del fenomeno; ad applicare immediatamente la legge 9389 del 4/5/2005 per la creazione e il funzionamento del Consiglio di coordinamento per la lotta contro le "vendette di sangue", previsto dalla stessa; a rendere certa la pena per quanti si macchieranno di crimini legati alle "vendette di sangue"; a promuovere una cultura di pace e rispetto dei diritti umani, prima di tutto il diritto alla vita.

Come attori della societa' civile (singoli o associati) nazionale ed internazionale, sottoscrivendo questo appello, ci impegniamo: a non usare la violenza in caso di conflitto e a rispettare sempre la vita umana; a promuovere tra i nostri associati/amici/parenti la prassi della risoluzione nonviolenta dei conflitti e della riconciliazione; a ricordare le vittime di ogni violenza, della gjakmarrjes e hakmarrje; a diffondere la storia e le esperienze delle persone che al posto della vendetta hanno scelto di riconciliarsi perdonando; a sostenere la creazione in Albania di un movimento popolare che promuova la cultura della vita, del rispetto dell'altro e della riconciliazione (pajtimi) e che sensibilizzi le istituzioni locali affinche' garantiscano il rispetto e la promulgazione delle norme tese a contrastare il fenomeno delle "vendette di sangue".

Anche chi non puo' partecipare fisicamente alla marcia puo' sottoscrivere questo appello inviando una e-mail a: albania at operazionecolomba.it con scritto: "nome cognome aderisce all'appello per la vita contro le 'vendette di sangue' in Albania".

Per maggiori informazioni (modalita' di partecipazione, percorso, adesioni...): www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania

Operazione Colomba e' il corpo nonviolento di pace dell'associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII. Dal 2010 Operazione Colomba e' presente in Albania, a Scutari e a Tropoja, per sostenere il lavoro che la Comunita' Papa Giovanni XXIII svolge dal 2004 sul tema delle "vendette di sangue".

I volontari, insieme ai membri della Comunita' e ai volontari in servizio civile internazionale, condividono la quotidianita' con le famiglie in situazioni di vendetta, offrendo loro anche assistenza medica e scolastica, ma con l'obiettivo principale di promuovere percorsi di riconciliazione (Pajtimi) e perdono fra queste famiglie.

Operazione Colomba promuove inoltre iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica (albanese e non) su questo drammatico fenomeno, affinche' si avviino anche processi virtuosi che portino a percorsi di riconciliazione nazionale.

 

4. TESTI. FRANCESCO GESUALDI: LA FINE DEL BOOM ECONOMICO

[Ringraziamo di cuore Francuccio Gesualdi (per contatti: tel. 050826354, fax: 050827165, e-mail: coord at cnms.it, sito: www.cnms.it, blog: http://blog.francescogesualdi.eu/) per averci consentito di ripubblicare il seguente estratto dal suo libro Facciamo da soli. Per uscire dalla crisi oltre il mito della crescita: ripartiamo dal lavoro e riprendiamoci l'economia, Altreconomia edizioni, Milano 2012.

Francuccio Gesualdi e' stato allievo di don Lorenzo Milani nell'esperienza della scuola di Barbiana, e' animatore dell'esperienza del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano, insieme a padre Alex Zanotelli ha promosso la nascita della "Rete di Lilliput", e' da sempre impegnato in molte iniziative concrete di solidarieta' e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, ha contribuito in misura decisiva a far nascere e crescere in Italia la consapevolezza, l'azione e le reti del consumo critico ed etico, del commercio equo e solidale, degli stili di vita sobri e responsabili, della solidarieta' dei consumatori del Nord del mondo con i lavoratori del Sud contro la violenza sfruttatrice delle multinazionali, dell'impegno contro la trappola del debito che dopo averli rapinati affama e strozza i popoli, dell'azione per garantire a tutta l'umanita' il diritto al cibo, all'acqua, a un ambiente vivibile, alla dignita']

 

L'Italia ha conosciuto il suo boom economico negli anni Sessanta. Per circa trent'anni il sistema ha retto: la ricchezza e' cresciuta, l'occupazione ha tenuto. Ma oggi il sistema sembra inceppato: la ricchezza cresce poco e l'occupazione addirittura diminuisce. Non solo in Italia, ma nel mondo intero. Da anni l'Oil, l'Organizzazione internazionale del lavoro, ha suonato il campanello di allarme: i disoccupati nel mondo sono 225 milioni, il 6,9% dell'intera forza lavoro, con un peggioramento costante: dal 2009 al 2011 altre 27 milioni di persone sono andate ad aggiungersi all'esercito dei senza lavoro (1).

Una delle zone piu' colpite e' l'Unione Europea con un tasso medio di disoccupazione che oltrepassa il 10%, la Grecia e la Spagna addirittura il 19 e 23% (2).

Quanto all'Italia, la percentuale dichiarata al febbraio 2012 e' del 9,3% pari a 2.354.000 persone (3). Ma il dato e' falso perche' si riferisce solo agli iscritti alle liste di collocamento. Se aggiungessimo anche coloro che pur volendolo non cercano lavoro perche' convinti di non poterlo piu' trovare, scopriremmo che i disoccupati oltrepassano i 5 milioni di persone come certifica l'Istat (4).

Inutile dire che la fascia piu' colpita e' quella giovanile. Fra i giovani al di sotto dei 25 anni il tasso di disoccupazione e' al 31%, praticamente uno su tre (5). Benvenuti nel mondo dei bamboccioni, come li aveva battezzati il fu Tommaso Padoa Schioppa, quando era ministro del Tesoro nel 2007. Un esercito di oltre 7 milioni di celibi e nubili, fra i 18 e i 34 anni, costretti a vivere con i propri genitori, perche' senza lavoro o con un impiego tanto mal pagato da non potersi permettere di vivere per conto proprio. A molti di loro, laureati, addirittura con 110 e lode, il sistema offre solo contratti precari che mediamente fruttano 836 euro al mese (6). Contratti rinnovabili di tre mesi in tre mesi tanto per tenerli al guinzaglio. Bankitalia conferma: i giovani oggi hanno le buste paga piu' leggere del 35% rispetto a quelle dei padri. Milioni di lavoratori sono sottopagati (7).

Le nubi sulla festa hanno cominciato ad addensarsi con l'avvento della globalizzazione, quel fenomeno fortemente voluto dalle multinazionali che si puo' sintetizzare nel tentativo di trasformare il mondo intero in un unico mercato, un'unica piazza finanziaria, un unico villaggio produttivo. Gli economisti fedeli al sistema, gli embedded per dirla all'inglese, sostennero il nuovo corso con slancio e non ce ne fu uno che avanzo' il benche' minimo dubbio sulla tenuta del sistema. E si' che di analogie con altri periodi storici ce n'erano a iosa. Nei Forum Sociali Mondiali si discutevano i segni premonitori della crisi in agguato, che gia' nella sessione di Porto Alegre, nel 2001, era data per certa (8). Gli economisti presenti, quasi tutti del Sud del mondo, non si facevano illusioni. Sapevano che il grande mercato mondiale, quello sognato dalle multinazionali, non esiste. Sapevano che la presenza di tre miliardi di poveri fanno del mondo un piccolo mercato che le imprese avrebbero cercato di sottrarsi a vicenda senza esclusione di colpi. Tanto e' vero che la concorrenza si e' fatta piu' aspra e non e' stata combattuta solo con i mezzi moderni della tecnologia, del design, della velocita' di consegna, ma anche con le armi piu' tradizionali della pubblicita' e dell'abbassamento dei prezzi.

Un insieme di misure che assottigliano i profitti se contemporaneamente non vengono ridotti i costi. Cosi' nel vecchio lupo capitalista e' riemerso, prepotente, l'istinto di attacco al lavoro, con strategie differenziate a seconda del settore. In quelli ad alta tecnologia e' stata intensificata l'automazione per sostituire i lavoratori con robot, che non pretendono contratti, non dichiarano sciopero e non si suicidano, come invece fanno gli umani quando non ne possono piu' (9).

Nei settori ad alta manovalanza, invece, si e' optato per la delocalizzazione. Per il trasferimento produttivo in quei paesi del mondo dove la gente e' cosi' povera da accettare di lavorare per una scodella di riso: Cina, Indonesia, Vietnam, Bangladesh, ma anche Romania, Moldavia, Serbia. Si calcola che fra il 2006 e il 2011 il settore manifatturiero degli Stati Uniti abbia perso 2.250.000 posti di lavoro, mentre l'Unione Europea addirittura 3.868.000, fra il 2008 e il 2010 (10). Un processo tutt'altro che concluso come mostra la decisione di Omsa, presa nel dicembre 2011, di chiudere lo stabilimento di Faenza (240 dipendenti) per trasferire l'attivita' produttiva in Serbia (11).

Ma la perdita di posti di lavoro nella nostra parte di mondo e' solo uno degli effetti della nuova distribuzione della geografia internazionale del lavoro.

L'altro e' la perdita di potere contrattuale da parte dei lavoratori che si traduce in perdita di diritti. Il primo sfondamento e' avvenuto in Germania. Nel 2004 Siemens, Vokswagen, Daimler-Chrysler impongono a IG-Metall, il potente sindacato metalmeccanico, la firma di accordi che prevedono l'aumento dell'orario di lavoro senza aumento di stipendio e la perdita di altri benefici normativi e salariali. Sullo stesso esempio, nel giugno 2010, la Fiat, tramite Marchionne, condiziona la riapertura dello stabilimento di Pomigliano alla firma di un accordo che prevede turni piu' gravosi e limita il diritto di sciopero. A nulla valgono le lotte della Fiom-Cgil, che non firma, e sull'onda del ricatto "o cosi', o me ne vado" il 63% dei lavratori approvano l'accordo. Lo stesso copione si replica nel dicembre dello stesso anno nello stabilimento Mirafiori di Torino. Anche in questo caso Fiat impone un contratto aziendale fuori dal contratto nazionale che modifica il sistema di rappresentanza sindacale (in modo da escludere la Fiom che neanche questa volta ha firmato), che peggiora il sistema delle pause e da' piu' potere discrezionale alle direzione in tema di straordinari e turni di lavoro.

Oltre che con le imprese, i lavoratori hanno dovuto fare i conti con la politica, che in nome della competitivita' ha deciso di smantellare, pezzo per pezzo, le garanzie legislative conquistate in decenni di lotte. In Italia l'opera di demolizione e' iniziata nel 1997 da parte del centrosinistra con il cosiddetto "pacchetto Treu", la legge che ha spalancato le porte al precariato attraverso l'introduzione del lavoro interinale e di varie altre forme contrattuali dette atipiche in quanto diverse dall'assunzione a tempo indeterminato. Le imprese ci si sono buttate a capofitto, tant'e' che nel 2010 i precari, intesi come parasubordinati e lavoratori a tempo determinato sono diventati 3.800.000, in gran parte giovani e donne. Se ad essi aggiungiamo i tre milioni e mezzo di lavoratori part-time, otteniamo un esercito di oltre 7 milioni con lavoro fragile e insicuro. Un numero enorme se si pensa che i lavoratori dipendenti, in Italia, sono poco piu' di 17 milioni (12).

Dopo la riforma delle assunzioni, la battaglia si e' spostata sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che disciplina i licenziamenti senza giusta causa. Un articolo di alto valore politico, prima ancora che giuridico, perche' e' un chiaro messaggio alle imprese che non possono fare cio' che vogliono. Ma dopo anni di resistenza, nel 2012 anche questo fortino e' stato espugnato dal governo Monti che ha introdotto le prime modifiche di sgretolamento.

In questo duro scontro, i primi a rimanere sul campo sono stati i salari, che hanno registrato ovunque un arretramento rispetto alla ricchezza prodotta. In Europa, fra il 1982 e il 2005, la quota di prodotto lordo andata ai salari e' diminuita mediamente dell'8,2%, passando dal 66,3 al 58,1% (13). Negli Stati Uniti, tra il 1975 e il 2011 e' diminuita del 5,7% passando dal 60 al 54,3% del Pil (14). E dalla Cina il sindacato Acftu denuncia che fra il 1983 e il 2005 la quota di prodotto assorbita dai salari si e' ridotta addirittura del 19,8% passando dal 56,5 al 36,7% del Pil (15).

Inutile dire che specularmente sono cresciuti i profitti. Negli Stati Uniti, ad esempio, la loro quota sul Pil e' raddoppiata passando dal 6% nel 1982, al 12,9% nel 2011, un livello superato una sola volta nel 1950 (16).

Spostamenti importanti che si fanno sentire sulla pelle viva di ogni nazione che vedono crescere la distanza fra ricchi e poveri. In Italia, ad esempio, il divario fra il 10% piu' ricco e il 10% piu' povero, e' passato da 8 a 1 nel 1985 a 10 a 1 nel 2008. In linea con la media dei paesi industrializzati che nello stesso periodo hanno visto allargarsi il fossato da 7 a 1 a 9 a 1. Per non parlare degli Stati Uniti che sono passati da 10 a 1 a 15 a 1 (17).

Cifre ancor piu' scandalose se pensiamo che nello stesso paese fra il 1979 e il 2007 il reddito dell'1% piu' ricco e' cresciuto del 275%. Tanto che, se nel 1974 la fetta di reddito nazionale goduta da questa esigua fetta di super ricchi era all'8%, nel 2008 la troviamo al 18% (18).

Intanto un rapporto di Credit Suisse di fine 2011 ci informa che l'84% di tutta la ricchezza mondiale privata, sia mobiliare che immobiliare, e' concentrata nelle mani del 10% della popolazione terrestre. Ancora peggio, l'1% possiede, da solo, il 44% dell'intero patrimonio mondiale (19).

Ogni volta che la linea dei profitti si impenna, per gli uomini d'affari e' motivo di festa. In fondo e' per questo che vivono. Ma cio' che e' buono per i singoli non sempre lo e' per il sistema, e la caduta dei salari non e' un messaggio di prosperita', ma di tempesta. Se i salari scendono, chi comprera' tutto cio' che si produce? Il rischio, insomma, e' che non si chiuda piu' il cerchio fra produzione e consumo e proprio questa paura fa arrivare sulla scena due cavalieri che puzzano abbondantemente di marcio.

Il primo: l'espansione della finanza, un fenomeno che fa capolino ogni volta che aumentano i profitti ma ci sono basse prospettive di vendita. Non avendo convenienza ad investire in nuove attivita' produttive, i detentori di capitale preferiscono far fruttare i loro soldi non tramite la produzione di nuova ricchezza, ma prelevando la ricchezza dalle tasche degli altri.

Le attivita' principali della finanza sono i prestiti e la speculazione. Un tempo i prestiti erano concessi esclusivamente da banche e usurai. Oggi e' un'attivita' molto piu' estesa, che coinvolge anche i singoli cittadini perche' esistono canali e metodi che permettono alle imprese e agli stati di ottenere prestiti da chiunque abbia voglia di concederli. L'operazione avviene tramite la vendita di titoli, noti come obbligazioni, che oltre a certificare l'ammontare ricevuto, specificano il tasso di interesse che sara' pagato e i tempi di restituzione del capitale. Una delle caratteristiche delle obbligazioni e' che possono essere rivendute, a prezzi che possono salire o scendere in base all'affidabilita' del debitore. Il che ha trasformato il debito non solo in una grande mercato, ma anche in una grande macchina di investimento di tipo speculativo.

Speculare significa cercare di guadagnare sulle differenze di prezzo che si possono creare fra il tempo presente e il futuro. Un classico esempio e' la speculazione sulle case, che gli investitori attuano quando prevedono un aumento dei prezzi. Comprano oggi con la prospettiva di rivendere fra qualche mese a prezzo maggiorato.

Tutto puo' essere oggetto di speculazione nella misura in cui ha un mercato. Puo' trattarsi di francobolli, quadri, oggetti rari, perfino fiori, come mostra il caso dei tulipani scoppiato in Olanda nel 1600. Oggi si concentra soprattutto sui titoli, certificati che attestano la proprieta' di una compartecipazione aziendale, la titolarita' di un credito, la sottoscrizione di una polizza assicurativa, l'apertura di una scommessa su eventi finanziari futuri.

Con l'esplodere della finanza, i titoli in circolazione si sono moltiplicati a dismisura per qualita' e quantita'.

Il loro valore totale, nel 2010, era stimato in 764.000 miliardi di dollari di cui 54.000 azioni, 108.000 titoli di credito e ben 601.000 derivati (20).

I derivati, ultima invenzione dell'ingegneria finanziaria, consistono in contratti fra due parti che stabiliscono cosa l'una deve all'altra in base a cio' che succedera' in uno specifico evento finanziario che puo' essere il prezzo di una merce, i tassi di interesse bancari, il cambio di una valuta, la solidita' di un debitore. Vere e proprie scommesse dove uno perde, l'altro vince.

Considerato che nel 2010 il prodotto lordo mondiale era stimato in 63.000 miliardi di dollari, il mercato finanziario valeva dodici volte tanto, con le scommesse che valevano, da sole, nove volte e mezzo.

Ovviamente con il proliferare dei traffici finanziari, si sono moltiplicate anche le imprese finanziarie: banche commerciali, banche d'investimento, assicurazioni, fondi pensione, fondi di investimento, fondi speculativi, ciascuna con la propria specializzazione. Alcune piu' orientate alla concessione di prestiti, altre all'acquisto e custodia titoli, altre all'emissione di polizze assicurative o alle attivita' speculative. Ma tutte accomunate dalla volonta' di fare soldi con i soldi degli altri.

Risparmio raccolto presso il grande pubblico o le altre imprese finanziarie sotto forma di depositi o prestiti, con l'obiettivo di ottenere guadagni per se', tramite commissioni e compartecipazione ai guadagni provenienti dalle operazioni effettuate. Un'attivita' estremamente lucrosa a giudicare dal fatto che nel 2010 nei soli Stati Uniti l'industria della finanza ha realizzato profitti per 426 miliardi di dollari, pari al 31,7% di tutti i profitti realizzati nel paese (21).

Il secondo cavaliere che arriva al galoppo e' l'espansione del debito, un fenomeno che fa capolino ogni volta che i magazzini si ingolfano di materiale invenduto. Non trovando altro modo per smaltire la produzione, il sistema spinge famiglie, imprese e stato ad indebitarsi affinche' ciascuno consumi al di sopra delle proprie possibilita'. Nel 2010 il debito totale mondiale, inteso come prestiti bancari, debito pubblico e debito delle imprese, ammontava a 158.000 miliardi di dollari pari al 266% del prodotto lordo mondiale. I primi in classifica l'Irlanda, col 663%, il Giappone, col 512%, l'Inghilterra, col 507% (22).

In Italia il debito complessivo, o aggregato, come lo chiamano gli economisti, ammonta, anno 2010, a 4.751 miliardi di euro, pari al 314% del Pil, ed e' costituito in larghissima parte da debito delle imprese (2.445 miliardi) e debito pubblico (1.718 miliardi) (23).

In coda vengono i debiti delle famiglie, che pero' non scherzano neanche loro con 588 miliardi (24).

Un macigno di oltre 20.000 euro a nucleo, sotto forma di mutui, acquisti a rate, anticipazioni su carte di credito, che denota tutta la difficolta' in cui si trovano molte famiglie, non solo in Italia, ma nell'intero mondo industrializzato. Difficolta' che imporrebbe rispetto e interventi di sostegno, e che invece e' stata usata dall'industria della finanza per specularci, fino a provocare una crisi di proporzioni gigantesche.

*

Note

1. Ilo, Global Employment Trends 2012: Preventing a deeper jobs crisis, gennaio 2012.

2. Eurostatistics, Data for short-term economic analysis, gennaio 2012.

3. Istat, Comunicato stampa del 2 aprile 2012.

4. Istat, Comunicato stampa del 19 aprile 2012.

5. Commissione Europea, Eurostat Newsrelease STAT/12/31, 1 marzo 2012.

6. Cgia Mestre, L'identikit del precario oggi, 15 febbraio 2012.

7. Eursipes, Rapporto Italia 2008.

8. Francesco Gesualdi, Riuscira' il capitalismo a sopravvivere a se stesso?, "Altreconomia", marzo 2001.

9. Nell'agosto 2011, a seguito di numerosi suicidi commessi da lavoratori che non ne potevano piu' delle dure condizioni di lavoro esistenti negli stabilimenti cinesi dell'impresa Foxconn, la casa madre Hon Hai ha annunciato di voler avviare un processo di automazione negli stabilimenti del gruppo con l'obiettivo di sostituire 500.000 lavoratori con robot. L'attivita' prevalente del gruppo e' l'assemblaggio di materiale informatico per marchi mondiali come Apple, Nokia, Sony ("Financial Times", 8 agosto 2011).

10. Marco Panara, Il lavoro del futuro sara' poco e povero, "Affari&Finanza la Repubblica", 6 febbraio 2012.

11. Riccardo Chiari, Omsa che beffa, "Il Manifesto", 30 dicembre 2011.

12. Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Rapporto sulla coesione sociale anno 2011.

13. Dati Ameco/Commissione Europea riportati in Michel Husson, The upward Trend in the rate exploitation, "International viewpoint", on line magazine, febbraio 2008.

14. Dati Bea/Haver Analytics riportati in The bottom line supports the top line, "US Economics Weekly", 2 dicembre 2011.

15. Wage proportion of China's Gdp decreasing over years, "Xingua English News", 12 maggio 2010.

16. Dati Bea in articolo citato.

17. Oecd, Divided we stand: why inequality keeps rising, dicembre 2011.

18. Martin Wolf, America's inequality need not determine the future of Britain, "Financial Times", 23 dicembre 2011 e Chris Giles, Spectre of stagnating incomes stalks globe, "Financial Times", 28 giugno 2011.

19. Credit Suisse, Global Wealth Report 2011.

20. Elaborazione dati McKinsey Global Institute, Mappimg Global Capital Markets 2011 e Bank for International Settlements, Semiannual Otc derivatives statistics at end-June 2011.

21. Center for Economic and Policy Reasearch, While the Country Slept: Financial Industry Profits Go Through the Roof, 30 luglio 2011.

22. McKinsey Global Institute, Mapping Global Capital Markets 2011.

23. Elaborazione dati McKinsey Global Institute, Debt and deleveraging: Uneven progress on the path to growth, 2012.

24. La Banca d'Italia pone il debito delle famiglie italiane a 887 miliardi di euro (La ricchezza degli italiani 2010, Supplemento al bollettino statistico n. 64, 14 dicembre 2011).

 

5. MATERIALI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI FRANCUCCIO GESUALDI E DEL "CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO"

 

- Franco Gesualdi, Signorno', Guaraldi, Rimini-Firenze 1972.

- Franco Gesualdi, Economia: conoscere per scegliere, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982.

- Franco Gesualdi e Pierangelo Tambellini del Centro nuovo modello di sviluppo (Vecchiano - Pi), Energia nucleare. Cos'e' e i rischi a cui ci espone, Movimento Nonviolento, Perugia 1987.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Lettera ad un consumatore del Nord, Emi, Bologna 1990, 1994.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Boycott! Scelte di consumo scelte di giustizia. Manuale del consumatore etico, Macro/edizioni, San Martino di Sarsina (Fo) 1992.

- Francuccio Gesualdi, Jose' Luis Corzo Toral, Don Milani nella scrittura collettiva, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1992.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Sulla pelle dei bambini, Emi, Bologna 1994, 1995.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Nord/Sud. Predatori, predati e opportunisti. Guida alla comprensione e al superamento dei meccanismi che impoveriscono il Sud del mondo, Emi, Bologna 1993, 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al consumo critico. Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, Emi, Bologna 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Sud-Nord. Nuove alleanze per la dignita' del lavoro, Emi, Bologna 1996, 1997.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Geografia del supermercato mondiale. Produzione e condizioni di lavoro nel mondo delle multinazionali, Emi, Bologna 1996.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Ai figli del pianeta. Scelte per un futuro vivibile, Emi, Bologna 1998.

- Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli, Milano 1999.

- Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Paola Costanzo, Te', infusi e tisane dal mondo, Sonda, Torino-Milano 2001.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al risparmio responsabile. Informazioni sui comportamenti delle banche per scelte consapevoli, Emi, Bologna 2002.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al telefono critico. Il mondo della telefonia messo a nudo, Terre di mezzo, Milano 2002.

- Willy Mutunga, Francesco Gesualdi, Stephen Ouma, Consumatori del nord lavoratori del sud. Il successo di una campagna della societa' civile contro la Del Monte in Kenya, Emi, Bologna 2003.

- Francesco Gesualdi, Acquisti trasparenti, Emi, Bologna 2005.

- Francesco Gesualdi, Giamila Gesualdi, Tutti i tipi di te', Sonda, Torino-Milano 2005.

- Francesco Gesualdi, John Pilger, Comprare con giustizia, Emi, Bologna 2005.

- Francesco Gesualdi, Centro nuovo modello di sviluppo, Sobrieta'. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti, Feltrinelli, Milano 2005.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Ai giovani figli del pianeta. Scegliamo insieme un futuro per tutti, Emi, Bologna 2005.

- Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al vestire critico, Emi, Bologna 2006.

- Francesco Gesualdi, Acqua con giustizia e sobrieta', Emi, Bologna 2007.

- Francesco Gesualdi, Il mercante d'acqua, Feltrinelli Milano 2007.

- Francesco Gesualdi, Lorenzo Guadagnucci, Dalla parte sbagliata del mondo. Da Barbiana al consumo critico: storia e opinioni di un militante, Terre di mezzo, Milano 2008.

- Francesco Gesualdi, Vito Sammarco, Consumattori. Per un nuovo stile di vita, La Scuola, Brescia 2009.

- Francesco Gesualdi, L'altra via. Dalla crescita al benvivere, programma per un'economia della sazieta', Terre di Mezzo, Milano 2009.

- Francesco Gesualdi, Dario Bossi, Il prezzo del ferro. Come si arricchisce la piu' grande multinazionale del ferro e come resistono le vittime a livello mondiale, Emi, Bologna 2010.

- Francesco Gesualdi, Cercatori del regno. Cammino missionario verso la Pasqua 2011. Una Quaresima per crescere nella spiritualita' dei nuovi stili di vita, Emi, Bologna 2011.

- Francesco Gesualdi, I fuorilega del nordest, Dissensi, 2011.

- Centro nuovo modello di sviluppo, I mercanti della notizia. Guida al controllo dell'informazione in Italia, Emi, Bologna 2011.

- Francesco Gesualdi, Facciamo da soli. Per uscire dalla crisi, oltre il mito della crescita: ripartiamo dal lavoro e riprendiamoci l'economia, Altreconomia, Milano 2012.

- Francesco Gesualdi, Le catene del debito. E come possiamo spezzarle, Feltrinelli, Milano 2013.

- Francesco Gesualdi, L'economia del bene comune, Feltrinelli, Milano 2013.

- Francesco Gesualdi, Cambiare il sistema. La storia e il pensiero del padre del consumo critico, fondatore del "Centro nuovo modello di sviluppo", Altreconomia, Milano 2014.

*

Ovviamente cfr. inoltre anche almeno:

- Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1967.

- AA. VV., La Rete di Lilliput. Alleanze, obiettivi, strategie, Emi, Bologna 2001.

 

6. MATERIALI. UNA BREVE NOTA BIOGRAFICA SU FRANCUCCIO GESUALDI

[Dal blog http://blog.francescogesualdi.eu riprendiamo il seguente testo]

 

Nato nel 1949 nei pressi di Foggia giunge a Barbiana nel 1956 ed e' allievo di don Milani fino al 1967.

Partecipa alla stesura di "Lettera a una professoressa". Nel 1968 frequenta il corso annuale per quadri sindacali della Cisl, che gli offre una formazione in campo economico.

Dal 1971 al 1974 insegna alla Scuola di Servizio Sociale a Calenzano (Fi). Poi e' in Bangladesh per un servizio di volontariato di due anni.

Nel 1983 si trasferisce a Vecchiano (Pi) per vivere un'esperienza semi-comunitaria con altre famiglie decise a dare solidarieta' concreta a situazioni di difficolta'. All'interno di questa iniziativa fonda il Centro Nuovo Modello di Sviluppo per affrontare da un punto di vista politico i temi dell'insostenibilita' ambientale, della poverta', della fame, del disagio nel Nord come nel Sud del mondo.

Lungo questo percorso matura la proposta del consumo critico, di nuovi stili di vita, di nuovi assetti sociali ed economici capaci di coniugare sobrieta' con piena occupazione e diritti fondamentali per tutti.

Attualmente e' pensionato. A titolo di volontariato coordina il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, collabora con la Campagna Abiti Puliti, svolge attivita' di formazione sul tema del debito pubblico, del consumo critico, della ricerca di altri modelli economici d'ispirazione ecologica e sociale.

 

==============================

VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

==============================

Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 597 del 25 giugno 2014

 

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:

nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

 

Per non riceverlo piu':

nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

 

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web

http://web.peacelink.it/mailing_admin.html

quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

 

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica alla pagina web:

http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

 

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Gli unici indirizzi di posta elettronica utilizzabili per contattare la redazione sono: nbawac at tin.it e centropacevt at gmail.com