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[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 598



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XV)

Numero 598 del 26 giugno 2014

 

In questo numero:

1. "Operazione Colomba": Ultime notizie dalla marcia

2. "Operazione Colomba": Un popolo si muove per la pace. Dal 22 giugno al primo luglio la marcia internazionale per la pace in Albania

3. "Operazione Colomba": Un popolo si muove per la pace. Appello per la marcia internazionale per la pace in Albania

4. Bianca Guidetti Serra ricorda Primo Levi (1987)

 

1. INIZIATIVE. "OPERAZIONE COLOMBA": ULTIME NOTIZIE DALLA MARCIA

[Dalle amiche e dagli amici dell'Operazione Colomba (per contatti: tel. 054129005, cell. 328.5857263, e-mail: albania at operazionecolomba.it, operazione.colomba at apg23.org, web: www.operazionecolomba.it, www.operazionecolomba.com, www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania) riceviamo e diffondiamo]

 

La giornata passata e' stata molto intensa.

Siamo partiti la mattina presto dal villaggio di Juban salutando alcuni fedeli della chiesa locale, siamo giunti dopo qualche chilometro nel villaggio di Guri i Zi.

Padre Gianfranco Testa ha fatto un breve intervento sul tema della riconciliazione mentre Giulia ha raccontato il lavoro di Operazione Colomba e il senso della marcia.

Dopo questo incontro ci siamo incamminati verso Scutari.

Dopo circa 11 chilometri, e molti incontri per strada, siamo giunti nella citta' di Scutari dove abbiamo attraversato tutto il centro sotto una pioggia scrosciante.

Nonostante il maltempo la marcia non si e' fermata e dopo aver consegnato il testo della legge, la maglietta e il fazzoletto della marcia alle autorita' comunali siamo andati presso la moschea principale dove abbiamo ricevuto un breve saluto dall'hogia locale.

L'incontro e' stato caldo e significativo.

Sempre sotto la pioggia ci siamo spostati verso la cattedrale cattolica dove abbiamo incontrato il vescovo Massafra.

Abbiamo poi ascoltato un discorso molto chiaro del vescovo che metteva l'accento sul valore della vita e anche un breve discorso di don Lush Gjergi (sacerdote kossovaro amico di Operazione Colomba e molto attivo, negli anni Novanta, nel movimento di riconciliazione nazionale in Kossovo).

Le attivita' sono poi riprese nel tardo pomeriggio con un volantinaggio nel centro della citta' e con la testimonianza di padre Gianfranco Testa e don Lush Gjergi, nostri graditissimi ospiti.

Domani il gruppo camminera' verso l'abitato di Kallmet.

 

2. REPETITA IUVANT. "OPERAZIONE COLOMBA": UN POPOLO SI MUOVE PER LA PACE. DAL 22 GIUGNO AL PRIMO LUGLIO LA MARCIA INTERNAZIONALE PER LA PACE IN ALBANIA

[Dalle amiche e dagli amici dell'Operazione Colomba (per contatti: tel. 054129005, cell. 328.5857263, e-mail: albania at operazionecolomba.it, operazione.colomba at apg23.org, web: www.operazionecolomba.it, www.operazionecolomba.com, www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania) riceviamo e diffondiamo]

 

Quando? Il periodo di realizzazione della marcia e' dal 22 giugno al primo luglio 2014.

Dove? In Albania, da Bajrami Curri a Tirana.

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Un popolo si muove contro le vendette di sangue

Abbiamo pensato di organizzare una marcia per la pace che percorra l'Albania toccando le localita' piu' significative al fine di sensibilizzare e coinvolgere la societa' civile presente in tutto il territorio nazionale e contare anche sulla partecipazione di realta' (singoli, associazioni...) internazionali.

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Iniziative di sensibilizzazione in Albania

Nel marzo 2013 i volontari di Operazione Colomba hanno promosso una campagna di raccolta di firme contro il perpetrarsi delle vendette di sangue, rivolta a tutti i cittadini, denominata "5.000 firma per Jeten", conclusasi nel settembre 2013, nel corso della quale sono state raccolte e consegnate alle principali autorita' albanesi quasi 6.000 firme affinche' fossero prese misure efficaci per contrastare il fenomeno della gjakmarrje.

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Chi e' Operazione Colomba

Operazione Colomba e' il corpo nonviolento di pace dell'associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII. Fanno parte del progetto tutti coloro che vogliono sperimentare in maniera diretta che la nonviolenza e' la via per ottenere una pace giusta e duratura. I componenti sono volontari che danno una disponibilita' piu' o meno lunga, scegliendo di condividere la vita con le vittime su diversi fronti del conflitto, in maniera disinteressata. Attualmente e' presente e opera in Israele/Palestina, Colombia e Albania, e si sta cercando di aprire una presenza stabile anche in Libano. Dal 2010 Operazione Colomba e' presente in Albania, a Scutari, con una presenza anche a Tropoja, per sostenere il lavoro che la Comunita' Papa Giovanni XXIII svolge dal 2004 sul tema delle "vendette di sangue". I volontari, insieme ai membri della Comunita' e ai volontari del servizio civile internazionale, condividono la quotidianita' con le famiglie in situazioni di vendetta, anche attraverso sostegni nell'assistenza medica e scolastica, con l'obiettivo di giungere a percorsi di riconciliazione (Pajtimi) e perdono fra queste famiglie in primis, ma anche con l'intento di portare all'attenzione dell'opinione pubblica albanese (e non) questo fenomeno drammatico, al fine di contribuire ad avviare percorsi virtuosi tra le genti e con le associazioni, in vista di una riconciliazione a livello nazionale.

 

3. REPETITA IUVANT. "OPERAZIONE COLOMBA": UN POPOLO SI MUOVE PER LA PACE. APPELLO PER LA MARCIA INTERNAZIONALE PER LA PACE IN ALBANIA

[Dalle amiche e dagli amici dell'Operazione Colomba (per contatti: tel. 054129005, cell. 328.5857263, e-mail: albania at operazionecolomba.it, operazione.colomba at apg23.org, web: www.operazionecolomba.it, www.operazionecolomba.com, www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania) riceviamo e diffondiamo]

 

Cambiare? Si puo'. Un popolo si muove per la pace, contro le vendette di sangue.

Marcia internazionale per la pace in Albania, 22 giugno - primo luglio 2014, Bajram Curri - Tirana

La gjakmarrja (vendetta di sangue) e' un fenomeno estremamente lesivo dei diritti fondamentali degli esseri umani, a partire dal piu' importante, quello alla vita. Tale pratica mina, inoltre, l'unita', la stabilita' e il futuro di tutta l'Albania.

Il suo superamento puo' avvenire solo attraverso la promozione di una cultura di pace e nonviolenza che favorisca sia percorsi di riconciliazione tra le famiglie in vendetta, sia percorsi di riconciliazione collettiva: i cittadini albanesi non dovranno mai piu' sentire la necessita' di farsi giustizia da soli, perche' lo Stato sara' presente e in grado di tutelare i loro diritti.

Per fare questo e' indispensabile la mobilitazione della societa' civile nazionale (in primo luogo) ed internazionale, pertanto chiediamo alle Istituzioni albanesi, sottoscrivendo questo appello, di impegnarsi: a dotare il Paese di un sistema giuridico/istituzionale adeguato a sostenere un processo di superamento del fenomeno; ad applicare immediatamente la legge 9389 del 4/5/2005 per la creazione e il funzionamento del Consiglio di coordinamento per la lotta contro le "vendette di sangue", previsto dalla stessa; a rendere certa la pena per quanti si macchieranno di crimini legati alle "vendette di sangue"; a promuovere una cultura di pace e rispetto dei diritti umani, prima di tutto il diritto alla vita.

Come attori della societa' civile (singoli o associati) nazionale ed internazionale, sottoscrivendo questo appello, ci impegniamo: a non usare la violenza in caso di conflitto e a rispettare sempre la vita umana; a promuovere tra i nostri associati/amici/parenti la prassi della risoluzione nonviolenta dei conflitti e della riconciliazione; a ricordare le vittime di ogni violenza, della gjakmarrjes e hakmarrje; a diffondere la storia e le esperienze delle persone che al posto della vendetta hanno scelto di riconciliarsi perdonando; a sostenere la creazione in Albania di un movimento popolare che promuova la cultura della vita, del rispetto dell'altro e della riconciliazione (pajtimi) e che sensibilizzi le istituzioni locali affinche' garantiscano il rispetto e la promulgazione delle norme tese a contrastare il fenomeno delle "vendette di sangue".

Anche chi non puo' partecipare fisicamente alla marcia puo' sottoscrivere questo appello inviando una e-mail a: albania at operazionecolomba.it con scritto: "nome cognome aderisce all'appello per la vita contro le 'vendette di sangue' in Albania".

Per maggiori informazioni (modalita' di partecipazione, percorso, adesioni...): www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania

Operazione Colomba e' il corpo nonviolento di pace dell'associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII. Dal 2010 Operazione Colomba e' presente in Albania, a Scutari e a Tropoja, per sostenere il lavoro che la Comunita' Papa Giovanni XXIII svolge dal 2004 sul tema delle "vendette di sangue".

I volontari, insieme ai membri della Comunita' e ai volontari in servizio civile internazionale, condividono la quotidianita' con le famiglie in situazioni di vendetta, offrendo loro anche assistenza medica e scolastica, ma con l'obiettivo principale di promuovere percorsi di riconciliazione (Pajtimi) e perdono fra queste famiglie.

Operazione Colomba promuove inoltre iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica (albanese e non) su questo drammatico fenomeno, affinche' si avviino anche processi virtuosi che portino a percorsi di riconciliazione nazionale.

 

4. MEMORIA. BIANCA GUIDETTI SERRA RICORDA PRIMO LEVI (1987)

[Riproponiamo ancora una volta le parole pronunciate da Bianca Guidetti Serra il 21 maggio 1987 nel corso di un ricordo di Primo Levi al Tempio Maggiore Ebraico a Torino.

Bianca Guidetti Serra, impegnata nella Resistenza, avvocato, parlamentare. E' stata una delle figure piu' autorevoli della vita democratica italiana. Nata a Torino il 19 agosto 1919, e' deceduta a Torino il 24 giugno 2014. Dal sito della casa editrice Einaudi riprendiamo il seguente breve profilo: "Bianca Guidetti Serra ha svolto l'attivita' di avvocato penalista dal 1947 al 2001 (oltre all'impegno, a fianco del sindacato, in molteplici cause di lavoro, come nel campo del diritto di famiglia e della tutela dei piu' deboli, minori e carcerati). E' stata parlamentare nella decima legislatura (1987-91) e per vari anni consigliere comunale a Torino". Opere di Bianca Guidetti Serra: Felicita' nell'adozione, Ferro, Milano 1968; (con Francesco Santanera), Il paese dei Celestini, Einaudi, Torino 1973; Compagne, Einaudi, Torino 1977; Le schedature Fiat, Rosenberg & Sellier, Torino 1984; Storie di giustizia, ingiustizia e galera, Linea d'ombra, Milano 1994; Bianca la rossa, Einaudi, Torino 2009.

Primo Levi e' nato a Torino nel 1919, e qui e' tragicamente scomparso nel 1987. Chimico, partigiano, deportato nel lager di Auschwitz, sopravvissuto, fu per il resto della sua vita uno dei piu' grandi testimoni della dignita' umana ed un costante ammonitore a non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio. Le sue opere e la sua lezione costituiscono uno dei punti piu' alti dell'impegno civile in difesa dell'umanita'. Opere di Primo Levi: fondamentali sono Se questo e' un uomo, La tregua, Il sistema periodico, La ricerca delle radici, L'altrui mestiere, I sommersi e i salvati, tutti presso Einaudi; presso Garzanti sono state pubblicate le poesie di Ad ora incerta; sempre presso Einaudi nel 1997 e' apparso un volume di Conversazioni e interviste. Altri libri: Storie naturali, Vizio di forma, La chiave a stella, Lilit, Se non ora, quando?, tutti presso Einaudi; ed Il fabbricante di specchi, edito da "La Stampa". Ora l'intera opera di Primo Levi (e una vastissima selezione di pagine sparse) e' raccolta nei due volumi delle Opere, Einaudi, Torino 1997, a cura di Marco Belpoliti. Tra le opere su Primo Levi: AA. VV., Primo Levi: il presente del passato, Angeli, Milano 1991; AA. VV., Primo Levi: la dignita' dell'uomo, Cittadella, Assisi 1994; Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, Milano 1998; Massimo Dini, Stefano Jesurum, Primo Levi: le opere e i giorni, Rizzoli, Milano 1992; Ernesto Ferrero (a cura di), Primo Levi: un'antologia della critica, Einaudi, Torino 1997; Ernesto Ferrero, Primo Levi. La vita, le opere, Einaudi, Torino 2007; Giuseppe Grassano, Primo Levi, La Nuova Italia, Firenze 1981; Gabriella Poli, Giorgio Calcagno, Echi di una voce perduta, Mursia, Milano 1992; Claudio Toscani, Come leggere "Se questo e' un uomo" di Primo Levi, Mursia, Milano 1990; Fiora Vincenti, Invito alla lettura di Primo Levi, Mursia, Milano 1976]

 

Non sono qui a tessere astrattamente l'elogio dell'amicizia, ne' a tentare un esercizio retorico. Ricordo solo che presso gli antichi l'amicizia fu considerata una virtu'.

Questa virtu', o questo sentimento, fu vivissimo in Primo e lo contraddistinse come uomo e come scrittore. Ma e' possibile scindere le due figure?

Torna in mente l'inizio del racconto "Stanco di finzioni" del volume Lilit:

"Chi ha avuto l'occasione di confrontare l'immagine reale di uno scrittore con quella che si puo' desumere dai suoi scritti sa quanto sia frequente il caso che esse non coincidano... Ma quanto e' gradevole, invece, pacificante, rasserenante, il caso inverso, dell'uomo che si conserva uguale a se stesso attraverso quello che scrive".

Quanto pacificante e rasserenante per la nostra tristezza, oggi, constatare come per tutto l'arco della vita la sua immagine di scrittore abbia coinciso con quella dell'uomo che abbiamo conosciuto. Questo nostro amico.

Cerchiamolo sfogliando qualcuna delle sue opere, nelle pagine che all'amicizia, appunto, sono dedicate.

"Noi siamo un gruppo di amici piuttosto esclusivo - cosi' comincia un altro racconto, "Lo psicofante", che troviamo in Vizio di forma -. Siamo legati, uomini e donne, da un vincolo serio e profondo, ma vecchio e scarsamente rinnovato che consiste nell'aver vissuto insieme anni importanti e nell'averli vissuti senza troppe debolezze. In seguito, come avviene, le nostre vie sono andate divergendo, alcuni di noi hanno commesso dei compromessi, altri si sono feriti a vicenda, volontariamente o no, altri ancora hanno disimparato a parlare o hanno perso le antenne; tuttavia, proviamo piacere a ritrovarci: abbiamo fiducia l'uno nell'altro, ci stimiamo reciprocamente e di qualunque argomento trattiamo, ci accorgiamo con gioia di parlare pur sempre lo stesso linguaggio (qualcuno lo chiama gergo) anche se non sempre le nostre opinioni coincidono...". Si tratta di un racconto di fantascienza steso in termini ironici e divertiti, ma gli amici sono un po' i suoi vecchi amici: tutti noi, piu' in particolare forse quelli di un certo gruppo che ebbe le sue radici nel 1938 - il tempo delle leggi razziali che imposero, anche ai non ebrei, delle ineludibili scelte di campo - e che da allora continuo' a fiorire.

*

Ma il tema dell'amicizia Primo l'ha trattato soprattutto ne Il sistema periodico. Come noto si tratta di ventuno storie a sfondo autobiografico che significativamente sono intitolate ciascuna ad un elemento naturale.

Cosi' quella intitolata "Oro". Narra di un modesto cercatore del prezioso metallo, ma anche degli "amici di Milano".

"E' cosa risaputa - ve ne leggo qualche brano - che i torinesi trapiantati a Milano non vi allignano, o vi allignano male. Nell'autunno 1942 eravamo a Milano sette amici di Torino, ragazzi e ragazze approdati per motivi diversi nella grossa citta' che la guerra rendeva inospitale. I nostri genitori, chi ancora li aveva, erano sfollati in campagna per sottrarsi ai bombardamenti e noi facevamo vita ampiamente comune... Ciascuno di noi faceva il suo lavoro giorno per giorno, fiaccamente, senza crederci, come avviene a chi sa di non operare per il proprio domani... Ma venne in novembre lo sbarco in Nord Africa, poi la vittoria russa a Stalingrado e capimmo che la guerra si era fatta vicina e la storia aveva ripreso il suo cammino. Nel giro di poche settimane ognuno di noi maturo' piu' che in tutti i venti anni precedenti... Il tempo per consolidare la nostra preparazione non ci fu concesso" (chiedo scusa se salto di frase in frase cercando tuttavia di conservare un nesso) "... vennero in marzo gli scioperi di Torino ad indicare che la crisi era prossima: vennero col 25 luglio il collasso del fascismo dall'interno, le piazze gremite di folla affratellata, la gioia estemporanea e precaria di un Paese a cui la liberta' era stata donata da un intrigo di palazzo; e venne l'8 settembre, il serpente verdegrigio delle divisioni naziste per le vie di Milano e di Torino, il brutale risveglio... In questo modo, dopo la lunga ubriacatura di parole, certi della giustezza della nostra scelta - notate come parla sempre al plurale e non e' mero esercizio retorico -, estremamente insicuri dei nostri mezzi, con in cuore assai piu' disperazione che speranza, e sullo sfondo di un paese disfatto e diviso, siamo scesi in campo per misurarci. Ci separammo per seguire il nostro destino ognuno in una valle diversa".

E nella valle di Brusson il 13 dicembre 1943 Primo con altri due viene arrestato. "Nella cella - conclude il capitolo - mi accolse la solitudine, il fiato gelido e puro delle montagne che penetrava dalla finestrella e l'angoscia del domani. Tendendo l'orecchio, nel silenzio del coprifuoco si sentiva il mormorio della Dora, amica perduta, e tutti gli amici erano perduti, e la giovinezza, e la gioia, e forse la vita: scorreva vicina ma indifferente, trascinando l'oro nel suo grembo di ghiaccio fuso...".

Il "Ferro" e' il ricordo di Sandro Delmastro, ucciso dai fascisti nell'aprile del 1944. Quale altro metallo meglio si associerebbe al personaggio?

"Da pochi mesi erano state proclamate le leggi razziali e stavo diventando un isolato anch'io. I compagni cristiani erano gente civile, nessuno fra loro ne' fra i professori mi aveva indirizzato una parola o un gesto nemico ma li sentivo allontanarsi... Avevo osservato, con stupore e gioia, che tra Sandro e me qualcosa stava nascendo. Non era affatto l'amicizia fra due affini: al contrario, la diversita' delle origini ci rendeva ricchi di merci da scambiare come due mercanti che si incontrino provenendo da contrade remote e mutuamente sconosciute... Incominciammo a studiare fisica insieme, e Sandro fu stupito quando cercai di spiegargli alcune delle idee che a quel tempo confusamente coltivavo. Che la nobilta' dell'uomo, acquisita in cento secoli di prove e di errori, era consistita nel farsi signore della materia, e che io mi ero iscritto a chimica perche' a questa nobilta' mi volevo mantenere fedele. Che vincere la materia e' comprenderla e comprendere la materia e' necessario per comprendere l'universo e noi stessi: e che quindi il sistema periodico di Mendeleev, che proprio in quelle settimane imparavamo laboriosamente a dipanare, era una poesia, piu' alta e piu' solenne di tutte le poesie digerite in liceo: a pensarci bene, aveva perfino le rime...".

Queste cose raccontava Primo nelle lunghe avventurose gite in montagna a Sandro. Che cosa rispondeva Sandro? Che: "Potevo anche aver ragione: poteva essere la Materia la nostra maestra, e magari anche, in mancanza di meglio, la nostra scuola politica; ma lui aveva un'altra materia a cui condurmi, un'altra educatrice: non le polverine di Qualitativa, ma quella vera, l'autentica Urstoff, senza tempo, la pietra e il ghiaccio delle montagne vicine...".

E, sempre sfogliando le pagine de Il sistema periodico, ecco su lo "Stagno" il racconto del sodalizio di Primo con Emilio-Alberto. "Vi sono metalli amici e metalli nemici. Lo stagno era un amico" e con la sua utilizzazione lo scrittore tenta di "uscire di tutela" e di "volare con le [sue] ali". Impiantano un piccolo laboratorio licenziandosi lui "con assurda baldanza" da una fabbrica protettrice, "per tentare l'avventura della libera professione". Iniziano, appunto, con la lavorazione dello stagno, ma non sara' un successo. Il piccolo sodalizio si sciogliera' presto ma l'amicizia restera'.

Tanti altri amici popolano i libri: quelli della giovinezza e quelli di Auschwitz, quelli dell'odissea del ritorno (La tregua) e quelli incontrati successivamente.

*

Ma voglio qui ricordare anche il Primo amico, nella vita di tutti i giorni, quella che spingeva molti di noi a cercarlo, a parlargli, a comunicargli le cose importanti... Di qui le interminabili chiacchierate nel suo salotto (la camera stessa dove era nato) ma soprattutto le lunghe gite in montagna o in collina, che divennero piu' brevi col passare degli anni, ma rimasero le occasioni preferite per scambiarci esperienze e pensieri.

Di queste gite molti di noi conservano immagini non casuali. Primo sorridente che sulla corteccia di un albero segue con l'indice il piccolo solco tracciato da un bruco roditore; Primo che allunga la mano a cogliere una bacca chiedendosi a quale specie appartenga e la palpa, l'annusa, la apre, ne assaggia un piccolo morso e comincia a fare delle ipotesi; Primo che si china a raccogliere una pallottolina di rami frammista di piume e ossicini, la sbriciola tra pollice ed indice e spiega: "questo e' il rigurgito di qualche animale che ha divorato un uccellino"; Primo che con un fuscello stuzzica e devia il corteo delle processionarie attraverso la strada e ce ne racconta le abitudini. E forse proprio quelle gite ripetute per decenni tornano anche in una delle sue ultime poesie. Quella che comincia:

 

Quando la neve sara' tutta sciolta

Andremo in cerca del vecchio sentiero,

Quello che si sta coprendo di rovi

Dietro il muro del monastero;

Tutto sara' come una volta.

 

Ai due lati, fra l'erica folta

Ritroveremo cert'erbe stente

Il cui nome non ti saprei citare:

Lo ripasso ogni venerdi'

Ma ogni sabato m'esce di mente;

M'hanno detto che sono rare

E buone contro la malinconia...

 

Sono versi, ma chi l'ha conosciuto ha l'impressione di sentirlo parlare.

E non a caso agli amici e' indirizzata, quasi un congedo, anche l'altra poesia dedicata a loro per il capodanno del 1986.

 

Cari amici, qui dico amici

Nel senso vasto della parola:

Moglie, sorella, sodali, parenti,

Compagne e compagni di scuola,

Persone viste una volta sola

O praticate per tutta la vita:

Purche' fra noi, per almeno un momento,

Sia stato teso un segmento,

Una corda ben definita.

 

Dico per voi, compagni d'un cammino

Folto, non privo di fatica,

E per voi pure, che avete perduto

L'anima, l'animo, la voglia di vita.

O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu

Che mi leggi: ricorda il tempo

Prima che s'indurisse la cera,

Quando ognuno era come un sigillo.

Di noi ciascuno reca l'impronta

Dell'amico incontrato per via;

In ognuno la traccia di ognuno.

Per il bene od il male

In saggezza o in follia

Ognuno stampato da ognuno.

 

Ora che il tempo urge da presso,

Che le imprese sono finite,

A voi tutti l'augurio sommesso

Che l'autunno sia lungo e mite.

 

Vorrei concludere, come ho iniziato, richiamandomi agli antichi. Essi ritenevano che l'amicizia, pur essendo qualcosa di divino, non richiedesse ne' altari ne' templi: doveva solo stare nel cuore degli uomini.

Primo avrebbe condiviso questa credenza.

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 598 del 26 giugno 2014

 

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