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[Nonviolenza] Telegrammi. 1712



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1712 del 28 luglio 2014

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. L'inutile strage

2. "Smalti bizantini". Un incontro di studio

3. Fabrizio De Andre': Girotondo

4. Fabrizio De Andre': La ballata dell'eroe

5. Fabrizio De Andre': La guerra di Piero

6. Fabrizio De Andre': Maria nella bottega del falegname

7. Fabrizio De Andre': Il testamento di Tito

8. Fabrizio De Andre': La collina

9. Fabrizio De Andre': Fila la lana

10. Fabrizio De Andre': Morire per delle idee

11. Fabrizio De Andre': Andrea

12. Fabrizio De Andre': Fiume Sand Creek

13. Segnalazioni librarie

14. La "Carta" del Movimento Nonviolento

15. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. L'INUTILE STRAGE

 

Nel centesimo anniversario dell'inizio dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale cessino immediatamente e per sempre tutte le guerre, le uccisioni, le persecuzioni, le devastazioni.

Gia' troppo ha sofferto l'umanita'.

L'esistenza stessa della civilta' umana e' oggi messa in pericolo dalle guerre, dagli eserciti e dalle armi.

Il primo diritto di ogni essere umano e' il diritto a non essere ucciso.

Subito la pace.

Subito il disarmo.

Subito la smilitarizzazione.

Subito il rispetto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Vi e' una sola umanita'.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. INCONTRI. "SMALTI BIZANTINI". UN INCONTRO DI STUDIO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di domenica 27 luglio 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "Smalti bizantini", con la partecipazione di Giselle Dian.

*

Al termine dell'incontro e' stata condivisa la richiesta che cessi immediatamente il massacro a Gaza.

*

Giselle Dian, critica d'arte, studiosa di fenomeni artistici e comunicazione multimediale, disegnatrice, pittrice, grafica, collaboratrice del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta"; nel 2010 ha realizzato un ampio studio su Keith Haring dal titolo "Keith Haring: segno artistico, gesto esistenziale, impegno civile", per il quale ha anche effettuato una serie di interviste a varie personalita' di vari campi del sapere (critici d'arte, filologi, filosofi, psicologi, sociologi, storici, operatori sociali, studiosi dei nuovi linguaggi artistici e dei media...). E' impegnata in esperienze di solidarieta' concreta e di volontariato. Ha pubblicato saggi, interviste e recensioni sul quotidiano telematico "La nonviolenza e' in cammino"; ha tenuto conferenze presso biblioteche pubbliche, mostre in spazi di impegno sociale e culturale, e sta realizzando un progetto artistico sui temi della memoria storica e della dignita' umana.

 

3. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': GIROTONDO

[Riproponiamo i seguenti testi. "Girotondo" e' nell'album Tutti morimmo a stento (1968); "La ballata dell'eroe" e "La guerra di Piero" sono nell'album Fabrizio De Andre' volume 3 (1968); "Maria nella bottega del falegname" e "Il testamento di Tito" sono nell'album La buona novella (1970); "La collina" e' nell'album Non al denaro non all'amore ne' al cielo (1971); "Fila la lana" e "Morire per delle idee" sono nell'album Canzoni (1974); "Andrea" e' nell'album Rimini (1978); "Fiume Sand Creek" e' nell'album senza titolo detto L'indiano (1981). Li abbiamo ripresi da Fabrizio De Andre', Parole. I testi di tutte le canzoni, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2009.

Fabrizio De Andre' (Genova, 1940 - Milano, 1999), cantautore libertario, e' una delle figure piu' vive della cultura italiana del secondo Novecento]

 

Se verra' la guerra, Marcondiro'ndero

se verra' la guerra, Marcondiro'nda'

sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera

sul mare e sulla terra chi ci salvera'?

 

Ci salvera' il soldato che non la vorra'

ci salvera' il soldato che la guerra rifiutera'.

 

La guerra e' gia' scoppiata, Marcondiro'ndero

la guerra e' gia' scoppiata, chi ci aiutera'.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndero

ci aiutera' il buon Dio, lui ci salvera'.

 

Buon Dio e' gia' scappato, dove non si sa

buon Dio se n'e' andato, chissa' quando ritornera'.

 

L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera

l'aeroplano vola, Marcondiro'nda'.

Se gettera' la bomba, Marcondiro'ndero

se gettera' la bomba chi ci salvera'?

 

Ci salva l'aviatore che non lo fara'

ci salva l'aviatore che la bomba non gettera'.

 

La bomba e' gia' caduta, Marcondiro'ndero

la bomba e' gia' caduta, chi la prendera'?

La prenderanno tutti, Marcondiro'ndero

sian belli o siano brutti, Marcondiro'nda'.

 

Sian grandi o sian piccini li distruggera'

sian furbi o sian cretini li fulminera'.

 

Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndero

ci sono troppe buche, chi le riempira'?

Non potremo piu' giocare al Marcondiro'ndero

non potremo piu' giocare al Marcondiro'nda'.

 

E voi a divertirvi andate un po' piu' in la'

andate a divertirvi dove la guerra non ci sara'.

 

La guerra e' dappertutto, Marcondiro'ndero

la terra e' tutta un lutto, chi la consolera'?

Ci penseran gli uomini, le bestie i fiori

i boschi e le stagioni con i mille colori.

 

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'e' piu'

viventi siam rimasti noi e nulla piu'.

 

La terra e' tutta nostra, Marcondiro'ndero

ne faremo una gran giostra, Marcondiro'nda'.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndero

giocheremo a far la guerra, Marcondiro'nda'...

 

4. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': LA BALLATA DELL'EROE

 

Era partito per fare la guerra

per dare il suo aiuto alla sua terra.

Gli avevano dato le mostrine e le stelle

e il consiglio di vendere cara la pelle.

 

E quando gli dissero di andare avanti

troppo lontano si spinse a cercare la verita'.

Ora che e' morto la Patria si gloria

d'un altro eroe alla memoria.

 

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno

d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne fara'?

Se accanto, nel letto, le e' rimasta la gloria

d'una medaglia alla memoria.

 

5. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': LA GUERRA DI PIERO

 

Dormi sepolto in un campo di grano

non e' la rosa non e' il tulipano

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi

ma sono mille papaveri rossi.

 

"Lungo le sponde del mio torrente

voglio che scendano i lucci argentati

non piu' i cadaveri dei soldati

portati in braccio dalla corrente".

 

Cosi' dicevi ed era d'inverno

e come gli altri verso l'inferno

te ne vai triste come chi deve,

e il vento ti sputa in faccia la neve.

 

Fermati Piero, fermati adesso

lascia che il vento ti passi un po' addosso,

dei morti in battaglia ti porti la voce,

chi diede la vita ebbe in cambio una croce.

 

Ma tu non lo udisti e il tempo passava

con le stagioni a passo di giava

ed arrivasti a varcar la frontiera

in un bel giorno di primavera.

 

E mentre marciavi con l'anima in spalle

vedesti un uomo in fondo alla valle

che aveva il tuo stesso identico umore

ma la divisa di un altro colore.

 

Sparagli Piero, sparagli ora

e dopo un colpo sparagli ancora

fino a che tu non lo vedrai esangue

cadere in terra a coprire il suo sangue.

 

"E se gli sparo in fronte o nel cuore

soltanto il tempo avra' per morire,

ma il tempo a me restera' per vedere,

vedere gli occhi di un uomo che muore".

 

E mentre gli usi questa premura

quello si volta, ti vede, ha paura

ed imbracciata l'artiglieria

non ti ricambia la cortesia.

 

Cadesti a terra senza un lamento

e ti accorgesti in un solo momento

che il tempo non ti sarebbe bastato

a chieder perdono per ogni peccato.

 

Cadesti a terra senza un lamento

e ti accorgesti in un solo momento

che la tua vita finiva quel giorno

e non ci sarebbe stato ritorno.

 

"Ninetta mia crepare di maggio

ci vuole tanto troppo coraggio.

Ninetta bella dritto all'inferno

avrei preferito andarci in inverno".

 

E mentre il grano ti stava a sentire

dentro alle mani stringevi il fucile,

dentro alla bocca stringevi parole

troppo gelate per sciogliersi al sole.

 

Dormi sepolto in un campo di grano

non e' la rosa non e' il tulipano

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi

ma sono mille papaveri rossi.

 

6. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': MARIA NELLA BOTTEGA DEL FALEGNAME

 

Maria:

"Falegname col martello

perche' fai den den?

Con la pialla su quel legno

perche' fai fren fren?

Costruisci le stampelle

per chi in guerra ando'?

Dalla Nubia sulle mani

a casa ritorno'?".

 

Il falegname:

"Mio martello non colpisce,

pialla mia non taglia

per foggiare gambe nuove

a chi le offri' in battaglia,

ma tre croci, due per chi

diserto' per rubare,

la piu' grande per chi guerra

insegno' a disertare".

 

La gente:

"Alle tempie addormentate

di questa citta'

pulsa il cuore di un martello,

quando smettera'?

Falegname, su quel legno,

quanti colpi ormai,

quanto ancora con la pialla

lo assottiglierai?".

 

Maria:

"Alle piaghe, alle ferite

che sul legno fai,

falegname su quei tagli

manca il sangue, ormai,

perche' spieghino da soli,

con le loro voci,

quali volti sbiancheranno

sopra le tue croci".

 

Il falegname:

"Questi ceppi che han portato

perche' il mio sudore

li trasformi nell'immagine

di tre dolori,

vedran lacrime di Dimaco

e di Tito al ciglio

il piu' grande che tu guardi

abbraccera' tuo figlio".

 

La gente:

"Dalla strada alla montagna

sale il tuo den den

ogni valle di Giordania

impara il tuo fren fren;

qualche gruppo di dolore

muove il passo inquieto,

altri aspettan di far bere

a quelle seti aceto".

 

7. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': IL TESTAMENTO DI TITO

 

"Non avrai altro Dio all'infuori di me"

spesso mi han fatto pensare:

genti diverse venute dall'Est

dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te

e non mi hanno fatto del male.

Credevano a un altro diverso da te

e non mi hanno fatto del male.

 

"Non nominare il nome di Dio,

non nominarlo invano".

Con un coltello piantato nel fianco

gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,

e non ascolto' il mio dolore.

Ma forse era stanco, forse troppo lontano,

davvero lo nominai invano.

 

"Onora il padre, onora la madre"

e onora anche il loro bastone,

bacia la mano che ruppe il tuo naso

perche' le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermo' il cuore

non ho provato dolore.

Quanto a mio padre si fermo' il cuore

non ho provato dolore.

 

"Ricorda di santificare le feste".

Facile per noi ladroni

entrare nei templi che rigurgitan salmi

di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari

sgozzati come animali.

Senza finire legati agli altari

sgozzati come animali.

 

Il quinto dice: "Non devi rubare"

e forse io l'ho rispettato

vuotando, in silenzio, le tasche gia' gonfie

di quelli che avevan rubato.

Ma io, senza legge, rubai in nome mio,

quegli altri nel nome di Dio.

Ma io, senza legge, rubai in nome mio,

quegli altri nel nome di Dio.

 

"Non commettere atti che non siano puri"

cioe' non disperdere il seme.

Feconda una donna ogni volta che l'ami

cosi' sarai uomo di fede:

poi la voglia svanisce e il figlio rimane

e tanti ne uccide la fame.

Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:

ma non ho creato dolore.

 

Il settimo dice "Non ammazzare"

se del cielo vuoi essere degno.

Guardatela oggi, questa legge di Dio,

tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel Nazareno

e un ladro non muore di meno.

Guardate la fine di quel Nazzareno

e un ladro non muore di meno.

 

"Non dire falsa testimonianza"

e aiutali a uccidere un uomo.

Lo sanno a memoria il diritto divino,

e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore

e no, non ne provo dolore.

Ho spergiurato su Dio e sul mio onore

e no, non ne provo dolore.

 

"Non desiderare la roba degli altri,

non desiderarne la sposa".

Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi

che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri gia' caldi d'amore

non ho provato dolore.

L'invidia di ieri non e' gia' finita:

stasera vi invidio la vita.

 

Ma adesso che viene la sera ed il buio

mi toglie il dolore dagli occhi

e scivola il sole al di la' delle dune

a violentare altre notti:

io nel vedere quest'uomo che muore,

madre, io provo dolore.

Nella pieta' che non cede al rancore,

madre, ho imparato l'amore.

 

8. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': LA COLLINA

 

Dove se n'e' andato Elmer

che di febbre si lascio' morire,

Dov'e' Herman bruciato in miniera.

Dove sono Bert e Tom

il primo ucciso in una rissa

e l'altro che usci' gia' morto di galera.

E cosa ne sara' di Charley

che cadde mentre lavorava

dal ponte volo', volo' sulla strada.

 

Dormono, dormono sulla collina

dormono, dormono sulla collina.

 

Dove sono Ella e Kate

morte entrambe per errore

una di aborto, l'altra d'amore.

E Maggie uccisa in un bordello

dalle carezze di un animale

e Edith consumata da uno strano male.

E Lizzie che insegui' la vita

lontano, e dall'Inghilterra

fu riportata in questo palmo di terra.

 

Dormono, dormono sulla collina

dormono, dormono sulla collina.

 

Dove sono i generali

che si fregiarono nelle battaglie

con cimiteri di croci sul petto,

dove i figli della guerra

partiti per un ideale

per una truffa, per un amore finito male

hanno rimandato a casa

le loro spoglie nelle bandiere

legate strette perche' sembrassero intere.

 

Dormono, dormono sulla collina

dormono, dormono sulla collina.

 

Dov'e' Jones il suonatore

che fu sorpreso dai suoi novant'anni

e con la vita avrebbe ancora giocato

lui che offri' la faccia al vento

la gola al vino e mai un pensiero

non al denaro, non all'amore ne' al cielo.

Lui si', sembra di sentirlo

cianciare ancora delle porcate

mangiate in strada nelle ore sbagliate,

sembra di sentirlo ancora

dire al mercante di liquore:

"Tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?".

 

9. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': FILA LA LANA

 

Nella guerra di Valois

il signor di Vly e' morto,

se sia stato un prode eroe

non si sa, non e' ancor certo.

Ma la dama abbandonata

lamentando la sua morte

per mill'anni e forse ancora

piangera' la triste sorte.

 

Fila la lana, fila i tuoi giorni

illuditi ancora che lui ritorni,

libro di dolci sogni d'amore

apri le pagine al suo dolore.

 

Son tornati a cento e a mille

i guerrieri di Valois,

son tornati alle famiglie,

ai palazzi, alle citta'.

Ma la dama abbandonata

non ritrovera' il suo amore

e il gran ceppo nel camino

non varra' a scaldarle il cuore.

 

Fila la lana, fila i tuoi giorni

illuditi ancora che lui ritorni,

libro di dolci sogni d'amore

apri le pagine al suo dolore.

 

Cavalieri che in battaglia

ignorate la paura,

stretta sia la vostra maglia

ben temprata l'armatura.

Al nemico che vi assalta

siate presti a dar risposta

perche' dietro a quelle mura

vi s'attende senza sosta.

 

Fila la lana, fila i tuoi giorni

illuditi ancora che lui ritorni,

libro di dolci sogni d'amore

chiudi le pagine sul suo dolore.

 

10. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': MORIRE PER DELLE IDEE

 

Morire per delle idee, l'idea e' affascinante

per poco io morivo senza averla mai avuta,

perche' chi ce l'aveva, una folla di gente,

gridando "Viva la morte" proprio addosso mi e' caduta.

Mi avevano convinto e la mia musa insolente

abiurando i suoi errori, aderi' alla loro fede

dicendomi peraltro in separata sede

moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,

va be', ma di morte lenta.

 

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore

andiamo all'altro mondo bighellonando un poco,

perche' forzando il passo succede che si muore

per delle idee che non han piu' corso il giorno dopo.

Ora se c'e' una cosa amara, desolante

e' quella di capire all'ultimo momento

che l'idea giusta era un'altra, un altro il movimento

moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,

va be', ma di morte lenta.

 

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio

lo predicano spesso per novant'anni almeno.

Morire per delle idee sara' il caso di dirlo

e' il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera li vediamo superare

il buon matusalemme nella longevita'

per conto mio si dicono in tutta intimita'

moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,

va be', ma di morte lenta.

 

A chi va poi cercando verita' meno fittizie

ogni tipo di setta offre moventi originali

e la scelta e' imbarazzante per le vittime novizie

morire per delle idee e' molto bello ma per quali.

E il vecchio che si porta gia' i fiori sulla tomba

vedendole venire dietro il grande stendardo

pensa "Speriamo bene che arrivino in ritardo"

moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,

va be', ma di morte lenta.

 

E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi,

crepate pure per primi noi vi cediamo il passo

pero' per gentilezza lasciate vivere gli altri

la vita e' grosso modo il loro unico lusso

tanto piu' che la carogna e' gia' abbastanza attenta

non c'e' nessun bisogno di reggerle la falce

basta con le garrote in nome della pace

moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,

va be', ma di morte lenta.

 

11. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': ANDREA

 

Andrea s'e' perso s'e' perso e non sa tornare

Andrea s'e' perso s'e' perso e non sa tornare

Andrea aveva un amore riccioli neri

Andrea aveva un dolore riccioli neri.

 

C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera

c'era scritto e la firma era d'oro era firma di re.

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

 

Occhi di bosco contadino del regno profilo francese

Occhi di bosco soldato del regno profilo francese

e Andrea ha perso, ha perso l'amore, la perla piu' rara

e Andrea ha in bocca, ha in bocca un dolore, la perla piu' scura.

 

Andrea raccoglieva, raccoglieva violette ai bordi del pozzo

Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo.

Il secchio gli disse, gli disse "Signore il pozzo e' profondo

piu' fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto".

Lui disse: "Mi basta, mi basta che sia piu' profondo di me".

Lui disse: "Mi basta, mi basta che sia piu' profondo di me".

 

12. TESTI. FABRIZIO DE ANDRE': FIUME SAND CREEK

 

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura

sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura.

Fu un generale di vent'anni

occhi turchini e giacca uguale.

Fu un generale di vent'anni

figlio d'un temporale.

 

C'e' un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.

 

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte

e quella musica distante divento' sempre più forte

chiusi gli occhi per tre volte

mi ritrovai ancora li'

chiesi a mio nonno e' solo un sogno

mio nonno disse si'.

 

A volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

 

Sognai talmente forte che mi usci' il sangue dal naso

il lampo in un orecchio, nell'altro il paradiso

le lacrime piu' piccole

le lacrime piu' grosse

quando l'albero della neve

fiori' di stelle rosse.

 

Ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek.

 

Quando il sole alzo' la testa tra le spalle della notte

c'erano solo cani e fumo e tende capovolte

tirai una freccia in cielo

per farlo respirare

tirai una freccia al vento

per farlo sanguinare.

 

La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek.

 

Si son presi i nostri cuori sotto una coperta scura

sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura.

Fu un generale di vent'anni

occhi turchini e giacca uguale.

Fu un generale di vent'anni

figlio d'un temporale.

 

Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

 

13. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- AA. VV., Il corpo della donna tra liberta' e sfruttamento, volume monografico della rivista bimestrale "MicroMega", n. 5, 2014, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2014, pp. 206, euro 15.

*

Riletture

- Anna Bravo, La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, Laterza, Roma-Bari 2013, pp. VI + 246.

- Giancarla Codrignani, Ecuba e le altre. Le donne, il genere, la guerra, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994, pp. 256.

- Enzo Forcella e Alberto Monticone, Plotone d'esecuzione, Laterza, Bari 1968, 1972, pp. CII + 336.

- Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003, pp. 290.

*

Riedizioni

- Isabel Allende, La foresta dei pigmei, Feltrinelli, Milano 2004, Feltrinelli-Rcs, Milano 2014, pp. 192.

 

14. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

15. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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