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[Nonviolenza] Telegrammi. 1762



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1762 del 19 settembre 2014

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Associazione "Respirare": Tre iniziative contro la guerra

2. L'unico modo possibile per far cessare le stragi nel Mediterraneo. Una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri

3. Il massacro

4. Gli omicidi, gli assassini

5. Ogni vittima ha il volto di Abele: oggi a Viterbo ed ovunque (2002)

6. Una commemorazione a Viterbo il 4 novembre contro tutte le guerre (2002)

7. Le amare esperienze scolastiche di Giobbe Santabarbara: Odradek (2002)

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. APPELLI. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": TRE INIZIATIVE CONTRO LA GUERRA

[Riceviamo e diffondiamo. L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente]

 

L'associazione "Respirare" sostiene le tre importanti e necessarie iniziative contro la guerra che si svolgeranno nelle prossime settimane, ed invita tutte e persone di volonta' buona, i movimenti, le associazioni e le istituzioni democratiche alla partecipazione.

*

Il 21 settembre a Firenze si terra' una manifestazione nazionale contro la guerra promossa da alcune reti pacifiste, di solidarieta', nonviolente.

*

Il 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza indetta dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi, si realizzino in ogni citta' celebrazioni che siano anche iniziative di sensibilizzazione e di mobilitazione contro la guerra e in difesa dei diritti di tutti gli esseri umani.

*

Il 19 ottobre si svolge la marcia della pace Perugia-Assisi, lo storico appuntamento pacifista ideato dal profeta della nonviolenza in Italia, Aldo Capitini.

*

Impegnarsi contro la guerra e' assolutamente necessario ed urgente: orribili sono gli eccidi attualmente in corso, e gravissimo e' in questo momento il pericolo di una catastrofe per l'intera umanita'.

Per fermare la guerra e le uccisioni occorre il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti.

Il metodo adeguato per opporsi alla guerra e' la scelta morale e politica della nonviolenza, ovvero dell'opposizione concreta e coerente a tutte le violenze, a tutte le oppressioni, a tutte le devastazioni.

Ribadiamolo una volta ancora: vi e' una sola umanita', cui appartengono tutti gli esseri umani; vi e' una sola umanita', in un unico pianeta casa comune dell'umanita' intera; vi e' una sola umanita', composta di singoli esseri umani tutti diversi l'uno dall'altro e tutti eguali in dignita' e diritti; vi e' una sola umanita', di persone tutte bisognose nel corso della vita dell'altrui solidarieta'.

Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso, ha diritto ad essere rispettato, ha diritto ad essere sostenuto; tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Ed ogni essere umano ha il dovere della responsabilita', della solidarieta' e della condivisione, dovere la cui esecuzione e' necessaria per inverare quei diritti. E questo dovere di responsabilita', solidarieta' e condivisione del bene comune a maggior ragione lo hanno le umane aggregazioni intese a promuovere la civile convivenza: dalle esperienze associative e comunitarie fino alle istituzioni democratiche ad ogni livello.

Impegnarsi per la pace ed impegnarsi per i diritti umani sono una cosa sola.

E questo unico impegno si estrinseca in primo luogo nell'opposizione alla guerra e a tutte le uccisioni, nell'opposizione al razzismo e a tutte le persecuzioni, nell'opposizione al maschilismo che e' la prima radice di ogni altra violenza.

Opporsi alla guerra, al razzismo e al maschilismo significa quindi anche opporsi a tutte le dittature, a tutte le mafie, a tutte le forme di schiavitu', di sfruttamento e distruzione, ed a tutte le forme di aggressione alla biosfera, il mondo vivente che e' casa comune dell'umanita' e di cui l'umanita' e' altresi' parte.

*

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. REPETITA IUVANT. L'UNICO MODO POSSIBILE PER FAR CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO. UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

[Riproponiamo questo intervento di pochi giorni fa]

 

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,

l'unico modo possibile per far cessare le stragi nel Mediterraneo e' riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di muoversi liberamente sull'unico pianeta patria comune dell'umanita' intera.

A tutti gli esseri umani, ed a maggior ragione a coloro che sono costretti dalla guerra, dalle dittature e dalla fame ad abbandonare le proprie case, deve essere consentito di giungere in modo legale e sicuro in paesi in cui la loro vita sia salva, in cui possano vivere dignitosamente.

L'Unione Europea ed i paesi che ne fanno parte, ed in primo luogo l'Italia, abroghino tutte le infami misure razziste che causano da anni tante stragi nel Mediterraneo, ed accolgano degnamente tutti gli esseri umani; e non solo consentano a tutte le persone di entrare in modo legale e sicuro nel nostro paese e nel nostro continente, ma organizzino anche adeguati servizi di trasporto pubblici e gratuiti per salvare le vite dei profughi oggi abbandonati tra gli artigli di poteri schiavisti, terroristi, totalitari, guerrieri, mafiosi.

*

Si ricordi, signor Presidente del Consiglio dei Ministri, di quanto e' scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana: all'articolo 2: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo..."; all'art. 10: "... Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica..."; all'art. 11: "L'Italia ripudia la guerra...".

Abroghi l'Italia le misure razziste che tante stragi hanno provocato.

Torni l'Italia ad essere umana.

Salvare le vite: e' il primo dovere.

 

3. REPETITA IUVANT. IL MASSACRO

[Riproponiamo questo intervento di pochi giorni fa]

 

I migranti che muoiono nel Mediterraneo, e basterebbe un nulla per salvarli tutti.

Basterebbe che i governi europei, o almeno quello italiano, decidessero di riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di muoversi liberamente sull'unico pianeta casa comune dell'intera umanita'.

Nessuno morirebbe piu' tra i flutti; le mafie delle "carrette del mare" verrebbero ipso facto annientate; si rispetterebbe finalmente quanto proclamano unanimi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, la Costituzione della Repubblica Italiana.

*

Si consenta a tutti gli esseri umani di entrare in Italia e in Europa in modo legale e sicuro.

Si approntino mezzi di trasporto pubblici e gratuiti per consentire a quanti fuggono da guerre, dittature, disastri e fame di salvare le proprie vite e giungere in Italia e in Europa sani e salvi.

Si aboliscano immediatamente tutte le infami misure razziste che hanno gia' provocato sofferenze inaudite ed innumerevoli morti.

 

4. REPETITA IUVANT. GLI OMICIDI, GLI ASSASSINI

[Riproponiamo questo intervento di pochi giorni fa]

 

Riferiscono le agenzie di stampa che un membro della Commissione Europea ha affermato che le morti dei migranti nel Mediterraneo non sono incidenti ma omicidi.

Dice bene, e sa quel che dice.

Poiche' gli assassini sono proprio i governanti dell'Unione Europea e degli Stati che ne fanno parte.

*

C'e' un modo semplicissimo per salvare tutte le vite che oggi periscono nel Mediterraneo: consentire a tutti gli esseri umani di muoversi liberamente sull'unico pianeta casa comune dell'umanita' intera.

Ovvero: riconoscere a tutti gli esseri umani in fuga dalla miseria, dalle persecuzioni e dall'orrore il diritto di salvare la propria vita trovando accoglienza e assistenza nel nostro paese, nel nostro continente.

Basterebbe abolire le vigenti misure razziste e assassine, e far valere le norme buone, vere e giuste scritte nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, nella Costituzione della Repubblica Italiana; norme che potremmo sintetizzare cosi' in una formula sola: e' dovere di ogni essere umano, e quindi di ogni ordinamento giuridico, adoperarsi per salvare la vita di ogni essere umano.

*

Siano immediatamente abrogate le scellerate misure naziste che stanno provocando la strage nel Mediterraneo.

Sia consentito a tutti gli esseri umani di entrare in Italia e in Europa in modo legale e sicuro.

Si organizzi un servizio di trasporto pubblico e gratuito per permettere a chi e' in fuga dalla morte di giungere incolume nel nostro paese, nel nostro continente.

Vi e' una sola umanita'.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

 

5. HERI DICEBAMUS. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE: OGGI A VITERBO ED OVUNQUE (2002)

 

Il 4 novembre, dalle ore 8 alle ore 8,30, in piazza del sacrario a Viterbo, il Centro di ricerca per la pace, in dolore e silenzio, commemora tutte le vittime di tutte le guerre, dichiara il diritto e il dovere di ogni essere umano come delle istituzioni di operare affinche' mai piu' si facciano guerre, denuncia l'oscenita' dei festeggiamenti della guerra e dei suoi apparati da parte dei poteri militari e politici che nuove guerre e nuove stragi preparano.

"Ogni vittima ha il volto di Abele" (Heinrich Boell)

"L'Italia ripudia la guerra" (art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana)

Il 4 novembre, anniversario della conclusione per l'Italia della "inutile strage" della prima guerra mondiale, il Centro di ricerca per la pace di Viterbo commemorera' tutte le vittime di tutte le guerre a Viterbo, in piazza del sacrario, dalle ore 8 alle ore 8,30.

La cerimonia sara' austera, composta, meditativa, silenziosa: come e' giusto quando si rivolge il pensiero ad esseri umani defunti, e massime quando si rivolge il pensiero ad esseri umani assassinati.

Essa consistera' nella deposizione di un omaggio floreale e in una meditazione silenziosa.

Essa attestera' l'impegno morale e civile di opporsi a tutte le guerre, che - come disse con espressione indimenticabile Mohandas Gandhi - sono sempre omicidi di massa.

La cerimonia si svolgera' dalle ore 8 alle ore 8,30. Un orario scelto anche per demarcare la distanza temporale e morale dalla oscena festa di esaltazione della guerra e dei suoi apparati che alcune ore dopo, in guisa di effettuale profanazione del riposo delle vittime, si terra' da parte dei comandi militari e politici.

La cerimonia austera e silenziosa delle persone amanti della pace e addolorate per tutte le vittime delle guerre, contrapporra' visibilmente il silenzio del lutto e della fraternita' e sororita' umana, alla retorica e al frastuono degli osceni festeggiamenti "necrofili e insensati" (per usare le parole di Miguel de Unamuno) che poche ore dopo saranno esibiti da quegli stessi comandi politici e militari che la morte delle vittime di tutte le guerre festeggiano con l'esaltare la guerra ed i suoi esiti e i suoi apparati, e che prolungano il  crimine della guerra preparando, promuovendo, avallando ed eseguendo nuove guerre omicide e onnicide.

Il Centro di ricerca per la pace non partecipera' ai cinici ed offensivi festeggiamenti della morte e delle stragi organizzati dai comandi militari e politici, e denuncia con cio' come quelle lugubri e irresponsabili parate siano scherno malvagio e orribile umiliazione per le vittime della guerra, simbolico ucciderle ancora una volta.

Il Centro di ricerca per la pace chiama tutte le persone di volonta' buona ad essere costruttrici di pace, ed in particolare chiama tutti i cittadini italiani, e quindi anche tutte le istituzioni italiane, al rispetto piu' rigoroso della legalita' costituzionale, fondamento del nostro ordinamento giuridico e presidio delle nostre comuni liberta' e dei diritti di tutti quanti nel nostro territorio si trovino. E' la Costituzione della Repubblica Italiana che reca all'art. 11 il principio fondamentale, e il valore supremo, espresso con le lapidarie parole "L'Italia ripudia la guerra".

Ogni vittima ha il volto di Abele.

L'Italia ripudia la guerra.

Mai piu' si faccia guerra: solo questo impegno rende lecito accostarsi alle vittime delle guerre in dolore e in solidarieta'. Chi ancora la guerra permette, promuove e propugna, le vittime offende e schernisce, ed aggredisce e disonora l'umanita' intera.

 

6. HERI DICEBAMUS. UNA COMMEMORAZIONE A VITERBO IL 4 NOVEMBRE CONTRO TUTTE LE GUERRE (2002)

 

Questa mattina in piazza del sacrario a Viterbo si e' svolta la cerimonia di commemorazione delle vittime di tutte le guerre promossa dal Centro di ricerca per la pace con il motto "Ogni vittima ha il volto di Abele" e con l'impegno sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana: "L'Italia ripudia la guerra".

Nel silenzio e nel raccoglimento piu' profondi e' stato deposto un fiore dinanzi al sacello delle vittime della prima guerra mondiale, un altro fiore e' stato deposto dinanzi al monumento che ricorda le vittime della seconda guerra mondiale, ed un terzo dinanzi alla lapide che ricorda in particolare le vittime del nazifascismo.

La cerimonia ha avuto inizio alle ore 8 e si e' conclusa alle ore 8,30. La scelta dell'orario e' stata determinata dalla precisa e netta volonta' di distanziare temporalmente oltre che sul piano morale l'iniziativa di commemorazione delle vittime delle guerre promossa dalla struttura pacifista, rispetto alla "festa della guerra e degli apparati di morte" che alcune ore dopo sara' oscenamente inscenata dai comandi militari e dalle autorita' politiche.

Possa venire presto un tempo in cui non si permettera' piu' di insultare la memoria delle vittime della guerra; possa venire presto un tempo in cui sara' proibito di oscenamente festeggiare la guerra, l'uccidere, gli apparati di morte; possa venire un tempo in cui si adempia la speranza e la profezia del compianto padre Ernesto Balducci: che la guerra, uscita per sempre dalla sfera della razionalita', sia infine cancellata dalla storia umana.

Conclusasi l'iniziativa, il responsabile del Centro di ricerca per la pace ha diffuso la seguente dichiarazione:

1. La guerra e' nemica dell'umanita', poiche' essa consiste nell'uccisione di esseri umani. Non solo: nell'epoca aperta dall'orrore di Hiroshima la guerra mette in pericolo la sopravvivenza stessa della civilta' umana. Cosicche' e' un indispensabile imperativo morale e civile, e un cruciale necessario progresso culturale e politico, il ripudio assoluto della guerra, la sua assoluta e definitiva esclusione dal novero dei mezzi a disposizione dell'umanita' per gestire e risolvere i conflitti.

2. Vanno smascherati e confutati gli speciosi sofismi di quanti la guerra propugnano:

- La guerra non e' efficiente nel contrastare il terrorismo: poiche' essa e' prosecuzione e seminagione di stragi, odio e terrore: essa e' il trionfo del terrorismo; e' terrorismo elevato all'ennesima potenza.

- La guerra non e' efficiente nel contrastare le dittature: poiche' essa le dittature provoca e moltiplica, e poiche' essa stessa riducendo gli esseri umani a nulla e' dittatura e nichilismo nella sua essenza e nel suo farsi.

- La guerra non e' di natura diversa dall'omicidio: solo che essa omicidi esegue su scala di massa. E' quindi ingigantimento dell'omicidio, omicidio in forma di strage. E poiche' giustamente consideriamo un progresso grande e un provvedimento necessario - fortunatamente in Italia gia' inserito nell'ordinamento - l'abolizione dai sistemi penali della cosiddetta "pena di morte" (scilicet: omicidio di eseri umani da parte di ordinamenti giuridici), a maggior ragione dobbiamo estendere tale giudizio e tale interdetto alla guerra, che appunto consiste nell'irrogazione della morte a tanti esseri umani oltretutto senza processo e nella gran parte di essi del tutto innocenti di qualsivoglia crimine. Se prendiamo sul serio la nostra stessa legislazione penale, a maggior ragione la guerra e' incompatibile col nostro stato di diritto, con la nostra democrazia, con la nostra civilta' giuridica, con la nostra civile convivenza.

3. Solo chi ripudia la guerra e' fedele alla Costituzione della Repubblica Italiana e alla Carta delle Nazioni Unite, ovvero alle fondamentali fonti di diritto cui tutti dovremmo ispirarci nel nostro agire. Con riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana, che all'articolo 11 inequivocabilmente ed irrevocabilmente "ripudia la guerra", va sottolineato che siamo in presenza di un obbligo di legge per tutti cogente, non eludibile da parte di alcun cittadino italiano, non eludibile da parte di alcuna istituzione italiana che in tanto e' legittima in quanto fedele alla Costituzione.

4. Ma infine e decisivamente: la guerra consiste nell'uccidere, nega quindi il diritto alla vita. ma se si nega il diritto alla vita, cessa la base materiale di tutti i diritti umani e il primo e fondante di essi diritti; e cessa altresi' la possibilita' della convivenza, della societa', della civilta'; e cessa infine l'umanita' stessa come esistenza concreta degli individui che la compongono, come solidarieta' che tutti gli esseri umani tiene insieme, come impresa ed essenza comune - la cultura umana, la civilta' umana, la condizione umana, l'umana famiglia - di tutti gli esseri umani passati, presenti e futuri; e come sentimento, come concetto, come realta'.

5. Le vittime delle guerre passate devono essere un perenne monito affinche' non abbiano luogo nuove guerre che nuove vittime provocherebbero. Il rispetto alle vittime dovuto deve estrinsecarsi nell'impegno ad impedire che nuove vittime vi siano.

6. Solo chi si oppone a nuove guerre esprime sincero lutto e solidarieta' autentica per le vittime delle guerre passate. Chi invece nuove guerre propugna, prepara, decide, avalla, comanda ed esegue e' indegno di commemorare le vittime delle guerre passate, poiche' col suo agire nuovamente le uccide e le umilia.

7. Solo se si e' costruttori di pace si e' avversari della guerra. E solo se si e' avversari della guerra si raccoglie il muto messaggio delle vittime della guerra, l'appello che dal loro volto, dalla loro vicenda promana. E per essere costruttori di pace occorre fare la scelta teoretica e pratica, morale e civile, della nonviolenza. La nonviolenza e' la scelta dell'opposizione integrale, la piu' nitida e la piu' intransigente, alla violenza in tutte la sue forme: alle oppressioni, come alle dittature, come al terrorismo, come alle guerre. La nonviolenza, come ebbe a scrivere Aldo Capitini, e' il varco attuale della storia.

 

7. HERI DICEBAMUS. LE AMARE ESPERIENZE SCOLASTICHE DI GIOBBE SANTABARBARA: ODRADEK (2002)

 

Un giorno qualunque in un liceo qualunque: uno studente acuto, vivace, fortemente assertivo, con piglio di leader, mi spiega seccato che "non possiamo aspettare che i terroristi ci attacchino di nuovo", e che quindi "occorre colpire subito". Colpire chi? Colpire come? Colpire perche'? E cosa significa che "non possiamo aspettare"? E di quali "terrroristi" stiamo parlando?

Ma prima facciamo un passo indietro.

*

Stavo invitando gli studenti di quella classe a riflettere seriamente e onestamente sulle conseguenze logiche degli argomenti che i propagandisti della guerra adducono in pro delle stragi che alcuni stati si apprestano a compiere. Ed all'incirca dicevo cosi':

a) Se si sostiene che il fatto che un regime abbia aiutato gruppi terroristici a commettere stragi sia ragion sufficiente a bombardare la popolazione del paese da quel regime dominato, allora essendo il governo e gli apparati degli Stati Uniti d'America certissimamente responsabili di aver sostenuto il golpe cileno dell'11 settembre 1973 (ed inifinite altre efferatezze) dovrebbero innanzitutto bombardare se stessi.

b) Se si sostiene che il possesso o l'intenzione di procurarsi armi di sterminio di massa da parte di un regime sia ragion sufficiente a bombardare la popolazione del paese da quel regime dominato, allora essendo il governo e gli apparati degli Stati Uniti d'America certissimamente detentori ed utilizzatori di esse (contro popolazioni civili innocenti ed inermi a Hiroshima e Nagasaki), dovrebbero innanzitutto bombardare se stessi.

c) Se si sostiene - e giustamente - che le stragi terroristiche di vittime innocenti sono una disumana mostruosita', allora la guerra, che di ripetute stragi terroristiche di vittime innocenti consiste, e' mostruosita' delle mostruosita', terrorismo del terrorismo.

d) Se si sostiene che la presenza in un paese di gruppi criminali sia ragion sufficiente a bombardare la popolazione di quel paese, allora l'Italia in cui allignano mafia, 'ndrangheta e camorra (di cui innanzitutto il popolo italiano e' vittima), dovrebbe essere bombardata da noi stessi e dai nostri stessi alleati (che cosi' bombarderebbero proprio le vittime di mafia, 'ndrangheta e camorra).

e) Se si sostiene che la complicita' coi poteri occulti e criminali da parte di un governo sia ragion sufficiente a bombardare la popolazione del paese che esso governa, esiste un paese al mondo in cui non si siano dati sciagurati fenomeni di contiguita' tra i poteri politici e i poteri occulti e criminali? E che si dovrebbe dire ad esempio di un paese, l'Italia, governato da un ex-aderente alla loggia P2? O di un paese, gli Stati Uniti d'America, il cui governo ha finanziato lungamente e lautamente i gruppi armati da cui emerge Al Quaeda?

f) Se si sostiene che il legame tra poteri economici legali dominanti e poteri criminali sia ragion sufficiente a bombardare la popolazione del paese ove quei poteri economici hanno le loro basi, esiste un paese al mondo in cui non si siano dati sciagurati fenomeni di contiguita' tra poteri economici legali dominanti e poteri criminali? Chi ha creato, finanziato e addestrato gli squadroni della morte in tutta l'America Latina? Chi ha fornito attraverso gli appalti pubblici le risorse per l'accumulazione originaria di capitale attraverso cui la mafia ha preso slancio alla conquista dei mercati illegali transnazionali?

g) Se si sostiene che al terrorismo si possa contrapporrre la guerra, questo non implica aggiungere a una strage infinite stragi? Non e' forse la magnificazione, l'ingigantimento del terrorismo (e dunque il trionfo e l'apoteosi del terrorismo)?

*

Ma quella obiezione sposta il ragionamento su di un altro versante, non meno importante: ci invita a riflettere sul significato di una formula aberrante come quella della "guerra preventiva". E quindi su questo occorre riflettere. Ho proposto questo schema di ragionamento:

a) e' una conquista degli ordinamenti giuridici evoluti che un soggetto possa essere punito per un reato che ha commesso, non per un reato che non ha commesso. Io posso anche sospettare che il benzinaio all'angolo potrebbe nottetempo andare a incendiare il Louvre, ma finche' non ho prove certe di questo non posso chiederne l'arresto come piromane. O anche: posso sospettare che qualunque cacciatore in quanto detentore di un fucile potrebbe un domani spararmi addosso poiche' alla caccia mi oppongo, ma finche' non ho prove certe che un attentato omicida alla mia persona stia preparando non posso certo chiamare il 113.

b) la "guerra preventiva" e' un assurdo giuridico, morale e logico, poiche' e' lo scatenamento di stragi con la motivazioni che altri potrebbero in futuro scatenare stragi. Riducendo la questione ai minimi termini e' pretendere di poter commettere omicidi in nome del fatto che altri potrebbero in futuro commettere omicidi. Una specie di faida a cronologia invertita. Con questa logica qualunque criminale rivendicherebbe l'impunita', poiche' chi puo' dire che la sua vittima se fosse restata viva non avrebbe potuto un giorno uccidere il suo uccisore magari investendolo in un incidente stradale?

c) E ancora: cosa significa "non possiamo aspettare"? Se completiamo la frase col suo contenuto implicito essa dice: non aspettiamo che altri uccidano, uccidiamo noi per primi. E' un pensiero aberrante, criminogeno e criminale, del tutto subalterno alla logica dell'uccidere, antitetico al criterio fondamentale della civilta', ovvero la scelta della convivenza tra gli esseri umani, il riconoscimento del diritto alla vita di ogni essere umano. Ha scritto memorabilmente don Lorenzo Milani, e noi non ci stancheremo giammai di ripeterlo: "in lingua italiana lo sparare prima si chiama aggressione e non difesa".

d) E naturalmente non vi e' alcun bisogno di aggiungere che la cosidddetta "guerra contro il terrorismo" non solo non e' efficiente contro i terroristi, ma in quanto uccide vittime innocenti e' essa stessa terrorismo e la spirale terroristica alimenta in una escalation di vittime, di stragi, di odio, di vendette.

Ma fermiamoci qui per adesso.

*

Mi avvedo che il mio argomentare non ha minimamente scalfito la posizione dell'interlocutore che replica duro che io sarei "dimentico delle nostre vittime" (questa formula ambigua: "le nostre vittime" sono quelle che subiamo o quelle che facciamo? O ambedue? E cosa significa "nostre" in questo contesto?) e opponendomi alla guerra sarei "oggettivamente" (l'avverbio preferito di Stalin) complice dei terroristi.

Provo a proseguire la discussione, accettando questo ennesimo spostamento del discorso, che e' passato dall'astratto del "colpire subito" all'accusa personale di "intelligenza col nemico". Non si dovrebbe accettare questo slittamento, ma insomma, se si insegna nelle scuole occorre recare testimonianza personale, poiche' come diceva sempre don Milani per fare una buona scuola piu' che le tecniche conta l'esempio.

E per mia fortuna sono uno di quelli che quando l'Italia forniva armi al regime iracheno ero tra i promotori di azioni nonviolente che quel business assassino denunciavano; e sono uno di quelli che quando regimi dittatoriali dell'est e del sud opprimevano - come tutora in tanta parte del mondo avviene - le popolazioni da essi dominate, nei limiti delle mie possibilita' non ho fatto mancare la mai protesta e il mio aiuto agli oppressi, mentre i poteri politici ed economici che oggi voglio scatenare la guerra facevano ricchi profitti in combutta con quei regimi; e sono uno di quelli che ha preso parte alla lotta contro i poteri criminali e che al terrorismo sempre si e' opposto (anche quando una parte non piccola della popolazione di questo paese era ignava o peggio indulgente).

Perche' sono un amico della nonviolenza, e credo che ad ogni violenza opporsi occorra. Cosicche' credo di avere, come si dice, "le carte in regola" per dire ad un tempo no alla guerra, no al terrorismo e no alle dittature. E proporre vie di pace e di giustizia, di gestione nonviolenta dei conflitti, di costruzione di civile convivenza nell'unica terra che abbiamo e che e' di tutta l'umanita'.

*

Ma quello studente non l'ho persuaso a un supplemento di rfilessione. Lo vedo saldo nella sua pietrificata certezza, lo vedo dallo sguardo scintillante, dal sorriso beffardo, dalla postura rigida del corpo. Non ho saputo trovare una via di comunicazione, non ho saputo abbattere il muro. Me ne cruccio ancora. Posso solo sperare che voglia proseguire un dialogo, posso solo sperare che voglia cercare ancora.

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Amiri Baraka (LeRoi Jones), Il popolo del blues. Sociologia degli afroamericani attraverso il jazz, Einaudi, Torino 1968, 1977, nuova edizione Shake, Milano 1994, 2007, pp. 256.

- Walter Mauro, Il blues e l'America nera, Garzanti, Milano 1977, pp. 192.

- Walter Mauro, Storia del jazz, Newton Compton, Roma 1994, pp. 98.

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1762 del 19 settembre 2014

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