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[Nonviolenza] Telegrammi. 1965



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1965 del 24 aprile 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Il primo diritto di ogni essere umano, il diritto alla vita

2. Sostenere il Centro antiviolenza "Erinna"

3. In memoria di Oliver Tambo

4. Nanni Salio ricorda Renato Solmi

5. Michele Sisto presenta l'"Autobiografia documentaria" di Renato Solmi

6. Il testo della proposta di legge di iniziativa popolare "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta"

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. IL PRIMO DIRITTO DI OGNI ESSERE UMANO, IL DIRITTO ALLA VITA

 

Le innumerevoli persone costrette ad abbandonare le loro case, i loro paesi, le loro famiglie e i loro beni per scampare alla morte hanno diritto ad essere soccorse: e' il primo diritto di ogni essere umano, il diritto alla vita.

Che sia quindi finalmente consentito a tutte queste vittime innocenti di giungere nel nostro continente e nel nostro paese in modo legale e sicuro e di trovarvi accoglieza, assistenza, rispetto, una vita degna: e' il primo diritto di ogni essere umano, il diritto alla vita.

*

Il mercato illegale dei trafficanti di esseri umani esiste solo perche' alle vittime innocenti in fuga dalla morte i governi europei proibiscono di muoversi in modo legale e sicuro, proibiscono di usare mezzi di trasporto legali e adeguati, proibiscono l'esercizio del primo diritto di ogni essere umano: il diritto alla vita.

La semplice, doverosa, necessaria e urgente decisione degli stati europei di consentire finalmente a tutte le persone di giungere in Europa legalmente annienterebbe in un sol colpo il mercato illegale su cui prosperano le mafie dei trafficanti; ed invererebbe il primo diritto di ogni essere umano: il diritto alla vita.

*

Salvare le vite e' il primo dovere.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico pianeta casa comune dell'umanita' intera.

 

2. REPETITA IUVANT. SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Proponiamo a chi ci legge, e ne abbia la possibilita', di inviare al Centro antiviolenza "Erinna" un contributo economico affinche' possa continuare nella sua indispensabile azione.

I contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

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L'associazione "Erinna" e' un'associazione di donne impegnate contro la violenza alle donne che da molti anni opera a Viterbo: ha realizzato un centro antiviolenza e una casa rifugio in cui ospita donne, bambine e bambini.

In questo momento "Erinna" ha bisogno di un aiuto straordinario da parte di tutte le persone di volonta' buona.

*

Grazie a chi aderira' a questo appello, grazie a chi lo diffondera' ulteriormente.

 

3. ANNIVERSARI. IN MEMORIA DI OLIVER TAMBO

 

Ricorre il 24 aprile l'anniversario della morte di Oliver Tambo (1917-1993), una delle figure piu' grandi della lotta contro il razzismo, indimenticabile dirigente dell'African National Congress, il primo compagno di lotta di Nelson Mandela.

*

Anche nel ricordo di Oliver Tambo proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; per il disarmo e la smilitarizzazione; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

4. MAESTRI. NANNI SALIO RICORDA RENATO SOLMI

[Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta' di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi "Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail: info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org). Tra le opere di Giovanni Salio: Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace, vol. I. Le ragioni e il futuro,  vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G. Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001.

Renato Solmi e' stato tra i pilastri della casa editrice Einaudi, ha introdotto in Italia opere fondamentali della scuola di Francoforte e del pensiero critico contemporaneo, e' uno dei maestri autentici e profondi di generazioni di persone impegnate per la democrazia e la dignita' umana, che attraverso i suoi scritti e le sue traduzioni hanno costruito tanta parte della propria strumentazione intellettuale; e' stato impegnato nel Movimento Nonviolento del Piemonte e della Valle d'Aosta. E' deceduto il 25 marzo 2015. Dal risvolto di copertina del recente volume in cui sono raccolti taluni dei frutti maggiori del suo magistero riprendiamo la seguente scheda: "Renato Solmi (Aosta 1927) ha studiato a Milano, dove si e' laureato in storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver trascorso un anno a Napoli presso l'Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce, ha lavorato dal 1951 al 1963 nella redazione della casa editrice Einaudi. A meta' degli anni '50 ha passato un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l'insegnamento di Theodor W. Adorno, da lui per primo introdotto e tradotto in Italia. Dopo l'allontanamento dall'Einaudi, ha insegnato per circa trent'anni storia e filosofia nei licei di Torino e di Aosta. E' impegnato da tempo, sul piano teorico, e da un decennio anche su quello della militanza attiva, nei movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali. Ha collaborato a numerosi periodici culturali e politici ("Il pensiero critico", "Paideia", "Lo Spettatore italiano", "Il Mulino", "Notiziario Einaudi", "Nuovi Argomenti", "Passato e presente", "Quaderni rossi", "Quaderni piacentini", "Il manifesto", "L'Indice dei libri del mese" e altri). Fra le sue traduzioni - oltre a quelle di Adorno, Benjamin, Brecht (L'abici' della guerra, Einaudi, Torino 1975) e Marcuse (Il "romanzo dell'artista" nella letteratura tedesca, ivi, 1985), che sono in realta' edizioni di riferimento - si segnalano: Gyorgy Lukacs, Il significato attuale del realismo critico (ivi, 1957) e Il giovane Hegel e i problemi della societa' capitalistica (ivi, 1960); Guenther Anders, Essere o non essere (ivi, 1961) e La coscienza al bando (ivi, 1962); Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Dialettica dell'illuminismo (ivi, 1966 e 1980); Seymour Melman, Capitalismo militare (ivi, 1972); Paul A. Baran, Saggi marxisti (ivi, 1976); Leo Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918 (Boringhieri, Torino 1976)". Opere di Renato Solmi: segnaliamo particolarmente la sua recente straordinaria Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007]

 

Ho avuto modo di conoscere due Renato Solmi. Il primo, che ho frequentato saltuariamente, e' la figura piu' nota e ricordata dello studioso, abilissimo traduttore, germanista, intellettuale di sinistra attivo nell'ambiente culturale einaudiano degli anni 1950-1970.

Il secondo Renato Solmi e' quello, meno noto, ma a me piu' caro e importante, attivista per la pace e la nonviolenza. Un interesse sorto sin dai tempi dei lavori di Guenther Anders sulla minaccia di sterminio nucleare, ma maturato lentamente e piu' in profondita' man mano che si avvicino' al Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini, sino a diventare un assiduo frequentatore e sostenitore del Centro Studi "Sereno Regis".

In questa seconda parte della sua vita continuo' a dare il suo contributo con la traduzione di articoli di autori importanti come Jonathan Schell (noto per il best-seller degli anni '80 Il destino della Terra, Mondadori, Milano 1982, e piu' in generale per la sua opera di denuncia e divulgazione della minaccia nucleare) e di altri come Jan Oberg, direttore della Tff (Transnational Foundation for Peace and Future Research) e ricercatore della rete Transcend fondata da Johan Galtung, noto per i suoi lavori di peace research.

Nelle riunioni, nei seminari e nei convegni del Movimento Nonviolento, Renato portava la sua carica di indignazione, simile a quella di Stephane Hessel, per la follia della guerra e in particolare delle tecniche di bombardamento aereo che si sono imposte a partire dalla seconda guerra mondiale. La sua radicale proposta di un bando dei bombardamenti non solo non fu mai presa in considerazione a livello istituzionale, ma gli sviluppi successivi hanno portato a progettare una tecnologia ancora piu' distruttiva e feroce, quella dei droni.

Un ricordo di Renato mi e' particolarmente caro: veniva ai momenti conviviali che spesso seguono le nostre riunioni, portando il suo contributo, felice di partecipare perche', come mi disse una volta, "nel movimento nonviolento ho trovato degli amici".

Negli ultimi tempi mi parlava delle sue ultime traduzioni che avrebbe voluto pubblicare. Una nuova edizione dell'opera di Clausewitz, a suo parere non tradotta correttamente, e soprattutto l'enorme impresa di tradurre integralmente le poesie di Emily Dickinson, una passione per la poesia ereditata dal padre.

Lo faremo sicuramente felice e lo ricorderemo nel modo piu' significativo se riusciremo a pubblicare, postumi, questi suoi ultimi lavori.

 

5. MAESTRI. MICHELE SISTO PRESENTA L'"AUTOBIOGRAFIA DOCUMENTARIA" DI RENATO SOLMI

[Dal sito www.germanistica.net riprendiamo questo testo originariamente apparso in "Osservatorio critico della germanistica", XI (2008) 28, pp. 34-39. Scrive l'autore ripresentandolo nel sito: "Mercoledi' scorso, 25 marzo, e' morto Renato Solmi. (...) ripubblico una vecchia recensione sulla sua splendida Autobiografia documentaria (Quodlibet 2007), in cui sono raccolti i suoi scritti piu' importanti. Che andrebbero riletti spesso".

Michele Sisto e' docente e saggista, autore di rilevanti studi sulla ricezione della cultura tedesca in Italia]

 

La mia generazione ha un trucco buono

Critica tutti per non criticar nessuno

E fa rivoluzioni che non fanno male

Così che poi non cambi mai

Essere innocui insomma ché se no è volgare

(Afterhours)

 

"...Negli anni che stiamo attraversando, quando una greve cappa di inerzia e di rassegnazione, un clima soffocante di ottusità e di atonia, sembra quasi paralizzare noi stessi e la maggior parte dei nostri conoscenti: al punto da farci desiderare che qualcuno possa tornare, come lui [Raniero Panzieri], a destarci dal nostro sonno pesante, a farci sentire la scossa elettrica di una corrente vitale, a risvegliare in noi le energie sopite e la coscienza di ciò che sappiamo e ci sforziamo invano di dimenticare".

Mi sono accorto che tra i miei coetanei - sono nato nel 1976 - o meglio, tra quelli di loro che come me si sono avviati, e i migliori non senza remore e perplessità, alla carriera "intellettuale" e dedicano gran parte della loro giornata a leggere e scrivere in università, istituti di ricerca, case editrici, redazioni di riviste, il nome di Renato Solmi suscita curiosità, ammirazione, a volte reverenza. Insieme a Cesare Cases, Franco Fortini, Sebastiano Timpanaro e non molti altri Solmi, sebbene più giovane di loro, fa parte di quella leva di "maestri" che in Italia, con particolare efficacia negli anni cinquanta e sessanta, ha dato senso e dignità al ruolo dell'intellettuale, e alla quale la mia generazione guarda con crescente interesse dopo decenni, nel campo culturale, di stanchezza e, come ci capita di sbottare quando parliamo tra noi, di dominio quasi incontrastato della più vacua "fuffa". In quei decenni ci è stato insegnato, tra l'altro, che non è di buon gusto, in uno scritto che si pretende scientifico, esprimersi in prima persona, dire "io". Ma d'altra parte sono persuaso che l'unico modo di rendere giustizia a questo libro di Renato Solmi sia assumerne - o almeno provarci, per lo spazio di una recensione - l'atteggiamento mentale, l'habitus: proprio ciò che, per la sua inattualità, suscita l'interesse dei miei coetanei. Non mi soffermerò molto, dunque, come questa sede richiederebbe, sul Solmi germanista, che peraltro è anche il più noto, poiché le sue introduzioni a Minima moralia di Adorno (1954) e ad Angelus novus di Benjamin (1962) sono state per decenni le porte d'accesso al pensiero di questi due autori. (Meno nota è forse la sua intensa frequentazione con Gyorgy Lukacs, del quale nel 1957 ha tradotto Il significato attuale del realismo critico e nel 1961 Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, e con Günther Anders, di cui ha tradotto nel 1960 Essere o non essere e nel 1962 La coscienza al bando). Quanto segue è il tentativo di descrivere questo habitus, la sua genesi e ciò che a sua volta ha prodotto, e di ricavarne una serie di indicazioni che possano essere di qualche utilità nell'orientare chi è interessato a dare un senso e una direzione a ciò che sta facendo, e farà.

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Già negli Studi e recensioni - la prima delle sette sezioni in cui questa Autobiografia documentaria è suddivisa - dei primissimi anni cinquanta si riconosce la disposizione di Solmi, che proviene da un ambiente borghese e intellettuale (suo padre, com'è noto, è il poeta e saggista Sergio Solmi), a superare i limiti di quella che Pierre Bourdieu ha definito "illusione scolastica", dominante tanto nell'"alta cultura universitaria, del tutto apolitica e disinteressata" (31) quanto in famiglia, nella figura del padre che, come molti intellettuali della sua generazione, "aveva in mente solo una cosa: la poesia, o, in senso più ampio, la letteratura" (779). La critica che Solmi muove alla generazione dei padri, svelando ad esempio il "segreto desiderio di fuga dalla realtà presente" (38) implicito nell'ideale umanistico di un Werner Jaeger, si inserisce a pieno titolo nella resa dei conti avviata nell'immediato dopoguerra tra il vecchio storicismo idealista che faceva capo a Croce e il nuovo storicismo materialista di cui si era fatto interprete Gramsci. Si tratta, in sostanza, di affermare la verità materialistica che non è il pensiero (lo Spirito) a determinare la realtà, ma la realtà ("i fenomeni infrastrutturali, l'evoluzione economica e politica", 42) a determinare il pensiero: per questo Solmi trova di grande interesse il tentativo compiuto da Ernesto De Martino nel Mondo magico (e presto rinnegato nel nome dell'ortodossia crociana) di storicizzare le categorie della coscienza moderna, ovvero di dire che non esiste una razionalità innata ma che la stessa razionalità, il nostro modo di pensare (così come il linguaggio, la morale, la sensibilità estetica) è il prodotto storico di determinate condizioni e - questa è l'acquisizione più gravida di conseguenze - come esso è mutato dal passato al presente, così esso potrà mutare in futuro, al determinarsi di nuove condizioni infrastrutturali. E ciascuno è responsabile di decidere se riprodurre le condizioni che ha ereditato o di produrre il cambiamento.

Il riconoscimento di questo principio, dell'ineludibile politicità della cultura, comporta, per l'intellettuale, un'assunzione di responsabilità politica, in altri termini la necessità di "un impegno attivo e volontario" (80).

*

Non vorrei concedere troppo alla tentazione di disegnare qui un percorso lineare, ma i saggi raccolti nella terza sezione, Il lavoro editoriale, siamo nel 1952-55, appaiono, riletti oggi, proprio come la ricerca di una declinazione pratica di questo "impegno". E da subito questa ricerca è impostata - o si impone - come "compito generazionale". Constatando che "l'isolamento culturale [...] è, in questo momento, il destino comune degli intellettuali (e non dei peggiori) delle classi più giovani" (105) Solmi dà il benvenuto alla rivista "Il Mulino", appena fondata, e suggerisce ai giovani che la animano di non indulgere all'indulgenza: "una certa 'violenza' del pensiero (che non ha niente a che fare con quella delle parole) è indispensabile - scrive - a dissipare la cortina di nebbia che si riproduce continuamente intorno a noi. Una volontà lucida, una critica intransigente: ecco ciò di cui abbiamo bisogno oggi" (108). Il modello di questa che definirei autocoscienza generazionale è individuato, non a caso, in Giaime Pintor - che questa coscienza aveva molto netta - ed è nel recensire Il sangue d'Europa che Solmi insiste di più sul pronome "noi". Ma per dire che in dieci anni, dal 1943 al '53 (Solmi è di soli otto anni più giovane di Pintor), la situazione storica è mutata, i compiti sono altri e il compito è affrontarne "apertamente gli aspetti cruciali" (115). Ora Solmi ha ventisei anni. Ora comincia ad agire. E con una capacità di presa sulla realtà, di individuare gli "aspetti cruciali", che per almeno due decenni appare sbalorditiva, e anche in seguito - nonostante una riconosciuta "stanchezza" - non viene mai meno.

Anziché soffermarmi su alcuni dei temi o dei saggi raccolti nelle altre sezioni - La scuola di Francoforte (4), La contestazione nella scuola (5), La nuova sinistra americana, la guerra del Vietnam e lo sviluppo dei movimenti pacifisti (6) e Sguardi sul passato (7) - vorrei provare a trarne alcune indicazioni pratiche, una sorta di prontuario ad uso di un giovane intellettuale. Sono consapevole della forzatura, ma vorrei avventurarmi ugualmente su questa via confortato dalla disposizione educativa, e in fondo morale, riconoscibile in Solmi e in gran parte dei suoi maestri, da Adorno a Lukacs, da Brecht a Delfino Insolera, al quale il volume è dedicato.

*

E vorrei cominciare da questo: in Solmi la cultura è uno strumento, non un fine. "Raccogliere e neutralizzare nel pantheon culturale, in un biblioteca o in un museo immaginario, le creazioni dell'arte e del pensiero, significa toglier loro la punta, tradirle nell'atto in cui si finge di riconoscerle", sostiene Adorno (190). E così viene trattato da Solmi, che nell'introduzione a Minima moralia ne recepisce il pensiero solo nella misura in cui gli fornisce strumenti concettuali per meglio comprendere lo stato delle cose e lo respinge in quanto non dà indicazioni per cambiarlo. Dopo averlo tradotto, interpretato, difeso di fronte ai possibili critici, non esita infatti a concludere che "chi si è formato sui testi dei classici, di Lukacs, di Gramsci, e vive in paesi dove la lotta di classe ha ancora un senso, non può condividere il pessimismo di Adorno" (202 e 207). Con questa presa di posizione Solmi mostra di aver fatto passi avanti nel liberarsi dall'illusione scolastica, verso la concretezza; ma non sa nascondere la sua ammirazione per chi come Raniero Panzieri né è a tal punto esente da ritenere non solo Adorno "inutile ai fini di un movimento rivoluzionario", ma anche Lukacs "idealistico e fumoso" (721).

Se la cultura non è un fine, allora ai maestri si deve rispetto, non venerazione. Si può misurare questo atteggiamento sul caso di Walter Benjamin, di cui Solmi è ad un tempo il primo divulgatore e il primo critico. Nell'introduzione ad Angelus novus si preoccupa di "guidare l'attenzione sulla parte più positiva e originale del suo pensiero" (243), mettendone in luce tutta la "fragilità teoretica", e di "salvaguardarlo dagli equivoci più grossolani": che si sono poi puntualmente verificati, con l'affermarsi negli anni ottanta di "una specie di culto esoterico della sua figura" (268). Ma, soprattutto, Angelus novus è una selezione molto orientata, si potrebbe tranquillamente dire "militante", dei saggi allora editi in Germania: operazione che, per quanto oggi a un giovane della mia generazione possa apparire semplicemente sconsiderata, è molto più coraggiosa e utile, perché impone la responsabilità di una presa di posizione critica, che "farlo tutto", come si è deciso più tardi. Non importa qui, vorrei sottolineare, il giudizio dato allora su Benjamin o su Adorno, che Solmi stesso più tardi ha in parte corretto: importa invece la disposizione, la libertà con cui il giudizio è stato formulato. Direi da pari a pari.

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E anche: nel tentativo di raggiungere "una sintesi tra teoria e pratica, impegno sociale e visione storica complessiva" (815). La prosa di Solmi è fitta di appelli a cogliere la "sostanza della questione", a individuare le "dinamiche latenti" dei processi, a suggerire "orientamenti", una "prospettiva", "germi del futuro", la "direzione giusta", una "risposta adeguata", "indicazioni valide per lo sviluppo di un'azione di rinnovamento e di trasformazione". La ruota del suo argomentare si rifiuta di girare a vuoto, scivolando senza aderire al terreno, come nel racconto di David Foster Wallace Verso occidente. La ricerca di prassi alternative a quelle esistenti è evidente già negli anni del lavoro editoriale, nel "rudimentale tentativo di organizzare i rapporti tra una casa editrice il suo pubblico" attraverso la Settimana del libro Einaudi o nella creazione di una collana orientata alla "pratica" come i Libri bianchi, ma si manifesta pienamente solo dopo il passaggio al mondo della scuola, negli anni della contestazione studentesca e dei tentativi di realizzare una pedagogia progressiva: in particolare nelle cronache dei casi di Luciano Rinero e Margherita Marmiroli. Recalcitrando alla divisione capitalistica del lavoro, che sempre più vuole il pensiero separato dalla prassi, in una drammatica incoerenza appena riscattata dall'ironia con cui l'intellettuale prende le distanze dal prodotto del suo lavoro e si sottrae alla verifica delle sue implicazioni o ricadute, l'argomentazione di Solmi fa appello alla totalità. Non c'è separatezza o autonomia per niente e nessuno. "Non si può pretendere di educare senza educare - scrive nel saggio sulla Marmiroli -; non si può fingere di insegnare evitando di parlare di ciò che è veramente necessario a coloro a cui si insegna" (299).

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Se, come scrive Adorno, "nessuna emancipazione è possibile senza l'emancipazione della società" (170), è evidente che anche la cultura dev'essere un'impresa collettiva. È vivissimo, nelle pagine sulla Marmiroli, il senso della lotta, che a partire dall'ostinata pacatezza con cui una professoressa di liceo pretende di attenersi ai principi - ministeriali! - di una scuola rinnovata, arriva a coinvolgere gli studenti, i loro genitori e a costringere la classe dirigente di Cremona e nazionale a prendere posizione, svelando il proprio volto autoritario o lasciando che la prassi dell'insegnamento cambi realmente. Perché il cambiamento è possibile; la lotta collettiva produce risultati. Nel saggio su La nuova sinistra americana possiamo leggere la pacata epopea del movimento dei neri del sud, che in pochi anni non solo ottiene la legislazione sui diritti civili e la sua applicazione, ma accende la miccia del movimento studentesco e di quello antimilitarista che confluiranno nel '68. Da queste esperienze trae alimento la speranza concreta di Solmi, che lo scorso anno, mentre la sua Autobiografia documentaria andava in stampa, manifestava a Vicenza contro l'allargamento della base Nato.

Non vorrei, con queste parole, trasmettere l'immagine, che sarebbe falsa, di un Solmi intemperante e trascinatore. Se dovessi scegliere tre parole per descrivere cosa si trae da questo libro direi: pazienza; umiltà; fiducia.

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Attraverso il trauma del licenziamento dall'Einaudi e la lunga attività di base degli anni successivi Solmi sviluppa una singolare sensibilità per i costi umani dell'impegno. Si sofferma, nelle sue cronache, sulle "conversioni somatiche delle tensioni psichiche" di Rinero, o sulla "pressione fisica che si esercita da parte dell'ambiente circostante" sulla Marmiroli. E nell'87 raccomanda agli studenti: "Pensate anzitutto a voi, anche come singoli individui. Non lasciatevi mai assorbire interamente da una causa"; infatti "bisogna diffidare di chi è disposto a sacrificare se stesso, è molto probabile che sacrifichi se stesso, ma è assolutamente certo che anzitutto sacrifichi qualcun altro" (375). Anche se "nel mondo in cui viviamo sarebbe ridicolo pensare di poter programmare la propria esistenza individuale o quella della propria famiglia o dei propri figli senza porsi, direi, anche solo e semplicemente il problema della sopravvivenza del genere umano, che purtroppo oggi è all'ordine del giorno" (376). Erano gli anni in cui il problema veniva assumendo proporzioni tali - la parola chiave era Cernobyl, ma oggi sarebbe Kyoto - che si è reagito, generalmente, rimuovendolo del tutto (questo è anche un mea culpa). E invece Solmi persiste nel non abdicare alla totalità: suggerisce di accostarla senza impazienza, cominciando dai problemi che si pongono "in termini chiari ed urgenti", come fu per il Vietnam, come è per Vicenza: "l'unità, la totalità verranno dopo" (377).

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Una delle caratteristiche più ricorrenti nel volume, soprattutto negli scritti più recenti, è l'ammissione di aver sbagliato (spinta molto più avanti che nelle più sornione Confessioni di Cases). Dagli anni ottanta in poi molti hanno condannato l'ideologia, i limiti di un pensiero portato alle sue conseguenze estreme, prendendone le distanze; pochissimi invece hanno riconosciuto in se stessi gli errori e i limiti che hanno impedito o sviato i tentativi di cambiamento. Ma il riconoscere di aver sbagliato, riconoscere anche la propria cattiva coscienza è, nella modestia autocritica di Solmi, un'arma potentissima, che gli permette di rimanere "in buoni rapporti con la verità" (733), ovvero di non rinunciare alla totalità e di continuare a cercare le vie del cambiamento. La certezza hegeliana che ciò che è razionale è reale non va perduta, e si resta immuni dalle derive irrazionalistiche, dal misticismo religioso all'economicismo liberista, che hanno dominato la fine secolo. Libero dall'incombenza di giustificare (o rimuovere) il proprio passato, Solmi può continuare a guardare al futuro, porsi "il problema di quanto, nella tradizione socialista e marxista, è tuttora pienamente valido, e può fornire ancora i lineamenti essenziali di una concezione complessiva della società e del mondo" (723). La stessa umiltà si manifesta nella disposizione a farsi mediatore: Solmi non è, né pretende di essere, un pensatore originale, rifiutando così quello che è forse il paradigmi dominanti negli ambienti intellettuali. Rinunciando all'originalità a tutti i costi, è libero di cercare nel lavoro altrui e di far conoscere idee buone e spesso già collaudate nella prassi.

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La fiducia, terza e ultima parola marcante, è nella Umwaelzung, nella rivoluzione: nella tranquilla convinzione che verrà. Si tratta, per Solmi, di capire da dove e di "partecipare [...], in uno spirito di solidarietà appassionata e di comprensione attiva, al movimento" (816). In modo non molto dissimile da Sebastiano Timpanaro, portavoce dei limiti naturali dell'uomo (la malattia, la morte, il conflitto "leopardiano" con la natura), che negli anni ottanta prosegue la sua militanza marxista-leninista nel movimento ecologista (si vedano gli scritti de Il rosso e il verde), così Solmi riconosce i germi di una nuova Internazionale nel movimento nonviolento. Sebbene si presenti come un neofita, giunto solo tardivamente agli studi sulla pace, la sua attenzione a questi temi data almeno dai primi anni '60, dagli incontri con Guenther Anders, dagli studi sulla Nuova sinistra americana sorta intorno allo Student nonviolent coordinating committee (Sncc), sul pilota di Hiroshima Claude Eatherly, e svariati altri. Proprio nello studio sulla Nuova sinistra americana pubblicato nei "Quaderni piacentini" nel 1965 (quanto avrà influenzato il movimento studentesco questo vero e proprio prontuario di prassi politiche alternative, che fornisce "indicazioni" tuttora utilissime tanto ai Social forum quanto ai movimenti No Tav, No base, ecc.) Solmi constata per la prima volta che "vi è, senza dubbio, un rapporto fra l'ideologia della nonviolenza [...] e la tendenza ad elaborare forme nuove ed aperte di organizzazione politica, profondamente diverse dai partiti tradizionali di stampo socialdemocratico o bolscevico" e che "sembra che questa tendenza getti le sue radici in esigenze profonde dello sviluppo e della trasformazione in senso socialista delle società capitalistiche a livello avanzato" (452). E già in quello scritto è messo a fuoco l'obiettivo politico che Solmi ritiene tuttora prioritario: realizzare l'incontro - sul piano pratico come su quello teorico - dei movimenti di orientamento nonviolento con la tradizione e l'ideologia del movimento socialista (453). La fiducia che questo incontro debba e possa realizzarsi è rimasta inalterata, così come l'idea che ciascuno può fare la sua parte.

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Solmi scrive, nell'introduzione, di avere l'impressione che questo libro sia tutto rivolto al passato. E gli si potrebbe dare ragione, ma solo - ed esclusivamente - per quanto riguarda il modo in cui è confezionato. Il volume è curato ottimamente e si deve essere grati a Michele Ranchetti, recentemente scomparso, e alla casa editrice Quodlibet per aver voluto celebrare in questo modo gli 80 anni di Solmi; d'altra parte però la mole (828 pagine) e il costo (60 euro) rendono l'accesso al volume difficile. C'è, in questa scelta, qualcosa del "monumento", che comprensibilmente suscita l'imbarazzo di Solmi (774), fautore di libri di ben altra misura e orientati non in senso enciclopedico o erudito ma a fornire strumenti per la comprensione dei "problemi reali" e per la "ricerca delle soluzioni di cui essi hanno bisogno". Più rispondente alla fisionomia intellettuale di Solmi sarebbe stato, credo, un volume di non più di 300 pagine (e non più di 20 euro) in cui radunare i saggi principali, in base al criterio della loro "utilità". Uno strumentario per la riflessione intellettuale e per la prassi politica, imperniato su pochi, solidi capisaldi: le formidabili introduzioni a Minima moralia e Angelus novus, i due lunghi saggi su Luciano Rinero e Margherita Marmiroli, il tour de force sulla Nuova sinistra americana, e poco altro. Personalmente avrei aggiunto le poche, intense pagine in ricordo di Panzieri, e - potendo concretare un desiderio - avrei chiesto a Solmi un nuovo saggio: una rassegna sullo stato attuale degli studi sulla pace, o una recensione del libro di Jonathan Schell, The Unconquerable World.

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Con questa Autobiografia documentaria Solmi ci passa un testimone. Ci dice: leggete Panzieri, Cases, Lukacs, i maestri della "Monthly review". Ci dice: leggete Guenther Anders e Alexander Langer. Leggete Schell. Prendetevi tempo e leggete quell'incomparabile palestra del pensiero che è la Fenomenologia di Hegel. Ma soprattutto non smettete mai di cercare "la linea più avanzata del fronte che separa il passato dal futuro" (16), e di prendere posizione proprio lì. Non è poco per la nostra generazione, che appare così povera di futuro, negli anni che stiamo attraversando.

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Renato Solmi, Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Macerata, Quodlibet, 2007, pp. 820.

 

6. REPETITA IUVANT. IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE "ISTITUZIONE E MODALITA' DI FINANZIAMENTO DEL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA CIVILE NON ARMATA E NONVIOLENTA"

[Diffondiamo ancora una volta il testo della proposta di legge della campagna "Un'altra difesa e' possibile" su cui si stanno raccogliendo da mesi le firme. Per contattare la segreteria nazionale della campagna: c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org]

 

Art. 1 (Difesa civile non armata e nonviolenta)

1. In ottemperanza al principio costituzionale del ripudio della guerra, di cui all'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, ed al fine di favorire l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta' politica, economica e sociale, di cui all'articolo 2 della Costituzione, e l'adempimento del dovere di difesa della Patria di cui all'articolo 52 della Costituzione, viene riconosciuta a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare denominata "Difesa civile non armata e nonviolenta", quale strumento di difesa che non comporti l'uso delle armi ed alternativo a quello militare.

2. Ai fini di cui al comma precedente, viene istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il "Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta", dal quale dipendono:

a) i Corpi Civili di Pace, la cui sperimentazione e' inserita nella Legge 27 dicembre 2013, n. 147 che prevede l'istituzione di un contingente da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale;

b) l'Istituto di ricerca sulla Pace e il Disarmo, da istituirsi con apposita Legge successiva.

3. Per i fini di cui all'Articolo 1 Comma 1 della presente legge, il "Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta" deve prevedere forme di interazione e collaborazione con:

a) il Dipartimento della Protezione Civile come organo di riferimento del Servizio Nazionale di Protezione Civile regolato dalla Legge 12 luglio 2012, n. 100 e successive modifiche ed integrazioni;

b) il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile incardinato presso il Ministero dell'Interno;

c) il Dipartimento della Gioventu' e del Servizio Civile Nazionale regolato dal Dpcm 21 giugno 2012;

in particolare con l'istituzione di un "Consiglio Nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta" fra i suddetti Dipartimenti con compiti paritetici di indirizzo e di confronto da normare con successivo Regolamento emesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministero degli Interni.

4. Il "Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta" ha i seguenti compiti:

a) difendere la Costituzione, affermando i diritti civili e sociali in essa enunciati, la Repubblica e l'indipendenza e la liberta' delle istituzioni democratiche del Paese;

b) predisporre piani per la difesa civile non armata e nonviolenta, coordinarne la loro attuazione, e curare ricerche e sperimentazioni, nonche' forme di attuazione della difesa civile non armata, ivi compresa la necessaria formazione e l'educazione della popolazione;

c) svolgere attivita' di ricerca per la pace, il disarmo, per la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa e la giusta e duratura risoluzione dei conflitti, e predisporre studi finalizzati alla graduale sostituzione della difesa armata con quella civile nonviolenta, provvedere alla formazione del personale appartenente alle sue strutture;

d) favorire la prevenzione dei conflitti armati, la riconciliazione, la mediazione, la promozione dei diritti umani, la solidarieta' internazionale, l'educazione alla pace nel mondo, il dialogo inter-religioso ed in particolare nelle aree a rischio di conflitto, in conflitto o post-conflitto;

e) organizzare e dirigere le strutture della Difesa civile non armata e nonviolenta e pianificare e coordinare l'impiego dei mezzi e del personale ad essa assegnati;

f) contrastare  le situazioni di degrado sociale, culturale ed ambientale e difendere l'integrita' della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni cagionati dalle calamita' naturali.

5. Le attivita', l'organizzazione ed il funzionamento del Dipartimento di cui al comma 2, e delle sue articolazioni, sono disciplinati con regolamento da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della Legge 23 agosto 1988, n. 400 e successive modificazioni, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, entro sei mesi dalla data di approvazione della presente legge.

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Art. 2 (Fondo nazionale per la Difesa civile non armata e nonviolenta)

1. Per il funzionamento del Dipartimento di cui al precedente articolo 1, si provvede mediante costituzione presso la Presidenza del Consiglio, nell'ambito del relativo Programma della Missione "Organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e Presidenza del Consiglio", di un apposito Fondo denominato "Fondo nazionale per la Difesa civile non armata e nonviolenta", con  una dotazione annua  iniziale pari a 100 milioni di  euro per l'anno 2015, di cui non oltre il 10% per le spese di funzionamento, ed alimentato, per  gli anni successivi, anche dalle risorse derivanti dalla disposizione di cui al successivo articolo 3.

2. Al fine di sostenere per l'anno in corso l'onere finanziario derivante dalla precedente disposizione le spese sostenute dal Ministero della Difesa relative all'acquisto di nuovi sistemi d'arma sono ridotte in misura tale da assicurare risparmi pari ad almeno 100 milioni di euro.

3. Le modalita' di gestione e di rendicontazione delle risorse del Fondo e delle spese di funzionamento del "Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta", sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro  dell'economia e delle finanze.

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Art. 3 (Scelta di destinazione del sei per mille dell'Irpef)

1. A decorrere dall'anno d'imposta 2015 e' riconosciuta al contribuente la facolta' di destinare una quota pari al sei per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, dovuta e liquidata dall'amministrazione finanziaria sulla base della dichiarazione annuale, all'incremento della copertura delle spese di funzionamento del Dipartimento per la Difesa civile non  armata e nonviolenta ed al finanziamento delle attivita' dei Corpi Civili di Pace e dell'Istituto di ricerca sulla Pace e il Disarmo di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a) e b) della presente legge. A tal fine, per la destinazione delle relative somme e' necessario che il contribuente, con opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi, scelga di sostenere le spese per la Difesa civile non armata e nonviolenta.

2. Il ministro dell'Economia e delle finanze e' delegato a stabilire, con proprio decreto, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modalita' di esercizio, in sede di dichiarazione annuale ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, dell'opzione fiscale di cui al comma 1, anche prevedendo a tal fine le dovute modifiche alla modulistica.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro dell'economia e delle finanze presentano annualmente al Parlamento una dettagliata relazione sull'entita' e sulle modalita' di utilizzazione delle risorse rivenienti dalle opzioni fiscali di cui al precedente comma 1, e sullo stato di attuazione della presente legge.

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Art. 4 (Copertura finanziaria)

1. A decorrere dall'anno d'imposta 2015 l'ammontare delle risorse disposte ai sensi dell'articolo 3 e' compensato da corrispondenti risparmi derivanti dai meccanismi di revisione e di razionalizzazione della spesa pubblica di cui alla missione "Difesa e sicurezza del territorio" del bilancio statale secondo le procedure di cui alla legge 7 agosto 2012, n. 135 nonche' dai risparmi derivanti dalla dismissione di caserme e presidi di pertinenza del demanio militare.

2. Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Lanfranco Binni, Breton, La Nuova Italia, Firenze 1971, pp. 152.

- Franco Fortini, Lanfranco Binni, Il movimento surrealista, Garzanti, Milano 1959, 1977, pp. 304.

- Mario Lunetta (a cura di), Il surrealismo, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 148.

- Ivos Margoni (a cura di), Per conoscere Breton e il surrealismo, Mondadori, Milano 1976, pp. VIII + 744.

- Maurice Nadeau, Storia e antologia del surrealismo, Mondadori, Milano 1972, 1976, pp. X + 458.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1965 del 24 aprile 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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