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[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 697



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVI)

Numero 697 del 22 maggio 2015

 

In questo numero:

1. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

2. In memoria di Giacomo Matteotti

3. Carla Lonzi: Manifesto di Rivolta Femminile (luglio 1970)

4. Benito D'Ippolito: La nostra bandiera (quasi un comizio)

 

1. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Per sostenere il centro antiviolenza di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

2. MAESTRI. IN MEMORIA DI GIACOMO MATTEOTTI

 

Ricorre oggi, 22 maggio, l'anniversario della nascita di Giacomo Matteotti.

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Giacomo Matteotti, nato a Fratta Polesine il 22 maggio 1885, laureato in giurisprudenza, militante socialista, pubblico amministratore, organizzatore dei lavoratori, parlamentare, oppositore fierissimo del fascismo, il 10 giugno 1924 a Roma venne sequestrato ed assassinato dai sicari fascisti. Tra le riflessioni e testimonianze in sua memoria particolarmente commovente il saggio commemorativo pubblicato da Piero Gobetti nello stesso 1924, dapprima su "La rivoluzione liberale" poi in opuscolo. In esso leggiamo anche la seguente lapidaria definizione di Matteotti: "Egli rimane come l'uomo che sapeva dare l'esempio".

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Nel ricordo di Giacomo Matteotti proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; per il disarmo e la smilitarizzazione; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi unitevi nella lotta per la comune liberazione.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

3. MAESTRE. CARLA LONZI: MANIFESTO DI RIVOLTA FEMMINILE (LUGLIO 1970)

[Da Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale, Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982, pp. 13-22, riproponiamo ancora una volta il manifesto di "Rivolta Femminile" del luglio 1970, uno dei testi fondamentali della riflessione femminista in Italia.

Carla Lonzi e' stata un'acutissima intellettuale femminista, nata a Firenze nel 1931 e deceduta a Milano nel 1982, critica d'arte, fondatrice del gruppo di Rivolta Femminile. Opere di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982; Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978; Scacco ragionato, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985. Opere su Carla Lonzi: Maria Luisa Boccia, L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990. Vari testi di e su Carla Lonzi sono ripetutamente apparsi su "La nonviolenza e' in cammino" (segnaliamo almeno i "Telegrammi della nonviolenza in cammino", nn. 385, 478-479; "Nonviolenza. Femminile plurale", nn. 300, 304; degli anni precedenti cfr. anche almeno "Voci e volti della nonviolenza", n. 80; "La nonviolenza e' in cammino", n. 888...)]

 

"Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?" (Olympe de Gouges, 1791)

 

La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra liberta'.

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L'uomo non e' il modello a cui adeguare il processo di scoperta di se' da parte della donna.

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La donna e' l'altro rispetto all'uomo. L'uomo e' l'altro rispetto alla donna. L'uguaglianza e' un tentativo ideologico per asservire la donna a piu' alti livelli.

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Identificare la donna all'uomo significa annullare l'ultima via di liberazione.

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Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell'uomo perche' e' invivibile, ma esprimere il suo senso dell'esistenza.

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La donna come soggetto non rifiuta l'uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.

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Finora il mito della complementarieta' e' stato usato dall'uomo per giustificare il proprio potere.

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Le donne son persuase fin dall'infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona "capace" e "responsabile": il padre, il marito, il fratello...

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L'immagine femminile con cui l'uomo ha interpretato la donna e' stata una sua invenzione.

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Verginita', castita', fedelta', non sono virtu'; ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia. L'onore ne e' la conseguente codificazione repressiva.

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Nel matrimonio la donna, privata dal suo nome, perde la sua identita' significando il passaggio di proprieta' che e' avvenuto tra il padre di lei e il marito.

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Chi genera non ha la facolta' di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna e' stato ambito da altri di cui e' diventato il privilegio.

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Ci costringono a rivendicare l'evidenza di un fatto naturale.

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Riconosciamo nel matrimonio l'istituzione che ha subordinato la donna al destino maschile. Siamo contro il matrimonio.

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Il divorzio e' un innesto di matrimoni da cui l'istituzione esce rafforzata.

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La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.

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Il primo elemento di rancore della donna verso la societa' sta nell'essere costretta ad affrontare la maternita' come un aut-aut.

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Denunciamo lo snaturamento di una maternita' pagata al prezzo dell'esclusione.

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La negazione della liberta' d'aborto rientra nel veto globale che viene fatto all'autonomia della donna.

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Non vogliamo pensare alla maternita' tutta la vita e continuare ad essere inconsci strumenti del potere patriarcale.

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La donna e' stufa di allevare un figlio che le diventera' un cattivo amante.

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In una liberta' che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio e' l'umanita'.

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In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.

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Per educazione e per mimesi l'uomo e la donna sono gia' nei ruoli della primissima infanzia.

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Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie perche' attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico, politico) hanno costretto l'umanita' a una condizione inautentica, oppressa e consenziente.

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Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi.

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Non vogliamo d'ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.

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Il femminismo e' stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla societa'.

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Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell'esperienza storica femminista: in essa la donna si e' manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civilta' patriarcale.

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Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.

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Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?

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Detestiamo i meccanismi della competitivita' e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell'efficienza. Noi vogliamo mettere la nostra capacita' lavorativa a disposizione di una societa' che ne sia immunizzata.

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La guerra e' stata da sempre l'attivita' specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.

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La parita' di retribuzione e' un nostro diritto, ma la nostra oppressione e' un'altra cosa. Ci basta la parita' salariale quando abbiamo gia' sulle spalle ore di lavoro domestico?

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Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunita' e sfatiamo il mito della sua laboriosita' sussidiaria.

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Dare alto valore ai momenti "improduttivi" e' un'estensione di vita proposta dalla donna.

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Chi ha il potere afferma: "Fa parte dell'erotismo amare un essere inferiore". Mantenere lo "status quo" e' dunque un suo atto d'amore.

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Accogliamo la libera sessualita' in tutte le sue forme, perche' abbiamo smesso di considerare la frigidita' un'alternativa onorevole.

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Continuare a regolamentare la vita fra i sessi e' una necessita' del potere; l'unica scelta soddisfacente e' un rapporto libero.

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Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosita' e i giochi sessuali.

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Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

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Alle nostre spalle sta l'apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le religioni istituzionalizzate ne sono state il piu' fermo piedistallo. E il concetto di "genio" ne ha costituito l'irraggiungibile gradino.

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La donna ha avuto l'esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

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Consideriamo incompleta una storia che si e' costituita sulle tracce non deperibili.

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Nulla o male e' stato tramandato dalla presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verita'.

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La civilta' ci ha definite inferiori, la chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.

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Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato l'inferiorita' della donna.

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Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione dell'umanita', legame con la divinita' o soglia del mondo animale; sfera privata e "pietas". Hanno giustificato nella metafisica cio' che era ingiusto e atroce nella vita della donna.

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Sputiamo su Hegel.

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La dialettica servo-padrone e' una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso della civilta' patriarcale.

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La lotta di classe, come teoria di classe sviluppata dalla dialettica servo-padrone, ugualmente esclude la donna. Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato.

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Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l'illusione dell'universalita'.

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L'uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma meta' della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.

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La forza dell'uomo e' nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla.

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Dopo questo atto di coscienza l'uomo sara' distinto dalla donna e dovra' ascoltare da lei tutto quello che la concerne.

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Non saltera' il mondo se l'uomo non avra' piu' l'equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

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Nella cocente realta' di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti, noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura. Vogliamo essere all'altezza di un universo senza risposte.

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Noi cerchiamo l'autenticita' del gesto di rivolta e non la sacrificheremo ne' all'organizzazione ne' al proselitismo.

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Comunichiamo solo con donne.

 

Roma, luglio 1970

 

4. ORAZIONI. BENITO D'IPPOLITO: LA NOSTRA BANDIERA (QUASI UN COMIZIO)

 

Siamo il partito dei morti di fame

abbiamo giurato con l'ultimo respiro:

mai piu' nessuno muoia di fame.

Compagni che restate, non ci dimenticate

compagni che restate, vendicateci

compagni che restate, abolite la fame.

 

Siamo il partito degli annegati

con l'acqua nei polmoni abbiamo giurato:

mai piu' nessuno muoia annegato.

Compagni che restate, non ci dimenticate

compagni che restate, vendicateci

compagni che restate, salvate le vite.

 

Siamo il partito dei fucilati

dei bombardati, degli sgozzati

abbiamo giurato soffiando sangue e anima:

mai piu' nessuno muoia assassinato.

Compagni che restate, non ci dimenticate

compagni che restate, vendicateci

compagni che restate, abolite la guerra

abolite gli eserciti, abolite le armi.

 

Siamo il partito delle schiave e degli schiavi

strozzati dalle catene abbiamo giurato:

mai piu' nessuno sia messo in catene.

Compagni che restate, non ci dimenticate

compagni che restate, vendicateci

compagni che restate, abolite il fascismo.

 

E siamo il partito delle donne uccise

delle donne violate, pestate, spezzate

delle donne fatte merce, e rotte, e annientate

e con l'ultimo respiro abbiamo giurato:

mai piu' nessuna donna subisca violenza

cessi l'orrore del patriarcato

cessi la strage voluta dai maschi

degli orchi il regime sia estinto per sempre.

Compagne e compagni, non ci dimenticate

compagne e compagni, vendicateci

compagne e compagni, abolite il fascismo.

 

Compagne e compagni, abolite il fascismo.

Compagne e compagni, salvate le vite.

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVI)

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Numero 697 del 22 maggio 2015

 

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