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[Nonviolenza] Telegrammi. 1994



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1994 del 23 maggio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Umberto Santino: Giovanni Falcone 22 anni dopo (2014)

2. Peppe Sini: Cento anni di stragi, l'umanita' al bivio

3. Depositate in Parlamento le firme a sostegno della proposta di legge d'iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta

4. Sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

5. Un appello per l'uscita dell'Italia dalla Nato

6. Omero Dellistorti: Quasi una dichiarazione di voto

7. La cavatina del sottosegretario

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. MEMORIA. UMBERTO SANTINO: GIOVANNI FALCONE 22 ANNI DOPO (2014)

[Dal sito del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" (per contatti: www.centroimpastato.com) riprendiamo il seguente articolo originariamente pubblicato nella cronaca di Palermo de "La Repubblica" il 24 maggio 2014, con il titolo "Il rischio di sostituire le icone alla memoria".

Umberto Santino e' con Anna Puglisi il fondamentale animatore del Centro Impastato, che come tutti sanno e' la testa pensante e il cuore pulsante del movimento antimafia]

 

L'ultima volta che ho incontrato Giovanni Falcone e' stato il 21 febbraio del '92. Nell'aula magna della facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' di Palermo si presentava la ricerca del Centro Impastato sui processi per omicidio, pubblicata nel volume Gabbie vuote, con un mio saggio sul maxiprocesso. Il titolo del libro fotografava una realta': nel 1986 gli imputati detenuti erano 335, nel febbraio del '91 erano 20. Ma a fine gennaio del '92 la Cassazione aveva confermato l'impianto del maxiprocesso: Cosa nostra come organizzazione unitaria e la cupola che decide strategie e delitti. Una conferma della linea e del metodo elaborati da Falcone e dai magistrati del pool antimafia, avviato da Rocco Chinnici e formalizzato da Antonino Caponnetto.

L'intervento di Falcone rispecchiava la sua soddisfazione per la sentenza della Cassazione: "E' una sentenza che ha fissato dei punti cardine, che sicuramente si riverbereranno su tante altre vicende processuali... E' stata confermata, nella maniera piu' autorevole, la bonta' di un'ipotesi investigativa, che ha trovato riscontri molto importanti".

Nel mio saggio parlavo di "supplenza della magistratura" e Falcone chiariva: supplenza c'e' stata "nel senso che ad un impegno straordinario della magistratura in un determinato periodo, non vi e' stato un pari impegno da parte di altri organi statuali. Questa e' una tesi che meriterebbe approfondimento e che sicuramente ha un fondamento di verita'. Io ricordo ancora quella volta in cui un ministro dell'Interno, proprio qui a Palermo, ebbe a dirci che la mafia non era il problema prioritario dell'ordine pubblico in Italia".

Nella mia replica dicevo che le sinergie che avevano generato il maxiprocesso si erano dissolte con lo sgretolamento del pool e che si era tornati a una magistratura mandata in avanscoperta con le altre istituzioni piu' preoccupate che interessate al suo lavoro. E, ripensandoci, quel "voltare pagina", individuando e colpendo la "convergenza di interessi mafiosi e interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica", di cui parlava l'ordinanza alla base del maxiprocesso, appariva come un proposito incompatibile con il sistema di potere.

Alla fine dell'incontro ho chiesto a Falcone: "Ma e' proprio necessaria la Superprocura ed e' sicuro che il Superprocuratore sarai tu?". Falcone era certo: "Questa volta non possono dirmi di no". Questo e' l'ultimo ricordo che ho di lui: amareggiato ma fiducioso. Ma le amarezze non erano finite e riguardavano proprio la Superprocura. Ricordo un articolo di Alessandro Pizzorusso, dal titolo: "Falcone superprocuratore? Non puo' farlo, vi dico perche'", su "l'Unita'" del 12 marzo. Il perche' era esplicito: troppo legato a Martelli. Prima, per bocciare la sua nomina a Consigliere istruttore, lo si era accusato di protagonismo, ora si tirava fuori una presunta dipendenza dalla politica. Le ragioni delle avversioni nei confronti di Falcone non erano solo dettate da invidie, gelosie professionali, che pure c'erano, ma riflettevano qualcosa di piu' grave: il suo lavoro, quello che aveva gia' fatto e quello che si riprometteva di fare, turbava equilibri, era un atto continuo di destabilizzazione.

Sono passati ventidue anni dalla strage di Capaci e in questi anni Falcone, con Borsellino, e' diventato il santo-patrono dell'Italia che vuole giustizia. Alle celebrazione degli ultimi anni hanno presenziato ministri di vari governi, difficilmente classificabili tra i campioni della legalita' (ricordo uno striscione dei Cobas, con la scritta: "La mafia ringrazia lo Stato per la distruzione della scuola pubblica", rimosso perche' poteva turbare i begli occhi della ministra Gelmini), hanno partecipato migliaia di ragazzi inneggianti a Giovanni e a Paolo, ma cosa sanno in realta' di loro, oltre l'immagine degli eroi uccisi dai "cattivi" (in un libretto, Per questo mi chiamo Giovanni, si legge che Giovanni Falcone non ha pianto neppure da neonato, perche' "gli uomini non piangono", piangono le femminucce!)? Chi ricorda la via crucis che hanno dovuto percorrere fino all'ultima stazione, a Capaci e a via d'Amelio? E quest'anno lo spettacolo e' avvilente: mafia e antimafia sono diventati spot elettorali, conditi di insulti che hanno trasformato la competizione in una zuffa in cui si fa a gara a chi urla di piu'.

L'Italia e' un paese senza memoria o con una memoria programmata, che produce icone e cancella o sbiadisce la realta'. Falcone e Borsellino e tutti coloro che la lotta alla mafia l'hanno fatta, pagando di persona, dai protagonisti delle lotte contadine ai nostri giorni, rischiano di diventare delle fotine di un memoriale rassicurante. Ma se si vuole andare oltre le liturgie ufficiali, bisogna recuperare per intera una storia che e' fatta piu' di conflitti che di trionfi.

 

2. EDITORIALE. PEPPE SINI: CENTO ANNI DI STRAGI, L'UMANITA' AL BIVIO

 

Cento anni fa, il 24 maggio 1915, l'Italia entrava nella prima guerra mondiale.

Alla fine di quella carneficina il fascismo, e la seconda guerra mondiale, ed Auschwitz ed Hiroshima, ed innumerevoli altre guerre, dittature, stragi, orrori, e la consapevolezza che l'umanita' intera puo' essere annientata.

Non dobbiamo permettere che l'umanita' sia annientata.

Per impedirlo occorre la pace; la difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; il rispetto profondo e l'attiva tutela della biosfera.

Per realizzare tutto cio' (e tutto cio' e' indispensabile, indispensabile, per la salvezza dell'umanita') occorrono la smilitarizzazione e il disarmo, occorrono scelte di giustizia e di solidarieta', consapevoli che vi e' una sola umanita' in un unico pianeta vivente casa comune dell'umanita' intera; occorre la consapevolezza che siamo un'unica famiglia con un medesimo destino di vita o di morte.

Per la salvezza dell'umanita' occorre un fondamentale progresso civile: decidere di non uccidere piu', decidere di salvare tutte le vite, decidere di rispettare tutte le persone, decidere di sostenere chiunque e' nel bisogno, decidere di condividere i beni, il bene.

Chiamiamo questo ineludibile compito, questo necessario impegno, col nome semplice e chiaro di nonviolenza.

La nonviolenza e' l'opposizione nitida e intransigente a tutte le violenze; la nonviolenza e' recare soccorso ovunque occorra; la nonviolenza e' l'umanita' come dovrebbe essere.

Ha detto una volta per sempre Mohandas Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo".

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

 

3. INIZIATIVE. DEPOSITATE IN PARLAMENTO LE FIRME A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE PER LA DIFESA CIVILE, NON ARMATA E NONVIOLENTA

[Dal sito www.difesacivilenonviolenta.org riprendiamo il seguente comunicato del 22 maggio 2015]

 

Grazie alle firme da tutta Italia un'altra difesa e' oggi piu' vicina e possibile.

Depositata oggi alla Camera dei Deputati la proposta di legge di iniziativa popolare per la Difesa civile, non armata e nonviolenta.

Con la presentazione odierna presso la Camera dei Deputati si e' concluso il primo passo formale importante della Campagna "Un'altra Difesa e' possibile".

Obiettivo raggiunto: gli scatoloni con le 50.000 firme necessarie per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare sono stati consegnati da una rappresentanza del Comitato Promotore. La raccolta e' avvenuta in tutta Italia, nel corso degli ultimi sei mesi, da centinaia di associazioni, gruppi, movimenti delle principali reti del mondo pacifista, nonviolento, disarmista e del servizio civile.

La proposta di legge "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta" vuole dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione (ripudio della guerra e difesa della patria affidata ai cittadini) e avviare nel paese una politica di difesa della popolazione, del territorio, delle istituzioni: il servizio civile, la protezione civile, i corpi civili di pace e un Istituto di ricerche sulla pace ed il disarmo, sono gli elementi centrali della proposta legislativa la cui presentazione verra' annunciata gia' nella prossima seduta parlamentare a Montecitorio.

Grande soddisfazione e' stata espressa per questo risultato dai promotori della Campagna "Un'altra difesa e' possibile" che hanno registrato l'adesione anche di decine di sindaci di citta' grandi e piccole (Roma, Milano, Napoli, Genova, Reggio Emilia, Pavia, Modena, Messina, Vicenza, Livorno, Cagliari...) e di tanti Consigli Comunali, come dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna.

"In attesa che gli uffici della Camera dei Deputati controllino la validita' e la sufficienza delle firme raccolte - ha dichiarato Mao Valpiana, coordinatore della campagna e presentatore della proposta di legge - chiediamo che fin da subito deputati e senatori la possano fare propria, avviando il dibattito sulla necessita' che anche nel nostro Paese venga riconosciuta a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare".

La proposta di legge, tra l'altro, chiede una riduzione delle spese sostenute dal Ministero della Diesa per nuovi sistemi d'arma al fine di poter costituire un Fondo per la difesa civile non armata e nonviolenta. "Non si tratta quindi di spendere di piu' - ha proseguito Valpiana - ma di spendere meglio".

A consegnare le firme sono stati i rappresentanti delle sei reti promotrici: Rete Italiana per il Disarmo, Rete della Pace, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Forum nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!

Nei prossimi giorni i promotori auspicano inoltre di potersi incontrare con la Presidente della Camera Laura Boldrini, per sottoporle i contenuti del progetto di legge e chiedere un sollecito avvio dell'iter parlamentare relativo. Le realta' promotrici di "Un'altra Difesa e' possibile" avevano gia' incontrato l'on. Boldrini all'inizio del percorso della Campagna il 2 giugno 2013, in occasione della prima "Festa della Repubblica che ripudia la guerra".

 

4. REPETITA IUVANT. SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Per sostenere il centro antiviolenza di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

5. REPETITA IUVANT. UN APPELLO PER L'USCITA DELL'ITALIA DALLA NATO

[Nuovamente diffondiamo il seguente appello del Comitato promotore "No guerra, no Nato" (per contatti: e-mail: noguerranonato at gmail.com, sito: www.noguerranonato.it) "per l'uscita dell'Italia dalla Nato, per un'Italia neutrale, per portare l'Italia fuori dal sistema di guerra, per attuare l'articolo 11 della Costituzione"]

 

L'Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realta' superiore che l'Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace (Sipri) quantifica in 72 milioni di euro al giorno.

Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell'Alleanza, la spesa militare italiana dovra' essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.

E' un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un'alleanza la cui strategia non e' difensiva, come essa proclama, ma offensiva.

Gia' il 7 novembre del 1991, subito dopo la prima guerra del Golfo (cui la Nato aveva partecipato non ufficialmente, ma con sue forze e strutture) il Consiglio Atlantico approvo' il "Nuovo concetto strategico", ribadito ed ufficializzato nel vertice dell'aprile 1999 a Washington, che impegna i paesi membri a condurre operazioni militari in "risposta alle crisi non previste dall'articolo 5, al di fuori del territorio dell'Alleanza", per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica, e migratoria. Da alleanza che impegna i paesi membri ad assistere anche con la forza armata il paese membro che sia attaccato nell'area nord-atlantica, la Nato viene trasformata in alleanza che prevede l'aggressione militare.

La nuova strategia e' stata messa in atto con le guerre in Jugoslavia (1994-1995 e 1999), in Afghanistan (2001-2015), in Libia (2011) e le azioni di destabilizzazione in Ucraina, in alleanza con forze fasciste locali, ed in Siria. Il "Nuovo concetto strategico" viola i principi della Carta delle Nazioni unite.

Uscendo dalla Nato, l'Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l'articolo 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.

L'appartenenza alla Nato priva la Repubblica italiana della capacita' di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.

La piu' alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti. E anche gli altri comandi chiave della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. La Nato e' percio', di fatto, sotto il comando degli Stati Uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.

L'appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell'Italia agli Stati Uniti, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul nostro territorio che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.

Particolarmente grave e' il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L'Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato.

L'Italia, uscendo dalla Nato e diventando neutrale, riacquisterebbe una parte sostanziale della propria sovranita': sarebbe cosi' in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.

 

6. LE ULTIME COSE. OMERO DELLISTORTI: QUASI UNA DICHIARAZIONE DI VOTO

 

L'unica politica decente e' quella che salva le vite.

L'unica politica decente e' quella che non fa le guerre, che sempre e solo consistono dell'uccisione di esseri umani.

L'unica politica decente e' quella che soccorre, accoglie ed assiste tutti gli esseri umani perseguitati e in pericolo.

*

Il candidato a qualunque elezione che non si impegna per questi fondamentali doveri, non puo' essere ne' un pubblico amministratore ne' un legislatore, e' solo un complice degli assassini.

 

7. CHEZ CALIGARI. LA CAVATINA DEL SOTTOSEGRETARIO

 

Se io avessi la parola

che salvar sapesse vite

canterei a squarciagola

per sanare le ferite.

 

Ah, se avessi questa sola

facolta' soave e mite

che risveglia e che consola

fermerei l'eterna lite.

 

Se potessi, per la pace

farei tutto, come no,

che' beneficar mi piace.

 

Ma siccome non si puo'

io che sono perspicace

me ne frego anzicheno'.

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau. La trasparenza e l'ostacolo, Il Mulino, Bologna 1982, 1994, pp. 438.

- Jean Starobinski, Montesquieu, Seuil, Paris 1953, 1989, pp. 192.

- Jean Starobinski, Tre furori, Garzanti, Milano 1978, 1991, pp. 136.

*

Riedizioni

- Pietro Grasso, Liberi tutti, Sperling & Kupfer, Milano 2012, Il sole 24 ore, Milano 2015, pp. 160, euro 8,90.

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1994 del 23 maggio 2015

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