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[Nonviolenza] Telegrammi. 1995



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1995 del 24 maggio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Cento anni di guerra, ora basta

2. Un incontro a Viterbo di commemorazione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

3. Antonino Caponnetto: Una preghiera laica ma fervente (1992)

4. Sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

5. Un appello per l'uscita dell'Italia dalla Nato

6. Depositate in Parlamento le firme a sostegno della proposta di legge d'iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta

7. Antonia Sani: Un resoconto del seminario su "Il coraggio delle donne per la pace" del 20 maggio 2015 a Roma

8. Tano Grasso: Un decalogo contro l'estorsione (1992)

9. Tano Grasso: Un decalogo contro l'usura (1996)

10. Gutta cavat lapidem

11. Segnalazioni librarie

12. La "Carta" del Movimento Nonviolento

13. Per saperne di piu'

 

1. IN BREVE. CENTO ANNI DI GUERRA, ORA BASTA

 

Cento anni di guerra, ora basta.

Pace.

Smilitarizzazione.

Disarmo.

Nonviolenza.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso.

Il primo dovere e' salvare le vite.

 

2. INCONTRI. UN INCONTRO A VITERBO DI COMMEMORAZIONE DI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di sabato 23 maggio 2015 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro in cui sono stati commemorati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

*

Nel ricordo di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutte le vittime della violenza mafiosa proseguiamo nella lotta contro i poteri criminali, per la legalita' che salva le vite, per l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.

Nel ricordo di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutte le vittime della violenza mafiosa proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; per il disarmo e la smilitarizzazione; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Nel ricordo di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutte le vittime della violenza mafiosa proseguiamo nell'azione nonviolenta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; contro tutte le violenze, contro tutte le menzogne, contro tutte le ingiustizie.

 

3. MEMORIA. ANTONINO CAPONNETTO: UNA PREGHIERA LAICA MA FERVENTE (1992)

[Ripubblichiamo qui ancora una volta la "preghiera laica ma fervente" pronunciata da Antonino Caponnetto ai funerali di Paolo Borsellino il 24 luglio 1992 a Palermo, presente il Presidente della Repubblica Scalfaro]

 

Queste sono le parole di un vecchio ex magistrato che e' venuto nello spazio di due mesi due volte a Palermo con il cuore a pezzi a portare l'ultimo saluto ai suoi figli, fratelli e amici con i quali ho diviso anni di lavoro di sacrificio di gioia, anche di amarezza. Soltanto poche parole per un ricordo, per un doveroso atto di contrizione che poi vi diro' e per una preghiera laica ma fervente.

Il ricordo e' per l'amico Paolo, per la sua generosita', per la sua umanita', per il coraggio con cui ha affrontato la vita e con cui e' andato incontro alla morte annunciata, per la sua radicata fede cattolica, per il suo amore immenso portato alla famiglia e agli amici tutti. Era un dono naturale che Paolo aveva, di spargere attorno a se' amore. Mi ricordo ancora il suo appassionato e incessante lavoro, divenuto frenetico negli ultimi tempi, quasi che egli sentisse incombere la fine. Ognuno di noi e non solo lo Stato gli e' debitore; ad ognuno di noi egli ha donato qualcosa di prezioso e di raro che tutti conserveremo in fondo al cuore, e a me in particolare mancheranno terribilmente quelle sue telefonate che invariabilmente concludeva con le parole: "Ti voglio bene Antonio" ed io replicavo "Anche io ti voglio bene Paolo".

C'e' un altro peso che ancora mi opprime ed e' il rimorso per quell'attimo di sconforto e di debolezza da cui sono stato colto dopo avere posato l'ultimo bacio sul viso ormai gelido, ma ancora sereno, di Paolo. Nessuno di noi, e io meno di chiunque altro, puo' dire che ormai tutto e' finito.

Pensavo in quel momento di desistere dalla lotta contro la delinquenza mafiosa, mi sembrava che con la morte dell'amico fraterno tutto fosse finito. Ma in un momento simile, in un momento come questo coltivare un pensiero del genere, e me ne sono subito convinto, equivale a tradire la memoria di Paolo come pure quella di Giovanni e di Francesca.

In questi pochi giorni di dolore trascorsi a Palermo che io vi confesso non vorrei lasciare piu', ho sentito in gran parte della popolazione la voglia di liberarsi da questa barbara e sanguinosa oppressione che ne cancella i diritti piu' elementari e ne vanifica la speranza di rinascita. E da qui nasce la mia preghiera dicevo laica ma fervente e la rivolgo a te, presidente, che da tanto tempo mi onori della tua amicizia, che e' stata sempre ricambiata con ammirazione infinita. La gente di Palermo e dell'intera Sicilia, ti ama presidente, ti rispetta, e soprattutto ha fiducia nella tua saggezza e nella tua fermezza. Paolo e' morto servendo lo Stato in cui credeva cosi' come prima di lui Giovanni e Francesca. Ma ora questo stesso Stato che essi hanno servito fino al sacrificio, deve dimostrare di essere veramente presente in tutte le sue articolazioni, sia con la sua forza sia con i suoi servizi. E' giunto il tempo, mi sembra, delle grandi decisioni e delle scelte di fondo, non e' piu' l'ora delle collusioni degli attendismi dei compromessi e delle furberie, e dovranno essere, presidente, dovranno essere uomini credibili, onesti, dai politici ai magistrati, a gestire con le tue illuminate direttive questa fase necessaria di rinascita morale: e' questo a mio avviso il primo e fondamentale problema preliminare ad una vera e decisa lotta alla barbarie mafiosa. Io ho apprezzato le tue parole, noi tutti le abbiamo apprezzate, le tue parole molto ferme al Csm dove hai parlato di una nuova rinascita che e' quella che noi tutti aspettiamo, e laddove anche con la fermezza che ti conosco hai giustamente condannato, censurato, quegli errori che hanno condotto martedi' pomeriggio a disordini che altrimenti non sarebbero accaduti perche' nessuno voleva che accadessero.

Solo cosi' attraverso questa rigenerazione collettiva, questa rinascita morale, non resteranno inutili i sacrifici di Giovanni, di Francesca, di Paolo e di otto agenti di servizio. Anche a quegli agenti che hanno seguito i loro protetti fino alla morte va il nostro pensiero, la nostra riconoscenza, il nostro tributo di ammirazione. Tra i tanti fiori che ho visto in questi giorni lasciati da persone che spesso non firmavano nemmeno il biglietto come e' stato in questo caso, ho visto un bellissimo lilium, splendido fiore il lilium, e sotto c'erano queste poche parole senza firma: "Un solo grande fiore per un solo grande uomo solo". Mi ha colpito, presidente, questa frase che mi e' rimasta nel cuore e credo che mi rimarra' per sempre.

Ma io vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non e' solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto fino al sacrificio dovra' diventare e diventera' la lotta di ciascuno di noi, questa e' una promessa che ti faccio solenne come un giuramento.

 

4. REPETITA IUVANT. SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Per sostenere il centro antiviolenza di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

5. REPETITA IUVANT. UN APPELLO PER L'USCITA DELL'ITALIA DALLA NATO

[Nuovamente diffondiamo il seguente appello del Comitato promotore "No guerra, no Nato" (per contatti: e-mail: noguerranonato at gmail.com, sito: www.noguerranonato.it) "per l'uscita dell'Italia dalla Nato, per un'Italia neutrale, per portare l'Italia fuori dal sistema di guerra, per attuare l'articolo 11 della Costituzione"]

 

L'Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realta' superiore che l'Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace (Sipri) quantifica in 72 milioni di euro al giorno.

Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell'Alleanza, la spesa militare italiana dovra' essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.

E' un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un'alleanza la cui strategia non e' difensiva, come essa proclama, ma offensiva.

Gia' il 7 novembre del 1991, subito dopo la prima guerra del Golfo (cui la Nato aveva partecipato non ufficialmente, ma con sue forze e strutture) il Consiglio Atlantico approvo' il "Nuovo concetto strategico", ribadito ed ufficializzato nel vertice dell'aprile 1999 a Washington, che impegna i paesi membri a condurre operazioni militari in "risposta alle crisi non previste dall'articolo 5, al di fuori del territorio dell'Alleanza", per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica, e migratoria. Da alleanza che impegna i paesi membri ad assistere anche con la forza armata il paese membro che sia attaccato nell'area nord-atlantica, la Nato viene trasformata in alleanza che prevede l'aggressione militare.

La nuova strategia e' stata messa in atto con le guerre in Jugoslavia (1994-1995 e 1999), in Afghanistan (2001-2015), in Libia (2011) e le azioni di destabilizzazione in Ucraina, in alleanza con forze fasciste locali, ed in Siria. Il "Nuovo concetto strategico" viola i principi della Carta delle Nazioni unite.

Uscendo dalla Nato, l'Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l'articolo 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.

L'appartenenza alla Nato priva la Repubblica italiana della capacita' di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.

La piu' alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti. E anche gli altri comandi chiave della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. La Nato e' percio', di fatto, sotto il comando degli Stati Uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.

L'appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell'Italia agli Stati Uniti, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul nostro territorio che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.

Particolarmente grave e' il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L'Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato.

L'Italia, uscendo dalla Nato e diventando neutrale, riacquisterebbe una parte sostanziale della propria sovranita': sarebbe cosi' in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.

 

6. REPETITA IUVANT. DEPOSITATE IN PARLAMENTO LE FIRME A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE PER LA DIFESA CIVILE, NON ARMATA E NONVIOLENTA

[Dal sito www.difesacivilenonviolenta.org riprendiamo il seguente comunicato del 22 maggio 2015]

 

Grazie alle firme da tutta Italia un'altra difesa e' oggi piu' vicina e possibile.

Depositata oggi alla Camera dei Deputati la proposta di legge di iniziativa popolare per la Difesa civile, non armata e nonviolenta.

Con la presentazione odierna presso la Camera dei Deputati si e' concluso il primo passo formale importante della Campagna "Un'altra Difesa e' possibile".

Obiettivo raggiunto: gli scatoloni con le 50.000 firme necessarie per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare sono stati consegnati da una rappresentanza del Comitato Promotore. La raccolta e' avvenuta in tutta Italia, nel corso degli ultimi sei mesi, da centinaia di associazioni, gruppi, movimenti delle principali reti del mondo pacifista, nonviolento, disarmista e del servizio civile.

La proposta di legge "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta" vuole dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione (ripudio della guerra e difesa della patria affidata ai cittadini) e avviare nel paese una politica di difesa della popolazione, del territorio, delle istituzioni: il servizio civile, la protezione civile, i corpi civili di pace e un Istituto di ricerche sulla pace ed il disarmo, sono gli elementi centrali della proposta legislativa la cui presentazione verra' annunciata gia' nella prossima seduta parlamentare a Montecitorio.

Grande soddisfazione e' stata espressa per questo risultato dai promotori della Campagna "Un'altra difesa e' possibile" che hanno registrato l'adesione anche di decine di sindaci di citta' grandi e piccole (Roma, Milano, Napoli, Genova, Reggio Emilia, Pavia, Modena, Messina, Vicenza, Livorno, Cagliari...) e di tanti Consigli Comunali, come dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna.

"In attesa che gli uffici della Camera dei Deputati controllino la validita' e la sufficienza delle firme raccolte - ha dichiarato Mao Valpiana, coordinatore della campagna e presentatore della proposta di legge - chiediamo che fin da subito deputati e senatori la possano fare propria, avviando il dibattito sulla necessita' che anche nel nostro Paese venga riconosciuta a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare".

La proposta di legge, tra l'altro, chiede una riduzione delle spese sostenute dal Ministero della Diesa per nuovi sistemi d'arma al fine di poter costituire un Fondo per la difesa civile non armata e nonviolenta. "Non si tratta quindi di spendere di piu' - ha proseguito Valpiana - ma di spendere meglio".

A consegnare le firme sono stati i rappresentanti delle sei reti promotrici: Rete Italiana per il Disarmo, Rete della Pace, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Forum nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!

Nei prossimi giorni i promotori auspicano inoltre di potersi incontrare con la Presidente della Camera Laura Boldrini, per sottoporle i contenuti del progetto di legge e chiedere un sollecito avvio dell'iter parlamentare relativo. Le realta' promotrici di "Un'altra Difesa e' possibile" avevano gia' incontrato l'on. Boldrini all'inizio del percorso della Campagna il 2 giugno 2013, in occasione della prima "Festa della Repubblica che ripudia la guerra".

 

7. INCONTRI. ANTONIA SANI: UN RESOCONTO DEL SEMINARIO SU "IL CORAGGIO DELLE DONNE PER LA PACE" DEL 20 MAGGIO 2015 A ROMA

[Dalla Wilpf (la storica e prestigiosa Lega Internazionale di Donne per la Pace e la Liberta', per contatti: Wilpf Italia onlus, via Misurina 69, 00135 Roma, presidente Antonia Sani, e-mail: antonia.sani at alice.it, tel. e fax: 063723742) riceviamo e diffondiamo]

 

Il seminario "Il coraggio delle donne per la Pace - dagli anni Venti al secondo dopoguerra", promosso da Wilpf-Italia (Womens International League for Peace and Freedom) in collaborazione con l'Osservatorio Interuniversitario per gli Studi di Genere dell'Universita' Roma Tre, coordinato dalla professoressa Francesca Brezzi (Roma Tre), ha raggiunto l'obiettivo che ci eravamo proposte: fare luce, a seguito del grande centenario della nascita della Wilpf celebrato a L'Aja il 27-28 aprile 2015, su una vicenda scarsamente conosciuta: l'attivita' della Wilpf italiana negli anni Venti.

Nell'incontro olandese del 28 aprile 1915, oltre mille donne provenienti dai paesi in guerra, da stati neutrali e dagli Stati Uniti d'America per dire no alla guerra in corso, decisero di non ricercare in una conflittualita' infruttuosa le responsabilita' delle sue cause, bensi' "di proporsi la ricerca di strumenti di mediazione immediata tra i paesi belligeranti e soprattutto di identificare le cause profonde della guerra per bandirla dalla storia dell'umanita'". Un evento denso di prospettive, radicato nel contesto della prima guerra mondiale, ma ad essa parallelo ed opposto.

Fu un vero atto di coraggio, se pensiamo alla condizione sottomessa delle donne all'interno delle famiglie, ma fu, insieme, un'autentica testimonianza di capacita' organizzativa, se pensiamo alla difficolta' delle comunicazioni, dei contatti per la preparazione dei documenti, ai viaggi in un'Europa divenuta un enorme campo di battaglia.

Dell'avventura di quel Congresso di cento anni fa ci sono state fornite narrazioni emozionanti da Raffaella Podreider, nipote di Rosa Genoni, e, in serata, dalla rappresentazione teatrale "Le figlie dell'Epoca" di Roberta Biagiarelli che ha intrecciato l'aspirazione alla pace di quelle nostre madri coi racconti tragicomici dei perigliosi viaggi, fino a sprofondare nei macabri abissi di una guerra mai sconfitta (dal 1914 all'oggi, passando per le guerre dei Balcani degli anni '90).

A L'Aja era presente una sola italiana, la lombarda Rosa Genoni, ma intorno a lei si formo' nel dopoguerra il primo piccolo nucleo della Wilpf italiana.

Le relazioni del seminario hanno evidenziato il contesto socio-culturale di quelle donne: in gran parte appartenenti alla borghesia colta, vicina agli ideali socialisti, cui erano accomunate nella scelta non interventista.

La relazione della dottoressa Maria Grazia Suriano traccia un quadro del complesso rapporto di costoro col Partito Socialista, ma anche della difficolta' delle non interventiste a battersi contro un'opinione pubblica che le considerava "filoaustriache" in quanto non nazionaliste per la loro posizione non interventista. E sottolinea anche la sostanziale incomprensione della condizione delle wilpfers italiane sotto il regime fascista da parte della Wilpf internazionale.

A L'Aja era maturata la posizione che avrebbe caratterizzato la Wilpf negli anni a venire: quel "patriottismo cosmico oltre l'internazionalismo" illustrato nella relazione di Maria Susanna Garroni (Roma Tre) come uno dei fondamenti strutturali dell'Associazione. Questo aspetto e' insito nell'idea di pace condensata nell'art. 3 dello Statuto approvato a Zurigo nel 1919: "La Wilpf considera suo obiettivo finale l'instaurazione di un ordine economico internazionale basato sul principio della soddisfazione dei bisogni di tutti e non sul profitto e privilegio di pochi".

Per questo la Wilpf non puo' essere considerata genericamente pacifista, ma un'associazione che lotta "per quella Pace delineata nell'art. 3 del suo statuto", come e' stato affermato dalla dottoressa Anna Scarantino (RomaTre) nella sua relazione.

E dalle relazioni e' emersa la diversa connotazione del coraggio delle donne nei diversi contesti storici; il coraggio manifestato nell'opposizione al fascismo che distinse le scelte di Rosa Genoni, Virginia Tango, Ida Vassalini le cui personalita' ci hanno emozionato nella testimonianza diretta delle loro discendenti e cultrici, Raffaella Podreider, Gigliola Tallone, Elisabetta Zampini; il coraggio di Maria Bajocco Remiddi, che ricostrui' la Wilpf in Italia nel secondo dopoguerra dopo il silenzio imposto dal regime fascista.

Fu il coraggio, sottolineato da Anna Scarantino, di riuscire a far vivere una cultura di pace fondata su una pedagogia per la pace, su iniziative di pace autonome dai veti incrociati dettati dalla guerra fredda, in linea con l'importanza riconosciuta agli apporti della letteratura nell'educazione alla pace nella relazione di Laura Meschini (Roma Tre) dedicata all'esempio di Charlotte Perkins Gilman.

Una relazione assai interessante e' stata presentata da Daniela Rossini (RomaTre) sulle donne interventiste del Cndi presentate nell'elaborazione di un mito femminista che avrebbe trovato una piu' rapida realizzazione con l'avvento della grande guerra. Queste donne piu' vicine nelle loro aspirazioni a contesti di sinistra si trovarono fatalmente sospinte loro malgrado nell'orbita del nazionalismo fascista.

Giovanna Pagani e Ada Donno, delegate dalla sezione italiana alla celebrazione del centenario a L'Aja il 27-28 aprile 2015, hanno restituito una ricca testimonianza delle prospettive emerse dal dibattito su questo drammatico scenario di guerra "a pezzi" e di violenta affermazione di egoismi, populismi e nazionalismi. Prioritaria la lotta incessante per un disarmo nucleare totale e per un ordine economico e sociale coerente con l'art. 3 dello statuto dell'Associazione.

L'Universita' Roma Tre e' stata coinvolta nell'iniziativa non solo con la partecipazione delle docenti dell'Osservatorio Interuniversitario di Genere, ma con la stessa introduzione dell'evento da parte del prorettore vicario professoressa Francesca Cantu'.

Oltre al patrocinio onorario di Roma Capitale e della Regione Lazio, e' stato inviato un messaggio di apprezzamento dalla Presidente della Camera dei Deputati on. Laura Boldrini.

 

8. MATERIALI. TANO GRASSO: UN DECALOGO CONTRO L'ESTORSIONE (1992)

[Da Tano Grasso, Contro il racket, Laterza, Roma-Bari 1992]

 

1. Non sottovalutare mai la prima telefonata, il primo segnale "strano", il primo passaggio dal negozio di persone sospette.

2. Mettiti subito in contatto con le forze dell'ordine. In questa fase un contatto con le autorita' di polizia non richiede la formale denuncia del presunto estorsore ne' e' detto che il passaggio successivo debba essere, sempre e in ogni caso, la deposizione in tribunale.

3. Collabora con la polizia, chiedi che in questa fase ti sia garantito il necessario anonimato. Insieme si puo' individuare una strategia di attacco che consenta una serie di indagini per "incastrare" coloro che tentano l'estorsione, senza la necessita' di chiamare in causa direttamente la vittima. Una volta individuati, possono, ad esempio, essere arrestati per altri reati.

4. Non chiudere subito la trattativa con l'estorsore: non dire ne' si' ne' no. Bisogna prendere tempo. Se matura nella vittima la consapevolezza e la disponibilita' a giungere fino in fondo, si possono attuare strategie piu' impegnative.

5. Devi farli arrestare tutti. Di solito, all'inizio, il criminale tende a dare ampi margini di tempo per decidere. Si apre una vera e propria trattativa per la definizione del quanto pagare. Non precipitare i tempi serve a fare venire allo scoperto il maggior numero di persone coinvolte. Si evita cosi' di far arrestare solo l'ultima ruota del carro. Nel momento in cui si va a chiudere la trattativa interviene sempre un personaggio di rilievo della famiglia mafiosa che spende la propria autorevolezza per superare le ultime esitazioni della vittima. Adesso puo' scattare la "trappola".

6. Non fidarti dei falsi amici. Spesso entrano in gioco nuove figure che intervengono per svolgere la mediazione. Ovviamente si tratta di una mediazione apparente, essendo priivilegiati gli interessi di chi estorce. Chi interviene e', di solito, un altro imprenditore che gia' paga da molto tempo e il cui livello di invischiamento e' ad uno stadio gia' avanzato.

7. Non cedere alla paura. Durante la trattativa si ricorre all'uso di forme di violenza, attentati e minacce, al fine di superare l'eventuale resistenza della vittima, impaurendola. E' il momento piu' delicato. Se cedi adesso, e' finita: hai ceduto per sempre. E' il momento di assumerti la responsabilita' piu' impegnativa. Mai e poi mai bisogna pagare.

8. Evita di esporti da solo. Il coraggio del singolo non e' mai sufficiente, occorre l'"intelligenza". Come si puo' intervenire per ridurre al minimo il rischio individuale? Lo strumento quasi magico e' l'associazione. Occorre parlare con altri colleghi, coinvolgere le associazioni di categoria. Laddove queste non sono sensibili bisogna dar vita ad altre associazioni. Deve nascere una rete di protezione attorno a chi ha deciso di ribellarsi.

9. Ricerca la solidarieta' dell'intera comunita'. L'estorsione non riguarda solo gli imprenditori e gli operatori commerciali, ma tutti i cittadini. Non sentirsi isolati da' forza. In un primo momento puo' anche succedere che si venga guardati con sospetto o che perlomeno vi sia una sottovalutazione del fenomeno. L'iniziativa pubblica dell'associazione serve a coinvolgere il maggior numero di soggetti, politici e istituzionali, e anche i comuni cittadini, la societa' civile. E' questa la vera protezione alla tua persona.

10. Ora non sei piu' solo. L'associazione, con i propri legali, interviene nel processo penale costituendosi parte civile. Fiduciosi bisogna aspettare la sentenza di condanna.

 

9. MATERIALI. TANO GRASSO: UN DECALOGO CONTRO L'USURA (1996)

[Da Tano Grasso, Ladri di vita, Baldini & Castoldi, Milano 1996]

 

1. Rivolgiti subito ai superiori dell'istituto di credito quando la banca ti nega un prestito, e ti sembra che sia un'ingiustizia. Cerca di ottenere una motivazione per il diniego e sforzati di capire. E' possibile che ci siano anche errori nel piano finanziario e nell'organizzazione complessiva della tua azienda. Se e' cosi' alle difficolta' di oggi ne seguiranno altre, piu' gravi, domani. In questi casi hai bisogno di consulenza piu' che di denaro. Cerca di farti aiutare da un'associazione di difesa dei consumatori. Ricordati che l'Abi ha approvato un Codice di comportamento per le banche aderenti che prevede, fra l'altro, di ridurre il più possibile i tempi per la concessione degli affidamenti e di seguire criteri di trasparenza nelle procedure per la valutazione delle relative richieste. Verifica se l'istituto di credito a cui ti sei rivolto ha aderito al Codice di comportamento e segnala eventuali inadempienze all'Abi.

2. Denuncia subito se qualcuno della banca che ti ha negato il credito ti indica altri (privati o finanziarie) cui rivolgerti per avere un prestito. Ricordati che l'aderente al Codice di comportamento si e' impegnato a rafforzare le procedure interne per il controllo del proprio personale. La nuova legge antiusura prevede una sanzione penale per chi, nell'esercizio di un'attivita' bancaria, indirizza un cliente verso un soggetto non abilitato all'esercizio dell'attivita' finanziaria.

3. Leggi con attenzione tutte le clausole contrattuali quando ti viene concesso il credito. In caso di dubbi fatti assistere da un'associazione. Tanto i tassi che ti vengono proposti quanto le altre condizioni possono essere contrattati. Non dimenticare che tu sei un cliente che paga un servizio e non il beneficiario di un atto di generosita'. Ricordati che, sulla base del Codice di comportamento, la banca e' tenuta a fornire, se lo richiedi, una copia in bianco del contratto relativo al prodotto o al servizio offerto, prima della firma dello stesso contratto.

4. Cerca di concordare sempre un piano di rientro se improvvisamente la banca ti chiede il rimborso del credito. Fatti assistere da un consulente. Ricordati che una banca che opera correttamente ha interesse a recuperare i crediti e a non far fallire i propri clienti: per questo non puo' non prendere in considerazione ogni fattiva proposta di pagamento del debito. Se ti si chiede un aumento del tasso di interesse concordato, verificane la legittimita'. Cerca di evitare gli sconfinamenti (il denaro costa di piu' e tu sei in una posizione di debolezza): opera per trasformare l'extra-fido in normale affidamento o cerca all'inizio del rapporto di contrattare un affidamento piu' elevato secondo le tue esigenze. Attento, che se operi con lo sconfinamento il direttore della banca ha un enorme potere discrezionale per importi il rientro immediato.

5. Assicurati quando ti rivolgi a una finanziaria che sia abilitata a esercitare il credito. C'e' una legge che obbliga a essere iscritti in un apposito elenco e questa condizione deve essere pubblicizzata. Adesso questo obbligo vale anche per chi esercita l'attivita' di mediazione o di consulenza finanziaria. Assicurati sempre che tutte le condizioni risultino dal contratto: diffida da chi ti propone tassi troppo alti o troppo bassi. Non rilasciare mai assegni tuoi o di terzi a garanzia; se rilasci effetti cambiari, accertati che cio' risulti nel contratto. Se l'adempimento delle tue obbligazioni e' garantito da beni mobili o immobili, verifica che cio' risulti specificamente nel contratto: non firmare mai, comunque, promesse di vendita o similari.

6. Non rivolgerti mai, per nessuna ragione, a chi ti offre denaro in prestito con rapide procedure chiedendoti in cambio interessi elevati o altre pesanti condizioni. Costui, anche se non e' un usuraio, anche se e' un amico, e' per te l'anticamera dell'usuraio. Ricordati che l'usuraio non ti sara' mai amico, non sara' mai il tuo salvatore, ma il tuo carnefice. Se entri nel "giro" dell'usura, prima o poi, non sarai piu' proprietario della tua azienda ne' dei tuoi beni.

7. Rivolgiti a un Consorzio fidi o alla Fondazione antiusura piu' vicina alla tua citta' se nessuna banca o finanziaria e' in grado di garantirti un prestito. La nuova legge contro l'usura ha stanziato delle somme per consentire a queste strutture di prevenzione di offrire prestiti garantiti dai loro fondi rischi a chi non e' "meritevole" per il mondo del credito.

8. Denuncia prima possibile l'usuraio. Non esitare a rivolgersi alle autorita' di polizia. Non perdere mai tempo: prima denunci e maggiori sono le possibilita' di tornare alla vita normale. Non aspettare di essere completamente strozzato. L'usuraio, approfittando delle tue condizioni di difficolta' economiche, ti offre un prestito con interessi sproporzionati o con altre condizioni vessatorie oppure con interessi che eccedono il "tasso soglia" stabilito dalla legge. Adesso esiste una legge che aiuta le vittime d'usura che hanno denunciato offrendo loro un prestito senza interessi di durata quinquennale. Rivolgiti alla prefettura della tua provincia o a una associazione di categoria per chiedere informazioni sulle procedure di accesso al Fondo di solidarieta' per le vittime d'usura.

9. Fatti furbo. Chi ti offre denaro in prestito lo fa solo perche' ci guadagna. Tu devi cercare di difenderti. Cerca di segnare sempre tutti i movimenti di contante e di titoli, tutti i "dare" e "avere": possono essere decisivi come prova del tuo sfruttamento usuraio. Quando ti incontri con l'usuraio cerca di registrare le conversazioni o di avere testimoni.

10. Fai valere i tuoi diritti. Nel caso in cui l'usuraio agisca per il recupero coattivo del credito, non esitare a opporti nelle forme di legge: mai l'usuraio puo' presentare istanze di fallimento contro di te e se viene accertato il rapporto usuraio il contratto viene annullato. Non dimenticare che un'azione civile alle volte puo' essere sospesa quando e' pendente un procedimento penale per usura. Ricordati che con la nuova legge il presidente del tribunale puo' disporre la sospensione della pubblicazione o la cancellazione del protesto a seguito di un titolo di pagamento presentato da un imputato per il delitto d'usura. Ricordati, ancora, che il protestato che ha adempiuto all'obbligazione entro un anno dal levato protesto puo' ottenere la riabilitazione.

In ogni caso, non restare mai solo: cerca il sostegno di un'associazione di categoria o di un'associazione antiracket.

 

10. INSISTENZE. GUTTA CAVAT LAPIDEM

 

Sono i governi europei i primi responsabili delle stragi di migranti nel Mediterraneo.

Salvare tutte le vite dei migranti che oggi muoiono nelle traversate sui barconi e' la cosa piu' facile del mondo: basta riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in Europa in modo legale e sicuro.

Questo devono fare i governi europei, o almeno quello italiano; questo devono fare i parlamenti dei paesi dell'Unione Europea, o almeno quello italiano: riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in Europa in modo legale e sicuro.

Facciamo cessare la strage nel Mediterraneo.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Non scordarti di ripeterlo ogni giorno: le politiche razziste dei governi europei hanno esiti stragisti.

Non scordarti di ripeterlo ogni giorno: e'dovere dei popoli europei imporre ai governi europei di rispettare la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Non scordarti di ripeterlo ogni giorno: chi non si oppone a un crimine ne e' complice.

Non scordarti di ripeterlo ogni giorno: occorre riconoscere subito a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in Europa in modo legale e sicuro.

Vi e' una sola umanita', in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

 

11. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Carlo Altini (a cura di), Fichte, Rcs, Milano 2015, pp. 168, euro 5,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

*

Riletture

- Claudio Cesa, Fichte e il primo idealismo, Sansoni, Firenze 1975, pp. IV + 104.

- Claudio Cesa, Introduzione a Fichte, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. VI + 264.

 

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

13. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1995 del 24 maggio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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