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[Nonviolenza] La nonviolenza contro il razzismo. 56



 

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LA NONVIOLENZA CONTRO IL RAZZISMO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVI)

Numero 56 del 22 agosto 2015

 

In questo numero:

1. Una lettera di "Viterbo oltre il muro" ai presidenti del Senato e della Camera

2. Vito Ferrante: Basta con i trattamenti sanitari obbligatori violenti e le contenzioni fisiche e farmacologiche. L'Afesopsit formula due proposte alla Asl di Viterbo per buone pratiche terapeutiche, senza violenze ne' umiliazioni

3. Enrico Peyretti: Montezuma-Francesco scopre l'Europa

4. Maria G. Di Rienzo (a cura di): Manuale per l'azione diretta nonviolenta (parte terza)

5. Segnalazioni librarie

 

1. REPETITA IUVANT. UNA LETTERA DI "VITERBO OLTRE IL MURO" AI PRESIDENTI DEL SENATO E DELLA CAMERA

[Nuovamente pubblichiamo]

 

Egregio Presidente del Senato,

egregia Presidente della Camera,

il gruppo di formazione e informazione nonviolenta "Viterbo oltre il muro" chiede che il Parlamento italiano ponga fine alla strage dei migranti nel Mediterraneo riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

Solo riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro si annientera' l'abominevole lucrosissimo mercato dei trafficanti mafiosi, schiavisti e assassini.

Solo riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro si dara' concreta attuazione alla norma costituzionale che prevede il diritto d'asilo.

Solo riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro si tornera' al rispetto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Solo riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro si affermera' la legalita' che salva le vite e garantisce la civile convivenza.

*

Egregio Presidente del Senato,

egregia Presidente della Camera,

il Parlamento italiano non puo' nascondersi questa dolorosa verita': che la strage degli innocenti in corso nel Mediterraneo e' causata dalla decisione dei governi europei di impedire a chi e' costretto ad abbandonare la propria casa, la propria famiglia, il proprio paese, in fuga dalla fame, dalle guerre e dalle dittature, di salvare la propria vita giungendo nel nostro continente.

Tutte le vite che attualmente vengono distrutte nel Mediterraneo possono essere salvate: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

Questo voi lo sapete bene.

Vi preghiamo pertanto di farvi promotori di un'iniziativa legislativa che pervenga a questo atto di moralita', di legalita', di civilta', di umanita': riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Grazie per l'attenzione ed auguri di buon lavoro.

"Viterbo oltre il muro", gruppo di formazione e informazione nonviolenta

Viterbo, 15 agosto 2015

 

2. LETTERE. VITO FERRANTE: BASTA CON I TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI VIOLENTI E LE CONTENZIONI FISICHE E FARMACOLOGICHE. L'AFESOPSIT FORMULA DUE PROPOSTE ALLA ASL DI VITERBO PER BUONE PRATICHE TERAPEUTICHE, SENZA VIOLENZE NE' UMILIAZIONI

[Dall'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit) (per contatti: strada Tuscanese 20, 01100 Viterbo, tel. 3332056497, e-mail: afesopsit at libero.it) riceviamo e diffondiamo.

Vito Ferrante, persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, presidente della Consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl di Viterbo, Vito Ferrante e' una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani]

 

Al Direttore generale della Asl di Viterbo

al Direttore amministrativo della Asl di Viterbo

al Direttore sanitario della Asl di Viterbo

al Direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl di Viterbo

al Sindaco del Comune di Viterbo

al Presidente della Provincia di Viterbo

al Prefetto di Viterbo

al Presidente della Regione Lazio e Commissario regionale alla Sanita'

al Presidente della Commissione Sanita' della Regione Lazio

alla Ministra della Salute

al Presidente della Commissione Igiene e Sanita' del Senato della Repubblica

al Presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati

e per conoscenza:

alla Consulta regionale per la salute mentale del Lazio

alla Consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl di Viterbo

ai mezzi d'informazione

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Una tragica vicenda

La tragica vicenda della morte di una persona con disagio psichico avvenuta a Torino durante un Trattamento sanitario obbligatorio (in sigla: Tso) a seguito delle lesioni provocate da un intervento condotto con modalita' violente, vicenda sulla quale e' in corso un'indagine della competente magistratura, costituisce un monito a cui non si puo' restare indifferenti.

L'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), nell'esprimere il suo dolore per la morte di un essere umano, e riconoscendo che questa vicenda ne richiama alla mente molte, troppe altre, ed interpella quindi all'impegno perche' simili tragedie e analoghi lutti non accadano mai piu', propone una riflessione e avanza una proposta.

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Ogni essere umano ha diritto al rispetto della sua dignita' ed incolumita'

Come stabilisce anche la Costituzione della Repubblica Italiana, le persone bisognose di cure non possono essere sottoposte a trattamenti degradanti o violenti, ma devono essere assistite nel rispetto dei loro diritti umani, della loro dignita' e della loro incolumita'.

Purtroppo non sempre questo accade, e sono numerosi gli episodi in cui interventi che dovrebbero essere caratterizzati da finalita' terapeutica si trasformano nell'esatto contrario: occasioni di gravi lesioni alle malcapitate vittime.

In particolare gli interventi connessi ai Trattamenti sanitari obbligatori richiedono una particolare attenzione, prudenza, sollecitudine: persone che gia' soffrono di un disagio psichico non possono essere "punite" per questo, ma devono essere aiutate ed assistite in modo appropriato e secondo i principi deontologici propri dell'attivita' terapeutica oltre che dell'etica generale e della basilare giurisprudenza che riconosce che ogni essere umano ha diritto alla vita, al rispetto della dignita' e dell'incolumita' personale, alla solidarieta' della comunita' civile in cui la sua esistenza si svolge, all'assistenza da parte delle istituzioni preposte alla tutela e promozione della salute.

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A Viterbo

E' per noi particolarmente doloroso dover constatare che anche a Viterbo, nel corso degli anni, in relazione agli interventi di Trattamento sanitario obbligatorio si sono verificati episodi di incuria, disprezzo e maltrattamento, con esiti talora drammatici.

Tali maltrattamenti sono immorali e illegali, essi non possono essere tollerati e non possono restare impuniti: se si consente che una persona in condizioni di fragilita', di sofferenza, di smarrimento, di paura, possa essere sottoposta a trattamenti crudeli e degradanti, viene meno la civile convivenza cosi' come viene meno il senso di umanita' che sempre deve ispirare la condotta degli esseri umani nei confronti dei loro simili, e prevale invece l'ingiustizia, la violenza, la barbarie.

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Denunciare le violenze, operare perche' non si ripetano

Naturalmente non si tratta solo di denunciare le violenze, bisogna anche intervenire perche' esse non si ripetano.

Ed a tal fine e' sicuramente necessario avviare un'adeguata opera di coscientizzazione e di formazione del personale delle pubbliche istituzioni che interviene nelle situazioni di emergenza come nel caso dei Tso.

In particolare da anni sollecitiamo una adeguata formazione sia degli operatori del settore psichiatrico, medico ed assistenziale, sia degli operatori delle forze dell'ordine coinvolti negli interventi in esecuzione di Trattamenti sanitari obbligatori.

Ci sembra non solo opportuno, ma indispensabile, socializzare le profonde conoscenze e le "buone pratiche" di cui molti operatori istituzionali sono portatori, ma di cui sono portatrici anche molte associazioni di volontariato e di solidarieta' che in variegate forme e con autentica passione morale e civile operano "sul campo" per aiutare chi ne ha bisogno in forme rispettose della dignita' umana e dell'incolumita' personale.

Potrebbe essere assai utile avviare un percorso di studio, di confronto e di formazione in cui operatori psichiatrici, medici ed assistenziali, operatori delle forze dell'ordine (a cominciare dalla polizia municipale), associazione di volontariato, possano incontrarsi e scambiarsi esperienze e riflessioni nella prospettiva di un agire condiviso atto a tutelare nel modo migliore la sicurezza e la dignita' delle persone bisognose di assistenza.

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Per buone pratiche terapeutiche, senza violenze ne' umiliazioni

I trattamenti sanitari obbligatori in se stessi costituiscono un'esperienza traumatica che si aggiunge di solito a una crisi - o quantomeno a un disagio - gia' in corso: e' bene che questi interventi siano i meno traumatici possibile, e che si adottino le modalita' d'intervento migliori per rassicurare e sostenere la persona destinataria dell'intervento.

E' evidente che occorre agire favorendo la comprensione, l'ascolto reciproco, l'attenzione alle emozioni e ai bisogni espressi ed impliciti, l'empatia; che occorre costruire una relazione di fiducia e non di paura; che una buona padronanza delle migliori tecniche d'intervento deve sempre associarsi alla consapevolezza che trattandosi di un intervento terapeutico il cuore della questione sono i diritti, la dignita', la salute e il benessere della persona destinataria dell'intervento stesso.

Ne consegue ad esempio che occorre adoperare strategie collaborative anziche' mere meccaniche contenitive che provocano ulteriore sofferenza, paura e disperazione; che occorre utilizzare l'ascolto, la presenza personale accudente, l'espressione del sentimento di umana affinita' degli operatori con la persona destinataria dell'intervento, piuttosto che dinamiche autoritarie incontrollabili che provocano sovente un'escalation dell'incomprensione, della paura e della violenza; che i modi dell'intervento cosi' come l'ambiente in cui esso si svolge - la stessa struttura logistica ed organizzazione funzionale del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, ad esempio - devono essere mirati a favorire relazioni umane centrate sulla costruzione della fiducia, il rispetto reciproco, la lealta', cosicche' la "presa in carico" della sofferenza si faccia autentico processo terapeutico nel pieno rispetto dell'umanita' della persona sofferente.

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Due proposte alla Asl di Viterbo

L'Afesopsit, pertanto, mentre continuera' a svolgere - tra gli altri suoi compiti - anche un ruolo di vigilanza a tutela dei diritti e della dignita' delle persone con disagio psichico affinche' non subiscano trattamenti offensivi ed inique violenze, si fa promotrice - ancora una volta - delle seguenti proposte:

1. che la Asl di Viterbo promuova un percorso di formazione per operatori psichiatrici, medici ed assistenziali, per operatori delle forze dell'ordine, per operatori del volontariato e della solidarieta', finalizzato alla conoscenza ed all'acquisizione delle buone pratiche e delle tecniche adeguate di intervento in relazione ai Trattamenti sanitari obbligatori attuati con metodi non contenitivi ne' aggressivi, bensi' rispettosi della dignita' e dell'incolumita' personale degli assistiti;

2. che la Asl di Viterbo promuova occasioni di confronto, di socializzazione di riflessioni e di esperienze, di collaborazione efficace ed adeguata tra operatori delle istituzioni preposte alla salute, all'assistenza e alla sicurezza, e l'associazionismo democratico che opera nel campo della salute mentale.

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Un appello ai familiari

La malattia mentale e', appunto, una malattia. Qualcosa, quindi, che non e' ne' prevedibile, ne' tantomeno scelta. E' qualcosa che capita. Essere affetto dalla malattia mentale non e' "vergogna". Non e' "colpa". Quindi non bisogna avere paura ne' della malattia, ne' dell'opinione degli altri, che non ne sanno niente, ne' conoscono il dolore che c'e' intorno ad essa. Quando, allora, si vede qualcosa che non va bene, che non e' come dovrebbe essere, questo va fatto sempre presente.  Senza vergogna, appunto, del giudizio degli altri. E senza paura di ritorsioni.

Gli operatori del D.S.M. sono persone, oltre che competenti, estremamente serie e corrette e che si prendono cura in tutti i modi dei nostri familiari come di tutti coloro che ad essi debbano fare riferimento. Le segnalazioni possono servire anche a migliorare le loro condizioni di lavoro.

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per l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"

il presidente Vito Ferrante

Viterbo, 18 agosto 2015

 

3. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: MONTEZUMA-FRANCESCO SCOPRE L'EUROPA

[Ringraziamo Enrico Peyretti per questo intervento. Il titolo fa riferimento a un bel libro di Ernesto Balducci, Montezuma scopre l'Europa, Edizioni cultura della pace, S, Domenico di Fiesole (Fi) 1992).

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; e' stato presidente della Fuci tra il 1959 e il 1961; nel periodo post-conciliare ha animato a Torino alcune realta' ecclesiali di base; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento 2009; Dialoghi con Norberto Bobbio, Claudiana, Torino 2011; Il bene della pace. La via della nonviolenza, Cittadella, Assisi 2012; Elogio della gratitudine, Cittadella, Assisi 2015; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia (ormai da aggiornare) degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68.

Ernesto Balducci e' nato a Santa Fiora (in provincia di Grosseto) nel 1922, ed e' deceduto a seguito di un incidente stradale nel 1992. Sacerdote, insegnante, scrittore, organizzatore culturale, promotore di numerose iniziative di pace e di solidarieta'. Fondatore della rivista "Testimonianze" nel 1958 e delle Edizioni Cultura della Pace (Ecp) nel 1986. Oltre che infaticabile attivista per la pace e i diritti, e' stato un pensatore di grande vigore ed originalita', le cui riflessioni ed analisi sono decisive per un'etica della mondialita' all'altezza dei drammatici problemi dell'ora presente. Opere di Ernesto Balducci: segnaliamo particolarmente alcuni libri dell'ultimo periodo: Il terzo millennio (Bompiani); La pace. Realismo di un'utopia (Principato), in collaborazione con Lodovico Grassi; Pensieri di pace (Cittadella); L'uomo planetario (Camunia, poi Ecp); La terra del tramonto (Ecp); Montezuma scopre l'Europa (Ecp). Si vedano anche l'intervista autobiografica Il cerchio che si chiude (Marietti); la raccolta postuma di scritti autobiografici Il sogno di una cosa (Ecp); la raccolta postuma di scritti su temi educativi Educazione come liberazione (Libreria Chiari); il manuale di storia della filosofia, Storia del pensiero umano (Cremonese); ed il corso di educazione civica Cittadini del mondo (Principato), in collaborazione con Pierluigi Onorato. Opere su Ernesto Balducci: cfr. almeno i fondamentali volumi monografici di "Testimonianze" a lui dedicati: Ernesto Balducci, "Testimonianze" nn. 347-349, 1992; ed Ernesto Balducci e la lunga marcia dei diritti umani, "Testimonianze" nn. 373-374, 1995; un'ottima rassegna bibliografica preceduta da una precisa introduzione biografica e' il libro di Andrea Cecconi, Ernesto Balducci: cinquant'anni di attivita', Libreria Chiari, Firenze 1996; cfr. anche il libro di Bruna Bocchini Camaiani, Ernesto Balducci. La Chiesa e la modernita', Laterza, Roma-Bari 2002; cfr. anche almeno Enzo Mazzi, Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri, Roma 2002; e AA. VV., Verso l'"uomo inedito", Fondazione Ernesto Balducci, San Domenico di Fiesole (Fi) 2004. Per contattare la Fondazione Ernesto Balducci: www.fondazionebalducci.it

Di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, papa dal 13 marzo 2013) segnaliamo in particolare l'esortazione apostolica "Evangelii Gaudium" e la recente enciclica "Laudato si'"]

 

Nel cinquecentenario della Scoperta/Conquista dell'America, nel 1992, Ernesto Balducci profetizzava il ritorno di Montezuma, cioe' dei popoli conquistati, che sarebbe venuto a scoprire l'Europa.

Questo si compie oggi per mezzo di Jorge Bergoglio, papa Francesco. Di sangue e cultura creola, egli ha respirato l'aria del continente colonizzato e liberatosi. Ha sentito pulsare nella terra la coscienza india e afro-americana. Ha camminato dove sono sepolti gli schiavi, uccisi dalla fatica, e dove hanno lottato i libertadores, fino al suo viaggio di due anni fa, chiamato a Roma. Francesco e' un emigrato di ritorno, consanguineo dei migranti che arrivano ora a noi dalle terre colonizzate e dominate e saccheggiate e bombardate da noi. L'emigrato che ritorna e' l'esiliato che riprende il suo posto e la sua casa, e rivendica la dignita' negata. Il ritorno dell'espulso e' opera di giustizia nella storia, come profetizza Maria di Nazareth: "Ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili". Percio' Francesco e' andato a Lampedusa ad accogliere i compagni dei suoi padri. Nella storia avviene qualcosa di piu' delle cronache e delle isterie.

Francesco porta il dolore dei conquistati, perche' lo ha conosciuto, assimilato, e porta qui, nella terra dei conquistatori, la conversione dei colonizzatori e dei missionari, la conversione di Bartolome' de Las Casas e di Oscar Romero, con tutti i loro compagni di dolore e di cammino e di speranza. La sua fede cristiana si esprime  nella "teologia del popolo" (v. Carlo Molari, in "Rocca", n. 16/17, pp. 50-51): e' la fede dei popoli che hanno capito piu' di noi, per averla vissuta, la missione del servo messianico cantato da Isaia, che si incarna continuamente nei poveri, negli "scarti".

Balducci intendeva l'evangelo cristiano come amore e giustizia fondamentale e universale, il precetto unico di Cristo, in cui sta tutta la legge e i profeti, e dunque come l'evangelo del riconoscimento dell'Altro. La scoperta/conquista del nuovo continente da parte dell'Europa cristiana fu per Balducci il clamoroso emblema storico dell'incontro mancato, in cui la Spagna, la Chiesa e l'Europa misero a nudo il loro volto, fondato su una cultura di dominazione: il loro peccato originale, il nostro peccato originale.

Papa Francesco appartiene a noi e non appartiene a noi. E' il nuovo venuto, "dalla fine del mondo", venuto tra i suoi, ma non e' completamente dei suoi. Percio' dice e fa all'Europa cose inaudite, inedite, da europeo-non-europeo. Percio' l'agenzia neoliberista Fox lo dichiara "l'uomo piu' pericoloso del mondo" ("Koinonia", agosto 2015, p. 12). Per voce sua, la Chiesa di nuovo lotta con l'Impero, non per competere in imperialismo - come ha fatto nel secondo millennio - ma per abbattere l'Impero e fondare-profetizzare la fraternita', l'equita' planetaria.

Il profeta e' contrasto vivente, perche' porta la parola evangelica finora non detta o depotenziata, conformizzata, spenta nella religione civile, nella sacralizzazione del fatto (dello "stato", voce del verbo essere, al passato): tale fu la "cristianita'" in sostituzione dell'evangelo, dell'evento nuovo. Il profeta e' avversario nonviolento, che suscita violenta reazione. L'Europa del capitalismo conquistatore, che adora l'idolo denaro, e' "scoperta" da Montezuma-Francesco, nel senso di smascherata, accusata, ma anche possibilmente liberata da se stessa e dai lacci del proprio potere, perche' nessuno e' legato come un ricco. Cosi' fece Gesu' al suo popolo, all'umanita', e ci salvo' a caro prezzo.

 

4. STRUMENTI. MARIA G. DI RIENZO (A CURA DI): MANUALE PER L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA (PARTE TERZA)

[Riproponiamo questo manuale curato da Maria G. Di Rienzo che ha avuto ampia circolazione nello scorso decennio nei movimenti ecologisti, femministi, nonviolenti.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005; (a cura di), Voci dalla rete. Come le donne stanno cambiando il mondo, Forum, Udine 2011. Cfr. il suo blog lunanuvola.wordpress.com Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250, e quella nei "Telegrammi" n. 425]

 

Inizi: come organizzare l'evento

Avete deciso di pianificare un'iniziativa riguardante un'istanza qualsiasi. Un buon inizio e' riflettere sul tipo di coinvolgimento che potete raccogliere attorno ad essa, ovvero sull'ammontare di tempo ed energie che avete da dedicarvi.

Tempo

Organizzare un evento efficace necessita veramente tempo ed energia. Riflettete onestamente su cos'altro, in questo momento, sta prendendo il vostro tempo, e su quanto potete essere coinvolte/i nel progetto. Commisuratelo a seconda dei risultati: se al progetto lavora una sola persona che puo' dedicare ad esso 10 ore in un mese, o venti persone che possono dedicarvi ognuna 20 ore la settimana, cio' determinera' comunque che tipo di progetto riuscirete a realizzare.

Risorse disponibili

Quando avete riflettuto sul tempo a disposizione, pensate a che risorse avete o a che risorse potete facilmente ottenere per il vostro progetto. Per esempio, conoscete gia' persone disposte ad aiutarvi? Avete gia' contatti nei media locali? Ci sono i soldi necessari per portare avanti il progetto? Siete in grado di raccogliere quelli eventualmente mancanti facilmente? Avete un luogo in cui riunirvi e l'equipaggiamento necessario (computer, tavoli, telefoni)? Di seguito vi forniro' qualche idea su come raccogliere denaro e trovare volontari. Per il momento, riflettete anche su come gli eventuali gruppi a cui gia' appartenete e le persone che conoscete potrebbero aiutarvi.

Analizzate le possibilita'

Il resto del lavoro consiste nel correlare le risorse disponibili all'ottenimento di un progetto efficace:

- se fate parte di un organizzazione, potete proporle il progetto;

- se il gruppo e' gia' coinvolto nel progetto, ma il vostro intento e' collegarvi con altri per rafforzarlo, potete formare una "coalizione";

- chiedete un appoggio (e datelo in cambio) ad altre organizzazioni che stanno pianificando eventi relativi alla vostra stessa istanza (ambiente, immigrazione, ecc.);

- formate un gruppo specifico che ruoti esclusivamente attorno al progetto.

Proporre un progetto

Ciascuna/o di noi e' coinvolto in gruppi di un qualche tipo. Provate a pensare creativamente ai gruppi a cui appartenete, ai modi in cui potrebbero essere coinvolti nel progetto. Forse siete membri di un gruppo religioso, scolastico, di volontariato; forse lavorate con colleghe/i sensibili alle tematiche di cui intendete occuparvi. Un buon modo per dare energia al progetto e' parlare con questi gruppi e chiedere loro se sono disponibili a dare una mano (spesso il sostegno offerto e l'entusiasmo vi sorprenderanno!). Proponete loro due o tre spunti specifici riguardo all'iniziativa che intendete organizzare e chiedete suggerimenti ed impressioni. Preparatevi a rispondere a domande inerenti le risorse necessarie per portare avanti il progetto e siate pronte/i ad accettare modifiche al progetto originario. Siate flessibili. Se non c'e' molto interesse per la vostra proposta, non "spingetela": e' molto piu' facile organizzare un nuovo gruppo attorno ad essa, piuttosto che tentare di forzare le persone a far cose che non vogliono fare.

Dar vita ad un'organizzazione

Se non riuscite a trovare un gruppo gia' esistente che sostenga il vostro progetto, potreste considerare l'ipotesi di formarne uno nuovo. Di seguito gli ingredienti perche' la ricetta abbia successo:

Scopo ("mission") e messaggio - Perche' il nuovo gruppo funzioni e' importante essere molto chiari su cosa si sta facendo e perche'. Il gruppo dovrebbe concentrarsi su due/tre concetti base relativi agli scopi che tentera' di ottenere tramite l'organizzazione. Per esempio: se il concetto base che sta a fondamento della nascita del gruppo e' il ritenere che la comunita' abbia informazioni accurate sull'ambiente, cio' che organizzerete saranno eventi "educativi" a questo scopo.

Qualunque sia l'azione che decidete di intraprendere, accertatevi che l'opinione pubblica possa capire la vostra posizione. Ciascun membro del gruppo dev'essere in grado di dire con precisione che cosa il gruppo sta facendo e perche'. Questo aiuta a far giungere il vostro messaggio all'esterno senza distorsioni.

Conoscere la materia che avete scelto - Una volta che vi siate dedicate/i ad un concetto, istruitevi sulle istanze che lo riguardano: libri, articoli, riviste, internet, sono tutte ottime risorse per ottenere informazioni. Cercate fatti interessanti, spiegazioni semplici e indagate i retroscena delle notizie. Assicuratevi che l'intero gruppo condivida almeno un senso di "base" rispetto al problema su cui avete deciso di lavorare, da dove esso proviene, e cosa e' necessario per risolverlo. Ogni volta che trovate buone informazioni, sentitevi libere/i di diffonderle in ogni materiale che producete per trasmetterle ad altre/i (assicuratevi di citare le fonti che usate).

Sviluppare una strategia - Identificate i vostri scopi ed obiettivi come gruppo. Cio' significa raffigurare con chiarezza cio' che volete ottenere. Quando le vostre intenzioni sono chiare, siete pronte/i a considerare i progetti che possono aiutarvi ad ottenere i vostri scopi.

Trovare/essere volontari

Ci possono essere altri gruppi, nella vostra comunita', che stanno pianificando progetti sulle vostre stesse istanze. Approfondite le vostre ricerche in questo senso, prima di fondare un nuovo gruppo.

Quando avete sufficienti informazioni, riflettete su cosa per voi ha piu' senso: se decidete di unirvi ad un gruppo esistente, assicuratevi di avere abbastanza entusiasmo per lavorarci e di sentirvi in sintonia con i messaggi e scopi che il gruppo propaga.

Trovare fondi per le vostre iniziative

Partite dal presupposto (fondato o meno che sia) che ci sia gente che apprezza il vostro lavoro e vorrebbe aiutarvi finanziariamente: il vostro compito e' trovare modi per cui questa gente possa farlo e tradurre il loro aiuto in opportunita' creative, messa in luce della vostra organizzazione, ecc. Suggerite ai potenziali donatori di lavorare insieme, chiedendo loro di partecipare alla pianificazione dell'evento che magari sponsorizzeranno o sosterranno a livello finanziario.

In primo luogo, fate una stima esatta di quello che vi serve: poi iniziate a lavorare per rendere reale la vostra visione. Identificate cio' di cui avete bisogno e chiedetelo, senza mai scoraggiarvi. Man mano che altra gente si unira' a voi per rendere reale quella specifica visione le risorse necessarie appariranno (e spesso proprio nell'esatto momento in cui vi servono). La cosa piu' importante e' che restiate concentrate/i su cio' che state facendo per costruire l'iniziativa. C'e' una bella differenza nel dire ad un potenziale donatore che voi state facendo qualcosa piuttosto che dire che vorreste fare qualcosa. E' importante anche che stiliate un budget realistico, basandovi sui costi effettivi che sostenete: puo' sembrarvi una fatica in piu', ma ne vale la pena perche' vi aiuta ad analizzare esattamente quello che vi serve. Per molte cose il denaro non vi servira', molte risorse le avrete in dono, molte in prestito. Di seguito trovate un'ipotetica lista per aiutarvi a sistematizzare le cose in questo modo.

Lista operativa

- Sistema di amplificazione (microfoni, ecc.): in affitto? Qualcuno puo' prestarvelo?

- Acquisizione e montaggio palco: chi lo fa? Chi tiene il mixer?

- Tende (gazebi) per proteggere le persone in caso di tempo inclemente;

- Tavoli e sedie (chi mette in mostra o vende libri ecc. ne ha bisogno);

- Mostre (sostegni per i pannelli, coperture in plastica);

- Adesivi, segni distintivi in stoffa o carta, ecc. per i partecipanti (ricordare l'evento) e per i volontari (distintivi speciali, berretti, magliette che permettano di identificarli subito);

- Sicurezza: l'evento potrebbe essere disturbato? Avete provveduto ad un sistema di auto-tutela o "filtro" per i possibili disturbatori? Se il Comune o altri Enti pubblici hanno patrocinato la vostra iniziativa potrebbe esserci la polizia a controllare, ma non e' detto;

- Assicurazioni, tasse, permessi;

- Sacchetti per la spazzatura;

- Pubblicita': programmi, volantini, manifesti murali (francobolli per quello che mandate per posta);

- Comunicati stampa, "media kit";

- Fotografie: documentare la vostra iniziativa puo' servire in futuro per proporre un servizio ai giornali sulla vostra attivita' (il che puo' poi piu' facilmente tradursi in raccolta fondi);

- Spese amministrative: fax, telefono, ecc.

Provate a chiedere a stampatori ed altri fornitori d'opera di donare parte del lavoro che faranno per voi, o di praticarvi un prezzo minore: specificate che sara' un vantaggio per loro, che verranno nominati come donatori nelle centinaia di volantini che distribuirete ecc. Naturalmente non chiederete ad una compagnia di inquinatori di sponsorizzare l'evento ecologico che avete in programma, questo lo chiederete ad un negozio di cibi biologici ecc.

Invitate i governi locali, ove sia possibile, a patrocinare la vostra manifestazione. Spiegate loro chiaramente i vostri intenti: voi volete che loro vi diano il patrocinio, perche' includerli in questo modo nelle vostre attivita' mostra che l'istanza di cui vi state occupando e' largamente condivisa, e' un'istanza della comunita' in cui vivete. La presenza dei membri del governo locale all'iniziativa significhera' maggiore opportunita' che i media "coprano" l'evento.

Fondazioni private: alcune potrebbero esservi d'aiuto. Hanno criteri specifici per offrire il loro supporto finanziario, di cui voi dovete essere a conoscenza prima di far loro delle proposte in questo senso. Quando ne avete identificata una che ha fra i propri scopi l'istanza di cui vi occupate, scrivetele per proporle di partecipare all'iniziativa.

A chiunque vi rivolgiate per ottenere fondi, potete differenziare i tipi di supporto richiesti e il ritorno che il donatore ne avra': qualcuno potrebbe sponsorizzare il palco, qualcun altro avere il proprio nome nel programma, essere incluso nei comunicati stampa, ecc. Se qualcuno si dice disposto a sostenervi ma non con denaro, chiedete un "favore" (fotocopie gratuite, pubblicita', ecc.).

Raccolta fondi tramite progetti di visibilita'

Oggetti da vendere, come le magliette con il vostro simbolo, possono essere una grande risorsa. I concorsi (scrittura, poesia, pittura, torte, ecc.) sono un'altra grande idea, perche' oltre a portarvi introiti generano interesse ed attesa attorno all'iniziativa. Potete anche provare a contattare un gruppo musicale e chiedere loro di fare un concerto di beneficenza per la vostra attivita'. Vendere cibo e bevande, ricordate, funziona sempre...

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Idee per il vostro evento

Coalizioni

Se per realizzare l'iniziativa formate una "coalizione" con altri gruppi e con singoli/e volontari/e, organizzate incontri pubblici per parlarne. Cominciate ogni incontro dando il benvenuto a chi partecipa e mettendo tutti/e al corrente di come le cose stanno procedendo. Fornite sempre una rapida presentazione del vostro gruppo (chi viene per la prima volta potrebbe semplicemente avervi sentito nominare e non sapere chi siete). Chiedete a chi viene per la prima volta di presentarsi brevemente (chi sei, cosa fai nella vita, svolgi gia' attivita' di volontariato, fai parte di qualche organizzazione). Assicuratevi di venire a sapere come queste persone hanno saputo del meeting (annunci via media, passaparola, ecc.: vi servira' per identificare i metodi piu' efficaci per trovare volontari). La parte successiva dell'incontro dipende dal punto in cui vi trovate nella pianificazione: se state formulando ipotesi potete incoraggiare il "brainstorming", ovvero il flusso di idee e intuizioni. Assicuratevi di avere il consenso dell'intero gruppo sulle idee che vengono scelte.

Durante l'incontro, chiedete spesso ai partecipanti se hanno domande e aspettate (5-10 secondi) per dar loro il tempo di formulare mentalmente tali domande ed alzare la mano.

Ricordatevi di chiedere a ciascun presente, se non l'ha gia' fatto, di riempire un modulo che predisporrete allo scopo e in cui verranno contenute informazioni quali: nome, recapiti, eventuale gruppo di riferimento, abilita' e/o risorse specifiche che - importante! - esse/i abbiano voglia di mettere a disposizione (Tizia e' una giornalista? Quali contatti puo' fornirvi? Caio e' falegname per hobby? Potrebbe costruire i pannelli che vi servono?). Potete anche appendere al muro un foglio con segnate le abilita'/risorse necessarie e lasciando spazio perche' chi vuole apponga il proprio nome accanto a quelle che preferisce. Ricordate che uno dei modi migliori per perdere i/le volontari/e e' suscitare il loro entusiasmo attorno ad un progetto e poi non avere alcun compito specifico da assegnare loro (puo' essere semplicemente dare una mano alla pianificazione, ma dev'essere chiaro!). Chi si offre di partecipare al vostro progetto vuole sapere di fare la differenza, di essere coinvolto/a in qualcosa di piu' grande di se stesso/a: il modo migliore di mantenere i/le volontari/e e' il riconoscimento. Riconoscete il loro contributo, la loro generosita' nell'offrire tempo ed energie al progetto. Condividete con loro la visione originaria, lasciate che vi apportino le loro idee (nessuno vuol giocare in una squadra di calcio in cui deve stare tutto il tempo in panchina). Trovate modi per incorporarle nel progetto. Assicuratevi comunque che siano in grado di svolgere i compiti che si sono scelti e che abbiano il desiderio di svolgerli: se qualcuno si carica (o viene caricato) di troppi compiti o se ne assume alcuni sotto pressione il lavoro non avra' buoni risultati. Permettete quindi che durante l'assegnazione dei compiti ci sia la possibilita' per ciascuno/a di dare o non dare disponibilita' sul tema specifico: il senso di colpa non e' un grande motivatore di entusiasmo... Formare sottogruppi per ciascuna istanza e' il modo piu' produttivo e divertente di lavorare; prevedete per ognuno di essi almeno una persona che sia responsabile di seguire lo svolgimento del progetto e di riferirlo agli altri sottogruppi (attenzione: questo non significa che tale persona deve fare anche il lavoro degli altri, ma solo che si incarica di verificare che il lavoro venga svolto). Siate responsabili di quello che fate, e pretendete che ogni volontario/a lo sia; la linea di pensiero per cui i volontari non devono rispondere di come fanno cio' fanno, perche' non vengono pagati, e' la ricetta sicura per il disastro. Assicuratevi che ciascuno sappia con chiarezza cosa deve fare, come e in che tempi.

Fiere e feste

Le feste sono uno degli eventi pubblici che portano maggior successo: perche' si tengono all'aperto e perche' avete la possibilita' di invitare gli espositori che vi interessano e che sono correlati all'istanza (nel caso ambientale: potete invitare i locali gruppi di Legambiente, Greenpeace, Wwf ecc.), di tenere spettacoli a basso costo, ecc. Il grosso problema di eventi di questo tipo e' il tempo atmosferico: avete la possibilita', in caso di brutto tempo, di tenere la manifestazione al coperto?

Dichiarazioni

Predisponete grandi pannelli in cui la gente possa scrivere il proprio proposito concernente l'istanza di cui vi state occupando. Serve a far capire che cambiare i propri comportamenti personali e' il primo e necessario passo per cambiare quelli collettivi. Esempi: "Comincero' a riciclare piu' oggetti", "Indirizzero' i miei consumi in maniera ecologica", "Trattero' i bambini con maggior rispetto", "Mi impegnero' contro le discriminazioni e le violenze", ecc.

Sottoscrizioni di documenti

Un sistema abbastanza efficace per ottenere attenzione e' la richiesta che personaggi "ufficiali" (governatori locali, artisti, ecc.) firmino un vostro documento. Mandateglielo per tempo, e leggete poi queste firme durante l'evento pubblico. Chiedete loro di partecipare in prima persona alla manifestazione.

Petizioni/lettere

Qualsiasi sia l'evento pubblico che avete in programma, disponete sempre un tavolino su cui vi siano l'eventuale petizione da firmare, fac-simili o originali di lettere/cartoline da inviare ai politici, ecc. Potete anche predisporre la petizione su grandi fogli, con qualche disegno ben visibile che illustri la situazione, come per le dichiarazioni che abbiamo visto prima.

Borsette per la spesa

Acquistate un buon numero di borse di carta riciclata, stampatevi sopra una breve frase correlata all'evento ("Giorno della Terra 2002", "8 marzo 2002") e chiedete agli studenti delle scuole elementari e medie di dipingerle con un soggetto a loro scelta che riguardi l'istanza di cui vi occupate (bene se vogliono scriverci sopra il loro nome proprio, non il cognome, e il nome della loro scuola). Dopo di che passate per i negozi ad offrirle almeno quattro/cinque giorni prima dell'evento. Potete eventualmente chiedere un contributo.

Festival del cibo

Un festival del cibo organico, biologico, ecc. puo' servire da esca per portare luce sulle istanze correlate al cibo stesso (gli effetti individuali e globali delle abitudini alimentari) e vi da' la possibilita' di coinvolgere erboristerie, gruppi che si occupano di nutrizione, botteghe del commercio equo.

Concorsi

Stimolate la creativita' della comunita' a cui vi rivolgete indicendo un concorso (poesia, saggio, slogan, dipinto, fotografia, ecc.) sul tema di cui vi state occupando. Avrete bisogno di un recapito per le opere e di fare una buona pubblicita'. Ricordate di mandare il vostro bando di concorso alle scuole e ai gruppi giovanili. Il vostro annuncio deve contenere chiaramente il tema del concorso, l'ammontare della "tassa" per parteciparvi, i termini di scadenza, i "premi" che offrirete ai vincitori. Tenete la premiazione al culmine dell'iniziativa che state preparando.

Labirinto

Se la vostra iniziativa si tiene all'aperto, in uno spazio ampio, costruire una mostra-labirinto puo' essere un'idea. Ponete dei cartelli con delle scelte alle intersezioni: la scelta sbagliata condurra' in uno dei vicoli ciechi del labirinto, ove un altro cartello spieghera' le ragioni dell'errore.

Conferite "diplomi" di benemerenza

Una pergamena, e magari una pianta in dono, basteranno. Dichiarate "Eroe/Eroina" del rispetto dell'ambiente, della cultura delle differenze, della pace, ecc. qualcuno/a che si sia distinto nella vostra citta' (o altrove) per la propria azione in questi campi. Sollecitate "nominations" da parte dei vostri concittadini. Questo serve a mostrare che l'impegno personale fa una grossa differenza quando si agisce in maniera positiva senza attendere che sia qualcun altro a farlo per noi.

Chiamate ad un "consiglio"

Forma di teatro di strada. Per l'ambiente, per esempio, chiederete ai partecipanti di impersonare un animale o una pianta e di parlare a loro nome. Questo si chiamera' "Consiglio di tutti i viventi". Darete loro maschere di carta che rappresentino cio' che hanno scelto. Una volta formato il cerchio, ognuna/o si alzera' e parlera' in difesa e celebrazione del "personaggio". Potete tenere un "Consiglio di tutte le donne del mondo", un "Consiglio dei pacifisti/delle pacifiste", ecc. Potete fornire ai partecipanti delle brevi note preparate da voi, ma se la cosa e' spiegata bene potete anche lasciare alla loro creativita' cosa dire. Spiegate a chi parla di includere nel proprio intervento il contributo del personaggio (alla vita sulla Terra, al mantenimento della pace, ecc.). Se fate parte del "Consiglio di tutti i viventi", e avete scelto di impersonare un verme, ergetevi e parlate di come contribuite alla vita del pianeta decomponendo la materia ed arricchendo il terreno di modo che nuova vita possa crescere; di come vi offenda che essere un verme sia considerato un insulto; di come pensate che al vostro lavoro non sia dato il rispetto che merita...

(parte terza - segue)

 

5. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Stephen Crane, Il segno rosso del coraggio, Rizzoli, Milano 1951, pp. 168. Segnaliamo - a mo' di curiosita' - che nella copertina come nel frontespizio e nell'introduzione il nome dell'autore e' erroneamente riportato come Joseph.

- Stephen Crane, Maggie ragazza di strada, Rizzoli, Milano 1964, pp. 96.

 

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LA NONVIOLENZA CONTRO IL RAZZISMO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVI)

Numero 56 del 22 agosto 2015

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