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[Nonviolenza] Telegrammi. 2085



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2085 del 24 agosto 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Soccorrere, accogliere, assistere tutti

2. In memoria di Fernand Braudel e di Simone Weil

3. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte terza)

4. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte quarta)

5. Jenny Aloni

6. Elsie Altmann-Loos

7. Rose Auslaender

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. IN BREVE. SOCCORRERE, ACCOGLIERE, ASSISTERE TUTTI

 

Soccorrere, accogliere, assistere tutti.

Cessare di uccidere. Salvare le vite.

Una sola umanita'.

 

2. ANNIVERSARI. IN MEMORIA DI FERNAND BRAUDEL E DI SIMONE WEIL

 

Ricorre oggi, 24 agosto, l'anniversario della nascita di Fernand Braudel (Lumeville-en-Ornois, 24 agosto 1902 - Cluses, 27 novembre 1985) e l'anniversario della scomparsa di Simone Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 - Ashford, 24 agosto 1943).

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Anche nel ricordo di Fernand Braudel e di Simone Weil proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

 

3. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE TERZA)

[Riproponiamo ancora una volta la seguente dispensa predisposta dall'autore nell'aprile 2004 per il secondo semestre dell'anno accademico 2003/2004 del corso su "Femminismo, studi di genere e letteratura latina" che abbiamo ripreso dal sito www.uniroma2.it]

 

3. Il femminismo radicale americano e la nascita della critica letteraria femminista (fine anni Sessanta - meta' anni Settanta)

Contenuto del capitolo

In questo capitolo tracceremo un profilo del cosiddetto "femminismo della seconda ondata", quello che si sviluppa a partire dal 1968, detto anche femminismo "radicale". Il nuovo movimento nasce negli Stati Uniti e si diffonde rapidamente negli altri paesi occidentali. Vedremo alcune delle principali figure di questa fase: Shulamith Firestone (La dialettica dei sessi, 1970), Kate Millett (La politica del sesso, 1970), Germaine Greer (L'eunuco femmina, 1970). Vedremo anche come in questo periodo si sviluppa anche un femminismo lesbico, che trovera' in seguito una sistemazione teorica per opera della poetessa Adrienne Rich. Chiudera' il capitolo l'antropologa Gayle Rubin, che nel 1975 introduce nel dibattito corrente l'opposizione tra sesso (determinato biologicamente) e genere (costruito socialmente).

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3. 1. Il femminismo radicale: "il personale e' politico"

Tra il 1968 e il 1969 nasce un nuovo femminismo, che sara' detto "radicale", in quanto si pone come suo obiettivo quello di andare alle "radici" del predominio maschile sulle donne: "Alle radici del predominio dei maschi c'e' una supremazia assoluta nella sfera della sessualita' e della riproduzione, nella quale una differenza biologica, anatomica, fisiologica, 'sessuale' nel senso letterale del termine, viene trasformata dagli uomini, con tutti i mezzi fino alla violenza piu' brutale (lo stupro e/o la minaccia di esso, sempre incombente su qualsiasi donna), in differenza di 'ruoli' sociali e familiari, di 'genere' che impone alla donna un ruolo subordinato all'uomo" (Restaino (2002) pp. 32-3).

Dal Now e dalla "New Left" ai gruppi radicali. In parte il femminismo radicale venne creato da donne che erano state attive nel Now ed erano insoddisfatte da quello che ritenevano essere il conservatorismo di quell'organizzazione. Nel 1967 al convegno annuale del Now un gruppo di donne di New York abbandonarono il Now e formarono una prima organizzazione femminista radicale, "The October 17th Movement" ("Il movimento 17 ottobre"), poi chiamato "The Feminists".

Il femminismo radicale era in larga parte costituito da donne la cui precedente attivita' politica si era svolta in diverse organizzazioni della "New Left" ("Nuova Sinistra"). E' il caso, per esempio, di donne come Shulamith Firestone (vedi par. 3. 3) e Jo Freeman, che fondarono l'organizzazione "Radical Women" a New York nell'autunno del 1967. Queste due donne avevano in precedenza presentato una serie di richieste delle donne a un convegno della New Left, nella primavera di quell'anno. Nessuna delle loro richieste era stata considerata seriamente, e questo aveva fatto credere loro che fosse necessario creare organizzazioni di donne separate.

L'inferiorita' della donna come fatto culturale. Le prime organizzatrici del femminismo radicale condividevano con il resto della New Left la convinzione che la natura di gran parte dell'ingiustizia politica fosse sistemica. Esse usarono il termine "radicale" per esprimere la loro posizione, con l'intenzione di significare appunto la loro volonta' di andare "alle radici" del predominio maschile sulle donne. Le femministe radicali vedevano l'attivita' delle donne del Now o di altre organizzazioni femminili negli affari o nelle professioni come "riformista", utile e necessaria ma fondamentalmente improduttiva. Esse pensavano infatti che le critiche che il femminismo liberale muoveva alla relazioni tra uomo e donna sia nella vita domestica che in quella pubblica non andassero abbastanza a fondo, e anche che il femminismo liberale non tenesse conto dell'importanza del genere, e delle relazioni sociali della vita domestica, nello strutturare tutta la vita sociale. La fiducia nel potere della legge di porre rimedio alla ineguaglianza donna-uomo testimoniava una mancanza di approfondimento del "sistema sesso-ruolo", quelle pratiche ed istituzioni importanti nel creare e mantenere le differenze sesso-ruolo. Di particolare importanza era la famiglia, poiche' era la' che gli uomini e le donne biologiche imparavano i costituenti culturali della mascolinita' e della femminilita', e imparavano le differenze fondamentali di potere che erano una componente necessaria di entrambe.

In sostanza, per le femministe radicali, lo status politico ed economico inferiore delle donne non era che un sintomo di un problema piu' fondamentale: uno status inferiore e una mancanza di potere inscritta nel ruolo della femminilita'. Il femminismo radicale sfidava le credenza dominanti secondo cui gli elementi costitutivi di questo ruolo, come le capacita' e l'interesse delle donne nell'allevamento dei figli, o la mancanza di aggressivita', o persino il contenuto degli interessi sessuali delle donne, fossero "naturali". Si argomentava invece che tutte le differenze tra uomini e donne, tranne certe differenze biologiche, fossero culturali. Gli elementi costitutivi del sistema sesso-ruolo erano costruzioni sociali, e, cosa piu' importante, tali costruzioni erano fondamentalmente antitetiche agli interessi delle donne. Le norme incorporate nella femminilita' scoraggiavano le donne dallo sviluppare le loro capacita' intellettuali, artistiche e fisiche. Mentre la "mascolinita'" incarnava certi tratti associati con lo stato adulto, come forza fisica, razionalita' e controllo emotivo, la "femminilita'" in parte incarnava tratti associati con l'infanzia, come debolezza e irrazionalita'. La fonte del problema doveva essere trovata nella casa e nella famiglia, dove le ragazze e i ragazzi ricevevano le loro prime lezioni sulle differenze tra i sessi e dove le donne e gli uomini adulti mettevano in pratica le lezioni che avevano imparato.

Nuove modalita' dell'organizzazione politica. Il femminismo radicale genero' anche nuove forme di organizzazione politica. Le organizzazioni come il Now usavano i tradizionali metodi politici per migliorare lo status delle donne: mandavano telegrammi, facevano attivita' di lobbying al Congresso, talvolta marciavano e facevano dimostrazioni. Anche le femministe radicali marciavano e facevano dimostrazioni, ma l'intento era diverso: non volevano necessariamente cambiare il modo di pensare della gente per farla votare in modo diverso, ma cambiare il modo di pensare della gente per farla vivere in modo diverso. Questo concetto di organizzazione politica era riassunto nell'espressione "consciousness-raising" ("autocoscienza" in Italia). Nei primi anni del femminismo radicale un metodo usato era lo "street theatre" (teatro di strada). Nell'autunno del 1968 ci fu un evento che attiro' l'attenzione dell'opinione pubblica sullo "Women's Lib": le femministe radicali di New York fecero una manifestazione ad Atlantic City in occasione del concorso di Miss America, incoronando una pecora come "Miss America", e gettando accessori femminile come reggiseni, bigodini, ciglia finte e parrucche in un "Freedom Trash Can" ("pattumiera della liberta'"). Fu in seguito a questo evento che il movimento si guadagno' la qualifica di "brucia-reggiseni" nei media.

I "gruppi di autocoscienza". La forma piu' diffusa assunta dall'autocoscienza in quegli anni fu la discussione-confessione di gruppo ("gruppi di autocoscienza"). Le donne si riunivano per parlare dei problemi che i ruoli sessuali ponevano loro nella vita quotidiana. Questa attenzione all'"esperienza personale" (riassunta nello slogan "il personale e' politico") ebbe grandissima influenza sulla direzione che il femminismo statunitense imbocco'. A livello teorico, infatti, essa comporto' una concentrazione di interesse sulla famiglia e sulla vita personale. Questo porto' inevitabilmente a un confronto con la psicoanalisi, che venne criticata da molte femministe in quanto accusata di riflettere in modo acritico e non-politico i pregiudizi dominanti riguardo al genere, a partire dalla posizione di supremazia ricoperta dall'uomo nella famiglia e nella societa'.

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3. 2. Il Redstockings Manifesto

Il nome "Redstockings" ("calze rosse") venne coniato negli Stati Uniti (a New York) nel 1969. Esso combina "blue stockings", il termine attribuito con intento denigratorio alle donne colte e progressiste nel Settecento e Ottocento, con il "rosso" della rivoluzione sociale. Il gruppo Redstockings e' stato uno dei primi gruppi radicali femministi della fine degli anni Sessanta, creatore di alcuni degli slogan e delle parole d'ordine piu' diffuse all'epoca. Il Redstockings Manifesto (datato 6 luglio 1969) e' la loro dichiarazione di intenti. I primi articoli del manifesto possono dare un'idea abbastanza chiara del tono della polemica del gruppo.

"I. Dopo secoli di lotta politica individuale e preliminare, le donne di stanno unendo per raggiungere la loro liberazione finale dalla supremazia maschile. Il movimento 'Redstockings' e' dedicato a costruire questa unita' e a conquistare la nostra liberta'.

II. Le donne sono una classe oppressa. La nostra oppressione e' totale, e coinvolge ogni aspetto delle nostre vite. Siamo sfruttate come oggetti sessuali, generatrici, serve domestiche, e forza-lavoro a basso costo. Siamo considerate esseri inferiori, il cui unico scopo e' quello di allietare le vite degli uomini. La nostra umanita' e' negata. Il nostro comportamento prescritto e' forzato dalla minaccia della violenza fisica...

III. Noi identifichiamo gli agenti della nostra oppressione negli uomini. La supremazia maschile e' la forma di dominio piu' antica e piu' basilare. Tutte le altre forme di sfruttamento e di oppressione (razzismo, capitalismo, imperialismo, etc.) sono estensioni della supremazia maschile: gli uomini dominano le donne; pochi uomini dominano il resto degli uomini. Tutte le strutture di potere attraverso la storia sono state dominate dagli uomini. Gli uomini hanno controllato tutte le istituzioni politiche, economiche e culturali, e hanno sostenuto questo controllo con la forza fisica. Essi hanno usato il loro potere per mantenere le donne in una posizione inferiore. Tutti gli uomini ricevono benefici economici, sessuali, e psicologici dalla supremazia maschile. Tutti gli uomini hanno oppresso le donne".

Nel 1973, veterane del gruppo rifondarono "Redstockings", e l'associazione e' attiva ancora oggi (www.redstockings.org).

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3. 3. Shulamith Firestone

Una delle personalita' piu' importanti di questo nuovo femminismo statunitense e' Shulamith Firestone (1945). Nata in Canada da una ricca famiglia ebraica, studio' all'Art Institute di Chicago, dove divenne un'attivista nelle agitazioni per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam della meta' degli anni Sessanta. Delusa dal maschilismo dei "rivoluzionari" della controcultura, fondo' a New York l'organizzazione "Radical Women", che molti considerano il primo collettivo moderno femminista. Nel 1969 e' tra le fondatrici del gruppo "Redstockings".

L'opera piu' importante di Firestone, scritta quando aveva 25 anni, e' The Dialectic of Sex: the Case for Feminist Revolution, intr. by Rosalind Delmar, The Women's Press, New York-London 1970, dedicata a Simone de Beauvoir. Il libro di Firestone si caratterizza per il suo fondarsi sulla biologia come base per l'analisi. A suo parere, le cause ultime dell'oppressione delle donne sono le differenze biologiche tra donne e uomini. Il fatto che le donne generino e allattino i figli rende necessaria una forma basica di famiglia in cui le donne sono sostanzialmente dipendenti da altri in un modo in cui non lo sono gli uomini. Da questo sbilanciamento basato sulla biologia risultano gli sbilanciamenti di potere che hanno caratterizzato tutte le societa' umane. Tuttavia, per Firestone la biologia non e' un destino ineluttabile. Gli sviluppi tecnologici nella riproduzione dei figli uniti a cambiamenti culturali nell'allevamento dei figli porranno fine alla "tirannia della famiglia biologica".

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3. 4. Kate Millett: la "politica del sesso"

Il libro della saggista, scrittrice e scultrice Kate Millett (1934), Sexual Politics, Avon, New York 1970, ha un'importanza particolare per il nostro discorso, in quanto esso si puo' considerare il capostipite della critica letteraria femminista.

Come moltre altre pensatrici del femminismo radicale, Millett vede la causa principale dell'oppressione delle donne nella "politica del sesso", o "sessismo", o "patriarcalismo", cioe' nel dominio sessuale dell'uomo sulla donna. Nel suo libro (che derivava dalla sua tesi di dottorato alla Columbia University) Millett analizza varie opere letterarie di autori come D. H. Lawrence, Henry Miller, Norman Mailer e Jean Genet, mettendone in luce i pregiudizi maschilisti e il sessismo.

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3. 4. Germaine Greer: L'eunuco femmina

Un enorme successo di pubblico a livello internazionale ha nel 1970 il libro di Germaine Greer, The Female Eunuch (1970), trad. it. L'eunuco femmina, Bompiani, Milano 1972. Greer e' nata a Melbourne, Australia, nel 1939, ma si e' trasferita per gli studi in Gran Bretagna, dove e' rimasta e ora insegna Letteratura inglese e comparata all'universita' di Warwick. All'epoca, L'eunuco femmina suscito' grande sensazione per l'irruenza polemica con cui l'autrice attaccava l'istituzione del matrimonio ed esaltava la libera espressione della sessualita'. Recentemente Greer ha pubblicato il "seguito" del suo best-seller, The Whole Woman (1999), tradotto in italiano nello stesso anno (La donna intera, Mondadori, Milano). Il libro ha suscitato un certo sconcerto per quelli che sono sembrati dei voltafaccia della scrittrice, e per certe prese di posizioni assai discutibili...

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3. 5. Il femminismo lesbico e la nascita dei "Lesbian Studies"

Il femminismo lesbico e' una componente importante nel panorama del femminismo radicale, anche se per almeno un decennio incontrera' molte resistenze anche da parte dello stesso movimento femminista.

Il gruppo "Radicalesbians". Un articolo che contribui' in modo decisivo allo sviluppo del femminismo lesbico e' "The Woman Identified Woman" ("La donna identificata donna", 1971) del gruppo noto come "Radicalesbians". Questo articolo sosteneva che le donne devono eliminare il bisogno dell'approvazione maschile e la pratica di identificarsi con credenze e valori maschili, entrambi componenti essenziali di una cultura misogina. Le autrici ritenevano che un mezzo importante per raggiungere questi obiettivi e rimuovere l'autodisprezzo che le donne hanno per se stesse fosse amare altre donne, sia intellettualmente che sessualmente.

Adrienne Rich: esistenza lesbica e continuum lesbico. L'autrice che dara' il maggior contributo teorico a questa corrente del femminismo e' la studiosa e poetessa Adrienne Rich (1929; vedi anche parr. 4. 2, 9. 1) con il suo articolo "Compulsory Heterosexuality and Lesbian Existence", in C. R. Stimpson, E. S. Pearson (edd.), Women, Sex, and Sexuality, Chicago, Chicago University Press, 1980, che contribuira' a dare alla teoria lesbica uno status di "legittimita'" e rispettabilita' teorica. Rich vede nell'eterossessualita' non la condizione naturale della sessualita' femminile, ma un'"istituzione" imposta dal predominio maschile. La donna, in realta', ha potenzialita' sessuali che non sono riducibili alla sola eterosessualita'; tra queste, il lesbismo. Rich distingue due concetti: l'"esistenza lesbica" e' "il riconoscimento della presenza storica delle lesbiche" e "la nostra costante elaborazione del significato di tale esistenza"; il "continuum lesbico" consiste invece in "una serie di esperienze - sia nell'ambito di una vita singola di ogni donna che attraverso la storia - in cui si manifesta l'interiorizzazione di una soggettivita' femminile e non solo il fatto che una donna abbia avuto o consciamente desiderato rapporti sessuali con un'altra donna". Per Rich sia l'esistenza che il continuum dell'esperienza lesbica esprimono la potenzialita' della donna in quanto donna. In questo l'autrice si differenzia dalle femministe lesbiche piu' radicali (come Judith Butler, vedi par. 7. 6), che respingeranno l'identificazione al femminile dell'esperienza lesbica, che significherebbe sottomettersi al modello maschile, e si dichiareranno "non-donne" e "non-uomini".

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3. 6. Gayle S. Rubin e il sistema "sesso-genere"

Gayle S. Rubin, antropologa, esponente del femminismo lesbico, e' autrice di un saggio enormemente influente (pare che sia in assoluto il piu' citato articolo di antropologia, almeno negli Stati Uniti), "The Traffic in Women: Notes on the 'Political Economy' of Sex", in M. Rayna Reiter (ed.), Towards an Anthropology of Women, New York, Monthly Review Press, 1975, pp. 157-210. Rubin, sulle orme di Mitchell, usa la psicoanalisi per una critica generale della cultura patriarcale che si basa sullo scambio delle donne da parte degli uomini. E' in questo saggio che viene introdotta per la prima volta nel discorso scientifico l'espressione sex-gender system (sistema sesso-genere) per indicare "quell'insieme di soluzioni con cui una societa' trasforma la sessualita' biologica in un prodotto dell'attivita' umana".

Il concetto esprime dunque la distinzione (posta gia', come si e' visto sopra, da Simone de Beauvoir) tra il "sesso" (sex) come fatto biologico e il "genere" (gender) come fatto sociale, cui corrispondono, in inglese, le due diverse coppie di aggettivi: female/male e feminine/masculine.

"'Femminilita'' e 'mascolinita'' sono, quindi, costruzioni socio-culturali a partire dalla differenza biologica, che funzionano convertendo questa in opposizione gerarchica, secondo un rapporto dominatore/dominato costante, anche se i contenuti ideologici dell'opposizione variano storicamente e geograficamente" (Izzo, in Izzo (1996) p. 57).

Rubin, nelle sue conclusioni, attenua la contrapposizione conflittuale estrema con il maschio propria del femminismo radicale, suggerendo la possibilita' di un "recupero" degli uomini che permetta di sorpassare il "sistema sesso-genere". Un modo per raggiungere questo obiettivo e' comune a varie pensatrici femministe dell'epoca (vedi par. 4. 3): la cura dei figli dovrebbe essere responsabilita' comune ad entrmabi i genitori; in tal modo, verrebbero meno le condizioni che originano il complesso di Edipo e il conseguente formarsi dei "ruoli" di maschio e di femmina.

Negli anni successivi, Rubin dara' contributi allo sviluppo della riflessione lesbica, soprattutto nel suo articolo "Thinking Sex" (1984).

(Parte terza - segue)

 

4. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE QUARTA)

 

4. Temi femministi degli anni Settanta e Ottanta (I): la critica della psicoanalisi, la riflessione sulla maternita' e l'"etica della cura"

Contenuto del capitolo

In questo capitolo ci soffermeremo su alcuni dei temi che hanno piu' interessato la riflessione femminista nel periodo immediatamente successivo a quello del femminismo radicale. Dopo l'ostilita' iniziale verso la psicoanalisi, le pensatrici femministe si impegnano in una rielaborazione critica del pensiero freudiano, a partire da Juliet Mitchell (Psicoanalisi e femminismo, 1974). Le femministe rivolgono la loro attenzione in particolare al tema della maternita', con Adrienne Rich (Nato di donna, 1976), Nancy Chodorow (La funzione materna, 1978), Dorothy Dinnerstein (La sirena e il minotauro, 1977). La riflessione femminista sulla morale porta alcune di loro a sviluppare la cosiddetta "etica della cura" (Carol Gilligan, Con vice di donna, 1982).

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4. 1. Psicoanalisi e femminismo: Juliet Mitchell

Le prime neofemministe avevano guardato con molto sospetto alla psicoanalisi, vista come espressione di un punto di vista patriarcale. La situazione cambia alla meta' degli anni Settanta, soprattutto in seguito alla pubblicazione nel 1974 di Psychoanalysis and Feminism di Juliet Mitchell, la femminista socialista inglese a cui abbiamo gia' accennato sopra (par. 2. 4) (trad. it. Psicoanalisi e femminismo, Einaudi, Torino 1976). In esso, all'interno di un impianto marxista althusseriano relativo alla ideologia e alla rivoluzione culturale, si sosteneva che la tradizione freudiana (soprattutto nello sviluppo datole da Jacques Lacan) forniva un'interpretazione del potere paterno nell'inconscio femminile, di cui il femminismo aveva bisogno se voleva confrontarsi con successo con l'ordine culturale del patriarcato. Nel libro vengono illustrati i molti malintesi e fraintendimenti della teoria freudiana da parte delle prime femministe a cominciare da Simone de Beauvoir fino alle contemporanee Kate Millett e Betty Friedan. Mitchell e' stata tra le prime a ribadire con fermezza che fare i conti con la psicoanalisi e' importante per il femminismo. Il suo studio si serve del lavoro dell'antropologo Levi-Strauss, il quale sostiene che il patriarcato dipende dallo scambio delle donne e dal tabu' dell'incesto. Secondo Mitchell patriarcato e capitalismo sono due forze che interagiscono tra loro: se il socialismo puo' ribaltare il capitalismo, solo la psicoanalisi puo' sovvertire il patriarcato.

Successivamente Mitchell ha pubblicato numerosi saggi di critica letteraria, alcuni dei quali ispirati al lavoro fondamentale della psicologa femminista americana Phyllis Chesler, Women and Madness (1972; 2a ed. 1997), trad. ital. Le donne e la pazzia, Einaudi, Torino 1977.

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4. 2. La riflessione su donna e maternita' negli Stati Uniti: Adrienne Rich.

Abbiamo visto sopra (par. 3. 5; cfr. 9. 1) Adrienne Rich come esponente di punta del pensiero lesbico. Rich si era sposata a 24 anni e aveva avuto tre figli. Venti anni dopo racconta la sua difficile esperienza di moglie e soprattutto di madre nel suo libro Of Woman Born: Motherwood as Experience and Institution, Bantam, New York 1976 (trad. it. Nato di donna, Garzanti, Milano 1977). Per quanto Rich sottolinei le difficolta' dell'essere madre, ella respinge la visione negativa della maternita' che era espressa da femministe radicali come Shulamith Firestone (par. 3. 3). Rich protesta invece con forza contro la funzione materna come "istituzione" imposta alla donna dal potere maschile. Fino a tempi recenti, nella maggior parte dei casi il parto non era una libera scelta delle donne, ma piuttosto qualcosa che capitava loro: "Per la maggior parte delle donne il parto non ha implicato nessun tipo di scelta, e pochissima consapevolezza. Fin dai tempi preistorici, l'idea del travaglio e' stata associata a paura, angoscia fisica o morte, a una marea di superstizioni, disinformazione, teorie teologiche e mediche, in breve a tutto cio' che ci hanno insegnato che dovremmo provare, da una vittimizzazione volontaria a un senso di realizzazione estatica".

Rich protesta con forza contro la "sottrazione" alle donne della gravidanza e del parto da parte degli uomini, che controllano il corpo delle donne, e deplora che l'educazione dei bambini sia stata presa in carico da psichiatri di sesso maschile e da altri esperti che fanno sentire le donne incompetenti persino in quello che si supporrebbe essere loro "naturale". Rich critica la visione dell'uomo che concepisce se stesso in contrapposizione alla natura, e auspica l'asserzione da parte delle donne della loro affinita' con la natura.

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4. 3. Nancy Chodorow e Dorothy Dinnerstein

Il libro della sociologa femminista americana (in seguito diventata psicoanalista) Nancy Chodorow (1944) Reproduction of Mothering: Psychoanalysis and the Sociology of Gender, University of California Press, Berkeley 1978 (trad. it. La funzione materna: Psicoanalisi e sociologia del ruolo materno, La Tartaruga, Milano 1991) ha avuto notevole influenza su molte ricerche femministe. Chodorow, rifacendosi alle teorie della scuola psicoanalitica delle "relazioni oggettuali", sosteneva che il senso di se' femminile e' riprodotto da una struttura genitoriale in cui la madre e' quella cui spetta principalmente il compito della cura dei figli, e che figli e figlie si sviluppano diversamente a seconda che questo compito di cura parentale spetti primariamente al genitore dello stesso sesso o al genitore di sesso diverso. Le figlie giungono a definirsi in quanto connesse o in relazione con gli altri. I figli maschi, invece, finiscono per definirsi come separati dagli altri, o meno correlati. Un'implicazione delle affermazioni di Chodorow e' che il compito di genitore dovrebbe essere equamente ripartito fra padre e madre, in modo che i figli di entrambi i sessi possano essere seguiti, nel loro sviluppo, sia da un individuo dello stesso sesso sia da un individuo di sesso diverso.

Successivamente, Chodorow si e' spostata a un contesto microsociale, che chiama "psicoanalisi in se'" o "per se stessa" (Feminism and Psychoanalytic Theory, Polit, Cambridge 1989).

Dorothy Dinnerstein. Conclusioni analoghe a quelle di Chodorow, con l'affermazione della necessita' del "dual parenting" ("doppio genitorato"), sono raggiunte da Dorothy Dinnerstein, nel libro The Mermaid and the Minotaur: Sexual Arrangements and Human Malaise, Harper and Row, New York 1977. La sirena ("mermaid") e il minotauro sono due mostri che simboleggiano rispettivamente la "natura" femminile e quella maschile. Queste due "nature" non sono un dato naturale, ma sono il prodotto dell'attuale modalita' di cura dei figli, caratterizzata dalla totale assenza del padre nella fase pre-edipica.

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4. 4. L'"etica della cura": Carol Gilligan e Virginia Held

La psicologa Carol Gilligan espresse, nel libro In a Different Voice: Psychological Theory and Women's Develoment, Harvard University Press, Cambridge MA 1982 (trad. it. Con voce di donna. Etica e formazione della personalita', Feltrinelli, Milano 1987, 1992), la sua idea della "voce diversa" con cui ragazze e donne esprimono il proprio modo di intendere i problemi morali. Come Chodorow, Gilligan approva la tendenza all'affiliazione che sarebbe tipica soprattutto delle donne, e la loro attitudine ad interpretare le proprie responsabilita' morali in funzione dei propri rapporti con gli altri. E' solo il pregiudizio maschile che considera di maggior valore l'autonomia e l'indipendenza personale rispetto all'interesse per gli altri e all'attuazione dei rapporti. La voce di donne esprime l'"etica della cura", dei rapporti interpersonali; la voce dell'uomo esprime l'etica del diritto e della giustizia formale. Questa tesi di Gilligan incontrera' approvazione da parte di molte studiose, ma anche critiche, attirandosi l'accusa di "essenzialismo" ("essenzialismo" e' "l'idea di una natura femminile essenziale, originaria, preesistente al sociale, non modificata da differenze di classe e di razza", Izzo (1996) p. 67).

Virginia Held. Della corrente di pensiero che si rifa' all'"etica della cura" teorizzata da Gilligan fanno parte altre studiose importanti, come Virginia Held, autrice del libro Feminist Morality: Transforming Culture, Society, and Politics, The University of Chicago Press, Chicago 1993 (trad. it. Etica femminista. Trasformazioni della coscienza e societa' post-patriarcale, Feltrinelli, Milano 1997), in cui sviluppa la teoria morale allargando alla sfera sociale l'esperienza della maternita' e della cura dei figli.

(Parte quarta - segue)

 

5. PROFILI. JENNY ALONI

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica]

 

Jenny Rosenbaum, figlia di un commerciante ebreo, nasce a Paderborn il 7 settembre 1917. Gia' a partire dal 1933 aderisce alla causa sionista e nel 1935 abbandona il liceo di Paderborn per trasferirsi a Berlino, dove studia la lingua ebraica e si occupa dell'educazione al sionismo di un gruppo di giovani ragazze, avvicinandosi anche agli ideali del partito socialista.

Nel 1939, dopo aver terminato gli studi liceali, con una borsa di studio concessale dai rappresentanti della comunita' ebraica, lascia Berlino alla volta di Gerusalemme.

La casa di famiglia di Paderborn viene rasa al suolo durante la Notte dei cristalli del novembre 1938.

In Palestina Jenny studia all'Universita' ebraica di Gerusalemme, guadagnandosi da vivere con piccoli lavori domestici. Tuttavia, quando le truppe di Hitler cominciano l'invasione dei territori nordafricani, lascia Gerusalemme ed entra a far parte di un gruppo di ebrei palestinesi dell'esercito britannico, lavorando soprattutto nel reparto infermeria. La rielaborazione letteraria di questa parte della sua vita avviene nel suo primo romanzo, Zypressen zerbrechen nicht, del 1961.

Quando nel 1946 lascia l'esercito, Jenny si iscrive a una scuola di educazione sanitaria e infine a un corso di assistenza per minori a rischio.

Nel 1946 e' a Parigi e a Monaco per collaborare alle operazioni di rimpatrio degli ebrei esiliati durante la guerra o, al contrario, per aiutare quanti intendevano lasciare la madrepatria alla volta della Palestina.

L'aiuto e l'assistenza che Jenny Aloni offre, quasi sempre gratuitamente, alla causa ebraica si comprende e giustifica nel momento in cui si considera che la sua intera famiglia, deportata dalle truppe naziste, aveva perso la vita nei campi di concentramento di Theresienstadt e Auschwitz. Alla loro memoria e' dedicata, nel 1980, la raccolta di poesie In den Schmalen Stunden der Nacht.

Nel 1948 la scrittrice sposa Esra Aloni, anch'egli ritornato come lei dalla Palestina. Nel 1950 nasce la figlia Ruth.

Il suo primo ritorno a Paderborn dopo il 1935, avviene nel 1955, due anni prima di trasferirsi con l'intera famiglia a Ganei Yehuda, vicino Tel Aviv. Nel 1967, sempre a Padeborn, alla scrittrice viene conferito il premio culturale cittadino.

Dal 1963 e fino al 1981 Jenny Aloni lavora come volontaria in una clinica psichiatrica di Beer Yaakov.

Per molti anni la scrittrice fa parte del VdSI (Gruppo di scrittori di lingua tedesca in Israele), fondato a Tel Aviv dal giornalista Meir Faerber nel 1975. Grazie ai suoi testi in versi e prosa, scritti in momenti diversi della sua vita ma sempre in lingua tedesca, diviene una delle piu' popolari scrittrici tedesche della Palestina. Quasi tutti quelli nati e composti in Palestina trattano dei problemi di adattamento culturale, sociale e linguistico in una nuova patria e non in ultimo della necessita' di una memoria che mantenga vivo il ricordo degli orrori della storia.

E' la scrittrice stessa, dal 1992, un anno dopo essere stata insignita del Premio Meersburger Droste Preis e dell'Annette-von-Droste-Huelshoff Preis, a prendersi cura della sistemazione delle sue opere e del suo lascito letterario presso la biblioteca dell'Universita' di Paderborn.

Muore a Ganei Yehuda, in Israele, il 30 settembre 1993.

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Opere: Gedichte, poesie, 1956; Zypressen zerbrechen nicht, romanzo, 1961; Jenseits der Wueste, racconto, 1963; Der bluehende Busch, romanzo, 1964; Die silbernen Voegel, racconti, 1967; Der Wartesaal, romanzo, 1969; In den schmalen Stunden der Nacht, poesie, 1980; Die braunen Pakete, racconti, 1983; Ausgewaehlte Werke 1933-1986, 1987; "... Man muesste einer spaeteren Generation Bericht geben", 1995 (con Hartmut Steinecke); "Ich moechte auf Dauer in keinem anderen Land leben", 2000; "Ich muss mir diese Zeit von der Seele schreiben...", 2006.

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Critica: Becker, Sabine, Zwischen Akkulturation und Endkulturation. Anmerkungen zu einem veranchlaessigten Autorinnentypus: Jenny Aloni und Ilse Losa, in "Exilforschung. Ein internationales Jahrbuch", Band 13, Kulturtransfer im Exil, 1995, pp. 114-136; Jacobs, Wilhelm, "Die Unerwuenschte" (zu Zypressen zerbrechen nicht), in "Sonntagsblatt", 1.12.1961; Kienecker, Friedrich - Steinecke, Harmut, Aloni Jenny, Ausgewaehlte Werke, 1939-1986, mit Beitraegen zu Leben und Werk von Harmut Steinecke, Luise Pohlschmidt, Friedrich Kienecker, Margarita Pazi, Padeborn, 1987; Martelli, J.H., "Das Wort der Befreiung. Die Schriftstellerin Jenny Aloni", in "Allgemeine Wochenzeitung der Juden", 11.08.1967; Pazi, Margarita, Rezension zu In den schmalen Stunden der Nacht, in: "Neue Deutsche Hefte", 1981, Heft I, S. 139-140; Romain, Lothar, "Eingesperrt zum Sterben" (zu Der Wartesaal), in "Faz", 29.9.1969; Renneke, Petra, Das verlorene, verlassene Haus, Bielefeld, 2003; Schoppmann, Claudia (Hg.), Im Fluchtgepaeck die Sprache. Deutschsprachige Schriftstellerinnen im Exil, Berlin, 1991; Steinecke, Hartmut (Hg.), Jenny Aloni, Paderborn, 1996; Id., Das Jenny-Aloni-Archiv der Universitaet Paderborn, Paderborn, 1996; Id. (Hg.), "Warum immer Vergangenheit?", Muenster, 1999; Wall, Renate, Lexikon deutschsprachiger Schriftstellerinnen im Exil 1933-1945, Giessen, 2004.

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Sitografia: kw.upb.de; www.mscd.edu; www.lwl.org

 

6. PROFILI. ELSIE ALTMANN-LOOS

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica]

 

Elsie Altmann nasce il 27 dicembre 1899 a Vienna in una famiglia ebrea benestante. Frequenta la rinomatissima Schwarzwaldschule fondata dalla pedagoga Genia Schwarzwald. In quella scuola inizia anche la sua carriera di ballerina che la condurra', negli anni successivi, ad esibirsi non solo in Austria, ma anche in Francia, Jugoslavia e in Italia. Sempre nella Schwarzwaldschule, all'eta' di dieci anni, incontra l'architetto Adolf Loos, insegnante della scuola e amico di Genia e Hermann Schwarzwald. Nel 1917 si innamora di lui, nonostante la grande differenza di eta' (circa trent'anni) e rompe il fidanzamento con Alexander Gruenfeld che, per volere materno, durava gia' fin dalla primissima adolescenza.

I genitori di Elsie non accettarono mai la relazione tra la figlia e l'architetto, non solo per la grande differenza di eta' che intercorreva tra i due, ma anche e soprattutto per il fatto che Adolf Loos era gia' sposato e la moglie non voleva concedergli il divorzio. Proprio a causa di queste difficolta', il 19 gennaio 1918, Elsie decise di sposare pro forma Adolf, una scelta probabilmente impostale da altri. Dopo le nozze, infatti, la coppia si rifugia nell'hotel Panhans dal quale Elsie fugge la notte stessa. La polizia la riporta dai genitori che la riaccolgono in casa a patto che lei si separi dallo sposo: un compromesso che Elsie, inizialmente, accetta.

Tuttavia, il 4 luglio 1919, quando e' ormai diventata maggiorenne, Elsie sposa Adolf che ha ormai ottenuto il divorzio, con una cerimonia ufficiale. Questa volta la coppia trascorre il giorno del matrimonio sul cantiere di un edificio che Loos stava seguendo.

Negli stessi anni Elsie continua la sua carriera di ballerina ma, nonostante le critiche positive che raccoglie su giornali e riviste, non diviene mai famosa. Nel 1923, provata anche fisicamente dal duro lavoro, lascia la danza, decide di dedicarsi al canto e alla recitazione e ottiene un contratto biennale presso il teatro di Vienna.

Alla fine del 1926 Elsie Altmann-Loos firma un contratto come ballerina per una serie di tournee in America. La sua partenza segna la fine del matrimonio con Adolf Loos.

Nel 1924 il padre muore ed Elsie, negli anni successivi, fonda un gruppo di danza. Nel 1933 conclude un contratto per una tournee in Argentina. Nello stesso anno Adolf Loos muore e la nomina erede universale dei suoi beni. Elsie, pero', non entrera' mai in possesso di questa eredita', poiche' in quegli anni per un'ebrea non era sicuro lasciare un esilio tranquillo come l'Argentina per tornare in Austria. Nel 1968 viene pubblicato il libro Mein Leben mit Adolf Loos, nel quale la scrittrice racconta della sua relazione con il marito. Dalle parole del libro si evince la relazione simbiotica, quasi un annullamento di se', che la legava al compagno, protagonista indiscusso della narrazione. Si evince inoltre che la rottura del matrimonio arriva nel momento in cui Elsie comincia a ribellarsi al potere esercitato su di lei dal marito e rivendica il diritto a una vita propria e alla liberta' di fare delle scelte autonome.

In Argentina Elsie costruisce una nuova vita della quale tuttavia non ci sono molte tracce. Le lettere che scrive da Buenos Aires sono firmate Elsie Altman Loos-Altmann de Gonzalez Varona. Rimane oscuro se il nome corrisponda a un nome d'arte o sia in realta' il nome di un secondo marito, come sostengono alcuni critici.

Elsie Altmann-Loos muore a Buenos Aires nel maggio 1984.

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Opere: Mein Leben mit Adolf Loos, appunti di vita privata, 1984; Adolf Loos, der Mensch, biografia, 1968; Felix Austria. Un libro de cocina, libro di ricette, 1984.

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Critica: Bolbecher, Siglinde/ Kaiser, Konstantin, Lexikon der oesterreichischen Exilliteratur, Deuticke Verlag, Wien-Muenchen, 2000.

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Sitografia: www.univie.ac.at

 

7. PROFILI. ROSE AUSLAENDER

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica]

 

Rosalie Beatrice Ruth Scherzer, nasce a Czernowitz l'11 maggio 1901 in una famiglia ebrea. Sempre a Czernowitz la poetessa completa gli studi primari e intraprende quelli liceali che poi completa a Vienna, citta' nella quale la famiglia si trasferisce dopo un periodo trascorso a Budapest, dove l'intera famiglia si e' rifugiata nel 1911, poco prima dello scoppio del primo conflitto mondiale.

Tornata a Czernowitz nel 1920, quando la citta' ormai e' gia' parte del territorio rumeno, Rose intraprende gli studi universitari con indirizzo letterario-filosofico, ma li interrompe nello stesso anno in seguito alla morte del padre e all'aggravarsi delle condizioni di poverta' in cui versa la famiglia. Un anno dopo, su consiglio della madre, lascia l'Europa in compagnia del collega di studi Ignaz Auslaender ed emigra in America.

A Minneapolis lavora come aiuto-redattore per il settimanale "Westlicher Herold", per il quale, sulle pagine del calendario annuale, appaiono anche le sue prime poesie.

Quando nel 1922 si trasferisce a New York, lavora dapprima come impiegata di banca e in seguito come giornalista.

Nel 1923 sposa Ignaz Auslaender assumendone il cognome. Il matrimonio ha tuttavia breve durata e nel 1926 la coppia divorzia. Nello stesso anno Rose ottiene la cittadinanza americana.

Nel 1927, e poi nuovamente nel 1931, fa ritorno in Bukowina per prendersi cura della madre malata. Durante la sua seconda visita conosce il grafologo Helios Hecht, con il quale vive fino al 1936 a Czernowitz, lavorando sia presso la redazione della rivista "Der Tag" che in quella del "Czernowitzer Morgenblatt". Insieme sbarcano il lunario impartendo lezioni di lingua inglese. Le poesie di quegli anni appaiono su numerose riviste e antologie.

La sua assenza dall'America per piu' di tre anni le causa la revoca della cittadinanza, e dopo la fine della sua relazione l'autrice emigra a Bucarest.

Nel 1939 pubblica a Czernowitz il suo primo volume di poesie dal titolo Der Regenbogen che, nonostante il grande successo di critica, non ha grande riscontro di pubblico.

Nel 1941, per sfuggire alla deportazione, si rifugia con la madre nel ghetto di Czernowitz. Li' incontra Paul Celan, la cui amicizia avra' grande influsso sullo stile della poetessa, che riuscira' finalmente a liberarsi del suo tono classicheggiante ed espressionista.

Nella primavera del 1944 l'armata rossa marcia su Czernowitz e Rose Auslaender lascia di nuovo il paese alla volta dell'America, si stabilisce a New York.

Le vessazioni e la dura vita di quegli anni di conflitto e persecuzione antisemita hanno sortito un influsso molto negativo sulla vita pubblica e privata della poetessa che, delusa dalla storia e turbata nella psiche, prende a scrivere in lingua inglese per tornare al tedesco solo nel 1956, un anno prima di incontrare nuovamente Paul Celan, a Parigi.

Il suo secondo volume di poesie Blinder Sommer viene pubblicato nel 1965, questa volta con grande successo.

Nel 1966 Rose Auslaender ritorna in Germania e, pur non conoscendo la lingua italiana, si reca piu' volte in Italia, in particolar modo a Venezia, che la affascina per la sua atmosfera.

Rose Auslaender muore a Duesseldorf il 3 gennaio 1988 a causa di una grave forma di artrite di cui soffriva gia' dal 1978. Impossibilitata a scrivere di proprio pugno i suoi testi, li detta fino a pochi giorni prima della morte.

La poetessa riceve nel corso della sua vita numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali ricordiamo il premio letterario Gandersheimer del 1980 e la croce al merito della Repubblica federale tedesca del 1984.

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Opere: Der Regenbogen, poesie, 1939; Blinder Sommer, poesie, 1965; 36 Gerechte, poesie, 1967; Inventar, poesie, 1972; Ohne Visum, poesie e prosa, 1974; Andere Zeichen, poesie, 1975; Gesammelte Gedichte, poesie, 1976; Noch ist Raum, poesie, 1977; Doppelspiel, poesie, 1977; Es ist alles anders, poesie, 1977; Mutterland, poesie, 1988; Es bleib noch viel zu sagen, poesie, 1988; Im Aschenregen die Spur deines Namens, poesie e prosa, 1984; Die Sichel maeht die Zeit zu Heu, poesie, 1957-1965; Der Traum hat offene Augen. Unveroeffentliche Gedichten 1965-1978, poesie; Treffpunkt der Winde, poesie, 1991; Denn, wo ist Heimat, poesie, 1994; Die Nacht hat zahllosen Augen, poesie, 1994; Der Mohn ist noch nicht rot, poesie, 1994; The forbidden tree, poesie, 1995; Italien mein Immerland. Gedichte, poesie, 1994; Briefe mit Rose Auslaender, epistolario con Alfred Kittner, 2006; "Meine liebe Frau Ratjen ...Gruesse auch an Wolfi" Briefwechsel, epistolario con Ursula e Wolfgang Ratjen, 1997.

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Traduzioni in italiano: Arcobaleno. Motivi dal ghetto e altri, Genova, 2002; Poesie scelte, Parma, 2004.

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Critica: Behre, Maria,  Eva, wo bist du?: Wirkungsmacht des Weiblichen im Werk Rose Auslaenders, Berlin, 2005; Bower, Kathrin M., Ethics and remembrance in the poetry of Nelly Sachs and Rose Auslaender, Rochester, NY, 2001; Braun, Helmut, "Ich bin fuenftausend Jahre jung". Rose Auslaender - zu ihrer Biographie, Stuttgart, 1999; Firges, Jean, Rose Auslaender. Ich, Mosestochter. Gedichtinterpretationen, Annweiler, 2001; Gans, Michael (Hg.), "Woerter stellen mir nach - ich stelle sie vor": Dokumentation des Ludwigsburger Symposiums 2001 "100 Jahre Rose Auslaender", Baltmannsweiler, 2001; Hainz, Martin A., Entgoettertes Leid. Zur Lyrik Rose Auslaenders unter Beruecksichtigung der Poetologien von Theodor W. Adorno, Peter Szondi und Jacques Derrida, Wien, 2008; Klanska, Maria, Zur Identitaetsproblematik im Schaffen Rose Auslaenders, in K. Lasatowicz (Hg.), Opole Nationale Identitaet aus germanistischer Perspektive, Opole, 1998; Kristensson, Jutta, Identitaetssuche in Rose Auslaenders Spaetlyrik: Rezeptionsvarianten zur Post-Schoah-Lyrik, Frankfurt am Main-Berlin-Bern-Bruxelles-New York-Wien, 2000; Merkt, Hartmut, Poesie in der Isolation: deutschsprachige juedische Dichter in Enklave und Exil am Beispiel von Bukowiner Autoren seit dem 19. Jahrhundert; zu Gedichten von Rose Auslaender, Paul Celan und Immanuel Weissglas, Wiesbaden, 1999; Rose Auslaender-Stiftung (Hg.), "Gebt unseren Worten nicht euren Sinn": Rose Auslaender-Symposium, Duesseldorf 2001, Koeln, 2001; Silbermann, Edith, Erinnerungen an Rose Auslaender. Zum 100. Geburtstag der Dichterin am 11. Mai 2001, in "Zwischenwelt. Zeitschrift fuer Kultur des Exils und des Widerstands", 18, 2001, Nr. 2 (Doppelheft); Vogel, Harald, Rose Auslaender - Hilde Domin: Gedichtinterpretationen, Baltmannsweiler, 2004.

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Sitografia: www.ursulahomann.del; www.roseauslaender-stiftung.de; www.fembio.org; www.literaturepochen.at; www.tierradenadie.de; www.bibliomanie.it; www.judentum-projekt.de; www.freitag.de; www.katz-heidelberg.de; www.drag.ch; www.bautz.de; www.tierradenadie.de

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Willa Cather, My Antonia, 1918, Dover, New York 1994, pp. XII + 180.

- Willa Cather, O Pioneers!, 1913, Dover, New York 1993, pp. VI + 122.

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2085 del 24 agosto 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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