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[Nonviolenza] Telegrammi. 2086



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2086 del 25 agosto 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. In memoria di Jerry Masslo, di Ernesto Rossi, di Umberto Saba

2. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte quinta)

3. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte sesta)

4. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte settima)

5. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte ottava)

6. Elsa Bernstein

7. Lola Blonder

8. Klara Blum

9. Kaethe Braun-Prager

10. Elfriede Bruening

11. Segnalazioni librarie

12. La "Carta" del Movimento Nonviolento

13. Per saperne di piu'

 

1. ANNIVERSARI. IN MEMORIA DI JERRY MASSLO, DI ERNESTO ROSSI, DI UMBERTO SABA

 

Ricorre oggi, 25 agosto, l'anniversario dell'uccisione di Jerry Masslo (Umtata, 1959 - Villa Literno, 25 agosto 1989), della nascita di Ernesto Rossi (Caserta, 25 agosto 1897 - Roma, 9 febbraio 1967), della morte di Umberto Saba (Trieste, 9 marzo 1883 - Gorizia, 25 agosto 1957).

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Anche nel ricordo di Jerry Masslo, di Ernesto Rossi, di Umberto Saba, proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

 

2. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE QUINTA)

[Riproponiamo ancora una volta la seguente dispensa predisposta dall'autore nell'aprile 2004 per il secondo semestre dell'anno accademico 2003/2004 del corso su "Femminismo, studi di genere e letteratura latina" che abbiamo ripreso dal sito www.uniroma2.it]

 

5. Temi femministi degli anni Settanta e Ottanta (II): la questione della violenza sessuale e della pornografia

Contenuto del capitolo

Altri due temi molto sentiti dalle femministe sono quelli della violenza sessuale, e quello, ad esso correlato, della pornografia. Vedremo alcune tappe essenziali del dibattito sull'argomento, dal libro di Susan Brownmiller sullo stupro (Contro la nostra volonta', 1975), alle polemiche sulla pornografia negli Stati Uniti e in Canada (Andrea Dworkin e Catherine MacKinnon).

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5. 1. Il problema della violenza sessuale: Susan Brownmiller

Il lavoro che ha dato il via al moderno dibattito sulla violenza sessuale e' il libro della giornalista e pensatrice Susan Brownmiller (1935), Against Our Will: Men, Women, and Rape, New York, Ballantine Books 1975 (trad. it. Contro la nostra volonta'. Uomini, donne e violenza sessuale, Bompiani, Milano 1976). Il libro e' diventato subito un successo internazionale ed e' stato tradotto in sedici lingue.Il senso del libro di Brownmiller e' racchiuso nel suo slogan tipicamente radicale secondo cui "Lo stupro e' un processo cosciente di intimidazione attraverso il quale tutti gli uomini tengono tutte le donne in uno stato di paura". Brownmiller parte dalla considerazione che lo stupro e' sconosciuto nel mondo animale, ed e' una pratica violenta tipica della specie umana. Essa e' nata nella preistoria, quando l'uomo, che per ragioni anatomiche e' una sorta di predatore sessuale per natura, ha scoperto di poter fare violenza alla donna nella sfera sessuale, anche tramite la semplice minaccia della penetrazione violenta. Tipica di una parte della riflessione femminista, ma non condivisa da tutte le femministe, e' l'idea che nello stupro conti piu' la motivazione della violenza "politica" e "morale" rispetto a quella specificamente sessuale.

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5. 2. Il dibattito sulla pornografia: Andrea Dworkin e Catherine MacKinnon

Collegato al tema dello stupro e' il dibattito sulla pornografia, in cui e' stata, ed e', impegnata la stessa Brownmiller.

I nomi piu' famosi nel movimento delle donne contro la pornografia ssono quelli della saggista e romanziera Andrea Dworkin e della giurista Catherine MacKinnon, che, nella convinzione che ogni forma di pornografia costituisca una violazione dei diritti civili delle donne e un'incitamento alla violenza sessuale contro di loro, si sono anche battute perche' la pornografia fosse proibita per legge nello stato del Minnesota (senza riuscirvi). Nel 1992 l'attivita' di lobbying di femministe canadesi ha invece ottenuto un provvedimento legale restrittivo in materia di pornografia in Canada. MacKinnon e' stata anche molto attiva nel campo della lotta contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, ottenendo che nel 1986 la Corte Suprema degli Stati Uniti accettasse la sua teoria della molestia sessuale come forma di discriminazione sessuale.

La lotta anti-pornografia di Dworkin e MacKinnon, e di altre femministe, che hanno trovato scomodi alleati nei settori piu' conservatori dell'opinione pubblica americana, ha suscitato aspre polemiche negli Stati Uniti, provocando la reazione di altre femministe, contrarie alla limitazione della liberta' di espressione; tra queste, nomi noti come Friedan, Millett, Rich, insieme alla scrittrice Erica Jong, e alla maggioranza delle femministe lesbiche.

(Parte quinta - segue)

 

3. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE SESTA)

 

6. La teoria della differenza nel femminismo francese (dal 1968 a oggi)

Contenuto del capitolo

In questo capitolo ci spostiamo dagli Stati Uniti alla Francia per seguire il movimento femminista francese, molto importante dal punto di vista della produzione teorica, a partire dal 1968. Passeremo in rassegna le tre figure principali del femminismo francese: sono Luce Irigaray (Speculum, 1974), Helene Cixous (teorica della "scrittura femminile"), e Julia Kristeva, psicolinguista e teorica della letteratura.

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6. 1. Il movimento delle donne in Francia

Anche in Francia la "seconda ondata" del femminismo si ha fra il 1968 e il 1970.

Le tre esponenti piu' famose a livello internazionale degli anni Settanta sono Luce Irigaray, Helene Cixous, e Julia Kristeva, tutte provenienti dal gruppo "rivoluzionario" Psyc-et-Po ("Psychanalise et Politique"), guidato da Antoinette Fouque. La caratteristica fondamentale di questa corrente del femminismo francese e' l'attenzione che mostra ai problemi del linguaggio, soprattutto per l'influenza importantissima del filosofo e teorico della decostruzione Jacques Derrida, i cui scritti vengono pubblicati a partire dal 1967. L'interesse per il linguaggio e la testualita' fa si' che questa corrente di pensiero sia particolarmente importante per lo sviluppo della critica letteraria femminista (par. 9. 5). Oltre a Derrida e alla decostruzione, un'altra influenza fondamentale e' quella di Jacques Lacan, i cui Scritti vengono pubblicati per la prima volta, dopo molti decenni di insegnamento, nel 1966, e di cui sia Irigaray che Kristeva sono allieve.

Il contributo teorico piu' importante di questo femminismo francese consiste nella compiuta elaborazione teorica di un concetto che abbiamo gia' visto piu' volte affacciarsi nello sviluppo del pensiero femminista, cioe' l'idea della "differenza" sessuale. L'alterita' della donna non viene piu' vista come luogo di mistificazione e discriminazione, ma come luogo dell'autocoscienza e della possibilita' di definizione di una specificita' femminile.

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6. 2. Luce Irigaray: teoria della differenza e critica del "fallogocentrismo"

La psicoanalista e filosofa Luce Irigaray e' nata in Belgio nei primi anni Trenta, e si e' spostata in Francia negli anni Sessanta. Nel libro Speculum. De l'autre femme (1974), trad. it. Speculum. L'altra donna, Feltrinelli, Milano 1975, che le costo' l'espulsione dall'Universita' di Vincennes, procede a una "fondazione" di una teoria della differenza sessuale attraverso una analisi critica di tipo decostruzionista prima della psicoanalisi (freudiana e lacaniana), e poi dell'intera tradizione filosofica occidentale, da Platone a Hegel. Lo "Speculum" del titolo fa riferimento allo specchio concavo con cui in ginecologia si guarda all'interno del corpo femminile, ed e' contrapposto allo "specchio" di Lacan (il suo famoso saggio sullo "Stadio dello specchio" e' del 1937, viene rivisto nel 1949, e reso noto al grande pubblico nel 1966), e richiama una immagine di Virginia Woolf, che criticava l'idea della donne come "specchio" in cui l'uomo vede riflessa la propria immagine ingrandita.

Una parola-chiave usata da Irigaray e' "fallogocentrismo", con cui viene chiamato il discorso dell'uomo, rivolto a se stesso, ed espressione del suo fallocentrismo.

Nei libri successivi, tutti tradotti in italiano (Irigaray intrattiene rapporti stretti con le femministe italiane, vedi par. 8. 3), Irigaray pone come compito della critica femminista quello di decostruire derridianamente il linguaggio di tutti i saperi umani, svelandone il fallocentrismo. Le donne devono costruire un "altro" linguaggio, portatore di valori femminili, devono parler femme, "parlare donna", come si dice "parlare francese".

Tutti i libri di Irigaray sono tradotti in italiano (molti ad opera di Luisa Muraro - par. 8. 3) presso vari editori, soprattutto Feltrinelli e Bollati Boringhieri.

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6. 3. Helene Cixous: la "scrittura femminile"

L'idea di un linguaggio specificamente femminile e' propria anche della saggista e poetessa Helene Cixous (1938), che produce ella stessa esempi creativi di ecriture feminine ("scrittura femminile"), che dovrebbe mostrare la "differenza linguistica" delle donne rispetto agli uomini. I due principali saggi in cui Cixous espone le sue idee sono Sorties e Le rire de la Meduse, entrambi del 1975 (del secondo vi e' una traduzione parziale in Baccolini et al. (1997) pp. 221-46). La tesi della necessita' di costruire un linguaggio "sessuato" al femminile non incontrera' consenso unanime tra le femministe (contraria e' per esempio Julia Kristeva).

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6. 4. Julia Kristeva

Julia Kristeva (1941), linguista, critica e teorica della letteratura, psicoanalista, romanziera, e' nata in Bulgaria nel 1941 e si e' trasferita a Parigi nel 1966, dove si lega al gruppo di intellettuali di estrema sinistra raccolto intorno alla rivista "Tel Quel", animato dal suo futuro marito Philippe Sollers. E' famosa nella storia delle teorie letterarie del Novecento anche per avere coniato il termine "intertestualita'" (in Semeiotike'. Recherches pour une semanalyse, Seuil, Paris 1969; trad. it. Semeiotike'. Ricerche per una semanalisi, Feltrinelli, Milano 1978), con cui intendeva il modo in cui tutti i "testi", intesi come sistemi di significazione, sono in interrelazione gli uni con gli altri (in seguito Kristeva ha abbandonato l'uso del termine quando si e' resa conto che gli altri lo stavano ormai usando in un senso diverso da quello in cui lei lo intendeva, "le sens banal de 'critique des sources' d'un texte"). La sua teorizzazione riguardo al soggetto femminile muove dalla distinzione lacaniana tra lo stadio materno dei segni e dell'immagine, e quello paterno dei simboli e del linguaggio. Kristeva intende rivalutare e privilegiare quello che chiama l'"ordine semiotico" della madre, che sarebbe proprio della fase pre-edipica, contro l'"ordine simbolico" del padre, proprio della fase successiva, in cui al figlio e alla figlia vengono imposti il linguaggio e le parole del padre (la Legge del Padre), che indicano loro i "ruoli" cui sono destinati per la loro "natura".

(Parte sesta - segue)

 

4. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE SETTIMA)

 

7. Il femminismo nell'universita': la questione del soggetto e dell'identita' (dalla meta' degli anni Ottanta a oggi)

Contenuto del capitolo

Con gli anni Ottanta, la vitalita' del movimento femminista si affievolisce dal punto di vista dell'azione politica, ma resta forte dal punto di vista dell'elaborazione teorica. In area angloamericana il femminismo entra nelle universita', con la creazione di dipartimenti di "studi delle donne" e di "studi di genere". La riflessione femminista, molto influenzata anche negli Stati Uniti dalla "teoria francese" di ispirazione decostruzionista, si concentra sul problema del soggetto e dell'identita'. Tra le personalita' importanti vedremo Donna Haraway (teorica del cyberfemminismo), Teresa de Lauretis, Rosi Braidotti, Judith Butler. Il femminismo della differenza, con il suo incentrarsi sul concetto di un punto di vista straniato e marginale, stimola lo sviluppo di settori di studio che risentono fortemente dell'influsso femminista: studi condotti dal punto di vista di varie "minoranze", di genere sessuale (studi gay, lesbici, "queer") ed etniche (femminismo afromericano).

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7. 1. L'"accademizzazione" del femminismo

A partire dagli anni Ottanta, il femminismo entra in crisi come movimento di donne organizzate politicamente, come del resto accade a tutti i "movimenti" politici degli anni Sessanta e Settanta. L'elaborazione del pensiero e della teoria femminista, pero', non conosce crisi, e anzi si sviluppa e si diffonde sempre di piu' in molteplici campi del sapere (filosofia, storia, critica letteraria, sociologia), e in tutti i paesi avanzati (vedremo nella prossima unita' didattica il caso degli studi sulle letterature classiche). Nel mondo angloamericano il femminismo si "accademizza" rapidamente. Le femministe degli ultimi venti anni sono per lo piu' docenti universitarie, impegnate prevalentemente in un lavoro di ricerca di tipo accademico; nell'universita' entrano anche la maggior parte delle femministe radicali che abbiamo visto sopra (par. 3). In area angloamericana si diffondono, a livello universitario, gli "Women's Studies" e i "Gender Studies", cosi' come i campi correlati (in quanto ispirati sempre al valorizzamento delle potenzialita' conoscitive insite in una "differenza", sia etnica che di genere) dei "Gay" e "Lesbian Studies", dei "Queer Studies", dei "Cultural Studies", dei "Postcolonial Studies", del femminismo nero ed etnico. Le femministe piu' recenti non si dedicano piu' all'elaborazione di strumenti concettuali destinati ad essere usati nelle lotte politiche del movimento, come negli anni Settanta, ma si propongono di studiare e analizzare concetti filosofici fondamentali come quelli di "identita'", "soggettivita'", "sessualita'", "corporeita'". Le loro opere si fanno sempre piu' "difficili" e specialistiche, anche a causa dell'influenza crescente sia negli Stati Uniti che in Italia del pensiero decostruzionista (solitamente di non facile accesso), delle pensatrici francesi, a loro volta decostruzioniste, cui abbiano accennato sopra (Irigaray, Kristeva, Cixous), e dei filosofi, sempre francesi, del "postmoderno" (Deleuze, Lyotard, Baudrillard). L'opera di Michel Foucault, in particolare, e specialmente la sua Storia della sessualita' in tre volumi, avra' grande influenza sugli studi femministi e di genere rivolti all'antichita' classica, come vedremo nella prossima unita' didattica.

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7. 2. Donna Haraway e il cyber-femminismo

Un nome significativo delle tendenze recenti del femminismo e' quello di Donna Haraway. Biologa, e storica della biologia, insegna attualmente "History of Consciousness" ("Storia della coscienza") nel Dipartimento omonimo dell'University of California, Santa Cruz, dove e' collega di altre due femministe celebri, Angela Davis e Teresa de Lauretis (vedi sotto). E' diventata famosa con il saggio intitolato "Manifesto for Cyborgs: Science, Technology, and Socialist Feminism in the 1980's", in "Socialist Review" 80 (1985) pp. 65-108, ristampato in Simians, Cyborgs and Women: The Reinvention of Nature, New York, Routledge 1991, pp. 149-181. Il "cyborg" e' un individuo meta' macchina (cyb-), meta' organismo (-org), come il "Terminator" dei film di James Cameron. Partendo dall'idea di cyborg, creature presenti (per ora) molto piu' nella fantascienza che non nella realta', Haraway propone e prevede una ironica e giocosa utopia socialista-femminista, dove verranno a cadere, nella mescolanza di tecnologia e umanita', tutte le distinzioni di genere e di razza, e anche i confini tra umano e animale, tra mondo fisico e mondo informatico.

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7. 3. Teresa de Lauretis

Teresa de Lauretis, una delle pensatrici femministe piu' influenti sulla scena mondiale, e' nata e cresciuta in Italia. Dopo il dottorato in Lingue e letterature moderne alla Bocconi di Milano, si e' trasferita negli Usa, dove ha insegnato italiano, letterature comparate, "women's studies" e critica del cinema in varie universita'. Attualmente, come si e' detto sopra, insegna nel Dipartimento di Storia della coscienza all'University of California, Santa Cruz.

De Lauretis, esponente del femminismo lesbico, si propone, seguendo le idee delle lesbiche radicali francesi (come Helene Cixous), e sviluppando concetti di Irigaray, una demolizione teorica dei concetti di genere e di identita' sessuale. Importante nella sua elaborazione il concetto di "parodia", e del continuo cambiamento di ruolo che la parodia comporta. Nessuna identita' e' fissa e immutabile, ogni identita' e' parodia di un'altra, un "simulacro" di qualcosa che non esiste come dato di natura.

Un concetto di de Lauretis spesso citato e' quello delle "tecnologie di genere": il genere viene visto come un prodotto delle "tecnologie di genere", cioe' dei discorsi, delle istituzioni, delle narrazioni culturali, delle pratiche di rappresentazione visiva e verbale che ingenerano il soggetto donna.

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7. 4. "Queer Theory"

E' lei a coniare, nel 1990, l'espressione "queer theory". In inglese queer significa "strano, bizzarro, eccentrico", ed e' in origine un termine volgare e spregiativo per indicare l'omosessuale. Il termine, nel senso "positivo" attuale, era originariamente associato con i politici radical gay di ActUp, Outrage, e altri gruppi che si appropriarono della parola "queer" come di un marchio d'identita' che puntava in direzione di una politica separatista, non-assimilazionista. Nella teoria culturale, tuttavia, la "queer theory" si propone di sfidare le nozioni essenzialiste sia di eterosessualita' che di omosessualita', per mirare a una comprensione della sessualita' che metta in primo piano l'oltrepassare i confini, le ambivalenze, e le costruzioni culturali il cui cambiamento dipende dal contesto storico e sociale. "To queer" significa allora rendere strana e dissestata anche la sessualita' "normale", mettere in discussione l'eterossesualita' come norma socio-sessuale "naturale", e promuovere la nozione di "non-straightness" ("non-eterosessualita'").

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7. 5. Rosi Braidotti

Anche Rosi Braidotti, come Teresa de Lauretis, e' un'italiana che da molto tempo si e' trasferita all'estero, in Olanda, dove insegna all'Universita' di Utrecht.

Le sue due opere piu' importanti sono Patterns of Dissonance (1991), trad. it. Dissonanze. Le donne e la filosofia contemporanea, La Tartaruga, Milano 1994, in cui Braidotti compie una rivisitazione critica del pensiero poststrutturalista francese (Lacan, Derrida, Deleuze, Foucault), e The Nomadic Subject (1994), trad. it. Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernita', Donzelli, Roma 1995, in cui propone il concetto di filosofia femminista "nomadica". Braidotti elabora uno schema a tre livelli per capire la differenza sessuale.

Il primo livello e' quello delle differenze tra uomini e donne, e implica la critica alla falsa universalita' del sistema simbolico maschile, e, dal punto di vista politico, il rifiuto dell'emancipazionismo, in quanto a rischio di omologazione. Il secondo livello e' quello delle differenze tra donne, e implica la critica alla falsa unita' della categoria "donne", che e' invece incrinata da una molteplicita' di variabili sociali (la classe, l'etnia, l'orientamento sessuale). Il terzo livello, infine, e' quello delle differenze all'interno di ogni donna, per esempio tra il piano della soggettivita' conscia e quello delle identificazioni inconsce. L'invito di Braidotti e' a transitare, "nomadicamente", da un livello all'altro.

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7. 6. Judith Butler e la riflessione sul concetto di "corpo"

Centrale nelle opere di Braidotti e' la riflessione sul "corpo" della donna. Questo accento sul corpo e' condiviso anche da Judith Butler, una femminista lesbica che insegna all'University of California, Berkeley.

Le sue due opere principale sono Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity, Routledge, New York-London 1990, e Bodies that matter (1993), trad. it. Corpi che contano. I limiti discorsivi del "sesso", Feltrinelli, Milano 1997. In questa seconda opera, Butler adotta una prospettiva tipicamente "queer". "Corpi che contano" sono quelli che "rispettano" i "codici" o "discorsi" di provenienza maschilista che prescrivono di "recitare" dei ruoli fissati. Chi non rispetta quei codici e' l'"abietto", il diverso, il "queer". Per Butler occorre provare a mettere in discussione quei codici, prendendo coscienza del loro carattere di "costruzioni" culturali, e adottando pratiche "drag", da travestiti, da attori teatrali che cambiano continuamente ruoli e abiti.

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7. 7. Il femminismo nero ed etnico

Nell'ambito del femminismo un ruolo importante di critica "interna" e' stato svolto non solo dalle lesbiche, ma anche dalle donne nere e di altre minoranze etniche, inizialmente marginalizzate da un movimento femminista che, oltre che eterosessuale, era anche decisamente bianco e medio-borghese. Tra le numerose voci di dissonanza rispetto al femminismo bianco ed eurocentrico ricordiamo Gayatri Spivak (indiana di nascita, trasferitasi negli Stati Uniti, traduttrice di Derrida in inglese, e importante critica letteraria di ispirazione marxista), le afroamericane bell hooks ("bell" come la madre, Rosa Bell Watkins, "hooks" come la nonna materna, Bell Blair Hooks; di lei si puo' leggere in italiano la raccolta di saggi Elogio del margine. Razza, sesso e mercato culturale, Feltrinelli, Milano 1998), Angela Davis (nota esponente della lotta antirazzista della fine degli anni Sessanta), e Barbara Smith; le latinoamericane Gloria Anzaldua e Rosario Morales.

(Parte settima - segue)

 

5. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE OTTAVA)

 

8. La teoria della differenza nel femminismo italiano (dal 1968 a oggi)

Contenuto del capitolo

In questo capitolo ci rivolgeremo al movimento femminista in Italia, che fin dall'inizio degli anni Settanta fornisce importanti contributi allo sviluppo della riflessione teorica delle donne. Vedremo come il femminismo italiano si sviluppi intorno ad alcuni centri importanti, come la Libreria delle Donne di Milano e il gruppo Diotima di Verona. Vedremo, tra le personalita' piu' rappresentative, Carla Lonzi (Sputiamo su Hegel, 1971), e le teoriche della differenza Luisa Muraro e Adriana Cavarero.

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8. 1. Il movimento delle donne in Italia

In Italia il movimento femminista nasce e si sviluppa in parallelo ai movimenti nelle altre nazioni avanzate. Intorno al 1970, soprattuto a Roma e a Milano, nascono organizzazioni femministe, basate sui gruppi di autocoscienza, che saranno impegnate per un decennio nelle lotte per i diritti sociali, per l'aborto legalizzato e assistito, per il divorzio, per i servizi sociali garantiti, per le pari opportunita' nei luoghi di lavoro e in quelli istituzionali. Le donne fondano loro librerie, case editrici, archivi e centri di documentazione, riviste. Una ricca documentazione sul periodo degli anni Settanta-Ottanta e' raccolta nel volume Libreria delle Donne di Milano, Non credere di avere dei diritti, Rosenberg & Sellier, Milano 1987. Paola Bono (curatrice anche di Questioni di teoria femminista, La Tartaruga, Milano 1993) ha curato due raccolte sul femminismo italiano uscite in inglese: con Sandra Kemp, Italian Feminist Thought: A Reader (1991), e The Lonely Mirror: Italian Perspectives on Feminist Theory (1993).

L'elaborazione del pensiero femminista italiano si svolge soprattutto intorno alla "Libreria delle Donne" di Milano e al gruppo di pensatrici di Verona "Diotima" (dal nome della donna che nel Simposio platonico ispira a Socrate la teoria dell'amore come filosofia).

Tra le riviste del femminismo italiano ricordiamo "dwf donnawomanfemme" (dal 1975) fondata e diretta per i primi 4 fascicoli da Ida Magli; "Memoria" (1981-1988); "Sophia" (dal 1996).

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8. 2. Carla Lonzi

Carla Lonzi (1931-1982) e' una figura chiave del primo femminismo italiano, la prima a insistere sulla differenza sessuale e sull'affermazione delle potenzialita' positive della sessualita' e dei valori della donna in contrapposizione a quegli dell'uomo. E' autrice di due saggi: "Sputiamo su Hegel" (1970), e "La donna clitoridea e la donna vaginale" (1971), quest'ultimo consonante con il famoso saggio di Anne Koedt su "Il mito dell'orgasmo vaginale" (1970). I due articoli sono poi usciti in Sputiamo su Hegel, La donna clitoridea e la donna vaginale, e altri scritti, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1977.

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8. 3. Il gruppo "Diotima": Luisa Muraro e Adriana Cavarero

"Diotima" e' una comunita' filosofica di donne con sede a Verona. Tra i suoi membri si segnalano in particolare Luisa Muraro (1940) e Adriana Cavarero (1947).

Luisa Muraro, anche animatrice della Libreria delle Donne di Milano, e' stata tra le prime a introdurre in Italia la filosofia francese della differenza. La sua opera e' particolarmente vicina al pensiero di Julia Kristeva, e in particolare di Luce Irigaray, la cui opera fa conoscere in Italia. Tra i suoi contributi si segnala il libro L'ordine simbolico della madre, Editori Riuniti, Roma 1991, che gia' nel titolo suggerisce un'impostazione analoga a quella di Kristeva (par. 6. 4). Una proposta di Muraro che ha sollevato discussioni e critiche e' la pratica dell'"affidamento", in cui una donna "debole" si affida a una donna "forte" per essere avviata e sostenuta nel suo itinerario di liberazione e affermazione della differenza sessuale.

Adriana Cavarero (che si e' distaccata da Diotima nel 1991) si e' occupata della differenza nel linguaggio ("Per una teoria della differenza sessuale", nel volume collettivo Diotima. Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987), e in seguito ha esplorato dal punto di vista delle differenza varie opere della tradizione filosofica e letteraria (Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma 1990; Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano 1997).

(Parte ottava - segue)

 

6. PROFILI. ELSA BERNSTEIN

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica curata da Stefania De Lucia]

 

Elsa Bernstein, alias Ernst Rosmer, nasce a Vienna il 28 ottobre 1866 e cresce a Monaco, dove il padre, Heinrich Porges, e' direttore d'orchestra. Sebbene ebreo di nascita e credo, Heinrich fa convertire la moglie e la figlia alla religione protestante.

Cresciuta in un ambiente culturale molto vivace, Elsa comincia prestissimo a scrivere versi e prosa. E' affascinata dal teatro e a soli sedici anni decide di intraprendere la carriera di attrice teatrale. Recitera', purtroppo, solo due anni, dato che una seria malattia oculare la obblighera' a trascorrere lunghi periodi a letto. Durante questo periodo riprende a scrivere versi, racconti e pezzi teatrali e riesce a pubblicare alcuni dei suoi lavori grazie all'appoggio di Max Bernstein, un avvocato con la vocazione di scrittore e drammaturgo, che Elsa sposera' nell'ottobre del 1890.

Dal 1892 riprende a scrivere novelle e testi per il teatro tra i quali ricordiamo i drammi: Wir Drei (1893), Daemmerung (1893) e la commedia Tedeum (1896), fortemente legati a una forma e uno stile naturalista, Mutter Maria (1900), di tendenze piu' espressionistico-simboliste e Nausikaa (1906), testo che si richiama all'antica mitologia greca.

A Monaco di Baviera, dove vive, la scrittrice entra a far parte, in qualita' di socio onorario, della "Gesellschaft der Literaturfreunde" prendendo cosi' parte alla vita culturale ed intellettuale della citta'.

Alla fine del 1890 dirige insieme al marito un salotto letterario-musicale, aperto non solo a musicisti, letterati e artisti noti, ma anche ad artisti sconosciuti alla ricerca di un'occasione per farsi conoscere e diffondere le proprie idee. Elsa continua a seguire le attivita' del salotto anche dopo la morte del marito, avvenuta nel 1925. In quegli anni si acuiscono i suoi problemi alla vista e l'intervento a cui viene sottoposta non porta i miglioramenti sperati. Gia' a partire dalla meta' degli anni Venti la scrittrice e' quasi del tutto cieca.

Dopo la presa del potere da parte del nazionalsocialismo, nel 1933, e l'inizio della guerra, nel 1939, le condizioni economiche della scrittrice e della sorella, che dalla morte del marito aveva preso a vivere con lei, peggiorano. Nel 1939, a causa delle leggi razziali, il salotto letterario, pur restando aperto, deve trasferirsi in sale meno fastose e rappresentative.

Nell'estate del 1942 Elsa e sua sorella vengono deportate nel campo di concentramento di Theresienstadt: mentre la sorella sopravvive solo pochi mesi alle vessazioni che subisce nel campo, Elsa, che per i suoi meriti letterari si era meritata una sistemazione migliore, riesce a sopravvivere. Anche nel campo l'autrice continua a scrivere e coltivare il suo amore per la letteratura, ma non pubblica piu' ne' drammi ne' prosa.

Nel 1945, dopo la liberazione, si trasferisce ad Amburgo, dalla figlia. Da li' riprende i contatti epistolari con tutti i suoi amici intellettuali e scrittori. Inizia inoltre a realizzare una raccolta di momenti della sua vita per i suoi parenti in America. Il manoscritto, considerato a lungo perduto, e' stato ritrovato - grazie a minuziose ricerche - solo nel 1999 e costituisce una testimonianza unica non solo della vita dell'autrice ma anche dell'esperienza del campo di concentramento, offrendo il punto di vista di un prigioniero "privilegiato".

Elsa Bernstein muore ad Amburgo il 12 giugno 1949.

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Opere: a) pubblicate con lo pseudonimo di Ernst Rosmer: Daemmerung, dramma, 1893; Wir Drei, dramma, 1893; Madonna, novella, 1894; Koenigskinder, favola in forma drammatica, 1895; Tedeum, commedia, 1896; Themistokles, tragedia, 1897; Mutter Maria. Totengedicht in fuenf Wandlungen, 1900; Merete, 1902; Dagny, dramma, 1904; Johannes Herkner, dramma, 1904; b) pubblicate con il nome di Elsa Bernstein: Nausikaa, tragedia, 1906; Maria Arndt, dramma, 1908; Achill, tragedia, 1910; Das Leben als Drama. Erinnerungen an Theresienstadt, diario dal campo di concentramento, 1999.

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Critica: Bake, Rita - Kiupel, Birgit (Hg.), Elsa Bernstein. Das Leben als Drama. Erinnerungen an Theresienstadt, Dortmund, 1999; Emonds, Friederike, Gattung und Geschlecht. Inszenierungen des Weiblichen in Dramen deutschsprachiger Theaterschriftstellerinnen, Wuerzburg, 2003; Kraft, Helga W. (Hg.), From Fin-de-Siecle to Theresienstadt: the works and life of the writer Elsa Porges-Bernstein, New York-Vienna [u.a.] 2007; Rosmer, Ernst, Das Leben als Drama: Erinnerungen an Theresienstadt - Elsa Bernstein, (Hg. von Rita Bake und Birgit Kiupel), Dortmund, 1999; Schlenther, Paul, Was kann dich in der "Daemmerung" so ergreifen?, in "Das Magazin fuer Literatur" 62 (1893); Wall, Ranate, Lexikon deutschsprachiger Schriftstellerinnen im Exil 1933-1945, Giessen, 2004; Wesendonk, Franz von, Wenn die Krebse auf den Bergen pfeifen. Briefe der Frau Elsa an den Soldaten Franz, Mittenwald, 1977.

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Sitografia: www.solana-theater.de; mitglied.lycos.de; www.festivalradiofrancemontpellier.com; www.porges.net

 

7. PROFILI. LOLA BLONDER

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica curata da Stefania De Lucia]

 

Lola Zipser nasce il 21 maggio 1894 in una famiglia ebrea della borghesia viennese. Dopo aver frequentato le scuole elementari completa la sua educazione con un istitutore privato.

Allo scoppio della prima guerra mondiale parte volontariamente come infermiera per il fronte orientale. Tornata a Vienna, lavora come tecnico in un laboratorio batteriologico fino al 1920, anno in cui sposa l'avvocato Herbert Schutzmann. Nel 1937, pero', un anno prima dell'annessione, il marito muore e Lola, cacciata dal suo appartamento, raggiunge la Palestina con i suoi tre figli. Dopo qualche anno e numerose difficolta', viene raggiunta dalla madre e dai fratelli.

Nel 1948 sposa il galiziano Siegmund Blonder, sopravvissuto, insieme a pochi altri, al naufragio di una nave di esuli ebrei che, poco distante dalle coste della Palestina, aveva fatto contare ben 250 vittime.

Tra il 1954 e il 1958 Lola Blonder fa ritorno a Vienna dove la figlia e il genero si trovavano per motivi di studio. Dopo il ritorno nella citta' natale le sue poesie iniziano ad essere pubblicate e musicate.

Nel 1958, seguendo la famiglia della figlia, si trasferisce negli Stati Uniti d'America, dove, grazie all'intercessione di Harry Zohn, professore universitario in Massachusetts, i suoi testi, in parte scritti in lingua inglese, vengono pubblicati.

Nel 1992, in collaborazione con Anna Mitterer, pubblica una sorta di biografia che raccoglie anche alcuni dei suoi versi.

Lola Blonder muore a Lowell, Massachusetts, il 4 dicembre 1998.

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Opere: oltre a numerose pubblicazioni su riviste e antologie, 1938 - Zuflucht Palaestina. Zwei Frauen berichten (con Anna Rattner), 1989.

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Critica: Colin, Amy - Strenger, Elisabeth, Bruecken ueber den Abgrund: Auseinandersetzung mit juedischer Leidenerfahrung, Antisemitismus und Exil, Muenich, 1994; Wall, Renate, Lexikon deutschsprachiger Schriftstellerinnen im Exil 1933-1945, Giessen, 2004.

 

8. PROFILI. KLARA BLUM

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica curata da Stefania De Lucia]

 

Klara Blum nasce a Czernowitz il 27 novembre 1904 in una famiglia ebrea. Cresce a Vienna, dove lavora come giornalista e letterata sino al 1934. Con la poesia Ballade vom Gehorsam vince il premio letterario della "Internationalen Vereinigung Revolutionaerer Schriftsteller" (Organizzazione internazionale degli scrittori rivoluzionari). Il premio e' un viaggio di studio di due mesi in Russia. Klara vi rimane undici anni e ne acquisisce la cittadinanza.

A Mosca conosce il regista teatrale comunista cinese Zhu Xiangcheng, del quale si innamora. I due vivono insieme circa quattro mesi, prima che lui scompaia misteriosamente. Klara, che suppone sia stato rispedito in patria dal partito comunista cinese affinche' esegua una missione, decide di lasciare la Russia e mettersi sulle sue tracce. Lo cerca in numerosi paesi e citta', fino a giungere a Shangai, citta' natale di Xiangcheng. Le ricerche non danno esito positivo, ma Klara, sebbene sola, decide di rimanere in Cina. Dopo aver preso la cittadinanza cinese, nel 1954, scopre che Zhu Xiangcheng e' stato rapito e imprigionato dai servizi segreti di Stalin, perche' ritenuto colpevole di spionaggio, e che, nel 1943, e' morto in una prigione in Siberia. La storia del suo amore e' descritta nell'autobiografia, composta nel 1951, dal titolo Der Hirte und die Weberin.

Nella biografia e nelle opere di Klara Blum si intrecciano quattro culture diverse: l'ebraica, l'austriaca, la russa e la cinese. E, insieme a queste, tre diverse prospettive sulla realta': la sionista, la femminista e la socialista. La sua produzione letteraria spazia dalla lirica alla prosa, dalla pubblicistica al resoconto storico. La scrittrice muore il 4 maggio 1971 a Guangzhou, in Cina.

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Opere: Die Antwort, poesie, 1939; Erst recht, poesie, 1939; Wir entscheiden alles, poesie, 1941; Donauballaden, poesie, 1942; Schlachtfeld und Erdball, poesie, 1944; Der Hirte und die Weberin, autobiografia, 1951; Li Dji: Wang Gue und Li Hsiang - Hsiang, epopea nazionale, libera traduzione, 1954; Das Lied von Hongkong, novella, 1959; Der weite Weg, poesie, 1960.

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Critica: Hsia, Adrian, "Zwei Enden des Himmels. Das bewegte Leben der juedisch-chinesischen Schriftstellerin Klara Blum", in "Die Zeit", 5.1.1990; Lange, Thomas, "Emigration nach China. Wie aus Klara Blum Dschu Bailan wurde", in "Exilforschung" 3, 1985; Shchyhlevska, Natalia, Deutschsprachige Autoren aus der Bukowina, Frankfurt am Main - Wien, 2004; Wall, Renate, Lexikon deutschsprachiger Schriftstellerinnen im Exil 1933-1945, Giessen, 2004; Zhidong Yang, Klara Blum - Zhu Bailan, Frankfurt am Main [u.a.], 1996; Id., Klara Blum, Wien-Koeln-Weimar, 2000.

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Sitografia; www.literaturepochen.at; www.wienerzeitung.at; www.exil-archiv.de; www.ruhr-uni-bochum.de

 

9. PROFILI. KAETHE BRAUN-PRAGER

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica curata da Stefania De Lucia]

 

Katharina Maria Braun nasce a Vienna il 12 febbraio 1888, in una famiglia ebrea. La madre muore nel darla alla luce e il padre sposa, un anno dopo, la zia materna, Laura. Sull'esempio del nonno, poeta per diletto, e del fratello Felix, che all'eta' di 14 anni aveva gia' composto una piccola opera per il teatro, Kaethe viene educata all'amore per la letteratura.

Grazie all'educazione liberale impartitale dalla famiglia puo' frequentare una scuola femminile e, nel 1907, conseguire anche il titolo di stenografa.

Per essere di supporto alle finanze familiari lavora come insegnante privata e, a partire dallo stesso 1907, anche come impiegata presso una banca viennese. All'epoca ha gia' scritto molte poesie e aforismi, ma non ha ancora pubblicato i suoi scritti. L'influenza dell'ambiente di lavoro diventa il tema del racconto Buero, nel quale un impiegato dedito al suo lavoro, ma poco amato dai colleghi, diviene lentamente e inesorabilmente pazzo.

Cresciuta nella tradizione ebraica della famiglia, ma al tempo stesso secondo un'educazione laica, Kaethe Braun-Prager si converte dapprima alla religione evangelica, in seguito a quella cattolica. Anche la matrigna, forse per paura delle persecuzioni razziali di quegli anni, si converte.

Dopo alcune relazioni sentimentali di poca importanza, la scrittrice conosce e si innamora dello scrittore e filosofo Hans Prager, che sposa nel 1917.

A partire dal 1920 Kaethe Braun-Prager lavora come scrittrice, e sebbene conduca una vita molto ritirata, nelle stanze del suo appartamento viennese si incontrano spesso famosi artisti dell'epoca, con i quali intrattiene un vivace scambio di idee.

Grazie alla sua fantasia letteraria, che trova espressione in forme diverse (racconti, aforismi, poesie, ecc.), riesce ad assicurare alla sua famiglia un opportuno sostentamento economico.

Nel 1927 viene messo in scena con grande successo il suo dramma Anna Mayer. Dal 1928 al 1938 fonda e conduce la rubrica "Literarische Frauenstunde" per l'emittente radiofonica "Radio Wien" e organizza cicli di conferenze su famose donne austriache. Il suo interesse per la storia e il movimento delle donne, gia' cominciato negli anni precedenti, si accresce grazie alla conoscenza della scrittrice e suffragista Rosa Mayreder.

Nel 1929 viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie e negli anni immediatamente successivi appaiono i romanzi, gli aforismi e i saggi.

Nel 1930 guida le "Literarischen Vortragsabende" all'Hotel de France di Vienna e conduce trasmissioni anche per le emittenti radiofoniche di Breslavia, Berlino e altre citta'. A causa della difficile situazione politica di quegli anni pubblica i suoi scritti con lo pseudonimo di Anna Maria Brandt.

Nel 1939 Kaethe Braun-Prager emigra con la matrigna in Inghilterra, mentre il marito e la figlia si trasferiscono a Parigi. Li', nel 1940, Hans Prager muore di fame e stenti e soprattutto delle mancate cure alla tiroide gia' malata e operata prima dell'esilio. La figlia torna in Austria ed e' affidata alle cure di una zia.

Durante l'esilio, Kaethe Braun-Prager scopre la sua passione per il disegno e comincia a dipingere pur senza abbandonare l'attivita' di scrittrice, saggista, conferenziera e traduttrice.

Kaethe Braun-Prager e la matrigna fanno ritorno a Vienna solo nel 1951, in quella stessa citta' la scrittrice muore il 18 giugno 1967.

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Opere: Bei der Kerze, poesie, 1929; Verfruehter Herbst, poesie, 1932; Stern im Schnee, poesie, 1949; Die Mondwolke, poesie, 1963; Ahnung und Einblick, aforismi, 1937; Reise in die Naehe, diario di viaggio, 1954; Verwandelte Welt, miscellanea, 1956; Heimkehr, novelle, 1958; Das himmlische Kartenhaus, miscellanea, 1968; Heimat in der Fremde, esperienze e racconti dall'esilio, 1968; Ruhe in der Ferne, poesie in prosa, 1972; Grosse Frauen der Heimat, ritratti, 1936; Die Stadt der Ewigen, novelle, 2000; Anna Mayer, dramma, 1927; Renate, dramma; Der Krueppel, dramma.

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Critica: Schiffkorn Aldemar, Incontro nel segno di Adalbert Stifter con Felix Braun, Kaethe Braun-Prager, Johannes e Gertrud Urzidil, in Q. Principe (a cura di), Ebrei e Mitteleuropa: cultura, letteratura e societa', Atti del XVI Convegno "Cultura ebraica e letteratura mitteleuropea", 1984; Bolbecher Siglinde - Kaiser, Konstantin (Hg.), Lexikon der oesterreichischen Exilliteratur, Wien, 2000; Wall, Renate, Lexikon deutschsprachiger Schriftstellerinnen im Exil 1933-1945, Giessen, 2004.

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Sitografia: www.braun-prager.de; www.rosa-mayreder.de

 

10. PROFILI. ELFRIEDE BRUENING

[Dal sito "Esilio, espatrio, migrazione al femminile nel Novecento tedesco" (www.exilderfrauen.it) riprendiamo la seguente notizia biobibliografica curata da Stefania De Lucia]

 

Nasce a Berlino l'8 novembre 1910. Dopo il liceo segue un percorso di formazione come segretaria d'ufficio e di redazione. All'eta' di sedici anni comincia a pubblicare reportage e articoli negli inserti culturali di rinomati quotidiani come il "Berliner Tageblatt", la "Vossische Zeitung" e la "Frankfurter Zeitung".

Con l'avanzare della crisi economica, il padre, un falegname, e il fratello perdono il lavoro. La madre apre una biblioteca per il prestito dei libri con annessa gelateria, ma i guadagni sono appena sufficienti al sostentamento della famiglia. L'esperienza dell'improvvisa poverta', cosi' come della crisi, diffusa in quei difficili anni tra i membri di ogni classe sociale, saranno oggetto del romanzo Kleine Leute. Pubblicato nel 1970, il romanzo era gia' stato ultimato tra il 1932-'33 quando ne fu impedita la pubblicazione non solo perche' non rispecchiava l'ideologia nazionalsocialista, ma anche perche' l'autrice, nel 1930, era entrata a far parte del partito comunista, e, nel 1932, anche del "Bund proletarisch-revolutionaerer Schriftsteller" (fondato nel 1928 da Johannes R. Becher e messo al bando dai nazisti nel 1933).

Allo scioglimento del Bund, molti degli scrittori che ne facevano parte (vedi tra gli altri Bertolt Brecht, Anna Seghers, Erich Arendt, ecc.) emigrarono all'estero, Elfriede Bruening, invece, decide di rimanere, condannandosi, pero', con questa scelta, al silenzio ovvero a quella letteratura della cosiddetta "Innere Emigration", di un esilio nell'interiorita', come racconta il romanzo Und ausserdem ist Sommer, comparso nel 1934.

La militanza di Bruening contro l'ideologia nazionalsocialista continua in sordina, ciononostante la scrittrice viene scoperta e, nel 1935, arrestata dalla Gestapo. Da quel momento, e per tutta la durata del regime nazionalsocialista, la sua attivita' letteraria sara' soggetta a minuziosi controlli. Prima del silenzio totale, al quale la scrittrice giunge nel 1938, scrive il romanzo Auf schmalem Land, pubblicato nel 1937, anno in cui Bruening sposa lo scrittore Joachim Barckhausen, e Junges Herz muss wandern, un romanzo che narra la storia d'amore tra un uomo maturo e una ragazza molto giovane.

Il 1945 rappresenta la data di un nuovo inizio per la scrittrice, che, tornata libera di esprimere le proprie idee, lavora come redattrice per il settimanale "Sonntag" e per la rivista "Neue Heimat". Nel 1949 pubblica il romanzo Damit du weiterlebst, che narra di alcuni esponenti di un gruppo di rivoltosi sorto durante il Terzo Reich e denominato "Rote Kapelle".

Nel 1950 si trasferisce a Berlino est dove lavora come libera scrittrice. Il riconoscimento della sua opera letteraria nella Ddr e' lungo e faticoso, anche se fin dallo stesso 1950 riesce a pubblicare presso diverse case editrici ben sedici libri. Ciononostante si rimprovera di scrivere una prosa piccolo-borghese, eccessivamente concentrata sulla rappresentazione degli stili di vita e dei rapporti tra le persone. In sua difesa si schiera Anna Seghers, sostenendo la necessita' di rappresentare la vita quotidiana e le condizioni di vita caratteristiche di un paese socialista.

I primi riconoscimenti ufficiali del lavoro della scrittrice arrivano negli anni Settanta, quando le vengono conferiti numerosi premi letterari. La sua produzione conta romanzi, novelle, drammi, libri per ragazzi, reportage per la televisione e la radio.

Tra le tematiche piu' frequenti troviamo l'uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, le difficolta' delle madri che crescono da sole i propri figli, la vita e la responsabilita' civile del singolo nella societa', problemi relativi al sistema scolastico-educativo, la criminalita' giovanile e il confronto con il passato.

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Opere: Und ausserdem ist Sommer, romanzo, 1934; Junges Herz muss wandern, romanzo, 1936; Auf schmalem Land, romanzo, 1938; ... damit du weiterlebst, romanzo, 1949; Die Umkehr. Das ist Agnes, racconti, 1949; Ein Kind fuer mich allein, romanzo, 1950; Vor uns das Leben, romanzo, 1952; Regine Haberkorn, romanzo, 1955; Gabriele, ein Tagebuch, romanzo, 1956; Rom hauptpostlagernd, romanzo, 1958; Sonntag der dreizehnte, romanzo, 1960; Wege und Schicksale, Frauenportraets, ritratti di donne, 1962; Rom, via Margutta, sceneggiato televisivo, 1962; Die Heiratsanzeig, commedia musicale, 1965; Nach vielen Jahren, sceneggiato televisivo, 1965; Das Antlitz unserer Zeit, 1965; Septemberreise, romanzo, 1974; Kinder ohne Eltern, reportage, 1968; Kleine Leute, romanzo, 1970; Jasmina und die Lotosblume, libro per l'infanzia, 1976; Hochverrat, Chronik einer Familie im Zweiten Weltkrieg, dramma, 1975; Zu meiner Zeit, Geschichten aus vier Jahrzehnten, 1977; Partnerinnen, romanzo, 1978; Frauenschicksale, 1981; Wie andere Leute auch, romanzo, 1982; Altweiberspiele und andere Geschichten, 1986; Laestige Zeugen? Tonbandgespraechemit Opfern der Stalinzeit, 1990; Kinder im Kreidekreis, reportage, 1992; Und ausserdem war es mein Leben, ricordi, 1994; Jeder lebt fuer sich allein, schizzi autobiografici, 1999; Spaetlese, racconti, 2000; Ein Maedchen und zwei Romane, romanzi, 2002; Zeit-Besichtigung, articoli e reportage, 2003; Gefaehrtinnen, ritratti biografici, 2004; Gedankensplitter, raccolta di pensieri, 2006.

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Critica: Auer, Annemarie, Ueber Elfriede Bruenings neuen Roman "Vor uns das Leben", in "Neue deutsche Literatur", 1, 1953, 4, S. 189-193; Berger, Friedemann (Hg.), In jenen Tage, Schriftsteller zwischen Reichstagsbrand und Buecherverbrennung, Leipzig-Weimar, 1983; Eberlein, Ruth, Untersuchungen zur Darstellung der Persoenlichkeitsentwicklung und des Ringens um Gleichberechtigung der Frau in den Buechern Elfriede Bruenings und zu deren Aufnahme durch die Literaturkritik und die Leser der Ddr 1950-1983, Paedagogische Hochschule, Magdeburg, Diss., 1985; Simons, Elisabeth, "Eigenes Erleben von der Seele schreiben". Bemerkungen zum literarischen Schaffen von Elfriede Bruening, in "Weimarer Beitraege", 30, 1984, S. 620-628; Ead., Interview mit Elfriede Bruening, in "Weimarer Beitraege", 30, 1984, S. 610-619; Steinhaussen, Ursula, 75. Geburtstag der Ddr-Schriftstellerin Elfriede Bruening, in "Der Bibliothekar", 39, 1985; Wall, Renate, Lexikon deutschsprachiger Schriftstellerinnen im Exil 1933-1945, Giessen, 2004; Wetzel, Maria, Spuersinn fuer ihre Leute. [Zu] Elfriede Bruening, Altweiberspiele [und andere Geschichten], in "Neue deutsche Literatur", 35, 1987, 2, S.125-127.

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Sitografia: www.humanist.de; www.glotzi-verlag.de; www.sissco.it

 

11. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Ralph Ellison, Invisible Man, 1953, Penguin Books, Harmondsworth-New York 1965, 1982, pp. 478.

 

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

13. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2086 del 25 agosto 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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