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[Nonviolenza] Telegrammi. 2112



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2112 del 20 settembre 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Ancora

2. "Solidarieta' e dignita' umana". Un incontro di riflessione con Vito Ferrante a Viterbo

3. Paolo Arena: Un ricordo di Alfio Pannega

4. Nelo Risi

5. Verso la "Giornata internazionale della nonviolenza" del 2 ottobre

6. Movimento Nonviolento, Peacelink e Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo: Un appello per il 4 novembre: "Ogni vittima ha il volto di Abele"

7. Verso la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" del 25 novembre

8. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

9. In memoria di Carlos Nelson Coutinho, di Aldo Natoli, di Giuseppe Tamagnini, di Simon Wiesenthal

10. Segnalazioni librarie

11. La "Carta" del Movimento Nonviolento

12. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. ANCORA

 

Ancora morti in mare, ancora vittime della guerra, ancora violenze razziste e assassine, ancora indicibili atti di disumanita'.

Cessi la guerra. Cessi la strage e l'orrore. Si rechi soccorso a tutte le vittime. Salvare le vite e' il primo dovere. Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

*

Ed ancora una volta, ancora una volta, ripetiamo cio' che occorre innanzitutto fare.

Occorre soccorrere, accogliere, assistere tutti gli esseri umani in fuga dalla fame e dalle guerre.

Occorre riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in modo legale e sicuro nel nostro paese.

Occorre andare a soccorrere e prelevare con mezzi di trasporto pubblici e gratuiti tutti i migranti lungo gli itinerari della fuga, sottraendoli agli artigli dei trafficanti.

Occorre un immediato ponte aereo di soccorso internazionale che prelevi i profughi direttamente nei loro paesi d'origine e nei campi collocati nei paesi limitrofi e li porti in salvo qui in Europa.

Occorre cessare di fare, fomentare, favoreggiare, finanziare le guerre che sempre e solo consistono nell'uccisione di esseri umani.

Occorre proibire la produzione e il commercio delle armi.

Occorre promuovere la pace con mezzi di pace.

Occorre cessare di rapinare interi popoli, interi continenti.

In Italia occorre abolire i campi di concentramento, le deportazioni, e le altre misure e pratiche razziste e schiaviste, criminali e criminogene, che flagrantemente confliggono con la Costituzione, con lo stato di diritto, con la democrazia, con la civilta'.

In Italia occorre riconoscere immediatamente il diritto di voto nelle elezioni amministrative a tutte le persone residenti.

In Italia occorre contrastare i poteri criminali, razzisti, schiavisti e assassini.

L'Italia realizzi una politica della pace e dei diritti umani, del disarmo e della smilitarizzazione, della legalita' che salva le vite, della democrazia che salva le vite, della civilta' che salva le vite.

L'Italia avvii una politica nonviolenta: contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Salvare le vite e' il primo dovere.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

2. INCONTRI. "SOLIDARIETA' E DIGNITA' UMANA". UN INCONTRO DI RIFLESSIONE CON VITO FERRANTE A VITERBO

 

Si e' svolto nella serata di sabato 19 settembre 2015 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione sul tema: "Solidarieta' e dignita' umana".

All'incontro ha preso parte Vito Ferrante.

*

Vito Ferrante, persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, presidente della Consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl di Viterbo, Vito Ferrante e' una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.

 

3. MEMORIA. PAOLO ARENA: UN RICORDO DI ALFIO PANNEGA

[Dal sito www.viterbopost.it riprendiamo questo intervento.

Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato tre cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta.

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i  motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti. Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2111, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" n. 687-691]

 

Il ventuno settembre ricorre il novantesimo anniversario della nascita di Alfio Pannega, scomparso il 30 aprile del 2010.

Come molti miei coetanei lo conobbi frequentando il Centro Sociale Valle Faul, anche se come tutti i viterbesi conoscevo per interposta persona certi aneddoti ormai parte del folklore che certo non gli rendevano giustizia.

Per molti ragazzi che venivano da una Viterbo ben diversa da quella che conosceva lui, fu un incontro importante ed una sorpresa: Alfio non era quello delle battute e dei racconti per sentito dire, di aneddoti pittoreschi e memorie parassita di chi parla senza sapere; Alfio era una persona che ti dava ospitalita' ed amicizia prima di chiederti chi fossi.

Nel 1993 ci fu l'occupazione dell'ex-gazometro, dove Alfio abitava, in quella Valle Faul che egli amava e ricordava come il polmone verde di Viterbo, quella propaggine intramuraria della splendide terre del Bulicame che Alfio conosceva e chiamava casa. Trovo' del tutto naturale unirsi a quel gruppo di giovani che volevano prendersi un pezzo di citta' condannato all'abbandono ed all'incuria, o peggio a future speculazioni di affaristi senza scrupoli. La valle era sua e dei viterbesi che volevano viverla, goderne il verde e la splendida vista su quelle architetture che Alfio aveva osservato per anni, dal basso in alto perche' erano i palazzi dei potenti e lui in fondo, nel punto piu' basso di Viterbo quasi a rappresentare questa differenza.

Tra i giovani del Centro Alfio visse una rinascita e fu sottratto ad un imbarazzante oblio o peggio ad una reificazione monumentale, o peggio ad una elezione a simbolo negativo di una Viterbo che si voleva estinta: entri la Viterbo del cemento e delle vetrine, fuori la Viterbo agricola ed artigiana.

Ebbe cosi' piu' volte modo di raccontare la propria storia, storia che molti cittadini di Viterbo credevano di sapere banalizzandola, storia che non avevano mai voluto ascoltare preferendo liquidare quel signore che con la sua logora dignita' rappresentava un promemoria vivente del loro imbarazzante benessere: liquidarlo con un'elemosina o con un insulto.

Molte volte lo abbiamo ascoltato per ore attorno ad un tavolo raccontarci una Viterbo che per noi era inimmaginabile e raccontarci la sua storia inscindibile dalla citta' di cui e' stato uno dei piu' illustri abitanti. Studenti svogliati restavamo stupiti da quei versi danteschi che citava a memoria dopo decenni e che a noi non volevano entrare in testa o da quei versi suoi che sgorgavano in lui con naturalezza e con la sapienza del poeta popolare che era, quelle ottave in endecasillabi con le quali amava cantare la natura che lo aveva accolto, l'amicizia, la dolorosa bellezza della vita, il lavoro, la sua citta'.

Alfio e' nato il 21 settembre del 1925 da Caterina (il cui vero nome era Giovanna) altra figura molto nota della Viterbo che fu, dalla vita difficile, passata nel tritacarne dello stereotipo e dell'oltraggio, feticcio su cui spesso accanirsi per rinforzare la percezione della propria presunta civilizzazione. Quella Caterina immortalata in un celebre scatto degli anni sessanta del fotografo Mario Onofri, amico di Alfio, scomparso di recente: uno scatto di profondissima intensita' neorealista, pasoliniana verrebbe da dire.

In gioventu' fu allontanato dalla madre, visse in collegio, inizio' a sperimentare la durezza della vita ai margini di una societa' viterbese che iniziava il suo faticoso ingresso nella cosiddetta modernita'.

E' in quei pochi anni di scuola che nasce il suo amore per la grande letteratura, per Dante soprattutto, che rimarra' sempre nella sua memoria ben piu' di quelle preghiere che ascoltava sempre dalla bocca di persone ricche e ben nutrite e ben vestite e ben poco pie.

Sperimenta lunghi anni di lavoro durissimo ma sempre fiero, mai arrendendosi a cercare la strada facile, guadagnandosi ogni boccone di pane, ripagando con l'amicizia e con l'onesta' anche chi lo sfruttava o lo derideva.

Vive da sempre dei materiali di risulta della societa' del consumo e dello spreco che stava integrando anche Viterbo: artigiano, contadino, manovale, uomo di fatica di quella fatica che nessuno voleva fare; ricicla incessantemente gli scarti della Viterbo che commercia e costruisce: cartone, rame, tessuto, tesori per chi come lui sa vivere in maniera frugale e l'unico lusso che desidera per se e' la compagnia dei suoi amici animali, del cielo, dei versi suoi e di quei poeti che non lo abbandonano e lo sostengono nei momenti piu' difficili, come fecero con Primo Levi nel campo di sterminio.

Le mura di Viterbo il suo erbario, il duomo il panorama dalla sua finestra: le grotte della zona in cui ha vissuto a lungo sia con la madre che da solo.

Tra coloro che lo avvicinano qualcuno che gli da' un po' di lavoro - piu' per la carita' e per il relativo prestigio che per amicizia - ma qualcuno lo ascolta, qualcuno va oltre i racconti ascoltati a casa che ne fanno persino una specie di "uomo nero", come quegli zingari che per anni avrebbero dovuto rubare i bambini, come quei migranti che oggi vengono additati come nemico: abbiamo delocalizzato anche gli spauracchi. Alfio invece e' in questi anni che matura la cultura dell'accoglienza e della condivisione del pane: con gli animali, con gli uomini che hanno meno di lui e anche con quelli che hanno di piu'; "omnia sunt communia", lo sa bene chi ha vissuto a lungo sulla terra e della terra che non ci sono recinti, che tutto cio' che e' sulla terra e' di tutti quelli che la abitano, che ne hanno bisogno. Alfio spezzava il suo pane con te, era un compagno: se eri con lui quello che era suo era tuo alla faccia della civilizzazione, come in Moby Dick quando il selvaggio Quiqueg divide subito tutti i suoi averi con il civilizzato Ismaele che ci resta di stucco.

Anni lunghi e duri, in cui molti conoscono quell'Alfio non vero che era costretto a mostrarsi nella citta' bene, quando avrebbe potuto ricordare a molti dei bei cittadini che lo trattavano con condiscendenza da dove venivano le loro fortune, chi aveva sfornato il loro pane, ma che invece preferiva stemperare quella tensione con il comportamento giocoso e persino con la battuta triviale; come il paesano che si toglie il cappello davanti al signore e si finge un sempliciotto ma la sa lunga, ah se la sa lunga; in questo consisteva l'essere popolano di Alfio, essere uno del popolo che rivendica questa sua appartenenza dinnanzi ai signori ai quali non si sente assolutamente subalterno, inferiore; anche se la loro potenza militare potrebbe schiacciarlo lui non si piega, sa benissimo da che parte stare.

Ci raccontava queste storie a meta' degli anni Novanta, le raccontava a noi che ci avvicinavamo alla politica, che pensavamo di aver capito tutto del mondo, che al Centro sociale credevamo avremmo trovato un covo di rivoluzionari incalliti ed invece avevamo conosciuto un gruppo di persone che volevano star bene e fare da se' la propria vita, riunendosi attorno ad un decano presentatosi spontaneamente e con le idee ben piu' chiare di tutti noi.

Non un nonno putativo od un padre sostitutivo, ma un amico tra pari; in una societa' gerontofoba che  trova mille stratagemmi per obliterare la senilita', Alfio era vecchio di una vecchiaia naturale, per quanto aumentata dalla fatica, dalla brutalita', dall'emarginazione; ma il rispetto Alfio se lo era guadagnato non come semplice fatto anagrafico, quasi che non possano esserci persone pessime ed anziane; Alfio il rispetto se lo guadagnava dandotene per primo e senza voler niente in cambio: ti dava da mangiare, da bere, le sue sigarette erano le tue e cosi' la sua casa. E parlava e raccontava, leggeva il giornale, ascoltava i notiziari, era ancora curioso di questo mondo che amava e di cui si sentiva, fin dove arrivavano le sue braccia e le sue gambe, responsabile; e chiedeva a te quello che facevi, come la pensavi, cosa desideravi; dopo averti detto come erano i suoi tempi voleva sapere tutto dei tuoi.

Come quelle culture che misurano la propria terra camminando, la terra di Alfio era fin dove lo portavano le sue gambe, ma la sua patria era il mondo intero come potevamo imparare ogni volta che al Centro sociale ci si confrontava con realta' molto diverse dalle nostre ma in fondo simili, tutti desiderosi come eravamo di stare tra di noi, di sostenerci, di imparare reciprocamente; ed in questo avevamo trovato in Alfio un amico ed un maestro, anche se a questa parola si sarebbe schermito con una parolaccia ed una risata delle sue.

Conoscevamo cosi' la sua lucidita' e la sua chiara visione del suo pezzo di mondo: in tutti quegli anni aveva imparato molto bene a distinguere il bene dal male, sapere quali fossero le ferite del mondo da guarire, le cose di cui prendersi cura, le cose fatte e quelle da fare e chi le aveva fatte.

Questa vita non lo aveva chiuso in se stesso, ma anzi lo spingeva ancora di piu' ad aprirsi all'altro: per quanto possibile saliva ancora in centro la mattina e girava per le strade che amava: molte persone lo conoscevano, soprattutto molti commercianti del centro; molti lo sostenevano, molti aspettavano la sua poesia natalizia, molti pensavano di conoscerlo, molti desideravano mostrarsi intimi col cittadino piu' illustre, salvo poi scoprire che egli non era affatto come si aspettavano: ogni occasione di incontro per Alfio era utile per dire parole buone, per invitare le persone a lottare per gli ultimi, per celebrare la vita coi versi o col vino e soprattutto per portare avanti una delle molte battaglie che Alfio conduceva non per se ma per gli altri.

Alfio che salvo' per molti anni la Valle di Faul dal degrado e dalla speculazione (e cosa penserebbe del mare di cemento che da qualche tempo cola nel fu polmone verde cittadino, e cosa direbbe del bisogno di ascensori che la citta' sembra sentire negli ultimi tempi, lui che partiva col suo carretto per interminabili fatiche).

Alfio che si e' sempre battuto perche' chi ha bisogno venga accolto, aprendo lui per primo le porte di casa sua a chi era scappato dal proprio paese, a chi cercava un piatto di minestra, una parola di conforto.

Alfio che fu tra i primi ad opporsi alla costruzione del mega-aeroporto nella valle del Bulicame, perche' avrebbe ucciso quella terra bellissima, vera risorsa per la citta', luogo unico che tutti ci invidiano. Non capiva cosa c'entrasse un mare di cemento e di asfalto in quelle terre fumanti piene di vita e di poesia.

Sin dall'inizio della vicenda volle essere tra i promotori di una campagna di informazione e di tutela di quelle terre che sempre ci aveva raccontato e sulle quali, col trasferimento del Centro sociale, aveva voluto andare a vivere di persona. Mi ricordo quell'orazione durante la manifestazione del 2008 al Bulicame, proprio davanti a quelle pozze fumanti: fu un punto di svolta in quella vicenda, fu il momento in cui buona parte della cittadinanza si ricordo' del bisogno di lentezza, di condivisione, di amore per la terra e non di velocita', profitto, devastazione.

Quando poi fu pubblicato il suo libro fu felicissimo e la citta' fu sorpresa e felice di ritrovare il suo abitante piu' illustre: quegli incontri, quella possibilita' di ascoltare le sue parole, quella riscoperta della possibilita' di ritornare ad incontrarci e parlarci, invece che sfrecciarci l'uno davanti all'altro con l'auto mentre andiamo in qualche cattedrale di cemento, fu un momento molto intenso che a lui dono' autentica gioia, quella gioia che si prova quando si da'; Alfio amava e rispettava i libri (alcuni dei quali custodiva gelosamente), era un promotore della cultura quella buona, quella che unisce, e vedere un libro col suo nome e le sue poesie fu motivo di felicita' perche' sentiva di aver lasciato qualcosa al mondo, alla comunita' di cui era parte. Per molti cittadini fu una sorpresa conoscerlo o riscoprirlo e conoscerne per la prima volta la profondita' e l'intelligenza ben oltre il personaggio a cui si e' voluto ridurlo per stemperarne una forza politica devastante.

E quella volta che gli amici artisti portarono in pellegrinaggio al duomo il suo ritratto, a dare un messaggio di pace e di amore per la terra. E le fotografie, le riprese video, i ritratti: Alfio si prestava ma non capiva perche' molti dei suoi amici ci tenessero cosi' tanto ad avere un suo ricordo, preferiva essere ascoltato ed ascoltare: un'occasione per stare insieme e' meglio di un santino.

Alfio che accetto' di farsi testimone di un'ultima battaglia per il diritto di tutti alla casa, lui che ormai non ne aveva piu' bisogno avendo scelto di vivere con i ragazzi del Centro sociale, con cui da tanti anni condivideva un'esperienza di accoglienza ed amicizia, di lotte - che chiamava famiglia. Si accorse bene ed accetto' di correre il rischio di essere sfruttato per fini politici da chi voleva farsi bello con la carita', purche' questo gli permettesse di essere d'aiuto a chi era meno fortunato e felice di lui. Si rendeva certo conto del fatto che il suo volto sui manifesti ("Emergenza casa") fosse parte delle solite faccende elettorali di cui da anni conosceva bene ogni intrallazzo, ma pensava potesse comunque essere utile a qualcuno. La capiva bene la politica Alfio, e delle amministrazioni viterbesi sapeva vita morte e miracoli, cosi' come delle strade: sapeva ogni metro di cemento da dove venisse e chi ce lo avesse messo e ti diceva quale meraviglia fosse stata abbattuta per mettercelo, quale campo di erbe buone, quale misterioso rudere, quale luogo dove la gente poteva incontrarsi. Non aveva mai fatto un mistero di essere stato comunista per molti anni ed iscritto al partito, quando sapeva che quella era la parte da cui stare perche' in qualche modo si sarebbe comunque presa cura dei piu' deboli, ma non si faceva certo illusioni: sentirlo raccontare con i suoi modi la politica era sempre una lezione, una di quelle fatte dalla strada e non dalle cattedre tirate a lustro.

Ma Alfio ci era gia' finito su un manifesto, quando anni fa una delle irriverenti provocazioni del Centro sociale sforno' un volantino che ai due candidati sindaco proponeva l'alternativa: "Essi serio, vota Alfio sindaco!" e c'era una sua foto sorridente con un mazzo di fiori. Una battuta, certo, ma era in lui che la Viterbo migliore avrebbe dovuto e potuto riconoscersi, in una persona attenta alla cura di tutti, uomini ed animali.

Alfio che ricevette infine un riconoscimento dalle istituzioni locali, una targa che lui rifiuto' durante un intenso incontro con molti cittadini e molti studenti giovani: non poteva appenderla in nessuna casa quella targa, disse ben conoscendo il potere che con una mano da' e con l'altra toglie; case, pane, lavoro e non premi, che quelli non si possono dar da mangiare ai figli. Fu un momento incredibile: nessuna paura per i signori, nessuna subalternita' ai dottori: solo la voglia di coinvolgere quella platea di ragazzi poco piu' giovani di quanto lo ero io quando lo conobbi.

Alfio non perdeva mai un'occasione per dire quello che pensava e per essere di incoraggiamento.

Questo l'Alfio che abbiamo conosciuto: lontano dal personaggio, dalla maschera, mai arreso, mai sconfitto, sempre con il desiderio e la forza di aiutare l'altro.

E ci incoraggia anche oggi quando pensiamo a lui, ci unisce, ci fa sentire meno soli e ci sostiene il suo esempio di onesta' e di impegno nella lotta in cui si batteva lui per primo: per la terra e per tutti gli uomini. E non occorre solo che la citta' lo ricordi (con iniziative pubbliche o con la dedica di una via) ma occorre che si prosegua la sua, la nostra battaglia.

 

4. LUTTI. NELO RISI

 

E' deceduto Nelo Risi, poeta, cineasta, traduttore, fratello di Dino Risi, marito di Edith Bruck.

Ne ricordiamo la testimonianza, l'arte, l'impegno civile.

 

5. REPETITA IUVANT. VERSO LA "GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA" DEL 2 OTTOBRE

 

Occorre fare del 2 ottobre una manifestazione mondiale contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni.

La Giornata internazionale della nonviolenza, indetta dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi, e' infatti la migliore delle occasioni per far emergere nitida e forte la volonta' dell'umanita' cosciente che chiede pace, disarmo, smilitarizzazione, democrazia, giustizia, solidarieta', rispetto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani, tutela dell'unico mondo vivente casa comune dell'umanita'.

La nonviolenza ci convoca ad assumerci le nostre responsabilita'.

In ogni citta', in ogni paese, in ogni consesso civile, in ogni scuola, il 2 ottobre si celebri la Giornata internazionale della nonviolenza.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

6. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO, PEACELINK E CENTRO DI RICERCA PER LA PACE E I DIRITTI UMANI DI VITERBO: UN APPELLO PER IL 4 NOVEMBRE: "OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE"

[Riproponiamo l'appello promosso gia' negli scorsi anni da Movimento Nonviolento, Peacelink e Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo per il 4 novembre: "Ogni vittima ha il volto di Abele"]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

Movimento Nonviolento, per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Peacelink, per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo, per contatti: e-mail: nbawac at tin.it e centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

7. REPETITA IUVANT. VERSO LA "GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE" DEL 25 NOVEMBRE

 

Si svolge il 25 novembre la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne".

Ovunque si realizzino iniziative.

Ovunque si contrasti la violenza maschilista e patriarcale.

Ovunque si sostengano i centri antiviolenza delle donne.

Ovunque si educhi e si lotti per sconfiggere la violenza maschilista e patriarcale, prima radice di tutte le altre violenze.

 

8. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

9. ANNIVERSARI. IN MEMORIA DI CARLOS NELSON COUTINHO, DI ALDO NATOLI, DI GIUSEPPE TAMAGNINI, DI SIMON WIESENTHAL

 

Ricorre oggi, 20 settembre, l'anniversario della scomparsa di Carlos Nelson Coutinho (Itabuna, 23 giugno 1943 - Rio de Janeiro, 20 settembre 2012), della nascita di Aldo Natoli (Messina, 20 settembre 1913 - Roma, 8 novembre 2010), della nascita di Giuseppe Tamagnini (Frontale, 20 settembre 1910 - deceduto nel 2002), della scomparsa di Simon Wiesenthal (Bucac, 31 dicembre 1908 - Vienna, 20 settembre 2005).

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Anche nel ricordo di Carlos Nelson Coutinho, di Aldo Natoli, di Giuseppe Tamagnini, di Simon Wiesenthal, proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

 

10. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Umberto Eco, Numero zero, Bompiani, Milano 2015, pp. 226, euro 15.

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Riletture

- Oreste Macri', Il Cimitero marino di Paul Valery. Studi, testo critico, versione metrica e commento, Sansoni, Firenze 1947, Le Lettere, Firenze 1989, pp. 384.

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Riedizioni

- Patrick McGrath, Follia, Adelphi, Milano 1998, 2015, pp. 300, euro 15.

 

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

12. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2112 del 20 settembre 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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