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[Nonviolenza] Le due Rose. 16



 

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LE DUE ROSE

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La Rosa rossa contro la guerra

La Rosa bianca contro il nazismo

Per la pace e i diritti umani

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Numero 16 del 29 dicembre 2015

 

In questo numero:

1. Alla Ministra della Difesa

2. Una iniziativa di sostegno a distanza per gli orfani di Kobane

3. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

 

1. LETTERE. ALLA MINISTRA DELLA DIFESA

 

Gentile Ministra della Difesa,

mi permetto di scriverle per esortare lei e tramite lei l'intero Consiglio dei Ministri a voler riconsiderare e quindi revocare l'annunciata decisione di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul.

*

E' una decisione non meditata che puo' avere tragiche conseguenze.

Lei sa che l'Italia in Iraq e' ricordata come uno dei paesi che ha preso parte ai bombardamenti nella prima guerra del Golfo e all'occupazione militare successiva alla seconda; lei sa che i soldati italiani in Iraq sono gia' stati vittime di un attentato stragista a Nassiriya; lei sa che Mosul e' nelle mani dell'Isis e che l'Isis non perdera' l'occasione che gli si offre di poter far strage di soldati italiani ricavandone anche propaganda e consenso tra quanti ci vedono come "invasori crociati"o "occupanti colonialisti ed imperialisti, razzisti e rapinatori, stragisti e torturatori" (naturalmente noi crediamo bene di non esserlo affatto, ma in Iraq purtroppo siamo stati parte di una coalizione bellica e di occupazione che ha commesso atroci ed infami crimini di guerra e crimini contro l'umanita', e quindi inevitabilmente da molte, moltissime persone veniamo percepiti cosi').

Lei sa quindi che la decisione di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul espone gratuitamente ed assurdamente a un enorme rischio i nostri soldati, e con essi i lavoratori della diga e le popolazioni nei dintorni e a valle della diga, e finanche i cittadini italiani nel nostro stesso paese poiche' la presenza di soldati italiani a Mosul rendera' anche il nostro paese bersaglio privilegiato di attentati dei terroristi dell'Isis o che all'Isis si richiamano.

Per tutto cio' e' necessario recedere al piu' presto dalla decisione del dispiegamento di centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul, che lungi dal garantire adeguata protezione alle maestranze civili, le espone vieppiu' alla furia omicida dei terroristi che in tutti i modi cercheranno di fare strage dei nostri soldati, dei nostri connazionali, di quanti si troveranno nelle nostre vicinanze.

*

L'Italia puo' e deve contribuire a contrastare il terrorismo, ma inviare truppe italiane in Iraq e' assolutamente irragionevole ed effettualmente controproducente; la nostra presenza militare invece di contrastarli favorira' gli apocalittici disegni, gli scellerate crimini e l'abominevole propaganda degli assassini dell'Isis; e mettera' in pericolo, in estremo pericolo, le vite di tanti innocenti, militari e civili.

Altro e' cio' che possiamo e dobbiamo fare: non atti di guerra o percepiti come tali, non l'insensata esposizione di altre persone al massacro, ma il sostegno a un'azione di polizia internazionale adeguata, un indispensabile aiuto umanitario alle popolazioni vittime dell'organizazzione terrorista e schiavista dell'Isis, un contributo economico e politico alla ricostruzione in Iraq come in Siria come in Libia di infrastrutture e servizi sociali fondamentali nel quadro di ordinamenti giuridici legittimi, democratici, rispettosi dei diritti umani.

*

Gentile Ministra,

la prego di farsi promotrice nel Consiglio dei Ministri di una riconsiderazione e della conseguente revoca della non meditata e pericolosissima decisione gia' annunciata.

Non e' disonorevole, non e' disdicevole, non e' un male recedere da una decisione quando ci si avvede che essa e' sbagliata: male e' perseverare nell'errore; male e' esporre insensatamente degli esseri umani alla morte. Il Consiglio dei Ministri e' ancora in tempo per tornare sui suoi passi, ad evitare una tragedia. Salvare le vite e' il primo dovere.

Augurandole ogni bene,

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani"

Viterbo, 29 dicembre 2015

 

2. APPELLI. UNA INIZIATIVA DI SOSTEGNO A DISTANZA PER GLI ORFANI DI KOBANE

[Nuovamente diffondiamo]

 

Tre associazioni curde lanciano un progetto di sostegno a distanza dei 174 bambini rimasti orfani durante l'assedio di Kobane. 30 euro al mese per garantire loro una vita dignitosa e una possibilita' di futuro. Tutte le informazioni su: www.bimbidikobane.com

Kobane non e' solo una citta'. Kobane e' un simbolo di liberta' e determinazione. Kobane e' la speranza concreta che in un Medio Oriente stretto tra Isis e guerra sia possibile costruire un futuro di pace, convivenza e uguaglianza.

Nel luglio 2014 i miliziani del cosiddetto Stato Islamico hanno attaccato Kobane con l'obiettivo di conquistare e sottomettere la citta'. Morte e distruzione hanno invaso le case, i campi e le costruzioni del Rojava, la regione autonoma del Nord della Siria dove da tre anni si sperimenta un progetto di democrazia radicale. Dopo lunghi mesi di assedio, pero', le Unita' di Autodifesa del Popolo femminili (Ypj) e maschili (Ypg) hanno respinto l'attacco jiahdista, mettendo in fuga le truppe dell'Isis. Il 26 gennaio 2015 Kobane e' stata finalmente liberata.

L'assedio di Kobane si e' lasciato dietro una scia di oltre 2.000 morti e di piu' di 400.000 sfollati. Di questi, oltre 250.000 sono gia' rientrati. Il territorio di Kobane, pero', e' ancora devastato.

Oggi, la nuova grande sfida e' la ricostruzione della citta'. Dei suoi edifici, ma anche dei rapporti sociali che la animavano, di condizioni di vita dignitose e delle possibilita' di avere un futuro.

A Kobane, 174 bambini hanno perso i genitori, morti in prima linea combattendo l'Isis. La comunita' locale sta gia' progettando la costruzione di un centro polifunzionale dove accogliere e accudire in forma collettiva questi orfani, garantendo loro un tetto, la possibilita' di studiare e le cure mediche necessarie. Questo progetto, pero', ha costi alti e tempi molto lunghi.

Nel frattempo, questi bambini hanno bisogno dell'aiuto di tutti noi. Il sostegno a distanza e' uno strumento per aiutare concretamente chi ha sofferto la guerra e la perdita dei genitori. Ed e' anche un modo per esprimere una solidarieta' attiva alla resistenza di Kobane e al progetto di autonomia democratica che i suoi cittadini stanno mettendo in pratica.

Il sostegno a distanza ha l'obiettivo di garantire una vita degna ai bimbi di Kobane e di dare loro la speranza di un futuro sereno, entrando nelle case come amici e costruttori di pace, per superare le barriere dell'indifferenza e gettare le basi di una nuova societa' solidale.

L'impegno richiesto e' il versamento di 30 euro mensili per ciascun bambino.

Le associazioni promotrici - dall'Italia: Uiki Onlus (Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia); dal Rojava: Sara: Associazione Contro la Violenza sulle Donne; da Kobane: Associazione dei Familiari dei Martiri - si rendono garanti del progetto, favorendo i contatti diretti tra chi aiuta e chi e' aiutato.

"Bimbi di Kobane" si inserisce nell'ambito dei progetti per la ricostruzione della citta' definiti dal Kobane Reconstruct Board (more info: www.helpkobane.com).

Per maggiori informazioni: www.bimbidikobane.com

 

3. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

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Numero 16 del 29 dicembre 2015