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[Nonviolenza] Telegrammi. 2297



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2297 del 24 marzo 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Per l'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine

2. La notizia

3. Luca Baranelli ricorda Renato Solmi

4. Alfonso Berardinelli: Renato Solmi e Theodor W. Adorno

5. Al referendum del 17 aprile voteremo si'

6. Costituito il Comitato nazionale "Vota si' per fermare le trivelle"

7. No allo stravolgimento della Costituzione: al referendum di ottobre votiamo no al golpe bianco

8. Il sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale

9. Antonio Gnoli intervista Laura Lepetit

10. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

11. Segnalazioni librarie

12. La "Carta" del Movimento Nonviolento

13. Per saperne di piu'

 

1. OGGI. PER L'ANNIVERSARIO DELL'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

 

Ricorre il 24 marzo l'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

In questo giorno di lutto noi ricordiamo tutte le vittime del fascismo.

E in questo ricordo associamo tutte le vittime dei nuovi fascismi che in questi giorni continuano a far strage di innocenti.

Che cessi questo infinito orrore.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Il primo dovere di ogni persona decente cosi' come di ogni civile istituto e' salvare le vite.

Nel ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine, nel ricordo di tutte le vittime del fascismo, come nel ricordo delle vittime delle guerre e degli attentati di questi anni e di questi giorni, riaffermiamo che e' diritto e dovere, bisogno ed impegno comune di tutta l'umanita' opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni, opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni, opporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni, difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani e la biosfera.

L'antifascismo prosegue e si invera oggi nella nonviolenza.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

Solo il bene puo' sconfiggere il male.

 

2. EDITORIALE. LA NOTIZIA

 

"Havvi chi le crudeli opre di marte

si elegge a passar l'ore, e nel fraterno

sangue la man tinge per ozio; ed havvi

chi d'altrui danni si conforta, e pensa

con far misero altrui far se men tristo"

(Leopardi, Al conte Carlo Pepoli, vv. 88-91)

 

Non c'e' altro modo di fermare la violenza che cessare di usare violenza.

Per fermare la catena delle uccisioni occorre smettere di uccidere, occorre recare soccorso alle vittime, occorre salvare le vite.

Coloro che ancora confidano nelle guerre e negli attentati, nei bombardamenti e nelle cinture esplosive, nei plotoni d'esecuzione e nei roghi, negli eserciti e nei pugnali, non hanno ricevuto la notizia che uccidere altri non impedira' la loro morte, che infliggere sofferenze non donera' loro felicita', che vi e' una sola umanita' di cui tutti gli esseri umani fanno parte e che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Questa notizia recagliela tu. Tu salva le vite.

*

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' sconfiggere la violenza.

 

3. MAESTRI. LUCA BARANELLI RICORDA RENATO SOLMI

[Dal sito www.ospiteingrato.unisi.it riprendiamo il seguente testo li' pubblicato il 5 giugno 2015 dal titolo "Un fratello maggiore. Ricordo di Renato Solmi" gia' apparso su "Lo straniero", n. 179, maggio 2015.

Luca Baranelli (Siena, 1936), intellettuale di forte impegno civile, e' vissuto per trentadue anni a Torino lavorando nell'editoria, e' poi tornato a Siena. Dal sito www.cultura.toscana.it riprendiamo la seguente scheda di alcuni anni fa: Luca Baranelli: "Luca Baranelli e' stato consulente editoriale della casa editrice Einaudi a partire dagli anni '60 fino al 1982, quando e' passato alla casa editrice Loescher. Presso Einaudi e' stato direttore della collana editoriale 'Serie Politica'. Recentemente ha lasciato la citta' di Torino per tornare a vivere a Siena, sua citta' natale. Di lui si ricordano le traduzioni: Edward H. Carr, Storia della Russia sovietica. III/I, [trad. di Luca Baranelli e Piero Bernardini], Torino, Einaudi, 1968 (Biblioteca di cultura storica, 78); Edward H. Carr, 1917. Illusioni e realta' della rivoluzione russa, trad. di Luca Baranelli, Torino, Einaudi 1970 (Nuovo Politecnico, 38). Noam Chomsky, I nuovi mandarini. Gli intellettuali e il potere in America, [trad. di Luca Baranelli et al.], Torino, Einaudi, 1969 (Nuovo Politecnico, 34); Sara Lidman, Rapporto dal sottosuolo svedese, [trad. di Margareta Josephson, introduzione di Fiamma Bianchi Bandinelli Baranelli e Luca Baranelli], Torino, Einaudi, 1969 (Serie politica, 38). Inoltre ha curato: Quaderni piacentini. Antologia, a cura di Luca Baranelli e Grazia Cherchi, Milano, Gulliver, 1977-1978, 2 voll.; Raniero Panzieri e la casa editrice Einaudi. Lettere e documenti 1959-1963, a cura di Luca Baranelli, in "Linea d'ombra", n. 12, novembre 1985; Italo Calvino, Romanzi e racconti, edizione diretta da Claudio Milanini, a cura di Mario Berenghi e Bruno Falcetto, prefazione di Jean Starobinski. 3: Racconti sparsi e altri scritti d'invenzione, con una bibliografia degli scritti di Italo Calvino a cura di Luca Baranelli, Milano, Mondadori, 1994; Album Calvino, a cura di Luca Baranelli e di Ernesto Ferrero, Milano, Mondadori, 1995 (I Meridiani); Romano Bilenchi, Le parole della memoria. Interviste 1951-1989, a cura di Luca Baranelli, prefazione di Romano Luperini, Fiesole, Cadmo, 1995; Italo Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, Milano, Mondadori, 2000 (I Meridiani); Racconti italiani del Novecento, a cura e con un saggio introduttivo di Enzo Siciliano, notizie biobibliografiche sugli autori a cura di Luca Baranelli, Milano, Mondadori, 2001 (I Meridiani); Eugenio Colorni, Un poeta e altri racconti, a cura di Luca Baranelli, prefazione di Claudio Magris, Genova, Il melangolo, 2002 (Nugae, 107)". Aggiungiamo la piu' recente curatela di Cesare Cases, Sebastiano Timpanaro, Un lapsus di Marx. Carteggio 1956-1990, Edizioni della Normale, Pisa 2004.

Renato Solmi e' stato tra i pilastri della casa editrice Einaudi, ha introdotto in Italia opere fondamentali della scuola di Francoforte e del pensiero critico contemporaneo, e' uno dei maestri autentici e profondi di generazioni di persone impegnate per la democrazia e la dignita' umana, che attraverso i suoi scritti e le sue traduzioni hanno costruito tanta parte della propria strumentazione intellettuale; impegnato nel Movimento Nonviolento del Piemonte e della Valle d'Aosta, e' deceduto il 25 marzo 2015. Dal risvolto di copertina del recente volume in cui sono raccolti taluni dei frutti mggiori del suo magistero riprendiamo la seguente scheda: "Renato Solmi (Aosta 1927) ha studiato a Milano, dove si e' laureato in storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver trascorso un anno a Napoli presso l'Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce, ha lavorato dal 1951 al 1963 nella redazione della casa editrice Einaudi. A meta' degli anni '50 ha passato un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l'insegnamento di Theodor W. Adorno, da lui per primo introdotto e tradotto in Italia. Dopo l'allontanamento dall'Einaudi, ha insegnato per circa trent'anni storia e filosofia nei licei di Torino e di Aosta. E' impegnato da tempo, sul piano teorico, e da un decennio anche su quello della militanza attiva, nei movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali. Ha collaborato a numerosi periodici culturali e politici ("Il pensiero critico", "Paideia", "Lo Spettatore italiano", "Il Mulino", "Notiziario Einaudi", "Nuovi Argomenti", "Passato e presente", "Quaderni rossi", "Quaderni piacentini", "Il manifesto", "L'Indice dei libri del mese" e altri). Fra le sue traduzioni - oltre a quelle di Adorno, Benjamin, Brecht (L'abici' della guerra, Einaudi, Torino 1975) e Marcuse (Il "romanzo dell'artista" nella letteratura tedesca, ivi, 1985), che sono in realta' edizioni di riferimento - si segnalano: Gyorgy Lukacs, Il significato attuale del realismo critico (ivi, 1957) e Il giovane Hegel e i problemi della societa' capitalistica (ivi, 1960); Guenther Anders, Essere o non essere (ivi, 1961) e La coscienza al bando (ivi, 1962); Max Horkheimer e Th. W. Adorno, Dialettica dell'illuminismo (ivi, 1966 e 1980); Seymour Melman, Capitalismo militare (ivi, 1972); Paul A. Baran, Saggi marxisti (ivi, 1976); Leo Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918 (Boringhieri, Torino 1976)". Opere di Renato Solmi: segnaliamo particolarmente la sua recente straordinaria Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007]

 

L'ultima volta che ho visto Renato Solmi e' stato il 30 ottobre 2014, nella clinica torinese dov'era ricoverato. Mi colpi' subito la somiglianza con suo padre Sergio, accentuata dal gonfiore del volto. Anche se non riusciva quasi piu' a parlare, a un certo punto disse a un'infermiera: "e' venuto a liberarmi". In quell'ora e mezza ci guardammo a lungo, da vicino: io gli dicevo brevi frasi banali che potessero suscitare una sua reazione, ma lui, pur sforzandosi, rispondeva solo con occhi sconsolati e con rade, stentate parole che rivelavano emozione, consapevolezza e sofferenza. Ebbi la certezza che mi aveva riconosciuto quando pronuncio' il nome di mia moglie Fiamma, morta nel 2009.

Vorrei pero' ricordare Renato come l'ho conosciuto lungo oltre cinquant'anni, nel pieno delle sue attivita'. Rivedere il suo viso luminoso in alcune foto della giovinezza, come quella di lui ventiduenne fatta sul lago di Como nel 1950, e quelle successive che lo ritraggono con una coppoletta estiva e la macchina fotografica alla marcia della pace Perugia-Assisi del 1961 insieme con gli amici Luciano Amodio, Sergio Caprioglio e Franco Fortini. E riconoscerlo nella folgorante immagine, che chiude in modo perfetto il necrologio di Luca Lenzini, con cui Fortini lo ritrasse nella poesia Ventesimo Congresso: "Il vento/ - diceva ridendo fra i denti -/ il vento della storia, che ci precipita!".

Renato Solmi, morto a Torino il 25 marzo, due giorni prima di compiere 88 anni, era nato ad Aosta nel 1927. Cresciuto a Milano, aveva studiato al liceo Berchet, compagno di Michele Ranchetti e di Luciano Amodio, che restera' per sempre il suo migliore amico. Si era laureato alla Statale in storia greca discutendo col professor Alfredo Passerini una tesi su Platone in Sicilia. Nei suoi anni milanesi di precoce formazione intellettuale ebbe modo di conoscere personalmente quanti frequentavano la casa paterna: fra gli altri, Giansiro Ferrata, Giuseppe Lanza, Eugenio Montale, Gabriele Mucchi, Vittorio Sereni. Recentemente proprio Renato mi aveva detto ridendo fanciullescamente che nella sua giovinezza, quando riempiva senza tregua quaderni di appunti, poesie, traduzioni, note e abbozzi, suo padre aveva osservato scherzando che era come se scrivesse sotto dettatura dello spirito santo.

Nel 1949-50 fu borsista a Napoli, presso l'Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce. Un suo coetaneo e compagno di quell'anno napoletano, lo storico Giuseppe Giarrizzo, lo ha ricordato come uno dei giovani piu' vivaci, politicamente e intellettualmente: "non era allora, e tale sarebbe rimasto, omologabile".

Sempre nel 1949, insieme con Delfino Insolera, Roberto Guiducci, Claudio Pavone, Luciano Amodio e altri amici dette vita al "Foglio di discussioni", un ciclostilato uscito fino al 1953 che si puo' a buon diritto considerare incunabolo e capostipite di tante riviste e rivistine della sinistra critica e non ortodossa, nate soprattutto a partire dal 1956. Nel corso degli anni collaboro' a riviste e periodici come "Il pensiero critico", "Lo spettatore italiano", "Il Mulino", "Nuovi argomenti", "Quaderni rossi", "quaderni piacentini", "L'Indice dei libri del mese", "il manifesto", e a fogli pacifisti e nonviolenti.

Dal 1951, dopo l'anno trascorso a Napoli, comincio' a lavorare nella redazione della casa editrice Einaudi. Di Italo Calvino (che lo ritrarra' nel personaggio del filosofo Bensi della Speculazione edilizia), "gia' assurto alla fama delle patrie lettere, sono stato per oltre un anno compagno di camera in un locale d'affitto in via san Quintino". A meta' degli anni '50 trascorse un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l'insegnamento di Theodor W. Adorno ("il mio grande maestro", come lo defini' nel 2003), da lui per primo introdotto nella cultura italiana. Le lettere che Daniele Ponchiroli - "mio compagno di stanza nella redazione, gentilissimo e affettuoso nei miei confronti, e legato a me da un vincolo di amicizia sincero e profondo" - gli scrisse fra la fine del 1956 e l'inizio del '57 per informarlo dettagliatamente sulle riunioni e le discussioni nella cellula Einaudi del Pci in seguito all'invasione sovietica dell'Ungheria, "durante il periodo della mia assenza in Germania, meriterebbero di essere pubblicate in qualche rivista di storia contemporanea per lo straordinario interesse che esse presentano".

Dopo il licenziamento dall'Einaudi nell'autunno del '63, per presunte e pessime ragioni di Realpolitik aziendale, insegno' per circa trent'anni filosofia e storia nei licei di Torino e di Aosta. Le sue iniziative per il rinnovamento e la didattica nella scuola italiana sono ampiamente documentate nell'Autobiografia documentaria; mentre le sue magistrali lezioni di storia e di storia della filosofia sono purtroppo inedite.

Oltre ai libri di Adorno, Horkheimer e Benjamin, tradusse opere di Anders, Baran, Chomsky, Lukacs, Marcuse, Melman, Pollock, Spitzer, per citare gli autori principali. Ne' va dimenticato il Frammento sulle macchine dai Grundrisse di Marx, tradotto nel 1964 su incarico di Raniero Panzieri per il n. 4 dei "Quaderni rossi". Una menzione particolare merita a mio avviso un lavoro cui Renato teneva moltissimo: la versione-adattamento - due quartine di endecasillabi che raddoppiano la quartina originale, corredate da numerosi apparati - dell'Abici' della guerra di Brecht: pubblicato da Einaudi nel 1975 in una collana scolastica, e' un libro ormai introvabile che una miope gestione dei diritti del poeta tedesco impedisce di ristampare. Ancora inedite sono alcune sue traduzioni: Clausewitz, e grandi poeti dell'Ottocento come Goethe, Hoelderlin, Emily Dickinson.

Credo che molti di noi, lettori e collaboratori di questa e di altre riviste, debbano esprimere riconoscenza a Renato per quello che ha fatto nella sua vita di studioso, d'insegnante e di militante, e che si riflette almeno in parte nell'ampia raccolta pubblicata da Quodlibet nel 2007, che egli volle intitolare Autobiografia documentaria (Scritti 1950-2004). Rispetto ad altri amici e compagni di Renato - penso ad esempio a Piergiorgio Bellocchio, Massimo Cappitti, Francesco Ciafaloni, Goffredo Fofi, Giovanni La Guardia, Liliana Lanzardo, Luca Lenzini, Cesare Pianciola - io ho anche un debito di riconoscenza personale verso di lui, che nella primavera del 1962 favori' il mio ingresso da Einaudi. Ero un laureato come tanti, e ancora mi domando per quale concorso di circostanze Renato fu indotto a darmi fiducia. Quando arrivai in casa editrice sapevo in modo generico cio' che Renato aveva fatto e scritto nel decennio precedente. Nell'anno e mezzo in cui lavorai al suo fianco (giugno 1962 - novembre 1963), in quello che fu per me un apprendistato redazionale molto privilegiato, egli non si occupava quasi piu' di Adorno, di Benjamin e della Scuola di Francoforte, ma aveva la responsabilita' di una collana di attualita' politica, i Libri bianchi. In quegli anni aveva conosciuto in casa editrice Raniero Panzieri e si era avvicinato all'attivita' politica e di ricerca dei Quaderni rossi. Proponendo e traducendo i libri di Guenther Anders, Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki (1961) e La coscienza al bando (1962), che raccoglieva il carteggio fra Claude Eatherly (il pilota pentito di Hiroshima) e Anders, Solmi aveva inoltre cominciato a studiare a fondo il problema degli armamenti atomici e del disarmo nucleare. Negli anni e nei decenni successivi non smise mai di dare il suo personale contributo teorico e pratico ai movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali.

Come i suoi amici sanno e l'Autobiografia documentaria mostra, la sua scoperta di Minima moralia risale al 1952, appena un anno dopo la prima edizione tedesca, e la traduzione ridotta da lui curata appare nel 1954; la sua raccolta benjaminiana Angelus novus esce nel 1962 (ma Renato ci aveva lavorato in anni precedenti); e la traduzione della Dialettica dell'illuminismo di Adorno e Horkheimer e' portata a termine nel 1961, anche se sara' pubblicata nel 1966, quando non era piu' da Einaudi, con lo pseudonimo di Lionello Vinci. Va detto che quando scopri', recensi', propose, tradusse e introdusse in Italia Minima moralia, Renato era un giovane fra i venticinque e i ventisette anni. Meglio di tutti lo ha ricordato Fortini nel 1977: "Leggere le cinquanta pagine introduttive e' chiedersi come un giovane da poco uscito d'universita' abbia potuto scrivere pagine di tanta assoluta intelligenza e lucidita' storica; e come simile risultato si sia dato in una situazione politica e intellettuale di chiusura, di dimissione e irrigidimento". E anche chi, come me, non ha alcuna formazione e competenza filosofica, puo' leggere l'Introduzione di Renato a Minima moralia come un testo quasi miracoloso sia per la profondita' dell'immaginazione e dell'argomentazione critica sia per la qualita' di una scintillante prosa saggistica, ricchissima e limpida al tempo stesso. Per quel che vale la mia impressione, mi pare che le une e l'altra siano all'altezza del libro di Adorno.

Nel 2006 ci ricordammo che l'anno successivo Renato avrebbe compiuto ottant'anni. Con Michele Ranchetti, suo amico dai tempi di scuola, pensammo di raccogliere i suoi scritti editi in un volume della collana Verbarium, che Michele dirigeva nell'ambito della casa editrice Quodlibet. Anche se molte persone vicine a Renato collaborarono in vari modi a questa iniziativa, il merito principale del suo esito felice e' del Centro studi Fortini e dell'editore Stefano Verdicchio. Per quanto mi riguarda, rivendico solo l'ostinazione con cui incalzai Renato nei mesi in cui il libro prendeva forma; e la durezza con cui contrastai la sua tentazione di non includervi le Introduzioni a Adorno e Benjamin, e in particolare quella a Minima moralia. La struttura del libro e la divisione in sette sezioni tematico-cronologiche si devono interamente a Renato. Ora che lui non c'e' piu', e' una vera fortuna che questo grosso libro di oltre 800 pagine resti a documentare in modo pressoche' completo le sue molteplici imprese intellettuali. Chi voglia sapere chi e' stato Renato Solmi ci trovera' tutta la sua storia.

Degli scritti che compongono il libro posso dire che avevo letto in tempo reale quasi tutti quelli delle ultime tre sezioni, che Renato scrisse e pubblico' nel corso degli anni '60 e '70 del Novecento sui "quaderni piacentini», nella Serie politica Einaudi e in altre sedi. Se la sezione La contestazione nella scuola documenta l'impegno e il lavoro da lui profusi nei lunghi anni del suo insegnamento (ma sappiamo che ci sono, ancora inediti, molti materiali didattici che Renato preparava per i suoi corsi di filosofia e di storia), quella dedicata alla Nuova sinistra americana, alla guerra del Viet Nam e ai movimenti pacifisti contiene testi di grande rilievo sia documentario sia teorico (spesso gli spunti teorici piu' innovativi vanno cercati nelle note). Negli Sguardi sul passato, infine, Renato riannodava i fili della sua biografia rendendo omaggio a familiari come il padre Sergio Solmi, grande critico, poeta e scrittore del Novecento, a un amico fraterno come Luciano Amodio e ad altre figure di amici e compagni come Delfino Insolera (a cui il libro e' dedicato), Raniero Panzieri (che interagi' intensamente con Renato nei primi anni '60), Sergio Caprioglio e altri ancora.

Per ricordare il fondamentale contributo teorico (non so quanto recepito allora e in seguito) che Renato offri' alla nuova sinistra italiana degli anni '60, concludo citando integralmente, a mo' di esempio, una nota a pie' di pagina tratta dal saggio La nuova sinistra americana, il lungo saggio politico scritto per i "quaderni piacentini" cinquant'anni fa, definito semplicemente da Renato "una rassegna di testi".

Vorrei cogliere l'occasione per sottolineare le qualita' di stile, di evidenza, di estrema franchezza e semplicita', che caratterizzano, in generale, questi contributi degli studenti. Anche dal punto di vista formale, e indipendentemente dalle posizioni sostenute, che possono sembrare, in qualche caso, addirittura riformistiche, si respira un'atmosfera di chiarezza rivoluzionaria. Il gergo sociologico di origine accademica, che si poteva leggere, in passato, anche sulle pagine di queste riviste - ad eccezione, beninteso, della "Monthly Review", che ha sempre unito all'alto livello dell'analisi teorica e politica una forma letteraria esemplare per lucidita' e forza espressiva -, e che testimoniava di per se', e indipendentemente dal valore e dal contenuto delle posizioni espresse, dell'isolamento degli intellettuali e della loro separazione dalla vita sociale, sembra quasi completamente e miracolosamente scomparso. L'esperienza reale, il contatto coi problemi fondamentali della societa' americana, e il nuovo atteggiamento politico e morale che ne deriva, hanno avuto anche l'effetto di valorizzare e di rendere attuali, dando loro un timbro e una freschezza nuova, tutta una serie di aspetti tradizionalmente positivi della formazione intellettuale e del "carattere" americano (ma che, in un contesto diverso, possono assumere tutt'altra funzione): dallo spirito pragmatico e oggettivo, che chiama le cose col loro nome e rifugge dalle perifrasi e dalle evasioni ideologiche, a un modo semplice e naturale di dire "io" e di affermare la propria individualita' e indipendenza non al di sopra di quella degli altri. Cio' e' particolarmente evidente nei contributi di semplici militanti; mentre gli intellettuali e i teorici del movimento continuano, a volte, a servirsi di un linguaggio piu' elaborato e complesso.

 

4. MAESTRI. ALFONSO BERARDINELLI: RENATO SOLMI E THEODOR W. ADORNO

[Dal sito www.avvenire.it riportiamo il seguente articolo del 20 novembre 2015 dal titolo "Quando Renato Solmi scopri' il marxismo alla rovescia di Adorno".

Alfonso Berardinelli (Roma, 1943) e' critico letterario e saggista. Tra le opere di Alfonso Berardinelli: Franco Fortini, Firenze, La nuova Italia, 1973; Il pubblico della poesia (con Franco Cordelli), Cosenza, Lerici, 1975; Lezione all'aperto, Milano, Mondadori, 1979; Il critico senza mestiere: scritti sulla letteratura oggi, Milano, Il Saggiatore, 1983; L'esteta e il politico: sulla nuova piccola borghesia, Torino, Einaudi, 1986; La ragione critica: prospettive nello studio della letteratura (con Costanzo Di Girolamo e Franco Brioschi), Torino, Einaudi, 1986; Tra il libro e la vita: situazioni della letteratura contemporanea, Torino, Bollati Boringhieri, 1990; Cento poeti: itinerari di poesia, Milano, Mondadori, 1991, 1997; La poesia verso la prosa. Controversie sulla lirica moderna, Torino, Bollati Boringhieri, 1994; L'eroe che pensa. Disavventure dell'impegno, Tonino, Einaudi, 1997; Autoritratto italiano. Un dossier letterario 1945-1998, Roma, Donzelli, 1998; Nel caldo cuore del mondo. Lettere sull'Italia, Firenze, Liberal Libri, 1999; Teoria della letteratura (con Stefano Calabrese), Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1999; Cactus. Meditazioni, satire, scherzi, Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2001; Nel paese dei balocchi. La politica vista da chi non la fa, Roma, Donzelli, 2001; Stili dell'estremismo. Critica del pensiero essenziale, Editori Riuniti, 2001; La forma del saggio. Definizione e attualita' di un genere letterario, Venezia, Marsilio, 2002, 2008; L'Abc del mondo contemporaneo. Autonomia, Benessere, Catastrofe, Roma, Minimum fax, 2004; Il pubblico della poesia. Trent'anni dopo (con Franco Cordelli), Roma, Castelvecchi, 2004; Che noia la poesia. Pronto soccorso per lettori stressati (con Hans Magnus Enzensberger), Torino, Einaudi, 2006; Sul banco dei cattivi. A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda (con Giulio Ferroni), Roma, Donzelli, 2001; Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione, Macerata, Quodlibet, 2007; Alfonso Berardinelli. Il critico come intruso, a cura di Emanuele Zinato, Firenze, Le lettere, 2007; Poesia non poesia, Torino, Einaudi, 2008; I dieci libri dell'anno 2008/2009: scrittori e scrittrici (a cura di), Milano, Libri Scheiwiller, 2009; Diario 1985-1993 (con Piergiorgio Bellocchio), Macerata, Quodlibet, 2010 (Riproduzione fotografica integrale); Non incoraggiate il romanzo, Marsilio, 2011; Leggere e' un rischio, Nottetempo, 2012; Aforismi anacronismi, Nottetempo, 2015.

Theodor W. Adorno, nato l'11 settembre 1903 a Francoforte sul Meno, costretto all'esilio dall'avvento del nazismo, acutissimo osservatore della societa' contemporanea, filosofo e musicologo, e' deceduto il 6 agosto 1969. E' una delle figure di massimo spicco della "scuola di Francoforte". Opere di Theodor W. Adorno: nella sua vastissima produzione segnaliamo almeno, per un primo approccio, Dialettica dell'illuminismo (con Max Horkheimer), Minima moralia, Dialettica negativa, tutti presso Einaudi, Torino. Opere su Theodor W. Adorno: si veda almeno, per un primo orientamento, Tito Perlini, Che cosa ha veramente detto Adorno, Ubaldini, Roma 1971; Marzio Vacatello, Th. W. Adorno. Il rinvio della prassi, La Nuova Italia, Firenze 1972; Sergio Moravia, Adorno e la teoria critica della societa', Sansoni, Firenze 1974; Enzo Rutigliano, Teoria o critica. Saggio sul marxismo di Adorno, Dedalo, Bari 1977; Carlo Pettazzi, Th. W. Adorno: linee di origine e di sviluppo del pensiero (1903-1949), La Nuova Italia, Firenze 1979; Martin Jay, Theodor W. Adorno, Il Mulino, Bologna 1987; Massimo Nardi, Pensare nella verita'. L'itinerario della ragione dialettica in Th. W. Adorno, Studium, Roma 1993; Fredric Jameson, Tardo marxismo, Manifestolibri, Roma 1994; Elena Tavani, L'apparenza da salvare. Saggio su Th. W. Adorno, Guerini e associati, Milano 1994; Angelo Cicatello, Dialettica negativa e logica della parvenza. Saggio su Th. W. Adorno, Il melangolo, Genova 2001; Stefan Mueller-Doohm, Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale, Carocci, Roma 2003; Lucio Cortella, Una dialettica nella finitezza. Adorno e il programma di una dialettica negativa, Meltemi, Roma 2006; Stefano Petrucciani, Introduzione a Adorno, Laterza, Roma-Bari 2007; Pastore Luigi, Gebur Thomas (a cura di), Theodor W. Adorno. Il maestro ritrovato, Manifestolibri, Roma 2008; di particolare importanza sono gli scritti dedicati ad Adorno in Renato Solmi, Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007]

 

Uno dei piu' singolari capolavori della filosofia del Novecento, Minima moralia di Theodor W. Adorno, pubblicato in Germania nel 1951, arrivo' in Italia solo tre anni dopo nell'eccellente traduzione di Renato Solmi. A leggere il libro, a capirne immediatamente l'originalita' e il valore, a impegnarsi nella traduzione della sua prosa concisa, impervia, insieme brillante e scostante, fu questo filosofo italiano poco piu' che ventenne: il giovane Solmi (figlio del critico e poeta Sergio) era allora consulente della Einaudi e riusci' a imporre la pubblicazione di Adorno, allora sconosciuto sia in Italia che in Europa, nonostante perplessita' e diffidenze di consulenti piu' anziani e autorevoli.

Gia' capire che i Minima moralia erano un'importante opera filosofica e non una serie di stravaganti riflessioni rapsodiche, fu di per se' un'impresa intellettuale fuori del comune. Nonostante la pubblicazione appena realizzata dalla stessa Einaudi dei Quaderni del carcere di Gramsci, la filosofia italiana risentiva ancora dell'influenza di Croce e del suo storicismo liberale. Marx, Freud, Weber, Nietzsche e la grande letteratura del primo Novecento, da Proust a Kafka, non si erano ancora imposti come fondamenti culturali imprescindibili. Il pensiero di Adorno non solo li presupponeva, ma la tessitura teorica e stilistica della sua prosa procedeva per paradossi e per "trapassi bruschi" fra psicologia del profondo e sociologia critica, riflessioni sull'arte moderna e considerazioni pessimistiche sul destino dell'alta cultura e dall'autonomia individuale in una societa' capitalistica di massa. Pressoche' ignorata in Italia era una delle idee centrali di Adorno e Horkheimer, quella di un'"industria culturale" capace di colonizzare la coscienza pubblica e la vita quotidiana.

Per evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni politiche, Solmi scrisse l'ampia e memorabile Introduzione ai "Minima moralia" ora riproposta in un volumetto da Quodlibet (pagine 88, euro 12). In anni di guerra fredda, Solmi sapeva bene che il marxismo eretico di Adorno avrebbe irritato e scandalizzato sia i comunisti ortodossi e filosovietici che gli apologeti delle liberta' democratiche americane. Esuli negli Stati Uniti durante il nazismo, Adorno e Horkheimer avevano studiato da sociologi le forme liberal-democratiche di un controllo sociale realizzato con la trasformazione degli stessi impulsi di liberta' in consumo di merci attraenti, comode, banalizzanti e persuasive. "Il supercapitalismo", scriveva Solmi gia' nel 1954 "ha appreso la lezione di Marx, stravolgendone il senso" e cosi' i rapporti umani "diventano epifenomeni dei rapporti di produzione".

 

5. REPETITA IUVANT. AL REFERENDUM DEL 17 APRILE VOTEREMO SI'

 

Al referendum del 17 aprile voteremo si'.

Per difendere le coste italiane dalle devastazioni, dal degrado e dai pericoli provocati dalle trivellazioni.

Per difendere dall'inquinamento l'ambiente marino e tutte le sue forme di vita.

Per difendere il diritto di tutte le persone alla salute e a un ambiente salubre.

Per difendere il diritto delle generazioni future a un mondo vivibile.

Per difendere la bellezza della natura, un bene comune prezioso e insostituibile.

Per sostenere l'approvvigionamento energetico da fonti pulite e rinnovabili.

Per far cessare lo sfruttamento dissennato e distruttivo delle risorse naturali.

Per far prevalere la ragione, la responsabilita', il diritto, la solidarieta'.

Con la forza della verita', con la forza della democrazia, per il bene comune.

Al referendum del 17 aprile voteremo si'.

*

Osvaldo Ercoli, Antonella Litta, Emanuele Petriglia, Alessandro Pizzi, Peppe Sini

 

6. REPETITA IUVANT. COSTITUITO IL COMITATO NAZIONALE "VOTA SI' PER FERMARE LE TRIVELLE"

 

E' stato costituito il Comitato nazionale "Vota si' per fermare le trivelle".

Per informazioni cfr. il sito del "Coordinamento nazionale No Triv": www.notriv.com

Attenzione: al referendum del 17 aprile per votare contro le trivellazioni occorre votare si'.

 

7. REPETITA IUVANT. NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE: AL REFERENDUM DI OTTOBRE VOTIAMO NO AL GOLPE BIANCO

 

In tutta Italia si stanno costituendo i comitati locali per la democrazia costituzionale in vista del referendum che si svolgera' in ottobre.

Nel referendum di ottobre votiamo no al golpe bianco, votiamo no allo stravolgimento della Costituzione, votiamo no alla deriva autoritaria; difendiamo la democrazia, difendiamo l'ordinamento repubblicano nato dalla resistenza antifascista.

 

8. REPETITA IUVANT. IL SITO DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

 

No allo stravolgimento della Costituzione.

Informazioni e materiali utili per il referendum di ottobre per impedire lo stravolgimento della Costituzione sono nel sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale: http://coordinamentodemocraziacostituzionale.net

 

9. MAESTRE. ANTONIO GNOLI INTERVISTA LAURA LEPETIT

[Dal sito www.repubblica.it riprendiamo la seguente intervista del 28 febbraio 2016 dal titolo "Laura Lepetit: La mia vita e' oggi senza rimpianti, l'ho vissuta da donna e da femminista" e il sommario "L'editrice, intellettuale e femminista, nasce a Roma nel 1932, ma nel 1944 si trasferisce a Milano. Ha fondato e diretto fino al 1997 la casa editrice La Tartaruga".

Antonio Gnoli e' giornalista della pagina culturale del quotidiano "La Repubblica" e saggista; ha anche curato l'edizione italiana di testi di Alexandre Kojeve per Adelphi e di Carl Jacob Burckhardt per Bompiani. Opere di Antonio Gnoli: (con Franco Volpi), I prossimi titani. Conversazioni con Ernst Juenger, Adelphi, Milano 1997; (con Bruce Chatwin), La nostalgia dello spazio, Bompiani, Milano 2000; (con Franco Volpi), Il dio degli acidi. Conversazioni con Albert Hofmann, Bompiani, Milano 2003; (con Franco Volpi), L'ultimo sciamano, Bompiani, Milano 2006; (con Gianfranco Ferroni), La luce dell'ateo, Bompiani, Milano 2009; (con Franco Volpi), I filosofi e la vita, Bompiani, Milano 2010; (con Gennaro Sasso), I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli, Bompiani, Milano 2013.

"Laura Lepetit, intellettuale e femminista, nel 1965 acquista con Anna Maria Gandini la libreria Milano Libri e nel 1975 fonda la casa editrice La Tartaruga, che ha diretto fino al 1997, quando dovendo sottostare alle leggi di un mercato editoriale sempre piu' rigido, ha venduto marchio e catalogo alla Baldini & Castoldi. La Tartaruga retta da Lepetit resta, nella storia dell'editoria italiana, una casa editrice di enorme importanza nella diffusione del pensiero e della letteratura femminile". Tra le opere di Laura Lepetit: Autobiografia di una femminista distratta, Nottetempo, Roma 2016 ("Di capitolo in capitolo, e in ciascuno un libro intorno al quale ruotano incontri, aneddoti, riflessioni, Laura Lepetit racconta la sua storia e quella della sua casa editrice, La Tartaruga. Una autobiografia costruita come una galleria di ritratti, quelli delle amiche e delle autrici della casa editrice, che attorno a quel progetto formavano una comunita' sempre in movimento. Laura Lepetit ha creato e diretto una delle piu' belle case editrici italiane: La Tartaruga. Una casa editrice che pubblicava solo donne, ma con criteri letterari, non politici, e che ha contribuito a far conoscere molte delle piu' grandi scrittrici del nostro tempo: Doris Lessing, Alice Munro, Gertrude Stein, Edith Warton, Virginia Woolf, per dire solo di alcune. Lo ha fatto con quella grazia svagata con cui ora ci racconta la sua vita: l'esperienza del femminismo con Carla Lonzi, i viaggi per conoscere le sue autrici, Radio Popolare, la Libreria delle Donne, i gatti, i cavalli, mescolando al racconto le sue considerazioni 'distratte', il suo sguardo sulla vita pieno di humour e di candore. Un libro fatto di incontri, amicizie, epifanie che hanno segnato la storia culturale e editoriale italiana nello sfondo di una Milano nella sua stagione piu' viva, colta, europea")]

 

Esercitare le virtu' del femminismo - che poi vuol dire avere un possesso e una sensibilita' diversa del proprio corpo e della propria anima - non e' stata una cosa semplice. Me ne accorgo leggendo questa Autobiografia di una femminista distratta (Nottetempo) con cui Laura Lepetit ha rimesso ordine nella propria vita di ricordi e di emozioni. C'e' qualcosa di leggero quando scrive e di istintivamente guardingo nel modo di parlare e di porgersi al suo interlocutore, quasi che appartenere all'universo maschile rappresenti ancora se non un ostacolo alla conversazione almeno un piccolo inciampo alla comprensione. Intendiamoci: c'e' eleganza, cortesia, disponibilita' nel modo che Laura Lepetit mostra nell'accogliermi nella piccola casa milanese. E se grande era il disordine sotto il cielo in quei lontani anni Settanta, si dovra' pur ammettere che poco e' restato di quelle danze, di quei volteggi, al sole di sgargianti vesti colorate, di quelle importanti rivendicazioni che ruppero la cupezza degli anni di piombo: "Non credo di dover parlare a nome di tutte le compagne con cui ho condiviso il cammino e le idee. Ma so che per molte di noi quegli anni - con le spinte al cambiamento che incubarono gia' prima del 1968 - furono la rappresentazione di un modo nuovo di intendere la vita e i rapporti tra le persone".

- Antonio Gnoli: In ogni momento di forte cambiamento c'e' come la sensazione che si debba mettere in discussione tutto.

- Laura Lepetit: Quando si e' nel mezzo di un forte vento tutto si scompiglia intorno a te e tu non ne esci indenne. Ma la parola indenne non rende l'idea. E' come un'ebbrezza che ti avvolge e ti spinge alla trasformazione.

- Antonio Gnoli: Quando il vento cala?

- Laura Lepetit: Ci si puo' chiedere se ne valeva la pena. Per me ne e' valsa la pena.

- Antonio Gnoli: Come guarda oggi al suo passato?

- Laura Lepetit: E' strano, delle cose che potevano sembrare allora insignificanti, oggi capisco che sono state fondamentali; mentre fatti ritenuti importanti sono diventati trascurabili. Se c'e' qualcosa che regge la mia vita sono pochi dettagli, le cose minime che mi sono accadute.

- Antonio Gnoli: Un atteggiamento antieroico.

- Laura Lepetit: L'eroismo e' una qualita' praticata soprattutto dall'universo maschile. Eroine ce ne sono poche e di solito fanno una brutta fine. Non mi schiero ne' con Madame Bovary ne' con Giovanna d'Arco. Ricordo che fin da bambina i modelli che ci proponevano in famiglia e nella scuola dovevano personificare il sacrificio domestico. Poi c'era chi se ne allontanava. Quasi sempre la strega di turno che finiva sul rogo; o la sognatrice di virtu' borghesi che seguendo i suoi impulsi amorosi finiva puntualmente suicida.

- Antonio Gnoli: Quando la sua vita e' cambiata?

- Laura Lepetit: Ho studiato nelle scuole di suore: prima a Roma dalle Orsoline e poi a Milano dalle Marcelline. Mio padre era ingegnere; ci trasferimmo subito dopo la guerra. Poi il liceo e infine l'Universita': la Cattolica.

- Antonio Gnoli: Un'educazione molto tradizionale.

- Laura Lepetit: Per la quale ho conservato profonda riconoscenza. Le suore non erano cosi' becere come di solito si e' portati a pensare. Mi chiedeva quando e' cambiata la mia vita? Se ripenso agli anni Cinquanta mi appare questa specie di mistica della femminilita' che copriva ogni angolo esistenziale della donna: dal cinema, ai vestiti, al modo di pensare. Sono cambiata grazie al femminismo che ha aperto le porte della coscienza.

- Antonio Gnoli: A chi deve questa scelta o, meglio, questa nuova consapevolezza.

- Laura Lepetit: Una donna fondamentale nella mia vita e' stata Carla Lonzi. Ricordo un suo provocatorio pamphlet: Sputiamo su Hegel. Era il suo modo per uscire allo scoperto. La filosofia era stato soprattutto un affare maschile e la donna considerata un ricettacolo di banalita'. Il libello usci' nel 1970, quasi in coincidenza con la fondazione del gruppo Rivolta femminile. Mi colpi' che definiva le donne l'imprevisto della storia.

- Antonio Gnoli: Come la conobbe?

- Laura Lepetit: Casualmente. Un'amica mi invito' a partecipare a una riunione di autocoscienza. E li' vidi Carla. Era una donna affascinante e spiritosa. La prima volta indossava dei pantaloni di pelle nera e una camicetta bianca. Una mise inusuale per l'epoca. Era di una bellezza fuori dai canoni. Nel passato era stata allieva di Roberto Longhi e aveva esercitato la critica d'arte. Aveva scoperto Carla Accardi, Kounellis, Twombly e Pietro Consagra. Con quest'ultimo ebbe una lunga storia che si concluse nel 1979.

- Antonio Gnoli: Anche tra di voi ci fu una rottura.

- Laura Lepetit: Fu una scelta abbastanza drammatica. Carla mi pose di fronte a un'alternativa secca: o sei con me o sei fuori dal gruppo di Rivolta femminile.

- Antonio Gnoli: Cosa era accaduto?

- Laura Lepetit: Pensavo che il movimento si dovesse avvalere di una casa editrice propria, capace di rappresentare le istanze femministe. Lei reagi' male.

- Antonio Gnoli: Perche'? Dopotutto era abbastanza naturale che un movimento si dotasse di una casa editrice.

- Laura Lepetit: In effetti, all'inizio Carla sembro' interessarsi al progetto. Poi prevalsero i dubbi. Infine la certezza che la casa editrice ci avrebbe obbligato a venire a patti con i circuiti commerciali. Non a caso lei aveva sempre pubblicato per editori sconosciuti e spesso distribuiva a mano i suoi libri. Era una donna che non amava i compromessi. Rispettavo le sue posizioni, ma sentivo la necessita' di una struttura piu' solida.

- Antonio Gnoli: E crea la casa editrice "La Tartaruga", come mai un titolo cosi'?

- Laura Lepetit: Fu piuttosto strano. Anche perche' il panorama internazionale era popolato da "Edition des femmes", "Women's Press", "Virago Press". Scelsi "La Tartaruga" perche' l'animaletto simboleggiava una lentezza e un'autonomia proverbiali. Non volevo correre e, soprattutto, non volevo dipendere eccessivamente dal mercato. Ricordo che ne parlai con Erich Linder, il piu' straordinario tra gli agenti letterari, allora anche l'unico. Lo conobbi alla Milano libri, dove tra l'altro avevo lavorato. Somigliava a Erich von Stroheim. Mi ascolto' mentre gli illustravo l'idea di una casa editrice al femminile, ma attenta alla qualita' della scrittura. Fu prodigo di consigli. E generoso.

- Antonio Gnoli: Che anno era?

- Laura Lepetit: Uscii dal gruppo di Rivolta nel 1974 e fondai la casa editrice l'anno successivo.

- Antonio Gnoli: Ha piu' rivisto Carla Lonzi?

- Laura Lepetit: Solo una volta, ci incontrammo casualmente per strada. Due parole di circostanza e niente piu'. In cuor mio sapevo che prima o poi l'avrei rivista in un modo piu' autentico. E invece non accadde. Mori' troppo presto. Se ne ando' nel 1982 per il riacutizzarsi di un tumore. Non sapevo che era malata. E' doloroso pensare alla vita di alcune persone che hanno segnato parte del tuo cammino e poi perderle definitivamente, senza un chiarimento, una risposta, uno sguardo di intesa.

- Antonio Gnoli: Ci sono due donne sulle quali si esprime con giudizi opposti: Virginia Woolf e Simone de Beauvoir.

- Laura Lepetit: Appartengono a due esperienze differenti. Virginia sembro' darci un'idea della donna vista dall'interno. Simone esteriorizza, ne parla come farebbe una mentalita' maschile. Quando lessi Il secondo sesso non capivo a chi volesse rivolgersi. Non mi emozionai leggendolo. Spirava un vento freddo in quelle pagine che mi gelarono le dita. Oltretutto, mi insospettiva l'immagine che dava di se': accanto a Sartre, incorniciata da certi ridicoli turbanti, come una signora intelligente della buona borghesia, destinata a governare un salotto letterario.

- Antonio Gnoli: E la Woolf?

- Laura Lepetit: Intanto era bellissima. Conobbi bene la nipote Angelica Garnett, figlia di Vanessa Bell. Andai a trovarla dove viveva, in un villaggio della Provenza. Ci vedemmo nella piazza del paese. L'attesi seduta a un caffe'. Arrivo' radiosa e mi condusse a casa. Un bel giardino e poi notai le pareti affrescate di suoi disegni e una grazia nel portamento snello. Somigliava in maniera impressionante a Virginia. Lo stesso volto allungato, il naso che sembrava una piccola spada e gli occhi. Occhi grandi, chiari e sempre spalancati sullo stupore del mondo.

- Antonio Gnoli: Cosa pensava della zia, del suo suicidio?

- Laura Lepetit: Credo che avesse messo quell'episodio tragico tra parentesi. Non ricordo nessuna allusione. Del resto, era poco piu' che ventenne quando la Woolf mori'. Allora non sapeva che fosse una grande scrittrice.

- Antonio Gnoli: Pero' era vissuta in un ambiente di artisti, in quel clima di Bloomsbury dove ciascuno, come in una meravigliosa recita, interpretava una parte.

- Laura Lepetit: Bloomsbury era una garanzia di creativita' e liberta' tra le persone.

- Antonio Gnoli: Libere e promiscue.

- Laura Lepetit: Cosa intende?

- Antonio Gnoli: Mi pare che Angelica era nata da un unione illegittima tra Vanessa Bell e Duncan Grant. Vanessa era infatti sposata a Clive Bell. La promiscuita' e' che tutti andavano con tutti. Sessualmente viaggiavano senza passaporto. E in seguito Angelica sposera' lo scrittore David Garnett che era stato l'amante di Duncan Grant.

- Laura Lepetit: Era una comunita' sessualmente molto libera, dove le donne avevano un ruolo tutt'altro che subordinato.

- Antonio Gnoli: Lei perche' volle incontrare Angelica?

- Laura Lepetit: Perche' era l'ultima testimone diretta di quel mondo nel quale aveva conosciuto tutti. Fu generosa e quando le dissi che avrei volentieri pubblicato il saggio Le tre ghinee - che io considero tra le cose piu' belle che Virginia Woolf abbia scritto - fu molto felice. In quel libro profetico, che usci' nel 1938, insieme all'imminente tempesta che avrebbe sconvolto l'Europa, si percepiva il ruolo fondamentale che Virginia assegnava al movimento delle donne.

- Antonio Gnoli: C'e' qualcosa di analogo tra le scrittrici italiane che le abbia suscitato gli stessi sentimenti?

- Laura Lepetit: No, la Woolf fu un caso di ineguagliabile talento nella scrittura e profonda visione sociale. Pero' una scrittrice italiana che mi ha affascinato e' stata Anna Banti. Apparentemente quanto di piu' distante dal mio mondo. Era la moglie di Roberto Longhi e per avere un contatto con lei mi rivolsi a Cesare Garboli. Ricordo che Cesare mi invito' a pranzo in un ristorante dalle parti di Viareggio, dove viveva. Passammo un paio d'ore in cui brillo' per intelligenza e teatralita'.

- Antonio Gnoli: Era certamente lui.

- Laura Lepetit: Alla fine mi sorprese, perche' dopo aver chiesto il conto prego' il cameriere di preparargli un cartoccio con i resti del pesce. Se lo mise in tasca e tornammo verso casa. Dove ad accoglierlo c'erano cinque o sei gatti, ai quali distribui' gli avanzi. Fu Cesare a mediare il mio incontro con la Banti. Avevo letto il racconto Lavinia e' fuggita, tanto bello da reggere perfino il confronto con la Woolf. Le spiegai l'intenzione di voler pubblicare una sua raccolta di racconti. Alla fine, dopo qualche perplessita' legate al fatto che Mondadori preparava un Meridiano su di lei, accetto'.

- Antonio Gnoli: Mentre parlava pensavo che e' sempre difficile stabilire il grado di autonomia di una donna, o magari di un uomo, dentro una coppia. La Banti scrittrice mentalmente molto libera costrui' un muro di protezione attorno a Longhi.

- Laura Lepetit: Credo che sapesse essere molto autonoma e al tempo stesso protettiva. Non dimentichi che era nata alla fine dell'800, allevata nei valori della borghesia, da cui in parte ha saputo emanciparsi. Quando la incontrai vidi una donna che aveva saputo dare un senso nuovo alla parola solitudine.

- Antonio Gnoli: Cosa vuole dire?

- Laura Lepetit: Di solito la donna sola e' sempre un po' compianta. E' senza qualcosa. La solitudine ha anche il suo lato positivo. Dopo anni vissuti in famiglia la si puo' apprezzare e non esserne vittima perche' ci manca qualcosa o qualcuno. La solitudine per me e' disporre del proprio tempo, dei propri desideri. Essere se stesse.

- Antonio Gnoli: L'accosterebbe dunque alla vecchiaia?

- Laura Lepetit: Non necessariamente, anche se e' facile che le due cose camminino insieme. Nella vecchiaia si allentano o si perdono tutti i legami precedenti: sei stata figlia, poi moglie e infine madre e magari nonna. La vita per un lungo tempo e' affollata di presenze. Poi, a un certo punto, si perde questa folla e si entra in una nuova dimensione. La vecchiaia e' una stagione con le sue particolarita'.

- Antonio Gnoli: Tra queste c'e' anche la riscoperta della fede?

- Laura Lepetit: Per quanto mi riguarda mi interessa molto di piu' la laicita'. La religione e' stata per lungo tempo per me una cosa quotidiana. Presente nella scuola, soprattutto. Poi ne ho capito il folclore. E li' l'ho abbandonata.

- Antonio Gnoli: Cos'e' l'amore per lei?

- Laura Lepetit: Credere nel sentimento amoroso ma non nel sentimentalismo.

- Antonio Gnoli: Ha figli?

- Laura Lepetit: Due e vari nipoti.

- Antonio Gnoli: Perche' "femminista distratta"?

- Laura Lepetit: Perche' non sono metodica. Seguo l'ispirazione del momento. E spesso mi distraggo.

- Antonio Gnoli: Un antidoto contro la noia. Ha paura di annoiarsi?

- Laura Lepetit: La noia, quella profonda, e' un sintomo del fatto che le cause in cui credevi non erano poi cosi' interessanti. Quel tipo di noia non mi ha afflitto. Non ho rimpianti ne' pentimenti. Ho vissuto da donna e da femminista. Due condizioni che hanno trovato un corretto equilibrio.

 

10. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

11. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Beppe Fenoglio, Tutti i racconti, Einaudi, Torino 2007, pp. XLIV + 602.

*

Riedizioni

- Pier Paolo Pasolini, Amado mio, Garzanti, Milano 1982, 2000, Rcs Milano 2016, pp. 240, euro 8,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

*

Strumenti

- Susanna Granello (et alii), Agenda della scuola. Terzo trimestre a. s. 2015/2016, "Esperienze amministrative", anno XXXIII, n. 2/2016, Tecnodid, Napoli 2016, pp. 192, euro 40.

 

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

13. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2297 del 24 marzo 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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