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[Nonviolenza] Coi piedi per terra. 806



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Numero 806 del 24 marzo 2016

 

In questo numero:

1. Per il primo anniversario della scomparsa di Renato Solmi

2. Un ricordo di Renato Solmi (25 marzo 2015)

3. Un ricordo di Renato Solmi (24 aprile 2015)

4. Un minimo profilo di Renato Solmi

5. Il 2 aprile a Torino un seminario in omaggio a Renato Solmi

6. Francesco Ciafaloni ricorda Renato Solmi

7. Al referendum del 17 aprile voteremo si'

8. Costituito il Comitato nazionale "Vota si' per fermare le trivelle"

9. No allo stravolgimento della Costituzione: al referendum di ottobre votiamo no al golpe bianco

10. Il sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale

11. Antonio Gnoli intervista Rossana Rossanda (2015)

 

1. MAESTRI. PER IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI RENATO SOLMI

 

Ricorre domani, il 25 marzo, il primo anniversario della scomparsa di Renato Solmi.

Che e' stato nel nostro paese uno dei piu' profondi e rigorosi pensatori e militanti della pace e della nonviolenza.

Era l'uomo piu' colto del mondo, ed il piu' generoso. Una delle figure maggiori della nonviolenza in cammino.

Fu lui che fece conoscere in Italia gli ineludibili capolavori di Theodor W. Adorno, di Walter Benjamin, di Max Horkheimer, di Guenther Anders; fu lui che ci mise a disposizione libri decisivi del pensiero e dell'impegno critico ed antiautoritario, antifascista ed antimperialista, antirazzista ed antitotalitario, pacifista e disarmista, antimilitarista ed antinucleare, nonviolento.

Di fecondo, nitido e intransigente impegno intellettuale, morale e civile, testimonio' con le sue concrete e coerenti scelte di vita l'esigenza della verita', della solidarieta', della responsabilita'; rinuncio' ad ogni carriera e ad ogni privilegio (e la sua formazione e i suoi meriti erano tali che avrebbe avuto agevole accesso alle piu' prestigiose e ai piu' gratificanti) per porsi al servizio dell'umanita' intera, adempiendo alla missione del dotto, nel movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione comune, per la necessaria resistenza alla disumana violenza dei poteri dominante, per la necessaria rivoluzione nonviolenta che salvi l'umanita' e la biosfera dalla catastrofe.

Con l'opera e con l'esempio e' stato in Italia dagli anni Cinquanta del secolo scorso uno dei maestri migliori delle generazioni venute all'impegno politico contro ogni oppressione.

Ancora una volta qui lo ringraziamo per i doni suoi grandi, e lo ricordiamo maestro e compagno di lotte.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. MAESTRI. UN RICORDO DI RENATO SOLMI (25 MARZO 2015)

[Riproponiamo il seguente ricordo]

 

E' deceduto Renato Solmi.

La cultura, l'intera vita civile italiana perde uno dei suoi maestri.

Tutte le oppresse e tutti gli oppressi del mondo perdono il piu' generoso dei compagni di lotta per la comune liberazione.

Tutte le persone amiche della nonviolenza perdono un amico fedele e uno strenuo lottatore che alla teoria e alla prassi della nonviolenza ha immensamente contribuito con il suo agire e il suo pensare, con i profondi e schiudenti suoi scritti, con la sua testimonianza limpida e luminosa.

Il nostro cuore e' colmo di tristezza per questo lutto tremendo.

Ed insieme e' colmo di gratitudine per quanto per sempre Renato Solmi ci ha donato.

Perche' di Renato Solmi resta all'umanita' l'alta lezione, l'impegno inesausto, le opere e l'appello; la prova e il legato del rigore intellettuale, morale, civile, della solidarieta' con le oppresse e gli oppressi che ognora resiste e giammai cede all'oppressione; il persuaso impegno e la ferma coscienza che occorre lottare contro tutte le menzogne, contro tutte le ingiustizie, contro tutte le violenze, per la liberazione comune dell'umanita'.

Ci ha lasciato un maestro e un compagno. Altri uomini e altre donne sorgeranno a proseguirne la lotta.

La nonviolenza e' in cammino.

 

3. MAESTRI. UN RICORDO DI RENATO SOLMI (24 APRILE 2015)

[Riproponiamo il seguente ricordo]

 

Il 25 marzo, un mese fa, e' deceduto Renato Solmi.

E' la persona che ha introdotto in Italia con le sue traduzioni per Einaudi alcune opere fondamentali di Theodor W. Adorno, di Guenther Anders, di Walter Benjamin, di Max Horkheimer, di Gyorgy Lukacs, e bastera' dire due titoli: Minima moralia e Dialettica dell'illuminismo, per cogliere la decisivita' della funzione che svolse nella formazione di piu' di una generazione di militanti.

Io sono uno di quei militanti di quella che allora si chiamo' nuova sinistra che attraverso i saggi scritti ed i libri tradotti, introdotti, curati da Solmi costruirono tanta parte della propria "cassetta degli attrezzi", della propria percezione di se', della propria - leopardiana e marxiana - visione del mondo. E poiche' gia' negli anni Settanta mi parve evidente che la prospettiva politica per cui lottavamo richiedeva la scelta nitida e intransigente della nonviolenza, provai una gioia profonda quando anni dopo seppi che anche Renato Solmi condivideva quella persuasione e quell'impegno.

*

Vivo poveramente e non frequento intellettuali. Ma sempre mi ha molto sorpreso che molti intellettuali che pure hanno fatto letture ed esperienze affini alle mie (che intellettuale non sono ma da militante mi e' pur capitato di riflettere sul mondo grande e terribile e sui compiti dell'ora, sulla missione del dotto e sulla missione dell'uomo) non siano arrivati a cogliere la necessita' della nonviolenza, come essa sia irrinunciabile "aggiunta" (l'aggettivo capitiniano, che significa anche fondazione, fondamento) all'impegno per il socialismo, per quel socialismo che e' l'alternativa alla barbarie: sempre ho saputo che la rivoluzione socialista urgente e indispensabile, o sara' nonviolenta o non sara'. E sempre ho saputo che il primo dovere di ogni persona decente e' contrastare la guerra e le uccisioni, opporsi a tutte le oppressioni e le devastazioni, difendere la vita - e il valore, la dignita' - degli esseri umani e del mondo. Che il movimento e il progetto socialista di emancipazione e salvezza dell'umanita' deve essere nonviolento, che l'unico comunismo possibile ed ammissibile e' nell'azione nonviolenta, e' nella realizzazione della societa' nonviolenta, nella comune liberazione attraverso la concreta coerenza tra mezzi e fini.

Renato Solmi lo sapeva.

*

Mi fece una volta il dono immenso di venirmi a trovare. Vivo una vita ritirata, alla periferia di Viterbo, che e' una piccola citta' fuori dalle grandi direttrici di trasporto ferroviario o stradale, e lui qualche anno fa scendendo in treno da Torino a Roma devio', prolungo' e rese alquanto piu' scomodo il suo viaggio affinche' potessimo incontrarci. Che e' come se Giacomo Leopardi, o Karl Marx, o Mohandas Gandhi, bussassero un giorno alla tua porta. Fu un breve incontro che commosse profondamente mia moglie e me, che sovente poi lo abbiamo ricordato: quell'uomo che era la summa della cultura e della coscienza morale della tradizione civile dell'Occidente era anche una persona non solo di squisita cortesia, ma di un'umanita' cosi' calda, cosi' mite, cosi' comprensiva e sollecita ed affettuosa come assai di rado o quasi mai ti capita la fortuna di incontrare: l'umanita' come dovrebbe essere.

*

Non ultimo dei suoi meriti, la rinuncia alle carriere e al successo: usci' dall'Einaudi per un gesto di solidarieta' che era anche un atto di fermezza politica e morale; insegno' nelle scuole con autentica dedizione; preferi' porre la sua intelligenza al servizio del sapere comune, dell'emancipazione di tutti, anziche' all'affermazione di se stesso; si dedico' ai libri degli altri rinunciando a pubblicarne di suoi (l'Autobiografia documentaria - che e' un capolavoro - in cui in tarda eta' per richiesta degli amici raccolse gli sparsi saggi da decenni introvabili che avevano segnato la cultura italiana, reca testi che sarebbero stati sufficienti non ad uno ma a molti volumi e tali che gli avrebbero garantito la celebrita' e gli ossequi che non volle).

*

Nella sua ironia e nella sua pazienza, nel suo sapere e nella sua sapienza, nella sua militanza e la sua critica, era davvero il miglior fabbro. Qui lo ringrazio ancora.

 

4. MAESTRI. UN MINIMO PROFILO DI RENATO SOLMI

 

Renato Solmi e' stato tra i pilastri della casa editrice Einaudi, ha introdotto in Italia opere fondamentali della scuola di Francoforte e del pensiero critico contemporaneo, e' uno dei maestri autentici e profondi di generazioni di persone impegnate per la democrazia e la dignita' umana, che attraverso i suoi scritti e le sue traduzioni hanno costruito tanta parte della propria strumentazione intellettuale; impegnato nel Movimento Nonviolento del Piemonte e della Valle d'Aosta, e' deceduto il 25 marzo 2015. Dal risvolto di copertina del recente volume in cui sono raccolti taluni dei frutti mggiori del suo magistero riprendiamo la seguente scheda: "Renato Solmi (Aosta 1927) ha studiato a Milano, dove si e' laureato in storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver trascorso un anno a Napoli presso l'Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce, ha lavorato dal 1951 al 1963 nella redazione della casa editrice Einaudi. A meta' degli anni '50 ha passato un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l'insegnamento di Theodor W. Adorno, da lui per primo introdotto e tradotto in Italia. Dopo l'allontanamento dall'Einaudi, ha insegnato per circa trent'anni storia e filosofia nei licei di Torino e di Aosta. E' impegnato da tempo, sul piano teorico, e da un decennio anche su quello della militanza attiva, nei movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali. Ha collaborato a numerosi periodici culturali e politici ("Il pensiero critico", "Paideia", "Lo Spettatore italiano", "Il Mulino", "Notiziario Einaudi", "Nuovi Argomenti", "Passato e presente", "Quaderni rossi", "Quaderni piacentini", "Il manifesto", "L'Indice dei libri del mese" e altri). Fra le sue traduzioni - oltre a quelle di Adorno, Benjamin, Brecht (L'abici' della guerra, Einaudi, Torino 1975) e Marcuse (Il "romanzo dell'artista" nella letteratura tedesca, ivi, 1985), che sono in realta' edizioni di riferimento - si segnalano: Gyorgy Lukacs, Il significato attuale del realismo critico (ivi, 1957) e Il giovane Hegel e i problemi della societa' capitalistica (ivi, 1960); Guenther Anders, Essere o non essere (ivi, 1961) e La coscienza al bando (ivi, 1962); Max Horkheimer e Th. W. Adorno, Dialettica dell'illuminismo (ivi, 1966 e 1980); Seymour Melman, Capitalismo militare (ivi, 1972); Paul A. Baran, Saggi marxisti (ivi, 1976); Leo Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918 (Boringhieri, Torino 1976)". Opere di Renato Solmi: segnaliamo particolarmente la sua recente straordinaria Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007.

 

5. INCONTRI. IL 2 APRILE A TORINO UN SEMINARIO IN OMAGGIO A RENATO SOLMI

 

Centro Studi Sereno Regis, Fondazione Luigi Micheletti e Centro Studi Piero Gobetti, in collaborazione con Cittacomune (Piacenza), Giulio Einaudi editore, "Indice dei libri del mese", Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Quodlibet Edizioni (Macerata), rivista "Lo Straniero" (Roma), Unione Culturale Franco Antonicelli, presentano "Il vento della storia. Seminario in omaggio a Renato Solmi".

Sabato 2 aprile 2016, ore 15-18,30, sala Gabriella Poli, Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, Torino.

Ingresso libero.

Programma

ore 15.00: Introduzione di Enzo Ferrara e Massimo Cappitti;

ore 15.15: saluto di Luca Baranelli;

ore 15.30: Tommaso Munari, Il lavoro editoriale;

ore 16.00: Simone Scala, Storia di una mediazione culturale;

ore 16.30: tavola rotonda con interventi di Francesco Ciafaloni, Giovanni Ramella, Cesare Pianciola, Enrico Peyretti;

ore 18.00: dibattito e interventi liberi;

ore 18.30: chiusura.

Renato Solmi (1927-2015) e' stato filosofo, militante politico, pacifista, consulente editoriale, insegnante di liceo attento alla laicita' della scuola e dello Stato, collaboratore di numerose riviste, curatore e traduttore di Minima Moralia di Theodor Adorno, Angelus Novus di Walter Benjamin ed Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki di Guenther Anders. La sua opera e' raccolta nella Autobiografia documentaria, Scritti 1950-2004 (Quodlibet 2007), interventi pubblicati nell'arco di oltre cinquant'anni, testimonianze di un impegno intellettuale che, dal lavoro con la scuola di Francoforte, ha attraversato gli anni del conflitto sociale, il Movimento studentesco, l'antipsichiatria, il pacifismo, l'ecologismo. Un percorso contrassegnato da profonde riflessioni su avvenimenti che hanno coinvolto piu' generazioni e da insegnamenti che restano validi e attuali, importanti per comprendere il presente e per tornare a immaginare il futuro senza farsi intimorire dagli sbalzi a volte si' improvvisi, ma non sempre imprevedibili, del vento della storia.

Per informazioni: Centro Studi Sereno Regis: 011532824, Enzo Ferrara: 3398555744 enzoferrara at serenoregis.org

 

6. MAESTRI. FRANCESCO CIAFALONI RICORDA RENATO SOLMI

[Dal sito www.quodlibet.it riprendiamo il seguente articolo di Francesco Ciafaloni apparso su "L'Indice dei libri del mese" del maggio 2015 dal titolo "Un uomo e la sua linea retta" e il sommario "Renato Solmi: pacifista, consulente editoriale, traduttore, insegnante, amico".

Francesco Ciafaloni, nato nel 1937 in Abruzzo, ha lavorato per l'Eni come ingegnere fino al 1966, poi presso Boringhieri. Dal 1970 alla crisi del 1983 e' stato redattore della Einaudi. Si e' poi occupato di lavoro e di immigrati. E' stato presidente del Comitato "Oltre il razzismo". Ha collaborato negli anni con riviste come "Quaderni piacentini", "Linea d'ombra", "Lo straniero", "Una citta'". Tra le opere di Francesco Ciafaloni: I diritti degli altri, Minimum Fax, 1998; Il destino della classe operaia, Edizioni dell'Asino, 2012; con Luca Baranelli, Una stanza all'Einaudi, Quodlibet, Macerata 2013]

 

Renato Solmi e' morto a Torino il 25 marzo scorso a quasi 88 anni, dopo molti mesi di sofferenza fisica e quasi di afasia. L'ho conosciuto e frequentato a lungo, negli anni settanta come amico e prezioso consulente, esterno e gratuito, quando lavoravo da Einaudi, insieme col comune amico Luca Baranelli; poi, negli anni ottanta, come insegnante e militante politico; infine come militante pacifista, collaboratore del Centro Sereno Regis. Non vorrei pero' limitarmi ai ricordi personali, ai consigli, alle proposte, alle lunghe, talora esasperanti, discussioni, alle ormai lontane camminate in montagna - Solmi camminava con gioia, di ottimo passo, da vero valdostano. Vorrei provare a ricordare, a nominare almeno, il Renato Solmi intero, quello che non ho veramente conosciuto, il "giovane filosofo" ("l'esofago gonfio di pneuma la ragione vergine") che Franco Fortini incitava a sumere superbiam, il collaboratore di "Discussioni" e "Nuovi Argomenti", il curatore e traduttore di Minima Moralia di Adorno e di Angelus Novus di Benjamin, il collaboratore di Raniero Panzieri e Luca Baranelli. Non posso farlo che ricorrendo alla sua Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004 (Quodlibet, 2007) che si trova facilmente in biblioteca e consigliando la lettura degli interventi degli anni cinquanta. Per me la pubblicazione in volume di "Discussioni", che non avevo mai letto, fu una vera scossa, che si puo' riprovare intera nell'Autobiografia. Non mi stupirono tanto gli interventi di altri collaboratori, noti e cresciuti in autorevolezza nel tempo, ma soprattutto quelli di Solmi, per la sicurezza, l'aggressivita' quasi. Il periodare complesso, armonico, e' lo stesso degli ultimi decenni; identica e' l'attenzione ai dettagli. Ma gli interventi piu' recenti, inclusi i cenni autobiografici e la prefazione, sono come schiacciati dal bisogno di scusarsi della propria inadeguatezza, dal dubbio, dal senso di colpa e (per usare una parola che non mi sembra eccessiva) dal dolore. E' una sofferenza pervasiva, interiore, che ha a che fare col suo rapporto col mondo, con le idee, con suo padre, con i suoi doveri di uomo di cultura; un dolore cosi' forte da renderlo cieco ad altre sofferenze vicinissime a lui, che pure sembrerebbero far parte della sfera dei doveri ma che sono interamente rimosse dagli scritti, come lo erano dalle conversazioni. Gli scritti degli anni cinquanta, soprattutto i primi, quelli anteriori alla "crisi della presenza" del 1956-'59, di cui scrive con pudore ma senza reticenze, sono pieni di gioia, di vitalita', sicuri e rapidi come il suo passo in montagna, una volta. E perche' un giovane dovrebbe interessarsi oggi delle tesi e delle prefazioni di Renato Solmi di sessant'anni fa? Perche' la scuola di Francoforte, il conflitto tra Il mondo magico e i distinti di Croce in de Martino (i temi di Solmi) hanno a che fare con il movimento del '68, con l'antipsichiatria, con percorsi importanti, prima di adesione e poi critici, delle tesi di de Martino, come quello di Giovanni Jervis, che fu stretto collaboratore di Basaglia. E si intreccia alla vita e agli scritti di Solmi il percorso di Michele Ranchetti, che consiglio' a Boringhieri la traduzione dell'opera omnia di Freud e ne inizio' la cura. (Si puo' leggere in rete, ripubblicato da "Poliscritture", Michele Ranchetti sul giovane Renato Solmi). Oggi il vento ha girato, il neoliberismo domina tutto, anche la psicologia (un buon equilibrio psichico oggi si chiama capitale umano), le pillole stanno sostituendo la psicoanalisi ed ogni altra psicoterapia, ogni giorno qualcuno scrive di aver scoperto il gene di nuovi singoli comportamenti, ma, proprio per non essere preda di ogni spirar di vento, sapere com'e' andata culturalmente non guasta.

Ma non vorrei dimenticare proprio il Solmi degli ultimi decenni, quello che ho conosciuto, il consulente editoriale (quello interno, di cui ho solo sentito i resoconti, e quello volontario), l'insegnante di liceo, il militante sindacale e politico, attento alla laicita' della scuola e dello stato, giustamente preoccupato della minaccia nucleare. Anche di quegli anni e della collaborazione con Panzieri e Baranelli si trovano i documenti nell'Autobiografia, ma si tratta soprattutto di ricordi (Gli anni di Panzieri comparve nel 1985 su "Linea d'ombra", I miei anni all'Einaudi fu pubblicato dall'"Indice" nel 1999; gli scritti in presa diretta sono soprattutto interventi sul "Notiziario Einaudi", e hanno, malgrado la serieta' dell'autore e dell'editore, carattere aziendale). E Solmi, come interprete autentico di se stesso, e' molto autopunitivo. I fatti ci sono tutti, ma preceduti da pagine di scuse e autoaccuse. Persino il licenziamento suo (e di Panzieri) da Einaudi, troppo noto e remoto per insisterci oggi, che viene raccontato in dettaglio, alla fine, in ipotesi, viene attribuito a una propria inadeguatezza. Condivido, per quel che ne so, la valutazione di Solmi dell'importanza preminente del lavoro culturale ed editoriale di Panzieri, che era un politico di mestiere, e si rendeva ben conto della posta in palio: denunciare (come faceva il libro di Fofi di cui si discuteva) le responsabilita' della Fiat nella condizione dei lavoratori immigrati a Torino, o tacere. Ma che la direzione dell'azienda avesse aspettato quello scontro per accorgersi dello scarso rendimento e inaffidabilita' di Renato Solmi e conseguentemente licenziarlo era un'ipotesi che poteva venire in mente solo a lui. Non stupisce invece che il suo puntiglio giuridico, il suo rigore, convinto della natura paritaria del gruppo di liberi intelletti della redazione, in grado di decidere autonomamente, secondo scienza e coscienza, e di mettere in minoranza il padrone e la direzione, lo avesse fatto schierare, tra i primi, con Panzieri. Poi, come si sa, la prova provata della natura dei poteri del consiglio non ci fu perche' la maggioranza si schiero' col padrone; e certo se Bobbio, Cantimori e tutti, si fossero schierati con Panzieri, magari Einaudi ci avrebbe ripensato. Ma se Bobbio, Cantimori e tutti si fossero schierati con Panzieri, sarebbe stata tutta un'altra storia, a Torino, non solo all'Einaudi. Certo il rigore, la competenza culturale, l'impegno di Solmi redattore risultano dalla testimonianza di tutti i suoi colleghi, non solo di Baranelli.

Dell'importanza di Solmi negli anni sessanta come consulente esterno testimoniano, tra gli scritti raccolti, quello su La nuova sinistra americana ("Quaderni piacentini", 1965) e su Il dibattito americano sul Vietnam (ancora "Quaderni piacentini", 1966) e gli interventi su Seymour Melman e Paul Baran (si coglie subito il rapporto con alcuni titoli della "Serie politica" Einaudi). Sono le tesi di Solmi (e di altri) che hanno avuto piu' eco politica e culturale. Se fossero giuste, o in che misura fossero giuste, e' un problema che riguarda piu' di una generazione. Come riguarda piu' di una generazione il suo atteggiamento nei confronti del movimento studentesco italiano e l'impegno contro il nucleare e per la pace.

Negli anni settanta Solmi fu attivo come insegnante preparato e impegnato, certo non lassista, ma attento agli studenti e alla difesa contro la repressione. Fu tra i pochi a sostenere la necessita' di proporre ed elaborare un contenuto serio all'insegnamento alternativo all'ora di religione (Un impegno per la sinistra: l'ora alternativa all'insegnamento della religione, "Ex machina", 1987). Penso che l'afasia, la incapacita' di formulare ed esprimere progetti e tesi, quando ci si oppone ma anche quando si governa, sia una delle tragedie della sinistra italiana. Qualche volta non si riesce a distinguere l'opposizione dall'ignavia, il rifiuto dal menefreghismo. Renato Solmi non ha mai corso questo rischio. Se mai proponeva cose impossibili, o per vie impercorribili, ma si faceva capire. Chi pensava che non fosse necessario un programma alternativo all'ora di religione spesso pensava che semplicemente l'ora andasse abolita e che la macchinosa costruzione di un'alternativa non solo fosse fatica sprecata, ma fosse dannosa perche' dava per scontata l'esistenza dell'ora da sostituire, e in piu' non sosteneva adeguatamente la necessita' di trattare le religioni e la loro storia nelle ore opportune: storia, educazione civica. Il risultato e' stata l'afasia e quindi l'impossibilita' di distinguere un modo alternativo di trattare di religioni dal puro e semplice vuoto.

I rapporti con Solmi e con le sue giuste ma impossibili proposte, immutabili anche nei minuti dettagli, erano, naturalmente, anche conflittuali. Qualche anno fa mi capito' di leggere nel secondo bozzetto delle Encantadas di Melville una descrizione del comportamento delle tartarughe delle Galapagos (le Encantadas, appunto) che sembrava il ritratto di Solmi. Copiai le righe e gliele mandai. Si diverti' molto, per la somiglianza e per il livello dell'autore. Ecco il testo: "Le ho viste, nel loro cammino, cozzare eroicamente contro rocce, e restare a lungo impuntate a spingere, strisciare, impennarsi per smuovere la roccia, tanto da non dover deflettere dalla loro immutabile direzione. La loro maledizione suprema e' questa loro estenuante volonta' di seguire sempre la linea retta, in un mondo cosi' gremito di ostacoli".

 

7. REPETITA IUVANT. AL REFERENDUM DEL 17 APRILE VOTEREMO SI'

 

Al referendum del 17 aprile voteremo si'.

Per difendere le coste italiane dalle devastazioni, dal degrado e dai pericoli provocati dalle trivellazioni.

Per difendere dall'inquinamento l'ambiente marino e tutte le sue forme di vita.

Per difendere il diritto di tutte le persone alla salute e a un ambiente salubre.

Per difendere il diritto delle generazioni future a un mondo vivibile.

Per difendere la bellezza della natura, un bene comune prezioso e insostituibile.

Per sostenere l'approvvigionamento energetico da fonti pulite e rinnovabili.

Per far cessare lo sfruttamento dissennato e distruttivo delle risorse naturali.

Per far prevalere la ragione, la responsabilita', il diritto, la solidarieta'.

Con la forza della verita', con la forza della democrazia, per il bene comune.

Al referendum del 17 aprile voteremo si'.

*

Osvaldo Ercoli, Antonella Litta, Emanuele Petriglia, Alessandro Pizzi, Peppe Sini

 

8. REPETITA IUVANT. COSTITUITO IL COMITATO NAZIONALE "VOTA SI' PER FERMARE LE TRIVELLE"

 

E' stato costituito il Comitato nazionale "Vota si' per fermare le trivelle".

Per informazioni cfr. il sito del "Coordinamento nazionale No Triv": www.notriv.com

Attenzione: al referendum del 17 aprile per votare contro le trivellazioni occorre votare si'.

 

9. REPETITA IUVANT. NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE: AL REFERENDUM DI OTTOBRE VOTIAMO NO AL GOLPE BIANCO

 

In tutta Italia si stanno costituendo i comitati locali per la democrazia costituzionale in vista del referendum che si svolgera' in ottobre.

Nel referendum di ottobre votiamo no al golpe bianco, votiamo no allo stravolgimento della Costituzione, votiamo no alla deriva autoritaria; difendiamo la democrazia, difendiamo l'ordinamento repubblicano nato dalla resistenza antifascista.

 

10. REPETITA IUVANT. IL SITO DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

 

No allo stravolgimento della Costituzione.

Informazioni e materiali utili per il referendum di ottobre per impedire lo stravolgimento della Costituzione sono nel sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale: http://coordinamentodemocraziacostituzionale.net

 

11. MAESTRE. ANTONIO GNOLI INTERVISTA ROSSANA ROSSANDA (2015)

[Dal sito www.repubblica.it riprendiamo la seguente intervista del primo febbraio 2015 dal titolo "Rossana Rossanda: E' stata la bellezza del mondo a salvarmi dal fallimento politico" e il sommario "Nella sua casa a Parigi la fondatrice del 'Manifesto' ricorda incontri e incomprensioni, amici e avversari, delusioni e grandi sogni vissuti con il partito comunista".

Antonio Gnoli e' giornalista della pagina culturale del quotidiano "La Repubblica" e saggista; ha anche curato l'edizione italiana di testi di Alexandre Kojeve per Adelphi e di Carl Jacob Burckhardt per Bompiani. Opere di Antonio Gnoli: (con Franco Volpi), I prossimi titani. Conversazioni con Ernst Juenger, Adelphi, Milano 1997; (con Bruce Chatwin), La nostalgia dello spazio, Bompiani, Milano 2000; (con Franco Volpi), Il dio degli acidi. Conversazioni con Albert Hofmann, Bompiani, Milano 2003; (con Franco Volpi), L'ultimo sciamano, Bompiani, Milano 2006; (con Gianfranco Ferroni), La luce dell'ateo, Bompiani, Milano 2009; (con Franco Volpi), I filosofi e la vita, Bompiani, Milano 2010; (con Gennaro Sasso), I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli, Bompiani, Milano 2013.

Rossana Rossanda e' nata a Pola nel 1924, allieva del filosofo Antonio Banfi, antifascista, dirigente del Pci (fino alla radiazione nel 1969 per aver dato vita alla rivista "Il Manifesto" su posizioni di sinistra), in rapporto con le figure piu' vive della cultura contemporanea, fondatrice del "Manifesto" (rivista prima, poi quotidiano) su cui tuttora scrive. Impegnata da sempre nei movimenti, interviene costantemente sugli eventi di piu' drammatica attualita' e sui temi politici, culturali, morali piu' urgenti. Tra le opere di Rossana Rossanda: L'anno degli studenti, De Donato, Bari 1968; Le altre, Bompiani, Milano 1979; Un viaggio inutile, o della politica come educazione sentimentale, Bompiani, Milano 1981; Anche per me. Donna, persona, memoria, dal 1973 al 1986, Feltrinelli, Milano 1987; con Pietro Ingrao et alii, Appuntamenti di fine secolo, Manifestolibri, Roma 1995; con Filippo Gentiloni, La vita breve. Morte, resurrezione, immortalita', Pratiche, Parma 1996; Note a margine, Bollati Boringhieri, Torino 1996; La ragazza del secolo scorso, Einaudi, Torino 2005; con Manuela Fraire, La perdita, Bollati Boringhieri, Torino 2008; Quando si pensava in grande, Einaudi, Torino 2013; Il film del secolo, Bompiani, Milano 2013. Ma la maggior parte del lavoro intellettuale, della testimonianza storica e morale, e della riflessione e proposta culturale e politica di Rossana Rossanda e' tuttora dispersa in articoli, saggi e interventi pubblicati in giornali e riviste. Cfr. anche la voce in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 320]

 

Sommersi come siamo dai luoghi comuni sulla vecchiaia non riusciamo piu' a distinguere una carrozzella da un tapis roulant. Lo stereotipo della vecchiaia sorridente che corre e fa ginnastica ha finito con l'avere il sopravvento sull'immagine ben piu' mesta di una decadenza che provoca dolore e tristezza. Guardo Rossana Rossanda, il suo inconfondibile neo. La guardo mentre i polsi esili sfiorano i braccioli della sedia con le ruote. La guardo immersa nella grande stanza al piano terra di un bel palazzo sul lungosenna. La guardo in quel concentrato di passato importante e di presente incerto che rappresenta la sua vita. Da qualche parte Philip Roth ha scritto che la vecchiaia non e' una battaglia, ma un massacro.

La guardo con la tenerezza con cui si amano le cose fragili che si perdono. La guardo pensando che sia una figura importante della nostra storia comune. Legata al partito comunista, fu radiata nel 1969 e insieme, tra gli altri, a Pintor, Parlato, Magri, Natoli e Castellina, contribui' a fondare "Il manifesto". Mi guarda un po' rassegnata e un po' incuriosita. Qualche mese fa ha perso il compagno K. S. Karol. "Per una donna come me, che ha avuto la fortuna di vivere anni interessanti, l'amore e' stato un'esperienza particolare. Non avevo modelli. Non mi ero consegnata alle aspirazioni delle zie e della mamma. Non volevo essere come loro. Con Karol siamo stati assieme a lungo. Io a Roma e lui a Parigi. Poi ci siamo riuniti. Quando ha perso la vista mi sono trasferita definitivamente a Parigi. Siamo diventati come due vecchi coniugi con il loro alfabeto privato", dice.

- Antonio Gnoli: Quando vi siete conosciuti esattamente?

- Rossana Rossanda: Nel 1964. Venne a una riunione del partito comunista italiano come giornalista del "Nouvel Observateur". Quell'anno mori' Togliatti. Lascio' un memorandum che Luigi Longo mi consegno' e che a mia volta diedi al giornale "Le Monde", suscitando la collera del partito comunista francese.

- Antonio Gnoli: Collera perche'?

- Rossana Rossanda: Era un partito chiuso, ortodosso, ligio ai rituali sovietici. Louis Aragon si lamento' con me del fatto che avrei dovuto dare a lui quello scritto. Lui si sarebbe fatto carico di una bella discussione in seno al partito. Per poi non concludere nulla. Era tipico.

- Antonio Gnoli: Cosa?

- Rossana Rossanda: Vedere questi personaggi autorevoli, certo, ma alla fine capaci di pensare solo ai propri interessi.

- Antonio Gnoli: Ma non era comunista?

- Rossana Rossanda: Era prima di tutto insopportabile. Rivestito della fatua certezza di essere "Louis Aragon"! Ne conservo un ricordo fastidioso. La casa stupenda in rue Varenne. I ritratti di Matisse e Picasso che lo omaggiavano come un principe rinascimentale. Che dire? Provavo sgomento. E fastidio.

- Antonio Gnoli: Lei come e' diventata comunista?

- Rossana Rossanda: Scegliendo di esserlo. La Resistenza ha avuto un peso. Come lo ha avuto il mio professore di estetica e filosofia Antonio Banfi. Andai da lui, giuliva e incosciente. Mi dicono che lei e' comunista, gli dissi. Mi osservo', incuriosito. E allarmato. Era il 1943. Poi mi suggeri' una lista di libri da leggere. Tra cui Stato e rivoluzione di Lenin. Divenni comunista all'insaputa dei miei, soprattutto di mio padre. Quando lo scopri' si rivolse a me con durezza. Gli dissi che l'avrei rifatto cento volte. Avevo un tono cattivo, provocatorio. Mi guardo' con stupore. Replico' freddamente: fino a quando non sarai indipendente dimentica il comunismo.

- Antonio Gnoli: E lei?

- Rossana Rossanda: Mi laureai in fretta. Poi cominciai a lavorare da Hoepli. Nella casa editrice, non lontano da San Babila, svolgevo lavoro redazionale, la sera frequentavo il partito.

- Antonio Gnoli: Tra gli anni Quaranta e i Cinquanta era forte il richiamo allo stalinismo. Lei come lo visse?

- Rossana Rossanda: Oggi parliamo di stalinismo. Allora non c'era questo riferimento. Il partito aveva una struttura verticale. E non e' che si faceva quello che si voleva. Ma ero abbastanza libera. Sposai Rodolfo, il figlio di Banfi. Ho fatto la gavetta nel partito. Fino a quando nel 1956 entrai nella segreteria. Mi fu affidato il compito di rimettere in piedi la Casa della cultura.

- Antonio Gnoli: Lei e' stata tra gli artefici di quella egemonia culturale oggi rimproverata ai comunisti.

- Rossana Rossanda: Quale egemonia? Nelle universita' non ci facevano entrare.

- Antonio Gnoli: Ma avevate le case editrici, il cinema, il teatro.

- Rossana Rossanda: Avevamo soprattutto dei rapporti personali.

- Antonio Gnoli: Ma anche una linea da osservare.

- Rossana Rossanda: Togliatti era mentalmente molto piu' libero di quanto non si sia poi detto. A me il realismo sovietico faceva orrore. Cosa posso dirle? Non credo di essere stata mai stalinista. Non ho mai calpestato il prossimo. A volte ci sono stati rapporti complicati. Ma fanno parte della vita.

- Antonio Gnoli: Con chi si e' complicata la vita?

- Rossana Rossanda: Con Anna Maria Ortese, per esempio. L'aiutai a realizzare un viaggio in Unione Sovietica. Tornando descrisse un paese povero e malandato. Non ne fui contenta. Pensai che non avesse capito che il prezzo di una rivoluzione a volte e' alto. Glielo dissi. Avvertii la sua delusione. Come un senso di infelicita' che le mie parole le avevano provocato. Poi, improvvisamente, ci abbracciammo scoppiando a piangere.

- Antonio Gnoli: Pensava di essere nel giusto?

- Rossana Rossanda: Pensavo che l'Urss fosse un paese giusto. Solo nel 1956 scoprii che non era quello che avevo immaginato.

- Antonio Gnoli: Quell'anno alcuni restituirono la tessera.

- Rossana Rossanda: E altri restarono. Anche se in posizione critica. La mia liberta' non fu mai seriamente minacciata ne' oppressa. Il che non significa che non ci fossero scontri o critiche pesanti. Scrissi nel 1965 un articolo per "Rinascita" su Togliatti. Lo paragonavo al protagonista de Le mani sporche di Sartre. Quando il pezzo usci' Giorgio Amendola mi fece a pezzi. Come ti sei permessa di scrivere una cosa cosi'? Tra i giovani era davvero il piu' intollerante.

- Antonio Gnoli: Citava Sartre. Era molto vicino ai comunisti italiani.

- Rossana Rossanda: Per un periodo lo fu. In realta' era un movimentista. Con Simone de Beauvoir venivano tutti gli anni in Italia. A Roma alloggiavano all'Hotel Nazionale. Lo vedevo regolarmente. Una sera ci si incontro' a cena anche con Togliatti.

- Antonio Gnoli: Dove?

- Rossana Rossanda: In una trattoria romana. Era il 1963. Togliatti era incuriosito dalla fama di Sartre e quest'ultimo guardava al capo dei comunisti italiani come a una risorsa politica. Certamente piu' interessante dei comunisti francesi. Però non si impressionarono l'un l'altro. La sola che parlava di tutto, ma senza molta emotivita', era Simone. Quanto a Sartre era molto alla mano. Mi sorpresi solo quando gli nominai Michel Foucault. Reagi' con durezza.

- Antonio Gnoli: Foucault aveva sparato a zero contro l'esistenzialismo. Si poteva capire la reazione di Sartre.

- Rossana Rossanda: Avevano due visioni opposte. E Sartre avvertiva che tanto Foucault quanto lo strutturalismo gli stavano tagliando, come si dice, l'erba sotto i piedi.

- Antonio Gnoli: Ha conosciuto Foucault personalmente?

- Rossana Rossanda: Benissimo: un uomo di una dolcezza rara. Studiava spesso alla Biblioteca Mazarine. E certi pomeriggi veniva a prendere il te' nella casa non distante che abitavamo con Karol sul Quai Voltaire. Era un'intelligenza di prim'ordine e uno scrittore meraviglioso. Quando scopri' di avere l'Aids, mi commosse la sua difesa nei riguardi del giovane compagno.

- Antonio Gnoli: Un altro destino tragico fu quello di Louis Althusser.

- Rossana Rossanda: Ero a Parigi quando uccise la moglie. La conoscevo bene. E ci si vedeva spesso. Un'amica comune mi chiamo'. Disse che Helene, la moglie, era morta di infarto e lui ricoverato. Naturalmente le cose erano andate in tutt'altro modo.

- Antonio Gnoli: Le cronache dicono che la strangolo'. Non si e' mai capita la ragione vera di quel gesto.

- Rossana Rossanda: Helene venne qualche giorno prima da me. Era disperata. Disse che aveva capito a quale stadio era giunta la malattia di Louis.

- Antonio Gnoli: Quale malattia?

- Rossana Rossanda: Althusser soffriva di una depressione orribile e violenta. E penso che per lui fosse diventata qualcosa di insostenibile. Non credo che volesse uccidere Helene. Penso piuttosto all'incidente. Alla confusione mentale, generata dai farmaci.

- Antonio Gnoli: Era stato uno dei grandi innovatori del marxismo.

- Rossana Rossanda: Alcuni suoi libri furono fondamentali. Non le ultime cose che uscirono dopo la sua morte. Non si puo' pubblicare tutto.

- Antonio Gnoli: A proposito di depressione vorrei chiederle di Lucio Magri che qualche anno fa, era il 2011, scelse di morire. Lei ebbe un ruolo in questa vicenda. Come la ricorda oggi?

- Rossana Rossanda: Lucio non era affatto un depresso. Era spaventosamente infelice. Aveva di fronte a se' un fallimento politico e pensava di aver sbagliato tutto. O meglio: di aver ragione, ma anche di aver perso. Dopo aver litigato tante volte con lui, lo accompagnai a morire in Svizzera. Non mi pento di quel gesto. E credo anzi che sia stata una delle scelte piu' difficili, ma anche profondamente umane.

- Antonio Gnoli: Tra le figure importanti nella sua vita c'e' stata anche quella di Luigi Pintor.

- Rossana Rossanda: Lui, ma anche Aldo Natoli e Lucio Magri. Tre uomini fondamentali per me. Non si sopportavano tra di loro. Cucii un filo esile che provo' a tenerli insieme.

- Antonio Gnoli: Parlava di fallimento politico. Come ha vissuto il suo?

- Rossana Rossanda: Con la stessa intensa drammaticita' di Lucio. Quello che mi ha salvato e' stata la grande curiosita' per il mondo e per la cultura. Quando Karol era bloccato dalla malattia, mi capitava di prendere un treno la mattina e fermarmi per visitare certi posti meravigliosi della provincia e della campagna e tornare la sera. Godevo della bellezza dei luoghi che diversamente dall'Italia non sono stati rovinati.

- Antonio Gnoli: Se non avesse fatto la funzionaria comunista e la giornalista cosa avrebbe voluto fare?

- Rossana Rossanda: Ho una certa invidia per le mie amiche - come Margarethe von Trotta - che hanno fatto cinema. In fondo i buoni film come i buoni libri restano. Il mio lavoro, ammesso che sia stato buono, e' sparito. In ogni caso, quando si fa una cosa non se ne fa un'altra.

- Antonio Gnoli: Il suo esser comunista avrebbe potuto convivere con qualche forma di fede?

- Rossana Rossanda: Non ho piu' un'idea di Dio dall'eta' di 15 anni. Ma le religioni sono una grande cosa. Il cristianesimo e' una grande cosa. Paolo o Agostino sono pensatori assoluti. Ho amato Dietrich Bonhoeffer. Straordinario il suo magistero. E il suo sacrificio.

- Antonio Gnoli: Si accetta piu' facilmente la disciplina di un maestro o quella di un padre?

- Rossana Rossanda: I maestri li scegli, o ti scelgono. I padri no.

- Antonio Gnoli: Il rapporto con suo padre come e' stato?

- Rossana Rossanda: Era un uomo all'antica. Parlava greco e latino. Si laureo' a Vienna. C'era molta apprensione economica in famiglia. La crisi del 1929 colpi' anche noi che eravamo parte dell'impero austro-ungarico. Il nostro rapporto, bello, lo rovinai con parole inutili. Con mia madre, piu' giovane di vent'anni, eravamo in sintonia. Sembravamo quasi sorelle. Si scappava in bicicletta per le stradine di Pola.

- Antonio Gnoli: Dove lei e' nata?

- Rossana Rossanda: Si', siamo gente di confine. Gente istriana, un po' strana.

- Antonio Gnoli: Si riconosce un lato romantico?

- Rossana Rossanda: Se c'e' si ha paura di tirarlo fuori. Non c'e' donna che non senta forte la passione. Dai 17 anni in poi ho spesso avvertito la necessita' dell'innamoramento. E poi ho avuto la fortuna di sposare due mariti, passabilmente spiritosi, che non si sono mai sognati di dirmi cosa fare. Ho condiviso parecchie cose con loro. Poi i casi della vita a volte remano contro.

- Antonio Gnoli: Come vive il presente, questo presente?

- Rossana Rossanda: Come vuole che lo viva? Meta' del mio corpo non risponde. E allora ne scopri le miserie. Provo a non essere insopportabile con chi mi sta vicino e penso che in ogni caso fino a 88 anni sono stata bene. Il bilancio, da questo punto di vista, e' positivo. Mi dispiacerebbe morire per i libri che non avro' letto e i luoghi che non avro' visitato. Ma le confesso che non ho piu' nessun attaccamento alla vita.

- Antonio Gnoli: Ha mai pensato di tornare in Italia?

- Rossana Rossanda: No. Qui in Francia non mi dispiace non essere piu' nessuna. In Italia la cosa mi infastidirebbe.

- Antonio Gnoli: E' l'orgoglio che glielo impedisce?

- Rossana Rossanda: E' una componente. Ma poi che Paese siamo? Boh.

- Antonio Gnoli: E le sue radici: Pola? L'Istria?

- Rossana Rossanda: Cosa vuole che siano le radici. Non ci penso. La vera identita' uno la sceglie, il resto e' caso. Non vado piu' a Pola da una quantita' di anni che non riesco neppure a contarli. Ricordo il mare istriano. Alcuni isolotti con i narcisi e i conigli selvaggi. Mi manca quel mare: nuotare e perdermi nel sole del Mediterraneo. Ma non e' nostalgia. Nessuna nostalgia e' cosi' forte da non poter essere sostituita dalla memoria. Ogni tanto mi capita di guardare qualche foto di quel mondo. Di mio padre e di mia madre. E penso di essere nonostante tutto una parte di loro come loro sono una parte di me.

 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

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Numero 806 del 24 marzo 2016

 

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