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[Nonviolenza] La domenica della nonviolenza. 364



 

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 364 del 27 marzo 2016

 

In questo numero:

1. Francesca Paci intervista Zygmunt Bauman

2. Giselle Dian intervista Fulvio Cesare Manara (2010)

3. Il 2 aprile a Torino un seminario in omaggio a Renato Solmi

4. Al referendum del 17 aprile voteremo si'

5. Costituito il Comitato nazionale "Vota si' per fermare le trivelle"

6. No allo stravolgimento della Costituzione: al referendum di ottobre votiamo no al golpe bianco

7. Il sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale

8. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

9. Contro tutti i terrorismi, contro tutte le guerre

10. Hic et nunc, quid agendum

 

1. MAESTRI. FRANCESCA PACI INTERVISTA ZYGMUNT BAUMAN

[Dal sito www.lastampa.it riprendiamo la seguente intervista del 26 marzo 2016 dal titolo "Bauman: Se cediamo alla paura morira' la democrazia" e il sommario "Il filosofo polacco: in altre parti del mondo vengono uccise molte piu' persone, ma li' non ci sono i riflettori puntati".

Francesca Paci (Roma, 1971), giornalista del quotidiano "La stampa"; laurea in lettere moderne, master europeo in comunicazione multimediale, master di specializzazione in peacekeeping management; si occupa particolarmente di immigrazione, diritti umani, questione femminile, intercultura, Medio Oriente. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per stralci la seguente notizia: "Dal febbraio 2009 e' corrispondente del quotidiano 'La Stampa' a Londra. Dall'aprile 2007 era stata corrispondente, sempre per 'La Stampa' a Gerusalemme. Prima ancora aveva lavorato alla cronaca locale di Torino, seguendo un corso in peacekeeping e imparando l'arabo, fattori che le hanno permesso di diventare inviata del quotidiano di via Marenco nel periodo post-11 settembre. Ha scritto due libri sull'islam italiano... Nel 2005 ha vinto il Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta per aver raccontato una tragica storia di immigrazione dalla Romania. Nel 2007 ha condotto la trasmissione televisiva Nirvana, in onda su La7". Tra le opere di Francesca Paci: L'islam sotto casa, Marsilio, Venezia 2004; Islam e violenza. Parlano i musulmani italiani, Laterza, Roma-Bari 2006.

Zygmunt Bauman, nato a Poznan in Polonia nel 1925, combatte' contro il nazismo, nel '68 perseguitato dal regime fu costretto a lasciare il suo paese; illustre sociologo, intellettuale democratico, ha insegnato a Varsavia, a Tel Aviv e Haifa, a Leeds; marito di Janina Bauman; e' il filosofo e sociologo noto per le profonde, cruciali riflessioni sulla "modernita' liquida"; e' oggi uno dei principali punti di riferimenti della ricerca sociologica e della riflessione morale e civile; le sue analisi e proposte costituiscono una fondamentale risorsa per l'impegno politico nonviolento per la pace, i diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa della biosfera. Tra le opere di Zygmunt Bauman: segnaliamo almeno Cultura come prassi, Il Mulino, Bologna 1976; Modernita' e Olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, 1999; La decadenza degli intellettuali, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Il teatro dell'immortalita', Il Mulino, Bologna 1995 (poi in seconda edizione col titolo Mortalita', immortalita' e altre strategie di vita, Il Mulino, Bologna 2012); Le sfide dell'etica, Feltrinelli, Milano 1996; La societa' dell'incertezza, Il Mulino, Bologna; Dentro la globalizzazione, Laterza, Roma-Bari 1999; La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, Milano 2000, 2008; Voglia di comunita', Laterza, Roma-Bari 2001; Modernita' liquida, Laterza, Roma-Bari 2002; La societa' individualizzata, Il Mulino, Bologna 2002, 2010; Intervista sull'identita', Laterza, Roma-Bari 2003; La societa' sotto assedio, Laterza, Roma-Bari 2003; Vite di scarto, Laterza, Roma-Bari 2005; Vita liquida, Laterza, Roma-Bari 2006; L'Europa e' un'avventura, Laterza, Roma-Bari 2006; Amore liquido, Laterza, Roma-Bari 2006, 2011; Lavoro, consumismo e nuove poverta', Citta' aperta, Troina (Enna) 2007; Homo consumens, Erickson, Trento 2007; Modus vivendi, Laterza, Roma-Bari 2007; Paura liquida, Laterza, Roma-Bari 2008; Consumo, dunque sono, Laterza, Roma-Bari 2008; L'arte della vita, Laterza, Roma-Bari 2009; Capitalismo parassitario, Laterza, Roma-Bari 2009, 2011; L'etica in un mondo di consumatori, Laterza, Roma-Bari 2010; Modernita' e ambivalenza, Bollati Boringhieri, Torino 2010; Vite che non possiamo permetterci, Laterza, Roma-Bari 2011; Il buio del postmoderno, Aliberti, Roma 2011; Cose che abbiamo in comune, Laterza, Roma-Bari 2012; "La ricchezza di pochi avvantaggia tutti" Falso!, Laterza, Roma-Bari 2013; Communitas, Aliberti, Roma 2013; Le sorgenti del male, Erickson, Trento 2013; Danni collaterali, Laterza, Roma-Bari 2013; (con David Lyon), Sesto potere, Laterza, Roma-Bari 2014; Il demone della paura, Laterza - Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma-Bari 2014; Babel, Laterza, Roma-Bari 2015 (con Ezio Mauro); La convivenza. Un intervento dopo gli attentati di Parigi, Casagrande, 2015; Per tutti i gusti. La cultura nell'eta' dei consumi, Laterza, Roma-Bari 2016; Conversazioni su Dio e sull'uomo, Laterza, Roma-Bari 2016 (con Stanislaw Obirek); Scrivere il futuro, Castelvecchi, 2016]

 

Da anni il filosofo polacco Zygmunt Bauman mette in guardia dalla paura, il piu' sinistro tra i demoni annidati nelle citta' aperte in cui viviamo. Gli attentati di martedi', come quelli di Parigi, raccolgono nell'abbraccio mortale del terrorismo quell'insicurezza del presente e quell'incertezza del futuro che lui, il teorico della societa' liquida, ha individuato nel nostro Dna. Questo si', lo spaventa.

- Francesca Paci: Ripetiamo che a Bruxelles e' stato colpito il cuore dell'Europa: e' cosi' professor Bauman, o si tratta di propaganda jihadista che non dovremmo assecondare?

- Zygmunt Bauman: Il "cuore" che i terroristi cercano di colpire e' quello dove abbondano le telecamere, sempre assetate di sensazioni nuove e scioccanti a cui garantire attenzione massima per qualche giorno. C'e' un numero dieci volte maggiore di persone uccise da qualche parte tra i tropici del Cancro e del Capricorno che non ha alcuna chance di ottenere la visibilita' degli attacchi di New York, Madrid, Londra, Parigi o Bruxelles. E' invece in queste ultime citta' che i bisbigli acquistano la forza dei tuoni. A spese minime - un biglietto aereo, un kalashnikov, un esplosivo fatto in casa, la vita di un pugno di disperati - corrispondono a ore interminabili di spazio tv gratis e picconate ai valori democratici da parte dei governi che dovrebbero proteggerli.

- Francesca Paci: La nuova generazione di terroristi usa i benefici della "societa' liquida"?

- Zygmunt Bauman: E' il principio ispiratore della loro strategia sin dall'inizio: disponendo di risorse limitate, si sono dedicati a provocare il loro nemico, teoricamente forte ma in realta' estremamente vulnerabile. I terroristi hanno imparato velocemente l'arte di puntare in alto e massimizzare i profitti diminuendo le spese - ossia utilizzando lo zelo miope con cui l'avversario e' entrato nel gioco.

- Francesca Paci: I terroristi considerano l'Europa una comunita' unita molto piu' di quanto facciano gli europei?

- Zygmunt Bauman: Per ironia della sorte i terroristi riescono ad assestare colpi capaci di ripercuotersi su tutta l'Unione Europea. Potremmo dire che sono il piu' potente fattore unificante tra i membri di un'Unione Europea che altrimenti vede sfaldarsi molte delle sue cuciture. La paura, lo spreco di risorse sempre maggiori nella costruzione di muri, l'impiego di un numero crescente di uomini per la sicurezza e costosi gadget per lo spionaggio nella vana speranza di prevenire il prossimo attentato: tutto questo si sta verificando non solo nei luoghi colpiti ma anche molto piu' lontano, nei Paesi dell'Europa di "seconda velocita'" che il terrorismo non ha alcuna intenzione di attaccare avendo sobriamente calcolato costi e benefici.

- Francesca Paci: I terroristi non sono stranieri, sono cresciuti nelle nostre citta': perche' ci odiano?

- Zygmunt Bauman: Contrariamente all'infame affermazione di Victor Orban, per cui "tutti i terroristi sono migranti", quasi tutti i terroristi sono "indigeni". I furbi, astuti e feroci cospiratori che ispirano il terrorismo possono vivere lontano, in Paesi stranieri, ma la loro manovalanza viene reclutata tra i discriminati, gli umiliati e vendicativi giovani che crescono in mezzo a noi senza futuro. Tenerli in condizione di privazione e' un modo di cooperare con il terrorismo: seguendo la logica dell'occhio per occhio allarghiamo il bacino che i capi terroristi hanno mostrato di saper usare bene.

- Francesca Paci: L'Islam radicale sta colmando il vuoto delle ideologie del '900?

- Zygmunt Bauman: Non potendo garantire ai loro correligionari vite fantastiche i fondamentalisti islamici offrono loro il miglior balsamo alternativo alla dignita' umana mortificata: una morte piena di senso. Molti (ma questi molti sono una piccola minoranza dei musulmani che vivono in Europa) cedono alla tentazione non avendo altre strade verso la dignita' umana.

- Francesca Paci: Possiamo davvero salvarci moltiplicando i muri?

- Zygmunt Bauman: Costruire muri per tenere i migranti fuori dai nostri cortili ricorda la storia dell'antico filosofo Diogene che rotolava avanti e indietro nella botte in cui viveva sulle strade della nativa Sinope. Alla domanda sul perche' del suo strano comportamento rispose che vedendo i vicini occupati a blindare le porte e sguainare le spade sperava di dare il suo contributo alla difesa della citta' contro l'avanzata delle truppe di Alessandro il Macedone.

- Francesca Paci: E' preoccupato per la civilta' occidentale?

- Zygmunt Bauman: La sola ma grave ragione per essere preoccupato e' la fortunatamente piccola possibilita' che l'Europa abbandoni i suoi valori e si pieghi al codice di comportamento dei terroristi, sarebbe il suicidio della casa della moralita' e della bellezza dov'e' nata l'idea di liberta', eguaglianza e fratellanza.

 

2. MEMORIA. GISELLE DIAN INTERVISTA FULVIO CESARE MANARA (2010)

[In ricordo di Fulvio Cesare Manara - di cui ieri ci e' giunta la dolorosa notizia del decesso - ripubblichiamo questa sua intervista apparsa sui "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 205 del 29 maggio 2010.

Giselle Dian, critica d'arte, studiosa di fenomeni artistici e comunicazione multimediale, disegnatrice, pittrice, grafica, collaboratrice del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta"; nel 2010 ha realizzato un ampio studio su Keith Haring dal titolo "Keith Haring: segno artistico, gesto esistenziale, impegno civile", per il quale ha anche effettuato una serie di interviste a varie personalita' di vari campi del sapere (critici d'arte, filologi, filosofi, psicologi, sociologi, storici, operatori sociali, studiosi dei nuovi linguaggi artistici e dei media...). E' impegnata in esperienze di solidarieta' concreta e di volontariato. Ha pubblicato saggi, interviste e recensioni sul quotidiano telematico "La nonviolenza e' in cammino"; ha tenuto conferenze presso biblioteche pubbliche, mostre in spazi di impegno sociale e culturale, e sta realizzando un progetto artistico sui temi della memoria storica e della dignita' umana.

Fulvio Cesare Manara e' nato a Bergamo nel 1958, coniugato con tre figli, laureato in filosofia presso l'Universita' degli studi di Milano, ha frequentato seminari di ricerca e studio negli Stati Uniti. Perfezionatosi a Padova in didattica della filosofia, e' stato professore aggregato presso la Facolta' di Scienze della Formazione dell'Universita' di Bergamo, dove si e' occupato di educazione al pensare e comunita' di ricerca filosofica, di educazione alla nonviolenza e di formazione alla trasformazione nonviolenta dei conflitti. Ha operato quale formatore di formatori ed e' intervenuto in corsi di formazione in molti enti ed agenzie sia pubblici che del privato sociale in varie parti d'Italia. Ha collaborato in qualita' di redattore a "Comunicazione filosofica. Rivista telematica di ricerca e didattica filosofica". Nel settore disciplinare della didattica della filosofia ha pubblicato una quindicina di saggi e alcune recensioni, oltre al volume Comunita' di ricerca e iniziazione al filosofare. Appunti per una nuova didattica della filosofia, Lampi di Stampa, Milano 2004. Nel settore degli studi sulla nonviolenza si e' occupato continuativamente di etica della nonviolenza e di educazione alla nonviolenza (sia individuandone le sorgenti tanto nella dimensione teoretica quanto in quella pratica, sia, piu' in particolare, studiando le dinamiche della trasformazione nonviolenta dei conflitti), in questo campo di tematiche ha scritto una ventina tra saggi e articoli, ed ha pubblicato il volume Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006. Ha operato quale formatore con esperienza di metodologia attiva: addestrato nelle competenze dell'ascolto attivo e della gestione del lavoro di gruppo, grazie ad una esperienza ventennale di animazione e facilitazione di gruppi, ha animato a sua volta all'ascolto attivo, alla comunicazione dialogale, al pensare insieme, ad una gestione di gruppo centrata sulla leadership partecipativa ed alla trasformazione nonviolenta dei conflitti. E' deceduto nel 2016. Tra le opere di Fulvio Cesare Manara: Scritti vari sulla nonviolenza, l'obiezione di coscienza e l'educazione alla pace, Eirene, Bergamo 1990; Comunita' di ricerca e iniziazione al filosofare. Appunti per una nuova didattica della filosofia, Lampi di Stampa, Milano 2004; Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006. Unn'ampia intervista del 2010 abbiamo ripubblicato nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 2300]

 

- Giselle Dian: Quale eredita' ha lasciato nella cultura statunitense e mondiale l'esperienza di Martin Luther King, la lotta contro il razzismo e il movimento per i diritti civili?

- Fulvio Cesare Manara: Le eredita' vere, mi pare, sono quelle di cui e' difficile portare il peso. Non quelle che si godono "spendendo" risorse, e beni, in ogni caso sconsideratamente, essendo estranei alla fatica che li ha generati e conseguiti.

Quella di Martin Luther King (e di Gandhi, di Tolstoj, e di moltissimi altri) e' di questo genere, mi pare.

Gia', qual e' l'eredita' di Martin Luther King? C'e' ancora qualcuno che la riconosce e la sente?

La lotta contro il razzismo credo debba ricominciare da capo per ogni generazione. Il "disprezzo per la debolezza" o per la "differenza" e' un dato costitutivo della nostra specie (che deve ancora divenire realmente umana), come direbbero Ofstad e Simone Weil... Mi pare che la specie umana debba ricominciare sempre da capo questa battaglia. In particolare, i diritti civili in questo momento storico mi sembrano del tutto sofferenti, insieme a tutti gli altri diritti (che, secondo la letteratura corrente, vengono definiti "inscindibili" e interconnessi gli uni agli altri). L'esperienza di Martin Luther King, come quella di Gandhi e di molti altri "testimoni dell'azione nonviolenta" e' un'esperienza ancora poco conosciuta. E soprattutto, e assolutamente, mi pare, se la consideriamo non solo come una ispirazione di principio, ma proprio come un sapere esperienziale. Dobbiamo appunto sempre da capo riprendere il cammino di educarci alla trasformazione nonviolenta dei conflitti. Con lo studio, e insieme con la passione per cercare di cambiare agendo. Come esplorare, allora, queste eredita' ancora inesplorate?

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- Giselle Dian: La riflessione e la pratica del femminismo hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione dei movimenti sociali impegnato per i diritti umani di tutti gli esseri umani. Come si e' esercitato questo ruolo nel corso degli ultimi decenni a livello planetario?

- Fulvio Cesare Manara: Ho conosciuto il femminismo della differenza piuttosto da vicino. E non ho concluso ancora il dialogo aperto con le sue istanze, se non con le sue esponenti. Direi che la sua evoluzione piu' forte e provocatoria e' quella di Luce Irigaray, che seguo da vicino da qualche mese (l'abbiamo invitata per un convegno dialogale a Bergamo alla fine di ottobre). Rinvio alla lettura delle sue opere, e in particolare di una delle ultime, ossia Condividere il mondo, dove si legge, fra l'altro, qualcosa del genere: "l'altro in quanto tale e' stato escluso dall'elaborazione della cultura occidentale". Insomma, serve una trasformazione radicale, una metanoia...

Proprio oggi, transitando per caso dal soggiorno di mia madre, ho sentito un dibattito tra un giornalista (che mi e' sconosciuto) e una giovane donna che dichiarava di "voler offrire la sua virtu' al presidente dell'Iran"... Credo sia un esempio adeguato per pensare a quanto ancora il femminismo sia lungi dall'aver conseguito stabili "risultati". E poi, sara' sufficiente che il femminismo "trionfi" o dovra' anch'esso essere superato?

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- Giselle Dian: L'opposizione alla bomba atomica ha caratterizzato la seconda meta' del Novecento; negli ultimi decenni essa si e' sviluppata anche contro le centrali nucleari, cogliendo una serie di decisivi nessi ed implicazioni. Quali sono state le esperienze cruciali e quali sono le riflessioni fondamentali del movimento antinucleare?

- Fulvio Cesare Manara: Non sono tanto attratto dai "movimenti", soprattutto da quelli cosi' sfuggenti e labili come quello antinucleare. O quello del pacifismo generico, anche. Sia chiaro, ne condivido radicalmente le istanze. Anzi, penso che probabilmente ci serve una la coscienza piu' radicale, che si esprima nel sentire la violenza che la specie umana esercita sui corpi, sulla materia. Non abbiamo ancora sufficiente "sentire" per allargare a questo modo la nostra coscienza, che e' ahime' ancora non solo antropomorfica, ma antropocentrica...

Inoltre, per parte mia sono ispirato dagli scritti e dalle parole di Guenther Anders. Non abbiamo ancora sviluppato la consapevolezza che l'energia cosiddetta "atomica" e' un sintomo della tecnologia che rende l'uomo obsoleto.

Ma c'e' molto a cui prestare attenzione, rispetto alla proliferazione degli armamenti nucleari, che ancora continua, e rispetto alla ricerca scientifica sul nucleare, che non e' proprio "pura" e "libera da condizionamenti"...

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- Giselle Dian: Da alcuni anni si ha la sensazione che almeno in alcune parti del mondo finalmente i diritti delle persone omosessuali vengano almeno formalmente riconosciuti, e che il pregiudizio e la violenza omofoba non godano piu' di una complicita' diffusa. E' realmente cosi'? Ed attraverso quali tappe di impegno civile e di progresso culturale si e' giunti a questa situazione, e quanto cammino c'e' ancora da percorrere, e quali iniziative occorre intraprendere affinche' ad ogni persona sia riconosciuto il diritto alla libera autodeterminazione ed autogestione del proprio orientamento sessuale e delle proprie scelte di vita?

- Fulvio Cesare Manara: Ho la percezione che siamo ancora ben lontani da una seria liberazione sessuale per i cosiddetti "omosessuali", come del resto, direi, anche per ogni altro essere umano. Porsi l'obiettivo della liberazione sessuale, separatamente da una serie di altre forme di liberazione, non e' rischioso e controproducente?

I sintomi della violenza omofoba e dell'incapacita' di accogliere ogni differenza sessuale mi sembrano evidenti e diffusi, proprio nelle nostre societa' che predicano la liberta'.

Penso che siamo ancora troppo legati all'idea che il "diverso" debba "integrarsi"... E' un bel problema, no?

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- Giselle Dian: E' sempre piu' evidente la coerenza e la saldatura tra impegno per la pace, affermazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani, scelta della nonviolenza, femminismo ed ecologia. Come e perche' si realizza questa convergenza? Quali frutti rechera' all'umanita'?

- Fulvio Cesare Manara: Tra le piste di ricerca che piu' coerentemente seguo in questi ultimi anni ce n'e' una che investe la chiara decostruzione della cosiddetta autoreferenzialita' della "cultura dei diritti umani". La "cultura dei diritti" si regge davvero su se stessa? I diritti sono davvero "universali" e "assoluti". O sono piuttosto "fondati" e "relativi"?

Mi pongo alcune domande: se voglio difenderei i diritti, quali sono le forme di lotta che posso adottare? Se adotto forme violente di difesa dei diritti umani e' giusto e legittimo? E cosa vuol dire "rispetto" dei diritti umani? Non richiede questo "rispetto" il ricorso e il riferimento ad un principio "superiore" agli stessi diritti?

Per me questo "principio superiore" e' il principio di giustizia, cosi' come lo intende Simone Weil, ossia il principio nonviolenza. La vera domanda che fonda la giustizia non e' "perche' lui ha piu' di me", ma "perche' mi fai male"...

E' proprio il principio nonviolenza (neminem laedere - nuova innocenza) a fondare i diritti umani!

Che fare per educarci a questo modo di intendere-essere-agire? Non ho certo risposte preconfezionate, ne', forse, esistono...

 

3. INCONTRI. IL 2 APRILE A TORINO UN SEMINARIO IN OMAGGIO A RENATO SOLMI

[Renato Solmi e' stato tra i pilastri della casa editrice Einaudi, ha introdotto in Italia opere fondamentali della scuola di Francoforte e del pensiero critico contemporaneo, e' uno dei maestri autentici e profondi di generazioni di persone impegnate per la democrazia e la dignita' umana, che attraverso i suoi scritti e le sue traduzioni hanno costruito tanta parte della propria strumentazione intellettuale; impegnato nel Movimento Nonviolento del Piemonte e della Valle d'Aosta, e' deceduto il 25 marzo 2015. Dal risvolto di copertina del recente volume in cui sono raccolti taluni dei frutti mggiori del suo magistero riprendiamo la seguente scheda: "Renato Solmi (Aosta 1927) ha studiato a Milano, dove si e' laureato in storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver trascorso un anno a Napoli presso l'Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce, ha lavorato dal 1951 al 1963 nella redazione della casa editrice Einaudi. A meta' degli anni '50 ha passato un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l'insegnamento di Theodor W. Adorno, da lui per primo introdotto e tradotto in Italia. Dopo l'allontanamento dall'Einaudi, ha insegnato per circa trent'anni storia e filosofia nei licei di Torino e di Aosta. E' impegnato da tempo, sul piano teorico, e da un decennio anche su quello della militanza attiva, nei movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali. Ha collaborato a numerosi periodici culturali e politici ("Il pensiero critico", "Paideia", "Lo Spettatore italiano", "Il Mulino", "Notiziario Einaudi", "Nuovi Argomenti", "Passato e presente", "Quaderni rossi", "Quaderni piacentini", "Il manifesto", "L'Indice dei libri del mese" e altri). Fra le sue traduzioni - oltre a quelle di Adorno, Benjamin, Brecht (L'abici' della guerra, Einaudi, Torino 1975) e Marcuse (Il "romanzo dell'artista" nella letteratura tedesca, ivi, 1985), che sono in realta' edizioni di riferimento - si segnalano: Gyorgy Lukacs, Il significato attuale del realismo critico (ivi, 1957) e Il giovane Hegel e i problemi della societa' capitalistica (ivi, 1960); Guenther Anders, Essere o non essere (ivi, 1961) e La coscienza al bando (ivi, 1962); Max Horkheimer e Th. W. Adorno, Dialettica dell'illuminismo (ivi, 1966 e 1980); Seymour Melman, Capitalismo militare (ivi, 1972); Paul A. Baran, Saggi marxisti (ivi, 1976); Leo Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918 (Boringhieri, Torino 1976)". Opere di Renato Solmi: segnaliamo particolarmente la sua recente straordinaria Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Quodlibet, Macerata 2007]

 

Centro Studi Sereno Regis, Fondazione Luigi Micheletti e Centro Studi Piero Gobetti, in collaborazione con Cittacomune (Piacenza), Giulio Einaudi editore, "Indice dei libri del mese", Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Quodlibet Edizioni (Macerata), rivista "Lo Straniero" (Roma), Unione Culturale Franco Antonicelli, presentano "Il vento della storia. Seminario in omaggio a Renato Solmi".

Sabato 2 aprile 2016, ore 15-18,30, sala Gabriella Poli, Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, Torino.

Ingresso libero.

Programma

ore 15.00: Introduzione di Enzo Ferrara e Massimo Cappitti;

ore 15.15: saluto di Luca Baranelli;

ore 15.30: Tommaso Munari, Il lavoro editoriale;

ore 16.00: Simone Scala, Storia di una mediazione culturale;

ore 16.30: tavola rotonda con interventi di Francesco Ciafaloni, Giovanni Ramella, Cesare Pianciola, Enrico Peyretti;

ore 18.00: dibattito e interventi liberi;

ore 18.30: chiusura.

Renato Solmi (1927-2015) e' stato filosofo, militante politico, pacifista, consulente editoriale, insegnante di liceo attento alla laicita' della scuola e dello Stato, collaboratore di numerose riviste, curatore e traduttore di Minima Moralia di Theodor Adorno, Angelus Novus di Walter Benjamin ed Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki di Guenther Anders. La sua opera e' raccolta nella Autobiografia documentaria, Scritti 1950-2004 (Quodlibet 2007), interventi pubblicati nell'arco di oltre cinquant'anni, testimonianze di un impegno intellettuale che, dal lavoro con la scuola di Francoforte, ha attraversato gli anni del conflitto sociale, il Movimento studentesco, l'antipsichiatria, il pacifismo, l'ecologismo. Un percorso contrassegnato da profonde riflessioni su avvenimenti che hanno coinvolto piu' generazioni e da insegnamenti che restano validi e attuali, importanti per comprendere il presente e per tornare a immaginare il futuro senza farsi intimorire dagli sbalzi a volte si' improvvisi, ma non sempre imprevedibili, del vento della storia.

Per informazioni: Centro Studi Sereno Regis: 011532824, Enzo Ferrara: 3398555744 enzoferrara at serenoregis.org

 

4. REPETITA IUVANT. AL REFERENDUM DEL 17 APRILE VOTEREMO SI'

 

Al referendum del 17 aprile voteremo si'.

Per difendere le coste italiane dalle devastazioni, dal degrado e dai pericoli provocati dalle trivellazioni.

Per difendere dall'inquinamento l'ambiente marino e tutte le sue forme di vita.

Per difendere il diritto di tutte le persone alla salute e a un ambiente salubre.

Per difendere il diritto delle generazioni future a un mondo vivibile.

Per difendere la bellezza della natura, un bene comune prezioso e insostituibile.

Per sostenere l'approvvigionamento energetico da fonti pulite e rinnovabili.

Per far cessare lo sfruttamento dissennato e distruttivo delle risorse naturali.

Per far prevalere la ragione, la responsabilita', il diritto, la solidarieta'.

Con la forza della verita', con la forza della democrazia, per il bene comune.

Al referendum del 17 aprile voteremo si'.

*

Osvaldo Ercoli, Antonella Litta, Emanuele Petriglia, Alessandro Pizzi, Peppe Sini

 

5. REPETITA IUVANT. COSTITUITO IL COMITATO NAZIONALE "VOTA SI' PER FERMARE LE TRIVELLE"

 

E' stato costituito il Comitato nazionale "Vota si' per fermare le trivelle".

Per informazioni cfr. il sito del "Coordinamento nazionale No Triv": www.notriv.com

Attenzione: al referendum del 17 aprile per votare contro le trivellazioni occorre votare si'.

 

6. REPETITA IUVANT. NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE: AL REFERENDUM DI OTTOBRE VOTIAMO NO AL GOLPE BIANCO

 

In tutta Italia si stanno costituendo i comitati locali per la democrazia costituzionale in vista del referendum che si svolgera' in ottobre.

Nel referendum di ottobre votiamo no al golpe bianco, votiamo no allo stravolgimento della Costituzione, votiamo no alla deriva autoritaria; difendiamo la democrazia, difendiamo l'ordinamento repubblicano nato dalla resistenza antifascista.

 

7. REPETITA IUVANT. IL SITO DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

 

No allo stravolgimento della Costituzione.

Informazioni e materiali utili per il referendum di ottobre per impedire lo stravolgimento della Costituzione sono nel sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale: http://coordinamentodemocraziacostituzionale.net

 

8. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

9. REPETITA IUVANT. CONTRO TUTTI I TERRORISMI, CONTRO TUTTE LE GUERRE

 

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni uccisione e' un crimine.

Non si puo' contrastare una strage commettendo un'altra strage.

Non si puo' contrastare il terrorismo con atti di terrorismo.

A tutti i terrorismi occorre opporsi.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

La guerra e' il terrorismo portato all'estremo.

Ogni guerra consiste di innumerevoli uccisioni.

La guerra e' un crimine contro l'umanita'.

Con la guerra gli stati divengono organizzazioni terroriste.

Con la guerra gli stati fanno nascere e crescere le organizzazioni terroriste.

A tutte le guerre occorre opporsi.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Un'organizzazione criminale va contrastata con un'azione di polizia da parte di ordinamenti giuridici legittimi.

La guerra impedisce l'azione di polizia necessaria.

Occorre dunque avviare un immediato processo di pace nel Vicino e nel Medio Oriente che consenta la realizzazione di ordinamenti giuridici legittimi, costituzionali, democratici, rispettosi dei diritti umani.

Occorre dunque che l'Europa dismetta ogni politica di guerra, di imperialismo, di colonialismo, di rapina, di razzismo, di negazione della dignita' umana di innumerevoli persone e di interi popoli.

Occorre dunque una politica europea di soccorso umanitario, di pace con mezzi di pace: la politica della nonviolenza che sola riconosce e promuove e difende i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

La violenza assassina si contrasta salvando le vite.

La pace si costruisce abolendo la guerra.

La politica della nonviolenza richiede il disarmo e la smilitarizzazione.

La politica nonviolenta richiede la difesa civile non armata e nonviolenta, i corpi civili di pace, l'azione umanitaria, la cooperazione internazionale.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Si coalizzino tutti gli stati democratici contro il terrorismo proprio ed altrui, contro il terrorismo delle organizzazioni criminali e degli stati.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per l'indispensabile aiuto umanitario a tutte le persone ed i popoli che ne hanno urgente bisogno.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per contrastare le organizzazioni criminali con azioni di polizia adeguate, mirate a salvare le vite e alla sicurezza comune.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per la civile convivenza di tutti i popoli e di tutti gli esseri umani.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Cominci l'Italia.

Cominci l'Italia soccorrendo, accogliendo e assistendo tutte le persone in fuga dalla fame e dall'orrore, dalle dittature e dalla guerra.

Cominci l'Italia cessando di partecipare alle guerre.

Cominci l'Italia uscendo da alleanze militari terroriste e stragiste come la Nato.

Cominci l'Italia cessando di produrre  armi e di rifornirne regimi e poteri dittatoriali e belligeranti.

Cominci l'Italia abrogando tutte le infami misure razziste ancora vigenti nel nostro paese.

Cominci l'Italia con un'azione diplomatica, politica ed economica, e con aiuti umanitari adeguati a promuovere la costruzione di ordinamenti giuridici legittimi, costituzionali e democratici dalla Libia alla Siria.

Cominci l'Italia destinando a interventi di pace con mezzi di pace, ad azioni umanitarie nonviolente, i 72 milioni di euro del bilancio dello stato che attualmente ogni giorno sciaguratamente, scelleratamente destina all'apparato militare, alle armi, alla guerra.

Cominci l'Italia a promuovere una politica della sicurezza comune e del bene comune centrata sulla difesa popolare nonviolenta, sui corpi civili di pace, sulla legalita' che salva le vite.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Ogni vittima ha il voto di Abele.

Alla barbarie occorre opporre la civilta'.

Alla violenza occorre opporre il diritto.

Alla distruzione occorre opporre la convivenza.

Al male occorre opporre il bene.

Contro tutti i terrorismi, contro tutte le guerre.

Salvare le vite e' il primo dovere.

 

10. REPETITA IUVANT. HIC ET NUNC, QUID AGENDUM

 

Occorre soccorrere, accogliere, assistere tutti gli esseri umani in fuga dalla fame e dalle guerre.

Occorre riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in modo legale e sicuro nel nostro paese.

Occorre andare a soccorrere e prelevare con mezzi di trasporto pubblici e gratuiti tutti i migranti lungo gli itinerari della fuga, sottraendoli agli artigli dei trafficanti.

Occorre un immediato ponte aereo di soccorso internazionale che prelevi i profughi direttamente nei loro paesi d'origine e nei campi collocati nei paesi limitrofi e li porti in salvo qui in Europa.

Occorre cessare di fare, fomentare, favoreggiare, finanziare le guerre che sempre e solo consistono nell'uccisione di esseri umani.

Occorre proibire la produzione e il commercio delle armi.

Occorre promuovere la pace con mezzi di pace.

Occorre cessare di rapinare interi popoli, interi continenti.

In Italia occorre abolire i campi di concentramento, le deportazioni, e le altre misure e pratiche razziste e schiaviste, criminali e criminogene, che flagrantemente confliggono con la Costituzione, con lo stato di diritto, con la democrazia, con la civilta'.

In Italia occorre riconoscere immediatamente il diritto di voto nelle elezioni amministrative a tutte le persone residenti.

In Italia occorre contrastare i poteri criminali, razzisti, schiavisti e assassini.

L'Italia realizzi una politica della pace e dei diritti umani, del disarmo e della smilitarizzazione, della legalita' che salva le vite, della democrazia che salva le vite, della civilta' che salva le vite.

L'Italia avvii una politica nonviolenta: contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Salvare le vite e' il primo dovere.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 364 del 27 marzo 2016

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