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[Nonviolenza] Telegrammi. 2327



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2327 del 23 aprile 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Hannah Arendt: L'unico argomento valido

2. Un ringraziamento e un saluto ai promotori del convegno di Livorno del 29 aprile 2016 su "Nonviolenza e forze dell'ordine"

3. "Nonviolenza e forze dell'ordine". Un convegno nazionale a Livorno il 29 aprile

4. Pasquale Pugliese ricorda Piero Pinna

5. Una breve notizia su Piero Pinna

6. Alberto L'Abate ricorda il fratello Luciano

7. Manlio Dinucci: Escalation nucleare in Europa

8. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

9. Segnalazioni librarie

10. La "Carta" del Movimento Nonviolento

11. Per saperne di piu'

 

1. MAESTRE. HANNAH ARENDT: L'UNICO ARGOMENTO VALIDO

[Da Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita', Milano 1967, 1996, p. 483.

Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel 1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo l'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dell'edizione originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951), Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen (1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti, Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli, Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e' apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano, 1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975, Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta Responsabilita' e giudizio, Einaudi, Torino 2004; la recente Antologia, Feltrinelli, Milano 2006; i recentemente pubblicati Quaderni e diari, Neri Pozza, 2007. Opere su Hannah Arendt: fondamentale e' la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri, Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella, Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt, Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann, Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001; Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2005; Alois Prinz, Io, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1999, 2009; Olivia Guaraldo, Arendt, Rcs, Milano 2014. Per chi legge il tedesco due piacevoli monografie divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono: Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999; Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000]

 

L'unico argomento valido in tali condizioni e' salvare prontamente la persona di cui si predice la morte.

 

2. INIZIATIVE. UN RINGRAZIAMENTO E UN SALUTO AI PROMOTORI DEL CONVEGNO DI LIVORNO DEL 29 APRILE 2016 SU "NONVIOLENZA E FORZE DELL'ORDINE"

 

Carissime amiche e carissimi amici del "Centro studi nonviolenza" di Livorno,

carissime e carissimi promotori del convegno livornese del 29 aprile,

formulo i piu' fervidi auguri per la miglior riuscita del convegno nazionale che si svolgera' il 29 aprile a Livorno su "Nonviolenza e forze dell'ordine" e vi rinnovo la mia gratitudine per il vostro impegno.

Auspico che esso oltre a dare un prezioso contributo di testimonianza, di riflessione e di proposta possa servire anche a dare rinnovato e decisivo impulso all'impegno legislativo affinche' la formazione alla conoscenza e all'uso dei valori e delle risorse della nonviolenza divenga al piu' presto il cuore stesso del percorso formativo e della strumentazione teorica e pratica di tutte le operatrici e di tutti gli operatori delle forze dell'ordine nel nostro paese.

Ve ne e' grande necessita' ed urgenza, in Italia come ovunque nel mondo. Una legge che vada in tal senso costituirebbe un reale passo avanti nel cammino della civilta'. Che al piu' presto il Parlamento esamini ed unifichi i vari disegni di legge gia' depositati a tal fine.

Di nuovo grazie, con i migliori auguri di buon lavoro. Un cordiale saluto,

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 22 aprile 2016

*

Una breve notizia sul "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo e' una struttura nonviolenta attiva dagli anni Settanta del secolo scorso (tra molte altre iniziative ha coordinato per l'Italia nel 1987 la campagna di solidarieta' con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano; dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino"); nel 2001 e nel 2014 ha promosso le iniziative che hanno messo capo alla presentazione di vari disegni di legge sottoscritti da rappresentanti di tutti gli schieramenti politici in Senato e alla Camera per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza.

 

3. INCONTRI. "NONVIOLENZA E FORZE DELL'ORDINE". UN CONVEGNO NAZIONALE A LIVORNO IL 29 APRILE

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Il "Centro studi nonviolenza" di Livorno organizza questo importante momento di confronto il 29 aprile dalle 16 alle 19,30 a Livorno.

Anche nel nostro paese si pone con drammatica urgenza una riflessione di livello qualificato, attenta ed approfondita, sulle modalita' di intervento delle forze dell'ordine nelle varie situazioni di conflitto, da quelli interpersonali a quelli sociali e collettivi.

Molti elementi strutturali, istituzionali, ed emozionali rischiano di distorcere l'avvio di un esame ponderato della questione di una formazione alla nonviolenza degli agenti delle forze dell'ordine: la molteplicita' di diverse "forze dell'ordine", ciascuna con le sue specificita' e le sue peculiari forme di operativita'; la complessita' sia dei concetti di "ordine" e "sicurezza" sia dei livelli istituzionali di competenza, segnati da sovrapposizioni, duplicazioni, reciproche interferenze se non addirittura reciproci freni ed ostacoli; le numerose situazioni che quotidianamente vengono portate all'attenzione dell'opinione pubblica, spesso in modo distorto e fortemente orientato, in ordine ai comportamenti anomali di agenti delle varie forze dell'ordine in Italia ed in altri paesi, sia in negativo che in positivo.

Occorre recuperare, soprattutto in ragione della rilevanza e della delicatezza della questione in esame, il criterio galileiano delle sensate esperienze e certe dimostrazioni, vale a dire una continua verifica tra i comportamenti, le scelte di orientamento ed i valori di riferimento.

Le varie ed articolate presenze nazionali e territoriali della nonviolenza in Italia - ed in particolare il Centro Studi Nonviolenza del Movimento Nonviolento - hanno con continuita' privilegiato per il proprio impegno ed il proprio lavoro il campo dell'educazione e della formazione acquisendo ampio titolo per avanzare una propria interferenza nella formazione delle forze dell'ordine.

L'opportunita' del Convegno deriva anche dalle proposte di legge avanzate alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica finalizzate appunto all'introduzione della nonviolenza e delle sue tecniche nella formazione delle forze dell'ordine, e che saranno presentate in una scheda comparativa.

Il Convegno, per iniziativa di Silp-Cgil Toscana, assume altresi' il carattere di aggiornamento professionale, coinvolgendo in una fase preparatoria Agenti di Polizia, e loro rappresentanze.

Il confronto, assicurando spazio a contributi, testimonianze ed interventi, e' affidato ad interlocutori qualificati e competenti:

- il direttore della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda Giampaolo Trevisi ("Se un agente colpisce una persona inerme smette di rappresentare lo stato, e' un fallimento della nostra formazione");

- il direttore della rivista "Azione Nonviolenta" Massimo Valpiana (un numero specifico della rivista affronta il tema della formazione alla nonviolenza degli agenti delle forze dell'ordine);

- il responsabile del "Centro Studi Nonviolenza" Rocco Pompeo, formatore alla nonviolenza;

- il rappresentante della Segreteria regionale Toscana Silp-Cgil Luca Filippi;

- il giornalista di "Polizia e Democrazia" Leandro Abeille.

Tutti sono invitati a partecipare ed intervenire.

Sala Consiliare, Comune di Livorno, Piazza del Municipio.

Venerdi' 29 aprile 2016, ore 16-19,30.

L'evento ha ottenuto il patrocinio dal Ministero dei Beni e delle attivita' culturali e del turismo e dal Comune di Livorno.

Per informazioni e contatti: Centro Studi Nonviolenza, tel. 0586424637, e-mail: centrostudinonviolenza at nonviolenti.org

 

4. COMPRESENZA. PASQUALE PUGLIESE RICORDA PIERO PINNA

 

Non so se Fabrizio de Andre' nello scrivere, nel 1963, la celebre ballata "La guerra di Piero" - dove si racconta la fatale esitazione ad uccidere di un soldato, che vide un uomo in fondo alla valle "che aveva lo stesso identico umore/ ma la divisa di un altro colore", che ne determino' la morte - conoscesse la storia di Pietro Pinna - detto Piero - e della sua esitazione ad imparare a uccidere, a diciotto anni. Esitazione che divento' la prima obiezione di coscienza italiana all'obbligo militare, per ragioni di antimilitarismo, e poi l'intransigente lotta nonviolenta alla guerra ed ai suoi strumenti, per il resto della vita. Ad alcuni giorni dalla sua dipartita - avvenuta il 13 aprile, a 89 anni - e' il momento di proporre qualche riflessione sulla formidabile esperienza politica di Piero - che ha contribuito sostanzialmente a cambiare il Paese dal basso - filtrata dai miei ricordi personali.

Non ho avuto una frequentazione diretta molto fitta con Piero, ma sapevo che lui - praticamente fino alla fine dei suoi giorni - leggeva attentamente tutti i verbali del Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, nel quale sono stato eletto a partire dal Congresso di Fano del 1997, e tutti i numeri di "Azione nonviolenta". In quel periodo Piero aveva gia' fatto un passo indietro e non partecipava piu' attivamente alla vita del Movimento, se non in momenti straordinari, pur avendo piena consapevolezza del nostro lavoro. Ma lo avevo gia' conosciuto, Piero, alcuni anni prima, precisamente l'8 ottobre del 1990, quando lo incontrai in via Villaggio Santa Livia - la casa di Aldo Capitini, diventata sede perugina del Movimento Nonviolento - il giorno dopo la marcia Perugia-Assisi. L'organizzazione di quella marcia - la mia prima - e anche della precedente non era stata curata da Piero (a dal Movimento Nonviolento), che aveva avuto anche il merito di riprendere l'idea della Marcia di Capitini del 1961 per riproporne una seconda nel 1978 (per il decennale della morte del filosofo perugino) e poi ancora nel 1981 e '85, come azione diretta di lotta politica per il disarmo, senza volerne fare un evento rituale.

Gli avevo scritto, prima di partire in pullman da Messina - dove studiavo filosofia - alla volta di Perugia, per chiedergli un incontro: avevo deciso di fare la tesi di laurea sull'opera di Aldo Capitini e molti materiali erano gia' allora introvabili. Piero mi rispose che mi avrebbe incontrato e cosi' andai a trovarlo. Mi accolse al mattino di fronte ad una zuppa di latte e pane, in una stanza austera dove alle pareti c'erano i ritratti fotografici di Gandhi, Tolstoj, Lorenzo Milani e dello stesso Capitini. C'era un'aria di severita' nella sua figura filiforme che incuteva soggezione, o almeno cosi' mi parve: mi aiuto' a trovare i materiali necessari, tra le carte di Aldo ed anche presso l'adiacente Fondazione Capitini. E poi mi indico' una copisteria dove - su sua indicazione - mi avrebbero fatto risparmiare sulle copie. Rimasi a Perugia qualche giorno, incontrandolo un paio di volte, e poi ripartii con la borsa pesante di appunti e fotocopie e la consapevolezza di aver incontrato un pezzo di storia del Paese, grazie al cui impegno e sacrificio, che gli costo' anni di processi e carceri militari, anch'io - come tanti altri giovani prima e dopo di me - avrei potuto svolgere il servizio civile sostitutivo, da obiettore di coscienza.

Dopo alcuni incontri pubblici, nel tempo sempre piu' rari, andai a trovarlo di nuovo a casa nel 2003. Stavolta a Firenze, dove ha vissuto fino alla fine. Insieme a Luca Giusti del Movimento Nonviolento di Genova. Nel 2001 a Genova c'era stata la trappola ai movimenti che si battevano per un altro mondo possibile, con la militarizzazione della citta', l'omicidio di Carlo Giuliani, la mattanza alla scuola Diaz e la sospensione della democrazia nel carcere di Bolzaneto. Questo provoco' una profonda riflessione tra le molte associazioni legate nella "Rete Lilliput per un'economia di giustizia" - alla quale aderiva anche il Movimento Nonviolento - sul tema delle pratiche nonviolente nel nostro Paese e sulla necessita' di approfondirle, costituendo nuovi "gruppi di azione nonviolenta". Per dare un contributo a questo percorso di consapevolezza, andammo a farci raccontare da Piero il suo Gan (gruppo di azione nonviolenta), costituito all'origine dell'esperienza del Movimento Nonviolento, che aveva creato insieme a Capitini nel 1962. Il racconto divento' una lunga intervista pubblicata sul numero di luglio 2004 di "Azione nonviolenta" - la rivista fondata insieme a Capitini nel 1964 e della quale fu direttore responsabile dal 1968 al suo ultimo giorno - nella quale sono narrate "le prime azioni dirette nonviolente in Italia". Piero ci racconto' del sacrificio e della costanza necessarie per agire in pochi, con la nonviolenza attiva, per portare la richiesta del diritto all'obiezione di coscienza in diverse citta' del Paese, ci racconto' dei rapporti con la polizia e della necessita' di sviluppare una gradualita' di conflitto nonviolento - in un momento nel quale nel Paese spesso le manifestazioni finivano nella violenza di piazza - e poi ci racconto' anche delle tante marce antimilitariste per contestare le servitu' militari.

Non manco', infine, di indicarci, ancora una volta, l'urgenza dell'impegno attuale: "i movimenti dovrebbero finalmente arrivare a capire che non questa o quella guerra va avversata, soltanto nel momento ultimo del suo esplodere, ma che e' l'idea della guerra in se' che va rifiutata, alla sua origine, nella mentalita' e nelle corrispettive istituzioni che la mantengono in essere quale necessario mezzo estremo... i movimenti, se veri nonviolenti nel loro impegno pacifista, non dovrebbero tornare tranquillamente ad eclissarsi una volta terminata l'ennesima guerra, per poi soltanto rimettersi in marcia agli squilli della nuova guerra, ma invece rimanere in campo e subito, dal giorno dopo, trovarsi impegnati per l'abolizione qui ed ora della macchina portante della guerra, l'esercito". Questo impegno e' il compito "piu' essenziale e urgente: il campo dell'opposizione assoluta alla guerra, ossia l'azione per il disarmo unilaterale, integrale e immediato dell'esercito. Vale a spenderci tutta una vita".

L'ultima volta che ho incontrato Piero, sempre a Firenze, e' stato il 16 dicembre del 2012. Nella seconda giornata del convegno "Avrei (ancora) un'obiezione!" per i 40 anni della legge 772 del 1972 che aveva riconosciuto, per la prima volta nel nostro Paese, la possibilita' di svolgere un servizio sostitutivo civile alternativo a quello militare. E' stato un convegno importante dove Piero - instabile sulle gambe ma lucido come sempre - circondato dall'affetto di tutti prese anche la parola - per l'ultima volta in pubblico - per un veloce saluto ai presenti. Non poteva esserci viatico migliore per lanciare l'"Alleanza per il futuro del servizio civile" tra le organizzazioni degli Enti di Servizio Civile e le organizzazioni nonviolente e pacifiste per "rendere effettiva la possibilita' di concorrere, in alternativa al servizio militare, alla difesa della Patria, con mezzi e attivita' non militari, come previsto dalle legge istitutiva". Alleanza sempre piu' stretta, da cui ha avuto origine la Campagna "Un'altra difesa e' possibile" per l'istituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta, fondata sul disarmo e la pari dignita' tra difesa civile e militare. Una Campagna che continua.

Un impegno che continua, anche per continuare la guerra di Piero. Alla guerra.

 

5. MAESTRI. UNA BREVE NOTIZIA SU PIERO PINNA

 

Pietro Pinna, nato a Finale Ligure il 4 gennaio 1927 e deceduto a Firenze il 13 aprile 2016, e' stato il primo obiettore di coscienza al servizio militare per motivazioni non confessionali ma specificamente nonviolente, ed e' una delle figure di riferimento per i movimenti e le iniziative per la pace e una delle personalita' piu' illustri della vita civile italiana. Di origine sarda, Pinna viveva a Ferrara quando, alla fine del 1948, fu chiamato alle armi. Diventato fortemente antimilitarista dopo aver vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale, e influenzato dal pensiero di Aldo Capitini, decise di rifiutare di prestare il servizio di leva, passando alla storia come il primo obiettore di coscienza d'Italia per motivi politici. Processato per disobbedienza, fu condannato al carcere una prima volta per dieci mesi, e successivamente per altri otto. Al processo venne difeso dall'avvocato Bruno Segre, che diventera' uno dei piu' famosi difensori italiani nel campo dell'obiezione di coscienza. Venne infine riformato per "nevrosi cardiaca". Pinna in seguito divenne uno dei piu' stretti collaboratori di Capitini, con cui organizzo' la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961 (e dopo la scomparsa del filosofo perugino le tre successive), e con Capitini fu fondatore del Movimento Nonviolento di cui fu anche segretario nazionale dal 1968 al 1976. Ha continuato ad operare nel Movimento Nonviolento per tutta la vita e ad essere direttore responsabile della rivista "Azione nonviolenta". Infaticabile promotore della nonviolenza, per le sue storiche, luminose azioni dirette nonviolente per la pace, il disarmo e la smilitarizzazione, pago' piu' volte in prima persona con il carcere le sue scelte. Il 17 gennaio 1973, gia' segretario del Movimento Nonviolento, in seguito ad una affissione contro la celebrazione delle Forze armate il 4 novembre ("Non festa ma lutto"), fu arrestato a Perugia e condannato per direttissima per vilipendio alle Forze armate. In seguito alle manifestazioni avvenute in suo sostegno in diverse citta', venne liberato quattro settimane dopo su istanza di grazia dell'allora Presidente della Repubblica. Nell'aprile del '79 fu condannato dalla Corte d'Appello di Trieste ad una pena di otto mesi di reclusione per blocco stradale, pena successivamente condonata. Con Carlo Cassola e Davide Melodia fu animatore della "Lega per il disarmo unilaterale". Fu tra gli organizzatori della Marcia Catania-Comiso (24 dicembre 1982 - 3 gennaio 1983) per protestare contro l'installazione della base missilistica statunitense, prima azione concreta di lotta nonviolenta contro le installazioni militari in Italia. Nel 2008 e' stato insignito del Premio Nazionale Nonviolenza. Nel 2012 la Facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' di Pisa gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze per la Pace. Tra le opere di Pietro Pinna, fondamentale e' "La mia obbiezione di coscienza", Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1994; numerosi suoi contributi sono stati pubblicati in vari volumi, oltre ai molti suoi scritti apparsi su "Azione Nonviolenta". Cfr. anche le interviste riprodotte ne "La nonviolenza e' in cammino" n. 381 e 472, "La domenica della nonviolenza" n. 21 (ripubblicata anche in "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 252), "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 285; tutte disponibili on line.

 

6. LUTTI. ALBERTO L'ABATE RICORDA IL FRATELLO LUCIANO

 

Il mio carissimo ed unico fratello (maggiore di due anni), Luciano L'Abate, ha lasciato le sue spoglie terrene l'8 aprile 2016, alle ore 9,05, ad Atlanta (Georgia), negli Stati Uniti, dove si era trasferito fin da giovane. Ma e' ancora vivissimo sia nel ricordo dei suoi cari, oltre a me ed ai miei, i due figli gemelli Leila e John, ed i loro rispettivi figli Alessandra e Ian, e la nuova moglie Gay, che pur avendolo conosciuto solo qualche anno fa lo ha accompagnato, con amore e dedizione, in questi ultimi anni di vita. Tutti lo hanno amato e lo amano ancora per il suo calore, il suo buon cuore, la sua gentilezza, il suo buon umore, la sua affabilita'. Ma e' ancora vivo anche nel ricordo dei suoi tanti allievi delle Universita' in cui ha insegnato, in particolare alla Georgia State University, di Atlanta, ma anche nelle sue lezioni e le sue conferenze in varie parti degli Stati Uniti (anche alla famosa scuola di Palo Alto, in California), ed in Canada, Italia, Spagna, Germania, Polonia, Giappone, Nuova Zelanda, Australia.

Da giovani ambedue abbiamo frequentato la Chiesa Valdese, che in quel periodo era in Via Manzoni 19a, dove ora c'e' il Centro Sociale Evangelico, e siamo stati influenzati molto positivamente dal Pastore di allora Tullio Vinay che ci ha coinvolto anche in tutte le sue iniziative di fine settimana o estive, dapprima solo in Toscana, nelle montagne pistoiesi, e piu' tardi ad Agape, nelle valli valdesi. In questa ultima avventura ci siamo impegnati a fondo tutti e due nei vari campi di lavoro, tanto da andare anche a fare la calce in una zona vicina ad Agape. Ambedue abbiamo considerato Vinay, anche per le sue scelte successive del villaggio di Riesi, in Sicilia, e del suo impegno politico di parlamentare a Roma, un nostro maestro di vita. Egli ci ha infatti insegnato che e' possibile dar vita ad un mondo piu' giusto, meno razzista, piu' pieno di amore e di fraternita', e che e' il compito, e quindi anche il dovere, di ognuno di noi di darsi da fare per trasformare il nostro ambiente in questa direzione. Finita la costruzione fisica di Agape, abbiamo partecipato a vari seminari che venivano svolti al suo interno. In uno di questi Luciano ebbe occasione di conoscere alcuni pastori mennoniti statunitensi che lo invitarono ad andare negli Usa a studiare in una loro universita'. Laureatosi in psicologia, ritorno' in Italia solo per breve tempo per poi tornare negli Usa con un suo primo contratto di insegnamento di questa materia. E da allora e' sempre restato negli Usa, insegnando principalmente alla Georgia State University, di Atlanta (Ge) di cui e' poi diventato professore emerito, tranne visite e chiamate altrove, in Italia per trovare i parenti o per fare conferenze, o partecipare a convegni, ed in vari altri paesi. Ed ha scritto sulla materia ben 61 libri (alcuni dei quali tradotti in dieci lingue) che gli hanno anche procurato molti premi, in particolare per i suoi lavori in psicologia della famiglia, per i quali e' stato considerato un maestro a livello internazionale. Tra questi il Premio Renoir (2006) dell'Universita' di Lecce, per "i suoi contributi creativi e fondamentali per l'umanita'", e quello dell'Associazione Psicologica Americana (2009) "per i suoi importanti contributi professionali alla ricerca applicata".

Eravamo molto diversi tra di noi, io abbastanza chiuso ed introverso, lui aperto ed estroverso, molto allegro, affabile e divertente, ed abbiamo vissuto per moltissimi anni separati, lui negli Usa, dove si e' trasferito quando aveva circa 18 anni, io in Italia, dove sono restato tutta la vita (tranne viaggi sporadici in varie parti del mondo). Ma quando ci siamo ritrovati, o in Italia, grazie alle sue visite, o negli Usa, dove sono andato talvolta a trovarlo con qualche mio familiare, abbiamo scoperto di avere moltissime idee in comune, tanto da non riuscire nemmeno, talvolta, a distinguere chi le avesse avute per primo.

Intanto l'amore per la ricerca: sia pur in campi diversi, lui in psicologia clinica, io in sociologia, la nostra comune passione e' stata quella di non fare alcuna affermazione se non avvalorata da lunghe ricerche. Ricordo ancora quando ci spedi', moltissimi anni fa, un articolo sul "New York Times" che parlava dei risultati delle sue ricerche di osservazione dei giochi dei bambini. Da queste emergeva che i bambini piu' maturi non erano quelli piu' sicuri di se' ma quelli invece che usavano un linguaggio di incertezza, come "credo", "forse", "potrei sbagliare", "non sono sicuro" e simili. Questo, negli Usa, il paese nel quale la ricerca della sicurezza e' quasi un dogma, era estremamente spiazzante e degno di nota, proprio per il suo essere controcorrente. Personalmente non ho fatto ricerche in questo settore, ma dai nostri studi e ricerche sui pregiudizi verso i diversi (ebrei, rom, immigrati, ecc.) e' emerso che i giovani che erano meno affetti da pregiudizi sociali, e percio', in quanto tali, piu' maturi degli altri, venivano da famiglie con rapporti paritari tra marito e moglie, e tra genitori e figli, famiglie percio' in cui prevaleva la comunicazione orizzontale, molto piu' incerta e soggetta a mutamenti di quella invece verticale, di stampo autoritario (dal padre-padrone agli altri membri della famiglia), che e' spesso anche intrisa di dogmatismo. Questo a me sembra, almeno in parte, in linea con i risultati delle sue ricerche.

Ma nelle nostre ricerche abbiamo trovato almeno altri tre elementi che ci hanno accumunato: 1) il concetto di assertivita', 2) l'importanza dei paradigmi nella ricerca, 3) la prevenzione.

1. L'assertivita'. Dalle nostre (mie e dei miei collaboratori) ripetute ricerche-intervento sull'educazione alla pace nelle scuole di ogni ordine e grado, in varie parti d'Italia, e' emerso chiaramente il fatto che per educare alla pace gli allievi era necessario educarli ad essere assertivi, e non passivi ne' aggressivi. L'assertivita' per noi e' l'atteggiamento, ed anche il comportamento, di chi non subisce passivamente l'aggressivita' di un altro nei propri riguardi, ma nemmeno risponde a questa sullo stesso tono, ma di colui o colei che, senza essere intimorito/a, risponde all'aggressione con una messa in questione del comportamento dell'avversario, cercando con l'interlocutore un confronto, e non uno scontro. E dopo il confronto, se la risposta e' positiva, come spesso avviene, cerca in seguito di passare al dialogo, ed alla ricerca di punti condivisi. Nelle sue ricerche mio fratello non parla mai di assertivita', ma chiama questo atteggiamento-comportamento come "piena competenza relazionale", che egli ha trovato piu' diffusa tra le femmine che trai maschi, e tra le/i giovani piu' mature/i. Ed e' per questo tipo di competenza, sui cui Luciano ed i suoi allievi e collaboratori hanno condotto numerose ricerche, durate oltre 60 anni, che Luciano e' considerato come il "padre della teoria relazionale" che egli, ed i suoi, hanno studiato, dapprima nei rapporti interni alla famiglia, e poi, con la progressiva rarefazione dei rapporti familiari, nei rapporti tra tutti gli esseri umani, approfondendo le ricerche sulle persone nei loro rapporti sociali, di qualsiasi tipo questi siano. Secondo Luciano, la famiglia tradizionale (marito, moglie, e due figli), negli Usa, e' presente solo per il 25 % dei rapporti di convivenza che egli chiama di "intimita'".

2. L'Importanza dei paradigmi nella ricerca. Personalmente mi sono reso conto dell'importanza di questo concetto facendo ricerche, alla Provincia di Firenze, e poi altrove, sulle malattie mentali diagnosticate come tali, che avevano portato a ricoveri in "manicomi". Per queste ricerche ho anche collaborato con Basaglia, o con membri della scuola di Laing (della considdetta antipsichiatria, in Inghilterra), con una partecipazione-osservazione anche alla Comunita' Terapeutica di Maxwell Jones in Scozia. Da queste mi sono reso conto dell'importanza, nella ricerca, del paradigma osservativo. E' la persona singola che e' malata, oppure, come sostengono i membri della scuola antipsichiatrica, e' la societa' stessa nella quale viviamo che e' malata e che provoca, nelle persone che vi sono immerse, quei disturbi mentali che poi questa societa' vorrebbe curare? E questo mi ha portato a studiare i vari paradigmi utilizzati nella ricerca sociologica ed i problemi che l'uso di questo concetto porta nella ricerca stessa, cercando anche di chiarirlo rispetto ad altri concetti che vengono spesso utilizzati come equivalenti, come "visione del mondo", oppure il "modello di societa'" o di "uomo", o come la "teoria". Anche mio fratello, nelle sue tante ricerche, si e' scontrato con questo concetto tanto da farne un punto centrale delle sue ricerche stesse, e da portarlo anche a credere, quando e' venuto a conoscenza dei miei studi, che avessi preso queste idee da lui, cosa subito chiarita, dato che le mie riflessioni erano in un mio testo di metodologia della ricerca molto anteriore a quelle da lui fatte in questo settore. Cio' ha portato mio fratello a chiedermi di scrivere un capitolo per un suo libro dedicato appunto all'uso dei paradigmi nella ricerca scientifica in vari settori, cosa realizzata.

3. La prevenzione. Luciano ha dedicato praticamente tutta la sua vita professionale a studiare sperimentalmente come prevenire i disturbi psicologici interni alla famiglia e poi, nei rapporti interattivi piu' generali, che ha definito di tipo piu' e meno "intimistico", prima con il tradizionale approccio professionale "psicoterapeutico" (uno dei suoi libri piu' noti, scritto con un suo collega, e' sulla "psicoterapia paradossale"), ma poi, per allargare il campo e riuscire a raggiungere anche altre persone, che non potessero permettersi il costo elevato di questi interventi, attraverso la creazione di "workbooks" (testi di lavoro), a basso prezzo, che potessero permettere alle persone da sole, con l'aiuto del professionista, ma a distanza e non necessariamente faccia a faccia, di valutare il proprio comportamento e cercare di correggerlo. E questi sono stati considerati, da alcuni suoi colleghi, uno strumento importante per allargare la prestazione dei servizi psicologici ad altre persone, anche non abbienti, e per ridurre i pesi delle malattie mentali ed elevare il benessere, il buon funzionamento e la felicita' dei cittadini. La validazione sperimentale dell'uso di questi strumenti ha dato risultati molto positivi tanto da porre il problema, ad altri suoi colleghi, del perche' essi non abbiano una accettazione e diffusione maggiore di quella attuale. Personalmente anch'io ho lavorato in questo settore, grazie al fatto che la Provincia, per la quale ho ottenuto il mio primo lavoro pagato a tempo pieno (prima avevo lavorato con Danilo Dolci in Sicilia, o in altre attivita' volontarie) gestiva il Manicomio di Firenze, con molti ricoverati considerati "malati di mente". E mi sono subito posto il problema di chi erano questi "malati di mente", e perche' erano considerati tali. E questo mi ha portato a fare molte ricerche, non da solo ma con colleghi psichiatri, psicologi, antropologi, sociologi e statistici (in certi libri specialistici questa e' stata considerata la "scuola fiorentina di psichiatria sociale") che hanno fatto emergere i molti fattori sociali della cosiddetta malattia mentale (la classe sociale, l'immigrazione, il tipo di lavoro, il tipo di convivenza - ristretta o allargata -, il tipo di insediamento - ad esempio le isole etniche -, il piu' o meno rapido processo di industrializzazione, ed anche la stessa ideologia degli psichiatri che tendevano a considerare malattia mentale i comportamenti cosiddetti "abnormi" di persone non della propria classe sociale). Queste ricerche hanno fatto emergere un elemento comune a questo insorgere della malattia, o disturbo mentale, e cioe' il fatto che le persone erano oggetti e non soggetti dei cambiamenti sociali che avvenivano, e che un diverso sviluppo, non esterno ma voluto e programmato delle stesse persone, avrebbe, molto probabilmente, eliminato, o almeno ridotto, le cause dei loro malesseri. Da qui derivava la conclusione che la salute mentale della popolazione avrebbe potuto essere molto migliore se si fosse programmato un tipo di sviluppo diverso da quello attuale (come ci ha insegnato anche Danilo Dolci in Sicilia che cercava di portare avanti una "programmazione partecipata" con la popolazione stessa). Poi, grazie ad una borsa di studio del Consiglio d'Europa, ho avuto la possibilita' di studiare la prevenzione delle malattie mentali alla Tavistock Clinic di Londra, e di confrontare i risultati delle mie ricerche con colleghi inglesi di vari settori, o con esperienze innovative in questo campo (la scuola di antipsichiatria di Laing, la Comunita' Terapeutica di Maxwell Jones, ed altre). Ma con il passaggio dal lavoro in Provincia a quello alla Regione Toscana, e poi all'insegnamento a pieno tempo all'Universita', mi sono reso conto che i problemi piu' gravi, anche nel campo della salute mentale e generale dei cittadini, erano quelli provocati dalle guerre, che distraevano i soldi utilizzabili per il benessere dei cittadini a fini dell'acquisto di armi destinate ad uccidere altri esseri viventi, o che creavano masse di invalidi o disadattati, e che tendevano ad estendere modelli decisionali verticistici rispetto a quelli democratici e partecipativi, e percio' ho cominciato a studiare, ed a darmi da fare, sempre piu', per la prevenzione dei conflitti violenti e delle guerre. L'ultimo mio lavoro in questo settore, il libro L'Arte della Pace, che avevo inviato, come gli altri miei precedenti, a mio fratello, gli e' piaciuto molto, tanto da dirmi, ultimamente, nel corso di una conversazione telefonica, che avrebbe lavorato lui stesso ad approfondire le radici psicologiche del comportamento violento e di guerra. Non so se nel suo ultimo libro, il sessantunesimo, che ha terminato ed inviato al suo editore poco prima di morire, abbia riferito il risultato di questo lavoro, il che spero. Se cosi' fosse cio' permetterebbe di approfondire questo problema non solo dal punto di vista del sociologo impegnato, come sono io stesso, ma anche da quello di uno psicologo, pure lui impegnato, come Luciano, e questo, credo, potrebbe essere di molta utilita' per la prevenzione non solo delle malattie mentali ma anche della violenza e della guerra.

*

Breve bibliografia ragionata

Non credo sia il caso di fare l'elenco di tutti i libri scritti da lui, o da me, o da altri, che sono importanti per questa riflessione; indichero' solo alcuni dei testi che, secondo me, sono piu' rilevanti per la comprensione di quanto scritto in questo testo.

Di Tullio Vinay hanno avuto rilevanza per noi, oltre alla frequentazione diretta, i suoi libri: L'utopia del mondo nuovo. Scritti e discorsi al Senato, Editrice Claudiana, Torino 1984; Speranze umane e speranza cristiana. Scritti religiosi e politici (1967-1983), Edizioni dell'Asino, Roma 2014; e, di sua figlia Paola Vinay, il libro: Testimone d'amore. La vita e le opere di Tullio Vinay, Editrice Claudiana, Torino 2009.

Un libro molto importante che riporta tutte le ricerche fatte da Luciano insieme ad uno dei suoi principali allievi italiani, Mario Cusinato, dell'Universita' di Padova, si intitola: La competenza relazionale. Perche' e come prendersi cura delle relazioni, Editrice Springer Verlag Italia, Milano 2013. Alcuni dei libri di Luciano, tradotti in Italiano, sono: scritto con Gerald R. Weeks, Psicoterapia paradossale. Teoria e pratica con il singolo, la coppia e la famiglia, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1984; un libro, scritto da Luciano, che riporta le lezioni da lui fatte presso l'Universita' di Padova, con introduzione di Cusinato, e': Le risorse della famiglia. Prospettive di prevenzione primaria e secondaria, Il Mulino, Bologna 1988; un altro libro di Luciano, tradotto in italiano da Mario Cusinato, e' Famiglia e contesti di vita. Una teoria dello sviluppo della personalita', delle Edizioni Borla, Roma 1995; di suoi libri, tradotti in italiano, mi risulterebbe esserci solo un altro, curato con una sua collega, Margaret Baggett, e intitolato: Il se' nelle relazioni familiari. Una classificazione della personalita', della psicopatologia e della criminalita', edito da Franco Angeli, Milano, nel 2000. Dei tanti suoi libri in inglese ne citero' solo due, il primo, quello sui paradigmi, nel quale e' apparso anche il capitolo da me scritto, e' curato da Luciano e si intitola: Paradigms in Theory Construction, edito dalla Springer, New York, 2012. Un altro, leggero e divertente, anche con ricordi autobiografici, diverso dai suoi tanti testi accademici, e' intitolato: The 7 Sources of Pleasure in Life. Making Way for the Upside in the Midst of Modern Demands, edito dalla casa editrice Praeger, di Santa Barbara in California, nel 2011. Le sette fonti di piacere per fare emergere il meglio di se' in mezzo alle richieste del mondo moderno, sono, per mio fratello: l'arte, l'amore, il cibo, la musica, lo svago ed i viaggi, il gioco, lo sport. Ma concludendo questo libro egli sottolinea l'importanza della moderazione, dell'auto-controllo, e dell'auto-valutazione.

Le mie ricerche sulle malattie mentali sono state pubblicate in varie riviste di psichiatria o di servizio sociale, che non e' il caso di citare qui; la loro raccolta e pubblicazione in un volume dal titolo Struttura sociale e malattia mentale, concordata a voce con il noto epidemiologo Giulio Maccacaro, in una sua collana della Feltrinelli, non si e' mai potuta realizzare per la morte di questo caro amico. I miei studi sull'educazione alla pace, fatti anche con i miei collaboratori ed allievi, sono raccolti nel volume, da me curato, Giovani e Pace. Ricerche e formazione per un futuro meno violento, Pangea Edizioni, Torino 2001. I miei primi scritti sul ruolo dei paradigmi nella ricerca sociale sono pubblicati nelle mie dispense universitarie degli anni 1989/'90, come testo del mio insegnamento all'Universita' di Firenze su "Introduzione ai metodi di ricerca nelle scienze sociali". Saranno poi rivisti, anche con l'aiuto di Luciano e della biblioteca della sua Universita', tradotti in inglese, e pubblicati, nel 2012, dalla Transcend University Press, di Basilea, come manuale del mio insegnamento, on line, sulla Metodologia della Ricerca per la Pace per quella Universita'. L'edizione italiana verra' pubblicata nel 2013, in coedizione con la MultImage di Firenze, col titolo Metodi di analisi nelle scienze sociali e ricerca per la pace: una introduzione, e stiamo attualmente lavorando ad una seconda edizione rivista, con una nuova introduzione. Un discorso serio sulla necessita' di uno sviluppo alternativo, autogestito e programmato dalla popolazione stessa, anche da quella attualmente emarginata, si puo' trovare nel libro, curato da me, e tradotto da mia moglie, di John Friedmann, Empowerment, verso il 'potere di tutti'. Una politica per l'alternativa, Edizioni QualeVita, Torre dei Nolfi (Aq) 2004, con una aggiunta dell'autore del 2005. I miei lavori principali sulla prevenzione della violenza e della guerra, sono: Per un futuro senza guerre, Liguori Editore, Napoli 2008; e L'Arte della Pace, edito dal Centro Gandhi, Pisa, nel 2015, e ristampato varie volte nel 2016.

 

7. INFORMAZIONE. MANLIO DINUCCI: ESCALATION NUCLEARE IN EUROPA

[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 aprile 2016]

 

La Casa Bianca e' "preoccupata" perche' caccia russi hanno sorvolato a distanza ravvicinata una nave Usa nel Baltico, effettuando un "attacco simulato": cosi' riportano le nostre agenzie di informazione. Non informano pero' di quale nave si trattasse e perche' fosse nel Baltico.

E' la Uss Donald Cook, una delle quattro unita' lanciamissili dislocate dalla U.S. Navy per la "difesa missilistica Nato in Europa".

Tali unita', che saranno aumentate, sono dotate del radar Aegis e di missili intercettori SM-3, ma allo stesso tempo di missili da crociera Tomahawk a duplice capacita' convenzionale e nucleare. In altre parole, sono unità da attacco nucleare, dotate di uno "scudo" destinato a neutralizzare la risposta nemica.

La Donald Cook, partendo l'11 aprile dal porto polacco di Gdynia, incrociava per due giorni ad appena 70 km dalla base navale russa di Kaliningrad, ed e' stata per questo sorvolata da caccia ed elicotteri russi.

Oltre che le navi lanciamissili, lo "scudo" Usa/Nato in Europa comprende, nella conformazione attuale, un radar "su base avanzata" in Turchia, una batteria missilistica terrestre Usa in Romania, composta da 24 missili SM-3, e una analoga che sara' installata in Polonia.

Mosca avverte che queste batterie terrestri, essendo in grado di lanciare anche missili nucleari Tomahawk, costituiscono una chiara violazione del Trattato Inf, che proibisce lo schieramento in Europa di missili nucleari a medio raggio.

Che cosa farebbero gli Stati Uniti - che accusano la Russia di provocare con i sorvoli "una inutile escalation di tensioni" - se la Russia inviasse unita' lanciamissili lungo le coste statunitensi e installasse batterie missilistiche a Cuba e in Messico?

Nessuno se lo chiede sui grandi media, che continuano a mistificare la realta'.

Ultima notizia nascosta: il trasferimento di F-22 Raptors, i piu' avanzati cacciabombardieri Usa da attacco nucleare, dalla base di Tyndall in Florida a quella di Lakenheath in Inghilterra, annunciato l'11 aprile dal Comando europeo degli Stati uniti. Dall'Inghilterra gli F-22 Raptors saranno "dispiegati in altre basi Nato, in posizione avanzata per massimizzare le possibilita' di addestramento ed esercitare la deterrenza di fronte a qualsiasi azione destabilizzi la sicurezza europea".

E' la preparazione all'imminente schieramento in Europa, Italia compresa, delle nuove bombe nucleari Usa B61-12 che, lanciate a circa 100 km di distanza, colpiscono l'obiettivo con una testata "a quattro opzioni di potenza selezionabili". Questa nuova arma rientra nel programma di potenziamento delle forze nucleari, lanciato dall'amministrazione Obama, che prevede tra l'altro la costruzione di altri 12 sottomarini da attacco (7 miliardi di dollari l'uno, il primo gia' in cantiere), armato ciascuno di 200 testate nucleari.

E' in sviluppo, riporta il "New York Times" (17 aprile), un nuovo tipo di testata, il "veicolo planante ipersonico" che, al rientro nell'atmosfera, manovra per evitare i missili intercettori, dirigendosi sull'obiettivo a oltre 27000 km orari.

Russia e Cina seguono, sviluppando armi analoghe.

Intanto Washington raccoglie i frutti.

Trasformando l'Europa in prima linea del confronto nucleare, sabota (con l'aiuto degli stessi governi europei) le relazioni economiche Ue-Russia, con l'obiettivo di legare indissolubilmente la Ue agli Usa tramite il Ttip. Spinge allo stesso tempo gli alleati europei ad accrescere la spesa militare, avvantaggiando le industrie belliche Usa le cui esportazioni sono aumentate del 60% negli ultimi cinque anni, divenendo la maggiore voce dell'export statunitense.

Chi ha detto che la guerra non paga?

 

8. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

9. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Massimo Romano, Invito alla lettura di Giovanni Arpino, Mursia, Milano 1974, 1980, pp. 160.

- Riccardo Scrivano, Giovanni Arpino, La Nuova Italia, Firenze 1979, pp. 168.

 

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

11. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2327 del 23 aprile 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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