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[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 810



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Numero 810 del 30 giugno 2016

 

In questo numero:

1. Contro tutte le uccisioni

2. Due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu' in Italia

3. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

4. Luigi Ferrajoli: Il suicidio dell'Unione Europea (parte seconda e conclusiva)

 

1. SCORCIATOIE. CONTRO TUTTE LE UCCISIONI

 

Se si vuole sperare di riuscire a fermare l'ecatombe in corso, occorre porsi l'obiettivo concreto dell'abolizione delle armi: a tutti i livelli ed ovunque.

Certo, occorre anche un'azione educativa che illumini tutti gli esseri umani presenti e venturi dell'illiceita' assoluta del privare altri esseri umani della vita.

Certo, occorre anche un'azione politica per la condivisione sociale dei beni tale per cui nessuna persona sia privata della necessaria solidarieta', sia privata dei mezzi di sussistenza, sia privata dei diritti e della dignita'.

Certo, occorre anche una "riforma morale e intellettuale", una trasformazione della societa' e dei costumi, che realizzi l'aspirazione comune di tutti gli esseri umani alla convivenza, al rispetto, alla sicurezza, all'eguaglianza di diritti, alla liberazione dal bisogno e dall'oppressione.

Ma mentre si opera per questi necessari mutamenti, per questa urgente umanizzazione delle relazioni tra gli esseri umani (e tra gli esseri umani ed il mondo vivente tutto), si cominci frattanto con un'azione costruttiva il cui esito immediato e' la salvezza di innumerevoli vite: il disarmo.

Si cominci raggiungendo il consenso sulla proibizione della produzione, del commercio, della detenzione e dell'uso delle armi, armi che sempre e solo servono a uccidere, armi che sempre e solo sono nemiche degli esseri umani.

Si cominci legiferando il disarmo, a tutti i livelli ed ovunque.

Abolire le armi salva le vite.

 

2. REPETITA IUVANT. DUE PROVVEDIMENTI INDISPENSABILI PER FAR CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO E LA SCHIAVITU' IN ITALIA

 

Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

Riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

 

3. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

4. RIFLESSIONE. LUGI FERRAJOLI: IL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)

[Dal "Comitato dei cattolici del No" riceviamo e diffondiamo il seguente articolo delll'illustre giurista Luigi Ferrajoli sul "suicidio dell'Europa", articolo che uscira' in luglio su "Teoria politica" ma e' stato gia' pubblicato sul sito dei "Comitati Dossetti per la Costituzione" nell'aprile scorso]

 

Rinegoziare e rifondare l'Europa

4. Per una rifondazione costituzionale dell'Unione Europea - Ebbene, quel progetto rappresenta tuttora l'alternativa non soltanto possibile, ma giuridicamente dovuta sulla base dello stesso diritto comunitario europeo. Esso e' infatti nient'altro che il progetto dell'uguaglianza, della pari dignita' delle persone e della garanzia dei diritti fondamentali di tutti disegnato non soltanto dalle costituzioni degli Stati membri ma anche dalla Carta dei diritti fondamentali e dai primi articoli dei Trattati istitutivi dell'Unione. E' il progetto, in altre parole, non solo di un'Europa economica accomunata dal mercato e dalla moneta, ma anche e ancor prima di un'Europa sociale unificata, come dice il gia' ricordato Preambolo della Carta europea dei diritti, dai "valori indivisibili e universali della dignita' umana, della liberta', dell'uguaglianza e della solidarieta'". "L'Unione", ripete l'art. 2 del Trattato sull'Unione Europea, "si fonda sui valori del rispetto della dignita' umana, della liberta', della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani". E l'art. 3, comma 3, aggiunge: "l'Unione... si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilita' dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualita' dell'ambiente... Combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e le protezioni sociali", nonche' "la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarieta' tra gli Stati membri". Inoltre, il Trattato sul funzionamento dell'Unione stabilisce, nell'art. 8, che "nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze" e, nell'art. 9, che "nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche, l'Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana". Infine l'art. 34, comma 2 della Carta dei diritti fondamentali stabilisce che "ogni persona che risieda o si sposti legalmente all'interno dell'Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni e prassi nazionali".

E' chiaro che un simile programma di costituzionalizzazione dell'Europa richiede la costruzione di una sfera pubblica europea, attraverso una revisione dei Trattati in grado di produrre il passaggio dell'assetto istituzionale dell'Unione dal federalismo nel senso solo giuridico qui illustrato all'inizio a un federalismo anche politico, informato ai principi dell'unita' e della democrazia. Soltanto la costruzione di una comune sfera pubblica europea puo' infatti restituire alla politica e al diritto un ruolo di governo e di garanzia all'altezza dei poteri sovranazionali di carattere economico e finanziario. Non solo. La crisi economica ha mostrato brutalmente come la difesa e l'attuazione delle stesse costituzioni nazionali contro i processi decostituenti in atto sono possibili soltanto se accompagnate da un processo costituente europeo; che quindi anche la democrazia costituzionale degli Stati membri potra' sopravvivere solo se il suo paradigma si affermera' e si sviluppera' al livello dell'Unione europea; che infine il declino politico dell'Europa e' dovuto all'aumento delle disuguaglianze, della poverta' e della disoccupazione provocato dalle politiche europee e dalle conseguenti nostalgie nazionaliste sul quale fanno leva i tanti populismi anti-europeisti.

La salvaguardia della democrazia non soltanto in Europa ma anche negli Stati membri richiederebbe percio' una decisa inversione di rotta delle politiche europee: dai processi decostituenti che hanno investito tanto l'Unione Europea quanto le nostre democrazie nazionali, a un processo costituente della prima quale necessario presupposto di un processo ricostituente delle seconde; dalla integrazione soltanto negativa che ha finora caratterizzato l'Europa economica, a un'integrazione anche positiva diretta a ricostruire una sfera pubblica europea e un senso comune di appartenenza all'Unione.

In questa prospettiva, un sicuro fattore di rifondazione di questo senso comune di appartenenza sarebbe oggi l'istituzione di un'Assemblea Costituente Europea o anche l'attribuzione al Parlamento europeo, da parte del Consiglio, di poteri costituenti. Solo una vera Costituzione votata da un Parlamento legittimato dal voto di tutti i popoli europei puo' infatti riaccreditare l'Europa, oggi in vistosa crisi di legittimita' democratica, ridisegnandone con chiarezza i lineamenti federali e sociali: l'attribuzione di funzioni legislative a un Parlamento eletto su liste europee; l'istituzione di un governo federale ad esso vincolato da un rapporto di fiducia o comunque eletto anch'esso su basi europee; la conseguente creazione di un vero governo politico dell'economia e l'attribuzione alla Banca centrale europea dei poteri che spettano a tutte le banche centrali; la formazione di partiti e di sindacati europei; la previsione e, soprattutto, la garanzia di un diritto d'asilo europeo e la concessione della cittadinanza almeno ai figli di immigrati che nascono in Europa.

Ma e' soprattutto sul terreno delle politiche economiche e sociali che puo' rifondarsi la legittimazione politica dell'Unione e il senso di appartenenza dei cittadini europei a una medesima comunita' politica. Non si tratta soltanto di abbandonare le attuali politiche di rigore e di invertire la rotta fallimentare fin qui seguita: un obiettivo, tra l'altro, per la cui attuazione, come ha mostrato la vicenda greca, ben poco possono ormai fare, da soli, i singoli Stati membri. Si tratta di promuovere, mediante una rifondazione costituzionale dell'Unione, un diverso modello economico e sociale, basato sull'unita' politica e sull'interesse comune di tutti i paesi membri, e percio' sull'uguaglianza di tutti i cittadini europei nei diritti fondamentali, primi tra tutti i diritti sociali e del lavoro, e su una correlativa limitazione e regolazione dei poteri del mercato. Si tratta, in breve, di costruire un costituzionalismo europeo e, insieme, uno stato sociale europeo, mediante una pluralita' di processi di unificazione giuridica e di integrazione politica e sociale.

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Primo: sistemi fiscali e debiti pubblici

La prima, essenziale forma di unificazione giuridica riguarda i sistemi fiscali e i debiti pubblici degli Stati membri. L'unificazione o l'armonizzazione dei regimi fiscali sarebbe semplicemente l'altra faccia dell'integrazione economica e monetaria in atto, che avrebbe dovuto compiersi fin dall'inizio, quale necessario corollario della costruzione di un mercato comune e di una moneta unica accompagnata dalla liberalizzazione della circolazione dei capitali. Certamente la creazione di un fisco comune e piu' ancora l'europeizzazione del debito sotto forma di eurobond contrasterebbero con gli interessi di breve periodo dei paesi ricchi ("perche' dovremmo pagare noi i loro debiti?") che finora hanno beneficiato dei vantaggi dell'euro. Ma simili operazioni di salvataggio, come ha scritto Claus Offe, non sarebbero "donazioni altruistiche", bensi' attuazioni del principio di solidarieta' stabilito dall'art. 2 del Trattato sull'Unione, dove "solidarieta' significa fare non cio' che e' bene per qualcun altro, ma cio' che e' bene per tutti noi", e, soprattutto, la necessaria forma di prevenzione del crollo catastrofico dell'intera economia europea che proverrebbe dalla loro omissione.

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Secondo: garanzia dei diritti fondamentali

Una seconda forma di unificazione, sia pure tendenziale, riguarda le garanzie dei diritti fondamentali, onde realizzare al massimo grado il principio di uguaglianza formulato nei Trattati: in primo luogo l'omogeneizzazione delle garanzie dei diritti dei lavoratori, prime tra tutte la stabilita' dei rapporti lavorativi e l'equa retribuzione; in secondo luogo il raggiungimento di livelli tendenzialmente uguali nelle garanzie dei diritti sociali all'istruzione, alla salute, alla previdenza e all'assistenza; infine l'unificazione giuridica dei codici e della legislazione di base, non avendo senso che nell'Unione convivano 28 codici civili e altrettanti codici penali e processuali sostanzialmente uguali. Solo la garanzia dell'uguaglianza nei diritti e nel diritto puo' infatti realizzare, sul piano sociale ancor prima che su quello politico, l'unita' europea nell'unico senso nel quale l'unita' merita di essere perseguita: quale senso di appartenenza di tutti e di ciascuno a una comunita' di uguali. E solo i processi di unificazione legislativa in materie sostanzialmente comuni possono evitare il social dumping e il suo duplice effetto distruttivo: da un lato i profitti delle imprese in danno dei lavoratori, dell'ambiente e della fiscalita' dei loro Stati di appartenenza; dall'altro le reazioni anti-europeiste delle opinioni pubbliche, sempre inclini ad addebitare all'Unione le svariate forme di turismo sociale, ecologico e fiscale.

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Terzo: sviluppo di politiche sociali europee

Infine il terzo e forse piu' importante fattore di unita' politica europea proverrebbe dallo sviluppo di politiche sociali direttamente europee in attuazione dei principi ricordati all'inizio di questo paragrafo. Una sicura riconquista di credibilita' e popolarita' dell'Europa proverrebbe, in particolare, dall'introduzione di un salario minimo lavorativo europeo e, soprattutto, dall'erogazione da parte direttamente dell'Unione di un reddito minimo di dignita' o di cittadinanza europea. E' quest'ultima, oltre tutto, una misura dovuta in attuazione dell'art. 34, III comma della Carta europea dei diritti fondamentali, in forza del quale, "al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la poverta', l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti, secondo le modalita' stabilite dal diritto dell'Unione e le legislazioni e prassi nazionali". Si capisce come un reddito di cittadinanza europea avrebbe un'enorme rilevanza politica e sociale, in grado di cambiare la percezione dell'Europa: da un lato equivarrebbe, in presenza di una disoccupazione giovanile crescente e strutturale, a una fondamentale garanzia di sopravvivenza; dall'altro varrebbe a mostrare alle popolazioni europee non piu' soltanto il volto austero ed ostile dell'Europa dei mercati e dei sacrifici, ma anche il volto benefico delle garanzie, e percio' a riconciliare con l'Unione soprattutto i ceti piu' poveri che sono oggi le principali vittime sia delle politiche europee di rigore che delle propagande populiste e antieuropeiste.

Cio' che manca, purtroppo, non e' l'alternativa alle politiche attuali, rappresentata dal progetto costituzionale formulato nelle costituzioni nazionali e negli stessi trattati europei, ma solo la volonta' di realizzarla. Quella volonta', che negli anni del dopoguerra dette vita alla democrazia, allo stato sociale e allo sviluppo economico, fu evidentemente alimentata dalla passione e dall'energia politica, oggi scomparse, provenienti dalle lotte delle forze sociali, in primo luogo il movimento operaio, che erano allora organizzate e rappresentate dai vecchi partiti di massa. Riprodurre quelle soggettivita', quelle volonta' e quell'energia e' oggi una condizione per la rifondazione della democrazia, cosi' al livello degli Stati nazionali come al livello dell'Unione Europea: una condizione tanto necessaria quanto, purtroppo, improbabile, dato che richiede la restaurazione, ad opera dell'attuale ceto politico, di quella che ho chiamato la gerarchia democratica dei poteri, ribaltata in questi anni dai processi di confusione e concentrazione dei poteri piu' sopra illustrati.

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Ripresa dello spirito e della volonta' costituente

Questa restaurazione richiede almeno tre condizioni. La prima e' la ripresa dello spirito e della volonta' costituente che ha presieduto, in Europa, dapprima alla fondazione delle nostre democrazie costituzionali e poi alla progettazione dell'Unione Europea. E' necessario, a tal fine, che la ragione politica che ha animato la costruzione della democrazia in Europa torni a prevalere sulla ragione economica, e che si smetta di credere che l'economia, come vanno ripetendo i nostri governanti, non consente alternative alle politiche attuali di restrizione delle spese sociali.

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Ripresa del conflitto sociale

La seconda condizione e' la ripresa del conflitto sociale. Solo i conflitti di classe, come l'esperienza storica ha ampiamente e ripetutamente mostrato, sono in grado di civilizzare il capitalismo e di orientare la politica in senso democratico. Senza conflitti sociali, che impongano un limite alle vocazioni predatorie dei poteri selvaggi del mercato, il capitalismo e' inevitabilmente distruttivo. Ma e' chiaro che una ripresa del conflitto di classe richiede una rifondazione dal basso della politica e della rappresentanza politica quale sola puo' provenire da una europeizzazione dei partiti o quanto meno, come ha sostenuto Claus Offe, da un mutamento del loro codice nazionale: non piu' l'attuale codice "nazione vs nazione", bensi' il codice "classe sociale vs classe sociale", in forza del quale la soggettivita' politica dei partiti entro un ordinamento sovranazionale dovrebbe fondarsi sui comuni interessi sociali e non gia' sulle loro appartenenze nazionali. A maggior ragione, la medesima europeizzazione dovrebbe investire le organizzazioni sindacali.

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Gerarchia e separazione dei poteri

C'e' poi una terza condizione della restaurazione di quella che ho chiamato la gerarchia democratica dei poteri. Si richiedono, a tal fine, le tre separazioni dei poteri, oggi confusi e concentrati, che ho piu' volte proposto quali espansioni e aggiornamenti della classica tripartizione e separazione dei poteri formulata da Montesquieu piu' di due secoli e mezzo fa: la separazione tra partiti e istituzioni pubbliche, la separazione tra poteri pubblici e poteri economici privati, la separazione infine tra funzioni di governo e funzioni di garanzia, non solo giurisdizionali o secondarie ma anche amministrative o primarie. Purtroppo tutte queste separazioni sono esattamente l'opposto delle riforme promosse, per esempio in Italia, dall'attuale governo con lo scopo di accentuare la governabilita' e percio' di concentrare i poteri nelle mani dell'esecutivo. Esse hanno percio' il sapore di un'utopia, al punto che una ricostruzione dell'Europa in base ad esse appare inverosimile.

Sappiamo tuttavia che tale ricostruzione e' possibile; che in quanto e' accaduto e in quanto accadra' non c'e' nulla di inevitabile o di naturale, ma solo l'effetto delle politiche dissennate con le quali la crisi e' stata dapprima cagionata e poi aggravata; che la storia del diritto e della politica e' anche una storia di utopie (bene o male) realizzate; che percio' un'altra Europa e' possibile, se e solo se la politica sara' capace di un'inversione di rotta. Una cosa, soprattutto, e' certa. Oggi o si va avanti nel processo costituente europeo, o si va indietro, ma indietro in modo brutale e radicale dato che un fallimento dell'Unione sarebbe disastroso per tutti. O cresce l'integrazione costituzionale e l'unificazione politica dell'Europa sulla base dell'uguaglianza nei diritti, oppure c'e' il rischio un crollo delle nostre economie e delle nostre democrazie a vantaggio dei tanti populismi, di destra e di sinistra, che stanno crescendo in tutti i paesi europei. E ben sappiamo purtroppo - la storia ce lo insegna - come finiscono le involuzioni populiste e autocratiche delle democrazie di cui da anni, in tutta Europa, stanno crescendo i sintomi minacciosi.

Roma, 15 aprile 2016

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 810 del 30 giugno 2016

 

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