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[Nonviolenza] Telegrammi. 2518



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2518 del 31 ottobre 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Del terremoto e della guerra. Minima una meditazione per il 4 novembre

2. 4 novembre 2016: non festa, ma lutto. A Trento gli "Stati generali della Difesa civile non armata e nonviolenta". Ogni vittima ha il volto di Abele

3. Associazione italiana medici per l'ambiente: Si e' svolta sabato 29 ottobre 2016 a Firenze la prima Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo

4. Rete Italiana per il Disarmo: Dall'Onu l'avvio del trattato per la messa al bando delle armi nucleari (ma l'Italia vota no)

5. Enrico Peyretti: Pericolo di guerra. Che fare?

6. Un appello nonviolento per il 4 dicembre: Un parlamento eletto dal popolo, uno stato di diritto, una democrazia costituzionale. Al referendum votiamo No al golpe

7. Antonia Sani: Lettera a un amico...

8. Dieci coltellate. Minima una guida al referendum

9. Alcuni testi del mese di maggio 2014 (parte quarta e conclusiva)

10. Ancora una lettera al Presidente del Senato della Repubblica ed alla Presidente della Camera dei Deputati

11. Una lettera a tutti i Ministri del Governo in carica

12. Contro la violenza sessuale. Un incontro di riflessione a Viterbo

13. Segnalazioni librarie

14. La "Carta" del Movimento Nonviolento

15. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: DEL TERREMOTO E DELLA GUERRA. MINIMA UNA MEDITAZIONE PER IL 4 NOVEMBRE

 

Il 4 novembre i movimenti nonviolenti commemoreranno le vittime di tutte le guerre con il motto "Ogni vittima ha il volto di Abele".

E denunceranno ancora una volta la criminale follia della guerra, che sempre e solo consiste nell'uccisione di esseri umani.

Ogni persona senziente e pensante sa che il primo diritto di ogni essere umano e' il diritto alla vita, senza del quale nessun altro diritto sussiste; e che quindi il primo dovere di ogni essere umano e' rispettare, difendere, salvare le vite.

In questi giorni in cui il terremoto ci ricorda ancora una volta la nostra fragilita', riaffermiamo questa semplice verita': che tutti gli esseri umani devono unirsi contro il male e la morte, per recarsi reciproco aiuto e conforto.

Tutte le risorse siano destinate a salvare le vite.

Nessuna risorsa sia destinata a sopprimerle.

Abolire le guerre, abolire gli eserciti, abolire le armi.

Far cessare tutte le uccisioni.

Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

2. APPELLI. 4 NOVEMBRE 2016: NON FESTA, MA LUTTO. A TRENTO GLI "STATI GENERALI DELLA DIFESA CIVILE NON ARMATA E NONVIOLENTA". OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

 

4 novembre 2016: non festa, ma lutto

Cento anni dopo: basta guerre

Un'altra difesa e' possibile

A Trento gli "Stati generali della Difesa civile non armata e nonviolenta"

Il Movimento Nonviolento, PeaceLink, il Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo e l'Associazione Antimafie Rita Atria lanciano per il 4 novembre l'iniziativa "Ogni vittima ha il volto di Abele", affinche' in ogni citta' si svolgano commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre.

Ogni vittima ha il volto di Abele

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze. Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

Oltre cento anni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, mentre e' tragicamente in corso la "terza guerra mondiale a pezzi", e' ora di dire basta.

Per questo sosteniamo la campagna "Un'altra difesa e' possibile" che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.

Obiettivo della campagna e' quello di organizzare la difesa civile, non armata e nonviolenta - ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell'integrita' della vita, dei beni e dell'ambiente dai danni che derivano dalle calamita' naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni - anziche' finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo. La Campagna vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralita' alla Costituzione che "ripudia la guerra" (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il "sacro dovere della difesa della patria" (art. 52).

Il 4 e 5 novembre a Trento i promotori della campagna "Un'altra difesa e' possibile" e il Forum Trentino per la Pace e i diritti umani hanno convocato gli "Stati generali della Difesa civile non armata e nonviolenta", un primo passo per coordinare e creare un confronto tra i diversi soggetti che gia' ora agiscono nel settore della difesa civile: le istituzioni preposte alla Difesa, alla Protezione civile, al Servizio Civile Nazionale, la ricerca sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti, il Terzo Settore e le organizzazioni non governative che lavorano per la pace e il disarmo.

Tutti coloro che non potranno essere con noi fisicamente a Trento, si uniscano idealmente in una sorta di staffetta civile tra commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, ribadendo che il 4 novembre e' giorno di lutto e non di festa per la partecipazione all'inutile strage della prima guerra mondiale. Ovunque sia possibile, in ogni piazza d'Italia. Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente. Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire. Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio. Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

*

Per informazioni sulla campagna "Un'altra difesa e' possibile"

vai al sito www.difesacivilenonviolenta.org

Segreteria della Campagna c/o il Movimento Nonviolento

*

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni. Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax 0458009803

e-mail:an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it

PeaceLink

per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac at tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Associazione Antimafie Rita Atria

per contatti: e-mail: abruzzo at ritaatria.it, sito: www.ritaatria.it

 

3. INCONTRI. ASSOCIAZIONE ITALIANA MEDICI PER L'AMBIENTE: SI E' SVOLTA SABATO 29 OTTOBRE 2016 A FIRENZE LA PRIMA GIORNATA NAZIONALE DI STUDIO SUGLI EFFETTI SANITARI E AMBIENTALI DEL TRASPORTO AEREO

[Dall'Associazione italiana medici per l'ambiente riceviamo e diffondiamo]

 

Si e' svolta sabato 29 ottobre 2016 a Firenze la prima Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo.

Il convegno promosso dall'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment) ha voluto illustrare e proporre alla attenzione nazionale quanto dimostrato ormai da decenni di ricerca scientifica ovvero che il trasporto aereo contribuisce in modo rilevante ai cambiamenti climatici e che le strutture aeroportuali  con le connesse attivita' sono fonti consistenti di inquinamento ambientale e un rischio concreto per le popolazioni residenti in prossimita' degli aeroporti e per gli stessi lavoratori di questo settore.

Il convegno e' stato aperto dal saluto del dottor Michele Guida in sostituzione del dottor Roberto Romizi, presidente dell'Associazione medici per l'ambiente Isde-Italia, si sono poi susseguiti gli interventi del professor Gianni Tamino dell'Universita' di Padova sul tema: "Inquinamento ambientale, attivita' umane e cambiamento climatico: le responsabilita' anche del settore aereo", del  dottor Massimo Generoso, pediatra e presidente della sezione Isde di Firenze sul tema "Inquinamento ambientale e salute in eta' prenatale e pediatrica", della dottoressa Antonella Litta, responsabile scientifica del convegno, con la relazione "Danno a salute e ambiente da trasporto aereo, le evidenze scientifiche a sostegno delle istanze dei cittadini e dei comitati in Italia e in  Europa", dell'ing. Giuseppina Ranalli su "Le emissioni degli aeromobili: composizione, quantitativi e misurazione degli inquinanti prodotti", del prof. ing. Sergio Luzzi sul problema dell'inquinamento acustico "Citta' sempre piu' rumorose: misurazioni dell'inquinamento acustico e normativa vigente".

L'intervento conclusivo e' stato quello del prof. Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale che ha tenuto una splendida lezione magistrale su "Strumenti legali ed azioni nelle vertenze di opposizione alla costruzione di nuove  strutture aeroportuali e all'ampliamento di quelle gia' esistenti nel quadro generale dello strapotere della finanza internazionale".

Una sessione del convegno e' stata poi dedicata al confronto e allo scambio di esperienze tra i rappresentanti dei vari comitati che in Italia si impegnano per la riduzione dell'impatto ambientale delle strutture aeroportuali e per evitare la realizzazione di nuovi aeroporti e l'ampliamento di quelli gia' esistenti; da questa sessione e' nata la proposta di costituire una rete nazionale di coordinamento tra i comitati di Ciampino, Treviso,  Orio al Serio, Napoli,  Bologna, Malpensa, Linate, Napoli, Prato, Firenze, Ampugnano, Carpenedolo e Viterbo.

L'approvazione  da parte dei partecipanti di una mozione che sara' inviata a breve a tutte le istituzioni competenti ha suggellato il comune impegno affinche':

- l'intero sistema dei trasporti sia riconsiderato e rivisto quanto prima per tentare di ridurre il surriscaldamento del pianeta, tutelare la salute, gli ecosistemi, l'ambiente e garantire cosi' un futuro di vita dignitoso e sufficientemente adeguato alle esigenze umane alle attuali e alle prossime generazioni;

- il diritto alla salute, la tutela del territorio e quindi del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, il rispetto delle leggi in materia ambientale e l'applicazione del principio di precauzione facciano da orientamento, vincolo e barriera ad ogni scelta di tipo economico-politico e infrastrutturale, ad ogni interesse di impresa che possa compromettere e contaminare beni comuni e fondamentali per la vita stessa come l'aria, l'acqua, il suolo e la salute delle popolazioni;

- in Italia come nel mondo il trasporto aereo sia ridotto e razionalizzato;

- non si consenta la realizzazione di nuovi aeroporti nel territorio italiano e si respingano i progetti di ampliamento di quelli gia' esistenti;

- sia redatto un piano nazionale della mobilita' che riduca il traffico su gomma, che incentivi l'elettromobilita', il telelavoro, il trasporto su rotaia, sempre nel rispetto delle peculiarita' dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e che abbia la tutela dell'ambiente e della salute come elementi cardine.

L'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde ringrazia i relatori, gli organizzatori, i partecipanti e quanti si sono impegnati con generosita' per l'ottima riuscita di questo convegno.

*

Associazione Medici per l'Ambiente - Isde Italia

Sede nazionale: via della Fioraia 17/19, 52100 Arezzo, tel. 0575-22256, fax: 0575-28676, web: www.isde.it, e-mail: isde at ats.it, facebook: https://www.facebook.com/isdeitalia, twitter: @ISDEItalia

 

4. DOCUMENTAZIONE. RETE ITALIANA PER IL DISARMO: DALL'ONU L'AVVIO DEL TRATTATO PER LA MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI (MA L'ITALIA VOTA NO)

[Dal sito di "Azione nonviolenta" riprendiamo il seguente comunicato della Rete Italiana per il Disarmo]

 

Il 27 ottobre le Nazioni Unite hanno adottato a larga maggioranza una Risoluzione politica che chiede di avviare nel 2017 i negoziati per un Trattato internazionale volto a vietare le armi nucleari. Questa decisione storica pone fine a due decenni di paralisi negli sforzi multilaterali per il disarmo nucleare. Ma il nostro Paese vota contro.

Nel corso di una riunione del Primo Comitato dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si occupa di disarmo e questioni di sicurezza internazionale, 123 nazioni hanno votato a favore della Risoluzione, mentre 38 (compresa l'Italia) hanno votato contro e ci sono stati 16 Paesi astenuti.

Grazie a questa Risoluzione (denominata L.41) viene fissata un Conferenza tematica delle Nazioni Unite a partire dal marzo del prossimo anno: una riunione aperta a tutti gli Stati membri con il fine di negoziare uno "strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale". I negoziati a riguardo continueranno poi nel mese di giugno e luglio.

La Campagna Internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (Ican), coalizione mondiale della societa' civile attiva in cento Paesi di cui anche Rete Italiana per il Disarmo e' parte, ha salutato l'approvazione della Risoluzione come un importante passo positivo in avanti, che segna un cambiamento fondamentale nel modo in cui il mondo sta cercando di affrontare la minaccia degli ordigni nucleari.

"Per sette decenni l'Onu ha messo in guardia contro i pericoli dell'arma nucleare e tantissime persone ed organizzazioni nel mondo hanno portato avanti campagne per la loro abolizione. Oggi la maggior parte degli Stati ha deliberato di bandire queste armi", ha commentato Beatrice Fihn, Direttrice esecutiva' di Ican.

Nonostante un continuo braccio di ferro a riguardo di questo percorso condotto dagli Stati dotati di armi nucleari la Risoluzione e' stata adottata con una vasta maggioranza. Un totale di 57 nazioni sono stati co-sponsor (cioe' primi firmatari) del testo proposto, con Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa ad essersi assunti il compito di redigere concretamente la Risoluzione.

Il voto delle Nazioni Unite e' avvenuto solo poche ore dopo l'adozione da parte del Parlamento Europeo di una propria risoluzione su questo tema: 415 voti favorevoli (con 124 contro e 74 astensioni) ad un invito verso tutti gli Stati membri dell'Unione europea a "partecipare in modo costruttivo" ai negoziati del prossimo anno. Un invito non raccolto dall'Italia che si e' schierata contro la Risoluzione L.41 continuando, come nei passi precedenti di questo percorso, a sostenere la posizione degli Stati Uniti e di tutte le altre potenze nucleari. Ricordiamo che l'Italia e' posta sotto "l'ombrello nucleare" della Nato e, a seguito degli accordi di cosiddetto "Nuclear Sharing", ospita sul proprio territorio ordigni di tale natura.

"Siamo davvero molto contenti del risultato dei due voti, quello all'Onu ma anche quello al Parlamento Europeo", afferma Lisa Clark dei Beati i Costruttori di Pace organismo membro di Rete Disarmo, "Davvero grande e prezioso e' stato il lavoro di mobilitazione della Campagna Ican, che ha avuto lo straordinario merito di aver rilanciato il disarmo nucleare a livello di movimento popolare e non solo piu' come tema di discussione tra pochi addetti ai lavori".

"Si e' riusciti finalmente a formare un fronte unito tra gli Stati che da sempre di impegnano per il disarmo e tutti quelli che finora hanno rispettato il loro impegno di non dotarsi di armi nucleari (impegno presente nel Tnp) a condizione che le potenze nucleari smantellassero i propri arsenali", sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo "Un risultato ottenuto poiche' molti Paesi si sono stancati di non veder realizzata la parte dell'accordo in capo agli Stati nucleari".

"E' chiaro pero' che un Trattato per la messa al bando delle armi nucleari che non veda tra i propri membri le potenze nucleari non sara' sufficiente per realizzare davvero un disarmo pieno", commenta ulteriormente Lisa Clark, "Quindi dobbiamo prepararci un nuovo e lungo duplice lavoro. Da un lato portare avanti, a partire dall'anno prossimo, i lavori per il Trattato di messa al bando; dall'altro trasformare questo lavoro in un enorme movimento che entri dentro i meccanismi governativi delle potenze nucleari, facendo loro capire che quelle armi nei loro arsenali non sono il simbolo della loro potenza, ma solo la medaglia della vergogna che contraddistingue gli stati canaglia".

Le armi nucleari rimangono le uniche armi di distruzione di massa non ancora fuori legge in modo globale e universale nonostante i loro catastrofici impatti ambientali e umanitari, ben chiari e documentati.

"Un Trattato che vieti le armi nucleari rafforzerebbe la norma globale contro l'uso e il possesso di queste armi, gia' presente nel Trattato di Non Proliferazione, chiudendo le principali lacune del regime giuridico internazionale esistente e stimolando un'azione di disarmo che per molto tempo si e' bloccata", ha aggiunto a margine della riunione del Primo Comitato Beatrice Fihn. "Il voto di oggi dimostra molto chiaramente che la maggior parte delle nazioni del mondo considera necessario, possibile e urgente un divieto chiaro di esistenza e possesso di armi nucleari. Tali Paesi vedono questa come l'opzione piu' praticabile per ottenere un reale progresso sul disarmo globale".

Le armi biologiche, armi chimiche, mine antiuomo e bombe a grappolo sono topologie di ordigni tutte esplicitamente proibite dal diritto internazionale. Attualmente per le armi nucleari esistono invece solo divieti parziali. Il disarmo nucleare e' stata una delle priorita' delle Nazioni Unite sin dalla creazione dell'Organizzazione nel 1945. Gli sforzi per far avanzare questo obiettivo fondamentale si sono fortemente rallentate negli ultimi anni, con le potenze nucleari che hanno deciso di investire pesantemente nella modernizzazione dei propri arsenali.

Venti anni sono passati dalla negoziazione del precedente strumento multilaterale di disarmo nucleare: il Comprehensive Nuclear-test Ban Treaty discusso nel 1996 ma che deve ancora entrare formalmente in vigore per l'opposizione di una manciata di nazioni.

La risoluzione di oggi agisce a partire dalla raccomandazione elaborata da un Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sul disarmo nucleare che si e' riunito a Ginevra durante quest'anno per valutare il merito di varie proposte avanzate nel consesso internazionale per realizzare un mondo senza armi nucleari.

Il risultato ottenuto deriva anche dalle tre importanti conferenze intergovernative sull'impatto umanitario delle armi nucleari tenute in Norvegia, Messico e Austria tra il 2013 e il 2014. Questi incontri hanno contribuito riformulare il dibattito concentrandosi sul danno che tali armi infliggono sulle persone. Le Conferenze hanno inoltre consentito alle nazioni non nucleari di svolgere un ruolo piu' assertivo nell'arena del disarmo globale. Con la terza e ultima conferenza di tale serie, che ha avuto luogo a Vienna nel dicembre 2014, la maggior parte dei Governi aveva gia' segnalato la loro volonta' di mettere fuori legge le armi nucleari.

In tutto questo processo, le vittime e i sopravvissuti di detonazioni di armi nucleari, tra cui i test nucleari, hanno contribuito attivamente al percorso. Setsuko Thurlow, una hibakusha (cioe' superstite del bombardamento di Hiroshima), ha dichiarato dopo il voto all'Onu: "Questo e' un momento davvero storico per il mondo intero. Per quelli di noi che sono sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, e' un'occasione molto gioiosa. Abbiamo aspettato cosi' a lungo che questo giorno arrivasse. Le armi nucleari sono assolutamente aberranti e tutte le nazioni dovrebbero partecipare ai negoziati del prossimo anno per metterle fuori legge. Spero di essere io stessa a ricordare ai delegati le indicibili sofferenze che le armi nucleari causano. E quanto sia grande la nostra responsabilita' e il nostro compito nel fare in modo che tale sofferenza non accada mai piu'.

Ci sono ancora piu' di 15.000 armi nucleari attualmente nel mondo, in particolare negli arsenali di appena due nazioni: gli Stati Uniti e la Russia. Sette altri Stati possiedono armi nucleari: Gran Bretagna, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.

La maggior parte delle nove nazioni nucleari hanno votato contro la risoluzione Onu. Molti dei loro alleati, compresa l'Italia e gli altri Paesi in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo Nato, non hanno sostenuto la risoluzione L.41. Ma le nazioni dell'Africa, dell'America Latina, dei Caraibi, del Sud-Est asiatico e del Pacifico hanno votato a grande maggioranza e ritorneranno ad essere protagonisti in occasione della Conferenza di negoziazione a New York il prossimo anno.

Lunedi' scorso 15 vincitori del premio Nobel per la Pace hanno esortato le nazioni a sostenere i negoziati auspicando "una conclusione tempestiva e di successo in modo che si possa procedere rapidamente verso l'eliminazione finale di questa minaccia esistenziale per l'Umanita'".

"Questo Trattato non riuscira' ad eliminare istantaneamente e con la bacchetta magica tutte le armi nucleari", ha concluso Beatrice Fihn. "Ma con esso si stabilira' un nuovo standard giuridico internazionale potente, che andra' a stigmatizzare le armi nucleari spingendo le nazioni ad intervenire con positiva urgenza nei processi di disarmo". In particolare il Trattato mettera' grande pressione sulle nazioni, come l'Italia, che ricevono qualche forma di protezione dalle armi nucleari di un proprio alleato; uno stimolo ulteriore a porre fine a questo tipo di politica, che potra' avere come ulteriore risultato una spinta al disarmo completo degli attuali Paesi nucleari.

 

5. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: PERICOLO DI GUERRA. CHE FARE?

[Dal sito del Centro studi "Sereno Regis" riprendiamo il segente intervento.

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; e' stato presidente della Fuci tra il 1959 e il 1961; nel periodo post-conciliare ha animato a Torino alcune realta' ecclesiali di base; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento 2009; Dialoghi con Norberto Bobbio, Claudiana, Torino 2011; Il bene della pace. La via della nonviolenza, Cittadella, Assisi 2012; Elogio della gratitudine, Cittadella, Assisi 2015; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, di seguito riprodotta, che e' stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia (ormai da aggiornare) degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68]

 

L'opinione pubblica internazionale assiste impotente allo scivolamento verso scenari di guerra aperta, in assenza di una mobilitazione che ottenga per tempo dai governi saggi passi indietro. Non c'e' solo il terrorismo nella "guerra mondiale a pezzi" da tempo in corso, che puo' condurre a esiti incontrollabili. Sentiamo questo allarme, che sollecita riflessioni, dibattiti, impegno. Ma e' davvero immaginabile un confronto militare diretto tra Occidente e Russia? Cosa si puo' fare?

Non porta molto avanti l'analisi delle diverse responsabilita' nella storia, sia prima sia dopo la fine della Guerra Fredda, nel 1989, seguita da nuove guerre di interessi, mascherate da "guerre di civilta'", come confessava il Nuovo modello di difesa italiano del 1991. Non serve a molto accusare di piu' l'influenza o dominio geopolitico occidentale, o di piu' l'espansionismo rivendicativo della Russia umiliata (trattamento sempre pericoloso). Serve che i popoli ottengano che tutti abbassino le minacce e le contro-minacce.

Che fare? La grande mobilitazione mondiale del 15 gennaio 2003 e la campagna popolare delle bandiere non impedi' la seconda guerra all'Iraq. Allora, siamo impotenti? Mail-bombing sui governi? Preghiere in piazza delle varie religioni? Digiuni pubblici, non come ricatti, ma assunzione del dolore su di se' per toccare le coscienze? Messaggi al "nemico" per indurlo al dialogo? Elezione di un "ministro della pace", come chiedevano Aldo Capitini e, in Parlamento, Tullio Vinay? (cfr. il mio La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998, pp. 46-49). Una dichiarazione-richiesta di pace concordata al "nemico" dell'Occidente, Putin? Una uguale dichiarazione-richiesta all'alleato Usa?

Sappiamo gia' che nessun segno o manifestazione e' visibile se non ha forza sui media! Inchinarsi alle regole dei media?

L'azione piu' profonda che puo' avvenire e' l'evoluzione mentale-morale (ciascuno in se stesso perche' cresca in tutti) dalla ideologia della fatalita' della guerra alla capacita' di trasformazione-soluzione nonviolenta dei conflitti. Non e' utopia disperata perche' la cultura corrente ha ancora da scoprire la storia del "sangue risparmiato" (Anna Bravo), occultata dal fracasso delle guerre e da chi le celebra. Ci sono storie consistenti di lotte nonviolente, mezzi giusti per la giustizia, poco conosciute e considerate.

In questo impegno sappiamo bene che la giustizia non e' affermata nella storia se non come frammenti profetici, apparizioni e non installazioni vincenti, ma sempre come tensione-aspirazione insopprimibile, nerbo e orizzonte della storia pur oscillante, ubriacata da qualche follia.

Ma oltre i tempi profondi e lunghi, occorre agire e proporre decisioni sui tempi brevi, perche' troppe vite soffrono e muoiono, offese e vilipese, la storia umana e' deviata dal suo senso, l'umanita' intera e' minacciata. Perche' possa avvenire questa evoluzione umana bisogna rimuovere la causa che blocca il riconoscimento reciproco e divide l'umanita': la causa e' la volonta' di potenza, il capitalizzare ricchezza anche a danno altrui, la conquista di ricchezze sottraendole ad altri, l'influenza sulle terre ricche di risorse sottratte a chi le abita, e tutto cio' nella sottoconsiderazione dell'umanita' altrui. Francesco vescovo di Roma, sull'aereo per la Polonia, il 27 luglio 2016, ha detto: "C'e' guerra di interessi, c'e' guerra per i soldi, c'e' guerra per le risorse della natura, c'e' guerra per il dominio dei popoli: questa e' la guerra. Qualcuno puo' pensare: 'Sta parlando di guerra di religione'. No. Tutte le religioni vogliamo la pace. La guerra, la vogliono gli altri. Capito?". E' un'accusa al capitalismo liberista, della liberta' senza giustizia.

Il problema della guerra - che e' solo la piu' vistosa e ripugnante delle tre forme della violenza (diretta, strutturale, culturale) - e' problema antropologico: quale relazione tra gli umani? Soci (socialismo non imposto) o rivali (competizionismo sfrenato)?

Ed e' percio' problema politico: della "polis", della citta', dei "molti insieme", del "mio" che non e' contro il "tuo" perche' sono entrambi il "nostro". L'obbligo reciproco e' originario (Simone Weil), prima del contratto sociale, percio' prima di rapporti politici imposti dal piu' forte. Nella politica umana la liberta' e' indivisibile: io non sono libero se non lo sei anche tu, e anche lui. Ed e' la giustizia - assicurare ad ognuno la sua dignita', la possibilita' di vita umana - che regola la liberta', che rende liberi. Non e' la liberta' di "libere volpi fra libere galline", cioe' il "lasciar fare" tra forti e deboli, che possa produrre giustizia, e dunque pace giusta.

Il problema della pace nei rapporti politici e' passare dal "potere su" al "potere di", riconosciuto a tutti. Trasformare gli uomini da rivali a soci, e' opera immane di maestri, di cultura, etica, mistica, spiritualita'. E' opera di tutto cio', e anche della analisi critica dei fatti e dei movimenti sociali, purche' vedano le dimensioni profonde della evoluzione che deve salvare l'umanita' dall'autodistruzione. In questa linea propositiva, uno scritto di Nanni Salio del novembre 2015, quasi suo testamento morale-politico, presenta le alternative nonviolente ai "due terrorismi", quello di stato, quello ribelle, con proposte per il medio periodo e per il medio-lungo.

Salio conclude: "Tutte queste misure possono essere ampliate e perfezionate ulteriormente. Per far cio' "non basta la vita" di una singola persona, per quanto geniale, creativa, amorevole come quella dei grandi maestri che ci hanno preceduto, da Gandhi a Martin Luther King, da Danilo Dolci ad Aldo Capitini, da Buddha a Gesu'. E' un compito collettivo dell'intera umanita', possibile, doveroso, entusiasmante, per mettere fine alla violenza nella storia e far compiere un salto evolutivo alla natura umana".

 

6. REPETITA IUVANT. UN APPELLO NONVIOLENTO PER Il 4 DICEMBRE: UN PARLAMENTO ELETTO DAL POPOLO, UNO STATO DI DIRITTO, UNA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE. AL REFERENDUM VOTIAMO NO AL GOLPE

 

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

*

Il Parlamento, l'istituzione democratica che fa le leggi, deve essere eletto dal popolo, e deve rappresentare tutti i cittadini con criterio proporzionale.

Ma con la sua riforma costituzionale il governo vorrebbe ridurre il senato a una comitiva in gita aziendale, e con la sua legge elettorale (il cosiddetto Italicum) vorrebbe consentire a un solo partito di prendersi la maggioranza assoluta dei membri della camera dei deputati anche se ha il consenso di una risibile minoranza degli elettori, e con il "combinato disposto" della riforma costituzionale e della legge elettorale il governo, che e' gia' detentore del potere esecutivo, vorrebbe appropriarsi di fatto anche del potere legislativo, rompendo cosi' quella separazione e quell'equilibrio dei poteri che e' la base dello stato di diritto.

Se prevalessero le riforme volute dal governo sarebbe massacrata la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, sarebbe rovesciata la democrazia, sarebbe negata la separazione dei poteri e quindi lo stato di diritto.

*

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

7. RIFLESSIONE. ANTONIA SANI: LETTERA A UN AMICO...

[Ringraziamo Antonia Sani per averci messo a disposizione questo suo intervento gia' apparso nel suo blog nel sito di "MicroMega" col titolo completo "Lettera a un amico incline a votare Si' al referendum costituzionale".

Antonia Sani e' presidente della Lega internazionale di donne per la pace e la liberta' - Wilpf Italia]

 

Caro amico,

... inutile dirti che la tua (quasi?) decisione mi ha colpito profondamente. Vedo che una delle ragioni che ti inducono a propendere per il Si' sarebbe "l'accozzaglia" all'interno dei No.

E' vero che si prova un certo (penso reciproco) fastidio, ma le azioni dei comitati sono distinte; si lotta con coloro che ci sono affini, con gli "altri" si condivide solo la condizione imposta dalla natura del referendum. Del resto, anche tra i Si' una certa accozzaglia c'e'. E' inevitabile. Non ti da' fastidio trovarti in compagnia di certi imprenditori che del Si' fanno solo una ragione di auspicata maggiore stabilita' delle loro aziende?

Altri comuni amici e amiche ti hanno gia' elencato le ragioni per cui ci pare piu' opportuno votare No. A mio giudizio, quello che e' piu' riprovevole e' l'avere ridotto tutto da parte di questo governo a una questione di spesa, come se la democrazia fosse comprimibile e riducibile, come se il deficit di bilancio non potesse essere ripianato con ben altre risorse...

Ovviamente non e' solo colpa del Governo, ma anche della maggioranza parlamentare che lo sostiene. Quest'ultimo scempio e' l'epilogo di quanto gia' prodotto da questa maggioranza negli ultimi anni. Pensiamo alla soppressione delle provincie. Eletti ed elette con compiti specifici si trovano a far parte del Consiglio delle citta' metropolitane; come dire "pago uno e prendo due". E' l'anticipo di quanto avverra' in Senato: pago uno e prendo due, ossia chi e' stato eletto per fare il consigliere regionale potra' fare anche il senatore a scartamento ridotto. Certo, in entrambi i casi c'e' un forse piccolo risparmio, ma intanto e' stata colpita la sovranita' popolare con l'elezione di secondo grado, si e' creata una confusione di ambiti, si e' dimostrato che della democrazia a questa maggioranza non importa, mentre Renzi, entrato pesantemente nell'arena, illude che per questa via si possa ottenere una maggiore efficienza.

Ma non c'e' gia' una Conferenza Stato-Regioni? Che bisogno c'era di far conto che il Senato diventi federale in uno Stato unitario? Non era meglio allora sopprimere addirittura il Senato piuttosto che mutare radicalmente la sua natura originaria (che peraltro e' stata spesso strumento utile per migliorare una legge e attivare una partecipazione popolare)?

Tu dici che la legge 107 aveva alle spalle delle buone intenzioni di cambiamento. Ma quali? Quelle di ridare ai dirigenti poteri che, tramite le tante lotte degli anni Settanta, erano stati trasferiti agli Organi Collegiali? L'introduzione di studenti e genitori nei comitati di valutazione per la valutazione con premio dei docenti? Non basta voler "cambiare": ogni cambiamento non e' sempre migliore del presente...

Si sarebbe potuto pensare a una legge costituzionale limitata al Titolo V, per meglio chiarire le competenze di Stato e Regioni formulate in un momento in cui il centro-sinistra temeva il ricatto leghista... Senza tirare in ballo l'intera seconda parte della Costituzione, che avrebbe necessitato di un'assemblea costituente non di un parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta...

Caro amico, ripensaci! Io credo che i paesi europei guarderebbero con stima un popolo che difende le sue istituzioni da uno stravolgimento dettato da ragioni non intrinseche, ma da piccole occasioni di risparmio e da un accentramento di poteri nell'esecutivo scambiando un'apparente efficienza con una reale mortificazione del parlamento.

 

8. REPETITA IUVANT. DIECI COLTELLATE. MINIMA UNA GUIDA AL REFERENDUM

 

Intitolare questi brevi ragionamenti "dieci coltellate" e' un espediente retorico: a indicare la necessita' e l'urgenza di squarciare la cortina delle menzogne ed uscire dalla subalternita' al discorso dominante che e' il discorso falso e fraudolento della classe dominante che tutte e tutti ci opprime.

Indicheremo qui di seguito tre trappole in cui non cadere (la trappola delle velocita', la trappola del risparmio, la trappola della governabilita'), formuleremo tre elogi (del perfetto bicameralismo, della rappresentanza proporzionale, del costituzionalismo nemico dell'assolutismo), dichiareremo tre beni irrinunciabili (la repubblica parlamentare; lo stato di diritto, ovvero la separazione e il controllo dei poteri; la democrazia, ovvero la sovranita' popolare) e giungeremo a una conclusione che ci sembra coerente e doverosa: il 4 dicembre votare No al golpe degli apprendisti stregoni; difendiamo la Costituzione della Repubblica italiana.

E valga il vero.

*

1. La trappola della velocita'

Quando si prendono decisioni importanti non si discute mai abbastanza. Quando si fanno le leggi, piu' ci si pensa e meglio e'. La democrazia e' un processo decisionale lento e paziente; come scrisse Guido Calogero si contano tutte le teste invece di romperle. Solo le dittature sono veloci, velocissime, e il frutto di quella velocita' e' sempre e solo la schiavitu' e la morte di innumerevoli esseri umani.

*

2. La trappola del risparmio

Da quando in qua per risparmiare quattro baiocchi occorre massacrare la Costituzione, che e' la legge a fondamento di tutte le nostre leggi, la base del nostro ordinamento giuridico e quindi della nostra civile convivenza? Da quando in qua per risparmiare quattro baiocchi occorre distruggere la forma istituzionale repubblicana del nostro paese e sostituirla con la dittatura del governo, ovvero con la dittatura del capitale finanziario transnazionale di cui il governo in carica e' servo sciocco? Per ridurre i costi dell'attivita' parlamentare basterebbe una legge ordinaria che riduca gli emolumenti a tutti i parlamentari portandoli a retribuzioni ragionevoli.

*

3. La trappola della governabilita'

Cio' che si nasconde dietro la parola magica - ovvero la cortina fumogena - della "governabilita'" altro non e' che il potere dei potenti di imporre la loro volonta' e i loro abusi senza opposizioni e senza controlli. La governabilita' non e' ne' un valore ne' un bisogno in nome del quale devastare la democrazia, lo stato di diritto, i diritti civili, politici e sociali che ad ogni persona appartengono.

*

4. Elogio del perfetto bicameralismo

In un parlamento due camere sono meglio di una: se nell'una si commette un errore l'altra puo' correggerlo; se nell'una prevale un'alleanza di malfattori, l'altra puo' contrastarla. Due camere si controllano reciprocamente. Cosi' si sbaglia di meno. Benedetto sia il bicameralismo perfetto.

*

5. Elogio della rappresentanza proporzionale

In una democrazia il potere e' del popolo che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti. Il parlamento che fa le leggi in nome del popolo deve essere rappresentativo di esso in modo rigorosamente proporzionale. Se invece una minoranza si appropria della maggioranza dei seggi quel parlamento non e' piu' democratico, diventa solo la foglia di fico di un regime oligarchico. E se il governo si sostituisce al parlamento nella sua funzione legislativa non solo quel parlamento diventa una foglia di fico a tentar di occultare l'oscenita' del potere reale, ma quel potere non e' piu' ne' democratico ne' repubblicano, e' diventato un'autocrazia. Benedetta sia la rappresentanza proporzionale.

*

6. Elogio del costituzionalismo, nemico dell'assolutismo

Il fine e il senso di ogni Costituzione e' impedire o almeno limitare gli abusi dei potenti. Nelle societa' divise in classi di sfruttatori e sfruttati, di proprietari ed espropriati, di governanti e governati, chi esercita funzioni di governo e' costantemente esposto alla forza corruttiva del potere. Nessun potere deve essere assoluto, ogni potere deve avere limiti e controlli. Benedetto sia il costituzionalismo, nemico dell'assolutismo.

*

7. Una repubblica parlamentare, non una dittatura

Se il governo attraverso la riforma costituzionale, la riforma elettorale ed il loro "combinato disposto" (ovvero l'effetto sinergico delle norme contenute nelle due riforme) mutila ed esautora il parlamento e si appropria di fatto del potere legislativo e lo somma a quello esecutivo che gia' detiene, viene meno la repubblica parlamentare. Ma per noi la repubblica parlamentare e' un bene irrinunciabile.

*

8. Uno stato di diritto, ovvero la separazione e il controllo dei poteri

Se il governo attraverso la riforma costituzionale, la riforma elettorale ed il loro "combinato disposto" (ovvero l'effetto sinergico delle norme contenute nelle due riforme) si appropria di fatto del potere legislativo e lo somma a quello esecutivo che gia' detiene, annienta la separazione e il controllo dei poteri, che sono il fondamento dello stato di diritto. Ma per noi lo stato di diritto, ovvero la separazione e il controllo dei poteri, e' un bene irrinunciabile.

*

9. Una democrazia, ovvero la sovranita' popolare

Se il governo attraverso la riforma costituzionale, la riforma elettorale ed il loro "combinato disposto" (ovvero l'effetto sinergico delle norme contenute nelle due riforme) riduce il parlamento a un giocattolo nelle sue mani, si fa un senato non piu' eletto dal popolo, si fa una camera dei deputati in cui una minoranza rapina la maggioranza assoluta dei seggi, si appropria di fatto del potere legislativo e lo somma a quello esecutivo che gia' detiene, la sovranita' popolare e' annichilita e con essa la democrazia. Ma per noi la democrazia, ovvero la sovranita' popolare, e' un bene irrinunciabile.

*

10. No al golpe, difendiamo la Costituzione della Repubblica italiana

Nel referendum del 4 dicembre si vota per dire si' o no al golpe. Chi vota si', come vuole il governo degli apprendisti stregoni, accetta il golpe che distrugge il parlamento eletto dal popolo, lo stato di diritto, la democrazia costituzionale. Chi vota no, contro la volonta' del governo degli apprendisti stregoni, difende il parlamento eletto dal popolo, lo stato di diritto, la democrazia costituzionale, e quindi si oppone al golpe. No al golpe. No al fascismo. No alla barbarie. Al referendum votiamo No. Senza odio, senza violenza, senza paura. Difendiamo la Costituzione della Repubblica italiana.

 

9. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI MAGGIO 2014 (PARTE QUARTA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di maggio 2014.

 

10. ANCORA UNA LETTERA AL PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA ED ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

Al Presidente del Senato della Repubblica

alla Presidente della Camera dei Deputati

e per opportuna conoscenza: a tutti i parlamentari

Oggetto: reiterazione della richiesta al Parlamento di un provvedimento legislativo per la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza.

Egregio Presidente del Senato della Repubblica,

Egregia Presidente della Camera dei Deputati,

non avendo ricevuto alcun cenno di riscontro alla nostra lettera del 9 maggio scorso, e nel dubbio che essa non vi sia pervenuta, vi scriviamo nuovamente per riproporre tramite voi al Senato della Repubblica ed alla Camera dei Deputati una proposta che gia' formulammo anni fa e che nel 2001 si tradusse in un disegno di legge presentato congiuntamente da parlamentari di tutti gli schieramenti politici recante "Norme di principio e di indirizzo per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia" (primo firmatario il senatore Achille Occhetto). All'epoca l'iniziativa resto' purtroppo senza esito.

Nel corso degli anni a piu' riprese siamo tornati a proporre la necessita' e l'urgenza della formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'addestramento all'uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza. Vogliamo farlo ora una volta di piu', sperando di trovare ascolto e di avviare un percorso che giunga ad un esito positivo.

Ne abbiamo scritto il 5 maggio 2014 anche al Presidente del Consiglio dei Ministri proponendo che il Governo assumesse l'iniziativa della "urgente emanazione di un atto legislativo ovvero regolamentare che disponga la formazione di tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'addestramento all'uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza"; ne scriviamo ora anche a voi, rivolgendoci tramite voi anche a tutti i senatori e i deputati, affinche' vi sia un'adeguata attenzione, un'acquisizione di documentazione ed infine un'iniziativa parlamentare a tal fine.

Vi segnaliamo anche come esistano gia' numerose significative riflessioni ed esperienze sia italiane che internazionali in tale ambito, ed alcune utili pubblicazioni che le documentano (ad esempio il volume del professor Andrea Cozzo, Gestione creativa e nonviolenta delle situazioni di tensione. Manuale di formazione per le Forze dell'ordine, Gandhi Edizioni, Pisa 2007); segnaliamo anche una minima documentazione essenziale (che comprende anche il testo del disegno di legge del 2001 sopra citato) disponibile nella rete telematica, ad esempio da ultimo nel fascicolo n. 1627 del 4 maggio 2014 dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino", url: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2014/05/msg00003.html

Sollecitiamo vivamente la vostra attenzione ed il vostro impegno, e l'attenzione e l'impegno di tutti i parlamentari: tanto e' evidente l'estrema utilita' della formazione di tutti gli operatori delle forze dell'ordine alla conoscenza delle risorse teoriche ed operative della nonviolenza ed il conseguente addestramento all'uso di esse nelle situazioni in cui possono essere di fondamentale importanza per garantire l'incolumita' e la sicurezza di tutti.

Restando a disposizione per ulteriori informazioni, vogliate gradire distinti saluti

 

11. UNA LETTERA A TUTTI I MINISTRI DEL GOVERNO IN CARICA

 

Oggetto: Richiesta di un atto legislativo ovvero regolamentare che disponga la formazione di tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'addestramento all'uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza

Egregi Ministri,

facendo seguito alla nostra lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2014 recante una "richiesta di urgente emanazione di un atto legislativo ovvero regolamentare che disponga la formazione di tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'addestramento all'uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza", con la presente la medesima proposta ripresentiamo proponendola a tutti i componenti del Consiglio dei Ministri.

Nel 2001, dopo la tragedia delle violenze con esiti anche letali in occasione del G8 di Genova, accogliendo una proposta del "Centro di ricerca per la pace" numerosi parlamentari di tutte le forze politiche presentarono un disegno di legge, primo firmatario il senatore Achille Occhetto, che proponeva la formazione di tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'addestramento all'uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza.

Quella proposta non fu mai calendarizzata, e sebbene nel corso degli anni in varie realta' locali d'Italia - da Milano a Palermo - si siano sperimentate nelle polizie locali e nazionali attivita' di formazione alla nonviolenza, l'esigenza di un atto normativo nazionale che promuova ovvero istituisca per le forze dell'ordine l'acquisizione di una specifica conoscenza teorica e di uno specifico addestramento pratico alla nonviolenza si pone ancor oggi come una ineludibile urgenza.

In altri paesi questa formazione degli operatori di polizia alla nonviolenza e' una realta' dal secolo scorso. In Italia e' una necessita' da realizzare al piu' presto.

Valuti il Governo quale sia la forma piu' adeguata per introdurre questa attivita' formativa nei percorsi di studio, di formazione e di aggiornamento delle cinque polizie nazionali e delle varie polizie locali; se sia preferibile una legge o un regolamento, se l'atto debba essere promosso con un decreto o con un disegno di legge o sia sufficiente una mera circolare ministeriale; valuti il governo la forma adeguata, ma proceda al piu' presto: formare le forza dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza e' un bisogno non piu' rinviabile.

Distinti saluti,

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 30 maggio 2014

Post scriptum: Per una minima documentazione essenziale a corredo della proposta si vedano i materiali documentari ripubblicati nel fascicolo odierno del nostro notiziario telematico quotidiano "Telegrammi della nonviolenza in cammino", n. 1653, disponibile on line alla url:

http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2014/05/msg00066.html

*

Allegato: Il testo del disegno di legge di iniziativa dei senatori Occhetto ed altri recante "Norme di principio e di indirizzo per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia" (2001)

Articolo 1 (Norme di principio)

1. L'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia indicate all'articolo 16 della legge 1 aprile 1981, n. 121 e successive modificazioni e integrazioni, sono svolte mediante programmi ed attivita' didattiche coerentemente ispirati ai valori della Costituzione della Repubblica con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella "Carta dei Diritti fondamentali" dell'Unione Europea.

Articolo 2 (Direttive del Ministro dell'Interno)

1. Il Ministro dell'Interno, nelle sue attribuzioni di responsabile della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e di autorita' nazionale di pubblica sicurezza,

- impartisce annualmente le direttive generali per l'attivita' d'istruzione, formazione e aggiornamento svolte dal sistema degli Istituti e delle Accademie delle forze di polizia introducendo le metodologie didattiche piu' idonee ad elevare la conoscenza e l'uso dei valori, delle tecniche, delle modalita' di servizio e delle strategie della nonviolenza;

- fissa gli obiettivi generali da raggiungere sia annualmente e sia nell'intero ciclo d'istruzione;

- vigila sugli indirizzi didattici e verifica la qualita' degli interventi formativi realizzati, relativamente alla promozione della coscienza civica e al rigoroso apprendimento di una deontologia professionale che sia conforme alle funzioni difensive e nonviolente delle forze dell'ordine;

- fissa la durata inderogabile dei corsi di istruzione per le varie qualifiche del personale di nuova assunzione in servizio;

- si avvale della consulenza di docenti e ricercatori esperti in materia di formazione alla nonviolenza e dei responsabili delle strutture formative e addestrative attualmente operanti nelle forze dell'ordine sia per l'approntamento della specifica normativa che per la qualificazione dei docenti.

Articolo 3 (Relazione annuale sull'attivita' d'istruzione, formazione e aggiornamento)

1. Il Ministro dell'Interno inoltra annualmente alle Camere, prima della scadenza dei termini di presentazione della Legge Finanziaria e della Legge di Bilancio, una particolareggiata relazione sull'attivita' svolta dal sistema degli istituti d'istruzione delle forze di polizia, nella quale siano esposti:

- gli obiettivi didattici formulati all'inizio dell'anno di gestione;

- gli indirizzi seguiti per il miglioramento continuo della preparazione professionale, nei profili deontologico-valoriale, tecnico operativo e gestionale;

- i modelli di valutazione adottati sia per la programmazione scientifico-didattica e sia per la verifica dei risultati;

- i risultati raggiunti in termini di preparazione del personale delle forze di polizia di ogni ordine e grado ed in termini di miglioramento qualitativo delle metodologie e delle tecniche di insegnamento, ivi comprese metodologie di servizio nonviolento;

- gli obiettivi didattici per l'anno successivo e i programmi di studio e di ricerca previsti a supporto dell'attivita' degli istituti e del miglioramento continuo della qualita' dei curricula formativi.

2. La relazione, trasmessa ai Presidenti della Camera e del Senato, e' inoltrata al Comitato di cui al successivo articolo 4 della presente legge.

Articolo 4 (Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia)

1. Ai fini della promozione degli indirizzi formativi ispirati al miglioramento continuo della qualita' delle forze di polizia, e' istituito il Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia.

2. Il Comitato e' composto da cinque deputati e da cinque senatori, nominati dai Presidenti della Camera e del Senato, sentiti i Presidenti dei Gruppi Parlamentari.

3. Il Comitato

- elegge al suo interno il Presidente e resta in carica per tutta la legislatura;

- svolge approfondimenti conoscitivi, mediante audizioni e sopralluoghi;

- discute e valuta la relazione annuale del Ministro dell'Interno, di cui all'articolo 3 della presente legge;

- trasmette semestralmente una nota e annualmente una relazione su quanto emerso dai relativi lavori alle Commissioni Affari Costituzionali della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

4. Il Comitato, ogni qualvolta si renda opportuno acquisire elementi e valutazioni, delibera di audire il Ministro dell'Interno, o il Sottosegretario di Stato delegato, i responsabili delle forze di polizia e chiunque altri ricopra un incarico istituzionale nel campo dell'istruzione del personale delle forze di polizia.

Articolo 5 (Copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge valutati complessivamente in ventimila milioni si provvede mediante l'utilizzo del fondo di riserva per le spese impreviste per l'anno 2001.

Articolo 6 (Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

 

12. CONTRO LA VIOLENZA SESSUALE. UN INCONTRO DI RIFLESSIONE A VITERBO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di venerdi' 30 maggio 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione contro la violenza sessuale.

Nel corso dell'incontro sono state anche lette e commentate alcune pagine del libro della illustre poetessa e saggista Robin Morgan, Sessualita', violenza e terrorismo, La Tartaruga edizioni, Milano 1998, 2003; e del libro dell'illustre storica Joanna Bourke, Stupro. Storia della violenza sessuale, Laterza, Roma-Bari 2009, 2011.

*

Concludendo l'incontro, il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, ha espresso ancora una volta il convincimento che la lotta contro la violenza maschilista e patriarcale e' il primo e piu' urgente impegno: vi e' infatti un nesso tra maschilismo, militarismo, razzismo, schiavismo ed ogni altra forma di oppressione e di negazione della dignita' umana; e soltanto contrastando e sconfiggendo l'ideologia e le pratiche dell'oppressione maschilista e patriarcale si potra' riuscire a contrastare adeguatamente e quindi abolire la guerra, il razzismo, la schiavitu', e si potra' quindi riuscire a realizzare una societa' umana fondata sulla responsabilita', la solidarieta', la condivisione, il rispetto e l'aiuto reciproco, la liberazione comune.

*

Le persone partecipanti all'incontro, ribadendo il comune impegno contro la violenza sessuale e contro ogni forma di violenza, confermando il comune impegno per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, riaffermando la necessita' di contrastare il maschilismo, la guerra, il razzismo e lo schiavismo, hanno formulato un appello a sostenere i centri delle donne contro la violenza, ed in particolare a Viterbo l'"Associazione onlus Erinna - donne contro la violenza alle donne" (per contatti: tel. 0761342056, e-mail: onebillionrisingviterbo at gmail.com, e.rinna at yahoo.it, sito: http://erinna.it) anche attraverso la destinazione del 5 per mille: dare il 5 per mille a Erinna vuol dire dare sostegno alle donne che vogliono uscire dalla violenza; il codice fiscale dell'associazione Erinna e' 90058120560.

 

13. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Guido Calogero, Filosofia del dialogo, Comunita', Milano 1962, 1977, pp. 414.

- Guido Calogero, Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo, Edizioni dell'Ateneo, Roma 1968.

 

14. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

15. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2518 del 31 ottobre 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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