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[Nonviolenza] Telegrammi. 2542



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2542 del 24 novembre 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Un incontro di studio su tre capolavori di Hannah Arendt

2. Alcuni testi del mese di dicembre 2014 (parte seconda e conclusiva)

3. Nella Giornata internazionale per i diritti dei migranti

4. Una lettera al sindaco di Viterbo nella Giornata internazionale per i diritti dei migranti

5. Nell'anniversario della nascita di Heinrich Boell

6. Per Chico Mendes, nell'anniversario della morte

7. Ricordando Aldo Capitini nell'anniversario della nascita

8. Ogni essere umano

9. Alcune amare necessarie parole

10. Una lettera aperta al sindaco del Comune di Viterbo per la pace, il disarmo, i diritti umani

11. Rileggendo ancora una volta Primo Levi

12. In ricordo dei fratelli Cervi

13. Rileggiamo le epigrafi di Piero Calamandrei per donne, uomini e citta' della Resistenza

14. Per Eugenio Garin nel decimo anniversario della scomparsa

15. In memoria di Danilo Dolci

16. Se dalle tragedie si apprende qualcosa. Una lettera al Consiglio dei Ministri

17. Segnalazioni librarie

18. La "Carta" del Movimento Nonviolento

19. Per saperne di piu'

 

1. INCONTRI. UN INCONTRO DI STUDIO SU TRE CAPOLAVORI DI HANNAH ARENDT

 

Si e' svolto mercoledi' 23 novembre 2016 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio su tre capolavori di Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo, La banalita' del male, La vita della mente.

Nel corso dell'incontro sono state sinteticamente illustrate le tre opere e lette e commentate varie pagine di ognuna di esse.

*

Le persone partecipanti all'incontro hanno condiviso tre appelli:

- a partecipare sabato 26 novembre a Roma alla manifestazione nazionale contro la violenza sule donne "Non una di meno";

- a votare No alla riforma golpista degli apprendisti stregoni nel referendum del 4 dicembre; un No per difendere la Costituzione repubblicana, democratica, antifascista, "senza odio, seza violenza, senza paura";

- per richiedere al parlamento italiano due provvedimenti indispensabili e urgenti per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu' in Italia: riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro; riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

*

Una breve notizia su Hannah Arendt

Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel 1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo l'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dell'edizione originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951), Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen (1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti, Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli, Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e' apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano, 1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975, Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta Responsabilita' e giudizio, Einaudi, Torino 2004; la recente Antologia, Feltrinelli, Milano 2006; i recentemente pubblicati Quaderni e diari, Neri Pozza, 2007. Opere su Hannah Arendt: fondamentale e' la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri, Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella, Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt, Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann, Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001; Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2005; Alois Prinz, Io, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1999, 2009; Olivia Guaraldo, Arendt, Rcs, Milano 2014. Per chi legge il tedesco due piacevoli monografie divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono: Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999; Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000.

 

2. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI DICEMBRE 2014 (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di dicembre 2014.

 

3. NELLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DEI MIGRANTI

 

Oggi, 18 dicembre, nella Giornata internazionale per i diritti dei migranti, ancora una volta chiediamo che cessino in Italia e in Europa il razzismo, l'apartheid, la schiavitu'.

Chiediamo che siano garantite accoglienza e assistenza a tutti gli esseri umani in fuga da guerre, dittature, fame e morte.

Chiediamo che siano rispettati la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

*

Chiediamo quindi che siano immediatamente abolite tutte le scellerate misure incostituzionali e razziste.

Chiediamo che si rispetti quanto disposto dalla Costituzione della Repubblica Italiana che all'articolo 2 afferma che "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" e all'articolo 10 afferma che "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica".

Chiediamo che siano accolte e realizzate tutte le ragionevoli proposte contenute nella "Carta di Lampedusa".

*

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Ogni essere umano - ed a maggior ragione ogni istituzione democratica - ha il dovere di recare aiuto a chiunque si trovi nel dolore, nel bisogno, nell'oppressione, nella paura, nel pericolo.

Vi e' una sola umanita'.

La nonviolenza e' in cammino.

 

4. UNA LETTERA AL SINDACO DI VITERBO NELLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DEI MIGRANTI

 

Al sindaco del Comune di Viterbo

e per opportuna conoscenza:

a tutte le consigliere e tutti i consiglieri comunali

a tutte le assessore e tutti gli assessori comunali

Oggetto: Una lettera nella Giornata internazionale per i diritti dei migranti

Egregio sindaco,

ricorrendo oggi, 18 dicembre 2014, la Giornata internazionale per i diritti dei migranti, vorremmo ancora una volta sollecitare il Comune di Viterbo ad un impegno doveroso e adeguato per il rispetto e la promozione dei diritti umani delle persone provenienti da altri paesi che a Viterbo vivono, affinche' ogni essere umano presente nel territorio viterbese sia ugualmente protetto e sostenuto nella sua vita, nella sua dignita', nei suoi diritti.

Ed in particolare affinche' le persone che piu' hanno sofferto ricevano accoglienza, assistenza e solidarieta' nella misura sufficiente a garantire ad esse quella civile convivenza, quel benessere condiviso che la Costituzione della Repubblica Italiana, fondamento del nostro ordinamento giuridico, riconosce ad ogni persona.

Ed altresi' affinche' a Viterbo non si diano fenomeni di umiliazione e persecuzione, di disprezzo e abbandono, di crudele sfruttamento e fin di effettuale schiavitu', di oppressione e violenza razzista.

Ed infine affinche' a tutte le persone che a Viterbo vivono sia pienamente riconosciuto il diritto di partecipare alla vita pubblica, nel rapporto con le istituzioni ed in tutti i democratici consessi.

Il Comune puo' molto per promuovere il bene comune.

Vi e' una sola umanita'.

Sollecitiamo che si realizzino al piu' presto le ragionevoli proposte da tempo formulate dal "Tavolo per la pace" di Viterbo ed alle quali mesi addietro lei gia' espresse un persuaso apprezzamento ed un sincero sostegno; apprezzamento e sostegno che sappiamo essere condivisi da tutte le persone di buona volonta' in questa citta' come ovunque.

Distinti saluti

 

5. NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI HEINRICH BOELL

 

Ricorrendo il 21 dicembre l'anniversario della nascita di Heinrich Boell il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo lo ricorda come una delle piu' luminose figure della nonviolenza in cammino.

*

Heinrich Boell e' nato a Colonia il 21 dicembre 1917, testimone degli orrori del secolo, uomo di tenace, intransigente impegno morale e civile, una delle figure piu' belle dell'impegno per la pace e la dignita' umana. Premio Nobel per la letteratura nel 1972. E' scomparso il 16 luglio 1985. La sua bonta' dovrebbe passare in proverbio.

Opere di Heinrich Boell: tra le opere di narrativa (che sono sempre anche di testimonianza) piu' volte ristampate: Il treno era in orario (Mondadori), Viandante, se giungi a Spa... (Mondadori), Dov'eri, Adamo? (Bompiani), E non disse nemmeno una parola (Mondadori), Racconti umoristici e satirici (Bompiani), Il nano e la bambola (Einaudi), Opinioni di un clown (Mondadori), Foto di gruppo con signora (Einaudi), L'onore perduto di Katharina Blum (Einaudi), Vai troppo spesso a Heidelberg (Einaudi), Assedio preventivo (Einaudi), Il legato (Einaudi), La ferita (Einaudi), Donne con paesaggio fluviale (Einaudi). Tra le raccolte di saggi e interventi: Rosa e dinamite, Einaudi, Torino 1979; Lezioni francofortesi, Linea d'ombra, Milano 1990; Terreno minato, Bompiani, Milano 1990; Fraternita' difficile, Edizioni e/o, Roma 1999.

Tra le opere su Heinrich Boell: Italo Alighiero Chiusano, Heinrich Boell, La Nuova Italia, Firenze 1974; Lucia Borghese, Invito alla lettura di Boell, Mursia, Milano 1990. Si vedano anche i testi di Cristina Ricci ne "La nonviolenza e' in cammino", nn. 1484-1486, e "La domenica della nonviolenza", n. 100.

 

6. PER CHICO MENDES, NELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE

 

Il 22 dicembre 1988 veniva assassinato Chico Mendes, sindacalista, difensore dei diritti umani e della biosfera.

Nell'anniversario della morte il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo lo ricorda come un grande testimone della dignita' umana, un luminoso maestro di nonviolenza.

*

Chico Mendes, sindacalista, ecologista, amico della nonviolenza, martire; nato nel 1944, operaio nell'attivita' estrattiva del caucciu', sindacalista dei seringueiros, militante del Partito dei Lavoratori, difensore ecologico dell'Amazzonia, premiato dall'Onu per il suo impegno, per il suo impegno fu assassinato il 22 dicembre 1988. Scritti di Chico Mendes: Con gli uomini della foresta, Sonda, Torino 1989. Tra le opere su Chico Mendes: Andrew Revkin, La stagione del fuoco: l'assassinio di Chico Mendes e la lotta per salvare l'Amazzonia, Mondadori, Milano 1990; Vittorio Bonanni, Chico Mendes e la lotta dei seringueiros dell'Amazzonia, Datanews, Roma 1991; A. Schoumatoff, Il mondo sta bruciando. Chico Mendes e la tragedia dell'Amazzonia, Leonardo, Milano 1991.

*

Alleghiamo in calce una volta ancora un testo in memoria di Chico Mendes gia' pubblicato anni fa nel notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino".

*

Una sera di Chico Mendes

 

"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho serbato la fede"

(2 Tm 4, 7)

 

La selva e nella selva l'altra selva

quella nei laghi neri del cuore

quella ove incontri lupe, leoni, lonze

e i killer prezzolati dai padroni.

 

La selva e nella selva vivi gli alberi

e sotto la corteccia il sangue loro

ed e' mestieri di cavarne stille,

fratelli alberi, abbiamo fame anche noi.

 

La selva e nella selva gli abitanti

della selva. Ed ecco stabiliamo

un patto nuovo tra noi della foresta,

fratelli umani che dopo noi vivrete.

 

La selva e noi, le donne antiche e gli uomini

antichi e gli uomini e le donne che eccoci.

Stringiamo un patto, sorelle piante, ci diciamo

parole di rispetto e di dolore, fratelli alberi

abbiamo fame anche noi, hanno fame anche altri, tutti

vogliamo vivere.

 

La selva e nella selva io Chico Mendes

e tre proiettili che passo dopo passo

di ramo in ramo di talento in talento

dal portafogli e dalla scrivania

fino alla tasca e alla cintura e alla fondina

e' tanto che mi cercano, e cercano me

Chico Mendes, il sindacalista

l'amico della foresta, l'amico della nonviolenza.

 

Ed e' gia' questo ventidue dicembre

del mille novecento ottantotto

questa e' la porta di casa mia, sono

le cinque e tre quarti. E mi sotterreranno

nel giorno di Natale antica festa.

Piangono nella selva lente lacrime

di caucciu' le piante, piange l'indio

piange Ilzamar, Sandino ed Elenira

piangono e piangono i compagni tutti,

il sindacato piange e piange il cielo

in questa sera senza luce e senza scampo.

 

Mentre mi accascio guardo ancora il mondo

che possa vivere

ho fatto la mia parte.

 

7. RICORDANDO ALDO CAPITINI NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA

 

Ricorrendo il 23 dicembre l'anniversario della nascita di Aldo Capitini (1899-1968), il principale promotore della nonviolenza in Italia, ideatore della marcia Perugia-Assisi e fondatore del Movimento Nonviolento, il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo lo ricorda una volta ancora con gratitudine che non si estingue.

Come abbiamo piu' volte detto nelle commemorazioni degli scorsi anni ricordare Capitini significa continuarne la lotta: con l'antifascismo nitido e intransigente; con l'opposizione a tutte le violenze ed a tutte le menzogne; con l'opposizione integrale alla guerra e alle uccisioni; con la scelta concreta e coerente della nonviolenza che sola puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

Nel ricordo di Aldo Capitini, nel ricordo di tutte le persone di volonta' buona, nel ricordo di tutte le persone vittime della violenza, nell'impegno a salvare le vite, nell'impegno a rispettare la dignita' ed a promuovere i diritti di tutte le persone, nella lotta per la liberazione dell'umanita' intera e in difesa del mondo vivente tutto di cui l'umanita' stessa e' parte, la nonviolenza e' in cammino.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Riconoscimento, rispetto e promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Opposizione integrale alla guerra e a tutte le uccisioni.

Opposizione integrale al razzismo e a tutte le persecuzioni.

Opposizione integrale al maschilismo e a tutte le oppressioni.

Vi e' una sola umanita', in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

*

Una breve notizia su Aldo Capitini

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia.

Tra le opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009.

Tra le opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra.

 

8. OGNI ESSERE UMANO

 

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

9. ALCUNE AMARE NECESSARIE PAROLE

 

Neanche ci si fa piu' caso, alle persone che muoiono nel tentativo di raggiungere l'Europa attraverso il Mediterraneo, in fuga da guerre, dittature, organizzazioni assassine e terroriste, schiavitu', disastri ambientali, orrori e fame.

Ed invece la strage continua.

E questa strage e' uno dei frutti insanguinati della violenza strutturale imposta dai poteri dominanti, della guerra fratricida che continua in troppe aree del mondo, dello sfruttamento schiavista ed onnidistruttivo, dell'imperialismo, del colonialismo, del razzismo, del totalitarismo, in una parola: del fascismo comunque si mascheri.

Ed in particolare questa strage e' frutto delle disumane politiche dell'Italia e dell'Unione Europea. Basterebbe un'alzata di mano in parlamento e tutte quelle vite sarebbero salve: basterebbe abolire le scellerate misure razziste che impediscono alle persone in fuga dai massacri e dalla miseria di spostarsi liberamente, per salvare e migliorare la loro vita, sull'unico pianeta casa comune dell'umanita' intera.

Invece la strage continua.

E di quelle morti noi italiani, noi europei, siamo quindi corresponsabili: la disattenzione, l'indifferenza, e' gia' complicita' con le politiche assassine di governi - il nostro governo italiano, i nostri governi europei - criminalmente violatori del primo dei diritti propri di ogni essere umano: il diritto alla vita.

Siano immediatamente abolite le incostituzionali ed infami misure che impediscono a tanti innocenti di salvare le proprie vite giungendo in modo legale e sicuro nel territorio italiano ed europeo.

Siano immediatamente abolite tutte le incostituzionali e mostruose antinorme hitleriane scandalosamente vigenti nel nostro paese e nel nostro continente.

Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita', in un unico mondo casa comune dell'umanita' intera.

 

10. UNA LETTERA APERTA AL SINDACO DEL COMUNE DI VITERBO PER LA PACE, IL DISARMO, I DIRITTI UMANI

 

Al sindaco del Comune di Viterbo

a tutte le consigliere e tutti i consiglieri comunali

a tutte le assessore e tutti gli assessori comunali

Oggetto: Il Comune di Viterbo esprima apprezzamento e sostegno all'iniziativa per la pace, il disarmo e il rispetto dei diritti umani promossa dalla "Rete della pace" che riunisce tutte le principali associazioni italiane laiche e religiose impegnate per la pace

Egregio sindaco,

il Comune di Viterbo ha gia' aderito nei mesi scorsi ad alcune qualificate iniziative per la pace, tra cui:

- all'appello promosso dal "Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani" per il riconoscimento effettivo del diritto umano alla pace;

- alla "Giornata internazionale della nonviolenza" promossa dall'Onu il 2 ottobre (nell'anniversario della nascita di Mohandas K. Gandhi);

- alla marcia Perugia-Assisi del 19 ottobre promossa dalla "Tavola della pace" (la marcia Perugia-Assisi, ideata e realizzata per la prima volta nel 1961 da Aldo Capitini, e da allora piu' volte ripetuta, e' la piu' importante iniziativa di pace in Italia e una delle piu' importanti nel mondo).

Con questa lettera propongo che, con le medesime finalita' di pace, di rispetto e promozione dei diritti umani, di scelta della nonviolenza, il Comune di Viterbo esprima apprezzamento e sostegno all'iniziativa per la pace, il disarmo e il rispetto dei diritti umani promossa dalla "Rete della pace" che riunisce tutte le principali associazioni italiane laiche e religiose impegnate per la pace, iniziativa avviata con lo straordinario incontro denominato "Arena di pace e disarmo" svoltosi il 25 aprile 2014 all'Arena di Verona.

Distinti saluti

 

11. RILEGGENDO ANCORA UNA VOLTA PRIMO LEVI

 

In questi giorni in cui si conclude un anno segnato da tante violenze, si trova conforto nel rileggere la testimonianza di un uomo buono e saggio, che combatte' contro il fascismo e sopravvisse all'orrore dei Lager; un uomo buono e saggio che per l'intera sua via ha chiamato alla lotta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; che per l'intera sua vita ha contrastato tutte le violenze, tutte le menzogne, tutte le complicita' col male; che per l'intera sua vita ha dimostrato che e' possibile un'umanita' giusta e generosa: l'umanita' da lui stesso esemplarmente incarnata.

Da Primo Levi abbiamo appreso che si deve sempre contrastare il male, che si deve sempre fare il bene, che si deve sempre recare aiuto a chi soffre, a chi e' oppresso, a chi e' nel bisogno e nella paura.

Da Primo Levi abbiamo appreso il valore infinito della dignita' e della solidarieta' umana.

Che noi si possa essere sempre degni della sua lezione.

Che noi si possa essere sempre fedeli al suo esempio.

Che il suo ricordo ci illumini sempre.

 

12. IN RICORDO DEI FRATELLI CERVI

 

Ricorre il 28 dicembre l'anniversario del massacro dei sette fratelli Cervi, commesso dagli assassini fascisti a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943.

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo li ricorda una volta ancora - Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore - con inestinguibile gratitudine per la loro lotta, con inestinguibile cordoglio per la loro morte.

*

Il fascismo non prevarra'.

La Resistenza continua nella nonviolenza.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi unitevi nella lotta comune per la liberazione dell'umanita' da tutte le guerre, da tutte le dittature, da tutte le violenze, da tutte le ingiustizie.

Nel ricordo e alla scuola dei martiri della Resistenza prosegua l'impegno di ogni persona di volonta' buona per la giustizia sociale e l'universale compassione, per un'umanita' di persone tutte libere e tutte responsabili del bene comune, tutte eguali in diritti e tutte fraternamente e sororalmente solidali.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

13. RILEGGIAMO LE EPIGRAFI DI PIERO CALAMANDREI PER DONNE, UOMINI E CITTA' DELLA RESISTENZA

 

Riproponiamo ancora una volta alcuni testi estratti dal libro di discorsi, scritti ed epigrafi di Piero Calamandrei, Uomini e citta' della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente piu' volte ristampato dalla casa editrice Laterza.

Una lettura che educa e nutre, che fortifica e illumina, che convoca a proseguire l'impegno dei martiri della Resistenza per la liberazione dell'umanita' da tutte le violenze.

Una lettura esigente ed esatta: chi legge queste parole sente vivo il messaggio di coloro che si opposero al fascismo e ci chiamano ancora, col loro esempio, a lottare in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni, contro tutte le oppressioni.

La Resistenza prosegue nella nonviolenza.

*

Una breve notizia su Piero Calamandrei

Piero Calamandrei, nato a Firenze il 21 aprile 1889 ed ivi deceduto il 27 settembre 1956, avvocato, giurista, docente universitario, antifascista limpido ed intransigente, dopo la Liberazione fu costituente e parlamentare, fondatore ed animatore della rivista "Il Ponte", impegnato nelle grandi lotte civili. Dal sito dell'Anpi di Roma (www.romacivica.net/anpiroma) riprendiamo la seguente notizia biografica su Piero Calamandrei: "Nato a Firenze nel 1889. Si laureo' in legge a Pisa nel 1912; nel 1915 fu nominato per concorso professore di procedura civile all'Universita' di Messina; nel 1918 fu chiamato all'Universita' di Modena, nel 1920 a quella di Siena e nel 1924 alla nuova Facolta' giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile. Partecipo' alla Grande Guerra come ufficiale volontario combattente nel 218mo reggimento di fanteria; ne usci' col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello. Subito dopo l'avvento del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'"Unione Nazionale" fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe ne' chiese la tessera continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collaboro' al "Non mollare", nel 1941 aderi' a "Giustizia e Liberta'" e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d'Azione. Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli veniva richiesta dal Rettore del tempo. Nominato Rettore dell'Universita' di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicche' esercito' effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioe' dalla liberazione di Firenze, all'ottobre 1947. Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipo' attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilita' del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 fu deputato per "Unita' socialista". Nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di "Unita' popolare" assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri. Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Universita' di Firenze, direttore con Carnelutti della "Rivista di diritto processuale", con Finzi, Lessona e Paoli della rivista "Il Foro toscano" e con Alessandro Levi del "Commentario sistematico della Costituzione italiana", nell'aprile del 1945 fondo' la rivista politico-letteraria "Il Ponte". Mori' a Firenze nel 1956". Tra le opere di Piero Calamandrei segnaliamo particolarmente Uomini e citta' della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente ristampato da Laterza, Roma-Bari 1977, poi riproposto da Linea d'ombra, Milano 1994, e nuovamente ripubblicato da Laterza nel 2006.

*

 

VIVI E PRESENTI CON NOI

FINCHE' IN LORO

CI RITROVEREMO UNITI

 

MORTI PER SEMPRE

PER NOSTRA VILTA'

QUANDO FOSSE VERO

CHE SONO MORTI INVANO

 

(In limine al libro Uomini e citta' della Resistenza)

 

*

 

DA QUESTA CASA

OVE NEL 1925

IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA

DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D'ORDINE

NON MOLLARE

FEDELI A QUESTA CONSEGNA

COL PENSIERO E COLL'AZIONE

CARLO E NELLO ROSSELLI

SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII

IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA

MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE

INCONTRO ALL'AGGUATO FASCISTA

CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO

IL 9 GIUGNO 1937

A BAGNOLES DE L'ORNE

MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI

DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI

QUANDO SPUNTO' L'ALBA

SI VIDERO IN ARMI

SU OGNI VETTA D'ITALIA

MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO

VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI

CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO

GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL'AVVENIRE

GIUSTIZIA E LIBERTA'

 

(Epigrafe sulla casa dei fratelli Rosselli, in Firenze, via Giusti n. 38)

 

*

 

GIUSTIZIA E LIBERTA'

 

PER QUESTO MORIRONO

PER QUESTO VIVONO

 

(Epigrafe sulla tomba dei fratelli Rosselli, nel cimitero di Trespiano - Firenze)

 

*

 

NON PIU' VILLA TRISTE

SE IN QUESTE MURA

SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI

ARMATI SOL DI COSCIENZA

IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI

VOLLERO

PER RISCATTARE VERGOGNA

PER RESTITUIR DIGNITA'

PER NON RIVELARE IL COMPAGNO

LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE

NON TRADIRE

 

(Epigrafe sulla villa di via Bolognese, a Firenze - dove fu la sede della banda Carita' - nella quale Enrico Bocci fu torturato: e che fu chiamata in quei mesi "Villa triste")

 

*

 

GIANFRANCO MATTEI

DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA

NELL'ORA DELL'AZIONE CLANDESTINA

FECE DELLA SUA SCIENZA

ARMA PER LA LIBERTA'

COMUNIONE COL SUO POPOLO

SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO

 

SU QUESTA CASA OVE NACQUE

RIMANGANO INCISE

LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE

QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE

E INVITTA CONSEGNO' ALL'AVVENIRE

LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE

"SIATE FORTI - COME IO LO FUI"

 

Milano 11 dicembre 1916 - Roma febbraio 1944

 

(Epigrafe sulla casa di Milano, ove nacque l'11 dicembre 1916 Gianfranco Mattei)

 

*

 

LA MADRE

 

QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI

SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE

IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL'USCIO

PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO

MA QUANDO IN UN UNICO SPARO

CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO

LA MADRE DISSE

NON VI RIMPROVERO O FIGLI

D'AVERMI DATO TANTO DOLORE

L'AVETE FATTO PER UN'IDEA

PERCHE' MAI PIU' NEL MONDO ALTRE MADRI

DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA

MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA

SE PIU' LA SERA NON TORNERETE

IL PADRE E' FORTE E RINCUORA I NIPOTI

DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO

MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA

O FIGLI CARI

VENGO CON VOI

 

(Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)

 

*

 

A POCHI METRI DALL'ULTIMA CIMA

AVVOLTA NEL NEMBO

QUALCUNO PIU' SAGGIO DISSE SCENDIAMO

MA LIVIO COMANDA

QUANDO UN'IMPRESA SI E' COMINCIATA

NON VALE SAGGEZZA

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

 

DALLA MONTAGNA NERA

DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO

S'AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA

L'HANNO RICONOSCIUTO

SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI

RICANTAN LE VECCHIE CANZONI

E' LIVIO CHE SALE

E' IL LORO CAPO

CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA

TRA I MORTI GIOVANI

GIOVANE ANCH'EGLI

E' VOLUTO RESTARE

 

ASCIUGHIAMO IL PIANTO

GUARDIAMO SU IN ALTO

IN CERCA DI TE

COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI

FERMO SULLA RUPE

LE SPALLE QUADRATE MONTANARE

LA MASCHIA FRONTE OSTINATA

L'OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA

FACCI UN CENNO LIVIO

SE VACILLEREMO

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

ANCHE SE QUESTO

E'

MORIRE

 

(Epigrafe per la morte di Livio Bianco avvenuta nel luglio del 1953, per una sciagura di montagna)

 

*

 

DALL'XI AGOSTO MCMXLIV

NON DONATA MA RICONQUISTATA

A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE

LA LIBERTA'

SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE

PER INSURREZIONE DI POPOLO

PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI

IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI

PIU' ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI

HA RIPRESO STANZA

NEI SECOLI

 

(Epigrafe apposta dopo la liberazione sulla parete di Palazzo Vecchio che guarda Via dei Gondi, a Firenze)

 

*

 

SULLE FOSSE DEL VOSTRO MARTIRIO

NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA

O SUPPLIZIATI DI BELFIORE

O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA

DOPO UN SECOLO

MANTOVA VI AFFIDA

QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA

 

COME VOI SONO ANDATI INCONTRO ALLA MORTE

A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO

SENZA VOLTARSI INDIETRO

ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE

SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA

 

MUTANO I VOLTI DEI CARNEFICI

RADETZKY O KESSELRING

VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI

RISORGIMENTO O RESISTENZA

MA L'ANELITO DEI POPOLI E' UNO

NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI

LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO

QUESTA FIAMMA RIBELLE

PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO

DOPO CENT'ANNI

QUANDO L'ORA SPUNTA

I CIMITERI CHIAMANO LIBERTA'

DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA

L'AVANZATA RIPRENDE

FINO A CHE OGNI SCHIAVITU' SARA' BANDITA

DAL MONDO PACIFICATO

 

(Epigrafe murata nella sala del Palazzo Provinciale di Mantova nel primo decennale della Resistenza, giugno 1954)

 

*

 

RITORNO DI KESSELRING

 

NON E' PIU' VERO NON E' PIU' VERO

O FUCILATI DELLA RESISTENZA

O INNOCENTI ARSI VIVI

DI SANT'ANNA E DI MARZABOTTO

NON E' PIU' VERO

CHE NEL ROGO DEI CASALI

DIETRO LE PORTE INCHIODATE

MADRI E CREATURE

TORCENDOSI TRA LE FIAMME

URLAVANO DISPERATAMENTE PIETA'

 

AI CAMERATI GUASTATORI

CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA

SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA

RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI

SI SCHIERINO IN PARATA

ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI

PER LA FELICITA' DEL MONDO

 

NON PIU' FIORI PER LE VOSTRE TOMBE

SONO STATI TUTTI REQUISITI

PER FARE LA FIORITA

SULLE VIE DEL LORO RITORNO

LI COMANDERA' ANCORA

COLL'ONORE MILITARE

CUCITO IN ORO SUL PETTO

IL CAMERATA KESSELRING

IL VOSTRO ASSASSINO

 

*

 

IL MONUMENTO A KESSELRING

 

LO AVRAI

CAMERATA KESSELRING

IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI

MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA'

A DECIDERLO TOCCA A NOI

 

NON COI SASSI AFFUMICATI

DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO

NON COLLA TERRA DEI CIMITERI

DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI

RIPOSANO IN SERENITA'

NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE

CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO

NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI

CHE TI VIDE FUGGIRE

 

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI

PIU' DURO D'OGNI MACIGNO

SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO

GIURATO FRA UOMINI LIBERI

CHE VOLONTARI SI ADUNARONO

PER DIGNITA' NON PER ODIO

DECISI A RISCATTARE

LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

 

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE

AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI

MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO

CHE SI CHIAMA

ORA E SEMPRE

RESISTENZA

 

(Lapide murata nel Palazzo Comunale di Cuneo il 21 dicembre 1952)

 

*

 

ALL'OMBRA DI QUESTE MONTAGNE

IL 12 SETTEMBRE 1943

POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI

ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI

FURONO LA PRIMA PATTUGLIA

DELLA RESISTENZA PIEMONTESE

CHE DOPO DUE INVERNI

CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO

PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI

DIVENTO'

L'ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTA'

DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA

 

NEL PRIMO DECENNALE

I VIVI SALUTANO I MORTI

DORMITE IN PACE COMPAGNI

L'IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME

VERSO L'AVVENIRE

NON E' CADUTO

 

(Epigrafe murata sulla Chiesa di Madonna del Colletto, inaugurata il 27 settembre 1953 con un discorso di Ferruccio Parri)

 

*

 

CONTRO OGNI RITORNO

 

INERMI BORGATE DELL'ALPE

ASILO DI RIFUGIATI

PRESE D'ASSALTO COI LANCIAFIAMME

ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI

I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI

FOSSE NOTTURNE SCAVATE

DAGLI ASSASSINI IN FUGA

PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI

QUESTO VI RIUSCI'

 

S. TERENZIO BERGIOLA ZERI VINCA

FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO

SCRIVETE QUESTI NOMI

SON LE VOSTRE VITTORIE

MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO

DI DOVE IL POPOLO APUANO

CAVATORI E PASTORI

E LE LORO DONNE STAFFETTE

TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTA'

VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA

QUESTO NON VI RIUSCI'

ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI

 

E NELLE CAVE I BOATI DELLE MINE

CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA

MA QUESTA PACE NON E' OBLIO

STANNO IN VEDETTA

QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D'ORO

AL VALORE PARTIGIANO

TAGLIENTI COME LAME

IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL'ERTA

CONTRO OGNI RITORNO

 

(Epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido, inaugurata il 21 ottobre 1954)

 

*

 

FANTASMI

 

NON RAMMARICATEVI

DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA

SE GIU' AL PIANO

NELL'AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE

MURATA COL VOSTRO SANGUE

SONO TORNATI

DA REMOTE CALIGINI

I FANTASMI DELLA VERGOGNA

TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI

E' BENE CHE SIANO ESPOSTI

IN VISTA SU QUESTO PALCO

PERCHE' TUTTO IL POPOLO

RICONOSCA I LORO VOLTI

E SI RICORDI

CHE TUTTO QUESTO FU VERO

CHIEDERANNO LA PAROLA

AVREMO TANTO DA IMPARARE

MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI

VENT'ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE

I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA

TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO

L'ITALIA RIDOTTA UN ROGO

QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE

PER FAR GRANDE LA PATRIA

APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA

LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI

PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL'ASSE

I FIERI MINISTRI DI SALO'

APRIRANNO

I LORO ARCHIVI SEGRETI

DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA

DI OGNI INCENDIO SI RITROVERA' IL PROTOCOLLO

CIVITELLA SANT'ANNA BOVES MARZABOTTO

TUTTE IN REGOLA

SAPREMO FINALMENTE

QUANTO COSTO' L'ASSASSINIO

DI CARLO E NELLO ROSSELLI

MA FORSE A QUESTO PUNTO

PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA

PECCATO

QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO

AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE

 

(Epigrafe pubblicata sul "Ponte" dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953)

 

14. PER EUGENIO GARIN NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

 

Ricorre il 29 dicembre il decimo anniversario della scomparsa di Eugenio Garin (Rieti, 9 maggio 1909 - Firenze, 29 dicembre 2004), illustre storico e filosofo, maestro di rigore morale e intellettuale, persona di forte e luminoso impegno culturale e civile per la pace e la democrazia, per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, per la liberazione dell'umanita' intera da tutte le menzogne, le oppressioni, le iniquita', le violenze.

Autore di opere su cui generazioni di studiosi sono cresciute, su cui generazioni di persone impegnate per la verita' e la giustizia si sono formate, opere che sono monumenti di scienza e sapienza, di metodo e di testimonianza, opere che sono strumenti di rischiaramento delle intelligenze e delle coscienze, chiavi di accesso al sapere - al conoscere, al comprendere, al sentire - che libera e responsabilizza, che predispone all'azione meditata e buona, alla vita consapevole e degna, che umanizza e rende migliori.

Quale grande dono e' stato il suo magistero.

Lo ricordiamo con gratitudine che non si estingue.

 

15. IN MEMORIA DI DANILO DOLCI

 

Nell'anniversario della scomparsa, avvenuta il 30 dicembre 1997, il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo ricorda Danilo Dolci, "il Gandhi italiano", una delle figure piu' luminose della nonviolenza, della lotta contro la mafia, dell'educazione maieutica liberatrice, della promozione della dignita' umana, della giustizia sociale, del diritto al lavoro e a un ambiente vivibile, della pace e della difesa dei beni comuni.

Per me che scrivo queste righe - come per tutte le persone di volonta' buona che lo hanno conosciuto e quindi amato - e' stato non solo un maestro e un compagno di lotte necessarie, ma anche un autentico esempio di pensiero e di azione, e un amico generoso e sollecito.

Nel ricordarlo con gratitudine, ancora una volta mi sembra giusto ed utile proporne l'esempio e la sequela a tutte le persone in lotta per la comune liberazione, a tutte le persone che vogliano esercitare la virtu' dell'empatia, della responsabilita', della solidarieta'.

La nonviolenza e' in cammino.

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Allegato primo. Una breve notizia su Danilo Dolci

Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) nel 1924, arrestato a Genova nel '43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso sul finire del 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento" ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu' povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione". Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita' preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E' convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile; l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone "all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu' recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita". Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e' il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006.

*

Allegato secondo: Cantata per Danilo

[Testo pubblicato originariamente ne "La nonviolenza e' in cammino" nel 2002]

 

Giunse Danilo da molto lontano

in questo paese senza speranza

ma la speranza c'era, solo mancava

Danilo per trovarcela nel cuore.

 

Giunse Danilo armato di niente

per vincere i signori potentissimi

ma non cosi' potenti erano poi,

solo occorreva che venisse Danilo.

 

Giunse Danilo e volle essere uno

di noi, come noi, senza apparecchi

ma ci voleva di essere Danilo

per averne la tenacia, che rompe la pietra.

 

Giunse Danilo e le conobbe tutte

le nostre sventure, la fame e la galera.

Ma fu cosi' che Danilo ci raggiunse

e resuscito' in noi la nostra forza.

 

Giunse Danilo inventando cose nuove

che erano quelle che sempre erano nostre:

il digiuno, la pazienza, l'ascolto per consiglio

e dopo la verifica in comune, il comune deliberare e il fare.

 

Giunse Danilo, e piu' non se ne ando'.

Quando mori' resto' con noi per sempre.

 

16. SE DALLE TRAGEDIE SI APPRENDE QUALCOSA. UNA LETTERA AL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Egregie ministre ed egregi ministri,

dalla tragedia del traghetto "Norman Atlantic", che ha profondamente commosso tutti gli italiani, si coglie empaticamente - con il cuore - oltre che razionalmente per lampante analogia quale terribile esperienza deve essere quella dei migranti che per cercar di salvare le loro vite e migliorare la loro sorte, in fuga da guerre e dittature, da fame e terrore, si mettono in mare nella piu' totale incertezza sul loro destino, nel rischio continuo del naufragio e della morte, facendosi forza grazie alla speranza di giungere nel nostro paese, nel nostro continente, e di trovare qui l'umanita' come dovrebbe essere, l'umanita' capace di compassione e di solidarieta', l'umanita' consapevole che vi e' una sola famiglia umana e tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle.

*

C'e' un modo per far cessare immediatamente e del tutto la strage dei migranti nei naufragi del Mediterraneo; c'e' un modo di impedire che finiscano negli artigli assassini delle mafie schiaviste; c'e' un modo di salvare le loro vite e le nostre coscienze: abolire immediatamente le scellerate misure hitleriane italiane ed europee che negano il primario diritto di ogni essere umano a salvare la propria vita, a chiedere e trovare soccorso e accoglienza; abolire immediatamente le scellerate misure hitleriane italiane ed europee che negano il diritto di esseri umani in estremo pericolo a sfuggire alla violenza e alla morte muovendosi liberamente nel mondo che e' la casa comune dell'umanita' intera; abolire immediatamente le scellerate misure hitleriane italiane ed europee che sono le prime responsabili di quelle atroci stragi.

Ed insieme cessare di portare, favoreggiare ed imporre nei loro paesi guerra e razzismo, imperialismo ed ecocidio, terrorismi e dittature, schiavitu' e rapina, miseria e dolore, fame e morte.

Salvare le vite: e' il primo dovere di ogni persona, ed a maggior ragione e' il primo dovere di ogni consorzio civile, di ogni istituzione democratica.

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Sollecitando una presa di coscienza e un impegno esplicito, concreto, immediato; sollecitando il ritorno al rispetto della Costituzione della Repubblica italiana che fa obbligo di salvare le vite, rispettare i diritti umani, ripudiare la guerra e le stragi; sollecitando l'accoglimento di tutte le ragionevoli, indispensabili proposte formulate nella "Carta di Lampedusa", vi chiediamo ancora una volta di abolire subito tutte le misure razziste assassine, vi chiediamo ancora una volta di salvare subito le vite che tuttora sciaguratamente contribuite ad annientare.

Consentite ad ogni essere umano di trovare aiuto, accoglienza e assistenza; di salvare la propria vita; di non esporsi a pericoli estremi: consentite a chi fugge dall'orrore di poter giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro, con la protezione che la nostra legge fondamentale solennemente garantisce.

Basta una semplice vostra deliberazione per far cessare le stragi dei migranti nel Mediterraneo, per salvare innumerevoli vite umane: date subito finalmente quel voto.

 

17. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Cornelius Castoriadis, [Quattro testi], pp. 112, in allegato a "MicroMega" n. 8, 2016.

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Riletture

- Michelangelo Bovero, Virgilio Mura, Franco Sbarberi (a cura di), I dilemmi del liberalsocialismo, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1994, pp. 374.

 

18. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

19. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2542 del 24 novembre 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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