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[Nonviolenza] Senza odio, senza violenza, senza paura. 44



 

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SENZA ODIO, SENZA VIOLENZA, SENZA PAURA

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Al referendum votiamo No alla riforma costituzionale golpista

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Numero 44 del 28 novembre 2016

 

In questo numero:

1. Un appello nonviolento per il 4 dicembre: Un parlamento eletto dal popolo, uno stato di diritto, una democrazia costituzionale. Al referendum votiamo No al golpe

2. Elio Rindone: Una Costituzione da cambiare o da attuare? Vademecum sulla riforma costituzionale in vista del referendum di dicembre

3. Ciccio Cicorini: E mmo' ciammolleno 'sta caramella?

4. Ciccio Cicorini: Dice 'r governo che cchi vvota None

5. Alcuni testi del mese di agosto 2014 (parte terza e conclusiva)

6. Il 29 agosto riunione del "Tavolo per la pace" di Viterbo

7. Un incontro di riflessione con il professor Osvaldo Ercoli a Viterbo

8. Un incontro di studio su "Fragilita' umana e solidarieta'"

9. "Pace, giustizia, rispetto dei diritti umani, difesa della biosfera". Un incontro di riflessione a Viterbo

10. Maurizio

11. Minimo un resoconto della riunione del 29 agosto 2014 del "Tavolo per la Pace" di Viterbo

12. La politica che uccide

13. Tre passi sul cammino della nonviolenza

 

1. REPETITA IUVANT. UN APPELLO NONVIOLENTO PER Il 4 DICEMBRE: UN PARLAMENTO ELETTO DAL POPOLO, UNO STATO DI DIRITTO, UNA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE. AL REFERENDUM VOTIAMO NO AL GOLPE

 

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

*

Il Parlamento, l'istituzione democratica che fa le leggi, deve essere eletto dal popolo, e deve rappresentare tutti i cittadini con criterio proporzionale.

Ma con la sua riforma costituzionale il governo vorrebbe ridurre il senato a una comitiva in gita aziendale, e con la sua legge elettorale (il cosiddetto Italicum) vorrebbe consentire a un solo partito di prendersi la maggioranza assoluta dei membri della camera dei deputati anche se ha il consenso di una risibile minoranza degli elettori, e con il "combinato disposto" della riforma costituzionale e della legge elettorale il governo, che e' gia' detentore del potere esecutivo, vorrebbe appropriarsi di fatto anche del potere legislativo, rompendo cosi' quella separazione e quell'equilibrio dei poteri che e' la base dello stato di diritto.

Se prevalessero le riforme volute dal governo sarebbe massacrata la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, sarebbe rovesciata la democrazia, sarebbe negata la separazione dei poteri e quindi lo stato di diritto.

*

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

2. RIFLESSIONE. ELIO RINDONE: UNA COSTITUZIONE DA CAMBIARE O DA ATTUARE? VADEMECUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE IN VISTA DEL REFERENDUM DI DICEMBRE

[Riceviamo e diffondiamo.

Elio Rindone, docente di storia e filosofia nei licei, oggi in pensione, ha conseguito nel 1984 il baccellierato in teologia presso la Pontificia Universita' Lateranense e in seguito, per tre anni, ha condotto un lavoro di ricerca presso l'Universita' Cattolica di Nijmegen (Paesi Bassi) tenendosi in contatto con E. Schillebeeckx. Ha pubblicato L'ispirazione della S. Scrittura dal Vaticano I al Vaticano II, Centro di Formazione Cristiana, Palermo 1982; Attualita' del pensiero greco. Quattro saggi, Centro di Formazione Cristiana, Palermo 1985; Per comprendere l'eucaristia, Augustinus, Palermo 1989; Ma e' possibile essere felici?, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004; Chi e' Gesu' di Nazareth?, Ilmiolibro, 2011, Nati per soffrire?, Ilmiolibro, 2012, Dio e il divino, Il giardino dei pensieri, 2013, poi Diogene Multimedia, 2014, oltre a contributi a volumi collettanei e vari articoli su "Aquinas. Rivista internazionale di filosofia", "Critica liberale", "Il tetto" e su vari siti internet]

 

La possibilità di approvare o bocciare una riforma costituzionale non è una responsabilità da prendere sottogamba: sono in gioco i nostri diritti, perché è proprio nella Costituzione che essi trovano la loro tutela giuridica. La nostra attuale Costituzione, per esempio, afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, che occorre rimuovere gli ostacoli di carattere economico che ostacolano il pieno sviluppo della persona umana, che vanno create le condizioni perché il diritto al lavoro divenga effettivo, che l'informazione deve essere libera e pluralistica, che la retribuzione dei lavoratori deve essere tale da assicurare un'esistenza dignitosa, che il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività. Consigliabile, dunque, aprire bene gli occhi.

Il compito di tradurre in atto tali principi, che sono enunciati nella prima parte della nostra Costituzione, è affidato dalla sua seconda parte a un insieme di organi che hanno poteri ma anche limiti ben precisi: parlamento, governo, presidente della Repubblica. Infatti, il criterio cui si ispira l'ordinamento della nostra Repubblica è quello, proprio di tutti gli Stati liberal-democratici, della separazione e del bilanciamento dei poteri: è la soluzione proposta dai pensatori politici della modernità per evitare quell'accentramento del potere che nega o mette in pericolo i diritti dei cittadini. La riforma su cui saremo presto chiamati a esprimere il nostro decisivo giudizio tocca proprio questa seconda parte, e la domanda che dovremmo porci, a mio parere, è la seguente: la nuova architettura dello Stato accrescerà o no la possibilità dei cittadini di controllare i governanti perché questi facciano gli interessi di tutti e non quelli dei cosiddetti poteri forti? In altre parole: i diritti enunciati nella prima parte della Costituzione saranno ugualmente garantiti o saranno lasciati più facilmente all'arbitrio di un certo politico autoreferenziale?

Per provare a rispondere a tale domanda la prima cosa da fare, ovviamente, è quella di esaminare gli articoli della nuova Costituzione e, poiché si tratta di questioni abbastanza complesse, credo che la soluzione migliore sia quella di studiarli con l'aiuto degli esperti. Ebbene, il giudizio dei maggiori costituzionalisti italiani è stato praticamente unanime: la riforma non migliorerebbe ma peggiorerebbe la vita dei cittadini. Certamente possono sbagliare, ma mi sembrerebbe una scelta di buon senso quella di tenere in qualche considerazione il parere dei competenti.

Una seconda cosa, ed è quella che mi accingo a fare, è quella di inquadrare il proposito di riforma costituzionale nel suo contesto. L'attuale ceto politico, infatti, non è certo il primo che ha sentito l'esigenza di cambiare la Costituzione. Anzi, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, le iniziative in tal senso sono state numerose: dalla Commissione Bozzi a quella De Mita-Iotti a quella D'Alema, dalla riforma del governo Berlusconi bocciata dal referendum popolare ai progetti del governo Letta. Ora, non mi sembra fuori luogo chiedersi: è davvero il cambiamento della Costituzione che i cittadini chiedono ai governanti? O chiedono piuttosto creazione di nuovi posti di lavoro, maggiori stanziamenti per sanità e scuola pubblica, lotta alla corruzione e all'evasione fiscale? E queste politiche sono ostacolate dall'attuale Costituzione o dal ceto politico che, pur con casacche di diverso colore, esercita da decenni il potere? Ebbene, la mia ipotesi è proprio questa: i ripetuti tentativi di cambiare la Costituzione mirano a ridurre gli spazi di controllo popolare al fine di blindare il potere di un ceto politico che potrà senza troppi rischi continuare ad attuare politiche anti popolari. Attraverso una rapida ricostruzione storica, che non volendo dare nulla per scontato prenderà le mosse da nozioni elementari, cercherò quindi di giustificare questa mia ipotesi.

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Che cos'è una Costituzione?

È la legge fondamentale che stabilisce l'organizzazione di uno stato e i diritti e i doveri dei cittadini, che possono stare assieme pacificamente proprio perché il patto costituzionale contempera i loro differenti interessi. Dato che stabiliscono le finalità e i principi basilari che riguardano le relazioni tra gli associati, i compiti dei governanti e le modalità con cui si prendono le decisioni, le costituzioni di solito hanno una lunga durata (quella americana, per esempio, è del 1787).

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Da cosa nasce l'esigenza di una Costituzione?

Dalla necessità di limitare il potere dei governanti e garantire i diritti dei cittadini (il potere di un sovrano assoluto come Luigi XIV, per esempio, non ha limiti). E non si tratta di una conquista fatta una volta per tutte, perché la tendenza dei governanti all'accentramento del potere, stando alle testimonianze storiche, sembra irresistibile: come notava Montesquieu, è sempre necessario che "il potere arresti il potere" per evitarne gli abusi. Occorre, quindi, essere consapevoli che i governanti per certi aspetti sono la controparte dei governati.

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Qual è la garanzia contro gli abusi del potere?

È, appunto, la divisione, proposta dai pensatori liberali, dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, a cui si potrebbe aggiungere la necessaria indipendenza di un quarto potere: quello dell'informazione.

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Chi approva la Costituzione?

Di solito un'assemblea costituente, in cui trovano spazio le diverse idee e i diversi interessi. I parlamenti normalmente procedono solo a delle revisioni, non a cambiamenti così radicali da configurare una nuova Costituzione. Poiché devono garantire tutti gli associati, le costituzioni dovrebbero essere approvate a larga maggioranza, perché una maggioranza ristretta potrebbe portare alla sopraffazione delle minoranze. I governi, quindi, che rappresentano una parte, seppur maggioritaria, del parlamento, dovrebbero astenersi quando si discutono modifiche costituzionali.

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Le Costituzioni possono essere modificate?

Sì ma, per evitare che una maggioranza improvvisata possa cambiarle senza un'adeguata riflessione, alcune costituzioni, come la nostra, sono rigide, cioè prevedono procedure più complesse per introdurre dei mutamenti. Poiché le Costituzioni mirano a limitare il potere, esse di solito nascono da un'iniziativa popolare, magari dopo una rivoluzione. L'esigenza di modificare le Costituzioni già in vigore, invece, è di solito avvertita da chi ha il potere, e storicamente è dimostrato che lo scopo del cambiamento è quello di ridurre gli spazi di partecipazione popolare: basti pensare ai plebisciti voluti da Napoleone I e Napoleone III.

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Le modifiche della Costituzione devono avvenire nel rispetto delle regole?

La risposta sembra ovvia: è proprio il rispetto delle regole che evita gli abusi di potere. Può capitare, però, che anche i principi più evidenti non trovino riscontro nella realtà. In casi simili, (un arbitro che non fischia falli da rigore e, per esempio, lascia addirittura modificare la Costituzione da un parlamento eletto con una legge incostituzionale) soltanto cittadini informati e consapevoli possono denunciare la gravità di forzature, apparentemente solo formali, ma che in realtà possono compromettere la sostanza stessa della vita democratica. Non dimentichiamo quanto abbiamo osservato: il potere tende spesso a sottrarsi al controllo dal basso.

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Passando all'Italia: prima dell'unità c'erano Stati costituzionali?

Sì: nel 1848 il clima rivoluzionario induce Ferdinando II di Borbone, Carlo Alberto di Savoia (dopo l'unificazione lo Statuto albertino viene esteso a tutta l'Italia), Leopoldo II di Toscana e Pio IX a concedere uno Statuto (quando una Costituzione è elargita dall'alto si chiama appunto così). Ben diversa da questi Statuti, frutto di una gentile concessione, è la Costituzione della Repubblica romana, approvata da un'Assemblea costituente nel luglio del 1849, poco prima della resa alle forze francesi inviate dal futuro Napoleone III in soccorso di Pio IX. Espressioni di questa Costituzione, ispirata da Mazzini, si ritrovano quasi alla lettera nella nostra Costituzione.

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Nell'Italia monarchica qual era il sistema elettorale e chi aveva diritto di voto?

È importante occuparsi dei sistemi elettorali, perché la partecipazione dei cittadini alla gestione del potere passa attraverso il diritto di voto. I sistemi elettorali sono fondamentalmente due, e hanno effetti ben diversi. Nell'Italia monarchica si comincia a votare col sistema maggioritario (il candidato che ha un voto in più viene eletto e gli altri voti vanno al macero) e il suffragio (maschile) è su base censitaria: nel 1861 il 2% della popolazione aveva il diritto di voto, nel 1882 il 7%, nel 1912 il 25%. Risultato: i liberali (di destra o di sinistra) avevano sempre la maggioranza assoluta.

Dopo la prima guerra mondiale, nel 1919 (e poi nel 1921) si passa, invece, al sistema proporzionale (i seggi si assegnano in base alla percentuale di voti ottenuti da ciascuna lista) e al suffragio universale maschile. Risultato: i liberali perdono la maggioranza assoluta e si registra il successo di socialisti e popolari di don Sturzo. Forse non è un caso che già nel 1922 si verifichi un fatto eversivo come la Marcia su Roma. E nel 1923 viene subito approvata una nuova legge elettorale (Acerbo, dal nome del proponente), proporzionale con premio di maggioranza: la lista che raggiunge il 25% dei voti ottiene 2/3 dei seggi. Nel 1924 si registra così la vittoria delle liste nazionali composte da fascisti, liberali e cattolici conservatori, che porterà presto all'istaurazione del regime fascista.

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Cosa avviene alla caduta del fascismo?

Nascita della repubblica. Un'assemblea costituente, eletta nel 1946 col sistema proporzionale e a suffragio universale, anche femminile, approva a larga maggioranza, grazie all'intesa tra le forze liberali, democratico-cristiane e social-comuniste, la Costituzione repubblicana, che entra in vigore il primo gennaio del 1948.

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Quali sono le caratteristiche essenziali della Costituzione repubblicana?

Separazione dei poteri, libertà d'informazione (ma in questo campo siamo agli ultimi posti in Europa!), pluripartitismo. La nostra repubblica è una democrazia parlamentare: la sovranità appartiene al popolo, che elegge i suoi rappresentanti in parlamento. Mentre il fascismo ha concentrato il potere nel governo e nel suo capo, ora l'organo centrale è appunto il parlamento, composto di due camere che esercitano la funzione legislativa (bicameralismo paritario), entrambe elettive ma differenziate (il senato, ovviamente non più di nomina regia, è eletto su base regionale e richiede un'età più elevata per l'elettorato attivo e passivo). Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato: non dovrebbe intervenire nelle scelte politiche ma dovrebbe garantire il rispetto della Costituzione. E non rientra fra le sue competenze, per esempio, quella di chiedere al parlamento di impegnarsi per cambiare la Costituzione. Il potere esecutivo spetta al consiglio dei ministri, il cui presidente dirige la politica generale e coordina l'attività dei ministri; il governo per operare deve avere e conservare la fiducia di entrambe le camere, ciascuna delle quali può sfiduciarlo. Se, al contrario, il parlamento fosse asservito al governo, salterebbe la separazione dei poteri. Anche negli USA (c'è il presidenzialismo ma il congresso può avere una maggioranza di colore contrario a quello del presidente) e in Francia (c'è il semipresidenzialismo, ma anche qui il parlamento può essere di colore diverso da quello del presidente) il parlamento è in qualche modo un contropotere. Il potere giudiziario appartiene alla magistratura, che costituisce un ordine auto-nomo e indipendente da ogni altro potere. I giudici sono soggetti soltanto alla legge e non dipendono dal governo ma dal Consiglio Superiore della Magistratura.

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Come si eleggevano i parlamentari dal 1948 al 2005?

Nell'Italia repubblicana si vota all'inizio col sistema proporzionale. Si tentò di modificare la legge elettorale nel 1953 con una legge (truffa), che attribuiva un premio di maggioranza: il 65% dei seggi alla coalizione che raggiungeva il 50% dei voti. Nessuna coalizione raggiunse, però, quella soglia e in seguito la legge fu abolita. Il sistema proporzionale, quindi, rimase in vigore sino al 1994, quando in seguito ai referendum Segni si votò (e poi anche nel 1996 e nel 2001) con un sistema (mattarellum) maggioritario per tre quarti e proporzionale per un quarto. L'obiettivo (fallito) era quello di garantire la stabilità dei governi, difficile da ottenere col proporzionale.

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Come si eleggono i parlamentari dal 2006?

Nel 2006 (e poi nel 2008 e nel 2013), invece, si votò con una nuova legge (porcellum) voluta dal governo Berlusconi: sistema proporzionale con liste bloccate e premio di maggioranza senza soglia minima (55% seggi) alla coalizione più votata. Neanche il porcellum, però, ha garantito la stabilità dei governi, sia perché le coalizioni erano poco omogenee e costruite solo per vincere le elezioni, sia perché al senato il premio di maggioranza va attribuito regione per regione, e quindi può accadere che nessuna coalizione raggiunga una sicura maggioranza.

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Come si eleggeranno i parlamentari dal 2016?

L'attuale governo ha fatto approvare (anche ponendo la fiducia, e cioè prendere o lasciare; unici precedenti legge Acerbo e legge-truffa) una nuova legge elettorale (italicum) che vale solo per la Camera dei deputati: il partito che raggiunge il 40% dei voti ottiene 340 seggi (invece di 252), pari al 55% del totale. Se nessuna lista raggiunge quella soglia, le prime due vanno al ballottaggio e, senza alcuna soglia, chi vince ottiene il premio di maggioranza.

L'elettore può esprimere due preferenze, una per genere, tra i candidati non capilista, perché i capilista sono invece bloccati (quindi circa due terzi dei deputati saranno scelti dai partiti). C'è una soglia di sbarramento al 3% e la legge è entrata in vigore il primo luglio 2016, una volta approvata la riforma costituzionale che modifica il senato, al quale viene tolto il potere di dare la fiducia. Così chi rappresenta magari solo una minoranza di elettori potrà controllare facilmente la Camera, grazie al premio di maggioranza: ci saranno adeguati contrappesi al potere di chi ha vinto le elezioni? Ora si dice che questa legge elettorale va cambiata, ma per capire le intenzioni dei riformatori non bisogna dimenticare che italicum e nuova costituzione sono stati concepiti come tasselli di un unico progetto.

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Come cambierà il Senato (che non viene abolito)?

Composizione. Il numero dei senatori (che non riceveranno alcuna indennità aggiuntiva ma saranno coperti dall'immunità) passa da 315 (più i senatori a vita) a 100: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni. Lavorare come consigliere o sindaco e intanto fare il senatore forse non sarà facile. Elezione. I senatori saranno eletti non più durante le elezioni politiche ma dagli organi delle istituzioni territoriali, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi. E cioè: saranno scelti dai consiglieri regionali o dai cittadini? Di seguito il nuovo articolo costituzionale.

Art 2: Il Senato è composto di novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e di cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua in proporzione alla loro popolazione. La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi. Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio.

Poteri. Il Senato potrà legiferare su alcune materie assieme alla Camera ma in una varietà di ipotesi che renderà molto complicato il processo legislativo; eleggerà 2 giudici costituzionali (pur essendo composto da 100 senatori, mentre i 630 deputati potranno eleggerne solo tre) e parteciperà all'elezione del presidente della repubblica, ma non potrà più dare o togliere la fiducia al governo (che sia proprio questo il motivo del suo ridimensionamento?).

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Chi ha approvato la nuova legge elettorale e la riforma costituzionale?

Un parlamento eletto con una legge che la Consulta (13/1/2014) ha dichiarato incostituzionale, perché, col premio di maggioranza senza una soglia minima, provoca un'eccessiva sovra rappresentazione della coalizione vincente e perché, con le liste bloccate, toglie all'elettore la possibilità di scegliere i suoi rappresentanti. L'attuale parlamento eletto con una legge incostituzionale avrebbe dovuto (a parere di eminenti costituzionalisti, ma non di Napolitano e Mattarella) essere sciolto al più presto, perché la maggioranza parlamentare che sostiene il governo è drogata dal premio di maggioranza, e quindi non rappresenta affatto la maggioranza degli elettori. E invece, per quanto possa sembrare incredibile, ha dato la fiducia a due governi intenzionati a modificare la Costituzione. È accettabile che una profonda revisione, o addirittura una nuova Costituzione, sia approvata da un parlamento, almeno politicamente, delegittimato? Forse siamo già fuori da una democrazia costituzionale.

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Quali sono le ragioni a favore del cambiamento?

1. Dopo decenni di tentativi andati a vuoto, per la prima volta si riesce finalmente ad approvare una riforma costituzionale.

2. La riforma non tocca la prima parte della Costituzione ma solo la seconda, per rendere più semplice e veloce il processo legislativo.

3. La sera delle elezioni, come in altri Paesi europei, si conoscerà il vincitore, che potrà governare da solo senza dover fare delle alleanze.

4. L'Italia avrà governi stabili, che durano l'intera legislatura grazie alla solida maggioranza alla Camera, la sola da cui dipende la fiducia.

5.La riforma del Senato avvicina l'Italia ad altri Paesi europei.

6. Il processo legislativo sarà semplificato, perché una legge non dovrà essere approvata nella stessa versione da due camere.

7. Ci sarà un contenimento della spesa, per la riduzione del numero dei senatori, che non avranno un ulteriore stipendio.

8. Questa riforma non sarà perfetta ma almeno fa uscire il Paese dalla palude dell'immobilismo: se fallisse anche questo tentativo, il governo sarebbe costretto a dimettersi, l'Italia perderebbe la sua credibilità in Europa e si cadrebbe dalla padella nella brace.

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Quali sono le ragioni contrarie?

1. Non è vero: non è la prima volta, perché la riforma costituzionale voluta dal governo Berlusconi è stata approvata dal parlamento, e non è entrata in vigore solo perché bocciata dagli elettori col sostegno di tanti politici che ora appoggiano la nuova riforma.

2. La prima parte della Costituzione può essere modificata anche senza toccare i suoi articoli. Infatti, dipende dall'organizzazione dei poteri dello Stato, il cui equilibrio viene ora alterato, che quei diritti vengano realmente tutelati e non restino solo enunciazioni di principio. Se non è il parlamento, rappresentante della volontà degli elettori, che controlla il governo ma viceversa, si verifica una concentrazione di potere che mette a rischio i diritti di tutti. Una legge elettorale che dà il potere a una lista che rappresenta una minoranza dei cittadini potrà infatti, in mancanza di adeguati contrappesi, più facilmente privilegiare gli interessi dei pochi a danno dei molti.

3. Negli altri Paesi europei il partito che vince può non avere la maggioranza per governare da solo (come il primo governo Cameron o l'attuale governo Merkel) ed essere costretto a cercare alleanze in parlamento; con l'italicum, invece, non solo restano gli stessi profili di incostituzionalità del porcellum ma saltano anche i principi fondamentali della democrazia, perché la sera delle elezioni si saprà quale minoranza potrà governare indisturbata per cinque anni.

4. I governi saranno ultra stabili, perché ci sarà un eccessivo accentramento del potere: infatti, grazie al premio di maggioranza, il capo del governo, in qualche modo scelto direttamente dagli elettori, controllerà la sola Camera che dà la fiducia; inoltre, potrà condizionare la scelta del presidente della Repubblica e dei giudici della Consulta; ancora, se vince un buon politico potrà governare bene, ma se vince un pessimo politico che succederà? Una Costituzione deve prevedere anche questa eventualità, limitando i poteri dei governanti.

5. La somiglianza col ruolo del senato in altri Paesi è solo apparente, perché la Germania è uno Stato federale e in Francia i senatori sono eletti da 150 mila consiglieri regionali. In particolare, nel sistema federale tedesco il Bundesrat è costituito dai rappresentanti dei Governi dei Länder che debbono votare secondo le indicazioni di tali governi, e non da sindaci e consiglieri regionali, che possono votare secondo le indicazioni dei rispettivi partiti.

6. L'iter legislativo non sarà più semplice ma più complicato, dato che il senato non è abolito (come non sono state abolite le province ma solo l'elezione dei consiglieri provinciali) ma conserva una sua competenza legislativa; e non è vero che oggi l'attività legislativa sia troppo lenta (col governo Letta, rimasto in carica dal 28 aprile 2013 fino al 22 febbraio 2014 per un totale di 300 giorni, ovvero 9 mesi e 25 giorni, sono state approvate 35 leggi. Col governo Monti dal 16 novembre 2011 al 21 dicembre 2012 ne sono state approvate 44. Col governo Berlusconi IV, rimasto in carica dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 ne sono state approvate 230. Grosso modo con gli ultimi tre governi è stata approvata una legge ogni 10 giorni, considerando tutti i 365 giorni dell'anno).

7. La riduzione della spesa non è un motivo per cambiare una Costituzione, e comunque i risparmi saranno irrisori perché il senato manterrà alcune funzioni e perché i nuovi senatori avranno un rimborso spese per viaggi e soggiorno a Roma. Per abbattere davvero i costi del Parlamento, bastava dimezzare il numero dei senatori e dei deputati (da 945 a 470) per mantenere un equilibrio fra i due rami, e dimezzare pure gli stipendi (ogni parlamentare costa oltre mezzo milione l'anno). O cancellare il Senato, anziché mantenerlo con minori poteri e con spese ancora esorbitanti rispetto al suo peso; inoltre, sull'abolizione del bicameralismo paritario c'era un ampio accordo, ma la maggioranza parlamentare ha rifiutato di discutere sia le proposte migliorative che le critiche di noti costituzionalisti, bollati come gufi e professoroni.

8. Non c'è governo la cui tenuta sia tanto importante da poter essere barattata con un cambiamento in senso peggiorativo della Costituzione. Approvare la riforma per evitare le conseguenze delle possibili dimissioni del governo sarebbe una pessima scelta. Chi non si lascia vincere dalla paura di cadere dalla padella nella brace, chi ha coraggio e fiducia nel futuro, chi è disposto a impegnarsi per allargare invece di restringere gli spazi di partecipazione democratica potrà serenamente bocciare il disegno oligarchico che ispira la riforma. Il 5 dicembre potrebbe così diventare non un punto di arrivo ma un punto di partenza per cambiare davvero la politica italiana nel senso di una maggiore realizzazione dei principi enunciati nella nostra attuale Costituzione.

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In conclusione: una riforma per i cittadini o per la casta?

In sostanza, le modifiche approvate forse non mirano a ridurre, come si vuol far credere, il potere della casta ma, al contrario, a blindarlo, in continuità con precedenti tentativi, come quello bocciato dal referendum del 2006. In effetti, la riforma attuale non appare in contrasto ma piuttosto in continuità con quella del governo Berlusconi del 2005 (tranne che per l'eccessivo ruolo, allora voluto dalla Lega, delle regioni), perché porta a compimento il disegno di rendere inamovibile il governo: forse non è un caso che sia stata partorita dall'accordo Renzi-Berlusconi noto come 'Patto del Nazareno'. Quella riforma, infatti, prevedeva il rafforzamento del ruolo dell'esecutivo, attraverso l'indicazione diretta del primo ministro da parte del corpo elettorale. Ora lo stesso obiettivo si raggiunge mediante un ballottaggio che fa del vincitore il capo del governo e il dominus della Camera.

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Una riforma che unisce o che divide?

Merita di essere ricordato, a questo punto, l'intervento in aula del futuro capo dello Stato, allora on. Mattarella, durante il dibattito sull'approvazione di tale riforma elaborata dal centrodestra: "Ancora una volta, in questa occasione emerge la concezione che è propria di questo governo e di questa maggioranza, secondo la quale chi vince le elezioni possiede le istituzioni, ne è il proprietario. Questo è un errore. È una concezione profondamente sbagliata. Le istituzioni sono di tutti, di chi è al governo e di chi è all'opposizione. La cosa grave è che, questa volta, vittima di questa vostra concezione è la nostra Costituzione" (20/10/2005).

Non meno interessante l'intervento in Senato di un altro futuro capo dello Stato, il senatore Napolitano, che giudicava inaccettabile "una soluzione priva di ogni razionalità del problema del Senato, con imprevedibili conseguenze sulla linearità ed efficacia del procedimento legislativo; [...] il contrasto che ha preso corpo in Parlamento da due anni a questa parte e che si proporrà agli elettori chiamati a pronunciarsi prossimamente nel referendum confermativo non è tra passato e futuro, tra conservazione e innovazione, come si vorrebbe far credere, ma tra due antitetiche versioni della riforma dell'ordinamento della Repubblica: la prima, dominata da una logica di estrema personalizzazione della politica e del potere e da un deteriore compromesso tra calcoli di parte, a prezzo di una disarticolazione del tessuto istituzionale; la seconda, rispondente ad un'idea di coerente ed efficace riassetto dei poteri e degli equilibri istituzionali nel rispetto di fondamentali principi e valori democratici. La rottura che c'è stata rispetto al metodo della paziente ricerca di una larga intesa, il ricorso alla forza dei numeri della sola maggioranza per l'approvazione di una riforma non più parziale, come nel 2001, ma globale della Parte II della Costituzione, fanno oggi apparire problematica e ardua, in prospettiva, la ripresa di un cammino costruttivo sul terreno costituzionale" (15/11/2005).

 

3. VOX POPULI. CICCIO CICORINI: E MMO' CIAMMOLLENO 'STA CARAMELLA?

 

E mmo' ciammolleno 'sta caramella?

'sto ber boccone fracio de veleno?

Arriva 'sto pischello e 'sta pischella

e ffanno la penzata gnentemeno

 

de facce di' dde si' ch'e' bbona e bbella

la su' riforma da gran parafieno.

Me sento 'ntorcinamme le bbudella

e vva' a ffini' cche ssi le pio je meno.

 

Co' quattro chiacchiere da lecculeio

pretenneno de venimme a ffrega'

de famme di' che si sto ppeggio e' mmejo

 

e cche ccio' ggusto a famme comanna'.

Aho', ma 'nzomma, sto a ddormi' o sso' svejo?

Je voto No, me pozzino ammazza'.

 

4. VOX POPULI. CICCIO CICORINI: DICE 'R GOVERNO CHE CCHI VOTA NONE

 

Dice 'r governo che cchi vvota None

je puzzeno le fette, cia' la peste,

ade' bburino e ppure carognone

e dde mestiere e' scemo e guastafeste.

 

Dice 'r governo che ssemo ciartrone,

semo ggente de teppa e dde foreste

senza capoccia e ppure lazzarone

e ffamo schifo ma le ggente oneste.

 

E ppiu' cce dicheno che famo schifo

e ppiu' mme pare d'avecce raggione

a vvole' cche je possa pija' 'r tifo.

 

Nu' lo sopporto chi vvo' ffa' 'r padrone

e mme fa rride se 'ngrugnisce 'r grifo.

Me vonno comanna'? Je voto None.

 

5. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2014 (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di agosto 2014.

 

6. IL 29 AGOSTO RIUNIONE DEL "TAVOLO PER LA PACE" DI VITERBO

 

Venerdi' 29 agosto, con inizio alle ore 16,30, a Viterbo presso il Palazzetto della Creativita' in via Carlo Cattaneo 9 (sito nell'area del complesso scolastico degli istituti comprensivi Canevari e Vanni) si terra' una riunione del "Tavolo per la pace" cittadino.

Gli argomenti proposti sono i seguenti:

I. approfondire e sviluppare quanto condiviso nell'incontro del 20 agosto;

II. arrivare a una piu' adeguata proposta organizzativa in relazione all'iniziativa viterbese connessa alla marcia Perugia-Assisi;

III. il sostegno al percorso amministrativo per la tempestiva istituzione della Consulta per l'immigrazione;

IV. il sostegno al percorso amministrativo per la realizzazione dello sportello comunale di informazione ed assistenza per le persone immigrate;

V. il sostegno alla proposta di promuovere incontri di conoscenza e condivisione, di riconoscimento della comune appartenenza alla citta' e quindi alla comunita' viterbese di tutte le persone e le comunita' culturali variamente aggregate che nel territorio vivono;

VI. il sostegno al percorso tecnico ed amministrativo per la revoca degli atti amministrativi pregressi che configurino palesi violazioni dei diritti umani ovvero siano in contrasto con le guarentigie stabilite erga omnes nella Costituzione della Repubblica Italiana.

VII. Naturalmente l'incontro del 29 agosto sara' anche occasione, come di consueto, per scambiarsi informazioni sulle iniziative realizzate, in corso e in programma da parte dei vari soggetti che partecipano al Tavolo.

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Per ogni comunicazione il punto di riferimento e' come sempre Pigi Moncelsi: tel. 0761348590, cell. 3384613540, e-mail: pmoncelsi at comune.viterbo.it

 

7. UN INCONTRO DI RIFLESSIONE CON IL PROFESSOR OSVALDO ERCOLI A VITERBO

 

Si e' svolto la mattina di lunedi' 25 agosto 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione con la partecipazione del professor Osvaldo Ercoli, una delle figure piu' autorevoli della cultura e dell'impegno civile viterbese.

Nel corso dell'incontro si e' riflettuto sulla necessita' e l'urgenza del massimo impegno contro la guerra e contro il razzismo, in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele. La guerra e' un crimine contro l'umanita'. Solo la pace salva le vite. Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'. Il primo dovere di ogni essere umano e' recare aiuto agli altri esseri umani. Vi e' una sola umanita'.

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Una breve notizia sul professor Osvaldo Ercoli

Osvaldo Ercoli, gia' professore amatissimo da generazioni di allievi, gia' consigliere comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa dell'ambiente, per la pace e i diritti di tutti, e' per unanime consenso nel viterbese una delle piu' prestigiose autorita' morali. Il suo rigore etico e la sua limpida generosita' a Viterbo sono proverbiali. E' stato tra gli animatori del comitato che ha salvato l'area archeologica, naturalistica e termale del Bulicame dalla devastazione.

E' stato scritto di lui: "Il professor Osvaldo Ercoli e' stato per decenni docente di matematica e fisica a Viterbo, citta' in cui e' da sempre un simbolo di rigore morale e civile, di impegno educativo, di sollecitudine per il pubblico bene, di sconfinata generosita'. Gia' pubblico amministratore comunale e provinciale di adamantina virtu', sono innumerevoli le iniziative in difesa dei diritti umani e dell'ambiente di cui e' stato protagonista; tuttora impegnato nel volontariato a sostegno di chi ha piu' bisogno di aiuto, e' altresi' impegnato in prima persona ovunque vi sia necessita' di smascherare e contrastare menzogne, ingiustizie, violenze... Avendo avuto il privilegio immenso di averlo come amico, come maestro di impegno civile, come compagno di tante lotte nonviolente, vorremmo cogliere questa occasione per esprimergli ancora una volta il nostro affetto, la nostra ammirazione, la nostra gratitudine; affetto, ammirazione e gratitudine che sappiamo essere condivise da tutte le persone di Viterbo e dell'Alto Lazio, da tutte le persone che hanno avuto l'onore di conoscerlo e che hanno a cuore la dignita' umana di tutti e di ognuno, la civilta' come legame comune e comune impegno dell'intero genere umano, la biosfera casa comune dell'umanita' intera".

Ed e' stato scritto anche: "Ascoltare il professor Ercoli e' sempre straordinariamente educativo, e di grande conforto: poiche' significa mettersi alla scuola di una persona che unisce il rigore del ragionamento logico all'affermazione del dovere morale e all'intransigenza dell'impegno civile, con una sobrieta', una mitezza ed una saggezza che rendono ogni sua parola, ogni sua argomentazione, non solo un dono prezioso per il pensiero e per l'azione, ma anche un autentico gesto di amicizia che nel suo stesso darsi - in squisita cortesia ed insieme in assoluta chiarezza e onesta' - degnifica gli interlocutori tutti invitandoli ad esser parte del bene, del giusto, del vero".

 

8. UN INCONTRO DI STUDIO SU "FRAGILITA' UMANA E SOLIDARIETA'"

 

Si e' svolto nel pomeriggio di lunedi' 25 agosto 2014 a Viterbo un incontro di studio su: "Fragilita' umana e solidarieta'".

All'incontro ha partecipato il responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", Peppe Sini.

Nel corso dell'incontro sono state esposte ed analizzate esperienze concrete di solidarieta' e condivisione, interpretandole anche alla luce delle grandi tradizioni culturali e delle cruciali acquisizioni della psicologia, dell'antropologia e dell'etica contemporanee.

Le persone partecipanti hanno concluso l'incontro condividendo un appello contro la guerra e contro le stragi, contro il razzismo, contro il maschilismo, contro tutte le uccisioni e le persecuzioni; per la pace, il disarmo, il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni essere umano ha bisogno di aiuto. Ogni essere umano aiuto puo' donare. Cessi l'orrore della violenza, inizi la civilta' della solidarieta'.

 

9. "PACE, GIUSTIZIA, RISPETTO DEI DIRITTI UMANI, DIFESA DELLA BIOSFERA". UN INCONTRO DI RIFLESSIONE A VITERBO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di martedi' 26 agosto 2014 a Viterbo un incontro di riflessione su: "Pace, giustizia, rispetto dei diritti umani, difesa della biosfera".

All'incontro ha partecipato il responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", Peppe Sini.

Nel corso dell'incontro sono stati letti alcuni autorevoli documenti di istituzioni internazionali e sono stati commentati ponendoli in relazione a drammatiche vicende concrete attuali.

Le persone partecipanti all'incontro hanno ancora una volta espresso il convincimento che occorre opporsi a tutte le guerre,a  tutte le uccisioni, a tutte le persecuzioni, a tutte le dittature, a tutte le devastazioni, a tutte le oppressioni.

Occorre riconoscere, rispettare, difendere, promuovere il diritto di ogni essere umano alla vita, alla  dignita', alla solidarieta'.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

 

10. MAURIZIO

 

E' deceduto Maurizio Cario, un compagno di lotte, una persona buona, militante libertario, musicista, sociologo, ambientalista, scrittore.

A tutti i familiari affranti dal dolore diciamo il nostro affetto, la nostra vicinanza.

A lui nel ricordarlo diciamo ancora e ancora la nostra gratitudine: per quanto di giusto, di vero, di bello ha saputo e voluto al mondo donare, per il bene fatto che non si estingue.

 

11. MINIMO UN RESOCONTO DELLA RIUNIONE DEL 29 AGOSTO 2014 DEL "TAVOLO PER LA PACE" DI VITERBO

 

Minimo un resoconto della riunione del 29 agosto 2014 del "Tavolo per la Pace" di Viterbo.

Il prossimo incontro si terrà mercoledì 10 settembre con inizio alle ore 17,15.

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1. Venerdì 29 agosto 2014 si è svolta una riunione del "Tavolo per la Pace" promosso dal Comune di Viterbo cui prendono parte le rappresentanti ed i rappresentanti di varie associazioni impegnate per la pace, la solidarietà, i diritti umani e la nonviolenza.

L'incontro, essendo in prosecuzione di quello del 20 agosto, ha avuto anch'esso carattere meramente organizzativo in relazione a decisioni già prese nelle riunioni precedenti.

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2. In relazione all'organizzazione delle iniziative collegate alla Marcia Perugia-Assisi:

- Paolo Moricoli ha illustrato i termini contenutistici ed amministrativi della prevista deliberazione di Giunta con cui il Comune aderendo al "Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani" aderirà anche alla Marcia Perugia-Assisi del 19 ottobre partecipando con il proprio gonfalone e si impegnerà per la sua promozione a Viterbo, anche proponendo un impegno delle scuole, dei centri anziani, dei vari luoghi e delle varie strutture di aggregazione sociale, delle altre istituzioni locali, delle associazioni e della cittadinanza tutta. Dopo un ampio approfondimento di molti aspetti particolari si è concordato che si proceda in tal senso;

- si è poi proposto che le associazioni si coordinino per organizzare i pullman per favorire la più ampia partecipazione da Viterbo alla Marcia;

- si è svolta altresì un'ampia, polifonica riflessione su varie questioni connesse, riflessione articolata e aggettante che qui si rinuncia a sintetizzare.

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3. In particolare per l'iniziativa del 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza, nel corso della quale si propone di realizzare a Viterbo l'iniziativa di presentazione della Marcia e di consegna del riconoscimento ad alcune persone che si sono particolarmente distinte per aver operato per la pace:

- si propone che l'iniziativa si svolga di pomeriggio presso la Sala Regia di Palazzo dei Priori; che un rappresentante del Comune partecipe dell'esperienza del "Tavolo per la pace" presenti l'iniziativa e l'adesione sia alla Giornata internazionale della nonviolenza che alla marcia Perugia-Assisi; che i riconoscimenti alle personalità autorevoli operatrici di pace siano consegnati dal sindaco; che vi siano una laudatio (o più laudationes) e che vi sia una lectio magistralis (o più lectiones magistrales) all'atto della consegna ovvero ricezione del riconoscimento;

- il 10 settembre si indicheranno le altre due persone che si propone si aggiungano a monsignor Dante Bernini ed al professor Osvaldo Ercoli come destinatarie del riconoscimento;

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4. Si è dato incarico a Umberto Cinalli, Mario Di Marco e Paolo Moricoli di predisporre una bozza di manifesto, di locandina e di volantino da proporre al Comune per promuovere e pubblicizzare l'impegno per la Giornata internazionale della nonviolenza e per la Marcia per la pace Perugia-Assisi.

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5. Si è rinnovato l'impegno a sostenere la tempestiva concreta istituzione della Consulta per l'immigrazione; a tal fine si è dato mandato a Paolo Moricoli di reperire le deliberazioni ed i regolamenti relativi di altri enti locali di varie dimensioni e di varie zone d'Italia per poter avere dei modelli di riferimento al fine di contribuire all'elaborazione di una proposta deliberativa e regolamentare adeguata che il Comune possa adottare.

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6. I partecipanti hanno espresso ancora una volta la loro solidarietà a tutte le vittime delle guerre e delle dittature, del razzismo e delle persecuzioni, della violenza maschilista; hanno espresso ancora una volta il loro impegno in difesa della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani.

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7. Il prossimo incontro del "Tavolo per la Pace" di Viterbo si terrà mercoledì 10 settembre, con inizio alle ore 17,15, sempre presso il Palazzetto della Creatività in via Carlo Cattaneo 9 (sito nell'area del complesso scolastico degli istituti comprensivi Canevari e Vanni).

Verranno prevedibilmente esaminati i seguenti argomenti:

I. iniziativa per la Giornata internazionale della nonviolenza e verso la Marcia Perugia-Assisi (è previsto che si definiscano i nomi di tutte le persone cui attribuire il riconoscimento pubblico per il loro impegno per la pace - per il momento, come è noto, è già stato espresso il consenso unanime sui nomi di monsignor Dante Bernini e del professor Osvaldo Ercoli -; e che si approvi la bozza di manifesto che si è dato mandato a tre partecipanti del Tavolo di predisporre);

II. prosecuzione dell'iniziativa per la delibera "per l'attribuzione della cittadinanza onoraria alle bambine ed ai bambini non cittadine e cittadini italiani con cui la comunità viterbese ha una relazione significativa e quindi impegnativa";

III. sostegno al percorso amministrativo per la tempestiva istituzione della Consulta per l'immigrazione;

IV. sostegno al percorso amministrativo per la realizzazione dello sportello comunale di informazione ed assistenza per le persone immigrate;

V. sostegno alla proposta di promuovere incontri di conoscenza e condivisione, di riconoscimento della comune appartenenza alla città e quindi alla comunità viterbese di tutte le persone e le comunità culturali variamente aggregate che nel territorio vivono;

VI. sostegno al percorso tecnico ed amministrativo per la revoca degli atti amministrativi pregressi che configurino palesi violazioni dei diritti umani ovvero siano in contrasto con le guarentigie stabilite erga omnes nella Costituzione della Repubblica Italiana;

VII. naturalmente l'incontro sarà anche occasione, come di consueto, per scambiarsi informazioni sulle iniziative realizzate, in corso e in programma da parte dei vari soggetti che partecipano al Tavolo.

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8. Per ogni comunicazione il punto di riferimento è come sempre Pigi Moncelsi: tel. 0761348590, cell. 3384613540, e-mail: pmoncelsi at comune.viterbo.it

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Come di consueto questo sintetico resoconto della riunione è stato redatto a memoria da una delle persone partecipanti, e non impegna le altre persone presenti; si confida tuttavia che esso riporti correttamente - per quanto sinteticamente - l'essenziale di ciò che è stato esposto e concordato nel corso della riunione; ovviamente si esprime fin d'ora sincera gratitudine a tutte le persone che volessero correggere o aggiungere qualcosa.

 

12. LA POLITICA CHE UCCIDE

 

La politica che uccide non e' politica, e' barbarie.

La societa' che opprime ed esclude non e' societa', e' prigione e deserto.

Vi e' una sola umanita', un un unico pianeta casa comune di tutti gli esseri umani.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

 

13. TRE PASSI SUL CAMMINO DELLA NONVIOLENZA

 

Il 2 ottobre e' la Giornata internazionale della nonviolenza: facciamo in modo che sia un momento di forte coscientizzazione e di efficace opposizione alla guerra, alle stragi di cui essa consiste, ai suoi strumenti e ai suoi apparati; di efficace opposizione al razzismo ed a tutte le persecuzioni e le schiavitu'; di efficace opposizione al maschilismo che e' la radice di tutte le altre violenze.

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Il 19 ottobre c'e' la marcia Perugia-Assisi: facciamo in modo che sia un momento di forte coscientizzazione e di efficace opposizione alla guerra, alle stragi di cui essa consiste, ai suoi strumenti e ai suoi apparati; di efficace opposizione al razzismo ed a tutte le persecuzioni e le schiavitu'; di efficace opposizione al maschilismo che e' la radice di tutte le altre violenze.

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Il 4 novembre riproporremo l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele": facciamo in modo che sia un momento di forte coscientizzazione e di efficace opposizione alla guerra, alle stragi di cui essa consiste, ai suoi strumenti e ai suoi apparati; di efficace opposizione al razzismo ed a tutte le persecuzioni e le schiavitu'; di efficace opposizione al maschilismo che e' la radice di tutte le altre violenze.

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Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita', in un unico mondo casa comune dell'umanita' intera.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

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SENZA ODIO, SENZA VIOLENZA, SENZA PAURA

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Al referendum votiamo No alla riforma costituzionale golpista

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Numero 44 del 28 novembre 2016