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[Nonviolenza] Nonviolenza. Femminile plurale. 629



 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Numero 629 del 29 novembre 2016

 

In questo numero:

1. Alcune riflessioni di un gruppo di partecipanti alla manifestazione "Non una di meno"

2. Donatella Coccoli: Perche' votare No al referendum costituzionale, spiegato in dieci mosse (piu' una)

3. Elena Liotta: Sulla democrazia e il referendum... uno scontro generazionale?

4. Alcuni testi del mese di febbraio 2015 (parte terza)

5. Decine di parlamentari a sostegno della Casa per la Pace di Vicenza

6. Ancora uno sforzo

7. Il disarmo e' la via per la pace

8. Una cosa che so sulla Grecia

9. Nell'anniversario della scomparsa di don Sirio Politi

10. Vicenza: una buona notizia e un invito all'azione

11. Vicenza: cinque cose da fare ora tutte e tutti

12. Nel cinquantesimo anniversario della morte di Malcolm X

13. Associazione "Respirare": Dal 14 febbraio all'8 marzo

 

1. INCONTRI. ALCUNE RIFLESSIONI DI UN GRUPPO DI PARTECIPANTI ALLA MANIFESTAZIONE "NON UNA DI MENO"

[Da Luisa Ciavattini e Paolo Arena riceviamo e volentieri diffondiamo il seguente intervento delle persone partecipanti all'incontro di domenica 27 novembre 2016 a Soriano nel Cimino]

 

Domenica 27 novembre a Soriano nel Cimino si e' svolto un incontro tra partecipanti alla manifestazione "Non una di meno" tenutasi a Roma sabato 26 novembre.

L'incontro e' iniziato con la rassegna stampa: i partecipanti si sono alternati nella lettura ad alta voce degli articoli, estrapolati dai principali quotidiani, riguardanti la manifestazione. Sono state messe in comune impressioni, suggestioni ed analisi.

In seguito i partecipanti hanno rinnovato il loro impegno nella lotta contro il maschilismo e le sue pratiche.

Per concludere il gruppo ha proposto i seguenti spunti di riflessione.

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Urgenza

Il maschilismo e' modello primigenio di oppressione, radice da cui tutte le altre forme di violenza traggono nutrimento.

Se decidiamo di lottare contro la violenza in difesa del diritto alla vita, alla dignita', all'integrita' non possiamo che considerare il superamento del maschilismo un compito urgente.

Non ci sara' pace finche' le donne non saranno libere, non ci sara' pace finche' questo sistema di oppressione non verra' spezzato.

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Il mimetismo del patriarcato

Viviamo in un sistema-mondo che funziona ed e' organizzato sulla base di schemi maschili e violenti.

Questi schemi non rimangono inalterati, si trasformano, mutano.

Proprio in questa capacita' di mimesi risiede il pericolo piu' grande: le forme di violenza cristallizzate diventano difficili da riconoscere.

La normalizzazione di pratiche violente rende difficile la loro individuazione.

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Due antidoti: autocoscienza  e coscienza collettiva

Solo uno sguardo attento e critico sul mondo ci puo' salvare dall'infida trappola della desensibilizzazione.

Solo interrogandoci e condividendo dialogicamente i risultati del nostro indagare possiamo scardinare e snidare le pratiche violente e maschiliste.

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Fissita' identitaria

Il Sistema impone a donne e uomini identita' fisse e ruoli rigidi. Bisogna svelare questo condizionamento e sperarlo imparando a conoscerci e riconoscerci l'un l'altro.

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Linguaggio e media

Il linguaggio dei media propone solo identita' stereotipate e assegna sempre i soliti ruoli; fabbrica e vende dolore, crea e sfrutta vittime, "mostri" e specula sulla paura.

Occorre ripensare il nostro linguaggio ed abolire il vocabolario maschilista, perche' sono le parole a fare la realta'.

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Devianza e isolamento

Le donne che decidono di denunciare e mettere in luce i crimini perpetrati quotidianamente ai loro danni sono considerate nel migliore dei casi delle "pasionarie", nel peggiore delle devianti.

Questa e' la dimostrazione concreta della cristallizzazione di una cultura maschile dominante che cerca di fare pressione e di normalizzare i comportamenti percepiti come sovversivi e pericolosi.

Avviene nella vita reale e in quella virtuale.

"Siamo continuamente zittite, sminuite, insultate. Ci fanno sentire sole, sbagliate. Cercano di confinarci quando non riescono a farci rientrare nei ranghi".

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Non sentirsi sole

Ecco il senso della manifestazione di ieri: non sentirsi piu' sole in questa lotta.

"Camminare in mezzo ad un fiume di donne, guardarsi intorno e rendersi conto che siamo tante e siamo animate da un fine comune.

Non siamo sole".

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Lotta per la liberta'

La lotta in difesa dei diritti e della dignita' delle donne contro ogni forma di violenza maschilista e' una lotta in difesa dei diritti e della dignita' di tutti.

Tutte le lotte per i diritti sono lotte contro la violenza, tutte le lotte per la liberta' sono lotte nonviolente.

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Le persone partecipanti all'incontro di domenica 27 novembre 2016 a Soriano nel Cimino

 

2. RIFLESSIONE. DONATELLA COCCOLI: PERCHE' VOTARE NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE, SPIEGATO IN DIECI MOSSE (PIU' UNA)

[Dal sito www.left.it riprendiamo il seguente intervento.

Su Donatella Coccoli riportiamo dalla stessa fonte la seguente autopresentazione: "Una laurea in Filosofia (indirizzo psico-pedagogico) a Siena e tanta gavetta nei quotidiani locali tra Toscana ed Emilia Romagna. A Rimini nel 1994 ho fondato insieme ad altri giovani colleghi un quotidiano in coooperativa, il Corriere Romagna che esiste ancora. E poi anni di corsi di scrittura giornalistica nelle scuole per la Provincia di Firenze (fino all'arrivo di Renzi...). A Left, che ho amato fin dall'inizio, ci sono dal 2009. Mi occupo di: scuola, welfare, diritti, ma anche di cultura..."]

 

Domenica 4 dicembre si vota per decidere se attuare la revisione costituzionale messa in campo dal governo. Prima di entrare nel dettaglio del perche' votare no al referendum costituzionale, due premesse d'obbligo.

1. Il No non e' motivato dall'insofferenza che puo' suscitare il duo Boschi-Renzi che ha dato il nome alla Grande Revisione costituzionale. Noi preferiamo rimanere nel merito, cioe' il contenuto della riforma.

2. Sempre per questo motivo, non teniamo in considerazione gli aggiustamenti e annunci fatti in corso d'opera. Si vota sul testo della revisione punto e basta. Quindi non valgono gli annunci di eventuali cambiamenti della legge elettorale ne' le ventilate ipotesi di fare in modo che i senatori non siano nominati ma eletti dal popolo. Non c'e' nulla di scritto e dunque ci fermiamo al dato che l'Italicum e' la legge elettorale in vigore.

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Veniamo al perche' votare No

Se non lo avete gia' fatto, vi consigliamo di leggere lo speciale che "Left" ha predisposto per motivare la scelta di stare dalla parte del No. Se intanto volete farvi un'idea, ecco "in 10 mosse piu' una" perche' votare No il 4 dicembre.

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1. No per il metodo. La Costituzione si cambia insieme alla minoranza. E' un testo troppo importante perche' sia espressione solo del punto di vista della maggioranza. Almeno questo e' stato in passato. E quando non e' stato cosi' ne sono uscite modifiche pasticciate (vedi Titolo V). Perfino Massimo D'Alema - lo ha ricordato pochi giorni fa - si e' fermato, quando Berlusconi e' venuto meno al patto della Bicamerale. Invece in questo caso e' successo di tutto: addirittura l'allontanamento dei dissenzienti nelle commissioni parlamentari. Il governo e' andato dritto per la sua strada e le uniche modifiche sono state proposte all'interno dello stesso Pd.

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2. No perche' non finisce il bicameralismo paritario. Ma anzi, inizia un bicameralismo pasticciato, ibrido che non significa velocita' nel produrre leggi. Sarebbe stato meglio eliminare del tutto il Senato. Come sostenevano del resto personaggi della sinistra come Pietro Ingrao, che voleva mantenere pero' la centralita' del Parlamento.

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3. No perche' rappresenta un "mors tua vita mea". Cioe' il rafforzamento del Governo a scapito dei poteri del Parlamento e degli istituti di controllo e garanzia. La Repubblica si regge sul delicato equilibrio dei poteri. Se ne viene privilegiato uno a danno degli altri, si crea uno scompenso che puo' indebolire la democrazia. In presenza poi dell'attuale legge elettorale votata con la fiducia (i precedenti sono la legge Acerbo durante il fascismo e la legge truffa degli anni '50), la maggioranza ottiene uno strapotere che si manifesta anche nell'elezione del presidente della Repubblica e dei rappresentanti della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura.

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4. No perche' non e' una questione di governabilita'. Questa dipende dalla capacita' e coesione delle forze politiche, non dai regolamenti o dall'iter legislativo. Ne' tantomeno dalla famigerata quanto ormai rara "navetta", il "ping pong" tra le due Camere. Il passaggio tra Camera e Senato avviene infatti solo nel 20-25% dei casi. Se mai il problema e' che il governo che non riesce ad attuare le leggi che emana (l'80% di quelle votate dalle Camere sono di matrice governativa). Prendiamo la Buona scuola: e' stata approvata oltre un anno fa, ma ancora mancano dieci (10) leggi delega affidate per l'appunto al governo!

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5. No perche' il nuovo Senato non rappresenterebbe le autonomie locali. Lo hanno spacciato come il Bundesrat tedesco, ma non e' cosi'. Il nuovo Senato sara' davvero un ibrido a cui partecipano senatori (consiglieri regionali e sindaci) eletti in modo diverso e in tempi diversi. Tutti tra l'altro con l'immunita' parlamentare. I senatori sarebbero eletti (ancora non si sa come) dai consigli regionali. La frase che il comitato del Si' sbandiera per dire che l'elezione, dopo l'approvazione della riforma, sara' diretta e' questa: "in conformita' alle scelte espresse dagli elettori". In realta' e' stata aggiunta con un emendamento per tenersi buona la minoranza Dem e presa cosi', non significa nulla. Se avessero voluto l'elezione diretta avrebbero potuto scrivere a chiare lettere, per esempio: "Durante le elezioni regionali i cittadini hanno anche la possibilita' di scegliere i senatori". Perche' non l'hanno fatto e hanno solo inserito questa frase criptica?

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6. No perche' i poteri delle autonomie locali sono ridotti senza risolvere i problemi. Siamo tutti d'accordo che la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 ha creato numerosi contenziosi tra Stato e Regioni in materia di legislazione concorrente, oltre che sprechi a non finire e il proliferare della corruzione. Ma non si risolve tutto riportando il potere al centro: gli enti e le comunita' locali non avrebbero più voce in capitolo su questioni importanti per il destino delle stesse comunita'.

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7. No perche' i contenziosi Stato-Regioni continueranno. Seppure le disposizioni generali e comuni in materia di istruzione, salute, beni culturali, turismo ecc. tornerebbero in capo allo Stato, alle Regioni rimarrebbero competenze non indifferenti. Prendiamo la salute. La programmazione e l'organizzazione dei servizi sanitari spetteranno ancora alle Regioni. Oppure prendiamo i beni culturali. La promozione e la valorizzazione saranno a carico ancora delle Regioni. Vi immaginate quanti contrasti sfileranno di nuovo davanti alla Corte Costituzionale?

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8. No perche' non e' stato risolto il problema dell'equita' sociale. Lo si vede a proposito della sanita'. E' un punto messo bene in evidenza dall'avvocata Anna Falcone, vicepresidente del Comitato del No. Nella revisione non si tocca mai il tema dell'equita', a proposito di federalismo fiscale per cui le Regioni che si trovano con meno risorse, continueranno ad esserlo anche in futuro. E allora: va bene far pagare la stessa siringa in modo uguale da Milano a Palermo, ma se mi lasci le cose come sono e il cosiddetto fondo perequativo (per aiutare gli enti locali piu' deboli) non me lo tocchi, allora rimarra' ancora una disuguaglianza in Italia dal punto di vista della salute.

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9. No perche' la riforma e' scritta male ed e' confusa. E non semplifica. Provate a leggere l'articolo 70, quello dell'iter di formazione delle leggi. Molti attori ci hanno provato con risultati esilaranti (Claudio Santamaria, per esempio). L'articolo e' costituito da 432 parole, due pagine, sette commi. Dentro ci sono descritti almeno dieci tipi di procedure legislative. Non e' solo un testo oscuro - che per i giuristi costituisce un vulnus perche' impedisce l'osservanza della legge - ma e' proprio l'opposto della semplificazione, altro concetto sbandierato durate la campagna referendaria.

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10. No perche' non avvicina i cittadini alla partecipazione politica. E' vero che il quorum dei referendum si abbassa (sulla base della maggioranza dei votanti alle ultime elezioni) ma si puo' indire solo se si raccolgono 800.000 firme. Quindi solo soggetti forti e strutturati se lo possono permettere, altro che potenziamento della democrazia diretta! Stesso discorso per le leggi di iniziativa popolare: occorrono 150.000 firme (invece delle attuali 50.000) anche se si prevede il "contentino" della discussione in aula, resa possibile, pero', solo dai regolamenti parlamentari, tutti da fare... Ancora: nel nuovo articolo 71 sono previsti referendum propositivi e di indirizzo, una bella cosa, perche' sarebbero davvero un tentativo di democrazia diretta. Peccato che per essere attuati occorre una legge di entrambe le Camere.

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11. Consentiteci infine un'undicesima ragione. No perche' e' stata sprecata un'occasione. Perche' il cambiamento delle istituzioni e' un'esigenza sentita in molte forze politiche che si sono schierate per il No. Anche in questo caso la chiusura e la blindatura da parte del Governo dimostra che manca l'effettiva capacita' di vedere e sentire la realta' del Paese. Dove disoccupazione, disuguaglianza, poverta', gridano vendetta. Ma perche' il Governo non promuove una campagna a tappeto contro la corruzione o l'evasione fiscale? La credibilita' di un politico si vede da quello che fa. E certe "dimenticanze" fanno pensare.

 

3. RIFLESSIONE. ELENA LIOTTA: SULLA DEMOCRAZIA E IL REFERENDUM... UNO SCONTRO GENERAZIONALE?

[Riceviamo e volentieri diffondiamo.

Su Elena Liotta, psicoterapeuta e psicologa analista, cfr. la breve notizia biobibliografica in "Ogni vittim ha il volto di Abele" n. 186]

 

Ultime dal fronte... a 10 giorni dal voto

24 novembre 2016. Ascolto in tv, per voce di un sostenitore del Si' a me ignoto, che sul fronte degli indecisi e del No nessuno avrebbe capito nulla: in pratica, con il Referendum tutto rimarrebbe uguale! Una semplice correzione migliorativa insomma. Non e' vero che il Senato viene depotenziato, anzi viene rinforzato! Ma va? Come? Addirittura raddoppiato in un cento senso, da figure con piu' incarichi, portando dentro Comuni e Regioni! Evviva quanto spazio da coltivare per i pochi superuomini o superdonne eletti! e poi non sarebbe vero che i senatori non vengono eletti, perche' da qualche parte sono pur stati eletti, no?!

Sempre piu' vaghi il rapporto e il collegamento con la rappresentanza democratica. A meno che non si decida di cambiare senso e funzione di cio' che chiamiamo ancora Democrazia. Forse e' tutto qui il punto, trovare altri nomi per altre forme di governo.

A questo si aggiunge la motivazione autoreferenziale, cioe' non partecipata, dell'urgenza dell'intervento: "Si puo' fare solo ora o mai piu'". E perche'? Quali misteri ignoriamo? Come un amore infelice, quando all'ultimo momento dopo strazi infiniti senza miglioramenti di fronte al rischio di perdere tutto, all'improvviso ci si spaventa e ci si mette a strafare.

Ripensandoci, alla mia perplessita' su quell'intervento televisivo, fa seguito uno spontaneo perche': ma allora come mai questa palese, rassicurante semplicita' che nulla cambiera', non e' apparsa subito tale a tutti e tutte rendendoci tranquilli e contenti?

Al contrario e' comparsa l'inquietudine che ci ha spinti, alcuni ad approfondire non solo il contenuto del Referendum, ma anche a valutare modi, stili, contraddizioni che via via si palesavano; ad altri ha prodotto l'effetto di alienazione crescente fino al desiderio di non votare affatto. Comunque sia qualcosa di scadente, improvvisato, dilettantesco, per non dire di peggio, c'e' in questa proposta dell'attuale governo. Infine, possiamo davvero ignorare, non tener conto, dei numerosi giuristi, anche non politicanti, che invece sembrano, come noi, essere assai preoccupati e le cui spiegazioni risultano convincenti?

Certo e' piu' facile descrivere cio' che si conosce gia' da tempo, la vecchia Costituzione, che non un vago assetto futuro di cui non si delineano i contorni se non con con la fantasia... c'e' aria di salto nel buio.

Come che sia, invece di schiarirsi l'orizzonte avvicinandosi alla data del 4 dicembre, esso si fa sempre piu' oscuro agli occhi dei votanti... in un caos che a Roma definiscono come "buttarla in caciara!", fare tanto fumo, rumore, movimento per stordire, camuffare, non far vedere...

A questo hanno contribuito i serrati dibattiti, a tutte le ore, con tante facce anche ignote, tutti esperti? di cosa? da dove escono? Un bombardamento di parole che tutto fa meno che chiarire. Anche qui astuzia? Oppure? La verifica e' che troppe, ulteriori domande vengono sollecitate dalle varie esternazioni, ormai esplicitamente politiche che comunque si schierano seguendo il loro filo. Non trattandosi di materia soggettiva, aspettiamo ancora una previsione programmatica per cosi' dire - cioe' non una fantasia all'americana, quella che: "andra' tutto bene!" - ma quella corretta, matura, vera, chiara e attendibile sugli effetti reali delle riforme non solo rispetto all'attuale Costituzione e i suoi cambiamenti, ma sulla ricaduta nei numerosi aspetti e campi della vita sociale dei votanti e non (i minori). Senza dibattiti, basterebbe scriverla e diffonderla senza omissioni, ad uso dei non specialisti, illuminandone onestamente i pregi e le possibili criticita'.

Per mia parte, ho studiato la questione come se fosse per un esame universitario, tenendo desta la mia intuizione psicologica laddove insorgessero punti interrogativi.

Il primo e' stato proprio: ma che c'entrava ora, in questo periodo cosi' faticoso per tutti di crisi generale, economica, pieno di paure di attentati, terremoti, alluvioni, in difficolta' mondiale, la questione migranti, l'occupazione, l'inquinamento ambientale e altro ancora, che c'entrava riformare la Costituzione e la struttura del governo democratico in punti peraltro sconosciuti ai piu' e descritti con linguaggi altrettanto sconosciuti (il combinato disposto ha fatto effetto!)? Qual e' davvero l'emergenza della data?! Perche' questa fretta? Pare che la nostra fiducia non venga semplicemente chiesta, ma imposta per difficolta'! Non dobbiamo preoccuparci, sforzarci di capire, non e' roba per noi, ci penseranno loro a sistemare tutto...

Imputo a questo governo una superficialita' imperdonabile nei confronti della popolazione, per la conseguente scarsita' di chiarezza di un'operazione cosi' importante. Si butta il sasso e poi si nasconde - o meglio si nasconderebbe potendolo - la mano! Altro che metterci la faccia.

La popolazione dei presunti votanti No viene sottoposta a contraddittori voltafaccia di affermazioni, trattata come una classe di allievi testoni e ignoranti a cui i maestri, irritati, somministrano le loro prediche. E poi? Le svalutazioni e i ridimensionamenti del voto stesso: "E' solo un voto confermativo!". Ma che vuol dire, seriamente? Sembra quasi che esso non abbia importanza - eppure la tv incoraggia ad andare a votare, come una medicina piu' volte al giorno, e le lettere di Renzi, onnipresente in tv a tutte le ore, arrivano ovunque sul pianeta. Non sembra un comportamento equo, democratico, del premier di tutti (trattandosi della Costituzione italiana).

Ha invece le sfumature di una sfida, una avventura adolescenziale, lanciata da un premier e suoi amici elevati a ministri, un azzardo di cui neanche loro hanno valutano prima l'impatto sulla popolazione votante e poi anche gli effetti a breve e lungo termine.

Il sovrapporsi di livelli: personali, politici partitici, politici giuridici, europeisti, quel che sia, frastorna chiunque. Stiamo giocando? Se gli americani si sono profondamente disgustati della campagna Clinton-Trump, noi non stiamo messi meglio.

Per questo votero' No! Da donna che ha sempre votato a sinistra, come tante altre che lo faranno, questo governo, solo nominalmente democratico non riceve la mia fiducia. Non do, alla mia eta', la mia approvazione a qualcosa di cosi' vago, di cui si puo' dire addirittura il contrario, a tal punto che ascoltando i dibattiti, 'le bussole', gli orientamenti piu' disparati, vengono fuori ipotesi iper-ottimistiche oppure catastrofiche. Poteva funzionare per altre consultazioni elettorali, non per questa. Oltretutto accompagnata dal reiterato commento che si tratta di 'confermare' e basta o peggio: "la Costituzione e' vecchia, e' come la Topolino Fiat, va rinnovata, chi ci andrebbe oggi? (parole testuali)... Chissa' che immagine, quale nuovo modello ha in mente colei che lo ha dichiarato? La Ferrari che nessuno si puo' comprare? forse il Suv a rate? Le utilitarie odierne piene di tecnologia? Forse meglio i motori a carburanti non petroliferi?

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27 novembre... a una settimana dal voto

Emergono chiari a tutte e tutti, motivi piu' personalizzati a favore: dobbiamo votare Renzi quindi il Si' - non pensando piu' ne' al Referendum ne' alla Costituzione - ma per contenere una potenziale, minacciosa deriva verso la destra fascista, berlusconiana, leghista, grillina, il tutto ingrandito dalla vittoria di Trump - il quale nel frattempo sta pure cambiando stile e contenuti e non si sa che fine fara'. Vecchie insinuazioni sulla linea del chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

Nel fronte del No infatti ci sarebbero solo le accozzaglie, non invece delle possibili, involontarie ma esistenti convergenze di idee, che dovrebbero casomai far pensare a fondo i veri politici. E' prudente la conservazione dello status quo finche' l'orizzonte non diventi chiaro e affrontabile. Ce lo insegnavano gia' nell'infanzia. Esiste un conservatorismo salutare! Forse la rigidita' mentale continua ad attribuire alle parole un valore politico che non hanno. Conservare o lasciare, tenere o buttare, sono due azioni che possono avere o meno valore ed effetto, positivo o negativo. Dipende! Ce lo ricordano i saggi di tutti i tempi e luoghi. L'agire a ogni costo e' un sintomo di fuga dalle difficolta', come la nevrosi di cambiare continuamente tutto, innovare come segno di avanzamento (consumistico). Mercati bulimici, finanze corrotte e losche, fallimenti e chiusure di attivita', tassazioni ingiuste, che hanno portato la nostra economia al minimo non depone a favore degli ultimi decenni di governi. E non e' colpa della Costituzione! Meglio una Costituzione vecchia, per ora, che una nuova mutilata che non convince tutto il Parlamento. Non si era detto cosi' piu' volte?

Sull'integrita' politica e la paura. Se tuoi cari e stimati amici e amiche di sinistra, quale che sia, votano convinti Si' e a te sembra strano, ti fai venire i dubbi... a me sono venuti...

Ma loro se li fanno venire oppure no? E' difficile parlarne. Neanche con quello che succede del loro partito, che e' stato anche nostro un tempo, diciamo almeno l'area, roba da piangerci per chi ha seguito la sua storia. Una famiglia malata, immemore o smemorata, nevrotica, a tratti disfunzionale grave. I loro dubbi intorno al No li procura soprattutto Grillo? Un po' meno Salvini? Certo non Berlusconi sdoganato da tempo e gia' pronto di nuovo al governo? Nonostante le firme false ancora paura di Grillo? Peraltro ho notato che Renzi sempre di piu' grida e dice frasi poco felici, nella stessa maniera che viene rimproverata a Grillo! Ma che c'entra la Costituzione... cambiarla per compattarsi e alzare un muro difensivo?

Ultima riflessione generale. Le difficolta' che affliggono la democrazia nel mondo, riassunte dagli aggettivi ormai diffusi di democrazia incompleta, imperfetta, parziale, riguardano la sua realizzazione, sostanzialmente il comportamento e le scelte di coloro che la rappresentano grazie alla delega delle donne e degli uomini che li hanno votati. La 'perfezione assoluta e realizzata' si sa, non e' di questo mondo, lasciamola quindi da parte, ma rimane ancora un'ottima, irraggiungibile, meta, un orizzonte che ci mantiene sulla retta via... Per ora non e' stato trovato di meglio...

Da psicoanalista (che ha fatto anche un po' di politica) sono abituata a cogliere sottigliezze tra le righe e le parole, e quando non capisco i fatti umani inclusi quelli collettivi, i dubbi mi tengono in sospeso. Il periodo del dubbio e' fertile, puo' essere anche lungo e laddove ci siano versioni diverse dei fatti, si fa ancora piu' lungo, dovendosi trovare i nessi e le mediazioni per un quadro finale coerente ed equilibrato. Penso di avere una mente addestrata alla 'democrazia'. Ecco perche', leggendo la sintesi piu' tecnica riportata qui sotto, da cui sono partita per i miei chiarimenti, avendo escluso per me l'astensione dal voto, permango pazientemente nel dubbio e quindi nel No prudenziale.

Aggiungo infine che il No prudenziale, "Non ora", corrisponde (sia per individui sia per gruppi) a una modalita' di pensiero piu' adulto, qualcuno direbbe vecchio! Piu' consapevole, grazie all'esperienza, rispettoso, onesto, equilibrato, di uomini e di donne che conoscono la vita, la storia, il passato, sulla strada della civilta' e della democrazia non ancora perfette, ma considerate piuttosto come co-costruzioni collettive sempre in movimento... come lo sono tutte le relazioni sociali umane, dall'amicizia alla coppia, piccoli e grandi gruppi, fino al governo di qualsiasi cosa.

Anche per questo ritengo che l'opposizione dei due fronti abbia anche una qualita' generazionale (che pure alcuni politici anziani non sembrano decifrare). l'Italia e' un paese composto da una rilevante popolazione anziana, chissa' come si orienteranno?

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Un estratto dal numero 2518 del 31 ottobre 2016 dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino"

Cosa c'e' che non va:

1. La trappola della velocita'

Quando si prendono decisioni importanti non si discute mai abbastanza. Quando si fanno le leggi, piu' ci si pensa e meglio e'. La democrazia e' un processo decisionale lento e paziente... (psicologicamente l'impulsivita' e' molto spesso distruttiva e denota immaturita' dell'Io).

2. La trappola del risparmio

Da quando in qua per risparmiare occorre massacrare la Costituzione, che e' la legge a fondamento di tutte le nostre leggi, la base del nostro ordinamento giuridico e quindi della nostra civile convivenza? Per ridurre i costi dell'attivita' parlamentare basterebbe una legge ordinaria che riduca gli emolumenti a tutti i parlamentari portandoli a retribuzioni ragionevoli (infatti, quindi no comment!).

3. La trappola della governabilita'

Cio' che si nasconde dietro la parola magica - ovvero la cortina fumogena - della "governabilita'" altro non e' che il potere dei potenti di imporre la loro volonta' e i loro abusi senza opposizioni e senza controlli. La governabilita' non e' ne' un valore ne' un bisogno in nome del quale devastare la democrazia, lo stato di diritto, i diritti civili, politici e sociali che ad ogni persona appartengono (qui emerge la vaghezza verbale incongrua, tipica della manipolazione).

Cosa sarebbe meglio mantenere:

4. Elogio del perfetto bicameralismo

In un parlamento due camere sono meglio di una: se nell'una si commette un errore l'altra puo' correggerlo; se nell'una prevale un'alleanza di malfattori, l'altra puo' contrastarla. Due camere si controllano reciprocamente. Cosi' si sbaglia di meno. Benedetto sia il bicameralismo perfetto (cioe' il rimanere su questa via).

5. Elogio della rappresentanza proporzionale

In una democrazia il potere e' del popolo che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti. Il parlamento che fa le leggi in nome del popolo deve essere rappresentativo di esso in modo rigorosamente proporzionale. Se invece una minoranza si appropria della maggioranza dei seggi quel parlamento non e' piu' democratico, diventa solo la foglia di fico di un regime oligarchico. E se il governo si sostituisce al parlamento nella sua funzione legislativa non solo quel parlamento diventa una foglia di fico a tentar di occultare l'oscenita' del potere reale, ma quel potere non e' piu' ne' democratico ne' repubblicano, e' diventato un'autocrazia. Benedetta sia la rappresentanza proporzionale (cioe' il rimanere su questa via).

6. Elogio del costituzionalismo, nemico dell'assolutismo

Il fine e il senso di ogni Costituzione e' impedire o almeno limitare gli abusi dei potenti. Nelle societa' divise in classi di sfruttatori e sfruttati, di proprietari ed espropriati, di governanti e governati, chi esercita funzioni di governo e' costantemente esposto alla forza corruttiva del potere. Nessun potere deve essere assoluto, ogni potere deve avere limiti e controlli. Benedetto sia il costituzionalismo, nemico dell'assolutismo (cioe' il rimanere su questa via).

7. Una repubblica parlamentare, non una dittatura

Se il governo attraverso la riforma costituzionale, la riforma elettorale ed il loro "combinato disposto" (ovvero l'effetto sinergico delle norme contenute nelle due riforme) mutila ed esautora il parlamento e si appropria di fatto del potere legislativo e lo somma a quello esecutivo che gia' detiene, viene meno la repubblica parlamentare. Ma per noi la repubblica parlamentare e' un bene irrinunciabile (il "combinato disposto" e', dal punto di vista psicologico un dispositivo schizofrenico, un paradosso, il vero nodo che strozza il governo democratico, che non e' il management di una multinazionale. Questa, se non e' grave furbizia, e' una grave mancanza di cultura politica).

8. Uno stato di diritto, ovvero la separazione e il controllo dei poteri

Se il governo attraverso la riforma costituzionale, la riforma elettorale ed il loro "combinato disposto" (ovvero l'effetto sinergico delle norme contenute nelle due riforme) si appropria di fatto del potere legislativo e lo somma a quello esecutivo che gia' detiene, annienta la separazione e il controllo dei poteri, che sono il fondamento dello stato di diritto. Ma per noi lo stato di diritto, ovvero la separazione e il controllo dei poteri, e' un bene irrinunciabile (come sopra).

9. Una democrazia, ovvero la sovranita' popolare

Se il governo attraverso la riforma costituzionale, la riforma elettorale ed il loro "combinato disposto" (ovvero l'effetto sinergico delle norme contenute nelle due riforme) riduce il parlamento a un giocattolo nelle sue mani, si fa un senato non piu' eletto dal popolo, si fa una camera dei deputati in cui una minoranza rapina la maggioranza assoluta dei seggi, si appropria di fatto del potere legislativo e lo somma a quello esecutivo che gia' detiene, la sovranita' popolare e' annichilita e con essa la democrazia. Ma per noi la democrazia, ovvero la sovranita' popolare, e' un bene irrinunciabile (come sopra).

 

4. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI FEBBRAIO 2015 (PARTE TERZA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di febbraio 2015.

 

5. DECINE DI PARLAMENTARI A SOSTEGNO DELLA CASA PER LA PACE DI VICENZA

 

Sono decine i parlamentari italiani ed europei che hanno espresso sostegno alla Casa per la Pace di Vicenza e chiesto al Comune di restituire al piu' presto una sede adeguata alla prestigiosa istituzione pacifista vicentina dopo che alcune settimane fa la vendita a privati dell'immobile che ospitava l'Assessorato ai servizi sociali del Comune (presso cui la Casa per la Pace aveva sede) ha lasciato uno dei piu' importanti centri italiani di ricerca nonviolenta e di democrazia partecipata senza l'indispensabile struttura logistica.

Tra i senatori, i deputati ed i parlamentari europei che tra i primi hanno espresso il loro sostegno all'impegno amministrativo affinche' con la massima tempestivita' la Casa per la Pace vicentina abbia una nuova sede, segnaliamo e ringraziamo le senatrici e i senatori Ornella Bertorotta, Enrico Cappelletti, Paolo Corsini, Roberto Cotti, Loredana De Petris, Nerina Dirindin, Laura Fasiolo, Luigi Manconi, Maria Mussini, Laura Puppato, Manuela Serra, le deputate e i deputati Roberta Agostini, Massimiliano Bernini, Luisa Bossa, Luigi Gallo, Walter Rizzetto, Simonetta Rubinato, Daniela Sbrollini, Arturo Scotto, Pierpaolo Vargiu, Sandra Zampa, gli europarlamentari David Borrelli e Gianni Pittella.

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Analogo auspicio hanno formulato numerose cittadine e numerosi cittadini di Vicenza che hanno sottoscritto in gennaio una petizione a tal fine; e da tutta Italia il medesimo sostegno a una tempestiva soluzione hanno espresso molte delle figure piu' prestigiose della cultura e dell'impegno di pace e di solidarieta', tra cui per primi il professor Alberto L'Abate, gia' collaboratore di Aldo Capitini e di Danilo Dolci e figura storica della nonviolenza in Italia; il professor Sergio Paronetto, vicepresidente di Pax Christi; l'on. Michele Boato, presidente dell'Ecoistituto del Veneto; il sen. Gigi Malabarba, figura storica del movimento operaio e della solidarieta' internazionale; la dottoressa Antonella Litta, dell'Associazione italiana medici per l'ambiente; il presidente del Movimento Nonviolento, Mao Valpiana; e con essi innumerevoli cittadine e cittadini, ed associazioni pacifiste e di volontariato, di solidarieta' e di cittadinanza attiva, da ogni parte d'Italia: la "Casa per la Pace" di Vicenza e' infatti una delle piu' rilevanti istituzioni culturali e di impegno nonviolento nel nostro Paese, nota a livello internazionale per la qualita' delle sue iniziative culturali e di promozione concreta e coerente della pace, dei diritti umani, della solidarieta', della democrazia.

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Per contattare direttamente gli animatori della "Casa per la Pace" di Vicenza: casaperlapace at gmail.com

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Per contribuire all'impegno solidale a sostegno della necessaria e urgente deliberazione comunale che restituisca alla Casa per la Pace la sede indispensabile si puo' scrivere al Sindaco ed all'Amministrazione Comunale di Vicenza: sindaco at comune.vicenza.it; vicesindaco at comune.vicenza.it; assessore.crescita at comune.vicenza.it; assessore.curaurbana at comune.vicenza.it; assessore.risorse at comune.vicenza.it; assessore.partecipazione at comune.vicenza.it; assessore.progettazione at comune.vicenza.it; assessore.formazione at comune.vicenza.it; assessore.sicurezza at comune.vicenza.it; assessore.comunita at comune.vicenza.it; assessore.semplificazione at comune.vicenza.it; presidenteconsiglio at comune.vicenza.it; direttoregenerale at comune.vicenza.it; segreteriadirezionepersonale at comune.vicenza.it; segreteriagen at comune.vicenza.it; uffstampa at comune.vicenza.it; urp at comune.vicenza.it

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Per contribuire ad informare la cittadinanza vicentina della diffusa e crescente solidarieta' si puo' scrivere ai principali mass-media locali: redazioneweb at ilgiornaledivicenza.it; info at vicenzareport.it; vicenzatoday at citynews.it; redazione at vicenzapiu.com; vicenza at gazzettino.it; corriereveneto at corriereveneto.it; regione at mattinopadova.it; direttore at lavocedeiberici.it; info at editriceveneta.it; info at televeneto.it; info at bluradioveneto.it; redazione at bluradioveneto.it; redazione at birikina.it; info at radioreb.org; redazione at stellafm.it; diretta at stellafm.it; radioplanet at radioplanet.it; info at radio24.it; amministrazione at mediaveneto.com; redazione at radiovicenza.fm; ladomenica at tvavicenza.it; info at lineanews.it; radio at lineanews.it; regioni at adnkronos.com; ansa.venezia at ansa.it

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Sosteniamo la pace e il diritto di tutti gli esseri umani alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Sosteniamo le istituzioni che promuovono la pace e i diritti umani.

 

6. ANCORA UNO SFORZO

 

Rinnoviamo l'invito a tutte le lettrici e tutti i lettori del nostro notiziario sia a scrivere al Comune di Vicenza per sollecitare la restituzione di una sede alla Casa per la Pace vicentina, sia a far circolare ulteriormente questo appello.

Per contrastare la guerra, il razzismo, il maschilismo, la distruzione della biosfera, il fascismo che torna, abbiamo anche bisogno di strutture nonviolente che lavorino permanentemente per la pace e i diritti umani: la Casa per la Pace di Vicenza e' una di esse.

 

7. IL DISARMO E' LA VIA PER LA PACE

 

Le armi uccidono le persone.

Il disarmo e' la via per la pace.

 

8. UNA COSA CHE SO SULLA GRECIA

 

Che hanno ragione.

Che prima viene il diritto alla vita e alla dignita' di ogni essere umano e di ogni popolo, poi si discute del resto.

I potentati economici e burocratici che vogliono continuare a speculare sulla sofferenza altrui, a provocare l'impoverimento e la morte per stenti di sempre piu' ampi gruppi umani non ne hanno il diritto.

Il diritto e' dalla parte del popolo greco, che oggi lotta per il diritto alla vita di tutti i popoli del mondo.

Noi che questo sappiamo, in onesta' e gratitudine abbiamo il dovere di sostenere il popolo greco ed il suo governo democraticamente eletto.

L'Italia si schieri dalla parte della Grecia, dalla parte dell'umanita'.

Le politiche vampiresche dei vertici speculativi dell'Unione Europea debbono essere rovesciate; l'Unione Europea deve divenire quella pensata dagli antifascisti confinati a Ventotene: un'Europa di pace e di solidarieta', della democrazia e dei diritti umani, fautrice della liberazione comune dell'umanita' intera.

L'Europa e' un sogno sognato in Grecia alcune migliaia di anni fa.

L'Europa e' una civilta' creata in Grecia alcune migliaia di anni fa.

L'Europa e' la Grecia.

 

9. NELL'ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI DON SIRIO POLITI

 

Il 19 febbraio 1988 moriva Sirio Politi (1920-1988), prete operaio, presidente del Movimento internazionale della riconciliazione, inesauribile artefice di solidarieta', di pace, di nonviolenza.

Nell'anniversario lo ricordiamo a quanti lo conobbero e lo amarono, ne indichiamo la figura e l'opera ai giovani affinche' ne traggano esempio e ispirazione al chiaro intelligere, al retto condursi, all'agire buono.

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Una notizia biografica ed alcuni scritti di don Sirio Politi sono disponibili nel sito www.lottacomeamore.it

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Nel ricordo di don Sirio Politi proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; per il disarmo e la smilitarizzazione; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

10. VICENZA: UNA BUONA NOTIZIA E UN INVITO ALL'AZIONE

 

In un articolo apparso ieri sul sito di "Vicenza report" dal titolo "Vicenza, presto una nuova sede per la Casa della Pace", articolo in cui vengono riferite anche alcune preziose riflessioni dell'assessora comunale Isabella Sala, si da' notizia del dichiarato impegno dell'amministrazione comunale vicentina a trovare presto una nuova adeguata sede per la prestigiosa istituzione nonviolenta.

E' un buon segno, e conferma l'opportunita' (e vorremmo dire: la necessita') di sviluppare adesso una ancora piu' energica azione di vigile e sollecito sostegno affinche' l'impegno dichiarato dall'amministrazione comunale non s'impantani - per cosi' dire - in burocratici meandri e non rischi di restar lettera morta.

Alle lettrici e ai lettori chiediamo pertanto una volta ancora di premere nonviolentemente affinche' al piu' presto la Casa per la Pace di Vicenza possa tornare ad operare in una sede adeguata.

Non c'e' bisogno di ripeterlo, ma ripetiamolo ugualmente: proprio perche' la situazione attuale dell'umanita' e' cosi' drammatica, vi e' ancor piu' bisogno di luoghi, di centri, di istituzioni che promuovano pace e diritti umani, solidarieta' e nonviolenza.

La Casa per la Pace di Vicenza e' un bene comune dell'umanita' che fa del bene all'umanita'. Facciamo quanto e' in nostro potere per sostenere l'impegno affinche' abbia al piu' presto di nuovo una sede adeguata.

 

11. VICENZA: CINQUE COSE DA FARE ORA TUTTE E TUTTI

 

A tutte le persone che ci leggono, ed a tutte le esperienze collettive di cui fanno parte - associazioni, istituzioni, movimenti, redazioni... -, chiediamo di nuovo di esprimere il proprio sostegno alla "Casa per la Pace" di Vicenza, associandosi alla richiesta rivolta al sindaco di quella citta' che sia al piu' presto restituita un'adeguata sede alla "Casa per la Pace", che da alcune settimane ne e' stata privata a seguito della vendita dell'immobile che ospitava gli uffici dell'Assessorato comunale presso cui la "Casa per la Pace" era ospitata.

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Ricordiamo ancora una volta che la "Casa per la Pace" di Vicenza e' un prezioso punto di riferimento, non solo a livello cittadino ma a livello nazionale ed internazionale, per tutte le persone impegnate per la pace, i diritti umani, la solidarieta' concreta, la difesa dell'ambiente, la democrazia autenticamente partecipata, la nonviolenza.

E ricordiamo che molte illustri personalita' della cultura e dell'impegno morale e civile hanno gia' espresso al Comune di Vicenza la loro persuasa condivisione della richiesta che alla "Casa per la Pace", che e' una "istituzione pubblica" (a seguito di specifica deliberazione del Consiglio Comunale di Vicenza del 1993, in adempimento dell'art. 2 dello Statuto Comunale), sia tempestivamente restituita una sede in cui poter continuare ad operare.

Tra le prime di queste illustri personalita' ricordiamo il professor Alberto L'Abate gia' collaboratore di Aldo Capitini e di Danilo Dolci e figura storica della nonviolenza in Italia; il professor Sergio Paronetto vicepresidente di Pax Christi; l'on. Michele Boato presidente dell'Ecoistituto del Veneto; il sen. Gigi Malabarba figura storica del movimento operaio e della solidarieta' internazionale; la dottoressa Antonella Litta dell'Associazione italiana medici per l'ambiente; Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento.

Ed anche dal Parlamento italiano e da quello europeo molte personalita' hanno espresso il loro sostegno, tra esse le senatrici e i senatori Ornella Bertorotta, Enrico Cappelletti, Paolo Corsini, Roberto Cotti, Loredana De Petris, Nerina Dirindin, Laura Fasiolo, Gianni Girotto, Luigi Manconi, Maria Mussini, Stefania Pezzopane, Laura Puppato, Manuela Serra, le deputate e i deputati Roberta Agostini, Massimiliano Bernini, Luisa Bossa, Luigi Gallo, Walter Rizzetto, Simonetta Rubinato, Daniela Sbrollini, Arturo Scotto, Pierpaolo Vargiu, Sandra Zampa, gli europarlamentari David Borrelli e Gianni Pittella.

Ricordiamo ancora infine che tra le persone che animano la "Casa per la Pace" di Vicenza vi e' il professor Matteo Soccio, una delle personalita' piu' autorevoli della nonviolenza in Italia - tanto sul piano del contributo teorico ed educativo quanto su quello dell'azione concreta come della luminosa testimonianza personale.

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Vi chiediamo di esprimere la vostra solidarieta' con la "Casa per la Pace" di Vicenza nei seguenti modi:

1. inviando una lettera al sindaco di Vicenza (ma anche all'amministrazione comunale nel suo complesso) chiedendo che sia al piu' presto restituita un'adeguata sede alla "Casa per la Pace", prezioso bene comune della citta' e di ogni persona di volonta' buona. Gli indirizzi di posta elettronica del sindaco e dell'amministrazione comunale di Vicenza sono i seguenti...; e' anche possibile (ed opportuno) scrivere a tutti i singoli consiglieri comunali di Vicenza attraverso le loro pagine personali nel sito del Comune www.comune.vicenza.it

2. inviando per conoscenza la vostra lettera (o una lettera in cui riferite di essa o comunque del vostro sostegno alla "Casa per la Pace") anche ai mezzi d'informazione vicentini affinche' informino la cittadinanza della vasta e crescente attenzione e solidarieta'; gli indirizzi di posta elettronica dei principali sono i seguenti...

3. inviando per conoscenza la vostra lettera anche agli ulteriori mass-media locali e nazionali che riterrete utile ovvero opportuno informare;

4. inviando la vostra lettera e/o questo appello agli altri vostri interlocutori invitando anch'essi ad aderire all'iniziativa;

5. inviando ovviamente la vostra lettera anche direttamente agli amici della "Casa per la Pace" di Vicenza: casaperlapace at gmail.com

Il momento e' ora.

 

12. NEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MALCOLM X

 

Cinquanta anni fa, il 21 febbraio 1965, veniva assassinato a New York Malcolm X.

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo lo ricorda come un fratello e un compagno di lotte che "passato attraverso tragiche esperienze e dolorose rotture in un percorso di progressivo approfondimento morale e politico era divenuto una delle maggiori e piu' acute personalita' della lotta contro il razzismo" e la cui azione pubblica e riflessione morale e politica quando fu assassinato era in pieno creativo svolgimento nella direzione della nonviolenza.

E ad argomentare il nostro sentire riproponiamo, allegandola in calce, una riflessione di qualche anno fa.

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Nel ricordo del nostro fratello e compagno Malcolm X proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; per il disarmo e la smilitarizzazione; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

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Peppe Sini: Una testimonianza per Malcolm X

Ai miei giovani studenti racconto spesso che nel mio accostamento alla nonviolenza ben poco - o affatto - ha contato la pubblicistica accademica e quella predicatoria e molto invece hanno contato le vicende, le riflessioni e le opere di Ernesto Guevara, Frantz Fanon, Malcolm X; e' stato anche studiando le loro storie e i loro scritti, prendendo sul serio i problemi che si posero e ci pongono, cogliendone le aperture e le aporie, le ragioni e le contraddizioni, le verita' e gli errori, le scommesse e la tragedia, e soprattutto non eludendo la questione delle questioni: se la violenza possa essere uno strumento di lotta per la liberazione dell'umanita', che sono giunto alla nonviolenza. Cosicche' Guevara, Fanon e Malcolm X mi sono stati quindi fondamentali maestri di nonviolenza (non solo loro, naturalmente; ma anche loro), poiche' per me la nonviolenza e' innanzitutto una teoria-prassi di lotta per la liberazione dell'umanita', per la difesa della biosfera, per un civile, dignitoso, responsabile e solidale condursi, comprendersi e convivere; ed e', dopo i gulag ed i lager, dopo Auschwitz ed Hiroshima, l'unica via per dare una speranza di futuro decente all'umanita'; essendo in riferimento ai compiti dell'ora - dell'ora presente, del Novecento e del secolo attuale - cio' che il socialismo scientifico era stato per il movimento operaio ottocentesco e primonovecentesco, quanto di vero e di forte nel socialismo scientifico c'e' ereditando ed inverando, ed insieme criticando e dialetticamente integrando nella verifica ad esempio con la condizione contadina, con la questione ecologica, con la cruciale riflessione femminista.

Non mi sono mai nascosto cio' che di Malcolm X e' scandaloso; cio' che e' talvolta grottesco e sovente patetico; ma in quel tragitto esistenziale e religioso e militante ho colto una metanoia e una sincerita' il cui esito ultimo (ultimo perche' la sua vita fu stroncata dalle pallottole, ma ultimo anche perche' era ormai acquisizione teoretica e finanche radicalmente antropologica ed intimamente sentita e vissuta, e quindi pratica - scilicet: morale, ed essendo morale, politica - definitiva ed irreversibile) sostanzialmente null'altro era che l'indicazione della necessita' per la nostra comune lotta della scelta della nonviolenza, della nonviolenza in cammino.

 

13. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": DAL 14 FEBBRAIO ALL'8 MARZO

 

E' forse ancora presto per avere una chiara percezione dell'impatto della terza edizione dell'One Billion Rising.

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Eppure sentiamo che questa iniziativa e' schiudente e liberatoria come nessun'altra azione nonviolenta condotta fin qui dall'umanita'; che ci testimonia e ci indica la via della ricomposizione delle scissure, della guarigione delle ferite, della lotta che aiuta e che salva, del riconoscimento e della riconoscenza, della sapienza accudente, della "ironia che resiste e contesa che dura", della solidarieta' impavida e del conflitto necessario.

Per il terzo anno consecutivo il 14 febbraio abbiamo sentito vibrare ancora questo messaggio nei corpi e nei volti, questa volonta' buona che smascherando e denunciando e contrastando l'oppressione maschilista, la violenza maschilista, l'ordine patriarcale del discorso e del mondo, ipso facto contrasta tutte le violenze, contrasta tutte le guerre e tutte le uccisioni, contrasta il razzismo e tutte le persecuzioni, contrasta ogni asservimento e ogni devastazione, contrasta lo sfruttamento feroce e la furiosa distruzione delle umane esistenze e dell'unico mondo vivente.

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Cosi' il 14 febbraio; e tra un paio di settimane e' l'8 marzo: che e' la storica giornata di celebrazione e meditazione e continuazione della lotta delle donne per la liberazione dell'umanita'; che e' insieme memoria, testimonianza e prefigurazione; la tradizione viva, l'anello forte, l'eredita' feconda e il cuore del progetto di quanto di meglio le classi sociali sfruttate ed oppresse hanno espresso nella lotta comune contro ogni ingiustizia, contro ogni vilta', contro ogni menzogna.

Invano il potere patriarcale, la violenza maschilista, il modo di produzione capitalistico esercita ogni sua subdola arte ed ogni suo potere di comando per svuotare l'8 marzo del suo significato e ridurlo a merce e menzogna, spettacolo ed alienazione: l'8 marzo e' ancora e sempre quello di Clara Zetkin e di Rosa Luxemburg, dell'umanita' che si solleva in piedi: "walk, dance, rise", per dirla con le parole della canzone "Break the chain", "spezza le catene", danzata ovunque nel mondo il 14 febbraio nell'One Billion Rising.

Si possa ovunque anche l'8 marzo ripetere il miracolo del 14 febbraio.

La nonviolenza e' in cammino. Femminile e plurale. Con volto e con voce di donna.

Vi e' una sola umanita'.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 629 del 29 novembre 2016

 

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