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[Nonviolenza] Senza odio, senza violenza, senza paura. 45



 

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SENZA ODIO, SENZA VIOLENZA, SENZA PAURA

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Al referendum votiamo No alla riforma costituzionale golpista

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Numero 45 del 30 novembre 2016

 

In questo numero:

1. Un appello nonviolento per il 4 dicembre: Un parlamento eletto dal popolo, uno stato di diritto, una democrazia costituzionale. Al referendum votiamo No al golpe

2. Giacomo Russo Spena intervista Anna Falcone

3. Domenico Gallo: "Il mio regno per un cavallo"

4. Massimiliano Gregorio: Io voto No perche' credo che...

5. Aldo Tortorella: Referendum costituzionale, il No e' una garanzia per l'avvenire

6. Pierluigi Vito: Un contributo su riforma costituzionale e governo

7. Un appello per il No di alcuni avvocati del foro di Pisa

 

1. REPETITA IUVANT. UN APPELLO NONVIOLENTO PER Il 4 DICEMBRE: UN PARLAMENTO ELETTO DAL POPOLO, UNO STATO DI DIRITTO, UNA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE. AL REFERENDUM VOTIAMO NO AL GOLPE

 

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

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Il Parlamento, l'istituzione democratica che fa le leggi, deve essere eletto dal popolo, e deve rappresentare tutti i cittadini con criterio proporzionale.

Ma con la sua riforma costituzionale il governo vorrebbe ridurre il senato a una comitiva in gita aziendale, e con la sua legge elettorale (il cosiddetto Italicum) vorrebbe consentire a un solo partito di prendersi la maggioranza assoluta dei membri della camera dei deputati anche se ha il consenso di una risibile minoranza degli elettori, e con il "combinato disposto" della riforma costituzionale e della legge elettorale il governo, che e' gia' detentore del potere esecutivo, vorrebbe appropriarsi di fatto anche del potere legislativo, rompendo cosi' quella separazione e quell'equilibrio dei poteri che e' la base dello stato di diritto.

Se prevalessero le riforme volute dal governo sarebbe massacrata la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, sarebbe rovesciata la democrazia, sarebbe negata la separazione dei poteri e quindi lo stato di diritto.

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Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

2. RIFLESSIONE. GIACOMO RUSSO SPENA INTERVISTA ANNA FALCONE

[Dal sito www.referendumcostituzionale.online riprendiamo la seguente intervista ad Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il No, apparsa su "MicroMega" col titolo "Da Renzi menzogne e ricatti. E Boschi fugge il confronto"]

 

E' all'ottavo mese, Maria Vittoria scalcia e tanto. Ma il pancione non le sta impedendo di girare per l'Italia. Si divide tra visite mediche di controllo ed iniziative pubbliche, oltre alle comparsate televisive. La pasionaria del Comitato del No, cosi' e' stata definita Anna Falcone. Calabrese doc, avvocata cassazionista, attivista antimafia e promotrice di mobilitazioni antiviolenza e per i diritti delle donne, e' uno dei volti emergenti di questa campagna referendaria: "La Costituzione e' frutto di sangue, fatica, battaglie che non sono mai finite. Questa riforma va fermata".

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- Giacomo Russo Spena: Lo scorso 19 ottobre il ministro Boschi ha dichiarato che "nel fronte del No non ci sono donne in prima linea". Si sente l'eccezione che conferma la regola?

- Anna Falcone: Mi sento in buona compagnia - e mi dispiace per il ministro Boschi che ha preso l'ennesima cantonata - visto che solo nel nostro "Comitato per il No" abbiamo ormai piu' di 700 nodi locali, piu' di 100 comitati studenteschi e circa 36 comitati all'estero.

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- Giacomo Russo Spena: Da settimane chiede un confronto pubblico con Boschi. Ha avuto notizie? Si terra' mai?

- Anna Falcone: Nessuna risposta, nonostante l'invito ufficiale e reiterato. Grave che si sottragga al confronto, non tanto con me, ma con una esponente dell'unico comitato di cittadini per il No. Evidentemente al governo interessa piu' alimentare la favola della contrapposizione fra Renzi e gli altri partiti, che confrontarsi nel merito della riforma con i cittadini che la contrastano non per fini di lotta politica, ma di difesa democratica dei valori costituzionali.

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- Giacomo Russo Spena: Ad oggi, nel nostro Parlamento le donne rappresentano circa un terzo dei componenti delle due Assemblee. Con la riforma si promuove - leggo - "l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza". Almeno su questo punto e' d'accordo?

- Anna Falcone: Peccato che il riequilibrio di genere non sia affatto una novita' inserita dalla riforma, ma un principio gia' presente ed espressamente contemplato dalla Costituzione agli articoli 51 e 117, VII comma, che sanciscono le "pari opportunita'" e la "parita' di accesso" delle donne alle cariche elettive pubbliche. Le nuove norme, previste agli  artt. 55 e 122 della Carta, sono un duplicato, che per di piu' ne diluiscono la forza, inserendo un parametro - quello della "equilibrata rappresentanza" - che e' molto meno forte dei primi due. Del resto, se tali principi non hanno ancora trovato piena attuazione, non e' colpa della Costituzione che, anzi, li ribadisce in maniera chiara, ma di una palese e reiterata resistenza della classe politica a darne attuazione nelle leggi ordinarie.

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- Giacomo Russo Spena: Lei viene dalla societa' civile, ma all'interno del fronte del No ci sono forze eterogenee: dal M5S alla Lega ai partiti della sinistra radicale. Progetti politici accomunati soltanto da questa battaglia referendaria. Quando Renzi parla di "accozzaglia" non ha un minimo di ragione?

- Anna Falcone: Innanzitutto dimostra la sua mancanza di cultura democratica e rispetto per chi la pensa diversamente da lui. Secondariamente, trascura un elemento: Renzi ha voluto imporre al Paese una vastissima riforma della Costituzione, votata in Parlamento da una maggioranza "drogata" da un premio dichiarato incostituzionale, senza possibilita' di confronto con le altre forze politiche e con la societa' civile, per renderla migliore e piu' condivisa. Se ora tutte le altre forze politiche e una larga parte di societa' civile si oppongono a questa riforma, forse non e' un'"accozzaglia", ma la maggioranza reale degli italiani. E proprio perche' la battaglia e' democratica, prima ancora che "partitica", non ha senso contestare la mancanza di affinita' politiche. Blindando la riforma in Parlamento e cercando di imporla agli italiani sotto il ricatto della paura (dopo di me il diluvio!) o con argomenti di insuperabile populismo (risparmi gonfiati o irrisori, tagli alle poltrone e finto efficientamento, a fronte del taglio reale ai diritti dei cittadini ed emarginazione dei territori), ha dimostrato la vera natura di questa riforma: una riforma di restaurazione e concentrazione del potere in capo all'"uomo solo al comando".

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- Giacomo Russo Spena: "Se voti No, non cambia niente", ripete la propaganda del governo. Il vostro, in effetti, non e' un No conservatore? La Carta deve rimanere per sempre cosi'?

- Anna Falcone: La riforma parte da un presupposto fuorviante: cambiare la Costituzione per risolvere i problemi del Paese. Sappiamo bene che i problemi dell'Italia non dipendono certo dalla sua Costituzione, ma, semmai dalla sua mancata attuazione in parti importanti e cruciali. Ancor di piu' dalla incapacita' della classe politica di intercettare e risolvere i problemi veramente prioritari per il Paese: lavoro, mobilita' sociale ed economica, rilancio delle eccellenze, sostegno alle fasce deboli, sviluppo sostenibile, tutela del territorio, politiche energetiche all'avanguardia ecc. Per fare questo non c'era bisogno di stravolgere la Costituzione. Del resto i fini che vengono affermati nel testo (quelli dichiarati, non quelli reali!) - superamento del bicameralismo paritario, riduzione dei costi, revisione dei rapporti fra Stato e Regioni, potevano essere tranquillamente raggiunti con una modifica piu' contenuta della Costituzione, con leggi ordinarie o con la modifica dei regolamenti parlamentari, senza stravolgere la forma di governo, l'equilibrio fra i poteri e - soprattutto - senza depotenziare diritti e partecipazione dei cittadini. Proprio per questo il nostro non e' un No conservatore, ma e' un No "costituente".

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- Giacomo Russo Spena: In che senso No "costituente"?

- Anna Falcone: Chiediamo riforme condivise e finalizzate ad una evoluzione del sistema democratico. E crediamo che solo una vittoria del No possa far scendere il governo a piu' miti consigli ed aprire, dopo il voto, una dibattito aperto e plurale sulle riforme realmente necessarie alla "modernizzazione" del Paese. A partire dalla revisione della legge elettorale che, avallando l'attribuzione della maggioranza della Camera ad una sola forma politica di minoranza, aggrava gli effetti antidemocratici e di concentrazione del potere della riforma. Contrariamente a come viene presentata, questa e', invece, una riforma antimoderna e mistificatoria: prima si sono indeboliti i cittadini, precarizzando il lavoro, mortificando la scuola e tagliando sanita' e servizi sociali, ora si cerca di estorcere il voto degli elettori scaricando sulla Costituzione debolezze e inefficienze di una politica non all'altezza delle sfide della modernita'.

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- Giacomo Russo Spena: Nei suoi dibattiti pubblici ha attaccato, piu' volte, la riforma parlando di violazione della sovranita' popolare, nel testo pero' si modifica lo strumento dei referendum: se raggiunte 800mila firme, infatti, il quorum non sara' piu' calcolato sugli aventi diritto ma sul numero dei votanti dell'ultima tornata elettorale. Cio' non avvantaggia la partecipazione e il potere dei cittadini?

 

- Anna Falcone: No, avvantaggia i gruppi gia' esistenti e organizzati sul territorio, o quelli adeguatamente finanziati e sostenuti mediaticamente. Gia' il quorum attuale di 500mila firme e' difficilissimo da raggiungere, in soli tre mesi, per gruppi di semplici cittadini che vogliano opporsi a una legge che ritengano sbagliata o ingiusta. Chiedere un referendum, costa, e molto, e non e' un'operazione alla portata di tutti, men che meno dei gruppi spontanei. Questa riforma, invece che assicurare a tutti pari fruibilita' dello strumento referendario, costruisce una corsia preferenziale per i soggetti gia' organizzati. Ancora una proposta di modifica della Costituzione che accentra potere, invece di distribuire diritti.

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- Giacomo Russo Spena: Nella riforma si dice che finalmente viene inserita una norma che garantira' a tutti i cittadini italiani lo stesso livello di cura. Secondo lei, ci saranno ricadute sulla sanita' pubblica?

- Anna Falcone: Ho trovato grave la campagna di comunicazione fondata sugli slogan della "sanita' uguale per tutti" o, peggio, "delle cure antitumorali alla portata di tutti", perche' e' palesemente falsa. Un'operazione di sciacallaggio mediatico. E non e' un'espressione forte: glielo dimostro. La Costituzione conferisce gia' allo Stato la competenza generale a legiferare in materia di tutela della salute, tramite la determinazione dei cosiddetti "livelli essenziali di assistenza" (L.E.A.). Se il governo avesse veramente voluto garantire a tutti un alto livello di tutela della salute, avrebbe gia' potuto farlo ampliandone la portata, aumentando le risorse (invece di tagliare i bilanci) e proponendo una riforma che neutralizzasse le differenze fra tanti diversi sistemi sanitari regionali, condizionati dalla piu' o meno ampia disponibilita' finanziaria delle singole Regioni. Ancora una volta, non solo non lo ha fatto, ma ha inserito in Costituzione una norma "specchietto per le allodole" (art. 117, II comma, lett. m) che conferisce allo Stato un potere che, di fatto, aveva gia': quello di stabilire "disposizioni generali e comuni per la tutela della salute", ma lascia alle Regioni le competenze in materia di "programmazione ed organizzazione sanitaria", da cui dipende la reale ampiezza e qualita' dei servizi e delle prestazioni erogate. La causa non sta solo nella differenza di risorse riferibili a quei territori, ma anche nella mancata attivazione del cosiddetto "fondo perequativo" che, secondo l'art. 119 Cost., avrebbe dovuto sostenere le Regioni economicamente piu' deboli. La riforma non incide su nessuna di queste criticita'.

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- Giacomo Russo Spena: Ultima questione: la paventata svolta autoritaria. Da un lato avremmo sicuramente un rafforzamento dell'esecutivo ma paventare, come fa il Comitato del No, svolte oligarchiche non e' un'esagerazione? E il bicameralismo paritario non si puo' superare?

- Anna Falcone: Noi abbiamo il dovere di evidenziare come un sistema che concentra in capo al governo buona parte dei poteri, alterandone l'autonomia e la separazione, non e' un sistema che garantisce maggiore efficienza, ne' maggiore stabilita', ma semplicemente si presta ad essere interpretato in senso autoritario da forze che, una volta conquistato il potere, lo esercitino in modo assolutistico e antidemocratico. Non e' un'esagerazione, e' una possibilita' concreta, e le Costituzioni nascono proprio per impedire che ciò accada, tramite la previsione dei cosiddetti "pesi e contrappesi" fra i poteri, di organi e figure di garanzia autonome e non soggette al potere esecutivo, di diritti inviolabili e incomprimibili. A partire dalla piena partecipazione democratica dei cittadini alla vita pubblica e politica, che e' la prima garanzia di indirizzo e controllo sul corretto esercizio dei poteri.

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- Giacomo Russo Spena: Che sensazioni ha sull'esito del referendum?

- Anna Falcone: La prossima consultazione referendaria e' una grande sfida di partecipazione democratica. Mi auguro che i cittadini colgano questa occasione per riappropriarsi del diritto di decidere liberamente del proprio futuro, senza cedere a ricatti o condizionamenti: si vota sulla Costituzione, non sul governo. I governi passano, le Costituzioni restano. Ed e' bene che quella che ci ritroveremo nei prossimi anni sia una Costituzione dei diritti, non dei poteri.

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- Giacomo Russo Spena: Ipotizziamo vinca il No. Il 5 dicembre cosa accadra' al Paese?

- Anna Falcone: Si aprira' senz'altro una nuova fase politica i cui esiti dipenderanno in molta parte dalla volonta' del governo che ha due strade davanti a se': o riaprire una nuova fase di dialogo sulle riforme del Paese, o irrigidirsi nelle sue posizioni e gettare la spugna. Spero prevalga la prima, anche perche' noi non abbiamo mai chiesto le dimissioni del premier, ne' abbiamo condiviso la sua personalizzazione del referendum. Qui si decide di qualcosa di piu' importante del suo futuro politico: il nostro futuro democratico. Anche in caso di dimissioni, pero', sappiamo bene come nessun altro governo sia allo stato possibile senza il Partito Democratico, di cui Renzi rimane il segretario nazionale. Non mi stupirebbe, pertanto, la nascita di un "Renzi bis" o di un governo che abbia comunque il suo avallo.

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- Giacomo Russo Spena: E Anna Falcone che ruolo avra' dopo il voto del 4?

- Anna Falcone: Continuero' a dedicarmi al mio lavoro di avvocato e, soprattutto, alla mia famiglia, cercando di far nascere senza ulteriori "scossoni" la bimba che aspetto. Magari con la coscienza serena di chi ha cercato di contribuire - per quello che ha potuto - a costruire, anche per lei, un futuro migliore.

 

3. RIFLESSIONE. DOMENICO GALLO: "IL MIO REGNO PER UN CAVALLO"

[Dal sito coordinamentodemocraziacostituzionale.net riprendiamo il seguente intervento del magistrato Domenico Gallo]

 

"Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!". E' l'invocazione che Shakespeare mette in bocca al re Riccardo III che, sconfitto nella battaglia di Bosworth Field, cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte.

Mi e' ritornato in mente quando ho letto la lettera che mi ha inviato una lettrice: "Egregio dr. Gallo, le sue belle parole non mi hanno convinto a recarmi a votare al referendum. Io non ho piu' alcuna fiducia nella politica, ogni volta che ci sono delle elezioni i politici ci blandiscono con un mare di promesse per carpire il nostro voto e poi quando vanno nel Palazzo fanno quel che gli pare e noi non contiamo piu' niente. E non ha piu' alcun senso votare per un partito o per un altro, tanto poi quando sono li' fanno tutti le stesse cose: quei progetti che non avevano portato a termine quelli di destra, adesso li completano quelli di sinistra. Comunque noi votiamo non cambia niente".

Le considerazioni amare di questa lettrice mettono il dito nella piaga e ci fanno intendere quanto sia grave la patologia che affligge la vita delle nostre istituzioni. Non v'e' dubbio che la democrazia non funziona se i cittadini non hanno piu' fiducia nelle istituzioni rappresentative e se ritengono che non sia piu' possibile cambiare lo stato di cose esistenti attraverso la politica. Io capisco l'amarezza di quei cittadini che si sono mobilitati per difendere il Mare Adriatico dalle trivellazioni e poi hanno visto i politici che li avevano appoggiati in quella battaglia votare una legge che rende perpetue le concessioni petrolifere. Capisco la frustrazione di milioni di cittadini che hanno votato al referendum per l'acqua pubblica e adesso vedono il risultato di quel voto completamente ribaltato da un Parlamento in cui valgono solo gli interessi delle lobbies. Comprendo che per milioni di cittadini andare a votare alle elezioni politiche puo' sembrare un rito inutile, perche' non si puo' cambiare la politica e la politica non puo' cambiare la nostra vita.

Tutto questo e' comprensibile, ma non vale per il referendum costituzionale. Questa riforma, se sara' approvata, sancira' la definitiva trasformazione della Repubblica in un Principato civile e l'abbandono di quel progetto di democrazia (oggi piu' incompiuto che mai) che i costituenti ci hanno tramandato mettendo a frutto la lezione della Resistenza. Dobbiamo scegliere se mantenere aperta la porta di una democrazia fondata sulla centralita' del Parlamento e sul dialogo fra la societa' civile e le istituzioni rappresentative oppure rassegnarci per sempre allo stato delle cose vigenti, che verrebbe reso perpetuo attraverso una riforma della Costituzione che sancisce il predominio dell'esecutivo sul Parlamento e del Governo centrale sulle autonomie regionali.

Poiche' il referendum costituzionale per la saggezza dei costituenti e' senza quorum, la riforma non puo' passare se il no sopravanza il si' anche di un solo voto. Questo e' l'unico caso in cui il voto di ciascuno di noi puo' essere decisivo. Le sorti della Repubblica sono nelle nostre mani, dipendono dall'ultimo voto che saremo riusciti a conquistare nell'ultima ora delle votazioni.

Parafrasando Riccardo III, potremmo dire: un voto, un voto, il nostro regno per un voto, anzi la nostra Repubblica!

 

4. RIFLESSIONE. MASSIMILIANO GREGORIO: IO VOTO NO PERCHE' CREDO CHE...

[Dal Comitato per la difesa della Costituzione di Arezzo riceviamo e diffondiamo.

Massimiliano Gregorio e' ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Universita' di Firenze]

 

Ragioni di metodo

1. Io voto No perche' credo che un Parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale avrebbe dovuto, per rispetto degli elettori e della Costituzione stessa, astenersi da proposte di revisione costituzionale.

2. Io voto No perche' credo che una riforma costituzionale non si possa approvare a colpi di maggioranze e con continue prove di forza. La Costituzione deve unire e non dividere. E questa e' gia' una sconfitta.

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Ragioni di sostanza

3. Riduzione dei costi?

Io voto No perche' credo che il contenimento dei costi sia una pratica di buona amministrazione, che passa da una gestione attenta delle risorse e dalla riduzione degli sprechi (ad esempio ponendo limiti a diarie, rimborsi o emolumenti). Non puo' pero' certo essere il principio ispiratore di una riforma costituzionale. Al legislatore costituzionale chiediamo infatti di rinvigorire la democrazia e non di ridurla per risparmiare.

Io voto No perche' credo che il risparmio in ogni caso sia risibile. La stima di 500 milioni data dal Governo e' stata smentita dalla Ragioneria di Stato, che attesta il risparmio certo in appena 49 milioni.

4. Un Senato che non sappiamo chi rappresentera'

Io voto No perche' credo che non sia ammissibile varare una riforma che non permette di sapere chi dovra' rappresentare il nuovo Senato. Gli enti locali? Gli elettori regionali? La riforma lascia in piedi entrambe le ipotesi, dimostrando una preoccupante insipienza costituzionale. Un Senato che non e' una Camera delle autonomie e non e' nemmeno più un Senato, non puo' che generare solo confusione.

5. Un Senato di dopolavoristi

Io voto No perche' credo che il nuovo Senato non sara' ne' capace ne' competente a svolgere i compiti affidatigli. Sara' infatti un ente di secondo livello composto da 100 membri suddivisi tra consiglieri regionali (quali?), sindaci (quali?) e nominati dal Presidente della Repubblica. Il 95% dei nuovi Senatori avra' un doppio, quando non triplo incarico, che non permettera' loro di svolgere bene nessuno di essi.

6. Il partito del Presidente della Repubblica

Io voto No perche' credo che il restante 5% di Senatori, nominati direttamente dal Presidente della Repubblica e legati al suo mandato settennale, finisca per alterare in modo inaccettabile la posizione di garante dell'equilibrio costituzionale del Presidente della Repubblica stesso. Il Presidente, che dovrebbe essere arbitro, nominando 5 senatori (che su 100 non sono pochi), esprimera' invece un proprio "partitino", in grado persino di alterare gli equilibri politici del Senato.

7. Leggi fatte prima o leggi fate meglio?

Io voto No perche' credo che l'Italia non abbia bisogno di piu' leggi fatte prima, ma di meno leggi fatte meglio. Siamo il paese che legifera di piu' in Europa e lo fa con una qualita' legislativa pessima. Ad esempio, la riforma Fornero e' stata approvata in soli 17 giorni. Ma, nella fretta, il legislatore ha dimenticato un'intera categoria di persone, i cosiddetti "esodati" che, da un giorno all'altro, si sono trovati senza lavoro, senza stipendio e senza pensione.

Io voto No perche' credo che comunque quello della rapidita' della legislazione sia un falso problema. Da uno studio di Openpolis sull'attivita' della scorsa legislatura, emerge infatti che 301 disegni o progetti di legge su 361 sono stati approvati con appena due letture; dei 60 non approvati in due letture ne troviamo ben 45 che hanno visto la luce dopo tre letture, 12 dopo quattro letture e solamente 3 - lo 0,83% -, sono nati dopo più di 4 letture.

8. Riforma costituzionale e "Italicum"

Io voto No perche' credo che la combinazione tra riforma costituzionale e legge elettorale sia pericolosa. E' vero che si vota sulla prima e non sulla seconda, ma saremmo degli sciocchi se pensassimo che siano scollegate. Questa maggioranza le ha pensate insieme (tanto e' vero che legge elettorale, approvata prima, riguarda solo la Camera, visto che la riforma, approvata dopo, prevede che il Senato non venga eletto dai cittadini). Il rafforzamento del ruolo del Governo prodotto dalla riforma, combinato con l'enorme compressione della rappresentanza prevista dall'Italicum (che garantisce il 54% dei seggi ad un partito o lista - e non ad una coalizione - che potrebbe non raggiungere al secondo turno il 20-25% dei voti), disegnano un'idea di democrazia distorta, in cui il partito di maggioranza prende tutto (potra' nominare i giudici costituzionali e, con poco sforzo, raggiungere i quorum necessari per la nomina del Presidente della Repubblica e persino per la modifica della Costituzione).

9. Rapporto Stato-Regioni

Io voto No perche' credo che l'attuale riforma del Titolo V svilisca il ruolo delle Regioni, che - e' bene ricordarlo - non sono uffici decentrai dello Stato, ma espressioni di pluralismo territoriale. La riforma toglie loro praticamente ogni competenza legislativa, avocandola allo Stato e riportandoci indietro di oltre 50 anni, riproponendo quell'ottuso e inefficiente centralismo statale che all'Italia ha gia' cagionato sin troppi danni. Ad esempio, se passasse la riforma, un qualsiasi futuro governo potrebbe imporre alle Regioni - avendo riacquistato la competenza in materia - scelte ambientali impattanti per il territorio o politiche energetiche basate sui combustibili fossili, mentre tante Regioni sono da anni impegnate a promuovere le energie da fonti rinnovabili piu' adeguate al loro territorio.

 

5. RIFLESSIONE. ALDO TORTORELLA: REFERENDUM COSTITUZIONALE, IL NO E' UNA GARANZIA PER L'AVVENIRE

[Dal sito coordinamentodemocraziacostituzionale.net riprendiamo la seguente lettera inviata da Aldo Tortorella all'Anpi di Perugia.

Aldo Tortorella (Napoli, 1926) e' stato partigiano ed e' uno storico dirigente della sinistra italiana]

 

Care compagne e cari compagni,

desidero esprimere innanzitutto tutta la mia indignazione per il modo con cui si viene svolgendo questa campagna referendaria da parte di coloro che oggi hanno il governo del Paese. Trovo scandaloso che i pubblici poteri siano impegnati ad alimentare con ogni mezzo compresi quelli meno leciti una campagna di disinformazione e di falsita'. La televisione in ogni ora del giorno e della notte e' occupata da questo presidente del consiglio il quale con tutti i problemi che ci sono non ha altro da fare che saltare da un programma all'altro o da un palco all'altro palco a far la sua propaganda e a propagandare se stesso. Piu' che un uomo di governo abbiamo un attore televisivo, oltre che uno studente bocciato dal suo professore di diritto costituzionale.

Dire che il maggiore problema della repubblica e' la presunta lentezza legislativa dovuta al bicameralismo e' una favola. In Italia si fanno anche troppe leggi e il guaio e' che spesso sono leggi sbagliate. E molte leggi sbagliate sono state e vengono approvate anche troppo rapidamente come e' accaduto e accade alle leggi governative definite decreti d'urgenza. Il primato spetta alla sciagurata legge Fornero sulle pensioni approvata in 16 giorni. Tutti i decreti-legge di questo governo sono passati in meno di 44 giorni. Il presidente del consiglio dunque mente sapendo di mentire quando dice che vuole questo stravolgimento della Costituzione per fare presto. Ha fatto anche troppo presto con molte misure dannose per i lavoratori e per il paese.

Sono le leggi di iniziativa parlamentare ad andare lentamente ma il motivo sta non nel bicameralismo ma nelle liti interne alle maggioranze. Un esempio: la legge anticorruzione d'iniziativa parlamentare ha impiegato 798 giorni per essere approvata e cioe' due anni e due mesi e si capisce perche': non andava mai abbastanza bene a questo o a quel gruppo di maggioranza. Due anni e due mesi per annacquarla e sciacquarla fino a renderla la piu' innocua possibile.

La verita' e' che si vuole una Camera che conti eletta con sistema ultramaggioritario per dare piu' potere al governo di imporre la propria volonta' sopra e contro la rappresentanza popolare. Questa controriforma della Costituzione stabilisce che il governo ha la priorita' su tutte le leggi del suo programma e non piu' solo sui decreti d'urgenza e ha il potere di fissare il tempo massimo di discussione, 70 giorni. Con questo sistema inaudito in qualsiasi regime liberal-democratico il governo diventerebbe il padrone della rappresentanza parlamentare a sua volta truccata. Gia' oggi la Camera e' eletta con un sistema maggioritario, quello del porcellum, che ha dato la maggioranza assoluta alla coalizione di centro sinistra arrivata di poco avanti alla destra. E la nuova legge elettorale gia' in vigore e' ancora peggio, anche se ora si sono accorti che puo' essere disastrosa. Dopo avere giurato sulla sua bonta' e averla imposta con tre voti di fiducia ora dicono di volerla cambiare, ma senza toccare il maggioritario. Per difendere la loro controriforma, dicono anche il Pci alla costituente era per una sola camera. Certo, ma con il parlamento "specchio del Paese" e cioe' con la legge elettorale proporzionale. E poi il Pci accetto' il bicameralismo perche' intese che era una garanzia in piu' nel duro periodo che si veniva aprendo con la rottura dell'unita' antifascista e con la guerra fredda iniziata proprio nel 1947, mentre si lavorava alla Costituzione. E comunque, secondo il Pci, il Senato doveva essere eletto dal popolo.

Dunque il presidente del consiglio imbroglia sapendo di imbrogliare quando dice che non ha toccato i poteri del presidente del consiglio. Non li ha toccati perche' ha toccato e esaltato il potere del governo e dunque del capopartito che lo guidera'. Gia' oggi lui governa come espressione di una minoranza del 29 per cento dei voti contro le opposizione che rappresentano il doppio. E con la sua controriforma, domani, un capopartito che puo' essere un qualsiasi seguace nostrano di Trump o di Le Pen o qualche altro avventuriero puo' ancor piu' di lui spadroneggiare l'Italia. Con le mani di un partito formalmente di centro sinistra si prepara la via al peggio, come successe negli anni '20 del '900 al Parlamento della Repubblica democratica di Weimar nata dal crollo dell'impero tedesco seguito alla prima guerra mondiale. Essendoci molti disordini di piazza, il Parlamento democratico tedesco stabili' che in caso di stato d'eccezione le garanzie costituzionali potevano essere sospese. La coalizione nazista vinse le elezioni, decreto' lo stato d'eccezione e inizio' la propria criminale avventura. Diceva un proverbio antico che Dio fa impazzire coloro che vuol perdere. In questo caso, pero', la colpa non e' di Dio, ma di chi da' ascolto a questi scriteriati saltimbanchi del potere per il potere o a quelli che usano i soldi per il potere e il potere per i soldi.

E non e' meno scandaloso dire che si sopprime il Senato, quando non lo si sopprime affatto ma lo si ridicolizza trasformandolo in una Camera di consiglieri regionali e sindaci a tempo perso, in piu' gravandolo di compiti cosi confusi che i costituzionalisti prevedono forieri di guai. Si dice che cosi' si vuole dar voce ai territori: ma nello stesso tempo si stabilisce che lo stato di guerra adesso sara' deciso dall'unica Camera, cioe' da un partito minoritario e dal suo capo. Si vede che in caso di guerra i territori non devono aver niente da dire. Si sparano cifre assurde di risparmi inesistenti, smentiti dalla ragioneria generale dello stato. Si conduce una campagna qualunquista contro quelli che non vogliono perdere le poltrone, ma io che vi scrivo adesso non ho alcuna poltrona da perdere o da conquistare. Ho solo avuto da conquistare qualche malanno aggirandomi per l'Italia a testimoniare contro questa bruttura, perche' penso a chi la Costituzione l'ha conquistata e ci ha lasciato la vita o a chi ha speso tutta l'esistenza a difenderla e ora non puo' piu' farlo.

I guai dell'Italia non dipendono dalla Costituzione. Con questa Costituzione abbiamo ricostruito l'Italia garantendone, nel bene e nel male, lo sviluppo, abbiamo conquistato diritti sociali e civili. I guai dell'Italia dipendono piuttosto dal fatto che il programma costituzionale e' stato sempre combattuto e in larga misura e' rimasto inapplicato. Per cinquant'anni l'Italia e' stata una democrazia dimezzata dalla convenzione imposta dall'estero per escludere il piu' forte partito d'opposizione dal governo, anche quando nessun governo si poteva fare senza i suoi voti. Ma l'obiettivo vero era un altro, era proprio quella Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e va oltre la eguaglianza formale, pur indispensabile, impegnando lo Stato a rimuovere "gli ostacoli economici e sociali" che limitano di fatto liberta' ed eguaglianza, e cosi' statuendo il principio dell'uguaglianza sostanziale. Di qui viene l'affermazione del lavoro non piu' come una merce, ma come un diritto da garantire, viene il criterio della retribuzione da adeguare in ogni caso ad una vita libera e dignitosa, viene la indicazione del compito sociale, cioe' non egoistico, della stessa proprieta' privata. Ecco lo scandalo: questa Costituzione esalta il lavoro e non il capitale. E cio' avvenne perche' i costituenti, pur divisi da differenti visioni politiche, venivano in grande maggioranza dalla lotta antifascista e sapevano che il fascismo era stato una creatura incoraggiata, promossa e sostenuta innanzitutto dal capitale finanziario, industriale e agrario.

Fin dai primi anni questa Costituzione fu definita "una trappola" da parte delle forze piu' conservatrici. E la storia dei primi cinquant'anni di vita repubblicana e' segnata, come in nessun altro paese occidentale, da una ininterrotta scia di eversione e di sangue per spiantare questa possibile nuova democrazia: dallo stragismo nero al terrorismo detto rosso che con l'assassinio di Moro compi' il capolavoro di portare a compimento il proposito della destra con le mani di supposti rivoluzionari di sinistra. Con quel delitto cadeva il tentativo estremo di Berlinguer e di Moro di dare compiutezza alla democrazia italiana e iniziava il declino.

Ci raccontarono un quarto di secolo fa che il sistema elettorale maggioritario avrebbe dato stabilita', risolto problemi annosi, eliminato i piccoli partiti. Ma i fatti sono stati un ventennio di berlusconismo e l'aggravamento di tutti i problemi, dal debito alla disoccupazione. E mai ci sono stati tanti partiti in Parlamento e cosi' pochi militanti fuori, mai c'e' stato un tale trasformismo tra deputati e senatori. Ora c'e' l'attacco finale alla Costituzione perche', dicono, offre troppe garanzie. E dicono che si smantella la seconda parte della costituzione ma si salvano i principi della prima parte. Ma questo e' un discorso per allocchi. La seconda parte della Costituzione e' l'applicazione della prima. La sovranita' popolare si restringe ancora di piu' con l'accentramento del potere, i principi sociali gia' calpestati diventano sempre piu' carta straccia. Ma ci dicono che anche la destra dice di votare no. Certo. E noi facemmo la lotta di liberazione antinazista e antifascista anche con i monarchici. La Costituzione e' di tutti, non proprieta' di partito. E si dovrebbe essere lieti che proprio quelli della destra che hanno sempre attaccato la Costituzione oggi sono costretti a difenderla perche' ne riconoscono finalmente il valore anche per loro, ora che si sentono in minoranza. E c'e' piuttosto da temere che dicano di votare no, ma pensino e facciano il contrario, seguendo i Verdini e gli Alfano.

All'origine della stretta autoritaria, voluta non solo in Italia dai ceti piu' retrivi, sta il fatto che non si riesce a uscire dalla crisi: dalla lunga crisi iniziata dopo gli anni settanta e da quella che rischiava di essere catastrofica iniziata nel 2007. La vittoria globale del capitalismo non ha portato a spegnere i suoi problemi, ma a complicarli. La globalizzazione crea nuovi squilibri e nuovamente torna la tendenza, come dopo la crisi del '29, alle chiusure nazionaliste, allo sciovinismo, alle guerre.  Allora fu la Germania a imboccare la via della razza eletta, adesso il razzismo, per ora a fini interni, ha vinto negli Usa. Alle porte dell'Italia, oltre il mare, c'e' la guerra generata dalla ripresa di velleita' egemoniche dei paesi nostri alleati nelle terre del petrolio. Centinaia di migliaia di morti, milioni di disperati e di profughi. Ecco il motivo della stretta istituzionale, ecco il pericolo.

Il mio cammino personale e' al termine, e dunque non ho nulla da temere ma temo per questi giovani di oggi. Altro che lavoro come diritto, salario dignitoso, istruzione elevata. E il rischio, in tanta frustrazione, e' la possibilita' che vengano cacciati in nuove avventure. Ho negli occhi le manifestazioni giovanili per la guerra in Germania e in Italia nel '39 e nel '40, pagate poi con la catastrofe loro e di tutti. Le organizzavano i fascisti, ma trascinavano i molti. E non credo eccessivo l'allarme quando al fanatismo della setta dell'Isis si risponde con il fanatismo antimusulmano nelle manifestazioni con Trump. O con il fanatismo antiimmigrati di certi ceffi nostrani o di quel paesino di una terra che fu rossa. Sono solo i sintomi piccoli e grandi di una malattia che si aggrava. Mai come oggi e' necessario il massimo di garanzie. Salvare la Costituzione e' indispensabile, anche se non basta. Si dice che chi difende la Costituzione e' un passatista. E lo dicono questi nuovisti che hanno combinato solo guai. L'attacco alla Costituzione e' in realta' una volonta' di ritorno al passato, quando chi comandava era sicuro di non essere disturbato. Oggi dire di no e' il migliore modo di dire di si' all'avvenire, e' l'unico modo di tenere aperta le porte alla speranza.

 

6. RIFLESSIONE. PIERLUIGI VITO: UN CONTRIBUTO SU RIFORMA COSTITUZIONALE E GOVERNO

[Riceviamo e volentieri diffondiamo.

Pierluigi Vito e' impegnato nei movimenti ecclesiali ed apprezzato giornalista televisivo]

 

Il mio professore di italiano al liceo mi insegnava che ogni interpretazione su un testo, se fondata sul testo stesso, e' legittima (anche al di la' delle intenzioni dell'autore).

Cio' vale per una citazione di Pietro Calamandrei piu' volte finita nell'agone di questa campagna referendaria. E a mio avviso non citata a sproposito.

Tralasciando certe distorsioni che circolano per fini piu' o meno strumentali, andiamo all'originale: "Nella preparazione della Costituzione il governo non ha alcuna ingerenza: il governo puo' esercitare per delega il potere legislativo ordinario, ma, nel campo del potere costituente, non puo' avere alcuna iniziativa neanche preparatoria. Quando l'assemblea discutera' pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell'assemblea sovrana" ("Come nasce la nuova Costituzione", 1947).

Azzardiamone una lettura. Perche' mai il governo non "ha alcuna ingerenza nella preparazione della Costituzione"? Perche' non puo' avere "alcuna iniziativa neanche preparatoria"? Forse perche' Calamandrei scriveva in un'epoca post-bellica segnata da terribili divisioni, in un'Italia reduce dalla dittatura e dalla soppressione delle liberta' fondamentali? Cio' vorrebbe dire considerare solo la contingenza di questo pensiero. A mio avviso invece se ne possono cogliere dei valori universali.

Innanzitutto a partire dalla legittimazione popolare: tanto l'Assemblea Costituente quanto i successivi Parlamenti della Repubblica sono stati emanazione diretta del voto popolare, da li' ne deriva la loro sovranita'. I governi, in una repubblica parlamentare, sono autorita' derivate, fiduciarie, di secondo grado verrebbe da dire, che non rappresentano tout court la Nazione, come il Parlamento (cfr. art. 67 della Costituzione). E allora quanto e' cruciale che il governo resti fuori dalla "formulazione del progetto" costituzionale, originario o di riforma che sia! Per un difetto di sovranita' nei confronti delle Assemblee elettive, innanzitutto.

Certo, la Costituzione assegna secondo determinati requisiti l'iniziativa legislativa, non escludendo quella costituzionale, anche al Governo. E infatti qui non si sta rimarcando l'illegittimita', ma l'inopportunita' di un certo modus operandi. Perche'?

Se il Parlamento detiene il potere legislativo, il Governo detiene il potere esecutivo. E in questo vanno considerati i cordoni della borsa del Bilancio per i capitoli di spesa piu' immediati, la gestione dell'ordine pubblico e il comando delle forze armate, l'influenza sui mezzi di comunicazione. Per di piu' il Governo e' espressione di una ben individuata maggioranza del Parlamento, di una sua sola parte. Un'iniziativa governativa di riforma costituzionale gia' di per se' la identifica come una iniziativa di parte: il cammino di una riforma intesa come "libera determinazione dell'assemblea sovrana" gia' parte in salita, ma figuriamoci se ci si ritrova con un progetto approvato dalla sola maggioranza di Governo. Tutti elementi che illustrano la ragione per cui i banchi del Governo "dovranno essere vuoti": per evitare qualsiasi forma di condizionamento (reale o ipotetico) sull'organo chiamato a legiferare sulla Costituzione.

V'e' un ultimo aspetto. Il Governo rappresenta lo Stato nel consesso mondiale. Un Governo che ponga sul tavolo delle istituzioni e dei mercati internazionali la "sua" riforma espone il Parlamento e il corpo elettorale a una pressione indebita, vincolando il destino di un particolare Esecutivo (e degli impegni che sottoscrive) a quello della riscrittura delle norme fondamentali. Il patrimonio comune diventa spazio privilegiato di una sola parte. Una "discussione pubblica" della Costituzione non puo' tradursi in un continuo banco di prova per il Governo: e' ingiusto e sconveniente.

Ma e' pure il triste spettacolo cui ci stiamo trovando di fronte. Con buona pace del povero Calamandrei (che era si' un presidenzialista, ma pure un uomo di legge, fedele alla forma e alla sostanza delle regole del gioco).

 

7. UN APPELLO PER IL NO AL REFERENDUM DI ALCUNI AVVOCATI DEL FORO DI PISA

[Dal sito coordinamentodemocraziacostituzionale.net riprendiamo il seguente appello]

 

I sottoscritti avvocati del Foro di Pisa, con riferimento alla riforma della Carta costituzionale approvata dal Parlamento, al di la' dei loro diversi orientamenti culturali e politici, ritengono loro dovere civico spiegare ai cittadini i motivi per i quali intendono votare No al referendum indetto per il 4 dicembre 2016, nella comune consapevolezza della funzione pubblica e sociale della professione forense.

In primo luogo ritengono che la cosiddetta "Riforma Boschi" approvata a stretta maggioranza ed utilizzando tutti i possibili ed immaginabili espedienti regolamentari e' stata decisa da un Parlamento sul quale gravano pesanti dubbi di legittimazione, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 13 gennaio 2014 con cui e' stata cassata la legge elettorale (il cosiddetto Porcellum) in base alla quale era stato eletto.

In secondo luogo perche' la legge di riforma e' un insieme disomogeneo di modifiche della Carta costituzionale che riguardano ben 47 articoli che trattano temi del tutto dissimili, ai quali l'elettore e' chiamato a dare un semplicistico Si' o No a prescindere dalle diverse materie trattate, con palese violazione sia della sovranita' popolare (art. 1 Cost.) e sia della liberta' di voto (art. 48 Cost.).

Inoltre la riforma e' frutto di un'iniziativa governativa e non parlamentare come avrebbe dovuto essere nello spirito del nostro sistema costituzionale (non dimentichiamo che Calamandrei disse che quando si approva la Costituzione i banchi del governo avrebbero dovuto essere vuoti) giacche' la Costituzione rappresenta la legge fondamentale della Repubblica che non puo' ridursi ad un atto di parte, atto tra l'altro non previsto dal programma con il quale coloro che lo hanno votato si erano presentati alle elezioni.

Siffatta tecnica legislativa ha di fatto svilito l'approvazione della riforma della Costituzione al livello dell'iter di una legge ordinaria, dove sono prevalsi interessi di parte ed un indegno mercato finalizzato ad ottenere risicate maggioranze, con la conseguente esistenza di strafalcioni letterali e giuridici che ne rendono il testo di difficile e controversa lettura anche per i tecnici del diritto.

La riforma, nel merito, viola il diritto all'elettorato attivo come forma dell'esercizio della sovranita' popolare (art. 1 comma 2 Cost.) giacche' il Senato non e' espressione di elezione diretta, ma frutto di un'elezione di secondo grado e/o indiretta (e neppure per tutti i suoi componenti).

L'iter di approvazione delle leggi, contrariamente a quanto viene ripetuto, non comporta alcuna semplificazione dei procedimenti legislativi, che passano dai tre attuali ad un numero imprecisato, con evidente rischio non gia' di accelerare, come vorrebbero far credere i sostenitori del Si', ma di complicare la tempistica dei provvedimenti.

Altri punti che fanno si' che la riforma appaia peggiorativa della carta costituzionale sono, sinteticamente, i seguenti:

1. Inspiegabile allargamento ai senatori-sindaci e/o consiglieri regionali della immunita' parlamentare, che si estenderebbe anche alla loro prevalente funzione di amministratori locali.

2. La violazione del principio di eguaglianza e ragionevolezza a fronte della sproporzione tra il numero dei deputati (630) e quella dei senatori (95).

3. La confusionaria attribuzione di competenze legislative dalle regioni ordinarie allo Stato per una cinquantina di materie con rischio perenne di conflitto di attribuzioni e con la certezza che verra' sottratto alle popolazioni interessate ogni possibilita' di giudizio su scelte determinanti la qualita' dell'ambiente in cui vivono.

4. L'aumentata disparita' tra le regioni ordinarie, le cui attribuzioni vengono ridotte, e le regioni a statuto speciale che mantengono le attuali funzioni.

5. L'inspiegabile ed illogico riparto del numero dei senatori in riferimento alle singole regioni.

6. L'aumento da 50.000 a 150.000 firme per l'iniziativa legislativa popolare e la contraddittoria presenza di due forme di referendum abrogativo in base al numero delle firme raccolte con la trasparente mira di seppellire definitivamente ogni forma di partecipazione attiva dei cittadini al processo legislativo.

Infine il potenziale effetto esplosivo tra la riforma costituzionale cosi' come e' proposta e l'attuale legge elettorale (il cosiddetto Italicum) che potrebbe portare una forza politica ampiamente minoritaria nel paese ad ottenere una schiacciante maggioranza in parlamento, parlamento che sarebbe composto prevalentemente da nominati dal capo partito della forza politica che vince il ballottaggio a prescindere dall'entita' del suo reale consenso elettorale.

Su queste questioni e quindi sul rischio che comporterebbe per le nostre istituzioni l'approvazione della "riforma Boschi-Verdini" si sono gia' espressi i maggiori costituzionalisti italiani, l'Anpi e la Cgil.

Tutti coloro che hanno esaminato con attenzione la legge costituzionale ed insieme ad essa la legge elettorale, strettamente collegata alla prima, hanno convenuto che essa porterebbe ad un restringimento dei meccanismi di democrazia, se non addirittura ad una decisa svolta autoritaria. I sottoscritti rivolgono quindi ai colleghi un caloroso appello perche' prevalga lo spirito della Costituzione vigente senza cedere alle lusinghe di chi millanta pretesi stimoli di modernita' e governabilita', senza preoccuparsi dei danni che la riforma potrebbe provocare al nostro ordinamento democratico, patrimonio di tutti noi e che tutti noi abbiamo il dovere di difendere.

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Claudio Bolelli, Stefania Mezzetti, Roberto Vallesi, Christian Piras, Daniela Parrini, Giulio Giraudo, Sandro Pardossi, Tiziano Checcoli, Michela Simoncini, Gina Russo Amabile, Chiarini Massimo, Mosca Alessandro Zarrae, Guido Bolelli, Ezio Menzione, Francesco Guardavaccaro, Michele Teti, Michele Cioni, Ornella Aglioti, Clara Fanelli, Sergio Coco, Andrea Callaioli, Anna Russo, Valentina De Giorgi Cristina Piolimeno Lionello Mazzoni, Luca Canapicchi, Chiara Persichetti

 

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SENZA ODIO, SENZA VIOLENZA, SENZA PAURA

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Al referendum votiamo No alla riforma costituzionale golpista

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Numero 45 del 30 novembre 2016