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[Nonviolenza] Archivi. 255



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVIII)

Numero 255 del 28 luglio 2017

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di maggio 2017 (parte terza)

2. Ai membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati

3. Cinque cose da fare subito. Alcune parole concludendo una settimana di digiuno affinche' anche in Italia valga il principio "Una persona, un voto"

4. Vladimiro Oglianovi: Un'avventura mia e di Tartagna'

5. Una lettera a tutte e tutti i parlamentari italiani

6. Ancora della violenza mafiosa contro i migranti

7. Ne sutor ultra crepidam

8. Antonio Papisca

9. Vladimiro Oglianovi: Desiderio. Un racconto senza storia

10. Ieri e oggi

11. Un modello di lettera da inviare ai parlamentari

12. Una lettera all'on. Emanuele Fiano, relatore sulla nuova legge elettorale alla I Commissione della Camera dei Deputati

13. Ancora uno sforzo, il momento e' adesso

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI MAGGIO 2017 (PARTE TERZA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di maggio 2017.

 

2. AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

Ai membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati

Oggetto: Richiesta che nell'elaborazione della nuova legge elettorale si tenga conto della proposta formulata nell'appello "Una persona, un voto" promossa da autorevoli personalita' della vita culturale, morale e civile, di riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone stabilmente residenti in Italia (valorizzando anche le indicazioni contenute nel progetto di legge a suo tempo predisposto dall'Associazione Nazionale Comuni d'Italia)

 

Egregi membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati,

in questi giorni siete impegnati nel compito di elaborare la nuova legge elettorale dopo che le sentenze della Consulta e il risultato del referendum popolare hanno posto l'esigenza di procedere al necessario adeguamento della legislazione vigente.

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Come certo gia' saprete, numerose autorevoli personalita' della vita culturale, morale e civile hanno promosso un appello che propone di legiferare finalmente il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone stabilmente residenti in Italia.

In quell'appello si rileva infatti che "vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano". E quindi si conclude che poiche' il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto", "l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui".

Mi sembrano una constatazione e una conclusione condivisibili da ogni persona ragionevole, da ogni persona impegnata per la democrazia.

*

A confortare questo ragionamento si puo' anche ricordare il progetto di legge gia' anni addietro predisposto dall'Anci - l'Associazione Nazionale Comuni d'Italia - che con specifico riferimento alle elezioni amministrative recava "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (cui andrebbe apportata la sola minima e pressoche' ovvia correzione - all'art. 2, comma primo, ed all'art. 3, comma primo - di portare a sei mesi il lasso di tempo di regolare soggiorno in Italia richiesto).

*

Ne' c'e' bisogno di ricordarvi che il diritto di voto e' altresi' lo strumento principe dell'inclusione sociale, e quindi il suo riconoscimento e' anche efficace forma di contrasto del razzismo, dello schiavismo, della violenza dei poteri criminali, come anche della disperazione che all'emarginazione e alla forzata solitudine e permanente insicurezza puo' conseguire.

*

Sono pertanto anch'io a pregarvi di voler accogliere la proposta formulata in quell'appello (che allego in calce a questa lettera) nella vostra discussione.

Ringraziandovi fin d'ora per l'attenzione, vogliate gradire distinti saluti

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, al settimo giorno di digiuno affinche' anche in Italia valga il principio "Una persona, un voto"

Viterbo, 14 maggio 2017

* * *

Allegato. L'appello all'Italia civile "Una persona, un voto"

(...)

 

3. CINQUE COSE DA FARE SUBITO. ALCUNE PAROLE CONCLUDENDO UNA SETTIMANA DI DIGIUNO AFFINCHE' ANCHE IN ITALIA VALGA IL PRINCIPIO "UNA PERSONA, UN VOTO"

 

Concludo oggi una settimana di digiuno a sostegno dell'appello "Una persona, un voto", appello che propone che nella nuova legge elettorale sia finalmente riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono stabilmente in Italia.

In esso si constata che "vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano".

Ed evidenziato che il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto", si conclude che "l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui".

Questo appello, come e' noto, e' sostenuto da moltissime personalita' dell'impegno culturale, morale, sociale, civile, politico, istituzionale, e primi firmatari ne sono la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace e il missionario padre Alessandro Zanotelli, due delle figure piu' note e autorevoli dell'Italia civile e solidale.

*

"Lo tempo e' poco omai che n'e' concesso"

Siamo ormai a meta' maggio, e c'e' il rischio che la discussione in corso nella I Commissione della Camera dei Deputati possa essere compressa in pochissimi giorni, stante l'impegno assunto dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio (su sollecitazione del Presidente della Repubblica, espressa ai presidenti dei due rami del Parlamento e da questi trasmessa alle Camere) di concludere la discussione alla Camera entro maggio (ed e' da supporre che se le forze politiche raggiungono un accordo alla Camera poi il testo giungera' al Senato per cosi' dire "blindato" e verra' anche li' approvato a tappe forzate).

Ebbene, questo significa che se vogliamo che nella discussione parlamentare della legge sia presa in considerazione la proposta del riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone che vivono stabilmente in Italia, dobbiamo farci sentire adesso, in queste due settimane.

Poi, certo, e' ben possibile - ed auspicabile - che i tempi si prolunghino: anche le forze politiche che piu' forsennatamente da mesi chiedono "legge subito, voto subito" sanno che una legge dovrebbe essere una cosa seria e quindi andrebbe discussa seriamente con tutto il tempo necessario, e sanno anche che in ogni caso ben difficilmente si andra' al voto prima della prossima primavera, scadenza naturale della legislatura. Ma oggi come oggi il termine di cui dobbiamo tenere conto e' la fine di maggio, ed e' gia' il 15. Abbiamo quindi due settimane per cercar di persuadere il maggior numero possibile di parlamentari (e le forze politiche di cui sono espressione) ad accogliere nella nuova legge elettorale la proposta contenuta nell'appello "Una persona, un voto".

Non e' certo compito facile. Proviamo a fare del nostro meglio.

*

Quid agendum

A me sembra che tra le cose che si possono fare le piu' utili siano adesso queste:

1. scrivere ai parlamentari membri della I Commissione della Camera dei Deputati (e' possibile farlo agevolmente attraverso il sito della Camera) per chiedere loro di discutere la proposta contenuta nell'appello "Una persona, un voto", sottolineando anche in particolare come valgano a sostegno di essa oltre i decisivi ragionamenti nell'appello enunciati anche gli argomenti gia' esposti dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (che rappresenta tutti i Comuni italiani) nel suo progetto di legge di qualche anno fa recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma di cui tanta parte dell'intelaiatura giuridica e' riferibile anche alle elezioni politiche);

2. scrivere subito anche a tutti gli altri parlamentari - deputati e senatori - affinche' prendano posizione pubblicamente e se possibile collettivamente; lo hanno gia' fatto i parlamentari che hanno sottoscritto l'appello: a mia conoscenza, e se non vado errato, si sono gia' espressi a favore della proposta Massimiliano Bernini, Miguel Gotor, Roberto Rampi, Arturo Scotto, Giorgio Zanin; ma io credo che ve ne siano molti altri che condividono la proposta di "Una persona, un voto" (penso ad esempio ai molti che hanno sostenuto in passato e ancora di recente le due proposte di legge promosse dalla campagna "L'Italia sono anch'io"; ed anche a quanti altri oltre loro in Parlamento notoriamente sono impegnati per i diritti umani), sarebbe bene che li raggiungessimo e li invitassimo a pronunciarsi al piu' presto, prima che la discussione di merito sulla nuova legge sia chiusa;

3. cercare di far pronunciare le forze politiche (a tutti i livelli: dalle organizzazioni di base - sezioni, cellule, meet-up e quant'altro -, alle rappresentanze comunali, provinciali, regionali, fino ai vertici nazionali): quelle che gia' in passato piu' volte hanno preso posizione contro il razzismo e per la democrazia potrebbero e dovrebbero far sentire adesso la loro voce a favore del criterio "Una persona, un voto";

4. ma anche continuare a promuovere adesioni all'appello e dichiarazioni pubbliche di personalita', movimenti, associazioni e istituzioni;

5. ed ovunque ve ne siano le condizioni promuovere iniziative pubbliche (dai digiuni a staffetta ai sit-in, alle conferenze, ai dibattiti etc.) a sostegno dell'appello;

6. e naturalmente ogni persona ed ogni associazione che voglia impegnarsi sapra' ideare altre forme adeguate di espressione al fine di persuadere quanti piu' parlamentari sia possibile della necessita' di assumere questo provvedimento di civilta'.

Milioni di esseri umani subiscono in Italia gravi lesioni dei loro diritti: riconoscendo loro il diritto di voto si potra' contrastare tanta violenza razzista e schiavista e tanta umiliazione e disperazione delle vittime innocenti; e si fara' del bene alla democrazia, alle istituzioni, all'intera popolazione italiana.

*

Ovviamente

Ovviamente oltre alla proposta dell'appello "Una persona, un voto" occorre sostenere anche le due proposte di legge presentate a suo tempo dall'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (Anci) e dalla rete di associazioni della campagna "L'Italia sono anch'io": ovvero la gia' citata proposta di legge che reca "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'", predisposta dall'Anci con specifico riferimento alle elezioni amministrative e che puo' essere immediatamente approvata con legge ordinaria con la sola minima correzione (all'art. 2, comma primo, ed all'art. 3, comma primo) di portare a sei mesi il lasso di tempo di regolare soggiorno in Italia richiesto; e la proposta di legge che reca "Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, Nuove norme sulla Cittadinanza", gia' approvata (sia pure con modifiche peggiorative) alla Camera, e che dovrebbe finalmente essere esaminata dal Senato nelle prossime settimane, proposta talmente di buon senso che su di essa non dovrebbe essere difficile raggiungere finalmente il consenso unanime di tutti i parlamentari non razzisti.

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Allego in calce l'appello all'Italia civile "Una persona, un voto".

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, concludendo la settimana di digiuno affinche' anche in Italia valga il principio "Una persona, un voto"

Viterbo, 15 maggio 2017

* * *

Allegato. L'appello all'Italia civile "Una persona, un voto"

(...)

 

4. RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. VLADIMIRO OGLIANOVI: UN'AVVENTURA MIA E DI TARTAGNA'

 

Non lo so perche' a Tartagna' lo chiamano Tartagna', dice che e' perche' cia' il pizzetto. Ma che c'entra? Se ciaveva la barba non era piu' Tartagna'? Una volta gliel'ho chiesto proprio a lui, ma lui m'ha detto de lassa' perde che so' tutte frescacce. Pero' se chiama Tartagna'. Boh.

Ma voi volevate sapere di quella notte, no? Adesso vi racconto.

Intanto bisogna sapere com'e' fatto il paese, no? che e' tutto in discesa e c'e' la strada che lo attraversa tutto e di fianco della strada di qua e di la' le due file di case, e dietro le case gli orti e dietro la campagna lavorata e dietro le fratte, la macchia, e dietro non lo so, io sono sempre restato al paese.

La strada da una parte finisce nello strapiombo, dove ci buttiamo l'immondizia, dall'altra parte continua fino a un altro paese e poi da li' a un altro paese e dicono a tutti i paesi. Io l'ho sempre trovato strano 'sto fatto che c'e' una strada sola e tutti i paesi stanno in fila come i nodi su 'no spago, ma tanto non e' che m'interessa, io abito qui e ho tanto di quel lavoro che il tempo per andare negli altri paesi non ce l'ho. Pero' dagli altri paesi qui ci vengono. E mica solo quando c'e' la fiera, magari. Ci vengono pure a rubare. A noi. E poi la domenica ci viene il prete, no? Ma io a messa non ci vo, perche' devo lavorare. E poi sono tutte frescacce, lo dice pure Tartagna'.

Tartagna' e' uno che ha girato, pero' e' del paese, come 'l su' padre e la su' madre e li padri e le madri d'essi. Ogni tanto all'osteria racconta un sacco di storie di un sacco di posti strani, io non e' che ci credo tanto, pero' le storie sono belle e pure se se le e' inventate lui sono sempre belle storie. Io all'osteria ci passo tutte le sere, perche' a casa non c'e' piu' nessuno da quando e' morto 'l mi' ba' che la mi' ma' gia' era morta prima, cosi' sto da solo, allora la sera sto all'osteria perche' a casa che ci sto a fare? Non cio' neppure la cena a casa eppoi non cio' voglia di cucinare, cosi' ceno all'osteria. Dice: e perche' non ti sposi? Cosi' ciai la moglie che ti fa la cena. Ma io oramai mi sono abituato cosi', non mi va di avere gente intorno per casa, che poi non trovi mai le cose dove l'hai lasciate.

Pure Tartagna' ci sta spesso all'osteria, pero' non e' che e' amico co' tutti. Per esempio co' Checco de Macellone nun se ponne vede. Perche' nu' lo so, ma nun se ponne vede. Che poi pure su Tartagna' girano storie strane: 'l sor Romeo - che veramente se chiama Bartolomeo ma tutti lo chiamano Romeo che e' piu' corto e si fa prima - dice che mica e' vero che e' stato in tutti quei posti, e' che e' stato un sacco d'anni in galera e li' ha sentito tute quelle storie e ha imparato a giocare a dama che e' il piu' forte del paese. Nu' lo so, boh.

Quella notte? A raccontarla dopo sembra tutto concatenato, come dice l'avvocato: "fatale". Che vuol dire che non poteva cambiare niente e insomma una volta fatta la prima mossa tutto il resto era fatto, e e' come se il morto fosse morto gia' quando entro' nell'osteria che invece non e' vero niente, perche' non solo era bello vivo, ma tutto quello che e' successo io dico che poteva pure non succedere. Pero' l'avvocato dice che devo di' pure io che era "fatale e ineluttabile", che io manco ce lo so che vole di' ineluttabile. Mo' l'avvocato lo sa lui quello che si deve dire in tribunale, e io non ci metto becco, lo pago apposta e lo pago pure caro. Pero' pur'io cio' le mie idee, e poi io c'ero e l'avvocato no. E secondo me successe tutto per caso. Secondo me il forestiero mica voleva offende nessuno. Pero' a noi, che gia' avevamo bevuto parecchio, li' per li' ci sembrava che sfotteva. Quando poi Ginetto disse che gli pareva che era uno che era venuto per rubare e che gli pareva di ricordarsi di averlo rivisto, non avemmo piu' dubbi. Ma li' per li' non e' che lo volevamo ammazzare subito, volevamo solo che confessava che era un ladro. Magari quello ha intignato a dire di no perche' magari davero non era un ladro. Che ne so? Pero' piu' lui intignava e piu' ci offendeva, che secondo me neppure se ne accorgeva. Poteva pure finire li', che lo prendemmo a cazzotti e gli levammo i quattro soldi che ciaveva in saccoccia, che era proprio una micragna. Poteva finire li', quando l'avevamo buttato fuori. Ma quello invece di andarsene si era messo a strillare, che neanche si capiva una parola, coi denti rotti e la bocca piena di sangue, pero' era fastidioso, fastidioso parecchio. Apposta 'l sor Romeo disse a me e a Tartagna' de fallo sta' zitto. Perche' a me e a Tartagna' nu' lo so, forse perche' i soldi glieli avevamo levati noi dopo menato, ma a menallo eravamo stati almeno in quattro o cinque. Pero' le sacocce, si', gliele avevamo ripulite noi due, che c'era si' e no pe' pagasse du' fiaschi, magari tre o quattro.

Insomma, uscimmo io e Tartagna', ma non e' che volevamo faje qualche cosa de preciso, volevamo solo che s'azzittasse e annasse via. Ma quello stava mezzo sdraiato pe' tterra, tutto 'ntorcinato, e continuava a sputa' sangue e bestemmie. Pensammo di allontanallo a calci, ma quello invece di strisciare via restava li' e per portarlo fuori dal paese ci sarebbe voluto mezzo milione di calci e mica potevamo passare tutta la notte a prenderlo a zampate. Apposta gli turammo la bocca col giornale, che ormai era notte e era il giornale del giorno prima e non serviva piu' a niente. Adesso lo so che quella cartaccia gliela spingemmo troppo giu', ma li' per li' ci sembro' che funzionava infatti non parlava piu'. Cosi' pensammo che sarebbe restato li' a dormire qualche ora e poi se ne sarebbe andato. E siamo rientrati.

Dopo un po' arriva Svertone e dice che c'e' un morto pe' strada. Un morto? Uscimo tutti quanti. Ma era sempre quello li', che intanto invece d'annassene era morto. Allora decidemmo di strascicarlo fino alla fine del paese e buttarlo nello strapiombo, e fu una faticaccia, perche' tutta quella banda de 'mbriaconi se ne fregavano e ci tocco' pensarci a me e a Tartagna' da soli.

Mi fa ridere l'avvocato che dice che c'e' pure "occultamento di cadavere", che poi vorrebbe di' che hai nascosto il morto. E chi l'ha nascosto? L'avemo buttato giu' nel monnezzaro che lo vedono tutti e infatti la mattina dopo se vedeva bene e tutti all'osteria a chiede ch'era successo e figurete se quelli stavano zitti: qui al paese la gente la devi tortura' pe' falla sta' zitta.

I carabinieri arrivarono che era gia' passata una settimana. Io nu' lo so se c'e' stata 'na soffiata, so che quando sono venuti al pezzo di terra mio che io stavo li' che lavoravo e m'hanno chiesto se avevo ammazzato il tal de' tali io risposi che il nome nu' lo sapevo, ma se era quello che poi avevamo buttato giu' nello strapiombo de sicuro l'avevo menato ma poi come era che era morto mica lo sapevo, magari era morto de freddo e de fame mentre stava giu' nel monnezzaro, che ne so? Pero' quando m'hanno chiesto se c'era qualcun altro ho detto de no, che avevo fatto tutto da solo. Poi me sa che ho fatto 'na fesseria quando m'hanno chiesto il movente che vorrebbe di' il motivo e io gli ho detto per motivi d'onore. Da qui e' venuta fuori 'sta storia che era pe' 'na storia de donne, che invece non c'entravano niente.

Pero' qualche infame l'infame doveva avello fatto, perche' in galera c'era pure Tartagna' che pero' nun cio' potuto parla' perche' stamo in du' celle differenti.

Se me dispiace che quello e' morto? E che ne so, e poi mica era del paese, se nun voleva mori' bastava che restasse a casa sua, no?

A me de sta' in galera nun e' che me dispiace: nun se lavora e te danno da magna', e che se po' vole' dippiu'? E poi era pure ora che uscissi dal paese per vedere un po' di mondo.

 

5. UNA LETTERA A TUTTE E TUTTI I PARLAMENTARI ITALIANI

 

A tutte e tutti i parlamentari italiani

Gentile onorevole,

le invio il seguente appello all'Italia civile "Una persona, un voto", che personalmente condivido, pregandola di volerlo esaminare e condividere anche lei.

La prego altresi' di volersi esprimere ed adoperare affinche' la proposta che esso reca (il riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone stabilmente residenti in Italia) sia recepita nella nuova legge elettorale.

Voglia gradire distinti saluti e sinceri auguri di buon lavoro.

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 16 maggio 2017

* * *

"Una persona, un voto". Un appello all'Italia civile

(...)

 

6. ANCORA DELLA VIOLENZA MAFIOSA CONTRO I MIGRANTI

 

Che i poteri criminali doppiamente opprimano i migranti giunti in Italia e' cosa tragicamente evidente.

Ed e' altrettanto evidente che questo e' reso possibile dalla politica dello stato che invece di riconoscere diritti a persone innocenti preferisce ridurle a oggetto, merci e vittime di nuovo scellerato mercato, ulteriore sfruttamento e rapina.

E' solo col riconoscimento dei diritti che gli esseri umani si liberano.

E' solo con il pieno dispiegarsi della democrazia che si possono sconfiggere i poteri criminali e schiavisti.

 

7. NE SUTOR ULTRA CREPIDAM

 

A chi vive in un qualunque luogo e' ovviamente giusto e doveroso chiedere - e se necessario imporre - il rispetto delle leggi li' vigenti a protezione dei diritti di tutti e del bene comune.

Quanto ai valori, ovvero alle opinioni profonde e sincere e fondanti un'identita', una volta che si rispettino le norme vige la liberta' di pensiero.

Talvolta oggi si tende a dimenticarlo, e a dimenticare che solo nei regimi fascisti lo stato pretende di decidere e imporre i valori alle coscienze.

Last, but not least: non so come possa qualcuno pensare che vi sia un corpus condiviso di "valori" caratterizzanti in toto la societa' italiana odierna: io ad esempio condivido i principii fondamentali enunciati nella Costituzione della Repubblica Italiana, ma mi sembra evidente che tanti signori che siedono al governo e in parlamento proprio no. Tot capita, tot sententiae.

Cosicche' limitiamoci a chiedere a tutti il rispetto delle leggi e pratichiamo il rispetto delle persone (e se ne siamo capaci - chiedo venia - l'universale benevolenza), e poi ciascuno nel suo foro interiore sia libero di pensare i suoi veri pensieri.

 

8. ANTONIO PAPISCA

 

Ci ha lasciato un maestro.

 

9. RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. VLADIMIRO OGLIANOVI: DESIDERIO. UN RACCONTO SENZA STORIA

 

Mettiamola cosi': per essere uno scrittore innanzitutto bisogna avere il desiderio di esserlo. Ed io questo desiderio non sono sicuro di avercelo. Come tutti, ogni tanto mi viene in mente di scrivere un romanzo, o almeno di trascrivere quel che mi ricordo di un sogno, ma quando poi mi decido a prendere carta e penna subito mi sembra che non ne vale la pena. Finisce sempre cosi' con tutte le cose che vorrei cominciare: mi metto li' e subito mi accorgo che non ne vale la pena. Mettiamola cosi'.

*

Certe volte mi chiedo se quando parlo mi ascolto. Perche' se mi ascoltassi tante stupidaggini proprio non le direi. Ma decido di far finta di niente e di andare avanti. A nessuno piace fare scena muta. Per questo non rispondo mai al telefono, e mangio sempre da solo. Compro da mangiare al bar, ma mi porto la roba a casa e mangio li', o nel retrobottega nella pausa pranzo. Per forza che lavoro in una bottega, non ho studiato. E poi il padrone non c'e' mai, cosi' di solito ci sono solo io e gli altri commessi e i clienti. Con gli altri commessi non parlo mai, e che dovremmo dirci? I clienti li accontento, ma niente confidenze. Se mi chiedono un consiglio dico che non me ne intendo. La verita' e' che la gente mi da' fastidio. Per questo certe volte mi viene voglia di fare lo scrittore, perche' e' un lavoro che puoi fare da solo a casa tua senza vedere nessuno. Una volta stavo quasi per sposarmi, ma mi sono fermato in tempo. A casa mia non mi va di averci gente intorno. I lavori di casa li so fare da me, e al centro commerciale c'e' una lavanderia a gettone (si dice cosi'?). Non mi serve niente. La domenica guardo la televisione o leggo. Che leggo? Sono affari miei, direi. Certe volte mi chiedo se quando parlo mi ascolto.

*

Le cose che so le ho imparate da me. E mi bastano. Mi sarebbe piaciuto studiare, ma mi annoiavo a leggere e ripetere, e al tempo che andavo a scuola m'interessavano altre cose. Poi una cosa tira l'altra, si sa. Una delle cose che ho imparato e' che se ti fai un nemico e' per sempre. Poi magari fate tutti e due finta di niente, ma sotto sotto pensate che deve morire. Non dico altro. Mi fanno ridere tutti questi giornalisti sportivi, usano parole piu' grosse di loro, non lo sanno quello che dicono. Io non li leggo i giornali sportivi, mi basta guardare i gol in televisione: che altro c'e' da dire? Magari potevo fare il calciatore. Adesso ormai sono ingrassato, mi fanno male le ossa e sono pure vecchio. Non so se mi spiego. Ha ragione quello che dice che sono tutti ipocriti questa massa di ipocriti. Io dico che se un automobilista al semaforo avesse il bottone della bomba atomica eccome se lo schiaccerebbe. Fanno tante chiacchiere ma lo sanno tutti che se avessero quel bottone non ci penserebbero due volte. Come se non lo sapessi come sono fatti tutti quanti. Non sono mica campato sulla luna, io. Le cose che so le ho imparate da me.

*

Ve lo spiego io che e' l'amore. E' egoismo allo stato puro, sissignori. Non si ama nessuno, si vuole solo essere amati, punto. E perche'? Perche' si ha paura di essere soli, ecco perche'. Parlano, parlano, vanno in vacanza, vanno in discoteca, si fanno di ogni schifezza, e poi? Vogliono solo che qualcuno gli faccia la guardia quando si sentono male. Anche quell'altra cosa, e' chiaro, c'e' bisogno di dirlo? Ma se ne puo' fare a meno. Di tutto si puo' fare a meno, ve lo dico io. Io per esempio non ho neppure una caffettiera. Bevo il caffe' solubile che lo butti nell'acqua bollente e e' fatto. Bello zuccherato, mi piace. Quei cretini che vanno in palestra, che fanno le diete e tutte quelle scemenze. Tutti cretini, se lo meritano di essere trattati da cretini. E sempre a frignare, a lamentarsi, a fare le femminucce. Ma imparassero un po' di decoro, di dignita'. E che diamine. Ve lo spiego io che e' l'amore.

*

Perche' l'ho fatto? E fatto cosa? Il dovere mio ho fatto, ecco che ho fatto. Quella babbuina si era infilata nella borsa una confezione intera, che si vedeva il bozzo da un chilometro. Io non ero alla cassa, ma stavo sistemando la merce sull'espositore vicino alla porta. Il martello me lo porto dietro sempre, serve sempre un martello. Pero' l'ho sentita la cassiera, cosi' l'ho fermata la babbuina che cercava di squagliarsela. E quella comincia a spingere e a starnazzare. Come un'oca starnazzava. Un fastidio quella voce, un fastidio come il trapano del dentista. Capita raramente di poter mollare un bel colpo. L'ho presa in pieno sull'orecchio sinistro ed e' andata giu' come una pera cotta. Quasi quasi mi mettevo a contarla. E' stata un'altra cliente che ha telefonato, cosi' siete arrivati voi. A me non me ne frega niente, se proprio volete saperlo. Perche' l'ho fatto? E fatto cosa? Il dovere mio ho fatto, ecco che ho fatto.

*

Quasi quasi mi fate un favore. Cosi' magari adesso mi metto a scrivere davvero un bel romanzo, visto che non ci ho altro da fare. Se ci pensavo prima non aspettavo cosi' tanto. Un colpo secco e via. Tanto se lo meritano tutti, tutti se lo meritano. Lo sapete pure voi. E perche' dovrebbe preoccuparmi la galera? E' sempre meglio che dover lavorare. Quasi quasi mi fate un favore.

 

10. IERI E OGGI

 

Chi ci legge gia' sapra' che ieri nella seduta della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati il rappresentante del Pd ha respinto a nome del suo partito il testo predisposto dal relatore come base di discussione della nuova legge elettorale.

Non e' detto che questo allunghera' significativamente i tempi della discussione (poiche' la discussione che conta in questo momento si svolge entro e tra i gruppi dirigenti delle forze politiche fuori dalla sede istituzionale formalmente preposta) e pertanto l'orizzonte temporale e' ancora quello enunciato dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che prevedeva il voto della legge alla Camera e la conseguente trasmissione al Senato entro la fine del mese di maggio.

Tuttavia il fatto che la relazione predisposta sia stata bocciata implica che ora si possa avviare una discussione non perimetrata da quel documento, e quindi che possiamo ancora premere affinche' la Commissione della Camera perlomeno prenda in considerazione la proposta del riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia. Qualche deputata o deputato antirazzista che siede in Commissione potrebbe pur farsene portavoce.

Dobbiamo insistere, e dobbiamo farlo adesso.

Ancora una volta chiediamo a tutte le persone amiche che condividono l'appello all'Italia civile "Una persona, un voto" di farsi sentire.

Ed a titolo di esempio riproponiamo le seguenti forme di intervento:

1. scrivere ai parlamentari membri della I Commissione della Camera dei Deputati (e' possibile farlo agevolmente attraverso il sito della Camera) per chiedere loro di discutere la proposta contenuta nell'appello "Una persona, un voto", sottolineando anche in particolare come valgano a sostegno di essa oltre i decisivi ragionamenti nell'appello enunciati anche gli argomenti gia' esposti dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (che rappresenta tutti i Comuni italiani) nel suo progetto di legge di qualche anno fa recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma di cui tanta parte dell'intelaiatura giuridica e' riferibile anche alle elezioni politiche);

2. scrivere subito anche a tutti gli altri parlamentari - deputati e senatori - affinche' prendano posizione pubblicamente e se possibile collettivamente; lo hanno gia' fatto i parlamentari che hanno sottoscritto l'appello: a mia conoscenza, e se non vado errato, si sono gia' espressi a favore della proposta Massimiliano Bernini, Miguel Gotor, Roberto Rampi, Arturo Scotto, Giorgio Zanin; ma io credo che ve ne siano molti altri che condividono la proposta di "Una persona, un voto" (penso ad esempio ai molti che hanno sostenuto in passato e ancora di recente le due proposte di legge promosse dalla campagna "L'Italia sono anch'io"; ed anche a quanti altri oltre loro in Parlamento notoriamente sono impegnati per i diritti umani), sarebbe bene che li raggiungessimo e li invitassimo a pronunciarsi al piu' presto, prima che la discussione di merito sulla nuova legge sia chiusa;

3. cercare di far pronunciare le forze politiche (a tutti i livelli: dalle organizzazioni di base - sezioni, cellule, meet-up e quant'altro -, alle rappresentanze comunali, provinciali, regionali, fino ai vertici nazionali): quelle che gia' in passato piu' volte hanno preso posizione contro il razzismo e per la democrazia potrebbero e dovrebbero far sentire adesso la loro voce a favore del criterio "Una persona, un voto";

4. ma anche continuare a promuovere adesioni all'appello e dichiarazioni pubbliche di personalita', movimenti, associazioni e istituzioni;

5. ed ovunque ve ne siano le condizioni promuovere iniziative pubbliche (dai digiuni a staffetta ai sit-in, alle conferenze, ai dibattiti etc.) a sostegno dell'appello;

6. e naturalmente ogni persona ed ogni associazione che voglia impegnarsi sapra' ideare altre forme adeguate di espressione al fine di persuadere quanti piu' parlamentari sia possibile della necessita' di assumere questo provvedimento di civilta'.

Milioni di esseri umani subiscono in Italia gravi lesioni dei loro diritti: riconoscendo loro il diritto di voto si potra' contrastare tanta violenza razzista e schiavista e tanta umiliazione e disperazione delle vittime innocenti; e si fara' del bene alla democrazia, alle istituzioni, all'intera popolazione italiana.

 

11. UN MODELLO DI LETTERA DA INVIARE AI PARLAMENTARI

 

A tutte e tutti i parlamentari italiani

Gentile onorevole,

le invio il seguente appello all'Italia civile "Una persona, un voto", che personalmente condivido, pregandola di volerlo esaminare e condividere anche lei.

La prego altresi' di volersi esprimere ed adoperare affinche' la proposta che esso reca (il riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone stabilmente residenti in Italia) sia recepita nella nuova legge elettorale.

Le segnalo inoltre come valgano a sostegno di questa proposta anche gli argomenti gia' esposti dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (che rappresenta tutti i Comuni italiani) nel suo progetto di legge di qualche anno fa recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma di cui tanta parte dell'intelaiatura giuridica e' riferibile anche alle elezioni politiche).

Voglia gradire distinti saluti e sinceri auguri di buon lavoro.

Firma, luogo e data

Recapito postale, telefonico ed e-mail del mittente

* * *

"Una persona, un voto". Un appello all'Italia civile

(...)

 

12. UNA LETTERA ALL'ON. EMANUELE FIANO, RELATORE SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE ALLA I COMMISSIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

All'on. Emanuele Fiano, relatore sulla nuova legge elettorale alla I Commissione della Camera dei Deputati

Oggetto: Invio dell'appello "Una persona, un voto" e richiesta che la proposta in esso formulata (concernente il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che risiedono stabilmente in Italia) sia discussa dalla Commissione

Egregio on. Fiano,

poiche' lei ha ricevuto l'incarico di essere relatore sulla nuova legge elettorale alla I Commissione della Camera dei Deputati, vorremmo segnalarle l'allegato appello sottoscritto da molti cittadini tra cui autorevoli personalita' della vita culturale, morale, civile ed istituzionale, che propone il riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone stabilmente residenti in Italia.

Il presupposto de facto dell'appello e' che "vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano"; e poiche' Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto", "l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui".

Il presupposto de iure e' illustrato nella premessa del progetto di legge formulato anni fa dall'Anci (l'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia, che rappresenta tutti i Comuni italiani) recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma di cui tanta parte dell'intelaiatura giuridica e' riferibile anche tout court alle elezioni politiche).

Le saremmo assai grati se nella sua relazione lei desse notizia di questa proposta e la sottoponesse alla discussione della Commissione.

Restando a sua disposizione - come del resto a disposizione dell'intera Commissione e del suo Presidente - per ogni eventuale opportuno approfondimento, voglia gradire distinti saluti

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" che coordian l'iniziativa dell'appello all'Italia civile "Una persona, un voto"

Viterbo, 18 maggio 2017

* * *

"Una persona, un voto". Un appello all'Italia civile

(...)

 

13. ANCORA UNO SFORZO, IL MOMENTO E' ADESSO

 

Il tempo potrebbe essere poco: se la discussione della nuova legge elettorale alla Camera dovesse concludersi nei tempi previsti dalla conferenza dei capigruppo, ovvero entro la fine di maggio, ci resta una manciata di giorni per utilmente premere sui parlamentari affinche' nel dibattito entri la proposta del riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone stabilmente residenti in Italia, come propone l'appello all'Italia civile "Una persona, un voto".

Diamoci da fare. Ed alcune delle cose che possiamo fare sono le seguenti:

1. scrivere ai parlamentari membri della I Commissione della Camera dei Deputati (e' possibile farlo agevolmente attraverso il sito della Camera) per chiedere loro di discutere la proposta contenuta nell'appello "Una persona, un voto", sottolineando anche in particolare come valgano a sostegno di essa oltre i decisivi ragionamenti nell'appello enunciati anche gli argomenti gia' esposti dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (che rappresenta tutti i Comuni italiani) nel suo progetto di legge di qualche anno fa recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma di cui tanta parte dell'intelaiatura giuridica e' riferibile anche alle elezioni politiche);

2. scrivere subito anche a tutti gli altri parlamentari - deputati e senatori - affinche' prendano posizione pubblicamente e se possibile collettivamente; lo hanno gia' fatto i parlamentari che hanno sottoscritto l'appello: a mia conoscenza, e se non vado errato, si sono gia' espressi a favore della proposta Massimiliano Bernini, Miguel Gotor, Roberto Rampi, Arturo Scotto, Giorgio Zanin; ma io credo che ve ne siano molti altri che condividono la proposta di "Una persona, un voto" (penso ad esempio ai molti che hanno sostenuto in passato e ancora di recente le due proposte di legge promosse dalla campagna "L'Italia sono anch'io"; ed anche a quanti altri oltre loro in Parlamento notoriamente sono impegnati per i diritti umani), sarebbe bene che li raggiungessimo e li invitassimo a pronunciarsi al piu' presto, prima che la discussione di merito sulla nuova legge sia chiusa;

3. cercare di far pronunciare le forze politiche (a tutti i livelli: dalle organizzazioni di base - sezioni, cellule, meet-up e quant'altro -, alle rappresentanze comunali, provinciali, regionali, fino ai vertici nazionali): quelle che gia' in passato piu' volte hanno preso posizione contro il razzismo e per la democrazia potrebbero e dovrebbero far sentire adesso la loro voce a favore del criterio "Una persona, un voto";

4. ma anche continuare a promuovere adesioni all'appello e dichiarazioni pubbliche di personalita', movimenti, associazioni e istituzioni;

5. ed ovunque ve ne siano le condizioni promuovere iniziative pubbliche (dai digiuni a staffetta ai sit-in, alle conferenze, ai dibattiti etc.) a sostegno dell'appello;

6. e naturalmente ogni persona ed ogni associazione che voglia impegnarsi sapra' ideare altre forme adeguate di espressione al fine di persuadere quanti piu' parlamentari sia possibile della necessita' di assumere questo provvedimento di civilta'.

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Milioni di esseri umani subiscono in Italia gravi lesioni dei loro diritti: riconoscendo loro il diritto di voto si potra' contrastare tanta violenza razzista e schiavista e tanta umiliazione e disperazione delle vittime innocenti; e si fara' del bene alla democrazia, alle istituzioni, all'intera popolazione italiana.

Una persona, un voto.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVIII)

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Numero 255 del 28 luglio 2017

 

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