[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Israele/Territori Occupati: Donne e conflitto, la storia non racconta



#  Questa lista per la distribuzione delle informazioni
#  e' gestita dalla Sezione Italiana di Amnesty International.
#  Questo messaggio viene elaborato e inviato automaticamente. Si
#  prega di non rispondere a questo messaggio di e-mail in quanto non
#  vengono controllate eventuali risposte inviate al relativo indirizzo


COMUNICATO STAMPA                    CS 40  -2005

ISRAELE / TERRITORI OCCUPATI: DONNE E CONFLITTO, LA STORIA NON RACCONTATA

"Al checkpoint c'erano molti soldati ma non ci considerarono? allora mi
riparai dietro un blocco di cemento e partorii lì, in mezzo alla
sporcizia, come una bestia. Dopo pochi minuti mia figlia morì tra le mie
braccia?"
(Rula Ashtiya, costretta a partorire in mezzo alla strada nei pressi del
posto di blocco di Beir Furik, dopo che i militari israeliani le avevano
impedito di raggiungere un ospedale di Nablus)

Rufayda Qaoud, una ragazza palestinese di 17 anni, è stata stuprata da due
fratelli e uccisa dalla madre quando è emerso che era rimasta incinta.
L'omicida, che si è giustificata dicendo che doveva proteggere l'onore
della famiglia, è rimasta impunita.

In un nuovo rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha chiesto
alle autorità israeliane e palestinesi di assumere misure concrete per
porre fine alla sofferenza delle donne palestinesi, colpite dal conflitto
in ogni aspetto della loro esistenza.

"Le donne palestinesi pagano il prezzo dell'escalation del conflitto e di
decenni di occupazione israeliana e al contempo, all'interno della società
palestinese, sono soggette a un sistema di leggi e regole che pregiudica
la loro uguaglianza" ? ha dichiarato Cecilia Nava, vicepresidente della
Sezione Italiana di Amnesty International.

Il rapporto esamina l'impatto sulle donne della spirale di violenza e del
livello senza precedenti di limitazioni di movimento imposto da Israele
nei Territori Occupati, e denuncia l'aumento della violenza contro le
donne all'interno della famiglia nonché l'effetto delle leggi e delle
pratiche discriminatorie.

Le restrizioni imposte dalle autorità israeliane hanno determinato tassi
record di povertà, disoccupazione e problemi sanitari per l'intera
popolazione dei Territori Occupati. Le limitazioni di movimento, il
rifiuto o il divieto di passaggio ai checkpoint, i blocchi e i coprifuoco
causano complicazioni a catena alle donne che hanno bisogno di cure
mediche, con esiti in diversi casi mortali.

Decine di donne sono state costrette a partorire ai posti di blocco o in
strada, perdendo in diversi casi i loro neonati a causa del divieto di
passaggio imposto dai militari israeliani. La paura di non essere in grado
di raggiungere un ospedale in tempo per partorire è diventata una delle
principali ragioni di ansia per le donne palestinesi.

"Come potenza occupante, ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra,
Israele ha l'obbligo di garantire adeguate cure mediche alla popolazione
palestinese di Gaza e della Cisgiordania, specialmente alle donne in
gravidanza. Tuttavia, Israele ignora sistematicamente quest'obbligo e
spesso l'esercito impedisce l'accesso ai servizi sanitari alle donne, ai
bambini e agli uomini" ? ha denunciato Nava.

Le organizzazioni mediche hanno segnalato con preoccupazione l'elevata
percentuale di donne in gravidanza sofferenti di anemia e la bassa
probabilità di vita delle donne colpite da tumore al seno nei Territori
Occupati.

"I blocchi e le restrizioni imposti da Israele hanno altre conseguenze
negative per la popolazione palestinese: impediscono l'accesso al lavoro e
alle strutture educative e la isolano dalle proprie famiglie e dalle reti
di sostegno. Tutto questo risulta particolarmente negativo per le donne
che vivono lontane dai propri parenti e che vanno incontro a difficoltà e
abusi nel corso delle loro relazioni matrimoniali" ? ha aggiunto Nava.

Dalla fine del 2000 l'esercito israeliano ha distrutto oltre 4000
abitazioni e vaste aree di terreno agricolo, lasciando decine di migliaia
di palestinesi (la maggior parte dei quali donne e bambini) senza casa e
in condizioni di indigenza. Le donne subiscono le conseguenze peggiori
delle distruzioni, anche a causa delle successive tensioni familiari che
ne scaturiscono.

Negli ultimi quattro anni, Amnesty International ha registrato un aumento
della violenza contro le donne, dovuto alla crescente militarizzazione e
al conseguente peggioramento della situazione economica e della sicurezza,
che hanno esacerbato i problemi già esistenti di disuguaglianza di genere
e il controllo degli uomini sulle donne nella società palestinese.

Le leggi vigenti discriminano le donne e prevedono scarsa, se non nulla
protezione, per le vittime della violenza familiare. Le forze dell'ordine
e le istituzioni giudiziarie palestinesi spesso non vogliono o non possono
far rispettare la legge e l'operatività delle forze di sicurezza è stata
fortemente penalizzata dall'esercito israeliano. È più difficile per le
vittime sporgere denuncia quando si tratta di violenza familiare o di
questioni di "onore", che nella società palestinese sono considerate
affari privati.

Sebbene non vi siano statistiche attendibili, negli ultimi quattro anni la
violenza contro le donne in famiglia ? comprendente gli abusi sessuali,
gli stupri e i cosiddetti "omicidi d'onore" ? nei Territori Occupati è
aumentata, eppure spesso i responsabili non vengono sottoposti a processo.
Le donne e le ragazze palestinesi rischiano di essere uccise dai loro
familiari e sovente i blocchi e le restrizioni imposti dall'esercito
israeliano impediscono loro di fuggire in un luogo sicuro.

"L'Autorità Palestinese deve prendere misure concrete per sradicare la
violenza contro le donne e impedire, indagare e punire queste violazioni
dei diritti umani. La dirigenza palestinese deve modificare tutte le leggi
che discriminano le donne, inclusi gli articoli del codice penale che
prevedono sanzioni lievi per i crimini commessi per motivi di onore o
l'assenza di pena per gli stupratori che sposano le proprie vittime" ? ha
sottolineato Nava.

Israele deve porre fine al regime dei blocchi e delle restrizioni
attualmente imposto nei Territori Occupati, assicurare l'immediato
passaggio e l'accesso a cure mediche adeguate alle donne in gravidanza e a
chiunque altro abbia bisogno di assistenza e cessare di distruggere le
abitazioni e le proprietà dei palestinesi.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 31 marzo 2005

Il rapporto "Israel and The Occupied Territories: Conflict, occupation and
patriarchy: Women carry the burden" è disponibile all'indirizzo:
http://www.amnesty.org

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224, cell. 348-6974361, e-mail: press at amnesty.it


***************************************************************************
Paola Nigrelli
Ufficio Stampa
Amnesty International - Sezione Italiana
Via G.B. De Rossi, 10 - 00161 ROMA
Tel. 06 44.90.224 fax 06 44.90.222
cell. 348-6974361 e-mail: press at amnesty.it
Internet: www.amnesty.it

CONTROL  ARMS
Sostieni la campagna di Amnesty, Iansa e Oxfam per un trattato
internazionale sul commercio delle armi entro il 2006, aderendo
alla foto-petizione su www.controlarms.org
***************************************************************************
Le comunicazioni effettuate per mezzo di Internet non sono affidabili e
pertanto Amnesty International non si assume responsabilita' legale per i
contenuti di questa mail e di eventuali allegati. L'attuale infrastruttura
tecnologica non puo' garantire l'autenticita' del mittente ne' dei
contenuti di questa mail.

Se Lei ha ricevuto questa mail per errore, e' pregato di non utilizzare le
informazioni in essa riportate e di non portarle a conoscenza di alcuno.
Opinioni, conclusioni e altre informazioni contenute in questa mail
rappresentano punti di vista personali  e non, salvo quando espressamente
indicato, quelli di Amnesty International.


#  Le comunicazioni effettuate per mezzo di Internet non sono affidabili e
#  pertanto Amnesty International non si assume responsabilita' legale per i
#  contenuti di questa mail e di eventuali allegati. L'attuale infrastruttura
#  tecnologica non puo' garantire l'autenticita' del mittente ne' dei
#  contenuti di questa mail. Se Lei ha ricevuto questa mail per errore, e'
#  pregato di non utilizzare le informazioni in essa riportate e di non
#  portarle a conoscenza di alcuno. Opinioni, conclusioni e altre
#  informazioni contenute in questa mail rappresentano punti di vista
#  personali  e non, salvo quando espressamente indicato, quelli di Amnesty
#  International.