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03-04/12 Torino: La mediazione: dal livello interpersonale al livello internazionale



Care amiche e cari amici ,
siamo lieti di invitarvi a partecipare al convegno internazionale di studi
La mediazione: dal livello interpersonale al livello internazionale che si
terrà sabato 3 e domenica 4 dicembre p. v., presso la sala conferenze del
Gruppo Abele (corso Trapani 91/b)
Per il convegno non è necessaria l'iscrizione. In allegato ne potete
trovare il programma, che vi preghiamo di diffondere anche ad altre persone
che riteniate interessate.
Speriamo di incontrarvi numerosi/e
Un cordiale saluto
Nanni Salio e Carla Toscana




Il Centro Studi Sereno Regis - ONLUS
(via Garibaldi 13, 10122 Torino,
tel. 011.532824, e-mail info at cssr-pas.or  e carla.toscana at cssr-pas.org)

Vi invita al
Convegno internazionale di studi
La mediazione: dal livello interpersonale al livello internazionale
Sabato 3 e domenica 4 dicembre 2005
Torino, Sala Conferenze del Gruppo Abele, Corso Trapani 91 B, Torino
Se il conflitto è una componente ineliminabile della condizione umana, non
ne costituisce necessariamente un aspetto del tutto negativo: l'esito di un
conflitto (o di più conflitti intersecantesi) dipende infatti dal modo in
cui viene riconosciuto, esplicitato ed affrontato. La modalità violenta è
forse quella seguita da più tempo dagli esseri umani, o per lo meno lo è in
base alla documentazione storica di cui disponiamo. Tuttavia, fu proprio lo
choc provocato dalle atrocità della prima e della seconda guerra mondiale,
nonché dalla capacità di distruzione degli esseri viventi su scala
planetaria propria degli armamenti atomici che sensibilizzò persone prima
lontane dall'impegno attivo per la pace - si pensi a molti illustri
scienziati quali A. Einstein, B. Russell, R. J. Oppenheimer, nonché
giuristi, politologi, filosofi, strateghi? - circa l'urgenza di avviare una
riflessione sulle loro responsabilità e sul loro ruolo, e circa la
necessità di studiare metodi alternativi alla violenza per affrontare i
conflitti.
Accanto alle tante esperienze pratiche di lotte nonviolente contro la
violenza diretta, strutturale e culturale che erano state condotte da e per
secoli in tutto il mondo, per essere poi più compiutamente teorizzate e
praticate da Gandhi e da moltissime persone di orientamento nonviolento, si
è così istituzionalizzata - a partire dagli anni '50 del secolo scorso -
una vera e propria nuova disciplina, la peace-research, che negli Stati
Uniti e in molti paesi europei ha da decenni un suo preciso status
accademico. In Italia questa branca di studi ha invece incontrato
difficoltà nel venir scoperta e riconosciuta: fino agli anni '80 e '90 del
secolo scorso era ancora confinata all'interno delle facoltà di scienze
politiche, mentre negli ultimi anni sta acquisendo una sua autonomia e
soprattutto sta evolvendo in senso transdisciplinare.
Parallelamente alla ricerca teoretica, sono da segnalare gli sviluppi sul
piano giuridico: dalla codificazione da parte dell'ONU del peace-keeping,
del peace-making e del peace-building, al riconoscimento prima
dell'obiezione di coscienza e poi del servizio civile nazionale.
Nell'ambito politico diventano poi via via più numerosi i progetti di
difesa difensiva non armata e le azioni di peace-building e peace-making
condotte da piccole organizzazioni o da ONG: secondo alcune stime, infatti,
negli anni '90 il numero di interventi nonviolenti in conflitti acuti è
stato di gran lunga superiore a quello delle Nazioni Unite, nonché migliore
per qualità. A livello nazionale e locale si riscontra altresì un
ravvivarsi del dibattito sulle questioni giustizia-legalità, nelle loro
molteplici declinazioni: quale ruolo è da attribuire al settore pubblico e
quale alla società civile e/o ai privati per affrontare i conflitti
connessi alle diseguaglianze economico-sociali e/o alle differenze
culturali, specie in un momento in cui l'accelerazione della
globalizzazione aumenta l'incertezza sul futuro e favorisce l'incremento
dei flussi migratori? Quali sono le risposte più adeguate per i conflitti
che si traducono in micro-criminalità o in criminalità? I modelli
storicamente sperimentati in Europa di prevenzione e gestione del
conflitto, cioè il modello repressivo e il modello del controllo sociale
(nelle loro diverse varianti, evoluzioni ed involuzioni) sono ancora
accettabili oppure occorre cercare nuovi metodi e nuove pratiche?
La mediazione dei conflitti è appunto sia un nuovo metodo che una nuova
pratica, in quanto si allontana tanto dall'impostazione direttiva e
manageriale cui faceva riferimento il concetto di gestione dei conflitti,
quanto dalla visione un po' troppo ottimistica che informava il concetto di
soluzione dei conflitti. La mediazione, pur nelle differenze che persistono
tra le diverse scuole ed i diversi operatori, rimanda piuttosto al
cosiddetto eliciting model, che pone l'accento sul far emergere le capacità
di attivazione latenti nelle stesse parti coinvolte in prima persona in un
conflitto o in un nodo di conflitti, in modo che le proposte di compromesso
o di riappacificazione siano avanzate da coloro che - avendo appunto
vissuto il conflitto sulla propria pelle - ne conoscono davvero il dolore e
i costi.
Il programma del Convegno è stato elaborato tenendo conto dell'insieme di
esigenze, ricerche, iniziative, interrogativi e prospettive or ora esposti,
e ha come obiettivo non certo il trovare risposte definitive, bensì il
fornire un aggiornamento tanto sugli ultimi sviluppi della peace-research
su questo tema, quanto su concrete esperienze di mediazione vissute dai
relatori e dalle relatrici in diversi ambiti: dal villaggio o dal quartiere
alla città (livello micro e meso), fino al livello macro o internazionale.
Il Convegno si rivolge alla cittadinanza nel suo complesso, pur avendo come
target privilegiato i/le docenti e gli/le studenti/esse delle facoltà di
scienze dell'educazione e della formazione, di scienze della comunicazione,
di scienze strategiche, di giurisprudenza, filosofia e psicologia, gli enti
locali e il mondo dell'associazionismo.
Il Convegno si svolgerà a Torino, presso la sala conferenze del Gruppo
Abele, Corso Trapani 91 B, sabato 3 e domenica 4 dicembre 2005, secondo il
seguente programma:
SABATO 3 DICEMBRE 2005
Ore 9.00: Registrazione dei/lle partecipanti
Ore 9.30: Apertura dei lavori
Nanni Salio (presidente del Centro Studi Sereno Regis)
Ore 9.45: Prima sessione
Moderatore: Nanni Salio - Discusser: Johan Galtung (peace-researcher)
La transazione come fondamento dell'azione strategica
On. Falco Accame (ricercatore operativo, già capo del Centro di Ricerca
Operativa delle Forze Armate)
La mediazione nel conflitto in Kosovo/a tra successi e insuccessi
Alberto L'Abate (Università di Firenze)
Ore 12.00: Dibattito

Ore 15.00: Seconda sessione
Moderatrice: Carla Toscana (Centro Studi Sereno Regis)
L'esperienza della Rete TRANSCEND nella mediazione internazionale
Johan Galtung (fondatore della Rete Internazionale di peace-researcher
TRANSCEND)
Il Modello Maggiore-minore e la mediazione in Cecenia e in Ruanda
Pat Patfoort (antropologa e peace-researcher)
Ore 18.00: Dibattito

DOMENICA 4 DICEMBRE 2005
Ore 9.30: Terza sessione
Moderatrice: Angela Dogliotti Marasso
Esperienze di mediazione in ambito urbano
Duccio Scatolero (Università di Torino) e Marco Bortoluzzo (Spazio d'intesa)
La mediazione sociale nel lavoro con la comunità territoriale
Antonella Sapio (Università di Firenze) e Raffaello Martini (psicologo di
comunità)
Il conflitto interculturale in contesti urbani ad alto tasso di immigrazione
Anna Belpiede (sociologa)
Ore 12.00: Dibattito