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Re: leadership nonviolenta



Caro sandro, 
grazie per la risposta, piena di spunti interessanti su 
cui mi prendo il tempo adeguato di riletterci su con la dovuta 
attenzione.
Non sarei schiavo delle parole e accetterei compromessi 
positivi con la realta', che e' sempre piu' complessa dei nostri 
schemi: ogni concetto preso in modo assoluto - credo -  diventa la 
caricatura di se' stesso.
Gandhi era un leader oppure no?
Ti pongo la 
domanda perche', dal punto di vista nonviolento, credo che non si debba 
eludere il problema della leadership ma pensare e sperimentare delle 
risposte diverse rispetto al modello burocratico di organizzazione 
(ricavato dal modello militarista): autorevolezza, non autorita', 
rotazione, controlli democratici, metodo del consenso e del dissenso, 
gruppi di affinita'...
Ovviamente posso sbagliarmi...
Discutiamone
Ciao,

Alfonso Navarra



----Messaggio originale----
Da: sandro.
martis at tin.it
Data: 29-apr-2006 11.41 AM
A: <alfonsonavarra at virgilio.
it>
Cc: "PEACELINK"<pace at peacelink.it>
Ogg: Re: per Lidia con qualche 
se e ma




Caro Alfonso Navarra.

(lettera semiaperta e frettolosa a 
te e al "movimento" nonviolento)

Non sempre ho il tempo, spesso 
nemmeno lo spirito, ma qualche volta sì, di
leggere con attenzione ciò 
che passa in questa lista.
Spinto dalla curiosità, avendo letto e 
condiviso questa tua su Lidia
Menapace, e apprezzando quanto mai il 
richiamo ad un utopismo realistico e
al fare, prima che al gratuito 
dire, mi son andato a rileggere le tue ultime
cose.
E, quasi mai mi 
capita, ma qualche volta sì, vi ho trovato spunti
interessantissimi, e 
"critiche" al "movimento" che sono anche mie.
Una cosa sola. Le tue 
valutazioni su La Maddalena, forse condizionate dal
folclorico Sale, 
risentono di eccessivo ottimismo.
Intanto non vi sono pescatori ma solo 
camerieri, a La Maddalena (Sardegna
nord orientale), né alcuna 
particolare (se non delle avanguardie,
chiamiamole così) opposizione 
alla base nucleare.
I pescatori sono a Teulada (Sardegna sud 
occidentale), e la loro lotta,
lungi dal diventare fulgido esempio di 
DPN (e altrove - La Maddalena,
Perdasdefogu, Decimomannu, Quirra, Capo 
Frasca - è anche peggio) si è
limitata alla difesa corporativa (certo 
confliggente cogli interessi dei
militari) dei loro redditi assistiti. 
Difesa che hanno portato avanti senza
l'appoggio delle popolazioni (che 
nel complesso hanno un  atteggiamento
affatto simile a quello delle 
genti di Ghedi), anzi, spesso tra
l'indifferenza se non tra l'ostilità 
della gente.
Certo, nell'insieme, l'esperienza dei pescatori di 
Teulada, può esser vista
positivamente e citata ad esempio di come con 
metodo nonviolento anche
piccole minoranze possano ottenere risultati. 
Ma si trattava di vertenza
tipicamente "sindacale". Quindi maggiormente 
tollerata da istituzioni e
opinione pubblica. Se analoga lotta si 
conducesse "per la pace" anziché "per
la panza", è triste dirlo, 
verremmo spazzati via a manganellate tra il
plauso generale 
dell'opinione pubblica.
Però, fai bene a dirlo, e lo dico con te, 
dovremmo farlo.
Dobbiamo farlo.
E' necessario, urgente, indifferibile.
Altre volte ho scritto che se mille o diecimila persone avessero invaso
pacificamente il Palazzo, e paralizzato le istituzioni e il Paese, se
l'Italia si fosse fermata per uno o dieci giorni di sciopero generale 
(e
così la Spagna, la Gran Bretagna, gli Stati uniti), nemmeno la 
guerra
all'Iraq si sarebbe fatta. Ma vaglielo a spiegare ai sindacati 
(che si
dicevano "contro la guerra")... vaglielo a spiegare ai 
bertinotti (che si
dicono "contro la guerra")... vaglielo a spiegare 
alla "seconda
superpotenza" (che si dice contro la guerra ed è 
prontissima a scioperare
per dieci euri di aumento ma non per salvre 
centomila vite umane)...
Certo, convengo, sarbbe stato solo l'inizio 
(ma promettente) e non la fine,
di un percorso che porti ad una getione 
nonviolenta dei conflitti
(internazionali o interpersonali). E infinita 
strada c'è da percorrere.
Dobbiamo agire oltre la "partitica", 
nonostante la "partitica", contro la
"partitica" (non uso il termine 
"politica" perché ne ho una percezione
positiva).
Ma vaglielo a 
spiegare ai nonviolenti che indulgono in convenevoli col
valvassume 
prodiano.
L'errore che si continua a fare è quello di dar credito alla 
partitica e al
sistema pseudodemocratico.
Più ci avviciniamo alle 
istituzioni "deviate" più ci allontaniamo dalla
gente, che, pur 
indottrinata, pur abbrutita dalla fabbrica del consenso (che
livella 
verso il basso e ci ruba i sogni), percepisce, qualunquisticamente
quanto si vuole, ma con popolaresco acume, i partiti come associazioni 
a
delinquere.
Dalla gente e con la gente dobbiamo cominciare.
Per 
innescare un circolo virtuoso che migliori la società, quindi la
politica, quindi la società, quindi il mondo.
Come avanguardie 
nonviolente (quanti siamo? mille o diecimila? potremmo già
fare 
tantissimo!), con azioni assolutamente pacifiche, disturbare i
manovratori. E la gente, ove dimostrassimo la nostra totale estraneità 
(è
fondamentale!) dai giochi di palazzo, la nostra totale buonafede 
(questo è
rivoluzionario!), la nostra ferma mansuetudine (è un 
ossimoro?
insomma: della necessità strategica prima ancora che etica 
della
nonviolenza), la gente, come accadde a Lui - tornato sulle vie di
Siviglia milleseicento anni dopo, tra i semplici e tra i puri, mica tra 
i
potenti! che anche allora lo rinchiudono in una cella (il posto dei 
giusti è
la galera!) -, la gente ci riconoscerebbe. E si unirebbe a 
noi!
Niente leadership! però. Usa altri termini! Il nostro deve essere 
un
movimento perfettamente orizzontale di spiriti liberi, che si 
confrontino e,
in vista dei fini "superiori" che si pone, giunga sempre 
a scelte
condivise (tecnicamente: metodo del consenso) che sappiano 
"vedere oltre".
Certo, un movimento dove figure belle come Alex 
Zanotelli, senza parlare di
leadership, saprebbero dare un contributo, 
un impulso fondamentale in
termini di idee e valori.
Condivido il tuo 
appello a padre Alex. Forse è la figura che per lucidità,
purezza, 
disinteresse, meglio di tutte e tutti potrebbe agire da stimolo.
E mi 
unisco a te nel chiedere il suo aiuto.
Ma mi unisco a te e a tutt* nel 
chiedere l'aiuto di tutt*.
Ci stiamo avvicinando a passi lunghi alla 
catastrofe sociale ed ecologica.
E in questa lista cosa si fa? A Pasqua 
si è discusso del sesso degli angeli.
Vogliamo cominciare a credere in 
quanto diciamo?
Vogliamo cominciare a darci da fare?
E' ora.

Saluti

Sandro Martis





----- Original Message ----- 
From: 
<alfonsonavarra at virgilio.it>
Sent: Friday, April 28, 2006 7:45 PM
Subject: per Lidia con qualche se e ma


PER LIDIA CON QUALCHE SE E MA
PER L'UNITA' DEI NONVIOLENTI SENZA SE E
SENZA MA

a Peppe Sini da parte 
di Alfonso Navarra (risposta in forma
di lettera aperta)

Milano, 28 
aprile 2006

Caro Peppe,

mi proponi di
aderire alla tua Campagna per 
Lidia Menapace al Quirinale.
Va bene,
aderisco. Male certo non fa. 
Lidia e' dei nostri, e' una splendida
figura, e' "una donna 
rappresentativa della Resistenza, della
nonviolenza, del femminismo, 
delle grandi esperienze di liberazione e
di solidarieta' umana, delle 
grandi tradizioni giuriscostituenti, per
un'umanita' di persone libere, 
eguali in diritti, solidali".
Ma subito
mi chiedo: ha senso oggi 
spendere energie per iniziative puramente
simboliche, senza agganci con 
il contesto politico odierno, che non
hanno nessuna, proprio nessuna 
possibilita' pratica di innescare un
cambiamento reale?
Mettiamo pure 
il caso che la candidatura Menapace
riesca ad essere presa in 
considerazione da un ceto politico che ha,
come facilmente 
riscontrabile da chiunque, proprio tutt'altro per la
testa.
Guarda solo 
quello che sta succedendo per l'elezione dei
presidenti della Camera e 
del Senato...
Il Palazzo oggi ha il problema
di decidere se far fuori 
definitivamente l'"anomalia" berlusconiana
(restaurando alcune garanzie 
della Prima Repubblica) o se pervenire ad
un nuovo inciucio con il 
"Caimano".
I protagonisti di questo gioco, le
oligarchie partitiche ed 
i poteri forti dietro le loro spalle, sono
appesi ai fili di un 
delicatissimo equilibrio, nei quali enormi
interessi economici 
attendono l'esito del loro destino.
Oggi come oggi
non c'e' null'altro 
in ballo.
Ma mettiamo tra parentesi la realta'
politica disperante 
dell'"Italietta", popolata di "berluschini",
disorganizzata nelle sue 
fasce deboli sempre piu' umiliate ed offese,
ingabbiata in un 
bipolarismo di tipo americano che ha preso solo i
difetti del suo 
modello originario.
Ipotizziamo che Lidia Menapace
venga eletta per i 
motivi che tu esponi: viene scelta - miracolo! -
"una persona in cui 
ogni donna e ogni uomo di volonta' buona possano
riconoscere un sicuro 
punto di riferimento per difendere e promuovere
la legalita', la 
democrazia, la solidarieta', la civile convivenza, il
rispetto delle 
persone e della natura, la cura per gli altri e le
altre, la pace, il 
riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti
umani per tutti gli 
esseri umani".
Ebbene, da pacifista conseguente, la
Menapace sarebbe 
costretta a dimettersi il giorno dopo il suo
insediamento.
Da garante 
coerente della nostra Costituzione porrebbe
infatti subito il problema 
della preparazione dello sterminio atomico
cui l'Italia collabora 
attivamente aderendo alle strategie NATO ed
ospitando le atomiche nelle 
basi militari usate dagli Stati Uniti.
(Domenico Gallo ci ha spiegato a 
sufficienza che la condizione di
"Stato atomico" ci pone 
sostanzialmente in una situazione di illegalità
rispetto al diritto 
internazionale ed interno).
La classe politica
italiana ovviamente 
risponderebbe di no, che il nucleare militare, per
salvaguardare buoni 
rapporti transatlantici, non si deve toccare: essa
e' infatti divisa, 
in quelli che contano, tra filoamericani di destra
(Berlusconi e 
sodali) e filoamericani di sinistra (le forze che vanno a
fare il 
Partito Democratico).
Prodi e' stato presidente della
Commissione UE, 
ma non facciamoci illusioni: non esiste in Italia un
"partito europeo" 
come lo troviamo in Germania, Francia o Spagna.
Gli
stessi post-
comunisti hanno ripudiato il loro passato filosovietico ma
mantenuto la 
sindrome dello Stato-guida: non c'e' bisogno di passare
un'estate a 
Capalbio per rendersene conto, basta vedere come si
affrettano tutti a 
compiere pellegrinaggi in America per raccogliere il
"consenso di 
Washington".
I tempi che viviamo si stanno facendo
drammatici in 
maniera inaudita. Il Pianeta sta diventando una vera e
propria 
polveriera. All'orizzonte si staglia la nuova guerra - molto
probabilmente atomica - con l'Iran, resasi necessaria, dal punto di
vista dell'"Impero del Denaro", per completare l'opera iniziata cone le
invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq.
E' la minaccia di un
militarismo che si sta espandendo senza freni scatenando una stagione
incontrollabile della proliferazione nucleare.
Ma incombe anche e
contemporaneamente l'ecocidio da effetto serra: secondo lo scienziato
Lovelock (l'inventore dell'ipotesi "Gaia", la Terra come unico
organismo vivente) abbiamo gia' raggiunto il punto di non ritorno.
Grazie, oro nero! Qualsiasi cosa facciamo, dobbiamo gia' mettere in
cantiere 3 miliardi di morti ... Hai proprio capito bene: 3 miliardi di
morti comunque entro la fine di questo secolo, se cominciamo da oggi a
rispettare Kyoto (magari!), qualche miliardo in piu' se insistiamo a
bruciare combustibili fossili con il nostro folle consumismo, imitati
da Cina, India e quanti altri.
L'altra gravissima minaccia  per tutta
l'umanita' e' l'ingiustizia sociale globale, le ineguaglianze
crescenti. Ti cito Brzezinski, il consigliere dell'ex presidente
Carter, che leggo sulla rivista "Aspenia" (n. 32- 2006). La rivoluzione
demografica, con i miliardi di persone che stanno nascendo, concentrata
nel Sud del mondo, è una bomba politica potenziale (ed è carne da
macello per l'ecocidio prossimo venturo - ndr). Sta creando masse
sterminate di giovani impazienti, eccitati dagli stimoli del "villaggio
globale" ma irritati e delusi per cio' che non hanno. "Questi milioni e
milioni di studenti sono rivoluzionari in pectore... la loro energia
fisica e la loro frustrazione emotiva sono li' pronte, in attesa di
essere scatenate da una causa, una fede o semplicemente dall'odio".
Ecco, caro Peppe, di cosa dovremmo davvero occuparci, consapevoli che
oggi l'alternativa, imminente, sovrastante, drammaticamente ed
inesorabilmente ultimativa, e' tra nonviolenza o barbarie.
Lo "scontro
di (in)civilta'" puo' precipitarci nella fine della stessa specie
umana. Stiamo parlando di noi e dei nostri figli, non di lontane
generazioni che non vedremo mai venire alla luce. Tocca a noi e non ad
altri spegnere l'incendio dandoci una mossa da subito.
Basta con le
divisioni ideologiche, basta con le monotematicita' frammentiste, basta
con gli orticelli!
Dovremmo - credo - concentrare le energie non dietro
i balletti della politica politicante (il toto poltrone nel Palazzo) ma
per unire, costi quel che costi, i nonviolenti, le avanguardie di una
nuova cultura politica, Lidia Menapace in testa, in modo da promuovere
una opposizione popolare unitaria - la forza piu' potente! -  allo
stato di cose presenti. E' questa l'utopia concreta - costruire un
accordo unitario tra le persone di buona volonta' per rilanciare la
lotta per la pace giusta e sostenibile -  per la quale ti chiedo di
mettere a disposizione anima, cuore e mente.
E' il tema della mia
lettera aperta a Padre Alex Zanotelli, quella in cui (poveretto!) gli
chiedo di inaugurare una nuova Resistenza al sistema di guerra
prendendo l'iniziativa di aggregare i soggetti, individuali e
collettivi, della "nonviolenza in cammino".
Aderisci?

Post scriptum.
da www.repubblica.it 28 aprile 2006 ore 19.29

Secondo il nuovo
rapporto dell'Aiea l'Iran ha addirittura
accelerato il programma di
arricchimento dell'uranio
Aiea: "L'Iran continua l'attività e non
soddisfa le richieste Onu"
Bolton (Usa) chiede risoluzione che non
escluda l'uso della forza
Londra: il Consiglio sicurezza aumenti la
pressione su Teheran

Dopo la pubblicazione del rapporto Aiea
l'ambasciatore Usa all'Onu John Bolton ha ribadito che l'intenzione
degli Stati Uniti è di ottenere una risoluzione delle Nazioni unite
contro l'Iran che non escluda l'uso della forza. Il diplomatico,
confermando che la parola rimane per il momento alla diplomazia, ha
indicato che da un primo esame del rapporto si deduce chiaramente che
Teheran "non ha fatto niente per rispondere alle richieste del
Consiglio di Sicurezza".

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