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a capodanno una messa per saddam e per le sue vittime



COMUNICATO STAMPA

"La mia parrocchia vasto mondo":
la parrocchia virtuale di don Vitaliano Della Sala www.donvitaliano.it

a Capodanno una messa per Saddam e per le sue vittime!


L'impiccagione di Saddam Hussein: il cappio statunitense al collo della
democrazia!

Si sta facendo di tutto affinché in Iraq la situazione esploda nel peggiore
dei modi e l'impiccagione di Saddam è solo l'ultimo capitolo di questa
tragedia scritta e diretta dagli Stati Uniti. L'Iraq precipita sempre più
nel caos e nella violenza ed è particolarmente triste dire: l'avevamo
detto. Con tutto il cuore avremmo voluto aver torto!
All'alba di oggi, in Iraq, non è stato impiccato solo un dittatore, ma il
nostro stesso concetto di democrazia. Se chi si dice civile e democratico
tratta i criminali come loro hanno trattato le vittime, allora Cesare
Beccarla si rivolta nella tomba e si diventa peggiori di chi si condanna.
Libertà e Democrazia sono valori difficili da vivere e bisogna diffidare di
chi si riempie la bocca con queste parole, troppo gradi e impegnative;
spesso, proprio essi sono i primi a disattenderle quando tocca a loro
comportarsi democraticamente, rispettando le libertà degli altri e
difendendo i diritti degli altri, anche quando l'altro si chiama Saddam
Hussein. 
Diceva qualcuno che "quando la violenza è di stato prende il nome di
giustizia". Esprimo il rifiuto e il disgusto per l'assassinio politico
perpetrato nei confronti dell'assassino Saddam Hussein. La pena di morte è
un retaggio barbarico, assolutamente contro ogni sia pur elementare
sentimento umanitario e, per quanto mi riguarda, cristiano. Nessuno ha il
diritto di disporre della vita di un essere umano.
Ora invece, dai salotti televisivi, i soliti esperti di strategie
internazionali, sempre pronti a giustificare ogni tipo di violenza, ci
diranno tante parole per giustificare questa impiccagione; per quanto mi
riguarda è squallido non dire che uccidere è una spaventosa aberrazione,
sempre! Sia quando si impalavano gli infedeli dell'uno o dell'altro
schieramento per conquistare Gerusalemme, sia quando si crede che
"Dio-è-con-noi" se facciamo pulizia etnica o esportiamo democrazia con la
violenza.
Con rispetto per le diversità di religione, rivendico il mio essere
cristiano e, pronto ad accogliere gli insegnamenti positivi di altre fedi,
a statunitensi e musulmani che ancora applicano alla lettera la biblica e
cranica "legge del taglione" dell'"occhio per occhio, dente per dente",
testimonio con orgoglio la legge cristiana dell'amore anche nei confronti
del nemico: "allora nel deserto prenderà dimora il diritto, e la giustizia
regnerà nel giardino. Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del
diritto una perenne sicurezza" (Isaia 32, 16-17). Spero di non offendere
nessuno se noto che la "legge del taglione" è tuttora "adottata" da ogni
mafia e da ogni terrorismo e, purtroppo, da un po' di anni, è stata
introdotta ufficialmente, a partire dagli Stati Uniti, anche negli Stati
dove la democrazia statunitense da far west è stata imposta con la forza.
Saddam sarebbe stato veramente sconfitto se lo avessero trattato con
civiltà e giustizia; se proprio a lui che è stato un sanguinario e un
criminale, avessero riservato un trattamento umano: che lezione di civiltà
e di democrazia sarebbe stata per lui e per l'umanità!
Ancora una volta dobbiamo tristemente constatare che, gli Stati Uniti, il
paese che considera se stesso vessillo della giustizia e di ogni libertà,
il paese che cerca di imporsi al mondo intero come il garante dei diritti
umani, della stabilità e della pace nel mondo, è il portatore-schiavo di
una logica perversa: il paese che mantiene l'embargo alla povera Cuba e lo
toglie alla neocapitalistica Cina; il paese che si è reso famoso per gli
"interventi chirurgici" qua e là nel mondo in difesa degli "oppressi" è un
paese per il quale le idealità sono vuota retorica e paravento; un paese
benpensante e sanguinario. Un paese che mantiene nel suo ordinamento la
condanna a morte  -  e la applica con zelante solerzia  -  e nello stesso
tempo permette la libera circolazione delle armi, per non urtare la lobby
dei fabbricanti di strumenti di morte, gronda spaventosamente ipocrisia.
Gli Stati Uniti d'America ci vogliono a tutti i costi ricordare il loro
passato, quello peggiore. Ci vogliono ricordare che a fondarli e popolarli
non furono soltanto i Padri Pellegrini ma anche ogni sorta di galeotti
indesiderati e allontanati dall'Europa (a loro, almeno, venne concessa
un'alternativa alla forca...). Vogliono mantenere vivo nella nostra memoria
il genocidio degli Indiani d'America e la violenza bruta e forcaiola del
Far West.
Sono dolorosamente orgoglioso di non essere statunitense.
Di fronte a tutto quello che sta avvenendo in Iraq ci vuole uno scossone di
democrazia, di civiltà. Non bisogna assolutamente perdere la testa. Già, la
testa: la nostra arma nonviolenta con la quale ci possiamo difendere dalla
marea montante di stereotipi, preconcetti e pregiudizi, con la  quale
possiamo smontare i meccanismi delle propagande di regime, delle viziosità
ideologiche, con la quale possiamo contrastare la violenza che si alimenta
di istinti viscerali.
O forse non lo sappiamo ancora tutti, non lo sappiamo ancora bene che il
sonno della ragione - come l'assopirsi dell'umanità che è in noi - genera
mostri?

p.s. la messa di Capodanno la celebrerò in memoria di tutte le vittime di
ogni violenza: per Saddam Hussein e per gli uccisi dal dittatore iracheno,
per le vittime del terrorismo e della guerra.

                                                         
don Vitaliano Della Sala
                (347 3679191) www.donvitaliano.it