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CS LE ONG ITALIANE: UN NUOVO RUOLO DELL'ITALIA IN AFGHANISTAN







                                                   COMUNICATO STAMPA

                                        Le Ong Italiane: un nuovo ruolo
                                            dell'Italia in Afghanistan


Roma, 25 gennaio 2007. Siamo alla vigilia del voto sul rifinanziamento
della missione italiana in Afghanistan, le ong italiane hanno avviato una
profonda riflessione sul ruolo e sui compiti della presenza militare e
civile nel paese dopo cinque anni di esperienza sul campo a contatto e a
servizio della popolazione afghana.

Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ONG italiane afferma: "La
necessità di un ripensamento e un cambiamento della strategia da parte
italiana ed europea nel paese è reale e urgente. Occorrerà rispondere con
la massima chiarezza alla domanda "che ci stiamo a fare in Afghanistan?".
Un primo forte e visibile segnale dell'avvio del cambiamento dovrebbe
essere un maggiore impegno per gli aiuti, l'assistenza e la ricostruzione,
riducendo lo scarto esistente tra gli stanziamenti per la cooperazione e
quelli per la missione militare".

Sarà quindi necessario che il voto del Parlamento venga accompagnato da una
mozione, vincolante e verificabile tra sei mesi, che impegni il Governo ad
esigere in sede europea e in sede Nato i necessari chiarimenti per dare
finalmente risposta alla domanda sui precisi scopi e finalità della
missione, sulla sua collocazione nella strategia più generale e prioritaria
del sostegno all'Afghanistan e al suo processo di consolidamento
istituzionale e di sviluppo, sulle conseguenti e coerenti scelte politiche
e azioni, anche militari, ma non solo, da mettere in atto. Il 2007 dovrà
rappresentare l'anno dell'approfondimento e della chiarezza. Ne va della
dignità e della coerenza politica del nostro paese, oltre che della più
ampia sicurezza globale che non può essere governata dalle armi ma dalla
politica.

L'annunciata conferenza internazionale sull'Afghanistan potrà presentarsi
come l'occasione per individuare un nuovo percorso che, partendo dalla
situazione afgana e dal piano strategico ed operativo per farvi fronte nel
riconoscimento e rafforzamento della sovranità dello Stato e delle sue
istituzioni, veda coinvolti anche i paesi dell'area in una visione
geo-strategica dei problemi e delle soluzioni da proporre. E senza
l'impegno dell'Unione europea e l'egida delle Nazioni Unite tale
coinvolgimento difficilmente potrà essere ottenuto.

L'azione di aiuto, assistenza e cooperazione italiana andrebbe rafforzata,
da subito, segnando una netta distinzione e separazione tra cooperazione
civile e azione militare. Distinzione che  non significa contrapposizione.
La collaborazione delle Ong con il team della Cooperazione italiana, ad
Herat come in altre province del nord del paese potrebbe realizzarsi, a
beneficio reciproco, attraverso intese che rispettino la piena indipendenza
ed autonomia della realtà non governativa. Si tratta, con quello
dell'imparzialità, di principi irrinunciabili per ogni organizzazione
umanitaria.

Le Ong italiane avranno presto un tavolo di confronto con il Ministero
degli Esteri. A nostro avviso, è bene che tale tavolo, su una questione
così delicata e complessa, sia aperto a tutti i principali soggetti
istituzionali, negli Esteri ma anche nella Difesa, direttamente coinvolti
nelle decisioni che dovranno essere prese. Occorre tentare di giungere
all'elaborazione di una piattaforma condivisa di strategia e di azione di
cooperazione, nel rispetto delle reciproche autonomie, nei contesti di
Herat e di altre province afgane.

Per approfondimenti e ulteriori informazioni sulle attività in Afghanistan
contattare:

Paola Amicucci
Ufficio Stampa Associazione ONG Italiane
email: <mailto:ufficio.stampa at ong.it>ufficio.stampa at ong.it
Tel: 06 6832061 - 328.0003609; Fax: 06 6872373