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Base Usa a Vicenza: intervista a Ferrando



Base Usa/ Marco Ferrando (PCdL) ad Affari: a Vicenza fischi per Rifondazione. La sinistra 
governativa è in prigione, rompa subito con Prodi e lasci il governo...
Intervista a Ferrando su Affariitaliani.it
(30 gennaio 2007)

Il 17 febbraio ci sarà una grande manifestazione nazionale con un ampio coinvolgimento 
della popolazione, delle forze locali impegnate da molto tempo nella lotta contro 
l'allargamento della base, al tempo stesso con una partecipazione, pare di capire, di 
tutte le forze della sinistra italiana. Quindi è chiaro che ci sarà una grande 
manifestazione contro il governo e contro le sue decisioni". Il leader del Partito 
Comunista dei Lavoratori, Marco Ferrando (ex Prc), intervistato da Affari, annuncia 
battaglia in vista della manifestazione del 17 febbraio a Vicenza contro l'ampliamento 
della base militare Usa e spara a zero contro la sinistra radicale. 

Rifondazione, Pdci e Verdi saranno in piazza. Ma sono anche al governo... 
"E' molto strano. In realtà questo fatto coglie una loro contraddizione. Sono in piazza 
nel tentativo di mantenere, più o meno disperatamente, un contatto con il grosso della 
loro base militante ed elettorale, giustamente nauseata dalle scelte del governo. E, 
d'altro canto, cercheranno di passare indenni il varco, il guado di Vicenza per poi, una 
volta chiuso il sipario della manifestazione, andare a trovare la quadra con il 
Centrosinistra e con il governo medesimo. Tutti i gruppi della sinistra governativa hanno 
fatto capire che non intendono fare della questione di Vicenza una questione dirimente e, 
più in generale, non faranno del rifinanziamento della missione afghana una questione 
dirimente. Stanno cercando, dietro le quinte, una soluzione per cui voteranno il 
rifinanziamento in cambio di qualche concessione letteraria a futura memoria sui fini 
della missione oppure la concessione di una finzione diplomatica come la conferenza di 
pace. Ma fino a Vicenza hanno il problema di salvare la faccia e quindi terranno 
formalmente il profilo di forze dissenzienti rispetto alle scelte del governo". 

Come escono da questa vicenda i leader della sinistra radicale? 
"Si ostinano a tenere i piedi in due scarpe, da un lato cercano di tenere i rapporti con 
i movimenti e dall'altro di stare nel governo. Ma siccome questa collocazione anfibia è 
sempre meno credibile e il margine di manovra e sempre più ristretto per questa 
operazione spericolata di equilibrismo, finirà che la loro scelta strategica di stare 
comunque incondizionatamente all'interno del governo, perché questo è il patto di 
legislatura che hanno siglato, li porrà in contraddizione irrimediabile con la propria 
base sociale di riferimento. Cioè moltiplicherà i processi di rottura, lacerazione e 
contestazione della loro politica da parte della base. La sinistra governativa è dentro 
una prigione, non ha le chiavi e in quella prigione è destinata a vedere crollare 
progressivamente la propria credibilità agli occhi dei settori più avanzati della propria 
base. La sinistra governativa, in particolare Rifondazione, attraverso le parole 
autorevoli del segretario Giordano, si considera la guardia pretoriana del principice 
(Prodi, ndr). Questa linea è quella che espone ed esporrà la sinistra radicale a una 
rotta di collisione progressiva con la propria base". 

Come saranno accolti a Vicenza Giordano e gli altri leader della sinistra? 
"Non escludo contestazioni e fischi. La nostra parola d'ordine centrale per quella 
manifestazione sarà di contrapposizione frontale a Prodi e al governo. Quindi l'invito 
pubblico e la sfida pubblica a tutte le sinistre governative a rompere con l'esecutivo, a 
partire dal contrasto che si è sviluppato su Vicenza e sulle missioni militari. Ovvero 
sfidiamo il resto della sinistra a risolvere quella contraddizione di avere un piede da 
una parte e uno dall'altra, la sfidiamo a ritrovare una coerenza rompendo con il governo 
Prodi, a partire proprio dall'uscita immediata dall'esecutivo".



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