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perché solo due?



Perché, a favore della pace, hanno votato solo due senatori? La
cultura del meno peggio, malattia senile della sinistra.
Di Michele Corsi. Da retescuole.net.
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La vicenda della crisi del governo Prodi mi pare significativa non
tanto per i comportamenti politici dei leader della sinistra (tutta)
che ormai sono tanto prevedibili da annoiarci terribilmente, quanto
per le reazioni semiautomatiche di parte del popolo della sinistra.
Leggo e sento dire da gente sino all'altro giorno terribilmente
critica, a giusto titolo, nei confronti del centrosinistra, cose
vergognose e degradanti (per chi le pronuncia) nei confronti dei
senatori Rossi e Turigliatto, rei di aver votato su Vicenza e guerra,
coerentemente al loro, e nostro, pensiero. Sul linciaggio non mi
dilungo e rimando alle cose semplici e sagge che ha scritto Alex
Zanotelli sul Manifesto. Mi voglio soffermare a scrivere invece, per
una volta, non dei nostri "capi", ma di noi "base". Perché in questa
congiuntura le nostre reazioni epidermiche sono state la causa del
disastro, e non l'effetto. C'è stata gente molto altolocata che ha
contato su certi nostri riflessi condizionati, per consumare le
proprie sporche manovre politiche.

Uno degli elementi tipici che caratterizzano noi "base" della
sinistra è la cultura del "meno peggio". Questa cultura non riguarda
affatto una supposta differenza tra "sinistra radicale" e "sinistra
riformista", una divisione ormai piuttosto giornalistica: tutti ci
siamo dentro. Non si tratta di un difetto genetico, ma di un
residuato bellico dell'ideologia Pci precadutamuro. Era l'epoca in
cui burocrati un po' tromboni soffocavano i borbottii delle sezioni
con un tono di voce impostato, il petto in fuori come quello d'un
tacchino, il tono condiscendente di chi si rivolge a una platea che
non ha capito "il nodo" del problema, ed esclamava "ma compagni!!!",
ma compagni: c'è il golpe che incombe, c'è il fascismo che rialza la
testa, c'è la Cia che ci spia... E ciò serviva in maniera sistematica
a giustificare qualsiasi compromesso, storico e non. Roba vecchia
come il cucco, ma i dirigenti Ds, che del Pci han buttato via tutto,
si sono ben guardati dal privarsi di questa preziosissima arma di
controllo della base. Parte del giochetto è l'invenzione di una
cultura avversaria, "da battere", ma inesistente, contro cui dirigere
ogni strale: quelli che dicono "tanto peggio tanto meglio". In realtà
non esiste in tutta la storia della sinistra italiana, nemmeno quella
estrema, nemmeno quella estremissima, questa concezione, ma viene
agitata come spauracchio, e, di solito, con grande successo. "Noi NON
siamo QUELLI del tanto peggio tanto meglio".... e con questa frase
magica, che allude a fantasmi tanto più temibili quanto meno
identificabili, si giustifica ogni cedimento, mentre l'obnubilato
uditorio è preda del terrore di essere accomunato a "quelli".

La cultura del "meno peggio" è una sorta d'infezione dell'intelletto,
che blocca le normali capacità razionali e attiva automaticamente le
corde emotive primitive, non quelle legate alla speranza, emozione
tipicamente umana, ma quelle attaccate ai bisogni di sopravvivenza.
Anche il più intelligente cinquantenne (perché noi infettati andiamo
dai 45 anni in su) di fronte alla frase "ma allora vuoi che torni su
Berlusconi!?" ha un attimo di paralisi delle facoltà cerebrali, di
dissolvimento identitario, e con gli occhi vitrei balbetta "no ...
no.... no..." e gli allegri dirigenti del nostro centrosinistra ne
approfittano per sottrargli il portafoglio. Poi, appena si riprende,
gli gridano: "è stato Turigliatto!"

Lo psicodramma collettivo sul voto al Senato non è stato altro che la
riproposizione su scala un po' più ampia di questa scenetta degna del
peggior Totò. La gran parte della base è stata spinta verso l'odio
nei confronti dei senatori Rossi e Turigliatto, per aver votato
contro una relazione di politica estera che si poneva in antitesi
secca rispetto a tutto il fronte pacifista (cattolici moderati
compresi) che chiede il ritiro dall'Afghanistan e si oppone al
raddoppio della base di Vicenza. Dobbiamo dire che molta parte della
stanca base della sinistra ha reagito disciplinatamente secondo le
previsioni accorte dei Fassino-Rutelli: "ecco i soliti del tanto
peggio tanto meglio!!" strillavano i soliti del meno peggio. Alcuni
di questi, un po' più clementi, riconoscevano timidamente come
nessuno abbia infastidito Mastella quando annunciava che avrebbe
fatto mancare la maggioranza sui Dico, ed erano infastiditi dagli
infuocati editoriali che Repubblica dedicava all'"estrema sinistra"
omettendo il ruolo dell'amico Pininfarina. Pochi però hanno rilevato
il fatto più eclatante. E cioé: perché SOLO DUE senatori hanno votato
contro la guerra in Afghanistan e l'allargamento della base di
Vicenza? Perché non erano 150? Perché quelli che io, semplice
cittadino, ho votato perché difendessero la pace e stessero sempre a
fianco dei movimenti, hanno votato a favore? Davvero qualcuno pensa
che se Ds, Prc, Pdci, Verdi fossero andati da Prodi e gli avessero
detto: "amico, o la base non si fa o tu salti", Prodi avrebbe dato le
dimissioni? Ma andiamo, non scherziamo! Dov'era nel programma
dell'Unione l'allargamento delle basi? Perché ci si scandalizza
sempre con chi è coerente, e mai, mai, con chi non lo è? Perché
nessuno dice che il vero scandalo di quella giornata è stato che il
"nostro" ministro degli esteri, salvo una frasetta ambigua di
circostanza, ha ignorato bellamente non solo il movimento di Vicenza,
ma, come attestano tutti i sondaggi, l'opinione di gran parte
dell'elettorato del centrosinistra e di una bella fetta di quello di
centrodestra? Perché viene considerato "normale" che un governo di
centrosinistra faccia sistematicamente il contrario di quel che ha
promesso? Perché nessuno dice a Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio
che spostare la base 500 metri più in là NON è un compromesso, ma una
stronzata? Perché viene considerato ovvio che per rifare il governo e
avere il voto di Follini si siano sacrificati i diritti civili,
mentre nessuno pensa che il governo sarebbe stato su benissimo, coi
voti di Turigliatto e Rossi, se si fossero scontentati gli USA?

Da pezzi di base particolarmente smemorata mi sono sentito tirar
fuori (ancora! di nuovo!) il tormentone "Berlusconi ha vinto nel 2001
a causa dell'uscita del Prc dall'allora maggioranza" (e questa accusa
è talmente interiorizzata dai dirigenti del Prc da averli spinti a
gestire tutta la faccenda in maniera grottesca e indecorosa). Vorrei
ricordare che dopo l'uscita di Rifondazione dalla maggioranza, nel
1998, NON si è andati alle elezioni, ma che si sono susseguiti ben
tre governi di centrosinistra (D'Alema I, II e Amato) e che DOPO
(dopo due anni e mezzo), nel 2001, si è andati alle elezioni (con un
accordo di desistenza tra tutti quelli del centrosinistra e che ha
permesso di non disperdere voti), e ha vinto Berlusconi. Questa
sequenza cronologica è chiara? Quanto tempo ci vorrà, care basi della
sinistra radicale e riformista, per capire la vera ragione
dell'ascesa di Berlusconi? Possibile che tre anni di movimenti di
contestazione a Berlusconi, ma ANCHE alla linea dominante nel
centrosinistra, non siano serviti a niente? Ma come si fa a non
comprendere che la vera ragione del successo della destra sta
nell'insipienza della sinistra? Ma ce lo ricordiamo cosa dicevamo
solo dieci giorni fa di questo governo? Eravamo indignati perché non
manteneva nemmeno mezza promessa. E' QUESTA la ragione della
disaffezione di massa a questo governo. Perché c'è un altro non detto
che si rimuove in questi giorni: tutti sono convinti che se si
votasse andrebbe su Berlusconi, vero? E allora, una qualche ragione
ci sarà pure: solo pochi mesi fa stava sotto! Vincerebbe per le
divisioni della sinistra? Ma per favore! I sondaggi sono chiari: il
centrosinistra è sotto dalla finanziaria in poi. E, purtroppo, lì non
ci sono stati senatori che hanno votato coerentemente, e la scuola ne
ha fatto le spese, per esempio.

Chi oggi strilla in maniera scomposta e becera contro Rossi e
Turigliatto dovrebbe dirci, senza politicismi e senza giri di parole,
COME è possibile influire su questo governo. I grandi strateghi
dell'azione su due binari (nel governo e nei movimenti) ci hanno
fatto vedere un esito piuttosto paradossale di questa concezione: un
giorno partecipavano ad una manifestazione di massa contro il
raddoppio della base e qualche giorno dopo tentavano di linciare due
senatori che votavano ... contro il raddoppio della base. SE le
manifestazioni non contano nulla, SE nel governo non si conta nulla
perché Prodi va sostenuto a prescindere, ALLORA cosa si deve fare? La
realtà è semplice: l'unica forma di pressione in parlamento, da
sempre, è la minaccia di negare il proprio voto al governo. Mastella
la usa questa arma, il Vaticano la usa, anche la Margherita l'ha
usata, la userà Follini, l'ha usata Di Pietro. La usano in molti.
Solo la sinistra ha rinunciato unilateralmente ad utilizzarla,
condannandosi, così, all'ininfluenza.

Mi piacerebbe che anche noi "base", ogni tanto, ci assumessimo la
responsabilità di quel che diciamo, tra un bicchierino al bar e una
partita di calcio comodamente seduti in poltrona. Se Turigliatto e
Rossi sono dei traditori del popolo perché hanno votato contro la
guerra in Afghanistan, allora, per piacere, chi lo pensa e straparla
al riguardo si senta il peso sulla propria coscienza (e non su quella
di D'Alema o di Napolitano o di Rutelli, che tanto non ce l'hanno)
dei morti in Afghanistan. Perché "per non far tornare Berlusconi",
noi ci apprestiamo come italiani, a fare da stampella alle truppe USA
che preparano la loro offensiva, quella "contro i talebani", sì, sì,
con quelle bombe che arrivano sui palazzi, muoiono venti famiglie e
poi dicono: "ma in cantina c'era un talebano!". Siamo così certi che
avremmo dato addosso a Turigliatto e Rossi se avessero votato contro
un taglio di 200.000 posti di lavoro nella scuola? Ci saremmo
"sacrificati" per impedire l'ascesa di Berlusconi, o, semplicemente,
ci saremmo arrabbiati contro quella misura e saremmo stati grati
(grati) a chi vi si fosse opposto? La cosa pesa meno perché invece
dei NOSTRI posti, ci sono in ballo i culi dei lontani afghani? So di
essere impopolare in questo, ma dico: grazie Turigliatto e Rossi, mi
dispiace che abbiate pagato la vostra coerenza con un linciaggio
indegno.

Caro popolo di sinistra, siamo vecchi. E non di quei vecchietti
simpatici che dalla vita hanno distillato gocce di preziosa saggezza.
Non ci siamo accorti che col nostro idiota "meno peggio" che ci hanno
messo in testa fin da piccoli, ci stiamo giocando il futuro. Qualcuno
dei numerosi colleghi può in cuor suo affermare che nelle scuole, a
livello di massa, tra i ragazzi e le ragazze, c'è una qualche
consapevolezza delle differenze tra destra e sinistra? Caro popolo di
sinistra in gran parte ormai appollaiato nei sicuri posti del
pubblico impiego, ti sei accorto che la classe operaia vota in massa
a destra? Caro popolo di sinistra, ti sei accorto che questa
situazione peggiorerà se tu, noi, non la smetteremo di alimentare
vecchi automatismi da realpolitik del cavolo, da tattici da
sgabuzzino, da strateghi di subbuteo? Solo garantendo coerenza tra
quello che sognamo e quello che facciamo, abbiamo la possibilità di
entrare in sintonia coi soli che potranno cambiare il mondo, visto
che noi, fino adesso, non ci siamo riusciti.