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Per un governo di pace



Cari amici,

A conclusione del seminario del Comitato Direttivo svolto a Roma ieri 22
febbraio e oggi 23 febbraio presso la sede di Libera Associazioni Nomi e
Numeri contro le mafie, vi inviamo il documento "Per un governo di pace"
sulla crisi di governo in atto, presentato oggi alla stampa.

Saluti di pace.


Flavio Lotti e Grazia Bellini



Per un governo di pace

Per molti anni abbiamo marciato da Perugia ad Assisi e in tante altre
strade del mondo insieme a milioni di donne e uomini decisi ad affrontare
le sfide del nostro tempo costruendo pace e giustizia, promuovendo tutti i
diritti umani per tutti, la legalità, la democrazia e il diritto
internazionale. Da molti anni cerchiamo di guardare il mondo con gli occhi
degli ultimi, delle vittime e degli esclusi, insieme ai quali abbiamo
lavorato anche di recente a Nairobi. Per questo esprimiamo la nostra forte
preoccupazione per il voto del Senato, le sue conseguenze e i commenti
politici che ignorano e travisano le vere cause della crisi.

Non c'è nessuna relazione tra la manifestazione di Vicenza e il voto del
Senato. Rivendichiamo il diritto democratico di contestare un provvedimento
che non condividiamo. La partecipazione dei cittadini è il sale della
democrazia non il suo nemico. La partecipazione, nella distinzione dei
ruoli, rafforza la politica e le istituzioni democratiche.

La Tavola della pace è un soggetto autonomo e indipendente da qualsiasi
schieramento, forza politica e sua componente. Il nostro giudizio sul
governo è sempre stato sulle scelte e sui fatti concreti, sulle decisioni e
sulle omissioni. Per questo il giudizio sui primi mesi del governo Prodi è
articolato. Sin nella fase di definizione del programma elettorale delle
due coalizioni abbiamo cercato, ricevendo scarsa attenzione, di costruire
un dialogo e un confronto sul merito. Consapevoli delle diverse posizioni
presenti nella coalizione di governo che si è andata formando abbiamo
sempre cercato di dare un contributo costruttivo e propositivo invocando
l'etica della responsabilità e il necessario realismo politico. Ci siamo
fatti carico delle sfide aperte, della loro complessità e delicatezza: dal
Libano (Manifestazione nazionale ad Assisi il 26 agosto) all'Afghanistan
(abbiamo proposto di esserci di più e non di meno, smettendola con la
guerra e impegnandoci davvero a fare pace), dall'Iraq (abbiamo proposto di
ritirare l'esercito ma di non abbandonare gli iracheni) al Medio Oriente
(Manifestazione nazionale a Milano il 18 novembre).

In alcune occasioni, dopo anni di ostracismo e preclusioni, abbiamo
condiviso riflessioni, proposte e iniziative. In molte altre abbiamo
registrato una grave disattenzione, insensibilità e autoreferenzialità che
hanno impedito di utilizzare le tante competenze presenti nel nostro paese
e di far crescere il consenso diffuso necessario ad una nuova politica
estera. Ogni volta ci siamo sentiti liberi di esprimere la nostra
soddisfazione o il nostro dissenso nei modi e nelle forme che abbiamo
ritenuto opportuni.

Chiediamo un governo autorevole, deciso a proseguire con ancora maggiore
determinazione nella costruzione di una politica di pace e dei diritti
umani. Chiediamo il rispetto del voto degli elettori e del programma che
hanno sostenuto. Non è in gioco solo il governo del nostro paese ma anche
il destino di molta gente che confida in un nuovo ruolo internazionale
dell'Italia. Ci sono grandi problemi che esigono attenzione e risposte
urgenti. Ci sono preoccupazioni e proposte che devono necessariamente
trovare una sintesi politica in Parlamento.

La politica estera dell'Italia sta cambiando. Come ha evidenziato la
relazione del Ministro degli Esteri e il dibattito del Senato, l'Italia ha
imboccato una strada nuova: in Iraq, in Libano, in Somalia, in Europa, in
Israele e Palestina, nelle Nazioni Unite, contribuendo, più in generale, al
superamento dell'unilateralismo e della logica della guerra.

Lungo questa strada il governo deve proseguire affrontando con pazienza e
coraggio tutte le questioni aperte, anche le più delicate e spinose come
per esempio, quella dell'Afghanistan e di Vicenza. Con lo stesso stile che
noi usiamo al nostro interno, il governo deve cercare di ricomporre le
differenze per raggiungere gli obiettivi comuni. C'è da accrescere
l'impegno dell'Italia nella lotta alla povertà, nel disarmo, nella
promozione dei diritti umani e della giustizia, per la pace in Medio
Oriente, per la cooperazione internazionale, per il rilancio e la
democratizzazione dell'Onu. Lungo questa strada il governo, se saprà
ascoltare, troverà milioni di cittadini e centinaia di organizzazioni della
società civile e di enti locali pronti a collaborare, in autonomia e
spirito critico, con progetti e proposte concrete.

Tavola della pace, 23 febbraio 2007