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giudice Forleo; giustizia; destra e sinistra



La giudice Clementina Forleo, in questi giorni discussa, ha detto in una intervista: "Il magistrato dovrebbe prima fare il poliziotto e prima ancora l'immigrato, che ha fame" (ascoltato a Primapagina).
Giustissimo. Il compito del giudice è "risarcire il povero" (dice la Bibbia da qualche parte, e comunque è vero), perchè giustizia è riparare l'ingiustizia.
Il compito del poliziotto è più triste: tenere l'ordine che c'è. Può imparare a tenere un ordine migliore se prima, come propone Forleo, sperimenta la condizione delle vittime sociali, e non se ne dimentica diventando un difensore del "disordine costituito" (Emmanuel Mounier).
Il giornalista di Libero (Oscar Giannino, mi pare) che sta conducendo "Primapagina", dissente, e condanna quella dichiarazione di Forleo perché - dice - è una "vendetta sociale".
Gli piace intendere il risarcimento della vittima come vendetta sull'autore dell'ingiustizia.
E' vero tutto il contrario: vendicativa è la tradizionale giustizia penale, per lo più esercitata dai forti contro i deboli; "riparativa", "ricostruttiva" è la giustizia della grande innovativa esperienza del Sudafrica con la TRC (Truth and Reconciliation Commission). "Fare giustizia non significa punire bensì risanare", scrive Desmond Tutu ("Non c'è futuro senza perdono", Feltrinelli 2001, p. 119).
Ecco l'eterna differenza tra destra e sinistra.
Destra (c'è sempre) è il partito dei potenti e dei loro accoliti.
Sinistra (se c'è; quando c'è) è il partito delle vittime e dei loro difensori.
Mi pare abbastanza chiaro per orientarsi nella confusione. Purchè la nostra scelta morale sia stare dove la dignità umana è conculcata ma non tolta, ed anzi evidenziata, invece di stare con chi, offendendo altri, deforma e tradisce la propria dignità.
Enrico Peyretti