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L'inghippo



L’inghippo

Per alcuni mesi si è parlato di pensioni. 
Tavoli, commissioni, bacchettate, chiacchiere, proposte, ecc.; rappresentanti 
internazionali, quelli italiani, banchieri e bancari. 
Insomma, nell’ambito di una narrazione che va avanti ormai da qualche decennio, 
l’obiettivo era di diminuire ancora un pochettino le pensioni dei lavoratori. 
Ma alla platea non si diceva altro che di scaloni e scalini. Se il problema fosse stato 
effettivamente quello di spalmare le uscite, non si capiva il perché di tutto quel 
bailamme. 

23 luglio 2007: sì, no, forse; si firma!

A questo punto, qualcuno si rende conto che non si potrà riuscire - come si usa dire - a 
‘far fessi tutti e per sempre’. E quindi, la cosiddetta sinistra radicale – il giorno 
dopo – fa vedere di aver ripreso in mano la bandiera dei lavoratori, altrimenti sarebbe 
venuto il momento in cui gli si chiedeva ciò che ha fatto nonché del suo silenzio. 

I tre sindacati invece vanno in ferie. Firmando, hanno dato un taglio alla previdenza 
pubblica e, nel contempo, una spinta a vantaggio dei fondi privati (anche a quelli 
gestiti da loro stessi).
 
E cosa è stato firmato?
 
Beh, quello che più conta è quanto si prenderà durante gli anni di pensione. Insieme ai 
contributi versati e agli anni di lavoro, è il coefficiente di rivalutazione che fa la 
cifra! E infatti, se si va bene a vedere, hanno inciso su quello.
In un trafiletto del manifesto il 25/7 viene riportata la notizia che “i parametri sono 
stati rivisti al ribasso con una differenza che va dallo 0,3% per i 57 anni d’età, al 
quasi 0,5% per i 65 anni”.
Inoltre, come pubblicato in precedenza, si è deciso che tali coefficienti verranno 
‘rivisti automaticamente’ ogni tre anni anziché ogni 5. 
  
Le cronache raccontano sotto voce che in Europa, effettivamente, interessava che Tommaso 
Padoa Schioppa andasse a toccare i coefficienti; mettere le mani nelle nostre tasche.

31/7/7 – Leopoldo BRUNO


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