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Appunti Ass. 25/11/07



Appunti relativi all’Assemblea nazionale contro la guerra del 25/11/07. Roma, via Marsala 
42. Dibattito no-stop di 5 ore, sala piena e 29 interventi.
  
L’assemblea prende avvio con la proposta presentata dai gruppi suoi promotori di 
costituire un ‘Patto permanente contro la guerra’. Con ciò non si intende un nuovo 
organismo bensì un luogo aperto, dove ci si possa confrontare per: analisi, decisioni, 
ecc.; quindi di confronto e consultazione di più soggetti concordi nella posizione contro 
la guerra, contro il governo e contro i partiti di maggioranza. Un collegamento di reti 
locali e nazionali che condividono totalmente la seguente piattaforma composta da tre 
punti netti: ritiro dalle missioni di guerra, riduzione delle spese militari, riduzione 
delle basi militari. 
In Italia ci sono 107 basi militari Usa e, ad esempio, a Colleferro c’è la produzione di 
claster bomb. Sono state ricordate in particolare le basi di Vicenza, Cameri e Sigonella; 
quest’ultima si prefigura come la più grande del futuro, dove fra l’altro verranno 
dislocati gli aerei bombardieri senza pilota. 
Il Patto permanente contro la guerra è un’espressione di autorganizzazione che si 
riconosce nella parola d’ordine:  ‘Contro la guerra senza sé e senza ma’. No, alla 
politica di riduzione del danno, che comunque ci vedrebbe complici di queste guerre. 
Formare un gruppo di collegamento per capacità organizzativa e funzioni di servizio allo 
scopo di costruire un Movimento con iniziative pacifiche e di massa. Si prevedono 
assemblee periodiche che partano dall’esame della situazione.    
Il Patto permanente pone fine ai contratti a termine dei gruppi, volta per volta; si crea 
così un’alleanza stabile con la comune visione delle cose senza creare un nuovo organo. 
Un asse comune contro la guerra e con strutture permanenti. Strutture d’alleanza 
elastiche e itineranti che si muovono per agevolare la partecipazione. Ci sarà un gruppo 
di lavoro e di consultazione per mettersi d’accordo senza pestarsi i piedi, con 
iniziative a volte solo di alcuni e altre di tutti come Patto contro la guerra. Le 
articolazioni sul territorio ‘fanno mordere’ a livello nazionale; Vicenza non può 
perdere, Novara si sta organizzando, ecc. Il Patto permanente vuole essere un 
ragionamento collettivo condiviso per far saltare il meccanismo della guerra; una 
sperimentazione di alleanza, una sinergia per tenere il punto della situazione. 
Altrimenti, nessuno da solo può farcela; anche Vicenza, da sola, non ce la fa. 
Un’assemblea nazionale all’incirca ogni tre mesi per discutere il passato e il futuro; 
una verifica periodica per decidere e agire politicamente; con anche un gruppo di lavoro 
per tenere insieme le reti nazionali e locali. Un patto fra realtà diverse e composte per 
riconoscersi nella diversità e complessità; mettiamo a disposizione le differenze 
mediante piena cittadinanza alle varie realtà. Dare in primo luogo continuità di 
dibattito alle assemblee e una strutturazione maggiore al Movimento contro la guerra. Il 
passo successivo è il coinvolgimento nel dibattito, il confronto nelle scelte anche da 
sciogliere fra compagni in posizioni diversificate. E’ stato ricordato l’appello di Alex 
Zanotelli su il manifesto del 21/11/07; una persona autorevole che ha condannato 
chiaramente la Finanziaria. Unire lo specifico al generale con iniziative come la 
Campagna nazionale: ‘Ferma la guerra. Firma la legge’. Si tratta della proposta di legge 
di iniziativa popolare, lanciata di recente, per liberare l’Italia da accordi segreti, 
basi e servitù militari; la raccolta delle firme è uno¿I morti, sono morti per la guerra 
e non per la pace; e la responsabilità politica è del governo e dei partiti che lo 
sostengono. L’Italia inoltre aumenta il suo numero di militari in Afghanistan e a breve 
avrà il comando della città di Kabul. Il centrosinistra intensifica la politica di 
centrodestra, e in più senza l’opposizione dell’epoca da parte dei gruppi sociali. 
Giordano, Napolitano, Bertinotti sono d’accordo sul fatto che si può fare la guerra ma 
non ‘il terrorismo’...Non diamo spazio all’ipocrisia dei leader della guerra che diranno 
di no alla guerra ma in futuro, che scelgono le ‘strategie future’, ma oggi la votano. 
L’imperialismo Usa, in crisi, rilancia sul terreno del conflitto; il centrosinistra 
dentro a questo cerchio di crisi ci sta bene. Sarebbe esatto parlare di aggressioni 
imperialiste unilaterali più che di guerre. Berlusconi era senza un progetto, solo con la 
massa; oggi c’è un’ipotesi concreta che dà risposte a una crisi del nostro sistema 
produttivo che soffre di familismo e nanismo: si lavora per gli interessi di Eni e 
Finmeccanica per primi, cioè la componente statalista del capitalismo italiano. 
Napolitano preconizza fondi e coinvolgimento sempre più forte nelle guerre. Il modello 
economico industriale italiano va ripensato. L’Italia a livello internazionale 
politico-militare è ormai impersonificata dal Comandante di stato maggiore della difesa, 
generale Di Paola. In Parlamento bisogna votare contro i crimini di guerra, non basta 
l’astensione. Lavorare per interventi alternativi e sostitutivi alla guerra; la 
cooperazione internazionale va sganciata dal sistema militare, altrimenti non è possibile 
strutturalmente farla. Aggiungere al ‘no a tutte le guerre’ la parola ‘antimilitarismo’. 
Le crisi economiche si superano con le armi; l’economia di guerra è un settore di quella 
capitalistica. La guerra pervade la nostra vita. Guerra come ‘O. Sistema’, bloccare la 
sua attività quotidiana: banche, industrie, ecc. Caserme che operano a pieno ritmo pe¿Le 
spese militari sono aumentate del 24%. Abbiamo visto a cosa sono serviti i Mangusta:  a 
bombardare le città afghane; ci vorrebbe un ammutinamento in Parlamento. Esiste un ruolo 
dell’imperialismo e del capitalismo italiano che è specifico; in Afghanistan, in Iraq, 
ecc.; nel passaggio da centrodestra a centrosinistra non c’è stata nessuna modifica ma 
invece un approfondimento degli interessi capitalistici. La Finanziaria 2008 stanzia 23 
miliardi per la difesa e 900 milioni per la cooperazione. Ci sono vincoli di mercato che 
appoggiano le guerre. Il sistema punta alla distruzione e va contro le nuove generazioni. 
C’è chi sostiene che il radicalismo rompe l’unità del governo, quando invece la 
piattaforma politica è sempre la stessa di prima. Gli altri sono andati via, ma i nuovi 
gruppi dirigenti continuano con la stessa logica anche se ormai sono soli. E’ il 
principio della competitività che ci governa. Chi non vota contro la guerra e a favore 
della moratoria, faccia il piacere di non venire alle manifestazioni. 
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I 150 deputati della sinistra radicale adesso non sono nemmeno più disposti a presentare 
la moratoria in merito alla costruzione della base di Vicenza così come invece si erano 
impegnati a fare. Vicenza è fondamentale sia per la manifestazione del 15/12 nell’ambito 
della tre giorni europea, sia perché dovranno passare sui nostri corpi: perdere a Vicenza 
non sarebbe ‘una’ sconfitta ma ‘la’ sconfitta. 
Il Presidio è in una fase nuova: dal dissenso al blocco dei lavori. Al momento è stata 
impedita la bonifica dei terreni; occupati gli edifici della Ditta di Firenze alla quale 
erano stati assegnati i lavori. Dalla costruzione del consenso alla lotta e al blocco 
effettivo. Blocchi con azioni dirette a Firenze, a Napoli, a Roma. Vicenza non fa 
testimonianza, vuol vincere! E si vince se si sa costruire un conflitto che coinvolge 
anche le altre realtà. E’ un passaggio che allude a una battaglia che oggi si può vincere 
costruendo una forte e larga partecipazione. Per la manifestazione del 15 dicembre vanno 
garantiti i treni; tutti noi a Vicenza siamo convinti di poter vincere. La natura 
ordinante della guerra è a Vicenza, dove precipita sui corpi e la democrazia soccombe; 
dove i cittadini non possono decidere su loro stessi. Le comunità territoriali hanno il 
diritto di resistenza; vincono oltre il concetto di violenza e nonviolenza facendo cose 
concrete. Le caserme devono diventare spazi sociali gestiti dalle comunità. Verso le 
questioni sociali vere c’è incapacità delle forze politiche. Essere pronti a supportare 
Vicenza su tutto il territorio nazionale in una situazione di precipitazione.     
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Il Forum Sociale Mondiale di Nairobi ha indetto per il 26/01/08 una giornata di 
iniziativa mondiale contro la guerra e il liberismo, con ogni territorio che individua un 
tema chiave a livello nazionale. Al primo punto è il no alla guerra con la proposta delle 
Associazioni (organizzatrici della manifestazione anti Bush e Prodi del 9/6/07) di indire 
per quel giorno una manifestazione nazionale innanzitutto contro il Decreto del 
Parlamento italiano per il rinnovo dei finanziamenti delle missioni di guerra, la cui 
discussione comincerà proprio a fine gennaio. No al trittico guerra-basi-spese. 
A Novara, si fa l’assemblamento degli F35 costruiti in 12 regioni e più di 40 siti. 
All’inizio c’era chi era disponibile a costruire i Provider e non gli F35; si deve essere 
chiari nella lotta contro la guerra. 
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La questione palestinese è la grande assente nella politica d’oggi. Il Governo italiano è 
responsabile della scelta avventata di inviare le truppe in Libano che adesso sono lì a 
sostegno di un Governo illegale. La sinistra radicale non dice nulla su questo e 
sull’embargo dell’Impero occidentale a danno della striscia di Gaza, dove si muore di 
fame e malattie. In Palestina dapprima sono state imposte le elezioni e poi il loro esito 
non è rispettato perché non sono state vinte da chi doveva. Abu Mazen riceve armi e carri 
armati da Israele per usarli contro i palestinesi. Non solo il nostro Governo finanzia 
direttamente la collaborazione militare con Israele, ma c’è anche il paradosso che le 
singole Regioni italiane destinano soldi alla sanità israeliana per guarire i bambini 
palestinesi vittime fra l’altro dell’embargo e dei raid aerei. La produzione dei primi 
F35 avrà come destinazione Israele. Il 2008 è stato dichiarato anno della Palestina; sono 
previste una serie di iniziative a partire dal 2 febbraio dedicato alla memoria di 
Stefano Chiarini e dal 29 marzo, con manifestazione nazionale a Roma, dedicato alle terre 
espropriate. No alla pubblicità dei parlamentari alle manifestazioni. Il 2 dicembre il 
Governo israeliano ridurrà i rifornimenti energetici a Gaza e dopo Annapolis si accingerà 
a completarne il genocidio.              
Anche il Kosovo chiede nuovi battaglioni; noi dobbiamo scardinare le truppe all’estero. 
Si va in guerra prima di accorgercene; esiste un sistema di automatismi che scatta per la 
guerra. Problema dello Stato, se la sinistra si fa Stato questo si paga pesantemente. 
Come negli anni ’70-80, il Pci si fece Stato, non si rovesciano tavoli ma si continua la 
politica estera di sempre.    
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Questi appunti – ovviamente - non sono esaustivi del dibattito; rappresentano una mera 
elencazione personale dei temi e delle opinioni ricorrenti.   
29/11/7 – Leopoldo BRUNO