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Il commissario Costa cerca ragioni teologiche per la base Usa



Il commissario Costa cerca ragioni teologiche inesistenti

per l’ampliamento della base Ederle a Vicenza

 

Al commissario Costa (v. in calce Il Giornale di Vicenza, 28 dicembre) che cerca argomenti teologici per giustificare la superbase Usa a Vicenza, possiamo ricordare:

a) Citare santi e teologi di epoche lontane a proposito della guerra in questo nostro tempo, è del tutto strumentale e fuori luogo, se non altro per il motivo che la guerra di oggi non è più la guerra di ieri, perché comporta una distruttività enormemente maggiore, fino alla possibilità di distruzione totale, dunque un costo sproporzionato a qualunque fine giusto, e condannata da ogni seria morale umana (laica, cristiana, musulmana, universale). Infatti il Concilio Vaticano II dice: «Tutte queste cose ci obbligano a considerare l’argomento della guerra con mentalità completamente nuova» (Gaudium et Spes, n. 80).

b) Norberto Bobbio ricava da Johan Galtung (grande teorico della nonviolenza) il concetto di “pace positiva”, che descrive (con parole simili a quelle citate da Costa) come giustizia sociale e assenza di violenza strutturale, e non soltanto assenza di violenza diretta, nella sua opera classica Il problema della guerra e le vie della pace (4ª edizione, Il Mulino 1997, p. 128).

c) Costa dice che «in nome di questa "pace positiva" la cultura cattolica ha a lungo parlato anche di "guerra giusta"», ma sempre più, anche oltre il Concilio Vaticano II, il pensiero cattolico (come pure quello cristiano, delle altre religioni, e in generale il pensiero morale) sta abbandonando il concetto di “guerra giusta” e sta superando ogni giustificazione possibile della guerra.

d) Costa dice anche che la Carta delle Nazioni Unite (come il citato Concilio) non esclude del tutto l’uso della forza nei casi estremi per fini giusti nell’interesse generale dell’umanità. È vero, ma la stessa Carta delle Nazioni Unite «considera la guerra di per se stessa come un fatto illecito e, come tale, vietato» e, nei chiarissimi art. 1 e 2, «la guerra è posta solennemente fuori legge» (Bobbio, opera citata, Prefazione, p. XII). Dunque, la forza che le Nazioni Unite - e solo questa organizzazione, non i singoli stati - possono usare non è la guerra, ma l’azione di polizia: la differenza è di sostanza e non di parole, perché la polizia – se agisce correttamente - contiene e riduce la violenza, mentre la guerra accresce la violenza, dal momento che in essa vince il più armato e il più violento. La differenza tra polizia e guerra corrisponde alla differenza tra forza e violenza: la forza limita il negativo e costruisce il positivo, la violenza offende e distrugge. «La guerra è l’antitesi del diritto» (Bobbio, cit., p. 66), perciò il contrario della giustizia e di qualunque ragione umanitaria.

e) Ci sono esperienze storiche (vedi online Difesa senza guerra), e dunque possibilità reali, di agire per tempo nei conflitti anche acuti con mezzi civili, non armati, nonviolenti, che la cultura di pace sta elaborando e proponendo alla politica.

f) Cercare le più alte ragioni per giustificare la folle politica che accresce gli armamenti anche nucleari e le relative strutture è infondato e falso.

Enrico Peyretti, 29 dicembre 2007
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti
http://www.cssr-pas.org

 


 

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28/12/2007 fonte: Il Giornale di Vicenza
titolo:  Fede e base Usa? S.Agostino docet

Sommario: Sant'Ambrogio, sant'Agostino e san Tommaso: tre alfieri della dottrina
cristiana schierati dal commissario governativo Paolo Costa a sostegno delle
sue argomentazioni sul rapporto fra il caso Dal Molin e la fede cattolica
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Sant'Ambrogio, sant'Agostino e san Tommaso: tre alfieri della dottrina cristiana schierati dal commissario governativo Paolo Costa a sostegno delle  sue argomentazioni sul rapporto fra il caso Dal Molin e la fede cattolica.
La riflessione dell'eurodeputato è riportata sul sito internet del governo.  Nelle pagine dedicate al caso Dal Molin, c'è un link etichettato "Faq", che rinvia alle risposte ad alcune domande più frequentemente rivolte al commissario.
Ebbene, nel link si dà risposta anche alla seguente domanda: «Come si concilia il valore evangelico della pace con l'ampliamento della base Ederle?». Questa la risposta pubblicata sul sito
www.governo.it: «Il fatto che il rapporto tra pace e il ricorso alla forza delle armi sia meno banale
della definizione di "pace = non guerra" è sostenuto da documenti e autori che stanno a fondamento della Chiesa cristiana cattolica, tra cui Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, San Tommaso, la Gaudium et Spes, il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992. Norberto Bobbio introduce il concetto di "pace positiva" ovvero il "dominio della giustizia, nell'esistenza di reali condizioni di eguaglianza sociale e di benessere diffuso, nonché nell'assenza di quella violenza strutturale che, provocando tensioni e conflitti all'interno del corpo sociale, pone le premesse per l'insorgere di conflitti violenti tra stati". È in nome di questa "pace positiva" che la cultura cattolica ha a lungo parlato anche di "guerra giusta": una teoria che il Concilio Vaticano II avrebbe abbandonato, ma senza escludere del tutto l'uso della forza delle armi nei casi estremi - gli stessi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite
che ammette l'extrema ratio all'uso della forza per legittima difesa, per il mantenimento della sicurezza internazionale e, oggi diremmo anche per "ingerenza umanitaria", sotto l'egida dell'Onu, a difesa di diritti fondamentali calpestati».

G.M.M.