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spese militari record



niente crisi per il commercio delle armi.
Nicola

 Corriere della Sera, 23 marzo 2008


Focus - Il mondo e il riarmo

Spese militari, è record

Armi per 1.200 miliardi di dollari

Usa in testa, rincorsa di Cina e Russia

Il mondo è sempre più imbottito di armi. Ogni anno i Paesi della
Terra spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per mantenere i loro
eserciti. La quarta parte di questa cifra, e cioè 300 miliardi di
dollari, è investita nell'acquisto di nuovi carri armati, nuovi aerei
sempre più micidiali, nuove diavolerie tecnologiche con cui gli
esseri umani si massacrano. Al crollo dell'impero sovietico la corsa
agli armamenti si fermò. «Gli studi per la produzione di una nuova
generazione di armi - spiega il generale Fabio Mini - furono
abbandonati ». Negli ultimi anni sono ripresi alla grande. A metà
febbraio l'Air Force degli Stati Uniti ha firmato un contratto con la
Boeing per installare sui caccia un raggio laser in grado di
annientare jet nemici. Lavora alla tecnologia laser anche la Northrop
Grumman e i suoi dirigenti ritengono che le armi laser sostituiranno
i missili tattici. «Questo tipo di armi sono già pronte per la
battaglia», esulta Myke Booen, vicepresidente della Raytheon Missile
Systems.

Molti progetti sono top secret. Ma i programmi resi noti sono già
sufficientemente impressionanti. Si parla di armi a microonde, raggi
elettromagnetici, armi ad energia diretta che impiegano alte
frequenze in grado di far evaporare i corpi investiti. La Russia ha
sviluppato armi termobariche, un miscuglio di esplosivi e carburanti
realizzato grazie a una manipolazione della materia a livello
atomico. Su impulso di Vladimir Putin, l'industria della Difesa russa
assorbirà quest'anno 40 miliardi di dollari. Ma siccome Mosca nutre
l'ambizione di imporsi di nuovo sullo scacchiere internazionale, ha
preparato un vasto piano da completare entro il 2020 per aerei (fra
cui velivoli Stealth, «invisibili»), missili, sottomarini e armi di
nuova generazione. Anche la Cina si è lanciata nel settore dell'alta
tecnologia.

All'inizio di marzo ha annunciato di aver stanziato per quest'anno 58
miliardi di dollari per spese militari, il 18 per cento in più
rispetto al 2007. «Tuttavia - osserva Giovanni Gasparini, dell'Iai,
Istituto affari internazionali - Russia e Cina non sono in condizione
di competere con gli Stati Uniti, l'unica potenza globale. La loro
tecnologia è indietro di vent'anni, possono giocare solo un ruolo in
ambito regionale ». Difatti l'India, che in passato riempiva gli
arsenali con armamenti di produzione sovietica, si è ritrovata con
mezzi che spesso sono autentici rottami. E ha deciso di
approvvigionarsi sul mercato degli Stati Uniti, dove investirà 45
miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. In più, è pronta a
sborsare 10 miliardi di dollari per l'acquisto di 126 aerei da
combattimento. In un mondo che piange per la crisi economica, il
settore degli armamenti va a gonfie vele. Non solo in America, anche
in Europa. In Italia Finmeccanica, con le sue società satelliti,
vanta floridi bilanci. La ricerca nel campo dei mezzi di distruzione
porta anche benefici. «In passato - dice il generale Mario Arpino,
amministratore delegato di Vitrociset - soluzioni escogitate in campo
militare hanno poi trovato un largo impiego nel settore civile. Oggi
sta avvenendo il contrario: la ricerca civile, soprattutto
nell'elettronica, è sfruttata dai militari».

I più spendaccioni in assoluto rimangono gli Stati Uniti. Washington
dedica il 4,7 per cento del prodotto interno lordo al settore della
Difesa. L'Europa solo l'1,8. Nel 2006 gli Stati Uniti hanno investito
141 miliardi di euro per gli equipaggiamenti, mentre i 26 Paesi
europei messi insieme sono arrivati appena a quota 39 miliardi di
euro. Un divario così alto complica la possibilità di collaborazione
tra occidentali. Se si vuole avere un'idea delle spese che comportano
le Forze armate americane, basta pensare alle portaerei. Washington
ne ha 12, ognuna è come un villaggio di circa 5mila abitanti.
L'ultima arrivata è la Reagan, lunga come tre campi di calcio.
Pattugliano tutti gli oceani, portandosi dietro ognuna una scia di
decine di navi di supporto, un battle group capace di sferrare
attacchi su ogni angolo della Terra.

Con l'uscita di scena di George W. Bush le cose non cambieranno. Le
Forze armate continueranno a ricevere fiumi di dollari se alla Casa
Bianca arriva il repubblicano McCain. Ma anche se diventa presidente
un democratico, perché Hillary Clinton promette di «espandere e
modernizzare il settore militare» e Barack Obama vuole reclutare «65
mila uomini in più per l'esercito e ampliare di 27 mila unità i
ranghi dei marines». Finora i conflitti si sono consumati sulla
terra, sui mari e nei cieli. In un futuro molto prossimo potrebbero
investire lo spazio. Quando il 21 febbraio scorso gli Stati Uniti
hanno abbattuto un loro satellite da ricognizione che era finito
fuori controllo, la Cina e la Russia hanno protestato, accusando gli
americani di aver compiuto quell'operazione solo a scopo
sperimentale. Cioè, per verificare se la loro tecnologia anti-
satellite funziona. In effetti ha funzionato. In caso di guerra,
abbattere o semplicemente accecare i satelliti dei nemici, potrebbe
diventare una mossa decisiva.

Marco Nese

 

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