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INIZIATIVA POPOLARE LEGGE ANTI-TORTURA +++ Re: [paxchristi] G8, Bolzaneto: La violenza dell'indifferenza



Sì, per quello anche la mia, ma ci vuole una bella organizzazione e investimenti di tempo e soldi. Può di nuovo Beati i costruttori di pace? Pax Christi? Mir e Mn? Lilliput? Peacelink? Tutti insieme (che sarebbe meglio)?
Enrico Peyretti
Articoli, indici, bibliografie sono leggibili nei siti:
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti
http://www.cssr-pas.org
www.ilfoglio.info
 

 
 
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, March 26, 2008 2:33 PM
Subject: RE: [paxchristi] G8, Bolzaneto: La violenza dell'indifferenza


Gia da ora considerate la mia firma acquisita
Paolo Bertagnolli

To: paxchristi at yahoogroups.com
CC: alciria at tin.it; freyamalu at gmail.com
From: e.pey at libero.it
Date: Mon, 25 Feb 2008 21:45:12 +0100
Subject: Re: [paxchristi] G8, Bolzaneto: La violenza dell'indifferenza

Certo che sarebbe il caso. Ce la facciamo, dopo il successo della raccolta firme anti-atomiche, di raccogliere per una legge anti-tortura?

Enrico Peyretti

Mir-Mn Torino

----- Original Message -----

From: Alfonso

To: paxchristi at yahoogroups.com

Sent: Tuesday, March 25, 2008 6:40 PM

Subject: R: [paxchristi] G8, Bolzaneto: La violenza dell'indifferenza

una domanda ,

ma è vero che l'Italia non ha una legge sulla tortura ed

è per questo che le forze dell'ordine potranno essere condannate solo a

pene lievi e per di più che andranno sicuramente in prescrizione ?

non

sarebbe il caso di promuovere una campagna o una raccolta di firme per

costringere il parlamento italiano ad adottare una legge che preveda e

punisca la tortura ?

grazie

Alfonso

----Messaggio originale----

Da:

freyamalu at gmail.com

Data: 25-mar-2008 2.34 PM

A:

<paxchristi at yahoogroups.com>

Ogg: [paxchristi] G8, Bolzaneto: La

violenza dell&#39;indifferenza

Società Italiana di Scienze

Psicosociali per la Pace

www.sispa.it

G8, Bolzaneto: La violenza

dell'indifferenza. Lo psicologo sociale

Adriano Zamperini ci aiuta a

comprendere cosa accadde in quei giorni in

quella prigione.

"Percosse,

minacce, sputi, risate di scherno, urla canzonatorie, insulti

di ogni

genere venivano rivolti, con evidente fine di disprezzo e

intimidazione, «a mo' di saluto del comitato di accoglienza», alle

persone arrestate, nel cortile antistante l'accesso alla caserma".

Questo e altro ancora si è verificato a Bolzaneto durante il G8 di

Genova. I fatti di allora sono stati definiti dai pm in sede

processuale

"estremamente gravi da realizzare un trattamento inumano e

degradante,

una violazione dei diritti dell'uomo, soprattutto per la

sofferenza

psicologica inflitta". Cosa accadde in quei giorni nelle

menti degli

agenti e dei sanitari ce lo spiega lo psicologo sociale

Adriano

Zamperini nel suo libro "L'indifferenza" fornendoci altresì

l'opportunità di cogliere il significato di un'indifferenza che

a

tutt'oggi sembra regnare attorno ad un evento posto ai margini

dell'informazione.

Brano tratto da: Adriano Zamperini, L'indifferenza.

Conformismo del

sentire e dissenso emozionale (Einaudi, 2007).

Non

riceverà alcuna assistenza sanitaria, almeno finché non vedrà

doppio,

non vomiterà e non si trascinerà per terra (pagg. 130-149)

Era il

luglio 2001 quando "il G8 di Genova divenne uno degli eventi più

osservati e scrutati della storia. Eppure non sono mancati luoghi

interdetti a uno sguardo esterno. Uno di questi è la caserma di

Bolzaneto. (...)

Percosse, minacce, sputi, risate di scherno, urla

canzonatorie, insulti

di ogni genere venivano rivolti, con evidente

fine di disprezzo e di

intimidazione, «a mo' di saluto del comitato

d'accoglienza», alle

persone arrestate, nel cortile antistante

l'accesso alla caserma. Colpi

di manganello per impedire che qualcuno

tra i feriti, con la testa

sanguinante, potesse trovare momentaneo

sollievo appoggiandosi a una

parete, (...) Trattamenti vessatori,

degradanti e disumani sia

all'interno delle celle, ove le persone senza

plausibile ragione erano

costrette per parecchio tempo a mantenere

posizioni umilianti e

disagevoli, sia nel corridoio, durante gli

spostamenti e

l'accompagnamento ai bagni. In simili tragitti, gli

arrestati venivano

derisi, ingiuriati, colpiti e minacciati senza

alcuna ragione dal

personale che stazionava lungo il passaggio,

disposto in modo da formare

due ali ai lati dello stesso. (...)

Nonostante alcune di loro fossero visibilmente ferite, persone

obbligate

a rimanere per numerose ore in piedi, con il viso rivolto al

muro della

cella, braccia alzate o dietro la schiena; oppure sedute a

terra, ma

sempre con la faccia verso la parete, con le gambe divaricate

e in altre

anomale posizioni. Comunque non giustificate, non necessarie

alla

detenzione, e senza poter mutare postura. Costrette a subire

ripetutamente percosse e violenze - come facce sbattute contro il muro

o

sigarette spente sulle mani -, calci, pugni, insulti e minacce, anche

nel caso in cui non riuscivano più per la fatica a mantenere la

suddetta

posa, nonché per farli desistere da ogni benché minimo

tentativo - del

tutto vano - di cercare una sistemazione meno

disagevole. Una donna,

rinchiusa in cella, avendo il ciclo mestruale,

avanzò la richiesta di

andare in bagno per cambiarsi; in risposta,

attraverso le sbarre, le

veniva gettata della carta appallottolata sul

pavimento e quindi si vide

costretta a sostituire l'assorbente in cella

con dei pezzi di vestito,

alla presenza di altri reclusi, uomini

compresi. (...) Questa la

parziale ricostruzione di quanto accadde

nella caserma di Bolzaneto

durante i giorni del G8 di Genova.

Eppure

sufficiente per fotografare il rapporto instauratosi tra forze

dell'ordine e manifestanti nel centro di detenzione temporanea. E se

facessimo qualche passo più in là? Fuori dalle celle, per entrare nella

stanza dove si curano le persone, ovvero l'infermeria? (...) Qui, la

persona detenuta si trasforma in paziente. Se durante l'arresto i corpi

e l'io sono stati feriti e umiliati, nell'infermeria i corpi dovrebbero

essere curati e l'io protetto. (...) Medici che hanno omesso e

consentito l'omissione di visite di primo ingresso precise,

dettagliate

e complete, secondo i canoni della semeiotica medica, tali

da consentire

effettivamente l'accertamento di eventuali malattie

fisiche e psichiche

a danno degli arrestati. Non è stata prestata la

dovuta attenzione,

propria della veste di sanitario, alle situazioni di

sofferenza e

disagio prospettate dai medesimi. Medici che hanno

effettuato le visite

sanitarie con modalità non conformi a umanità,

così da non rispettare la

dignità soggettiva. Gli stessi, hanno

costretto, consentito o tollerato

che le persone, completamente nude,

stessero nell'infermeria oltre il

tempo necessario per l'espletamento

della visita. E, inoltre, che le

donne rimanessero nude pure alla

presenza di uomini. Che venissero

osservate nelle parti intime e

costrette te più volte a girare su se

stesse, in modo da sottoporle a

un'intensa e grave umiliazione fisica e

morale. Inoltre, sono stati

ignorati e comunque tollerati comportamenti

vessatori e scorretti

commessi da altre figure presenti nell'infermeria.

Ad esempio, dando

segni di approvazione o non disapprovando

comportamenti di scherno

posti in essere ai danni dei trattenuti in

infermeria. Talvolta ridendo

a scopo di dileggio durante scorrette

azioni altrui. Non praticati i

necessari interventi per evitare disagio

e sofferenza, collegabili alla

prolungata situazione di riduzione del

movimento fisico, per la gravosa

e inumana posizione sopportata nelle

celle. Addirittura, i sanitari

hanno insultato direttamente le persone

visitate con espressioni quali

«abile arruolato», «pronti per la

gabbia», con toni di derisione e

frasario di genere militare, al fine di

offendere la libertà morale

anche in riferimento alla fede politica e

alla sfera sessuale. Ad

esempio, rivolgendo alle donne domande sulla

loro vita sessuale con

evidente fine di irrisione e senza necessità dal

punto di vista

sanitario. In pratica, i sanitari in servizio presso la

caserma di

Bolzaneto hanno violato la loro deontologia professionale,

assistendo

passivamente senza intervenire e senza impedire alcunché.

Dimostrando

l'assenza di quella particolare sensibilità che dovrebbe

invece essere

propria del loro ruolo, soprattutto in tali frangenti.

Mancando altresì

di manifestare qualsiasi forma di dissenso.

Addirittura, qualcuno ha

oltrepassato il regno della medicina per

indossare gli abiti consoni al

regno dell'oppressione. (...) chi sa

aiutare sa anche nuocere. La

conoscenza dei processi fisiologici e

psicologici può tradursi in

pratiche di oppressione. E simili competenze

sono assai appetibili.

Basti solo pensare alla tortura. Medici,

psichiatri, psicologi, a più

riprese, e in diversi contesti, hanno

contribuito, direttamente o

indirettamente, ai metodi di tortura.

Naturalmente, molti altri

professionisti della cura si sono rifiutati di

partecipare all'orrore.

Seppure con variegati ambiti d'azione, tutto

questo colloca tali

clinici in situazioni insieme pericolose e precarie.

Dove i dilemmi

rispetto al proprio operato sorgono frequentemente.

Problemi resi

ancora più marcati allorché ruoli diversi vengono

impersonati dalla

medesima persona. E perché si generi un problema è

necessario che i

ruoli implichino raccomandazioni opposte nella stessa

sfera d'azione.

L'esempio prontamente disponibile è quello di un

individuo che veste

contemporaneamente i panni di medico e di militare.

Egli può così

vivere un conflitto tra due registri emozionali che

entrano in

contraddizione. Che fare allora? O meglio, quali emozioni è

appropriato

esperire? Un conflitto del sentire noto come il problema

della duplice

lealtà: nei confronti dei pazienti e delle forze armate. E

ben note

sono anche le summenzionate pagine della storia in cui

professionisti

della cura sono stati artefici e complici di trattamenti

inumani. Per

questo motivo, linee di condotta e codici deontologici

riaffermano che

ogni medico deve principalmente essere interessato al

benessere dei

suoi pazienti e guidato dall'etica medica. Sicché non

possono

giustificare, favorire o partecipare alla tortura e ad altre

pratiche

degradanti. In tutte le situazioni, incluse le forze armate.

Allora,

sebbene tale personale sia soggetto alla disciplina militare,

non può

comunque agire se non in accordo con i principî della

professione.

Siamo di fronte a un vincolo di ruolo inteso come risorsa

per

fronteggiare eventuali derive disumane. Purtroppo non sempre in

grado

di mantenere quanto promesso. (...) Durante il G8 di Genova, lungo

le

strade, al pronto soccorso, nelle corsie d'ospedale, molti medici,

infermieri e volontari si sono prodigati nell'assicurare assistenza e

cura ai feriti. Le loro testimonianze documentano le molte difficoltà

incontrate. Mentre dentro l'infermeria di Bolzaneto, l'operato dei loro

colleghi era ben diverso. Diventa ora indispensabile guardare in faccia

questi sanitari. (...) Sui loro volti si leggeva il monotono linguaggio

di una totale indifferenza. (...) Facce impassibili e distaccate. (...)

L'indifferenza non consiste solamente nell'essere disimpegnati, ma

anche

nel non poter evadere dai copioni irrigiditi che dovunque vengono

rappresentati per dovere." (...)

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