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il Pd e le torture alla caserma Bolzaneto



Il PD e le torture alla caserma Bolzaneto: facciano seguire ì fatti alle
parole, da subito.



In questa ultima settima  sul quotidiano "La Repubblica" e nella campagna
elettorale di Walter Veltroni ha fatto irruzione il "le torture alla
caserma Bolzaneto", col suo pesante carico di implicazioni politiche.

In molti  hanno pensato ad una operazione elettorale del Pd per recuperare,
voti soprattutto a sinistra. Operazione ardua però: il Pd corre con Antonio
Di Pietro, quello che  fece bocciare, per bocca del suo deputato Li Gotti
(che  è anche il difensore di Grattieri un dirigente imputato al processo
per la "macelleria messicana" alla scuola Diaz), la commissione d'inchiesta
sui fatti di Genova che pure era nel programma dell'Unione.

Personalmente non sottovaluto le parole di Veltroni, e neppure gli articoli
 su Repubblica. Tutto ciò che serve ad alimentare speranze al fine di
arrivare alla verità e giustizia sulla mattanza del luglio 2001 a Genova è
benvenuto, anche con i limiti e i ritardi che altri hanno sottolineato. Mi
sembrano però almeno due i punti mancanti al dibattito, così importanti da
farmi essere pessimista non solo su Genova, ma in generale sulla corretta
percezione dello stato dei diritti in Italia.

Il primo: Genova è trattata ancora come un'eccezione, un ingiustificabile
quanto irripetibile black out della democrazia. Due frasi del ministro
Amato, rilasciate a Giuseppe D'Avanzo di Repubblica,  sono significative:
"Š anche se per una breve stagione, siamo tornati là da dove ci siamo mossi
è dura da accettare Š sarebbe essenziale che rilevassimo come una macchia
l'eccezione del 2001". Isolare Genova dal contesto di precarietà dei
diritti in cui viviamo non è un buon inizio se, come dice lo stesso Amato,
l'obiettivo è evitare che si ripetano fatti analoghi.

Il secondo: la politica delega totalmente alla magistratura l'accertamento
della verità sul g8 genovese, senza accorgersi che così facendo denuncia la
propria inadeguatezza e pure la propria ignavia. Anche qui è indicativo
quanto afferma Amato: "per accertare la verità, mi fido della giustizia non
della politica Š conviene affidarsi al lavoro del giudice e lasciar perdere
le commissioni parlamentari". Al processo Balzaneto  gli imputati devono
rispondere di abuso d'ufficio, lesioni e altri reati di poco peso, per cui
non si può intervenire. Se ci fosse un reato di tortura, sottolinea il
ministro Amato, sarebbe naturalmente diverso. Quindi il discorso è: siccome
non c'è una legge sulla tortura, i torturatori non solo vengono assolti in
tribunale ma si salvano anche dai provvedimenti disciplinari. Violenze e
abusi, naturalmente, non si possono cancellare, ma il governo, il
parlamento, il potere politico si chiamano fuori.

Nel 2001 governava la destra e quindi occorre chiamare in causa i ministri
e il premier di allora (Scajola, Castelli, Berlusconi). Ma altri ministri e
leader politici hanno permesso la legittimazione di quanto avvenuto a
Genova. Potevano ad esempio "imporre" una legge sulla tortura. potevano
sospendere, anziché promuovere, i dirigenti finiti sotto processo; potevano
rimuovere, come oggettivo responsabile per via gerarchica, il capo della
polizia Gianni De Gennaro; potevano rinnegare e indicare come incompatibili
con la democrazia i comportamenti tenuti dalle forze dell'ordine in molti
frangenti durante il G8 (da via Tolemaide a piazza Alimonda, dalla Diaz a
Bolzaneto). Non lo hanno fatto perché hanno deciso di non farloŠ L'elenco
di chi ha costruito un muro di gomma e omertà  è davvero lungo: da Pisanu a
tutti i capi della destra, da Di Pietro a Mastella e Amato, fino a Romano
Prodi, che nel giugno scorso gelò molte speranze nominando Gianni De
Gennaro capo di gabinetto del Viminale.

Dopo Genova viviamo in una democrazia menomata. Se vogliamo risalire la
china, non basta una dichiarazione. Bisogna andare fino in fondo,
riconoscere le proprie mancanze e poi lavorare a un serio programma di
riforme: revoca delle promozioni e sospensione dei dirigenti imputati,
provvedimenti disciplinari fino al licenziamento per gli eventuali
condannati, riconoscibilità degli agenti attraverso codici sulle divise,
formazione alla nonviolenza, smilitarizzazione di tutte le forze
dell'ordine, istituzione di un organo indipendente di controllo. In
aggiunta, va da sé, servono una commissione parlamentare sul G8, una legge
sulla tortura, dire qualcosa di forte anche sul processo di Cosenza, dove
il 24 aprile diversi no global rischiano condanne pesanti con una sola
accusa aver organizzato GenovaŠ. e le scuse ai cittadini.



Italo Di Sabato Resp. Osservatorio sulla Repressione Prc/Se


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